Benvenuti in “Francistan”

di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT
La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha reso noto che ci sono stati diversi atti di violenza anticattolica perpetrati in Francia nei giorni scorsi ma sono passati quasi sotto silenzio, nell’indifferenza quasi generale.
Chiese e istituti privati ​​di educazione cattolica sono stati vandalizzati, dei pellegrini sono stati attaccati da militanti mascherati.
In particolare, nella diocesi di Bordeaux, in Francia, domenica 19 gennaio 2020, i parrocchiani di otto chiese della metropoli girondina hanno avuto la spiacevole sorpresa di scoprire la facciata del loro luogo di culto domenicale profanata da insulti e iscrizioni anticristiane.
Ancora, due presidi di scuole cattoliche private hanno trovato cose simili sui muri della propria scuola.
“I graffiti hanno la stessa firma”, hanno affermato ufficialmente dall’arcidiocesi di Bordeaux e Bazas.
A Caen, nel Calvados, un autobus di pellegrini che si recava a Pontmain per venerare la Vergine, è stato l’obiettivo di venti militanti incappucciati e armati di pistole a spruzzo di vernice.
Il portavoce del vescovo locale ha spiegato che “questo evento riflette la fragilità della società francese”.
Altro che fragilità! Si tratta di varie violenze che si sono già manifestate e dimostrano una cristianofobia in aumento, attuata da persone che non vogliono che i cristiani possano praticare la loro santa religione e far rispettare la loro fede!
“Sui social network, i gruppi LGBTQ hanno chiesto azioni di destabilizzazione e blocco. Hanno anche chiesto l’aiuto di antifa (gruppi anarco-comunisti ultra violenti) per impedire ai nostri simpatizzanti di raggiungere Parigi. Che si tratti di pellegrini, malati o attivisti di Manif pour tous, queste intimidazioni sono assolutamente inaccettabili”, ha dichiarato Ludovine de La Rochère, presidente di Manif pour tous, un’organizzazione per la difesa della famiglia e del matrimonio tradizionali.
Sempre in Francia, il 9 gennaio nove statue della Vergine Maria erano state vandalizzate nella diocesi di Bayonne. Il vescovo, Monsignor Marc Aillet, non aveva esitato a denunciare “un sacrilegio che offende profondamente la fede dei fedeli”.
Come giudicare i più di mille atti anticristiani che vengono perpetrati sul territorio francese ogni anno?
Le conseguenze del rifiuto di Cristo Re, il frutto del disordine e dell’anarchia di una società decadente e apostata, il risultato dell’avere cacciato dalle città la Santissima Trinità, la corruzione dei costumi e, non ultimi, l’ateismo sempre più evidente, il paganesimo sempre più pubblicizzato, l’islamismo sempre più imperante nelle banlieue.
Alcune autorità ecclesiastiche, che sono più veloci a impegnarsi nell’accoglienza dei migranti che a difendere la fede divina e la morale evangelica, certo non aiutano a difendersi da chi sta facendo di tutto per la distruzione del cattolicesimo.
In Francia una parte della Chiesa è stata screditata dai massmedia laicisti a causa di alcuni casi di pedofilia ed efebofilia, mentre si ridicolizzano le posizioni cattoliche su questioni bioetiche.
Tutto questo contribuisce ad alimentare il violento rifiuto del cattolicesimo nel paese e ad accettare supinamente l’islamismo sempre più diffuso in molti quartieri di decine di città.
Benvenuti in “Francistan”

Nigeria, decapitato Andimi. I cristiani sono carne da macello per gli islamisti

Aveva chiesto a sua moglie di prepararsi ad essere paziente e di avere cura dei loro figli se non fosse riuscito a rivederli, «non piangete, non preoccupatevi, siate sempre grati a Dio per tutto». Così Lawan Andimi, guida locale della Christian Association of Nigeria (Can), nel filmatogirato dai suoi rapitori, diffuso tra gli altri dal giornalista Ahmad Salkida. Ieri il reporter ha diramato l’atroce notizia: «Il reverendo Andimi è stato decapitato ieri pomeriggio (20 gennaio, ndr), il video della sua spaventosa esecuzione con quella di un soldato è stato diffuso alle 14:42. Mi sono assicurato che la famiglia, le autorità e la chiesa fossero debitamente informate prima che la notizia fosse diffusa al pubblico questa mattina».

L’ESECUZIONE DEL REVERENDO ANDIMI

Andimi era scomparso a Michika, nello stato di Adamawa, il 3 gennaio scorso, durante l’ultimo di una serie di attacchi sferrati da Boko Haram dalla foresta Sambisa, roccaforte dei jihadisti, contro le comunità confinanti. Dopo aver confermato di essere stato rapito e di essere stato trattato con riguardo dai rapitori, nel suo accorato appello il reverendo si era rivolto a famigliari e amici, pregandoli di essere forti e di confidare nella volontà di Dio, e ai colleghi della Can e al governatore Ahmadu Umoru Fintri, chiedendo loro di intervenire al più presto per il suo rilascio. Alla durissima esortazione rivolta dalla Christian Association of Nigeria al governo federale per salvare tutti i cristiani ostaggio di Boko Haram e dello Stato islamico (il reverendo Samson Ayokunle, presidente Can, aveva definito il rapimento di Andimi come l’ultima prova della violenta e sistematica persecuzione in atto nei confronti dei cristiani della Nigeria), il presidente Muhammadu Buhari aveva risposto: «Non vedere i terroristi per quello che sono significa fare esattamente ciò che vogliono, dividere i nigeriani».

Assicurando piena collaborazione del governo al rilascio degli ostaggi, Buhari aveva rigettato ogni riferimento a una persecuzione in atto verso i cristiani, «questo governo non tollererà mai l’intolleranza religiosa. Riaffermiamo in modo chiaro e inequivocabile il nostro sostegno alla libertà di praticare qualunque credo si desideri. La politicizzazione della religione – come vietato dalla costituzione – non ha posto in Nigeria».

IL SEMINARISTA PICCHIATO E ABBANDONATO

Poi Andimi è morto. È stato invece picchiato selvaggiamente e poi abbandonato dai suoi aguzzini sul ciglio della temutissima superstrada Kaduna-Abuja, uno dei quattro seminaristi del Buon pastore rapiti l’8 gennaio scorso da uomini non ancora identificati. È stato raccolto con le ossa fracassate da due automobilisti di passaggio e trasportato presso l’ospedale cattolico di Kaduna, dove è stato ricoverato in terapia intensiva. La sua identità e l’entità delle ferite subite non sono stati ancora rivelati, ma secondo una fonte di Aci Africa vicina al seminario si tratta del ragazzo «più testardo e resistente», e potrebbe essere stato liberato proprio «perché i rapitori pensavano che non sarebbe sopravvissuto nelle loro mani».

LA SPOSA DECAPITATA

Il ritrovamento è avvenuto il 18 gennaio, dieci giorni dopo l’irruzione nel campus di un commando armato: Pius Kanwai (19 anni), Peter Umenukor (23 anni), Stephen Amos (23 anni) e Michael Nnadi (18 anni) stanno pagando il prezzo di una situazione che a dispetto di quanto afferma il presidente Buhari è degenerata in tutta la Nigeria dopo il 26 dicembre, quando è stato diffuso il video della brutale esecuzione di 11 cristiani, decapitati da Boko Haram. Rapimenti e violenze si sono inasprite negli ultimi mesi, bande criminali hanno preso di mira i cristiani, sequestrati e assassinati senza pietà. Martha Bulus è stata decapitata nello Stato di Borno con le sue damigelle il 26 dicembre, cinque giorni prima delle nozze: i terroristi di Boko Haram hanno bloccato l’auto su cui viaggiava sull’autostrada che collega Maduguri e Yola e l’hanno massacrata con le amiche solo perché cattolica.

I RAGAZZI DI GORA-GAN

Il 17 gennaio una banda di pastori fulani – spietati islamisti che nei primi sette mesi del 2019 avevano già massacrato 1.400 persone – ha fatto irruzione nel villaggio di Gora-Gan, nello stato di Kaduna, sparando a chiunque incontrassero nella piazza in cui si erano riunita la comunità evangelica: Briget Philip, 18 anni, e Priscilla David, 19 anni, sono morte crivellate dai colpi, Henry Jonathan, 18 anni, Benjamin Peter, 19 anni e Goodluck Andawus, di appena 12 anni, sono stati feriti gravemente.

AIUTATE TEMPI AD ANDARE IN NIGERIA

L’11 gennaio gli aguzzini dei seminaristi si sono messi in contatto con le famiglie per discutere il loro riscatto: su queste notizie l’arcidiocesi mantiene il più assoluto riserbo. Del loro destino e di quello di centinaia di cristiani, come la piccola Leah Sharibu, oggi nelle mani di gruppi estremisti islamici in tutto il paese non si nulla. Per questo rinnoviamo ancora una volta il nostro appello ai lettori: stiamo organizzando un reportage in Nigeria, vogliamo raccontare la tremenda quotidianità della comunità cristiana nell’indifferenza pressoché totale del mondo. Ma per farlo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Qui trovate tutte le modalità per aderire al Fondo che abbiamo creato per sostenere le iniziative di utilità sociale di Tempi, cioè le battaglie che stanno a cuore al nostro giornale. A cominciare dalla libertà per Leah, per i ragazzi del Buon Pastore, per tutti i cristiani in Nigeria.

Da https://www.tempi.it/nigeria-decapitato-andimi-i-cristiani-sono-carne-da-macello-per-gli-islamisti/?fbclid=IwAR1VWGvifVpnwakngOTYtcMnPmmRGU7JQTJaGzFlpsEUG72_hrkkTAS6APE

I “diritti umani” in Cina

L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

 

Un nuovo rapporto del governo degli Stati Uniti afferma che gli abusi dei diritti umani in Cina sono peggiorati nell’ultimo anno e ha messo in luce in particolare la crescente persecuzione dei cattolici cinesi sulla scia dell’accordo Vaticano-Cina del 2018.”Durante l’anno di riferimento 2019, la Commissione esecutivo-congressuale sulla Cina ha scoperto che la situazione dei diritti umani è peggiorata e lo stato di diritto ha continuato a deteriorarsi,poiché il governo e il Partito cinesi hanno sempre più utilizzato regolamenti e leggi per far valere il controllo sociale e politico”, ha svelato il rapporto annuale della commissione.Il rapporto afferma che “dopo che il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare della Cina ha firmato un accordo con la Santa Sede nel settembre 2018, le autorità locali cinesi hanno sottoposto i credenti cattolici in Cina ad un aumento le persecuzioni demolendo chiese,rimuovendo le croci e continuando a detenere il clero sotterraneo”.L’intervallo di tempo del rapporto copre i diritti umani in Cina da agosto 2018 ad agosto 2019. La commissione è stata istituita dal Congresso nel 2000, quando la Cina doveva entrare nell’Organizzazione mondiale del commercio, e doveva riferire sui diritti umani nel paese e mantenere un database di prigionieri politici.Quest’ultimo rapporto rileva l’ascesa di campi di internamento di massa nella provincia occidentale dello Xinjiang, la brutale persecuzione di cristiani, musulmani e altre chiese o gruppi religiosi non registrati e la repressione dei manifestanti democratici a Hong Kong.Il piano quinquennale di “sinacizzazione”del Partito Comunista Cinese è in corso per stabilire il controllo statale sulla religione. “Studiosi e gruppi per i diritti internazionali hanno descritto la persecuzione religiosa in Cina nel corso dell’ultimo anno con un’intensità mai vista dalla Rivoluzione Culturale”, ha affermato il rapporto. Secondo quanto riferito, la Cina sta addirittura aumentando i controlli più severi su gruppi ed eventi religiosi nel 2020.Le nuove restrizioni che saranno applicate a febbraio 2020 includono l’obbligo che i gruppi religiosi “aderiscano alle direttive sulle religioni in Cina, implementando i valori del socialismo”e promuovano i “principi e le politiche del Partito Comunista Cinese”.Un altro articolo richiede che le autorità governative siano coinvolte nella selezione degli ufficiali religiosi e coinvolte in controversie, mentre le chiese sotterranee o le chiese”domestiche” saranno assolutamente vietate.L’accordo 2018 Vaticano-Cina sulla nomina dei vescovi mirava a unificare l’Associazione patriottica cattolica cinese, promossa dallo stato, con la Chiesa sotterranea, in comunione con Roma. Invece, la persecuzione della Chiesa sotterranea è continuata e, secondo alcuni, intensificata.Si stima che il numero di cattolici in Cina sia superiore a 10 milioni, con statistiche ufficiali che affermano che 6 milioni di cattolici fanno parte della chiesa promossa dallo stato.”Osservatori e credenti cattolici hanno espresso preoccupazione per il fatto che l’accordo non ha fornito un sostegno sufficiente per la comunità cattolica cinese, con uno studioso che ha sottolineato che la persecuzione delle autorità delle comunità cattoliche sotterranee e ufficiali si è effettivamente intensificata nell’ultimo anno sotto la campagna di sinicizzazione”, ha rilevato il rapporto, che ha ricordato come “le autorità cinesi locali hanno sottoposto i credenti cattolici in Cina ad un aumento delle persecuzioni, demolendo chiese,rimuovendo croci, continuando a detenere clandestino membri del clero”.Il rapporto ha anche evidenziato il trattamento del governo cinese nei confronti di altre comunità religiose.Nella regione autonoma uigura dello Xinjiang,nell’estremo ovest del paese, “la Commissione ritiene che le autorità cinesi possano commettere crimini contro l’umanità contro il popolo uiguro e altri musulmani turchi”, con stime di “un milione o più di uiguri” detenuti nei campi di internamento e di lavoro forzato.“Il personale di sicurezza nei campi ha sottoposto i detenuti a torture, inclusa l’ingestione forzata di droghe; punizione per comportamento ritenuto religioso; lavoro forzato; sovraffollamento; privazione di cibo; e indottrinamento politico”, afferma il rapporto. A causa del sovraffollamento, alcuni detenuti sono stati inviati in campi altrove in Cina;alcuni “sarebbero morti nei campi a causa di cattive condizioni, abbandono medico o altri motivi”. Sono stati segnalati anche “l’uso di scosse elettriche e il blocco di persone in posizioni dolorose” nei campi.In molte zone della Cina le autorità hanno istituito un “sistema di sorveglianza pervasivo e ad alta tecnologia”con telecamere di riconoscimento facciale e monitoraggio dei telefoni cellulari, nonché la raccolta di dati biometrici di membri di minoranze etniche. Mentre i musulmani sono stati sottoposti a severi controlli sulla pratica religiosa nella regione, le presunte misure “antiterrorismo”del governo potrebbero essere utilizzate nella regione autonoma di Ningxia Hui(Ningxia) dove risiedono molti musulmani Hui. Negli Stati Uniti sia la Camera che il Senato hanno approvato una legge, l’Uyghur Human Rights Policy Act, per fornire maggiori informazioni al governo federale sulle violazioni dei diritti umani commesse contro le minoranze etniche nello Xinjiang e sul trasferimento di tecnologia per consentire la sorveglianza di massa.In Italia, nei giorni scorsi, il deputato della Camera, on.le Vito Comencini, intervenendo in aula (qui il video: https://www.youtube.com/watch?v=9RvapES347E)ha reso noti una serie di dati agghiaccianti sul regime comunista cinese. Rendendo noti i dati forniti dalla Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre”nel suo ultimo report sulla persecuzione anticristiana, Comencini ha spiegato che nella Cina di Xi Jinping la vita dei cristiani è divenuta più difficile dopo l’entrata in vigore, il 1° febbraio 2018, del nuovo Regolamento sugli affari religiosi. Questa normativa ha ulteriormente limitato la libertà di fede, delimitando molte attività religiose ai luoghi di culto registrati e introducendo ulteriori restrizioni. Il Partito Comunista ha, infatti, vietato gli insegnamenti religiosi “non autorizzati”, mentre gli sforzi per “sinicizzare” le credenze religiose proseguono a ritmo sostenuto, così come in alcune province del Paese continua la demolizione delle chiese e la rimozione delle croci, con le norme edilizie che vengono usate dal governo come dei pretesti per gli abbattimenti. Nel mese di aprile del 2018, in attesa della pubblicazione di una nuova versione delle Sacre Scritture dei cristiani “compatibile” con la sinicizzazione e il socialismo, è stata vietata la vendita online della Bibbia. In alcune regioni cinesi l’educazione è usata come uno strumento di condizionamento sociale: gli alunni hanno dovuto firmare una dichiarazione in cui sono stati costretti ad affermare che avrebbero «promosso l’ateismo e si sarebbero opposti alla fede in Dio».Lo scorso mese di marzo 2019 nella città di Guangzhou, funzionari pubblici hanno introdotto premi in denaro per coloro che forniscono informazioni in merito a chiese sotterranee e altri luoghi di culto “non ufficiali”. Chi procura informazioni utili riceve in cambio 100 yuan (l’equivalente di 12 euro e 85 centesimi), che possono diventare ben 10 mila yuan, circa due mesi di stipendiomedio, per chi aiuta il governo ad identificare ed arrestare ministri e membri di gruppi religiosi non graditi al regime.Parafrasando il professor Ernesto Galli della Loggia, ha concluso Comencini, dovremmo chiederci: «come mai la nostra cultura ha scarsa consapevolezza e memoria di questi fenomeni?». Dobbiamo arrivare ai livelli di persecuzione anticristiana come quella praticata dai “Boxers” all’inizio del ventesimo secolo (trentamila esecuzioni di cristiani in solo due mesi) per svegliarci? Dobbiamo ritornare ai livelli di crudeltà espressi dal famigerato Mao Tse-Tung e dalla sua persecuzione contro i cristiani per fare qualcosa?

Cristiani del Medioriente a rischio genocidio?

L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

I cristiani del Medio Oriente sono a diretto rischio di un secondo genocidio che li minaccia di spazzare via dalle terre della Bibbia.
È quanto ha affermato un esperto della regione che ha coordinato i soccorsi di emergenza lì per quasi un decennio.
Padre Andrzej Halemba, capo dei progetti per il Medio Oriente di Aid to the Church in Need (Aiuto alla Chiesa che soffre), ha affermato che i cristiani potrebbero affrontare la sradicazione totale da paesi come l’Iraq e la Siria, dove sono esistiti fin dai tempi dei primi apostoli di Cristo.
Padre Halemba ha dichiarato: “Non posso immaginare il Medio Oriente senza i cristiani. Ma la minaccia è reale, anche dopo l’ISIS. La mentalità genocida è viva con Al-Nusra e altri gruppi. Solo se i cristiani rimarranno uniti potranno rimanere in Medio Oriente. Altrimenti, potrebbe accadere quello che è accaduto in Turchia dopo il terribile genocidio del 1915″.
Padre Halemba ha affermato che la sradicazione del cristianesimo sarebbe tragica sia dal punto di vista della pluralità religiosa sia per il fatto del ruolo che i cristiani rivestono come costruttori di ponti di pace nelle zone di conflitto.
I cristiani sono l’anima del Paese e svolgono un ruolo molto importante nelle società mediorientali.
“I cristiani lavorano per la pace, la coesistenza pacifica e la collaborazione per il bene del Paese”.
Nel 2003, c’erano 1,5 milioni di cristiani in Iraq, ora ce ne sono meno di 250 mila.
In Siria nel 2011 c’erano 1,5 milioni di cristiani e ora ce ne sono 500 mila.
In Iraq e Siria, Aiuto alla Chiesa che soffre ha sostenuto centinaia di progetti, aiutando i cristiani che vogliono rimanere nelle loro terre natali con cestini alimentari, acqua pulita, latte per bambini, borse di studio e riparazioni per case e chiese.
In questo 2019 l’organizzazione benefica ha approvato 147 progetti in Siria. Nel 2018 ACS ha supportato 40 progetti in Iraq.
Padre Halemba ha dichiarato: “Quando cerchiamo di aiutare i cristiani in una mano abbiamo il pane per sfamare la gente, nell’altra la Bibbia. Forniamo aiuto sia materiale che spirituale nella forma”

Terra Santa – I cristiani nella prigione di Gaza

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzamuro betlemme
Comunicato n. 95/19 del 18 dicembre 2019, San Graziano
 
Terra Santa – I cristiani nella prigione di Gaza
 
Israele nega i permessi: niente Betlemme e Gerusalemme per i cristiani di Gaza
 
I fedeli potranno andare all’estero, ma non visitare i luoghi sacri e le città sante in Israele e Cisgiordania. Fonte militare parla di “questioni di sicurezza” dietro la decisione. La delusione dei cristiani della Striscia. Leader cristiani annunciano il ricorso. Attivista israeliano: rafforzamento della politica di “separazione” fra le due aree palestinesi. 
 
Gaza (AsiaNews) – I cristiani di Gaza non potranno visitare città simbolo della Terra Santa come Betlemme e Gerusalemme, per partecipare alle celebrazioni in programma durante le imminenti festività legale al Natale e al nuovo anno. È quanto hanno stabilito ieri le autorità ebraiche, in base a un provvedimento che consente ai fedeli della Striscia di andare all’estero, ma non di recarsi nei luoghi sacri di Israele e nei Territori occupati della Cisgiordania. 
 
Un portavoce dell’esercito israeliano che si occupa dei rapporti con i palestinesi conferma che i cristiani di Gaza potranno dunque andare all’estero, ma non potranno visitare i luoghi sacri all’interno del proprio territorio e in Cisgiordania. Una decisione che conferma la stretta verso gli abitanti della Striscia, controllata da Hamas e teatro di recente di una nuova escalation di violenze. 
 
La fonte militare israeliana aggiunge che per “questioni di sicurezza”, gli abitanti di Gaza potranno espatriare attraverso il punto di frontiera israeliano di Allenby Bridge (per andare in Giordania), ma non potranno recarsi nelle città sante del Paese.
 
La Striscia di Gaza è stata più volte definita in passato la più grande prigione a cielo aperto al mondo: al suo interno due milioni di persone vivono sotto la soglia della sopravvivenza, disoccupazione al 60%, povertà all’80%. E lo stesso vale per le famiglie cristiane, circa 300 in tutta la Striscia (un migliaio di persone in totale), il 34% delle quali s
enza fonte di reddito alcuna.
 
Lo scorso anno le autorità israeliane avevano concesso i permessi a 700 cristiani della Striscia per poter viaggiare fra gli altri a Gerusalemme, Betlemme e Nazareth. Gisha, un gruppo attivista israeliano, sottolinea che il bando è una conferma delle “crescenti restrizioni agli accessi” fra i due settori del territorio palestinese, la Cisgiordania e Gaza, in un “rafforzamento” della “Politica di separazione”. 
 
In queste ore fra i cristiani di Gaza … è forte la delusione e il rammarico per il bando. Una donna confessa di sperare che la decisione non sia definitiva, in modo da poter visitare la propria famiglia a Ramallah. “Ogni anno prego che mi diano il permesso – sottolinea la 50enne Randa El-Amash – per poter celebrare il Natale con la mia famiglia”. Trascorrere le feste a Gerusalemme e Betlemme “è fonte di una gioia maggiore”. 
 
Alcuni leader cristiani di Terra Santa hanno condannato la decisione dello Stato ebraico e annunciano di voler ricorrere presso le autorità israeliane per cambiare la decisione.