La verità sul debito italiano

di Ilaria Bifarini

Ma quando si è creato il fardello del debito pubblico italiano? Tutto parte nel 1981, in cui accade un evento epocale, che fa da spartiacque nella storia della sovranità economica italiana: il famoso divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro. Con un atto quasi univoco, cioè una semplice missiva all’allora governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, Andreatta mette fine alla possibilità del governo di finanziare monetariamente il proprio disavanzo. Rimuovendo l’obbligo allora vigente da parte di Palazzo Koch di acquistare i titoli di Stato emessi sul mercato primario, la Banca d’Italia dismette il ruolo di prestatrice di ultima istanza.

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Gli uomini che scelsero l’Onore

I primi nuclei di quello che poi diventò l’Esercito Repubblicano, non si costituirono dopo la proclamazione della Repubblica Sociale tanto meno per imposizione dei tedeschi, ma sorsero spontaneamente nelle ore immediatamente successive alla diffusione della notizia che l’armistizio era stato firmato.

Quanti furono i soldati che in quei momenti di assurda cecità dei comandanti, decisero liberamente, in completa autonomia di rifiutare la capitolazione senza combattere e di assumere la coraggiosa e tragica decisione di non accettare il cambiamento di fronte?

Si ribellarono di certo tutti i battaglioni della Milizia, tranne uno. Rifiutarono il disonore i marinai della Decima Flottiglia Mas, i paracadutisti della Nembo di stanza in Sardegna e nell’Italia Meridionale, i sommergibilisti di base a Bordeaux, di cui parleremo in seguito e numerosi altri reparti, anche dell’esercito dislocati dentro e fuori dai confini italiani. Non furono però soltanto interi reparti guidati da ufficiali a fare questa difficile scelta, ma spesso singoli giovani che, in completa autonomia, a migliaia, si presentarono alla spicciolata ai comandi germanici chiedendo di essere accolti come volontari per non passare armi e bagagli con il nemico.

Quando Mussolini proclamò la Repubblica Sociale Italiana, trovò già pronti alla più totale obbedienza almeno 180.000 uomini (186.000 secondo Battistelli e Molinari nel saggio “le Forze armate della RSI) che furono la base per il nuovo esercito prima ancora che il Maresciallo Graziani, nominato Ministro della Difesa, desse vita alla riorganizzazione delle Forze Armate con i soldati addestrati in Germania (12000 fra ufficiali, sottufficiali e soldati scelti fra le decine di migliaia che avevano chiesto di aderire alla RSI)e con la chiamata alle armi delle classi 1924 e 1925.

Una piccola parentesi, contrariamente a quanto si ripete per sottolineare l’imposizione che venne fatta ai giovani di presentarsi alle armi, va detto che la risposta fu invece entusiasmante contro ogni aspettativa. I dati ufficiali non sono mai stati resi noti nel dopoguerra, per ovvi motivi, Pisanò racconta da ricerche approfondite fatte che la renitenza non superò il 5 per cento.

Ecco la testimonianza tratta dal libro del generale, noto studioso di questioni militari, Emilio Canevari “Graziani mi ha detto”: L’affluenza delle reclute era enorme, senza precedenti non vi erano quasi renitenti di leva, mentre non esistendo quasi più i carabinieri, non si poteva di certo dire che l’affluenza ai distretti fosse stata determinata dalla paura di sanzioni.(…)al primo posto fu l’Emilia col 98 (dico novantotto) per cento dei presentati. Non è forse questo l’indice migliore del favore col quale era stata accolta dal popolo la costituzione del nuovo governo?”

Entro la fine del 1944 se ne erano presentati per l’arruolamento altri 350.000.

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fonte – https://www.ereticamente.net/2015/03/gli-uomini-che-scelsero-lonore.html

L’Ue ed il diritto d’autore: la censura della Rete

di Roberto Pecchioli

Fonte: Ereticamente

La direttiva dell’UE sul diritto d’autore è stata approvata dal Parlamento europeo con 348 voti a favore,274 contrari e 36 astenuti. Una volta di più le istituzioni comunitarie si sono dimostrate nemiche della libertà concreta dei cittadini e spudorati servitori dei grandi gruppi di interesse. Non stupisce l’impegno dei grandi raggruppamenti politici – popolari, socialisti, liberali – a favore della nuova normativa, tantomeno l’unanime entuasismo della cosiddetta “grande stampa”, i cui editori sono i maggiori beneficiari della nuova normativa. E’ bene rammentare che le direttive dell’UE non diventano subito legge degli Stati membri, ai quali è lasciato un tempo per adeguare le rispettive legislazioni. L’opposizione compatta alla direttiva di Lega e Cinque Stelle, oltre a quella di diversi esponenti di altro orientamento, lascia qualche debole spiraglio di speranza nel Parlamento italiano.

Ha ragione Julia Reda, deputata tedesca del movimento dei Pirati, animatrice dell’opposizione alla normativa, quando afferma che sono giorni oscuri per la libertà della rete. Cerchiamo dunque di orientarci nel labirinto di polemiche che hanno accompagnato il cammino della direttiva. L’obiettivo dichiarato, condivisibile, è quello di riformare e modernizzare le regole relative ai contenuti che circolano in rete soggetti a licenza (diritti d’autore, proprietà intellettuale, ecc.). La direttiva stabilisce una serie di misure il cui risultato sarà vietare, rendendole impossibili, alcune abitudini quotidiane degli internauti: condividere notizie sulle reti sociali o postare “memi”, i contenuti creati dagli utenti, se soggetti in tutto o in parte a licenze o diritti. La privatizzazione della rete a vantaggio di pochi grandi è cosa fatta, con tutte le conseguenze in termini di limitazione della libertà. Continua a leggere

Dopo Verona. La famiglia è di destra?

L’analisi più che condivisibile che mette in ridicolo le prese di distanze di intellettualisti, cattosfigati, “vorrei ma non posso”, nicchie varie.

di Roberto Pecchioli

Il congresso delle famiglie di Verona ha chiarito molte cose. Innanzitutto ha dato ragione a Carl Schmitt: raramente il crinale amico-nemico è apparso più netto dopo l’isterica contromanifestazione preventiva, gli attacchi scomposti della grottesca troupe itinerante degli indignati di professione in nome del (loro) progresso, l’imbarazzo umiliante della Chiesa cattolica, la presa di distanza dei cosiddetti moderati di matrice liberale, la discesa in campo dell’intero corpo d’armata del sinistrume mediatico, culturale, politico. Nell’anno del Signore 2019, la famiglia è di destra. Chi ci segue conosce la nostra idiosincrasia per il termine, l’irriducibile distanza da certe posizioni economiche e sociali, il fastidio per gli attardati eccessi questurini. Eppure, il nocciolo della questione, lo diciamo con tristezza, è tutto qui: preso atto della mobilitazione massiccia, selvaggia, carica di rancore della sinistra e di settori importanti dei circospetti e liberali, la famiglia è diventata di destra.

Altrettanto lo è affermare che il sole sorge ogni mattina e i bambini hanno un padre e una madre. Il grande scrittore Gilbert K. Chesterton fu un profeta quando disse che si sarebbe dovuto sguainare la spada per osservare che l’erba è verde in primavera. Aveva ragione anche riconoscendo che la famiglia è stata sconfitta dal capitalismo, questo fenomeno distruttivo le cui ingiustizie hanno portato per reazione alla nascita del comunismo. Lo spettacolo devastante di odio, triviale intolleranza, la discesa in campo dell’anti Italia dinanzi al congresso delle famiglie dovrebbe aprire gli occhi a chiunque abbia occhi per vedere e cervello per pensare.

L’Occidente terminale ha trovato il suo nemico definitivo, l’ultimo da sgominare, la famiglia appunto, con tutti i principi esistenziali, comunitari e morali che rappresenta. Sarebbe più esatto affermare che il nemico del progressismo trasversale – nato a sinistra, pagato a destra, che rappresenta, per disgrazia, l’asse delle società postmoderne- è la natura. L’attacco vero, assoluto, è infatti contro l’impero della natura, il creato dei credenti. Continua a leggere

Berlusconi ha realizzato il sessantotto?

di Roberto Pecchioli

Berlusconi ha realizzato il  sessantotto?

Fonte: Ereticamente

Le piccole librerie e i bouquinistes di strada sono preziosi. Da loro si riescono a trovare vecchie edizioni, libri che si credevano esauriti, autori e testi dei piccoli editori, presidio di libertà. Visitando una libreria nel centro storico di una piccola città ci siamo imbattuti in un libriccino di poche pagine scritto nel 2011 dal filosofo e storico dell’arte Mario Perniola, scomparso recentemente. Intrigante il titolo, interessante il testo che si legge d’un fiato: Berlusconi o il ’68 realizzato…

La tesi dell’intellettuale astigiano è che il Cavaliere sarebbe la prova del successo della rivoluzione antropologica innescata dalle idee, parigine e californiane, del 1968. Strano davvero che le posizioni eterodosse di pochi pensatori considerati reazionari, insieme con voci potenti ma isolate tacciate di “rossobrunismo” (Costanzo Preve) vengano in qualche modo accolte, o almeno rivisitate, da un figura come quella di Perniola. Già estremista di sinistra, vicino all’Internazionale Situazionista in gioventù sino all’amicizia personale con Guy Debord, successivamente storico e filosofo dell’arte su posizioni assai critiche della post modernità, nemico del “pensiero debole”, protagonista di accese polemiche con Gianni Vattimo, presenta una tesi sorprendente e non priva di un certo fascino. Il cavaliere di Arcore sarebbe, nella visione dell’allievo di Luigi Pareyson, colui che ha realizzato quanto il Sessantotto aveva sostenuto.

Da insider del movimento (Perniola nacque nel 1941 e cominciò a intervenire nel dibattito culturale a metà degli anni 60) egli scorge nella figura di Berlusconi “quella volontà di potenza, quel trionfalismo farneticante, quella estrema volontà di destabilizzare tutta la società di cui il Sessantotto fu pervaso. Fine del lavoro e della famiglia, descolarizzazione, distruzione dell’università, deregolamentazione della sessualità, contro-cultura, e discredito delle competenze mediche e crollo delle strutture sanitarie, ostilità nei confronti delle istituzioni giudiziarie considerate come repressive, vitalismo giovanilistico, trionfo della comunicazione massmediatica, oblio della storie e presentismo spontaneistico, tutto ciò è ormai diventato realtà.” Continua a leggere

Fermate l’Italia, voglio scendere

di Roberto Pecchioli

Fermate l’Italia, voglio scendere

Fonte: Ereticamente

Fermate l’Italia, voglio scendere. Uno dei problemi, invecchiando, è non riuscire più a comprendere ciò che vediamo. Sfuggono dalle mani i codici per decifrare la realtà nuova, ci si sente estranei, inadeguati e si finisce per rinchiudersi in se stessi. Se la vedano “loro”, noi rimaniamo spettatori di fatti che accadono nostro malgrado e di cui non sappiamo individuare senso o direzione. Come assistere a un film bengalese in lingua originale. Per questo siamo in tanti a voler scendere.

L’Italietta è diventata Italiaccia. Per un paio di giorni abbiamo avuto tre governi. Quello in carica “per il disbrigo degli affari correnti”, come recita la formula ampollosa e sottilmente umoristica del protocollo ufficiale, quello “del presidente” di Carlo Cottarelli, funzionario del Fondo Monetario Internazionale, nonché quello sgradito a tutte le oligarchie, capitanato dal professor Conte con la partecipazione del bieco bolscevico, fascista e anti europeo Paolo Savona. La formazione gesuitica del capo dello Stato ha permesso di riesumare una categoria teologica caduta nell’oblio, quella dei peccati commessi con pensieri, parole, opere e omissioni. Il processo alle intenzioni del diabolico ottuagenario Savona, pronto ad uscire dall’euro in 48 ore nette (?!) ha tuttavia consentito agli italiani di vederci più chiaro.

Il buon Mattarella si è presentato al popolo per rivendicare lo stop a Savona nel nomedei Mercati, rivelando – santa ingenuità – di chi è garante e presidente. Il commissario europeo con passaporto tedesco, HerrOettinger, colto anch’egli da un attacco di sincerità, ha ringhiato che ci penseranno i Mercati (sempre con la maiuscola!) a insegnare agli italianuzzi, piccoli, neri, sporchi e fetenti a votare come si deve. Persino Juncker, forse tradito dalla birra belga, ha rivelato apertisverbis quanto gli stiano sulle scatole gli abitatori dello Stivale, fannulloni, mantenuti, corrotti (verissimo, ma in affollata compagnia) e tante altre cose. Continua a leggere