“Berlino 1989? L’Europa è divisa in due e l’Est rifiuta il liberismo”

di Alain de Benoist
Fonte: Barbadillo
Alain de Benoist, In questi giorni si celebra il trentesimo anniversario della caduta del muro di Berlino. In questo intervallo, hai spesso scritto che “il muro di Berlino non è caduto in tutte le teste”. È ancora la tua opinione?

“La riflessione era rivolta a coloro che non avevano ancora capito che nel 1989 la fine del sistema sovietico segnò sia la fine di un mondo (che rese possibile l’attuale globalizzazione), che quella del dopo la guerra, quella del ventesimo secolo e senza dubbio anche quella del grande ciclo della modernità. Ma oggi vorrei piuttosto criticare coloro che non vedono che la cortina di ferro è scomparsa solo per essere sostituita da un divario culturale. Nonostante la riunificazione, i due territori tedeschi – il renano-bavarese e il prussiano – sono ancora lì, e per molti versi l’ex Germania orientale ha più in comune con i paesi orientali vicini che con il ciò che ci eravamo abituati, erroneamente, a chiamare il “mondo libero”.
Non mi pento, ovviamente, della riunificazione tedesca, che è andata di pari passo con la riunificazione europea. Ma mi pento del modo in cui è stato fatta. La riunificazione avrebbe potuto essere l’occasione per un sorpasso simultaneo dei sistemi occidentali e orientali, mantenendo il meglio di ciascuno di essi e respingendo il peggio. Invece, abbiamo assistito alla totale annessione dell’ex DDR da parte della Germania federale. Approfittando delle circostanze, la Repubblica federale, per mezzo di Treuhand, alla fine acquistò la Repubblica democratica per sottoporla a una terapia di shock liberale-liberista, vale a dire a un regime di sfruttamento capitalistico di cui non aveva finito pagare il prezzo. Trenta anni dopo la riunificazione, la maggior parte delle persone in Sassonia, Brandeburgo e Turingia si sente ancora come cittadini di seconda classe”.

La riunificazione ha ancora determinato molte cose, in trent’anni …

“Certo. Ma la parola che riassume tutto è quella di delusione. Quando il sistema sovietico crollò, il popolo orientale aveva un’immensa speranza: credeva che avrebbe avuto accesso all’Eldorado di garanzie e ricchezza. Dopo di che, i tedesci dell’Est hanno scoperto le alienazioni del mondo postmoderno, la crescita dei profitti del capitale a spese di quelli del lavoro, la lotta di tutti contro tutti, in breve, un mondo molto più difficile di quanto pensassero. Hanno anche scoperto l’immigrazione e il multiculturalismo: un modello che è diventato per loro una vera e propria verità implicita. Questa delusione alimentava una qualche forma di “Ost-algia”. Ieri l’orizzonte era grigio e c’era scarsità di beni. Oggi ci sono i profitti insolenti per i più ricchi, la miseria per i più poveri e l’insicurezza per tutti. Ieri vivevamo in un regime che limitava le libertà, oggi in un sistema che privatizza la censura e istituzionalizza il pensiero unico. Il muro, simbolo odioso, proteggeva almeno la logica del mercato, la deregolamentazione dei prezzi, la privatizzazione selvaggia e l’atomizzazione sociale.
Di fronte, abbiamo assistito a una delusione simmetricamente opposta. Francis Fukuyama, leggendo un po ‘in fretta Hegel, aveva pensato di poter annunciare la fine della Storia e il trionfo planetario del modello capitalista liberale: le vecchie nazioni stavano per scomparire a favore del supermercato globale. Ma la storia è tornata – insieme a geopolitica e lotte di potere – e ciò che ha portato è lo scontro di civiltà, minacce climatiche, crisi finanziaria globale dilagante, guerre “umanitarie”, terrorismo e paura del futuro.
In Occidente, l’entusiasmo mostrato dalla gente dei paesi dell’Est durante la sua “liberazione” era stato dato per scontato immaginando che sarebbero diventati buoni studenti di democrazia liberale. Oggi scopriamo che i diversi paesi dell’Europa centrale e orientale non vogliono assomigliare affatto a noi, al contrario. Da qui la difesa di un Viktor Orbán a favore della “democrazia illiberale” e le sue critiche a “dogmi e ideologie dell’Occidente”. Da qui la rielezione trionfante di Jarosław Kaczyński in Polonia. Da qui il doppio successo nei Länder della Germania orientale, dei populisti dell’AfD (di cui si parla molto) e degli ex comunisti di Die Linke (di cui non parliamo abbastanza)”.

C’è da concludere che l’Europa è di nuovo divisa in due?

“Sì, in larga misura, e non me ne pento. Ma per prima cosa notiamo che l’Unione Europea ha un nome particolarmente malvagio, perché invece di unire l’Europa, l’ha doppiamente divisa. Divisione nord-sud con l’adozione di una moneta unica modellata sul marco che, dalla Grecia al Portogallo, è stato fatale per i paesi del Mediterraneo. Divisione est-ovest con flussi migratori che stanno accelerando sempre di più in Occidente e che i paesi orientali non vogliono assolutamente.
È tempo di ammettere che l’Europa orientale ha culture e storie politiche diverse dall’Europa occidentale. Riunisce paesi che sono più attaccati al popolo e alla nazione che allo stato perché non è lo stato che li ha partoriti. In Occidente, è l’opposto: lo stato ha preceduto la nazione che alla fine ha creato il popolo. Nemmeno i paesi orientali sono stati modellati dall’ideologia dell’Illuminismo. Oggi si rendono conto che la democrazia liberale è il prodotto di una storia unica che non è la loro e che lo stato di diritto non è il modo migliore per garantire la sovranità popolare e la permanenza delle nazioni. La loro identità è stata minacciata dal sistema sovietico, non vogliono vederlo distrutto dalla decadenza dell’Occidente e dalle richieste liberali di “libera circolazione di persone, merci e capitali”. Non è quindi deplorevole che cerchino di organizzarsi per modellare un’altra Europa. Dovremmo considerare questo come una speranza”.

(Intervista di Nicolas Gauthier)
Critica del Liberalismo – Libro

Immigrati, l’accordo di Malta era una bufala!

 

di Alessandro Gnocchi

L’avevano presentato (giornali e politici) come il grande accordo. Una pietra miliare per almeno tre motivi diversi: ridefiniva le politiche europee sull’immigrazione; segnava la ritrovata coesione dell’Unione in nome della solidarietà; l’Italia usciva dall’isolamento, nuovamente rispettata grazie al passo felpato e sapiente del Conte Bis, Continua a leggere

Flat Tax, aiuti alle famiglie: così l’Ungheria cresce 4 volte la zona Euro

di Stelio Fergola

Flat Tax al centro di un lavoro impostato alla crescita: un dato a cui l’Ungheria di Viktor Orban, in senso buono, non è sfuggito negli ultimi anni. Che mostrano tendenze sempre confortanti: il Paese è cresciuto del 4% nel 2017 e prevedeva chiudere il 2019 al + 3,2%. Il tempo è al passato non a caso: al 2 ottobre, i numeri sono ancora più alti. E i salari seguono lo stesso andazzo. Il tutto mentre la zona Euro, come sempre, arranca.

Flat Tax e crescita

La Flat Tax ungherese, in vigore dal 2011, è pari al 15% per le persone fisiche. Dal 2017 c’è anche il 9% per le società. Le previsioni di crescita sopracitate si sono rivelate sbagliate. I magiari stanno chiudendo il 2019 a livelli ancora più alti, ben + 5,2, come riporta il quotidiano La Verità. Un dato di 4 volte superiore alla media Ue, che oscilla tra l’1,5 e l’1,6%.

Flat Tax, stipendi, Pil

Tasse abbattute, stipendi che svettano, Pil idem. Pare un processo naturale: il salario minimo ungherese nel 2019 è di circa 464 euro mensili, nel 1999 era inferiore a 100 euro. Quello medio nel 2015 era di 333 euro, nel 2018 supera i 600. Il Pil sale già del 4% considerevole sopracitato nel 2017, per un valore di 139 miliardi di euro, e le previsioni per il 2019 sono sempre state smentite da rialzi. Continua a leggere

L’Europa e la questione tedesca

di Fabio Falchi 

L'Europa e la questione tedesca

Fonte: Fabio Falchi

Il nuovo scontro tra Stati Uniti e Germania sulla missione marittima nello Stretto di Hormuz (missione pianificata da Washington per impedire che gli iraniani possano minacciare la libera navigazione in quello Stretto, attaccando o sequestrando delle petroliere come ritorsione per il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano del luglio 2015 – ossia dal Joint Comprehensive Plan of Action – nonché per le sanzioni adottate dagli americani contro l’Iran), è certamente un altro segno del deterioramento dei rapporti tra l’America e Unione Europea. Anche se Berlino afferma che questa missione (cui, se ci sarà, non è escluso che anche la Germania possa parteciparvi) non farebbe altro che gettare benzina sul fuoco, in realtà questo scontro tra la Germania e gli Stati Uniti ha un significato che va ben oltre la questione del nucleare iraniano. In gioco, infatti, vi sono interessi economici e questioni geopolitiche più importanti che la divergenza di opinioni sulla strategia da adottare nei confronti della Repubblica islamica dell’Iran. Per capirlo però occorre fare “qualche passo indietro”. Continua a leggere

Manovra bocciata, parla Becchi: “Siamo sotto attacco. E’ l’ora dei minibot”

 La Commissione europea ha bocciato definitivamente la manovra economica e ora è iniziato il percorso che dovrebbe condurre all’apertura della procedura d’infrazione contro l’Italia per deficit eccessivo. Nel governo si fanno strada i “possibilisti”, con in testa il ministro degli Affari europei Paolo Savona, quelli cioè che sarebbero pronti a ritoccare la manovra per favorire una negoziazione con Bruxelles evitando la procedura. Ma a questo punto può permettersi il governo di tornare indietro? No, secondo il filosofo Paolo Becchi, intervistato da Lo Speciale.

Il ministro Savona parla di situazione grave e sembra aprire a possibili modifiche. E’ davvero questa la strada giusta?

“Sono sorpreso da alcune dichiarazioni messe in bocca a Paolo Savona e che testimonierebbero una volontà di riscrivere la manovra. Trovo molto strano che possa essersi spinto ad assumere delle decisioni del genere. Penso che il Governo non debba modificare nulla, perché questa manovra rappresenta il minimo sindacale. Se c’è il rischio di una procedura d’infrazione il deficit andrebbe addirittura aumentato, non diminuito. Dico questo perché non è l’Italia a stare dalla parte del torto, bensì l’Europa”.

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Come tradire il IV novembre

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Dopo un anno di commemorazioni masochiste per auto-mortificarci, arrivò finalmente il giorno in cui siamo costretti a ricordarci della Vittoria e del suo centenario. Eccolo, il 4 novembre, anzi il IV novembre, la giornata della Patria. Ma avrete già sentito come viene trasformato quell’anniversario nel Racconto Ufficiale fatto da presidenti, ministri, media e professori: la Vittoria sparisce, la Nazione pure, alla Patria solo un timido sbuffo di cipria e dei caduti se ne parla come povere vittime del nazionalismo e dei loro capi. Il resto sarà tutta una celebrazione della pace, dell’Europa, dell’umanità col sottinteso che eroi e vittime di guerra sono caduti invano, per una sanguinosa illusione.

La memoria della Grande Guerra viene esattamente rovesciata: diventa la celebrazione dell’Europa e la mortificazione delle nazioni identificate nei nazionalismi. Ma la verità storica dice esattamente il contrario: la Prima guerra mondiale fu il funerale dell’Europa e il trionfo dell’Italia, pur mutilato.

Da quel conflitto l’Europa uscì infatti sfasciata e indebolita, non fu più il centro del mondo, perse gli Imperi Centrali che ne erano la spina dorsale, il mondo cominciò a dividersi tra l’Ovest americano e l’Est comunista, schiacciando l’Europa nel mezzo o relegandola a periferia. Nacque da quel conflitto il comunismo e poi la reazione ad esso, nacque la frustrazione tedesca che portò al nazismo, nacque il fascismo. Con la Seconda guerra mondiale, il tramonto dell’Europa avviato dalla prima raggiunse il suo epilogo. Gli occhi dell’ideologia pacifista non vogliono vedere la realtà tragica e gloriosa di quell’evento. Continua a leggere

E’ reato definire Maometto un pedofilo

Una sentenza vergognosa! (N.d.R.)

Corte UE: bisogna distinguere tra matrimonio con una bambina e pedofilia

di Magdi Allam

Cari amici, per la “Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”, di fatto la suprema istanza della magistratura in Europa, è reato definire Maometto un pedofilo. Non perché si contesta il fatto incontrovertibile che nel 620, all’età di 50 anni, sposò una bambina di sei anni, Aisha, anche se il matrimonio fu consumato tre anni, nel 623, quando la bambina aveva nove anni. Ma perché, spiega la sentenza, Maometto e Aisha rimasero sposati fino alla sua morte nel 632, cioè per nove anni, quando Aisha aveva 18 anni. Quindi, secondo la Corte Europea, si può dire che Maometto sposò una bambina ma non che sia stato un pedofilo perché “pedofilo è chi è attratto solo o principalmente da minorenni”. Insomma essendo stata Aisha l’unica moglie-bambina di Maometto, mentre le altre sue 14 mogli erano maggiorenni, ed essendo stato Maometto suo marito fino alla sua morte, non si può attribuire a Maometto l’orientamento sessuale del pedofilo. In conclusione per la Corte Europea se un uomo adulto sposa una sola volta una bambina e lei resta sua moglie fino alla sua morte, non è qualificabile come pedofilo.

Sulla base di questa argomentazione la Corte Europea ha dato torto a un’esperta di questioni islamiche, l’austriaca Elisabeth Sabaditsch-Wolff, che aveva presentato un ricorso dopo essere stata condannata in Austria nel 2011 per “incitazione all’odio” e “oltraggio ai simboli religiosi di una comunità religiosa riconosciuta”. La Corte Europea ha condiviso la sentenza della magistratura austriaca, secondo cui bisogna distinguere tra il matrimonio con una bambina e la pedofilia. La Corte Europea ha fatto propria anche la motivazione della magistratura austriaca sulla necessità di prevenire la reazione violenta degli islamici, sostenedo il “legittimo scopo di prevenire disordini salvaguardando la pace religiosa e rispettando il sentimento religioso”. Continua a leggere

Ecco il vero punto debole dei partiti sovranisti europei

Da sovranisti leggiamo con attenzione un articolo di critica costruttiva:

Se il sovranismo è attenzione esclusiva all’interesse nazionale, non deve sorprendere che quel mondo, in Europa, non abbia alcun interesse a sostenere l’Italia nella sua politica economica. Lo ha fatto capire per primo Sebastian Kurz, cancelliere austriaco, che ha manifestato il pieno sostegno alla decisione della Commissione europea sulla correzione della manovra italiana.

Lo ha fatto capire poi l’ultradestra tedesca. La leader di Alternative für Deutschland, Alice Wiedel, ha scritto un tweet abbastanza chiaro parlando dell’Italia. “Orrendo nuovo indebitamento: sono pazzi questi romani!” esclama la leader di Afd sul suo profilo social. E ancora: “La folle manovra degli italiani è a spese della Germania: perché dobbiamo pagare noi per i ricchi italiani?”

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Discorso (inutile) sul soldato e la democrazia

Discorso (inutile) sul soldato e la democrazia

Discorso (inutile) sul soldato e la democrazia

Si parla del video preparato dal ministero Difesa per la festa delle forze armate è  censurato dal primo ministro che vuole immagini “meno forti”, soldati italiani che fanno la protezione civile. In questi giorni, chi segue  l’aggressione dell’Europa contro l’Italia, chi ha visto  come ci è stata strappata la Libia,   e come si subiscono le umiliazioni dai francesi a …

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