“Rischiamo il lockdown energetico. Le bollette sono quintuplicate”

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Granelli (Confartigianato): “Senza aiuti tante aziende chiuderanno”

I prezzi del gas alle stelle rischiano di far fallire migliaia di imprese anche nell’artigianato: quale è la situazione? “Siamo molto preoccupati– spiega Marco Granelli, presidente di Confartigianato–. Le nostre aziende, negli ultimi dodici mesi, hanno subito rincari che sfiorano il 500%. Per fare un esempio, una nostra azienda del settore alimentare con venti addetti, lo scorso anno pagava per l’energia elettrica circa 2.900 euro. Oggi, a parità di consumi, paga 13.800 euro. Finora gli imprenditori hanno resistito. Ma, se la corsa del prezzo del gas non si fermerà, le bollette in autunno saranno insostenibili. Molti imprenditori hanno già dichiarato l’intenzione di interrompere o ridurre la produzione, piuttosto che lavorare in perdita. Nei prossimi mesi rischiamo l’escalation dei casi di lockdown energetico da parte degli artigiani e delle piccole imprese italiane”.

Rincari bollette luce e gas: il fallimento degli aiuti. Bonus e rate non bastano

Come fronteggiare questa nuova emergenza nell’immediato?

“Il caro energia è la priorità da affrontare subito e deve rimanere in testa all’agenda di impegni del prossimo governo. Immediatamente devono essere confermate e potenziate le misure già attuate da questo esecutivo. Quindi azzeramento degli oneri generali di sistema per luce e gas, proroga del credito d’imposta sui costi di elettricità e gas per le imprese non energivore e non gasivore. E va fissato un tetto europeo al prezzo del gas”.

Quali misure strutturali dovrà avviare il nuovo governo?

“Le cause dei rincari vanno affrontate rapidamente. Devono essere sostenuti gli investimenti in energie rinnovabili e nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento, in particolare per creare comunità energetiche e per incrementare l’autoproduzione.È anche fondamentale intervenire sulla composizione tariffaria con una misura strutturale di riduzione degli oneri generali in bolletta e il loro finanziamento mediante altre forme di gettito. Questo per dire che dobbiamo finalmente sciogliere, con interventi riformatori, i vecchi, storici nodi irrisolti della politica energetica”.

Bisogna agire subito?

“Sì, non c’ è tempo da perdere. Non possiamo affrontare l’autunno e l’inverno con il rischio che il caro bolletta ci porti verso una nuova recessione, dopo le fatiche che il sistema produttivo ha fatto e sta ancora facendo per cercare di rimanere aperto”.

Metaverso, cosa è accaduto finora?

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di Filomena Ferraioli, Junior Marketing and Communication Specialist di Finanza.tech

2030. Il suono dello smart speaker sveglia Jack che non lavora più in un ufficio dalla pandemia del 2020. Fa una doccia, mangia e si prepara per la prima call della giornata. In realtà non deve propriamente vestirsi dal momento che ha un avatar personalizzato con un’ampia scelta di outfits. Jack indossa le sue cuffie VR, ora non ha più un pc. Ci sono 20 mail vocali a cui risponde dettando le risposte o inoltrando ai colleghi, sempre con comandi vocali. Legge un documento che avrebbe dovuto leggere ieri, in realtà non legge, ascolta. Preferisce impostare la velocità a 1.5x, per risparmiare tempo. Dopo 4 ore sfila le cuffie che dovrebbero essere comode per tutto il giorno, ma in realtà lo affaticano dopo 4-5 ore. La giornata lavorativa è giunta al termine e Jack sceglie la festa a cui andare. Ma prima ha promesso alla sua (vera) mamma di farle visita nella sua casa (virtuale). Inoltre, sta pensando di cambiare auto, vorrebbe una Maserati GT 2005 che costa 50 Bit Dollari che corrispondono a 500 dollari nella vita reale. Ha messo da parte delle crypto che ha guadagnato dal vecchio lavoro virtuale come bartender.

(Racconto di Bobby Elliot)

Come siamo arrivati fin qui?

I cambiamenti tecnologici arrivano ad ondate. Nel 1980 c’è stata l’onda dei computer, nel 1990 quella di Internet e nel 2000 quella dei telefoni. La prossima onda, che stiamo vivendo in pieno, è quella del metaverso. Le onde sono concatenate tra loro: Internet necessita dei computer, i telefoni necessitano di Internet, il Metaverso ha bisogno sia di Internet che dei cellulari.

I meriti dell’invenzione del Metaverso sono da attribuire a Neal Stephenson, (non a Mark Zuckerberg come verrebbe facile pensare) autore del romanzo cyberpunk “Snow Crash” (1990), in cui si parlava di uno spazio virtuale tridimensionale, condiviso, prodotto dalla convergenza della realtà fisica e di uno spazio virtuale sempre attivo. È una sorta di spazio digitale in cui le persone reali coesistono simultaneamente, indossando speciali cuffie e occhiali, e possono interagire attraverso degli avatar.

Semanticamente il termine “Metaverso” è la congiunzione di due parole: meta e verso. La seconda parte è semplice, deriva dalla contrazione di “universo”. La parte del meta, invece, è leggermente più complessa. Vuol dire “in mezzo”, assume l’accezione di “funzione”, di oltrepassare, andare oltre, trascendere. Unendo, dunque, i due termini, Metaverso fa riferimento a “qualcosa che trascende e trasforma l’universo”. Si tratta di un mondo parallelo. Per altri, invece, il metaverso è “una perfetta convergenza di vita fisica e digitale”, come affermato da Cathy Hackl, CEO e Chief Metaverse Officer della società di consulenza Futures Intelligence Group (Fig). In altre parole, così come Internet offre servizi oggi, così il Metaverso offrirà servizi domani, ma in 3D.

I numeri sul Metaverso: investimenti e previsioni 

Secondo una stima di JPMorgan Chase, prima banca ad entrare nel Metaverso, si stanno spendendo miliardi per i beni virtuali: circa 54 miliardi di dollari all’anno, il doppio della spesa annuale per la musica. In una lettera inviata agli azionisti, Jamie Dimon, amministratore delegato della società, ha affermato che “La finanza decentralizzata (DeFi) e la blockchain sono nuove tecnologie reali che possono essere implementate pubblicamente o privatamente, autorizzate o senza autorizzazione”.

Altra previsione interessante proviene da Bloomberg Intelligence che sostiene che il mercato del Metaverso potrebbe raggiungere 800 miliardi di dollari entro il 2024. Con numeri alla mano, Bloomberg Intelligence certifica che questa nuova tecnologia non sia più da considerarsi fantascienza, bensì il futuro di Internet e addirittura una concreta opportunità di investimento nei prossimi anni. Nel complesso, si ritiene che il Metaverso rappresentasse nel 2020 un’opportunità di guadagno di 500 miliardi di dollari (poi cresciuti a circa 800 da qui a tre anni), generando, entro il 2030, un impatto economico globale che potrebbe raggiungere i 5 trilioni di dollari, interessando numerosi settori come e-commerce, gaming, education, retail e banking (stima di McKinsey). Dallo stesso report risulta che nel 2022 siano già stati investiti 120 miliardi di dollari nel Metaverso, più del doppio dei 57 miliardi investiti nel corso del 2021. Inoltre, secondo una stima di Gartner, entro il 2026 una persona su quattro trascorrerà almeno un’ora al giorno nel metaverso.
I pionieri del Metaverso: le prime aziende che hanno investito nella realtà virtuale

La prima a lanciarsi è stata Facebook che il 28 ottobre 2021 ha annunciato il suo rebranding in Meta. Mark Zuckerberg aveva grandi piani. Il ceo di Facebook ha impegnato decine di miliardi di dollari all’anno per i prossimi 5-10 anni. Ha, inoltre, annunciato la creazione di circa 10.000 nuovi posti di lavoro in Europa dedicati al Metaverso nel giro di 5 anni.

In una recente intervista Zuckerberg dichiara che “L’obiettivo, entro la fine del 2030, è quello di connettere oltre un miliardo di persone alla nuova realtà (le quali acquisteranno beni e contenuti digitali) per un valore di almeno 3-4mila miliardi di dollari derivanti da questa economia.” Queste le parole dello stesso Zuckerberg, fondatore di Facebook e ceo di Meta. Il ceo ha spiegato che, in 18 anni alla guida di Facebook, ha notato che le persone cercano “sistemi di comunicazione sempre più espressivi, veloci e ricchi, dagli SMS del 2004 alle foto, video e filmati/reel”. Questo, spiega, non è il punto di arrivo: con intelligenza artificiale e Metaverso è possibile realizzare qualcosa di ancora più coinvolgente, non trattandosi solo di realtà virtuale e aumentata ma di percepire una vera e propria presenza.

Ma Facebook non è la sola.  Poco tempo dopo il lancio di Meta, anche Microsoft, in un evento rivolto alle aziende, ha annunciato i suoi piani per il Metaverso, parlando di spazi personalizzati e immersivi per incontrarsi nel lavoro. Il ceo Satya Nadella al riguardo “Il Metaverso è qui e non sta solo trasformando il modo in cui vediamo il mondo, ma anche il modo in cui vi partecipiamo, dalla fabbrica alla sala riunioni”.

Altra big-tech che ha puntato nello stesso ambito è Nvidia, il colosso americano dei semiconduttori, ma anche la piattaforma di giochi Roblox. Tra le aziende cinesi che si sono mosse nella medesima direzione figurano Byte Dancer, Alibaba e Tencent.

Anche le grandi banche sono entrate nel Metaverso. Da una ricerca di Technology Vision di Accenture, il 67% dei dirigenti delle grandi banche prevede che il Metaverso abbia un impatto positivo sulla propria organizzazione. Il 38% è convinto del fatto che costituirà un punto di svolta o di trasformazione. A battere le altre sul tempo, è stata l’americana JP Morgan, con il suo ingresso su Decentraland, una delle piattaforme più popolari nel Metaverso (tra le altre figurano The Sandbox, Axie Infinity, Roblox, Spatial, Cryptovoxels e Somnium, ognuna con le proprie peculiarità e caratteristiche).

Altra grande banca ad entrare nel Metaverso è la britannica HSBC che ha preferito Sandbox. Tra le pioniere c’è anche la sudcoreana Kookmin Bank, che ha realizzato una banca virtuale in cui il cliente può effettuare operazioni e incontrare il suo consulente; qualcosa di simile proviene anche dalla francese BNP Paribas con la sua app per la realtà virtuale. Tra le banche che sono entrate nel Metaverso, l’unica, per il momento, intenzionata ad abilitare i pagamenti digitali all’interno della piattaforma è la britannica Sokin. Per tale scopo sta costruendo un ambiente digitale proprietario destinato a ospitare i brand di diversi settori, dallo sport alla moda.

C’è dell’altro. Recente è l’annuncio che alcune multinazionali del settore tecnologico e non solo, tra cui Alibaba, Huawei, Ikea, Meta, Microsoft, Sony Interactive Entertainment, ed altre, si sono riunite formando il Metaverse Standards Forum per promuovere lo sviluppo di standard aperti e inclusivi per questa nuova realtà virtuale.

Come sta evolvendo il mondo della finanza relativa al Metaverso? 

Uno dei più importanti contributi alla discussione sul Metaverso proviene da Matthew Ball, venture capitalist statunitense il quale considera questo mondo parallelo come ”La porta di accesso alla maggior parte delle esperienze digitali, una componente chiave di tutte quelle fisiche e la prossima grande piattaforma di lavoro.” Già nel 2021 Ball riteneva il Metaverso come la “nuova” o la “prossima Internet”, un modello 3D di Internet, da cui il grosso seguito e interesse mediatico riscosso. Ancora, Ball sostiene che “il Metaverso altererà il modo in cui distribuiamo e monetizziamo le risorse moderne.”, ma che questo avverrà lentamente, man mano che servizi e capacità  tecniche si integreranno. Ad oggi ci troviamo nel bel mezzo di questo processo e le opportunità nel settore finanziario sono inestimabili. Se il fintech ha rivoluzionato la tradizionale gestione dei servizi finanziari, digitalizzando il digitalizzabile, riducendo, talvolta annullando, tempi e distanze, che effetto avrà il Metaverso su questo settore e come interagirà col fintech? Assisteremo allo scoppio di una bolla o di un’accelerata dell’industria finanziaria? Per il momento sembra che la finanza afferente all’area del Metaverso stia funzionando. Il focus si concentra maggiormente sul mondo degli investimenti. Uno dei servizi attivi sono i Crypto Token Metaverse, che hanno acquisito popolarità tra gli investitori e che registrano ampi margini di crescita e di guadagno. Tra le crypto più interessanti figurano Sand, Gala, Enj, Mana, Axs, rispettivamente operanti su Sandbox, Gala Games, Enjin, Decentraland, Axie Infinity. Altro servizio fruibile nel mercato parallelo riguarda la compravendita di azioni legate al Metaverso. Parlare di azioni Metaverso significa parlare di azioni associate a titoli di società quotate che risultano, ad oggi, collegate o inserite del Metaverso. Tra queste rientrano sicuramente Nvidia (NVDA), Meta (FB), Autodesk (ADSK), Shopify (SHOP), Fastly (FSLY), Roblox (RBLX), Amazon (AMZN), Microsoft (MSFT). Tra i principali broker autorizzati per acquistare azioni nel Metaverso ci sono Etoro, Plus500, Capex, Trade.com, Freedom24. Altro business redditizio si basa sulla compravendita di terreni NFT, che costituisce una strategia di diversificazione del portafoglio investimenti. Notevole è il caso di Bored Ape (una raccolta di Non Fungible Token costruita sulla  blockchain di Ethereum, con una collezione di NFT, connubio tra il Metaverso e il mercato immobiliare) che in un solo giorno ha venduto più di mezzo miliardo di dollari di terreni NFT sul Metaverso, mandando in tilt il sistema Ethereum. Un successo, questo, però a rischio bolla, in effetti, ha attirato la malavita cibernetica che è riuscita ad accedere all’account Instagram di Bored Ape, rubando NFT del valore di milioni di dollari. Ma non solo, tra i servizi finanziari derivanti dal Metaverso, non possiamo non citare, oltre alla possibilità, finora descritta, di effettuare pagamenti in valuta digitale, anche il possibile impiego della realtà virtuale (VR) e aumentata (AR) in istituti finanziari e banche al fine di fornire un servizio migliore sia internamente (formazione per i dipendenti) sia esternamente con clienti e potenziali tali. Di recente istituzione è Metaverse 4 Finance Accelerator, il programma italiano di accelerazione per la finanza nel Metaverso, che abbiamo presentato in precedenza in questo articolo. Realizzato da Dpixel, il Venture Incubator del gruppo Sella, con il supporto di Ogr Torino, che ha l’obiettivo di individuare startup nazionali ed internazionali nell’ambito del Metaverso applicato alla finanza e sostenere la crescita.

Tiriamo le somme

Come per qualsiasi innovazione tecnologica che si rispetti, abbiamo parlato dei cosiddetti early adopter, quella nicchia di primi arrivati che, precedendo tutti gli altri sul mercato, hanno vestito la parte di pionieri, scegliendo di investire nel nuovo mondo virtuale. Ma perchè l’hanno fatto? Entrare nel Metaverso significa svecchiare il proprio brand, intercettare nuovi target di consumatori e, successivamente, costituire il punto di partenza per penetrare il segmento delle criptovalute e degli NFT. Inizialmente e, quasi fisiologicamente, c’è stata più visione che sostanza. Ma, come abbiamo appena analizzato, le condizioni e gli asset in ballo sono in espansione e sempre più intrecciati con l’effettiva realtà. Tra chi pensa che sia una bolla pronta a scoppiare e chi crede fortemente nel progetto, il Metaverso sta già registrando un business da centinaia di miliardi di euro, coinvolgendo anche il mercato azionario. Quindi, riprendendo la logica semantica alla base della parola Metaverso, definito come quell’elemento che trascenderà e trasformerà l’universo, sarà davvero così? Probabilmente no, ma sicuramente questo nuovo mondo parallelo cambierà il mondo.

“Lo stupido fa male”. L’attacco di Tremonti a Draghi: “Chi di spread colpisce…”

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di Redazione

Negli Stati Uniti un comitato di affari pienamente legale si chiama lobby. In italia, il termine viene spesso associato a consorterie mafiose o a forme para – massoniche o, comunque, a qualcosa di poco chiaro e poco pulito. L’Aspen Institute Italia, presieduta dal Prof. Giulio Tremonti, non è una massoneria ma una lobby di imprenditori del privato e del pubblico, allargata ad intellettuali e politici, che collabora con le Istituzioni. Oggi, come qualche anno fa, Giulio Tremonti è inviso a tutti i poteri forti nazionali ed all’attuale politica, perché dice la verità e non si fa ingabbiare nelle perverse logiche del Pensiero Unico, soprattutto in materia economica. (n.d.r.)

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L’ex ministro dell’Economia molto duro contro il premier dimissionario. E gli rinfaccia la lettera del 2011 al governo Berlusconi

Al professor Giulio Tremonti quella famosa lettera di Trichet e Draghi dalla Bce all’Italia, che portò alle dimissioni dell’allora governo Berlusconi, non è affatto piaciuta. Si capisce. E l’ha detto a più ripetizioni. Oggi, il giorno delle dimissioni del premier, Tremonti è tornato a parlare di quei giorni e ha lanciato più di una dura stoccata a Supermario.

Nel suo intervento a Omnibus su La7, l’ex ministro dell’Economia c’è andato giù duro. Ha criticato l’esperimento di unità nazionale con un capo di governo che è lì proprio perché non eletto. Ha definito l’esecutivo Draghi “discontinuo”. Ha definito “non razionale” il discorso di Draghi al Senato, fatto come se avesse avuto di fronte l’intera legislatura. “La seconda legge di Cipolla dice: ‘lo stupido fa male agli altri senza far bene a se stesso’. E questa legge – assicura Tremonti – si applica a chi (Draghi, ndr) ha letto questa frase: ‘Sono qui perché e solo perché gli italiani lo hanno chiesto’”.

Il professore ha poi virato l’attenzione sulla situazione economica che si prospetta di fronte al futuro dell’Italia. Secondo Tremonti i problemi c’erano prima e ci saranno dopo. Nulla di nuovo sotto il sole, anche se bisognerà fare molta attenzione all’inflazione che rischia di “rovinarti la vita”. “Noi siamo un’economia che trasforma e il buco sull’energia impatta molto sulla nostra industria – insiste – e quindi impatta anche sul lavoro e sull’occupazione”.

Questo tema Tremonti lo usa per togliersi alcuni sassolini dalle scarpe nei confronti di Draghi. “Per capire quello che sarà bisogna capire da dove si viene – dice l’ex ministro – a proposito di compiti a casa: nel maggio del 2011, dopo essere stato dal governo italiano alla Bce, il governatore della Banca d’Italia Draghi scrisse che la gestione del pubblico bilancio era prudente“. Un mese dopo, però, salito al board della Bce, insieme a Trichet invierà “una lettera devastante” che Tremonti non teme di definire un “colpo di Stato“. “I numeri italiani erano relativamente buoni e sotto controllo”, eppure quella lettera ruppe – per favorire Germania e Francia – il principio della solidarietà europea. “Il dramma è stato questo: sulla finanza globale non vennero messe regole. Dissero che non servivano e che il meccanismo funzionava grazie al financial stability board presieduto nel 2009 dal governatore italiano Mario Draghi. Dal 2011 in poi la crisi viene superata in Usa e Ue stampando moneta. Ma in America resta forte la politica, mentre in Europa la politica cede alla Banca centrale. Hanno stampato una quantità astronomica di moneta: quando c’ero io i conti erano in bilion, oggi si fanno in trilion. Che è la cosa più simile ai fantasiliardi di Paperone. È fuori controllo”.

Poi l’affondo finale: “Dal 2012, da Draghi in poi, alla Bce sono state violate le due regole fondamentali dell’euro: il 2% dell’inflazione che da tetto è diventato obiettivo da raggiungere e infatti sono stati così bravi che adesso siamo all’8%; e poi alla Bce era vietato di finanziare i governi e invece noi l’abbiamo trasformata in un edge found piena di titoli tossici. E adesso pagheremo i conti tutti. Perché il sistema sta andando in difficoltà. La bolla speculativa e dell’inflazione è enorme”. Quello che ha fatto oggi la Bce sullo scudo ante-spread, insomma, per Tremonti cambia poco. “La regola fondamentale dell’Ue era la solidarietà. Adesso voglio vedere… la metto così: chi di spread ferisce, di spread perisce”.

Inflazione confermata all’8,1% a maggio nell’Eurozona

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di Mariangela Tessa

Resta confermata per il mese di maggio, linflazione dell’Eurozona. Secondo l’Ufficio statistico europeo, Eurostat, i prezzi al consumo segnano un +8,1% su base tendenziale, rispetto al +8,1% della stima flash e dal consensus. Il mese precedente si era registrato un incremento del 7,4%. Su base mensile i prezzi al consumo sono saliti dello 0,8%, in linea con il +0,8% della stima preliminare e dal consesus, e dopo il +0,6% del mese precedente.

L’inflazione core, depurata dalle componenti più volatili quali cibi freschi, energia, alcool e tabacco, evidenzia una crescita del 3,8% su base annua, rispetto al +3,8% della stima flash e del consensus. Il mese precedente si era registrato un +3,5%. Nell’intera Unione europea, l’inflazione sale dell’8,8% su base annua (dal +8,1% di aprile), mentre mese su mese si registra un +1%. Si tratta di dati nettamente al di sopra del target del 2% della BCE, che a luglio innalzerà i tassi per la prima volta in 10 anni.

L’inflazione in Italia mette in allarme le associazioni

Il dato arriva all’indomani di quello italiano. Ieri l‘Istat ha confermato che a maggio 2022 l’inflazione in Italia è salita al 6,8%, come non accadeva da novembre 1990. Significativa l’accelerazione per i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, passati dal +5,7 % di aprile a quasi il 7 per cento dello scorso mese. Coinvolti dagli aumenti anche i prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +5,8% a +6,7%). Tra i rincari che fanno salire la cifra finale dello scontrino c’è poi quello degli alimentari lavorati (+6,6% annuo).

Un dato che non ha mancato si sollevare preoccupazioni tra le associazioni. All’inflazione corrisponderà un aumento di circa 320 euro a famiglia, fa sapere Coldiretti secondo la cui stima, la categoria per la quale gli italiani spenderanno maggiormente sarà la verdura (nel 2022 costerà complessivamente circa 80 euro in più), seguita da pane, pasta e riso, che pagheremo circa 60 euro in più. Per carni e salumi si prevede un aumento di circa 55 euro all’anno. Seguiranno la frutta – continua Coldiretti – pesce, latte, formaggi e uova e olio, burro e grassi.

Preoccupazione anche da Assoutenti che definisce il dato “una sciagura per i consumatori” che parla di “un vero e proprio allarme, destinato purtroppo ad aggravarsi nei prossimi mesi” ha fatto sapere il suo presidente Furio Truzzi, secondo cui la spesa per una famiglia può arrivare a costare 550 euro in più: “Il Governo non può restare a guardare e, di fronte a quella che è una emergenza, deve adottare misure straordinarie a tutela delle famiglie e dell’economia, bloccando subito il prezzo dei carburanti e ricorrendo a tariffe amministrate per i beni primari come gli alimentari e l’energia”.

L’economia dei territori e il Quinto rapporto sul Welfare aziendale

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di Vincenzo Silvestrelli

IL WELFARE AZIENDALE NON SOLO FÀ BENE AI LAVORATORI MA CONTRIBUISCE ANCHE ALLO SVILUPPO DI COMUNITÀ LOCALI MODELLATE SUL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ. IL CONTRIBUTO DEL LABORATORIO DELL’UNIVERSITÀ STATALE DI MILANO

Il Welfare territoriale, oltre che al benessere dei lavoratori, ha un grande valore in quanto esercita una funzione di sussidiarietà e permette il protagonismo della comunità nella gestione e nel controllo dei servizi sociali.

«Un’azione può essere propriamente definita “territoriale” solo se è condivisa tra gli attori territoriali e, soprattutto, se mira a valorizzare e “accrescere il valore delle risorse territoriali, intese nel modo più vario e più ampio possibile”. Si genera così un circolo virtuoso: un progetto specifico utilizza le risorse del territorio ma, allo stesso tempo, le moltiplica e le rafforza». Questa è solo una delle interessanti citazioni che possono essere tratte dal Quinto rapporto sul welfare aziendale, un contributo qualificato destinato ad arricchire lo sviluppo delle conoscenze teoriche e delle esperienze pratiche di economie locali e socialmente responsabili.

Con l’accattivante titolo Il ritorno dello Stato sociale? Mercato, Terzo Settore e comunità oltre la pandemia, lo studio è stato curato da Franca Maino ed è uscito nel gennaio 2022 a cura del laboratorio sul Secondo Welfare costituito fin dal 2011 nell’ambito dell’Università Statale di Milano. Il rapporto ha una cadenza annuale e presenta alcuni dati quantitativi e qualitativi sul tema descrivendo alcune esperienze concrete. Il Quinto rapporto esamina in particolare gli effetti della pandemia e sottolinea l’attuale processo di “ritorno allo Stato sociale”.

In questa edizione sono anche presentati i dati di ricerche e focus group sul tema del Welfare aziendale, filantropico e di comunità. Tali analisi sono arricchite dal racconto di esperienze innovative di Welfare sviluppate da Nord a Sud della Penisola, in linea con quell’approccio attento all’eccellenza che da sempre contraddistingue il metodo di ricerca di percorsi del laboratorio Secondo Welfare. Fra gli esempi di Welfare territoriale virtuoso viene descritto “Valoriamo”, un progetto che si svolge nella zona di Lecco per la diffusione del Welfare aziendale, la creazione di servizi e la collocazione lavorativa di persone svantaggiate.

Il testo complessivo del Quinto Rapporto è scaricabile liberamente in forma integrale ma è acquistabile anche in formato cartaceo.

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2022/03/19/leconomia-dei-territori-e-il-quinto-rapporto-sul-welfare-aziendale/

Metaverso: la finanza diventa virtuale. Da JPMorgan al primo mutuo

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Le filiali bancarie chiudono nel mondo reale per aprire nel metaverso

di Deborah Ullasci

Ogni giorno sentiamo notizie con gli approdi di qualcosa o qualcuno nel metaverso, dal calcio agli immobili, dall’abbigliamento di lusso alle auto. Ma come nel mondo reale anche nel metaverso c’è qualcosa che ci perseguita: il mutuo bancario. A ricordarci quanto virtuale e reale saranno concetti superflui.

Il primo mutuo nel metaverso

TerraZero Technologies, azienda di Vancouver, ha emesso uno dei primi mutui nel Metaverso. Ad essere importante per loro è la relazione e la fiducia. I mutui e la disponibilità di finanziamenti accelereranno lo sviluppo e l’adozione del Metaverso. Come un’ipoteca su un immobile fisico, il cliente effettua un pagamento mensile fino all’estinzione del prestito, durante il quale il prestatore possiede il bene ma concede al cliente determinati diritti, come lo sviluppo e l’affitto di proprietà sul proprio terreno. Il cliente ha anche accesso immediato per sviluppare sul proprio terreno, pianificare eventiamministrare i mercati digitali e ospitare il proprio ufficio aziendale interno.

TerraZero ha spiegato che i clienti interessati possono guardare e scegliere offerte ed elenchi (inclusi, ma non limitati, a dimensioni del terreno, posizione ed elementi di costruzione di prefabbricati applicabili) sulla loro piattaforma. I clienti di TerraZero che intendono finanziare l’acquisto di immobili virtuali (rappresentati come token non fungibili ) utilizzeranno gli NFT del cliente come garanzia di asset digitali.

Possono anche proporre altri asset NFT mirati per una transazione individuale basata su mutui. Da qui nascerà quindi l’esigenza di un nuovo consulente moderno. Come per un tipico mutuo nel mondo reale, i clienti devono effettuare pagamenti mensili fino al momento dell’estinzione del mutuo. La terra virtuale (NFT) verrà poi completamente trasferita al cliente.

Sta emergendo un’economia completament nuova.

Perchè le persone dovrebbero chiedere un mutuo nel metaverso?

La quantità di terreni e spazio, in un metaverso decentralizzato come Decentraland, è limitato ed il prezzo sta progressivamente aumentando. Se si volesse costruire un gioco, ospitare un evento o avere un negozio, necessiterai di quegli spazi. Queste attività potranno poi creare valore, anche economico, quindi vigono le stesse regole del mercato tradizionale.

Essendo una risorsa scarsa, nel tempo potrebbe diventare più desiderabile e quindi ci sarà la disponibilità a pagare prezzi più alti. Si pensi che già da ora una parcella di terreno su Decentraland costa dagli 8.000 agli oltre 12.000 dollari. Quelli che hanno vissuto bolle immobiliari nella vita reale, potrebbero dire che è una situazione che si ripete. Altri potrebbero dire che la fortuna aiuta gli audaci. Qualunque sia la propria scuola di pensiero su questo, non c’è dubbio che siamo tutti in un nuovo territorio.

Che cos’è Decentreland?

Decentraland è tra le principali piattaforme di metaverso del momento, un mondo virtuale completamente aperto in cui gli utenti sono chiamati a interagire tra loro come in una vita parallela, socializzando e prendendo parte alle attività e all’economia di Genesis City. Decentraland è anche governato da un’organizzazione autonoma decentralizzata (DAO) che consente ai titolari di token di votare sulle politiche all’interno del metaverse.

Questo mondo è composto da 23 Kmdi terreno virtuale suddiviso in 90.601 terreni, ogni terreno ha una sua coordinata (x,y) ed è associato ad un NFT. Una volta che si è proprietari, si possono creare qualsiasi tipo di contenuto: case, palazzi, opere d’arte, videogiochi, eventi, gestire punti vendita: come un vero e proprio mondo, ogni utente può esplorarlo, visitarlo e partecipare agli eventi proposti dagli altri utenti. Oltre ad acquistare terreni si possono acquistare anche beni e servizi.

E se puoi comprare beni e servizi, indovina? Puoi anche produrli e venderli!. Una caratteristica importante del mercato Decentraland quindi è la sua capacità di consentire alla comunità di creare i propri NFT, caricarli e offrirli in questo mercato. Gli acquisti avvengono tramite la loro (cripto)moneta ufficiale chiamata MANA il cui valore cresce in proporzione alla crescita di Decentreland e si possono acquistare o rivendere negli exchange di cryptovalute.

Il valore di una singola unità di Mana ha un valore al momento pari a  2,74 euro. Occorre però precisare che tale valore è in continuo mutamento, dal momento che l’andamento del mercato varia quotidianamente. Basta infatti osservare il valore avuto in passato dal Mana per notare come vi sia stato un picco di 5,27 euro tra novembre e dicembre 2021 per poi calare nuovamente e, tra alti e bassi, stabilizzarsi su circa 3 euro. Rispetto a molte altre valute, il numero dei MANA è “bloccato” numericamente a 2.194.460.527 token, di cui 1.816.935.591 token in circolazione.

La differenza fondamentale tra piattaforme come Second Life e i metaversi blockchain è l’esistenza di portafogli virtuali. I token, oltre a facilitare la creazione della propria economia all’interno del metaverso, consentono di connettere il gioco con il mondo reale. Cioè, consentono a qualsiasi profitto realizzato all’interno di questi mondi virtuali di essere immediatamente convertito in denaro per il mondo reale. Se sei curioso di capire come è fatto questo nuovo mondo, ti basterà andare su questo link: https://play.decentraland.org/

JPMorgan è la prima banca tradizionale nel metaverso

A poche settimane dall’annuncio del primo mutuo, arriva la notizia dell’apertura della prima banca tradizionale nel metaverso, e non una qualsiasi, tra le più grandi banche mondiali: JPMorgan, che sigilla così il passaggio da moda del momento a realtà da esplorare.

Si proprio JPMorgan, quella banca il cui amministratore delegato è stato uno degli scettici più espliciti di Wall Street nei confronti del bitcoin e delle relative risorse digitali.

I motivi che hanno spinto JPMorgan a entrare nel Metaverso sono essenzialmente due, ovvero il recente aumento dei prezzi dei terreni digitali in Metaversi come Decentraland il cui prezzo medio per un appezzamento di terreno virtuale è raddoppiato in soli sei mesi l’anno scorso, passando da 6.000 dollari a giugno a 12.000 dollari a dicembre (secondo il rapporto Onyx) ed il contemporaneo successo di molte aziende dell’intrattenimento nel virtuale. I marchi più importanti al mondo stanno contribuendo acquistando spazi in modo da poter creare negozi virtuali e altre nuove esperienze monetizzabili.

Al contempo, però, JP Morgan è attenta anche ad illustrare le discrepanze tra l’entusiasmo creato attorno al Metaverso e la realtà dei fatti, spiegando che quest’ultimo deve ancora migliorare sotto diversi aspetti. Secondo JP Morgan il Metaverso rappresenta un mercato da 1 trilione di dollari che, nei prossimi anni si infiltrerà in ogni settore.

Non ci sono dubbi che JP Morgan veda in questa realtà virtuale un importante opportunità di mercato che con gli anni continuerà a diventare sempre più presente nella vita degli utenti. Durante la sessione pre-market di mercoledì le azioni di JPMorgan erano in calo dello 0,14%; al momento della pubblicazione, il token nativo di Decentraland, MANA, era in rialzo giornaliero del 6,9% a 3,27 dollari.

Questa economia di proprietà democratica – ha affermato JP Morgan nel suo rapporto – unita alla possibilità di interoperabilità, potrebbe sbloccare immense opportunità economiche, per cui beni e servizi digitali non sono più vincolati a una singola piattaforma o marchio di gioco.

Da una prospettiva sociale, lo sviluppo di esperienze virtuali più coinvolgenti sta aiutando le persone a costruire comunità basate su valori condivisi e a potersi esprimersi in modi nuovi e diversi.

Conclusioni

Se prima poteva essere dubbia la crescita e lo sviluppo del Metaverso, ora l’unica domanda è quando questa verrà consolidata. A questo proposito sarà necessario valutare quello che sarà il reale impatto del metaverso sulla vita delle persone. Non tutti potrebbero essere pronti ad un cambiamento epocale che avrà con tutta probabilità lo stesso impatto che hanno avuto a loro tempo la rivoluzione di Internet e l’affermarsi dell’ecosistema mobile.

Attualmente, tuttavia, il metaverso è ancora afflitto da una scarsa esperienza dell’utente, limitate prestazioni degli avatar e ci sono ancora questioni salienti come sulle normative e sulle tasse sempre più urgenti da affrontare in un settore che sta diventando sempre più attrattivo.

Aziende come Meta, Apple, Google e Microsoft potrebbero investire nel metaverso oltre 50 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni e, con il progressivo consolidamento delle nuove tecnologie ed esperienze, il ritmo degli investimenti andrà probabilmente ad aumentare parallelamente al numero degli utenti, o forse meglio chiamarli abitanti.

Deborah Ullasci, 18 febbraio 2022

Geopolitica economica del mondo multipolare

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di Giacomo Gabellini

Fonte: Giacomo Gabellini

Nel 2021, l’interscambio commerciale tra Cina e Russia si è attestato a 146,8 miliardi di dollari, con un aumento del 35% rispetto al 2020, in previsione di raggiungere quota 200 miliardi entro il 2024. La quota russa del fatturato commerciale complessivo di Pechino ammonta attualmente a circa il 2%, mentre dal punto di vista di Mosca la Repubblica Popolare “pesa” per oltre il 18%. Nel corso del Forum Economico di San Pietroburgo tenutosi lo scorso giugno, la società russa Novatek ha siglato con lo Zhejiang Provincial Energy cinese un accordo per la fornitura di una quantità di gas naturale liquefatto non inferiore al milione di tonnellate all’anno per il prossimo quindicennio. Le consegne verranno espletate attraverso l’Arctic Lng-2, il colossale impianto da 21 miliardi di dollari messo in cantiere da Novatek subito dopo l’aggiudicazione dei diritti di parte assai ragguardevole dei giacimenti presenti nell’area polare e recentemente ultimato grazie  anche al credito da 9,5 miliardi di dollari accordato all’azienda energetica da un consorzio bancario che riunisce istituti russi e cinesi. Nonché giapponesi, la cui disponibilità a partecipare al cofinanziamento del progetto è stata fortemente indotta dal governo di Tokyo in quanto Arctic Lng-2 «unirà in maniera ancora più stretta il Giappone e la Russia», come dichiarato dal ministro dell’Industria nipponico Hiroshige Seko. Del resto, ha evidenziato l’ufficio stampa di Novatek, l’80% della produzione di gas naturale liquefatto prenderà la via dell’Asia ponendo la Federazione Russa nelle condizioni di ergersi a gigante planetario anche nel settore del Gnl, attualmente dominato dagli Usa grazie allo shale.
Allo stesso tempo, Arctic Lng-2 risponde alle esigenze russe in materia di diversificazione delle destinazioni dell’export, che continueranno in ogni caso a indirizzarsi in maniera sempre più massiccia verso la Cina. Lo si evince dai colloqui telefonici risalenti allo scorso dicembre, nell’ambito dei quali Vladimir Putin ha discusso con Xi Jinping e il presidente mongolo Ukhnaagiin Khurelsukh le modalità di realizzazione di un gasdotto parallelo al già esistente Power of Siberia destinato a raddoppiare il volume delle attuali forniture di metano che la Russia garantisce alla Cina. La conduttura, messa in cantiere da Gazprom, ha evidenti implicazioni di natura geopolitica e strategica, non solo perché progettata per attingere agli stessi giacimenti della penisola siberiana di Yamal da cui si approvvigiona l’Europa, ma anche perché perfettamente funzionale al programma cinese di riduzione del volume di importazioni di Gnl via mare (lo stretto di Malacca è uno dei colli di bottiglia maggiormente battuti dalla marina militare Usa)  ed alleggerimento della dipendenza dal carbone. Più specificamente, Pechino ambisce a imporre il gas come principale fonte di combustibile entro il 2050 e a raggiungere un volume di consumo metanifero annuo di 620 metri cubi entro il 2040. Entro il 2022, invece, dovrebbe essere inaugurato il ponte ferroviario che connette la metropoli cinese di Tongjiang con la città russa di Nižneleninskoye sviluppandosi al di sopra delle acque dell’Amur. Nel marzo del 1969, il suo affluente Ussuri era finito al centro di una pericolosa crisi tra le due nazioni scatenata dall’attacco portato da un manipolo di soldati cinesi a un manipolo guardie di frontiera sovietiche di stanza sulle rive del fiume.

Cartelle esattoriali. Basta oneri di riscossione

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di Lorenzo Palma

Un addio atteso e puntualmente arrivato: Niente più oneri di riscossione, 3% o 6% delle somme iscritte a ruolo per pagamenti rispettivamente entro o oltre i sessanta giorni. E non è tutto: perché ora viene eliminata anche la quota pari all’1% delle somme iscritte a ruolo per le ipotesi di riscossione spontanea.

Lo dice la legge di Bilancio 2022: e tali somme saranno a carico del bilancio dello Stato. Queste le novità contenute nel nuovo modello di cartella di pagamento per i carichi affidati all’Agente della riscossione a partire dal 1 gennaio 2022, approvato con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini.

E per il debitore cosa ci sarà? A suo carico, recita ancora la legge, resteranno, invece, le spese relative alle procedure esecutive e cautelari e le spese di notifica della cartella di pagamento e degli eventuali ulteriori atti di riscossione. C’è da dire però che la stessa legge indica che i carichi affidati fino al 31 dicembre 2021 gli oneri di riscossione continueranno ad essere dovuti nella misura e secondo le ripartizioni previste dalle previgenti disposizioni di legge.

Dunque tutti gli agenti della riscossione dovranno utilizzare il nuovo modello per le cartelle relative ai carichi affidatigli a partire dal 1 gennaio 2022, mentre per quelle relative ai carichi affidati fino al 31 dicembre 2021 dovrà essere utilizzato il modello approvato con il provvedimento del 14 luglio 2017, indipendentemente dalla data di notifica della cartella di pagamento che potrà avvenire anche successivamente al 31 dicembre 2021.

Come indicato nel provvedimento datato 17 gennaio, nelle cartelle esattoriali spariscono alcune voci aggiuntive che, commisurate alla somma dovuta, contribuivano a far salire l’importo del debito accumulato. Nello specifico: viene abolita la quota oneri di riscossione fissa del 3 per cento delle somme iscritte a ruolo, in caso di pagamento entro il sessantesimo giorno dalla notifica della cartella di pagamento e del 6 per cento delle somme iscritte a ruolo e dei relativi interessi di mora in caso di assolvimento del debito oltre il suindicato termine di legge.

In caso di riscossione spontanea, effettuata ai sensi dell’articolo 32 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46, non è più dovuta, dal debitore, la quota pari all’uno per cento delle somme iscritte a ruolo. Mentre la quota a titolo di spese esecutive per le eventuali attività cautelari ed esecutive per il recupero delle somme insolute; e la quota a titolo di spese di notifica della cartella di pagamento e degli eventuali ulteriori atti di riscossione, restano a carico del debitore.

Lorenzo Palma, 20 gennaio 2022

Fonte: https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/economia/cartelle-esattoriali-basta-oneri-di-riscossione/

la Cina contro gli USA anche nella politica monetaria

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La Cina sta aprendo i cordoni della propria borsa monetaria e sta fornendo uno stimolo all’economia, soprattutto al settore immobiliare, molto elevato e chi va in contrasto con la stretta in preparazione negli Stati Uniti. I segnali di questo movimento sono almeno tre:

1. La Cina ha fornito maggiore sostegno al mercato immobiliare. I responsabili politici hanno chiesto alle banche di aumentare i prestiti immobiliari nel primo trimestre e hanno allentato una restrizione chiave del debito per gli immobiliaristi. Questo fa parte del più ampio cambiamento politico volto a dare la priorità alla stabilità economica quest’anno. Sebbene il mercato del credito rimanga fragile, i titoli immobiliari sono saliti ai massimi da luglio

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2. L’allentamento della Cina è in contrasto con gli Stati Uniti, dove la Fed ha intrapreso una delle svolte restrittive  della storia recente. I Treasury statunitensi, i titoli di stato a stelle e strisce, hanno avuto il peggior inizio di un anno da decenni, poiché i verbali della Fed hanno suggerito che la banca centrale potrebbe liquidare il proprio bilancio subito dopo aver alzato i tassi.

Il rapporto sul lavoro USA  di venerdì ha mostrato che il tasso di disoccupazione è sceso al di sotto del 4%, cementando le aspettative per il primo aumento dei tassi a marzo. Il rapporto sull’inflazione di questa settimana potrebbe aumentare la vulnerabilità del mercato obbligazionario. La divergenza politica tra Stati Uniti e Cina ha portato il loro differenziale di rendimento al livello più basso dal 2019. Questo perché la fine del QE spinge i tassi americani verso l’alto, mentre la politica espansiva monetaria cinese li spinge verso il basso, portandoli quasi allo stesso livello.

3. La rigida strategia anti Covid di Pechino aggiunge rischi al ribasso per l’economia. Essendo una delle ultime tattiche che tendono al “Covid Zero” al mondo, la Cina ha adottato misure rigorose per frenare la diffusione del virus, incluso il blocco di circa 13 milioni di residenti a Xi’an. I viaggi sono stati penalizzati, con un calo dei passeggeri aerei durante il lungo weekend dell’1-3 gennaio in calo del 27% rispetto a un anno fa, secondo quanto riportato dall’emittente statale CCTV. Questo quindi rende probabile è necessaria la prosecuzione della politica monetaria espansiva da parte della banca centrale cinese (PBOC).

Fonte: https://scenarieconomici.it/la-cina-contro-gli-usa-anche-nella-politica-monetaria/

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