Cosa realmente disse san Francesco al sultano El-Kamel?

San Francesco d’Assisi: un’ode anti-pacifista

San Francesco non ha mai proposto un Cristianesimo pacifista. Egli era indubbiamente per la pace, ma, da santo, non poteva essere per il pacifismo. Essere pacifici vuol dire ritenere che la pace (in primo luogo con Dio) sia un valore importante; essere pacifisti vuol dire  ritenere che la pace sia il massimo dei valori; e questo è sbagliato perché la pace (come assenza di guerra) deve essere subordinata al valore della giustizia.

Dopo la conversione, tutta la vita del Santo di Assisi fu segnata dall’ansia di salvare i peccatori e per quanto riguarda i non cristiani non gli interessava il “dialogo” ma la conversione.

Riguardo l’incontro con il sultano Melek-el-Kamel ci sono due importanti testimonianze: quella di Tommaso da Celano (il più famoso biografo di san Francesco) e quella di Frate Illuminato, testimone oculare dell’incontro tra san Francesco e il sultano. Continua a leggere

Putin: “Il cristianesimo è la radice dell’identità russa”

Peccato che si tratti di Ortodossia ovvero della Chiesa scismatica ed eretica ortodossa. Però il significato politico dell’affermazione è importante perché Putin lega al cristianesimo la radice dell’identità russa. Lo facessero anche in Italia…ovviamente non coi conciliari…(n.d.r.)

Segnalazione di G.B.

Il presidente della Russia indica la «cristianizzazione» come matrice identitaria del Paese, della sua forza e del suo protagonismo storico. Critiche e allarmi dai circoli che in passato sostenevano con slancio le «battaglie culturali» per riaffermare le radici dell’Occidente

di Gianni Valente per La Stampa

Domenica scorsa, nelle chiese della Russia, dell’Ucraina e di altri Paesi un tempo compresi nell’impero russo, tanti cristiani hanno celebrato la festa per i 1130 anni dal battesimo del principe Vladimir il Grande nelle acque del fiume Dnepr, rinnovando anch’essi le proprie promesse battesimali. Anche il presidente russo Vladimir Putin ha approfittato dell’anniversario di quell’evento storico – celebrato come l’inizio della conversione al cristianesimo degli slavi orientali – per ripetere con forza che proprio l a “cristianizzazione” del Gran Principe dell’antica Rus’ di Kiev e dei suoi sudditi rappresenta anche l’atto fondativo della «statualità russa», e la radice perenne che nutre l’identità del popolo russo e la sua missione storica nel mondo.

Putin – che dell’antico monarca battezzato a Cherson nel 988 porta anche il nome – ha riaffermato il legame a suo giudizio viscerale tra cristianesimo e identità russa intervenendo alla cerimonia svoltasi domenica a Mosca, alla presenza del patriarca Kirill, presso il monumento dedicato al principe Vladimir. Il discorso presidenziale, calibrato in ogni parola, ha riproposto ai massimi livelli la «cristianizzazione» come matrice identitaria della Russia, della sua forza e del suo protagonismo storico.   Continua a leggere

Non si torna indietro? Cara Cirinnà, ecco i numeri dei miti di progresso

Risultati immagini per maschio e femmina Dio li creò

“Sui diritti non si può tornare indietro”. Con queste parole ha fatto il suo nuovo esordio mediatico l’icona della legge delle unioni civili, Monica Cirinnà.

Ovviamente il riferimento polemico è tutto rivolto al ministro della Famiglia Fontana, reo di aver riportato ordine concettuale e culturale ad un tema troppo spesso oggetto di propaganda e manipolazione ideologica, soprattutto da parte dei laicisti.

Il messaggio è chiaro: questo governo gialloverde mette le lancette della storia indietro, e ferma le conquiste civili dei governi Renzi e Gentiloni (“votati” dal popolo no?).

Cosa ha detto di tanto negativo il neo-ministro Fontana? Che le famiglie arcobaleno non esistono e che la famiglia è una, quella naturale, prevista alla Costituzione (articolo 29). E che l’Italia per ripartire, deve abbattere la denatalità e puntare sulla vita, considerando l’aborto una piaga. E la Cirinnà, non a caso, in occasione del discorso del premier Conte si è presentata in Aula con una maglietta inneggiante alle famiglie gay. Tanto per scaldare gli animi e vellicare le fibrillazioni della nuova maggioranza che vede sull’argomento leghisti e grillini appartenere a sponde opposte (almeno sulla carta). Continua a leggere