La Finlandia “entrerà nella Nato senza indugio”. C’è la data della svolta storica

Condividi su:

di Eugenio Palazzini

Roma, 12 mag – Salvo clamorosi dietrofront last minute, la Finlandia entrerà nella Nato. Il processo di adesione procede più spedito che mai e non sembrano esserci ripensamenti da parte del governo di Helsinki, anzi, adesso c’è pure la data decisiva. Il presidente finlandese Sauli Niinisto e il primo ministro Sanna Marin, scrivono oggi che la Finlandia “deve presentare domanda di adesione alla Nato senza indugio“. Un parere evidentemente decisivo perché arriva dalle più alte cariche dello Stato scandinavo dopo lunghe consultazioni con i parlamentari.

Finlandia nella Nato, “questione di giorni”. Ecco la data decisiva

“Durante questa primavera – si legge nella nota congiunta – si è svolta un’importante discussione sulla possibile adesione della Finlandia alla Nato. Ci è voluto del tempo per permettere al Parlamento e all’intera società di prendere posizione sulla questione. Ci è voluto tempo – specificano premier e presidente finlandesi – per i contatti internazionali con la Nato e i suoi Paesi membri, nonché con la Svezia. Abbiamo voluto riservare alla discussione lo spazio necessario”. Adesso però “il momento del processo decisionale è vicino. L’adesione alla Nato rafforzerebbe la sicurezza della Finlandia. In quanto membro della Nato, la Finlandia rafforzerebbe l’intera alleanza di difesa”.

Ma quando, esattamente, il Paese scandinavo storicamente neutrale compirà questo passaggio chiave? “La Finlandia deve presentare domanda per l’adesione senza indugio. Ci auguriamo che le misure nazionali ancora necessarie per prendere questa decisione vengano prese rapidamente entro i prossimi giorni”, scrivono Niinisto e Marin. La decisione ufficiale del governo di Helsinki dovrebbe essere presa, per l’esattezza, domenica 15 maggio.  Parlamento dovrà approvarla, ma sembra esserci ormai una larga maggioranza di deputati favorevoli all’entrata nell’Alleanza atlantica. Nel frattempo, in attesa che si definisca la svolta storica, Boris Johnson ha assicurato lo “scudo” del Regno Unito in caso di attacchi russi a Svezia e Finlandia.

I motivi della decisione di Helsinki

Come noto, a spingere la Finlandia tra le braccia della Nato è stato essenzialmente l’attacco russo all’Ucraina, che ha generato un rapido ripensamento nell’opinione pubblica. La nazione scandinava, neutrale dalla fine della seconda guerra mondiale anche per via della sua delicata posizione geografica, precedentemente non aveva difatti mai aperto alla possibilità di aderire alla Nato. La guerra in Ucraina ha però cambiato la percezione dei politici e dei cittadini finlandesi, esattamente come accaduto in Svezia.
“Il comportamento imprevedibile della Russia è un problema enorme. La Russia è pronta a eseguire delle operazioni che sono ad alto rischio anche per noi e che porteranno anche da noi un elevato numero di vittime”, ha detto il ministro degli Esteri finlandese, Pekka Haavisto, durante un’audizione alla commissione Affari Esteri del Parlamento europeo. “Inoltre la possibilità di dispiegare forze e portare alle frontiere 100 mila soldati e poi in terzo luogo in Russia si parla dell’uso di armi non convenzionali, come chimiche e nucleari, anche se è vietato dagli accordi nazionali”, ha sottolineato il ministro. Paura eccessiva? Forse sì, ma tant’è. La Russia rischia così di ritrovarsi con un’altra nazione confinante nell’Alleanza atlantica e la Finlandia un orso indispettito alle porte di casa.

Eugenio Palazzini

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/entriamo-nato-senza-indugio-data-della-storica-svolta-233225/

Budapest, in decine di migliaia ricordano la rivolta del 1956 (Foto)

Condividi su:

Roma, 23 ott – Tricolori al vento, sorrisi, canti e l’aria fiera del popolo libero. Decine di migliaia di ungheresi sfilano oggi a Budapest per commemorare la rivolta antisovietica del 1956. I manifestanti – presente anche una delegazione italiana dell’Ugl – marciano compatti, lungo il Danubio verso il centro della capitale d’Ungheria dove il premier Viktor Orban sta tenendo un discorso. Non si tratta soltanto di ricordare la spinta rivoluzionaria di una terra che non si è mai piegata alla propaganda e ai carri armati comunisti.

Budapest ricorda la rivolta del 1956. Orban: “Difendiamo anche oggi la nostra nazione”

Quello di oggi è anche un messaggio all’Europa, dal cuore dell’Europa. “Noi crediamo in un’Ungheria forte e indipendente”, dice Orban. “Noi difendiamo anche oggi la nostra nazione. Difendiamo i nostri figli, la nostra cultura, le nostre tradizioni, la nostra famiglia. Oggi come nel 1956, domani come oggi”. E ancora: “Avvertiamo i nostri nemici che vorrebbero svendere l’Ungheria a forze internazionali: noi non ci arrenderemo mai, noi non scapperemo mai. E vinceremo di nuovo”.

“Siamo l’incarnazione del 1956”

“La nostra storia millenaria ci ha insegnato a lottare per la nostra libertà”, scrive su Twitter Katalin Novák, ministro ungherese della Famiglia. “L’eredità del 1956 ci dice che non possiamo riposare comodamente, ma dobbiamo lottare costantemente per essere liberi. Siamo gli eredi della rivoluzione ungherese del 1956. Ancora oggi noi ungheresi siamo l’incarnazione del 1956”. Esattamente sessantacinque anni dopo la rivolta di un popolo che non poteva accettare la schiavitù sotto il segno di una stella rossa, di una falce e di un martello.

Un grido di libertà

Allora quel simbolo straniero andava rimosso, lo stesso con cui dieci anni prima qualcuno provò a sporcare il tricolore italiano. Qualcuno che poi dieci anni dopo, ben prima di godersi una dorata pensione da presidente della Repubblica, esprimeva tutto il suo entusiasmo per l’avanzata dei carri armati sovietici che repressero nel sangue il grido di libertà degli ungheresi. “In Ungheria l’Urss porta la pace”, scriveva il gendarme rampante dalle colonne dell’Unità. E invece no, l’Unione Sovietica portò solo il freddo della fame nel cuore imperiale della Mitteleuropa.

Eppure fu proprio allora che il grido di libertà dei giovani ungheresi, pur spezzato, riuscì a rompere la coltre. Era il secondo risorgimento magiaro, un secolo dopo il primo del 1848 contro gli austriaci invasori. La giovane Europa nasceva a Roma e a Budapest, sotto gli stessi colori di una bandiera il cui rosso non doveva rappresentare altro che il sangue dei martiri caduti per l’indipendenza nazionale. Oggi come allora: avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest.

 

 

Eugenio Palazzini 

Foto di Alberto Palladino

 

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/budapest-decine-migliaia-commemorano-rivolta-1956-foto-211831/