Un Premier telecomandato?

di Marco Cedolin

Un Premier telecomandato?

Fonte: Il corrosivo

Il nuovo governo Di Maio-Salvini non è ancora stato presentato al Quirinale e già salgono alti al cielo gli strepiti di tutta la porcilaia nazionale ed internazionale, indignata e preoccupata per la brutta piega che l’Italia starebbe prendendo nei suoi confronti.
Sale lo spread, scendono le borse, si stracciano le vesti i leader dei grandi Paesi Ue, preconizza sventure inenarrabili tutta la stampa mainstream, sputa veleno il circo Barnum dei guitti da cortile, bofonchiano i parassiti di onlus e cooperative, sembrano ormai sull’orlo di una crisi di nervi tanto il centrodestra quanto il centrosinistra….
Tutti hanno da ridire su tutto, dall’importanza del ruolo del futuro premier all’analisi di  ogni singolo punto delle sessanta pagine di contratto presentate nei giorni scorsi alla base degli elettori di Lega e M5S. Perfino il controverso ipotizzato blocco del TAV Torino-Lione riesce a scontentare tanto la mafia del tondino e del cemento, timorosa di vedersi sfuggire davanti agli occhi una torta che già assaporavano quanto i NO TAV, non disposti a “barattare” l’eliminazione dell’opera con la possibilità di un giro di vite contro il business  dell’immigrazione selvaggia che evidentemente interessa loro almeno tanto quanto l’alta velocità.
Tutti scontenti insomma, tutti indignati e tutti preoccupati, il che sta ad indicare inequivocabilmente che ci si trova sulla strada giusta ed è auspicabile che si vada avanti così.
Se Di Maio avesse costruito un governo con il PD, dando vita all’ennesimo petaloso esecutivo di centrosinistra sicuramente nessuno avrebbe avuto nulla da ridire. Come nessuno avrebbe avuto nulla da ridire se il centrodestra a guida dell’imbolsito Berlusconi avesse dato vita ad un governo con i 5S.
Invece il connubio Di Maio-Salvini esce, oltre che dalla volontà degli elettori, anche dagli schemi precostituiti della globalizzazione mondialista ed in una democrazia occidentale questo è inaccettabile.

L’intera stampa mainstream si sta in queste ore impegnando alacremente nel dileggiare e screditare la figura di Giuseppe Conte, il Presidente del Consiglio che Di Maio e Salvini avrebbero scelto come guida per il nuovo esecutivo M5S-Lega che ogni giorno di più sta facendo infuriare tanto i mercati quanto i mercanti di futuro. La critica che fra tutte appare come la più gettonata è quella che si tratterebbe di un premier telecomandato, a capo di un esecutivo che lui non ha scelto, in parole povere una “testa di legno” messa lì in bellavista per eseguire pedissequamente gli ordini di qualcun altro e  nulla più….
Non conoscendo personalmente il SIG. Giuseppe Conte e non avendolo mai visto all’opera mi è sinceramente difficile dire se si tratti o meno di una “testa di legno”, mentre mi preme invece spendere qualche parola sui suoi predecessori e sugli ordini di cui sopra.
I Presidenti del Consiglio succedutisi negli ultimi anni in Italia sono stati personaggi del calibro di D’Alema, Berlusconi, Prodi, Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, poco importa se teste di legno o di qualcos’altro, ma tutti impegnati pedissequamente nell’eseguire con cura certosina ogni direttiva impartita da Bruxelles, senza proferire parola che prescindesse da signorsì sissignore e  senza minimamente curarsi di quali fossero gli umori dei propri partiti di riferimento e  tanto meno dei propri elettori, quando li avevano.
Il Signor Giuseppe Conte è stato scelto per essere garante di un “contratto di governo” e sicuramente nel caso diventi premier dovrà muoversi nell’alveo di quelle 60 pagine di cui tanto si è  discusso in questi giorni. A differenza dei suoi predecessori però, il programma di cui dovrà farsi garante non lo ha scritto Bruxelles, ma lo hanno scritto i due partiti che hanno vinto le elezioni, tentando di fare sintesi fra i propri rispettivi programmi e rappresenta la volontà della maggioranza dei cittadini italiani che si sono recati alle urne, non quella di Bruxelles, dei mercati e della grande finanza.
Telecomandato o meno, credo che il punto saliente sia costituito dalla figura di colui o coloro che tengono in mano il telecomando
E alla luce dei fatti giudicate voi se rispetto al passato ci sono delle differenze.

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Governo Lega-M5S, ecco contratto e rosa dei ministri

SalviniSegnalazione Wall Street Italia

di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Più che una bozza di accordo per alcuni è visto come un guanto di sfida all’Unione europea capace di mandare in tilt i mercati finanziari. Parliamo del contratto che Lega e Movimento Cinque Stelle hanno messo a punto e che presto porteranno all’attenzione del Capo dello Stato dando così il via libera al nuovo governo.

Rispetto alla versione trapelata dall’Huffington Post nel nuovo contratto spariscono dei riferimenti spinosi come la creazione di un meccanismo di uscita dall’euro e la richiesta a Mario Draghi della Bce di cancellare i 250 miliardi di debito in capo all’Italia.

Tuttavia restano alcuni punti nevralgici che potrebbero incrinare i rapporti con Bruxelles. Senza contare che le coperture da trovare per tutte queste misure saranno notevoli e i vincoli di bilancio non consentono grande margine di manovra.

Alcuni punti del disegno programmatico necessitano ancora di qualche riflessione, come le aliquote della flat tax, la proposta di istituire un Cie regionale, la riforma della prescrizione, una normativa sulle moschee, fino all’impegno di sospendere i lavori esecutivi e ridiscutere in maniera integrale il progetto della Tav. Continua a leggere

Il sovranismo e le opinioni del Presidente della Repubblica

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma

Il sovranismo e le opinioni del Presidente della Repubblica

Fonte: Scenari Economici

Seppur all’ultimo momento, M5S e Lega hanno trovato l’accordo per la formazione di un governo politico che determina una svolta essenziale: si tratta della prima vera vittoria delle forze sovraniste. Anzitutto, verso l’Europa: in una Unione che, dopotutto, era riuscita ad assicurare i suoi equilibri anche in presenza di forze anti-europeiste, arriva ora un’Italia “sovranista”, guidata da un’alleanza tra le due principali forze “nazional-popolari”. Altrove, avevamo avuto  sconfitte: nonostante il buon risultato elettorale  della Le Pen, la Francia di Macron ha prevalso, così come in Germania, nonostante l’exploit nazionalista, il sistema si è ricompattato. Ecco, la novità italiana: il “sistema”  non è riuscito a ricompattarsi, ad assorbire e neutralizzare le opposizioni che lo attraversavano. Certo, ci hanno provato tutti e in tutti i modi: Berlusconi pensando ad un governo di centrodestra che avrebbe  trovato in parlamento l’appoggio dei “responsabili”, il Pd sperando nel governo del Presidente, Mattarella con la sua ipotesi di un “governo neutrale”. Ma alla fine Lega e M5S hanno vinto: governeranno loro, insieme, dopo il passo di lato di Berlusconi. Come era  sin dall’ inizio nella natura del cose. Continua a leggere

Aiuto, i Comuni hanno finito i soldi (e anche così si spiega il voto ai Cinque Stelle)

Segnalazione Linkiesta

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Aiuto, i Comuni hanno finito i soldi (e anche così si spiega il voto ai Cinque Stelle)

Dalle amministrazioni costrette a vendere pezzi di strade a quelle in cui i dipendenti vengono impiegati come spazzini: anni di tagli hanno portato migliaia di comuni sul lastrico. Un’austerità che ha colpito soprattutto il Mezzogiorno, con evidenti conseguenze sull’ultimo voto. (di Gianni BalduzziLEGGI)

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Il paradosso dei Cinque Stelle (e non solo): per governare bisogna tradire gli elettori

Segnalazione Linkiesta

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Il paradosso dei Cinque Stelle (e non solo): per governare bisogna tradire gli elettori

Il ritornello della campagna elettorale: “Avere un premier eletto dal popolo”. Bene, allo stato attuale i partiti devono rassegnarsi a cercare un premier frutto di alchimie politiche, invece. In certi casi governare significa tradire i propri elettori. (di Flavia PerinaLEGGI)

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Consultazioni, siamo tornati alla Prima Repubblica (ma i nostri leader non lo vogliono capire)

Segnalazione Linkiesta

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Consultazioni, siamo tornati alla Prima Repubblica (ma i nostri leader non lo vogliono capire)

Con questa legge elettorale assurda i leader, da Salvini a Di Maio, allo Stesso Berlusconi, cresciuti alla scuola del maggioritario, rischiano di non riuscire ad affrontare l’operazione nuovo Governo. Ma tutti sperano nel felpato e cauto Mattarella. (di Alessandro GiuliLEGGI)

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Il vero obiettivo di Salvini è prendersi Forza Italia (e Di Maio gli sta dando una mano)

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Segnalazione Linkiesta

Il leader di via Bellerio lavora a un centrodestra a sua immagine e somiglianza. Vuole essere il successore di Berlusconi. E ha bisogno di non rompere la coalizione. Il patto con Di Maio serve a consolidare un nuovo bipolarismo: il loro

di Alessandro Franzi

Non l’abbraccio mortale con il Movimento 5 Stelle, ma la definitiva conquista del centrodestra. E’ questo l’orizzonte che sembrano indicare le mosse di Matteo Salvini, dopo aver trasformato la Lega (Nord) nel primo partito della prima coalizione uscita dalle elezioni del 4 marzo. L’abboccamento con i 5 Stelle – il primo partito – è una necessità dovuta alla mancanza di una maggioranza numerica in Parlamento. Ma è anche qualcosa in più. Sia Salvini sia Luigi Di Maio intendono gestire la nascita di quella che considerano la terza repubblica, non più solo slegata dalle ideologie novecentesche ma anche disancorata dai legami con le tradizionali famiglie politiche. E per farlo entrambi i leader, Salvini e Di Maio, si sono coalizzati per indebolire gli avversari: da una parte Silvio Berlusconi, dall’altra il Pd. E per riscrivere le regole del gioco: una legge elettorale con premio di maggioranza che possa certificare alle prossime elezioni, quando ci saranno, un nuovo bipolarismo. Il loro. Una strategia che potrebbe anche non passare da un governo politico fra Lega e M5S, che ne ucciderebbe in un sol colpo tutta la carica di novità.

Chi e come andrà a Palazzo Chigi, però, lo si vedrà solo nelle prossime settimane. Certo è che Salvini ha in mente da parecchio tempo un centrodestra che qualcuno ribattezzerebbe “Lega Italia”. Non è importante il nome, quanto la strategia. Dalla fine del 2013, il segretario del Carroccio ha lavorato alla costruzione di una sua proposta nazionale, non più circoscritta al Nord Italia. Ha adottato parole d’ordine unificanti: contro la sovranità ceduta all’Unione Europea, contro le nuove migrazioni, contro l’Islam. Ha dato scandalo con i suoi discorsi improntati alla dissacrazione del politically correct. E ha inaugurato quello che gli riesce sempre bene: una campagna elettorale permanente, che è scesa al Sud, passando per le regioni del Centro Italia che lo hanno premiato con risultati elettorali spesso a due cifre. Salvini rappresenta la nuova destra. Non solo quella radicale che si è raccontata in questi mesi. Il suo messaggio estremo ha raggiunto un elettorato moderato rimasto senza riferimenti, e dunque pronto ad affidarsi senza remore intellettuali. Salvini rappresenta dunque anche un nuovo centrodestra, che non ha più in Berlusconi il suo totem.

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Sull’esito della tornata elettorale (di Marco Tarchi)

di Marco Tarchi

Sull'esito della tornata elettorale

Fonte: Vanity Fair

Come commenta l’exploit del Movimento 5 Stelle (e di Lega)?

 Tutt’altro che inatteso. I sintomi della crescente disaffezione di una buona parte dell’elettorato verso l’establishmenterano evidenti da tempo. Stupisce un po’ che entrambi siano riusciti a recuperare una discreta quota (insieme, circa il 10%) di coloro che fino a un mese e mezzo fa dichiaravano di volersi astenere.

 Definirebbe tecnicamente il M5S un partito populista?

 No. Ho sempre distinto il discorso politico di Grillo – che è populista a pieni carati – e l’azione del M5S, che se ne è tendenzialmente distaccato, soprattutto dopo la morte di Gianroberto Casaleggio. Oggi nel movimento ci sono alcuni tratti della mentalità populista, ma vari altri mancano.

 Grillo ha detto che il M5S è riuscito a convogliare positivamente una rabbia repressa degli italiani che altrove (vedi Francia, Ungheria e altri) è stata raccolta dai movimenti di destra estrema. È d’accordo?

 Sì e no, perché non condivido l’etichetta di “destra estrema” attribuita al Front National, a Orbàn o alla Fpö austriaca. Sono partiti populisti. Detto questo, sì, il M5S ha intercettato in buona parte anche spinte che avrebbero potuto andare in quella direzione (cioè, da noi, alla Lega).

 Come mai il M5S ha preso comunque tanto nonostante alcuni inciampi degli ultimi mesi? Il voto nei suoi confronti è un atto di fede? Continua a leggere

“Strategia del carciofo” Il lavoro del Quirinale e lo scudo a Gentiloni

Come aveva previsto Matteo Castagna, nell’intervista di ieri, il Presidente Mattarella prende tempo, in attesa che il centrodestra cerchi alleati, tra i singoli deputati e senatori, per avere una maggioranza in Parlamento. Intanto, c’è Gentiloni che continua l’ordinaria amministrazione…(n.d.r.)

Per trovare la maggioranza si va per esclusione «Ora non muoverà un dito». Un premier già c’è…

di Massimiliano Scafi

L’Europa lo invoca: «Abbiamo fiducia nel presidente». Il centrodestra, da Salvini a Tajani, lo incoraggia: «Contiamo sulla sua saggezza e la sua capacità».

Pure Di Maio lo blandisce: «Il capo dello Stato agirà con autorevolezza». Tutti lo guardano, tutti lo cercano, tutti aspettano un suo cenno, un coniglio dal cilindro, e lui che fa? Nulla, perché nulla è esattamente la cosa migliore da fare adesso. «In questa fase non muoverà un dito», dicono dal Colle, perché così saranno i partiti a muoversi. Mattarella non ha «chiusure pregiudiziali», è neutrale e vuole rispettare le indicazioni dei cittadini, dirà la sua al momento giusto.

La dirà ad aprile, quando i gruppi che saliranno al Quirinale dovranno presentarsi con una proposta concreta, fatta di programmi e numeri. Lì, dopo la decantazione post-elettorale, si vedrà se si riuscirà ad estrarre da due non-maggioranze un governo da dare al Paese. Essere subito troppo attivi può solo far precipitare la situazione. Continua a leggere

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