QUANTO COSTA DAVVERO ALL’INGROSSO IL GAS CHE ARRIVA IN ITALIA?

Condividi su:
SORPRESA: UN TUBO! RISPETTO ALLE STANGATE CHE CI TROVIAMO IN BOLLETTA, IL PREZZO È QUATTRO VOLTE MENO – IERI IL PREZZO SUL TTF SI È FERMATO A 86 EURO AL MEGAWATTORA, MA ALL’INDOMANI DELLO SCOPPIO DELLA GUERRA HA TOCCATO VETTE ALTISSIME, FINO A 350 EURO AL MEGAWATTORA – IL PREZZO REGISTRATO ALLA DOGANA È DECISAMENTE BASSO: PARTE DA 17,70 EURO AL MEGAWATTORA – PERCHE’ NON SI BLOCCA IL MECCANISMO DEI RIALZI?

Roberta Amoruso e Andrea Bassi per “Il Messaggero

CARO BOLLETTE GASCARO BOLLETTE GAS

Fino ad oggi la domanda è rimasta senza risposta. Quanto costa davvero all’ingrosso il gas che arriva in Italia? Quanto cioè, le compagnie che lo importano e lo vendono in Italia lo pagano effettivamente. E dunque, quanti profitti ricavano?

Del prezzo di vendita ai consumatori ormai si sa tutto. Anche i meno esperti hanno imparato a familiarizzare con il Ttf, la borsa olandese sulla quale ogni giorno vengono contrattati i futures, i prezzi a una determinata data, del gas.

bollette del gasBOLLETTE DEL GAS

I consumatori italiani pagano il gas al prezzo che si forma nella borsa olandese. E lo stesso prezzo incide anche sulle bollette elettriche per il meccanismo (europeo) per cui la materia prima che costa di più fa il prezzo per tutte le altre.

Così se anche in Italia c’è una buona fetta di energia prodotta con le rinnovabili, nelle bollette tutta l’energia consumata viene pagata dai consumatori come se fosse prodotta da una costosissima centrale a gas.

DRAGHI PUTIN GASDRAGHI PUTIN GAS

Ieri il prezzo sul Ttf si è fermato a 86 euro al Megawattora, ma all’indomani dello scoppio della guerra ha toccato vette altissime, fino a 350 euro al Megawattora. Cifre insostenibili per le famiglie e che hanno indotto il governo italiano a intervenire per ben tre volte stanziando 30 miliardi di euro per abbassare il conto energetico delle famiglie e delle imprese. Da tempo Mario Draghi spinge per rompere questo meccanismo. Innanzitutto chiedendo un tetto europeo al prezzo del gas. Fino ad oggi invano.

L’altra strada è quella di legare le tariffe energetiche italiane sempre meno al Ttf e sempre più ai costi reali del gas come stabilito dall’ultimo decreto anti-rincari grazie a un emendamento voluto da Davide Crippa del M5S.

bollette luce gasBOLLETTE LUCE GAS

Già, ma quali sono questi costi reali? Il governo ha dato mandato all’Arera, l’Authority dell’Energia, di acquisire tutti i contratti firmati dalle compagnie energetiche e di analizzarli. Fino ad oggi quei contratti, come detto, erano uno dei segreti meglio custoditi.

Nei prossimi giorni l’Arera dovrà relazionare al ministero della Transizione su quanto scoperto dall’analisi dei contratti. E nel prossimo aggiornamento delle tariffe, quello di luglio, dovrà tenere conto dei prezzi reali del gas e non solo di quelli finanziari che si formano sulla borsa olandese. Cosa c’è scritto in quei contratti non è ancora noto.

bollette luce gasBOLLETTE LUCE GAS

Ma qualche idea di quale sia il prezzo reale della materia prima si può ricavare altrove. Per esempio da un documento della Direzione Energia della Commissione europea di cui si è discusso in un convegno alla Camera nei giorni scorsi organizzato proprio dal deputato M5S Davide Crippa.

IL DOCUMENTO

Nel documento predisposto dagli uffici della Commissione europea vengono indicati i prezzi doganali del gas. In pratica il costo che chi importa il metano dai vari Paesi produttori dichiara alla dogana. Un dato che probabilmente non racconta proprio tutto del costo del gas, ma di sicuro dice molto.

bollette luce gasBOLLETTE LUCE GAS

Il tema era stato affrontato qualche tempo in un’intervista rilasciata al Messaggero, da Marcello Minenna, direttore dell’Agenzia delle Dogane italiana. Il prezzo massimo registrato in entrata del metano nel nostro Paese non ha mai superato i 60 euro. Il documento della Commissione è più preciso.

Al suo interno, infatti, viene dettagliato il prezzo del gas all’ingresso in Italia per ognuno dei tubi che lo trasportano. Prendiamo il metano che arriva da Passo Gries, attraverso il gasdotto Transitgas che trasporta il gas dai giacimenti norvegesi.

bollette luce gas stangataBOLLETTE LUCE GAS STANGATA

Il prezzo registrato alla dogana è decisamente basso: 17,70 euro al Megawattora. Per il gas russo, quello che arriva attraverso il Tarvisio, il prezzo alla dogana risulta essere di 18,96 euro. Il metano algerino trasportato da Transmed e che approda in Sicilia, ha un prezzo doganale di 19,95 euro.

Il gas via tubo più costoso, sempre in base alle bolle doganali, è quello che arriva dai giacimenti di Shah Deniz in Arzebaijan attraverso il Tap, il gasdotto che entra in Italia a Melendugno in Salento.

Il costo di questo gas alla dogana è di 63,3 euro. Il metano leggermente più costoso risulta quello liquefatto, il Gnl (o Lng secondo l’acronimo inglese). In Italia il gas che arriva via nave per alimentare i tre rigassificatori nazionali, è importato secondo i valori doganali, a 41,54 euro.

gasdottoGASDOTTO

I dati sono sicuramente un indicatore. Ma vanno presi con le molle e non è detto che ci sarà un riscontro preciso con quelli contenuti nei contratti trasmessi all’Arera. Di certo però, il valore del Ttf risulterà ben più elevato dei costi reali. Come ha spiegato Minenna nel suo intervento durante il convegno alla Camera, sulla Borsa olandese ha inciso anche la speculazione finanziaria.

E soprattutto una scommessa sbagliata fatta dagli operatori: che il prezzo del gas sarebbe sceso. Invece è salito spiazzando gli investitori, che sono stati costretti a coprire le loro scommesse al ribasso facendo alzare ulteriormente i prezzi di Borsa. E le bollette di imprese e famiglie.

Fonte: DAGOSPIA

Palamara inizia a fare i nomi: ecco chi sono i 133 testimoni chiamati

Condividi su:

Il sempre ben informato D’Agostino ci fornisce degli elementi sul “caso Palamara”, che non deve andare nel dimenticatoio dei professionisti della distrazione di massa…(N.d.R.)

 

1 – DA ORLANDO A CAROFIGLIO, 133 TESTI CHIESTI DA PALAMARA A DISCIPLINARE CSM

Da www.adnkronos.com

Dall’ex ministro della Giustizia e vicesegretario del Pd Andrea Orlando, al magistrato e scrittore Gianrico Carofiglio, ai presidenti emeriti della Consulta, Cesare Mirabelli e Giovanni Maria Flick.

E’ lungo l’elenco dei testimoni per i quali la difesa di Luca Palamara, l’avvocato Stefano Giaime Guizzi, ha chiesto alla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistraturala la citazione, in vista dell’udienza prevista il prossimo 21 luglio.

GIOVANNI LEGNINI LUCA PALAMARAGIOVANNI LEGNINI LUCA PALAMARA

L’elenco, che conta 133 nomi, comprende tra gli altri l’ex ministro della Difesa Roberta Pinotti, l’ex senatrice Anna Finocchiaro, l’attuale vicepresidente di Palazzo dei Marescialli David Ermini e gli ex Michele Vietti e Giovanni Legnini, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero De Raho, i pm romani Domenico Ielo, Sergio Colaiocco Luca Tescaroli, l’ex presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri.

ECCO I SUPER TESTIMONI CHE FANNO TREMARE I PALAZZI DEL POTERE

Giacomo Amadori e Fabio Amendolara per “la Verità” Continua a leggere

Ora inizia la fase due di Renzi: tornare a Palazzo Chigi. Dagospia vi svela la road map del ducetto

Condividi su:

Il Renzi che verrà. Dopo aver anticipato il ribaltone di Matteuccio da Rignano, Dagospia ora può raccontare cosa gli frulla in testa al nuovo leader di Italia (redi)Viva. Il suo diario dei sogni, tutte cose che sarebbero impensabili se in Italia ci fosse qualche altro leader di centro-sinistra. Invece il toscano ha un segretario Pd che non vuole fare il premier, un ex premier (Gentiloni) che voleva riprovarci ma è stato spedito a Bruxelles, e un paio di sotto-renzini (Sala e Calenda) che piacciono tanto nelle Ztl cittadine ma che per il grosso degli elettori sono dei semisconosciuti incapaci di empatia politica.

Per prima cosa, Renzi ha predisposto una frattura ”soft”: con lui sarebbe passata solo una truppa di fedelissimi, il minimo necessario per fare un gruppo alla Camera e uno al Senato, più qualche spicciolo per stare sicuri.

RENZI DELRIO RENZI DELRIO

Uno dei pochi a rifiutarsi pur essendo stato chiamato espressamente è stato Graziano Delrio, uno che non ama le emozioni forti. Questa manfrina dei renziani al di qua e al di là della barricata serve intanto per avere più posti di governo e sottogoverno. Se Scalfarotto, Bonetti, e Bellanova entrano in Italia Viva, Guerini, Ascani e la Malpezzi restano nel Pd, così da sdoppiare le cadreghe: se avesse fatto prima la scissione, il numero di posti per i renziani si sarebbe ridotto drasticamente.

In più, lasciando nelle retrovie i suddetti (più Lotti e Marcucci), avrà sempre delle sentinelle che gli riferiranno quello che accade nel Pd. Se il suo piano dovesse funzionare, e i suoi consensi dovessero crescere nei prossimi mesi, al momento giusto anche la parte rimasta nel Pd sarebbe pronta a migrare. Non c’è fretta: l’obiettivo è non andare a votare prima del tempo.

giuseppe sala matteo renzi giuseppe sala matteo renzi

Lotti che resta di là è un bonus-malus. Bonus per Renzi che si tiene lontano dai suoi pasticci giudiziari. Malus per Zingaretti e il pd che si trovano in casa la rogna Consip e Csm.

Il bullo toscano è convinto che la nuova politica si fa solo con un leader carismatico. Fa a tutti una testa così con Trump, Putin, Macron, Merkel… La sua idea è la stessa di Salvini: vuole i pieni poteri, per ora nel suo partito. Non a caso Giuseppe Sala, che sperava di prendersi il Pd e gli elettori (fu) renziani, ha ricordato che Matteo non riesce a fare squadra, ”a stare in una comunità collaborativa”. È un solista, tutti devono rispondere a lui. Ieri sera da Vespa non faceva altro che ripetere “i miei senatori, i miei deputati”.

Il passo successivo è trovare il nemico, sgombrando il campo. E qui non ha dubbi: la lotta sarà tra lui e Salvini, Matteo contro Matteo. Ha ”accettato” la sfida di Vespa di fare un dibattito con il leghista, in realtà lo brama e lo prepara da mesi. Tanto sognava la tenzone con il nemico sovranista che nei mesi scorsi è andato ad allenarsi all’estero, nella tv francese, dove si è scontrato con la Le Pen.

abbraccio tra maria elena boschi e matteo renzi abbraccio tra maria elena boschi e matteo renzi

In questo piano, Zingaretti non esiste. Il modello era quello immaginato da Calenda, la sfida tra repubblicani/europeisti contro sovranisti/autoritari. Renzi crede che dopo qualche anno di campagna mediatica, magari tenendo duro fino al 2023, sarebbe lui a uscirne vincitore (auguri). Il centrosinistra non si è evoluto, come all’epoca di Berlusconi ha sempre bisogno del suo cattivo per restare unito e punterà tutto su Salvini, che pure ha tutto l’interesse a replicare questo modello. Il duello televisivo sarebbe il primo punto su cui costruire la strategia futura. A ”Porta a porta”, parlando dei soldi russi, ha fatto capire che intende schierare l’artiglieria pesante contro il Truce.

lotti renzi lotti renzi

L’ORGANIZZAZIONE DEL NUOVO PARTITO

Felice come una Pasqua è la Boschi, sia perché si è tolta di mezzo Lotti con cui non andava d’accordo (ed evita il contraccolpo mediatico in caso di condanna Consip). E poi perché finalmente avrà di nuovo un ruolo, quello di capogruppo alla Camera di Italia Viva.

Renzi vuole aggregare al gruppo in Senato il democristiano Casini e il socialista Nencini, che grazie a un trucchetto procedurale garantirebbe l’esistenza stessa del gruppo.

Ah, non dimenticate: ogni cosa che fa Renzi è studiata a tavolino ed eseguita al momento giusto. Ha voluto la Bellanova come ”front-woman”, tanto da citarla in maniera ossessiva in ogni intervista, sia per il suo passato da sindacalista convertita al jobs act (cosa che la fa odiare dalla sinistra ”pura”), sia e soprattutto per la sua immagine, di donna vittima di ”bullismo politico”, porta-bandiera da usare come ariete sulle questioni di genere e persino di fat shaming.

teresa bellanova 1 teresa bellanova 1

A differenza di Salvini che ha la Bestia, Renzi ha un filo diretto con i soliti: il caymano Serra, Oscar Farinetti, Maria Elena, ma poi decide sempre lui, che si sente la stella polare. Per dare la sua intervista di addio non ha scelto una renziana come la Meli sul ”Corriere”, ma la Cuzzocrea su “Repubblica”, giornale che ultimamente non gli è certo amico. Una scelta anche lì ponderata in ogni dettaglio.

francesco starace francesco starace

La cosa più divertente è la risposta in cui dice che lui di nomine non si occuperà, per poi lanciare messaggi chiarissimi. Ha espresso tutta la sua stima per Starace (Enel), ma forse ci ha nascosto una pillola velenosa, visto che l’endorsement renziano lo può mettere in cattiva luce coi 5 Stelle. Nel Movimento nessuno lo ama. Se Zingaretti e persino Fassino sono politici rispettati tra i grillini, Renzi è davvero odiato da tutti.

Quindi chi lo conosce e ieri ha letto le belle parole su Starace, ha letto in realtà una vendetta toscana nei confronti di un manager che ha osato avere un buon rapporto coi 5 Stelle, con Di Maio che a Cernobbio incensava l’Enel come perno delle future politiche green.

Come mai invece non ha speso una singola parola sull’Eni, dove pure ha nominato Descalzi al vertice contro il parere di tutti i suoi consiglieri? Non gli perdona l’essere passato poi con Salvini, che espresse pubblicamente il suo sostegno all’ad Eni (”lo stimo e lo ringrazio, il sistema paese deve difendere le grandi aziende”), ed era pronto a riconfermarlo anche in caso di condanna in primo grado, con uno slancio che non passò inosservato dalle parti di Renzi.

descalzi descalzi

In questa sventagliata vendicativa ha ovviamente citato anche la fusione Leonardo-Fincantieri, perché rimprovera a Gentiloni la nomina di Profumo (come avete letto su questo sito). Ha già chiesto ai suoi di avere un rendiconto finanziario di Leonardo. E ha già in mente un progetto con Giuseppe Bono di Finacantieri e Cdp di Palermo per mettere in piedi questa fusione che darebbe alle due aziende maggior peso a livello internazionale.

salvini renzi salvini renzi

IL GRUPPO CARFAGNA

Berlusconi non si fa vedere né sentire, a parte il pranzetto con Salvini in cui ribadisce l’alleanza per le regionali, e allora per puntellare il nuovo governo si parla di Mara Carfagna come alleata renziana in chiave anti-Salvini. Il burattinaio di tutto è in realtà Gianni Letta, che ha anche un rapporto diretto con Conte. Solo il vecchio Gianni resta canale ufficiale del Banana nei palazzi romani. Confalonieri a fine anno andrà in pensione, e il suo essersi salvinizzato non lo aiuta nelle trattative, cosa che in Mediaset mette in bilico anche la posizione di Mauro Crippa.

CARFAGNA RENZI CARFAGNA RENZI

Ma la Carfagna, che ha dalla sua 10 senatori e 30 deputati, non si unirà al gruppo renziano. Resta dentro Forza Italia e crea un gruppo autonomo, pronto a votare i provvedimenti del Conte-bis caso per caso. Letta in tal caso potrà scambiare il lavoro fatto a favore della stabilità del governo con le uniche questioni che interessano a Berlusconi: il tetto pubblicitario, i membri dell’AgCom e il conflitto d’interessi.

MATTARELLA TRANQUILLIZZA CONTE

Ieri Conte è andato in visita da Mattarella, e lo ha trovato più tranquillo del previsto. La scissione di Renzi era attesa, e se l’aspettava.  Sergione ha spiegato a Conte che l’intento di Renzi è diventare leader, ma solo dopo la sfida contro Salvini, che è il suo vero nemico. Il Conte-bis intende sostenerlo fino alla fine, anche per avere il tempo di mettere in atto il suo piano. Non gli interessa farlo cadere prima del previsto.

mattarella e giuseppe conte mattarella e giuseppe conte

Giuseppi era arrivato parecchio alterato: mi sono tolto un Matteo arrogante per trovarmene un altro? Ma al Quirinale gli hanno ricordato che se non fosse stato per Renzi e la sua apertura ai grillini, lui a quest’ora doveva tornare a fare il professore/avvocato (come lui stesso aveva annunciato improvvidamente all’apice della crisi estiva tra i gialloverdi). Insomma, se Conte ha un ”-bis” da attaccare al nome lo deve proprio alla smania di potere di Renzi…

Stando al governo e parlando da leader di partito e non più come capo ufficioso della minoranza Pd, il ducetto avrà voce in capitolo sul successore di Mattarella. Naturalmente si opporrà a Prodi e ha in mente di proporre al momento giusto un nome al di fuori della scena politica, una figura che possa andare bene anche ai 5 Stelle. Un giurista, un esperto di diritto costituzionale, un Sabino Cassese più giovane.

RENZI FUNZIONA FINO AL CONFINE, FUORI NON LO AMANO

RENZI MERKEL 5 MAGGIO 2015 RENZI MERKEL 5 MAGGIO 2015

Come è stata accolta la scissione in Europa? A parte Macron, non bene. Alla Merkel, Renzi non è mai stato simpatico. Arrogante, toscanaccio, non gli ha mai perdonato il licenziamento dell’ambasciatore Sannino a Bruxelles, sostituito da Calenda (che poi ha lasciato il posto dopo pochi mesi tra i fischi dei diplomatici europei). Non importa. Al momento Bruxelles è pronta a dare la massima flessibilità possibile all’Italia giallo-rossa.

Gualtieri sta studiando la riforma del cuneo fiscale a favore dei lavoratori. E per strappare qualche elettore leghista, una politica di incentivi per le piccole e medie imprese. Con quali soldi, è ancora impossibile saperlo. Dipenderà tutto dai trucchi contabili che si inventeranno per smontare il Patto di stabilità senza doverlo riformare (i premier dell’Europa del Nord non saprebbero come spiegarlo ai loro elettori).

renzi alla leopolda 9 renzi alla leopolda 9

PROSSIMO STEP: LA LEOPOLDA

Alla Leopolda (18-20 ottobre) si annuncerà il programma di Italia Viva, il suo organigramma, e poi partiranno i soliti tavoli programmatici, ognuno dedicato a un argomento. Comitati civici saranno istituiti in ogni città (molti erano già partiti l’anno scorso), avranno una sede autonoma e auto-finanziata.

Il colpo gobbo – e qui la sfida è ai 5 stelle – sarà la nascita di una piattaforma internet che vuole scimmiottare più i MeetUp delle origini che Rousseau (non certo un modello da imitare), con un’app a disposizione degli iscritti per fare proposte, commentarle e interagire con gli altri iscritti.

EMMANUEL MACRON MATTEO RENZI EMMANUEL MACRON MATTEO RENZI

Anche dal palco della vecchia stazione fiorentina, Renzi ripeterà che assolutamente non andrà contro il governo. Dirà che il suo partito riuscirà ad aggregare più persone e aumenterà il bacino di consensi del Conte-bis. Ovviamente nasconderà il fatto che lui, nei suoi sogni, sarà il prossimo premier.

La sua road map: crescita dei consensi di Italia Viva> elezione presidente repubblica > elezioni politiche > lui che torna a Palazzo Chigi in assenza di altri leader in casa Pd. L’obiettivo non è far crescere Italia Viva ma la sua figura carismatica. Come in Francia: tutti dicono ”il partito di Macron” e i macronisti, nessuno dice en marche!, il suo partito.

prodi renzi prodi renzi

Il taglio dei deputati ci sarà, con conseguente modifica della legge elettorale. Gli sherpa del Pd stanno già copiando il sistema elettorale tedesco: proporzionale con sbarramento al 5%, e un governo che non cade se non c’è la sfiducia. Cioè il contrario di quanto accaduto quest’estate…

fonte – https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/ora-inizia-fase-due-renzi-tornare-palazzo-chigi-dopo-aver-214010.htm

Maglie – i prelati indignati per il rosario di Salvini, che dicono davanti a Vincent Lambert?

Condividi su:

CATTOLICISSIMI FATTI A MAGLIE – MA COM’È CHE TUTTI QUESTI PRELATI, INDIGNATI PERCHÉ IL ROSARIO DEL CRISTIANO SALVINI, NON SI STANNO INCATENANDO DAVANTI ALL’OSPEDALE UNIVERSITARIO DI REIMS, FRANCIA, DOVE STACCANO LA LUCE, PARDON, L’ALIMENTAZIONE E L’ACQUA, A VINCENT LAMBERT, PUR IN STATO DI COSCIENZA MINIMA E CHE RESPIRA DA SOLO? – E SE PAROLIN DICE CHE LA POLITICA DIVIDE, COME MAI È ANDATO A FIRENZE A SPONSORIZZARE LA CANDIDATURA DI NARDELLA ALL’EVENTO DI CARRAI MARITO E MOGLIE?

Lettera di Maria Giovanna Maglie a Dagospia

Caro Dago,

Ma com’è che tutti questi prelati ,indignati perché un cristiano tiene in mano un rosario e si rivolge ai santi protettori d’Europa e alla Madonnina sul Duomo di Milano, non si stanno incatenando davanti all’ospedale Universitario di Reims, Francia, dove staccano la luce, pardon, l’alimentazione e l’acqua, a un uomo che e’ in stato di coscienza minima e che respira da solo?

Continua a leggere

Salvini al duomo? L’unico oppositore è Bergoglio, che riceve fischi e ha dato un ordine ai “vescovi”…

Condividi su:

DOPO LA MANIFESTAZIONE SALVINIANA DI IERI, UNA COSA È CHIARA: L’UNICO OPPOSITORE CHE FA VERAMENTE PAURA ALLA PIAZZA LEGHISTA E AL CAPITONE È PAPA BERGOGLIO – A TUTTI I MOVIMENTI ECCLESIALI È ARRIVATO UN ORDINE DI SCUDERIA CHIARO: DOMENICA PROSSIMA NON DEVE ARRIVARE NEANCHE UN VOTO DEL CATTOLICESIMO ORGANIZZATO ALLA LEGA. OBIETTIVO: RENDERE CONDIZIONABILE E NON AUTONOMO IL CAPITANO LEGHISTA PER IL GOVERNO DEL PAESE

Continua a leggere

Strada incassa 39milioni ma non dice da chi arrivano: tra i finanziatori il regime islamista sudanese

Condividi su:

EMERGENCY, EMERGENZA TRASPARENZA – GINO STRADA INCASSA QUASI 39 MILIONI MA NON DICE DA CHI ARRIVANO: TRA I FINANZIATORI C’E’ IL REGIME ISLAMISTA SUDANESE – RONDOLINO AL VELENO: ”EMERGENCY VA BOICOTTATA. STRADA È UN IMBROGLIONE” – –

L’associazione di Strada nasconde le donazioni dall’Italia e dall’estero – Il fatto che accetti milioni di euro di contributi dal regime islamista di Khartoum desta da tempo parecchie perplessità – Anche la posizione sui fatti di Parigi di Strada secondo cui gli assalti sarebbero il prezzo inevitabile delle politiche europee solleva più di un dubbio rispetto all’impegno di neutralità dell’associazione…

Quello che ha suscitato più polemiche sono i finanziamenti arrivati dal Governo del Sudan, il cui presidente Omar Al-Bashir è inseguito ormai dal 2009 da un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra e contro l’ umanità commessi durante il conflitto del Darfur. Il fatto che un’ associazione come Emergency, che si professa indipendente e neutrale e che in passato aveva rifiutato i finanziamenti della cooperazione italiana per i suoi ospedali in Afghanistan perché il nostro Pese stava partecipando all’ operazione militare contro i talebani, accetti milioni di euro di contributi dal regime islamista di Khartoum è cosa che desta da tempo parecchie perplessità.

Continua a leggere

Genova: Ponte Morandi

Condividi su:

Ponte Morandi

L’INCHIESTA

di Roberto Pecchioli

Non volevamo crederci. Il crollo del Ponte Morandi, che noi genovesi, con una punta di provincialismo da colonizzati chiamavamo ponte di Brooklyn, è una tragedia sconvolgente, per il suo carico di vittime, dolore, distruzione e per le conseguenze terribili che si trascineranno per anni. Non è il tempo degli sciacalli, ma dei soccorsi, del cordoglio, dell’aiuto, della collaborazione. Tuttavia, non si può tacere, tenere a freno la collera per un’altra tragedia sinistramente italiana: un’opera di quell’importanza non può crollare dopo soli 50 anni. Per chi scrive c’è un che di personale, quasi di intimo nel dolore di queste ore. Bambini, partecipammo nel 1967 all’inaugurazione del ponte con tutte le scolaresche di Genova. Muniti di bandierina tricolore, appostati di fronte al palco, seguimmo la cerimonia, vedemmo con la meraviglia dell’età il presidente della repubblica Giuseppe Saragat attorniato da uomini in alta uniforme e dall’imponente figura del grande cardinale Siri, storico arcivescovo della città.

Abbiamo percorso migliaia di volte quel ponte lunghissimo, settanta metri sopra la vallata del torrente Polcevera piena di case popolari e capannoni industriali della ex Superba, ogni giorno per decenni lo abbiamo visto e sfiorato andando al lavoro. Non c’è più ed è colpa di qualcuno. Parlano di fulmini, di un intenso nubifragio e di cedimento strutturale. Aspettiamo a tranciare giudizi, ma nel mattino della vigilia di ferragosto pioveva e basta. Nessuna alluvione, dagli anni 70 ne ricordiamo almeno sei, devastanti, nella città di Genova. Non sappiamo quanti fulmini si siano abbattuti in mezzo secolo sul manufatto dell’ingegner Morandi (pochi sapevano che a lui fosse intitolata l’opera), né quanta pioggia abbia bagnato da allora le imponenti strutture. Non accettiamo, non riconosceremo mai come valida la sbrigativa giustificazione di queste ore. Sarà qualunquismo da Bar Sport, ma ci risulta che ponti romani siano in piedi da due millenni, e non crediamo nell’incapacità dei progettisti. Però, negli ultimi decenni i crolli sono stati tantissimi, come le tragedie dovute all’incuria, all’insipienza, alla corruzione diffusa. Continua a leggere

I retroscena sulla presidenza Rai

Condividi su:

Mentre Marcello Foa dichiara di rimanere in veste di “consigliere anziano”, il solito ben informato D’Agostino racconta alcuni retroscena interessanti, di cui in parte eravamo a conoscenza pure noi (n.d.r.):

L’OPA OSTILE DI SALVINI SU “FORZA ITALIA”: LE PORTE DELLA LEGA SONO APERTE PER GLI AMMINISTRATORI LOCALI CHE DECIDONO DI MOLLARE BERLUSCONI – IL CAV, CHE AVREBBE VOLUTO MEDIARE SU FOA, ERA CON LE SPALLE AL MURO: TAJANI HA MINACCIATO LE DIMISSIONI IN CASO DI RESA A SALVINI – E CON LUI, IN PRIMA FILA, CONTRO LA LEGA C’ERA GHEDINI – IL RISIKO DELLE NOMINE

1 – BERLUSCONI TENTENNA, I SUOI SI RIBELLANO E TAJANI MINACCIA LE DIMISSIONI DA VICE

Amedeo la Mattina per “la Stampa”

salvini berlusconiSALVINI BERLUSCONI

Ora le porte della Lega si apriranno, anzi si spalancheranno per gli amministratori locali di Forza Italia. E secondo il Carroccio sono tanti coloro che bussano alla porta di Matteo Salvini, il «Capitano» che ha le vele politiche gonfie di buon vento elettorale. Mentre vedono quelle azzurre flosce, con l’ Ammiraglio dell’ ex nave azzurra in disarmo, svogliato, poco interessato alla battaglia navale d’opposizione nelle acque giallo-verde. Finora l’ accordo tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini era di non farsi la guerra: nessuna apertura a parlamentari, a consiglieri regionali e comunali. Continua a leggere

1 2