Nuove regole sui condizionatori: si parte il primo maggio

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di Mariangela Tessa

La data da segnare in calendario è il primo maggio. È da allora che partiranno le nuove regole sui condizionatori per gli edifici pubblici, In base a quanto previsto da un emendamento al decreto Bollette, voluto da due parlamentari pentastellati – Masi e il capogruppo alla Camera Crippa – per far fronte al caro energia da un lato e limitare in qualche modo il consumo di gas dall’altro, la temperatura del condizionatore in tutti gli edifici pubblici non potrà essere inferiore ai 27 gradi, con due gradi di tolleranza. Di fatto il limite reale è 25 gradi.

Le nuove regole valgono in tutti gli edifici pubblici, anche nelle scuole – se ci sono condizionatori d’aria – e sedi di enti locali. Non rientrano invece ospedali, case di cura e tutto ciò che riguarda la sanità pubblica.

Nuove regole estese anche all’inverno

Poiché l’emendamento resterà in vigore fino al 31 marzo del 2023 e, “l’operazione termostato” sarà estesa anche al prossimo inverno e adattata ai riscaldamenti. In questo caso non si potrà salire al di sopra dei 19 gradi, anche qui con due gradi di tolleranza. Anche qui di fatto il limite reale è quindi un po’ più alto, 21 gradi.

Escluse le abitazioni private

Dalla stretta sui condizionatori e riscaldamenti sono escluse anche  le case private, dove in realtà sono già in vigore alcune regole. Come ricorda il Corriere della Sera, nelle abitazioni private non si dovrebbero superare i 20 gradi in inverno con fasce di accensione specifiche dei termosifoni in base alle sei zone in cui è divisa l’Italia. Si va dal 15 ottobre, nelle ‘nordiche’ Milano e Bologna per esempio, fino al 1 dicembre a Palermo e Catania, nel Mezzogiorno.

Multe salate per chi non si adegua

Per chi non si adegua, ci sono in teoria multe salate, ma è poco chiaro come funzionerà la macchina dei controlli. Controlli che diventerebbero ancora più complessi se le norma fossero estese anche ai privati, quindi alle aziende e alle case degli italiani. Per ora, il compito dovrebbe spettare agli ispettori del lavoro, che potranno multare le varie amministrazioni pubbliche per una somma compresa tra i 500 ai 3mila euro in caso di infrazione delle regole.

Nel dettaglio, si legge nell’emendamento: