Maria Luce preferì il pudore al successo

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Avrebbe interpretato Giulietta in un musical all’Arena di Verona così da avere la carriera assicurata… ma rifiutò per non indossare una camicia da notte trasparente (DUE VIDEO: Maria Luce allo Zecchino d’Oro e da adulta)
di Rino Cammilleri
Maria Luce Gamboni è la bella cantante diciottenne che aveva avuto la fortuna di essere scelta per la parte di Giulietta nel musical «Romeo & Giulietta. Ama e cambia il mondo», prodotto da David Zard (forse il massimo produttore musicale italiano). L’esordio all’Arena di Verona e poi in giro per i maggiori teatri.
Altro che X Factor. Una carriera assicurata, una visibilità a tutto campo, soldi, forse Sanremo e chissà cos’altro. Ma, a pochi giorni dal debutto, la ragazza ha salutato tutti e se ne è tornata a casa, a Pesaro, dove frequenta l’ultimo anno di liceo e il conservatorio. Come mai il gran rifiuto all’ultimo momento?
Intervistata da Solidea Vitali Rosati per il «Resto del Carlino» del 23 ottobre, ha spiegato che cantare è una cosa, fare lo strip un’altra. Infatti, nella scena d’amore con Romeo avrebbe dovuto indossare solo una camicia da notte trasparente. Così trasparente che si sarebbe dovuto vedere bene che sotto non portava niente. La protagonista mancata ha chiesto alla regia di potere almeno mettersi le mutande e il reggiseno. Ma la risposta è stata perentoria: o nuda o chiamiamo qualcun altro. E lei ha detto: chiamate qualcun altro, «perché al denaro e al mio sogno ho preferito il mio pudore».

NON SCENDERE A COMPROMESSI È POSSIBILE
Maria Luce fa volontariato all’ospedale pesarese e frequenta da sempre la parrocchia. Ha detto chiaro e tondo che «accettare quel costume di scena voleva dire negare i princìpi in cui credo, fortemente radicati nella mia coscienza di cattolica e di donna. In generale poi non condivido la consuetudine ormai diffusa ovunque e comunque della donna assimilata ad un corpo nudo». In effetti, a ben pensarci, se uno deve cantare, perché deve farlo chiappe al vento? Per esigenze di spettacolo? Ma non era un musical? O per esigenze del regista? Del pubblico non crediamo, dal momento che il pubblico può trovare di più e di meglio su internet. E poi, quelli delle ultime file, devono armarsi di binocolo infrarosso a scansione elettronica?
Ed ecco la grande lezione che la diciottenne Maria Luce dà alle sue coetanee: «Ritengo importante aver verificato che non scendere a compromessi è possibile e dà una grande soddisfazione. Non bisogna avere paura di far prevalere le proprie idee, di ragionare sempre con la propria testa e mai farsi trascinare. Insomma di saper rinunciare a delle opportunità, se si capisce che una esperienza non è adatta, giusta per se stessi». In effetti, una diffusa indisponibilità alle «esigenze di copione» costringerebbe i registi e gli sceneggiatori a fare a meno di inutili, ai fini della narrazione (ripetiamo: inutili), scene hard o di nudo gratuito.

LA SVENTURATA RISPOSE…
Il vecchio Manzoni, per descrivere la scena in cui la Monaca di Monza finisce per restare incinta di Egidio, usa solo questa frase: «La sventurata rispose». Lasciando il resto all’immaginazione del lettore. E sai che immaginazione ci vuole… Un regista odierno, invece, ci mostrerebbe, con ricchezza di primi piani, i due a letto, nudi e avvinghiati e ansimanti. Come se allo spettatore non bastassero il «sì» iniziale della «sventurata» e il frutto del peccato nella scena successiva. Ma gli operatori dello spettacolo sanno benissimo che per una che fa la difficile ne trovano legioni a cui non par vero.
Il narcisismo e la vanità (nei secoli cristiani, condannatissimi in tutte le omelie) trovano oggi masse sterminate di adepti, il cui luogo-simbolo è la discoteca. Nella quale ognuno balla da solo, balla con se stesso, “si esprime” in moti del corpo che la musica (si fa per dire) si limita a suggerire.
Ritornando a Maria Luce, è certo che la sua rinuncia è di non poco momento. Ma fa pensare anche a quanto sia grottesco, ormai, il mondo del cosiddetto spettacolo: ti assumono per cantare e ti ritrovi senza mutande davanti alla platea. Se ti azzardi a dire «scusate, ma che c’entra?» ecco che ti accompagnano alla porta magari scocciati con te per aver fatto loro perdere del tempo. E te ne vai spintonato dalla valanga di quelli che tutte queste storie non le fanno pur di apparire e far soldi.
Quella di Maria Luce Gamboni è una testimonianza molto bella ma anche triste, perché isolata. Pensate: ha nominato il pudore. L’avete mai sentito menzionare in qualche omelia?

Nota di BastaBugie: dopo il video di Maria Luce quando partecipò nel 2005 allo Zecchino d’Oro con la bella canzone sul matrimonio “Quell’anello d’oro” (durata: 3 minuti e mezzo), riportiamo la lettera che la giovanissima artista ha scritto ai propri compagni di classe al liceo “Mamiani” di Pesaro in merito alla sua scelta di abbandonare il set del prestigioso musical “Giulietta e Romeo”.

https://youtu.be/LY0obfuR528?t=15

LETTERA DI MARIA LUCE AI COMPAGNI DI SCUOLA

Cari compagni,
domani mattina prenderò il treno per tornare definitivamente a Pesaro, ma prima di chiudere gli occhi voglio scrivervi questa lettera per poi riuscire a; leggerla quando sarò di nuovo a scuola. Ho deciso di condividere la mia esperienza di questi ultimi due mesi con voi che siete miei coetanei perché quello che ho imparato da essa e le decisioni prese in questo ultimo periodo possano essere per voi come lo sono state per me di insegnamento. Sono partita il 20 luglio per questa esperienza, ero piena di aspettative, di voglia di imparare e di volermi applicare ma soprattutto contenta di poter fare ciò che amavo e che amo tutt’ora; cantare. Insomma, il mio grande sogno di fare un musical si stava realizzando. Così sono iniziate le prove, molto faticose, visto che lavoravamo dieci ore al giorno in una palestra dove il caldo toglieva forza e concentrazione, ma la voglia di fare e di dover avere un prodotto finito in soli trenta giorni ci faceva andare avanti e ci spingeva a dare sempre il meglio.
Giorno dopo giorno ho conosciuto tantissime persone, tra ballerini, cantanti, attori e produzione eravamo circa un centinaio. Insomma tanto duro lavoro dietro questo spettacolo! Per me ma come per tutti quelli che erano li, era diventata una professione dove si esigevano grande preparazione ma soprattutto grande concentrazione. Poi una volta montato l’intero; spettacolo si sono presentate le prime difficoltà, ho cercato di superarle e di lottare fino alla fine cercando sempre di far prevalere la mia posizione e le mie idee. Ma alla fine non sono state accettate.
LA SCENA CHE HO RIFIUTATO
Come tutti sapete Shakespeare nel suo libro parla dell’unica notte d’amore tra Romeo e Giulietta in seguito al loro matrimonio segreto… Il regista di questo musical sin dall’inizio aveva in chiaro di rendere nel più vero modo possibile questa scena. Così un giorno si è avvicinato comunicandomi la sua idea, quella di voler fare questa scena mettendo a servizio dello spettacolo il mio corpo seminudo. Io subito mi sono rifiutata dicendogli che non l’avrei mai fatta per nessuna ragione al mondo.; Così lui; mi disse che dovevo stare tranquilla e che mi sarebbe venuto incontro. Non mi sembrava il vero, in un mondo come quello dello spettacolo pieno di compromessi ero riuscita ad ottenere ciò che volevo, senza dover scendere a patti di nessun tipo. Passa un mese e noi intanto dalla piccola palestra ci spostiamo al Gran Teatro di Roma dove una spettacolare scenografia ci stava aspettando. Come sempre ore ed ore di prove ma ero tranquilla perché il pericolo che temevo lo avevo sconfitto… sembrava così ma non lo era.
A DIECI GIORNI DAL DEBUTTO
A soli 10 giorni dal debutto ritornò fuori lo stesso problema. A questo punto io ero consapevole che la mia esperienza sarebbe finita , perché non c’era modo di trovare un punto d’incontro. Come avevo previsto il produttore mi si è avvicinato e mi ha chiesto se allora me la sentivo di mettere il mio corpo seminudo a servizio di quella scena. In quel momento mi sono sentita considerata un oggetto in mano a degli uomini che volevano fare di me e del mio corpo il loro successo ma io non potevo permetterglielo, non volevo permetterglielo. Allora ho subito detto che se non mi fossero venuti incontro me ne sarei andata visto che nel contratto lavorativo non era presente nessuna richiesta di questo genere. Così il produttore una volta riferito ciò al regista mi chiamò in produzione e mi disse esattamente queste parole: “il regista mi ha detto che se decidi di non fare quella scena nel modo in cui ti è stato richiesto, non farai lo spettacolo.” Ecco a soli dieci giorni dal debutto la parte sporca di quel mondo era venuta fuori e io convinta delle mie idee gli ho detto che non l’avrei fatta, che me ne sarei andata a casa coerente con me stessa; e con i miei principi , ma soprattutto pulita e senza essere scesa a compromessi.
IL PENSIERO AI COETANEI E ALLE DONNE
La mia ultima frase in quella stanza è stata: “Me ne vado, ho perso contro di voi perché non ho ottenuto ciò che chiedevo, ma ho vinto con me stessa perché al denaro e al mio sogno ho preferito il mio pudore”. Ecco compagni io non mi sento di dovervi dare insegnamenti ma quello che posso dirvi, perché l’ho vissuto in prima persona, è di non scendere mai a compromessi nella vita, di far prevalere sempre le proprie idee, di ragionare sempre con la propria testa e mai farsi trascinare, di saper rinunciare, se si capisce che una cosa non è buona per se stessi, anche quando ciò porta a perdere delle opportunità. Ma soprattutto vorrei rivolgermi alle mie coetanee e a tutte le donne, non fatevi manipolare da uomini che di voi e del vostro corpo fanno il loro successo. A conclusione di tutto ciò io mi sento di dover ringraziare la mia famiglia perché quello che mi hanno insegnato mi è stato indispensabile in questa esperienza, ma voglio ringraziare anche voi cari compagni per il tempo e l’attenzione che mi avete dato nell’ascoltare queste parole, ma soprattutto per avermi dato la possibilità di condividere con voi questa mia esperienza. Grazie di cuore!!!
Maria Luce Gamboni

MARIA DI NAZARETH cantata da Maria Luce

Nel seguente video (durata: 2 minuti e mezzo) Maria Luce Gamboni esegue un bel canto alla Madonna. Le foto, ovviamente, sono di Maria Luce.

https://www.youtube.com/watch?v=yKCXLevB5T4

Titolo originale: Al successo preferì il pudore L’esempio di Maria Luce
Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 26-10-2013

Pubblicato su BastaBugie n. 634

Fede, immigrazione, accoglienza business

Risultati immagini per vescovi impiccioni con Salvini

Riceviamo con cortese richiesta di pubblicazione questa cortese e condivisibilissima lettera di una “cattolica perplessa”…

LA LETTERA DEL LETTORE

Lettera aperta

S.E. Monsignor Gianfranco Agostino Gardin

Treviso

vescovo.segreteria@diocesitv.it

S.E. Monsignor Corrado Pizziolo

Vittorio Veneto

vescovo@diocesivittorioveneto.it

Dr.ssa Valentina Carzavara

c/o La Tribuna di Treviso

provincia@tribunatreviso.it

Castelfranco Veneto 28-09-2018

In data 26 settembre 2018, sulla Tribuna di Treviso si trova un articolo firmato da Valentina Calzavara, dal titolo:

il monito della Chiesa alla Lega «La fede non si fa strumentalizzare››

Lo stesso giorno il quotidiano LIBERO, in prima pagina titola:

Loro accolgono, noi paghiamo

VESCOVI IMPICCIONI CONTRO SALVINI

Il tutto naturalmente corredato dall’articolo di Vittorio Feltri.

Senza entrare nei dettagli degli articoli, l’argomento trattato riguarda: gli immigrati, la fede, il Vangelo, l’accoglienza, ecc. ecc.

Quello che mi interessa è andare oltre cercando di approfondire alcuni aspetti che per dimenticanza, distrazione, ignoranza (non conoscenza), cattiva fede, ecc. non vengono presi in considerazione. Continua a leggere

Memorie di un’epoca – Fra’ Ginepro, il francescano che riportò Mussolini alla Fede

di Luciano Garibaldi

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Fra’ Ginepro da Pompeiana (foto dal sito Ragazzi del Manfrei)

Fu un sacerdote, don Ennio Innocenti, teologo e storico, famoso predicatore radiofonico (indimenticabili le sue trasmissioni dal titolo “Ascolta, si fa sera”), nonché fondatore della “Sacra Fraternitas Aurigarum in Urbe”, a ricostruire il cammino di Mussolini verso la fede. Lo fece con un libro, “Disputa sulla conversione di Benito Mussolini”, pubblicato a Roma a metà degli Anni Novanta, appunto dalla Fraternitas (via Capitan Bavastro 136, 00154 Roma). Don Ennio Innocenti aveva dedicato dodici anni di ricerche e investigazioni personali a questa insolita vicenda. In un primo momento, aveva rivelato quanto ebbe a confidargli Padre Eusebio OFM, al secolo Sigfrido Zappaterreni, cappellano capo delle Brigate Nere, trasferitosi in Argentina dopo la guerra e morto a Buenos Aires. Più volte – questo aveva rivelato Padre Eusebio al confratello – egli ricevette la confessione sacramentale di Benito Mussolini. In seguito, fu un altro francescano a somministrare al Duce, dopo averlo confessato a sua volta, l’Eucaristia. Il suo nome era Fra’ Ginepro. Continua a leggere

Rinuncia all’aborto e salva se stessa e la bimba

Segnalazione di Andrea Giovanazzi

La storia di Ana Beatriz Frecceiro Schmidt ricorda per molti versi quella di Chiara Corbella

di Nico Spuntoni

Ana Beatriz con la piccola Louise

Ana Beatriz con la piccola Louise

Dal Brasile arriva una storia che ricorda a larghi tratti quella di Chiara Corbella,la ragazza romana che rinunciò a curare il suo tumore alla lingua per proteggere il figlio che portava in grembo dagli effetti invasivi della radio e della chemioterapia. Anche Ana Beatriz Frecceiro Schmidt, impiegata di banca 32enne, ha scelto la vita nonostante i consigli dei medici che la esortavano ad abortire. Il 19 giugno del 2017 la ragazza, mentre allattava il suo primo figlio di 9 mesi, si accorse di avere un nodulo al seno. Gli esami radiografici le confermarono il cattivo presagio: si trattava, infatti, di un cancro. Una scoperta resa ancora più amara dal fatto che Ana Beatriz aveva appena saputo di essere incinta del suo terzogenito.

La vita prima di tutto

Dopo la diagnosi, i medici le hanno consigliato di interrompere la gravidanza, ma Ana Beatriz è stata inamovibile: “Ho deciso di andare avanti con la gravidanza, perché sono contro l’aborto, credo nella vita, credo nell’amore”. La forza d’animo che la contraddistingue e la speranza che ha trovato nella fede hanno spinto la ragazza a rassicurare, lei stessa, tutti i familiari e gli amici, a convincerli che era stata la decisione migliore da prendere. La giovane madre ha spiegato così la sua scelta: “Non sacrificherei mai la vita di mia figlia per salvare la mia. Penso che tutte le vite abbiano lo stesso valore e non ucciderei mai mia figlia per salvarmi. Non potrei conviverci”.

La lotta contro il cancro

Esattamente un anno fa, Ana Beatriz ha subito una mastectomia totale che ha previsto l’asportazione del suo seno sinistro. L’intervento ha consentito però di estirpare anche il tumore. “Ho ucciso chi aveva cercato di uccidermi”, ha detto la ragazza ricordando sul suo profilo social quel giorno. Una giornata di festa, vissuta col sorriso al risveglio dall’anestesia. Preoccupandosi prima di tutto della salute della figlia che stava aspettando, Ana Beatriz ha optato per il trattamento più rischioso, ma alla fine ce l’ha fatta. Il suo coraggio è riuscito a prevalere sul cancro. “Ho detto a tutti – racconta la giovane madre – o vivremo insieme, o saremo morti insieme, ma non mi sarei separata da lei, sacrificandola, uccidendola per salvarmi. Così ho combattuto per entrambe ed entrambe siamo sopravvissute“.

Il dono della gravidanza

L’operazione è stata particolarmente dura per il fisico di Ana Betriz non potendo assumere farmaci antidolorifici ed antinfiammatori per non compromettere la vita della piccola che custodiva in pancia. Ana Beatriz ha raccontato come considerasse la sua gravidanza un dono di Dio anche in quei momenti difficili. Infatti, trattandosi di un tumore di tipo ormonale, lo stato interessante in cui si trovava lo ha fatto sviluppare più velocemente ed ha consentito, quindi, di individuarlo in tempo. “Se non fossi stata incinta – ha spiegato la ragazza brasiliana – avrei rischiato di scoprirlo mentre già si stava metastatizzando”.

Il ruolo della fede

Nella decisione di Ana Beatriz ha senz’altro influito moltissimo la sua fede: “Sono cristiana – ha confessato la ragazza –  e sono sicura che è stata la mia fede in Dio che mi ha tenuto in piedi. Non ho mai perso la fede, non mi sono mai disperata e non ho mai pensata che io e la mia piccola saremmo morte”. Affidarsi completamente al Signore e mettere la vita prima di ogni altra cosa; in questo modo la 32enne è riuscita a non perdere mai la speranza durante la difficile esperienza che si è trovata ad affrontare: “Ho una fede molto forte in Dio e nella vita. So che Dio ha uno scopo nella mia vita e in quello di mia figlia, so che è stato un dono di Dio per me. Durante tutto questo tempo, questo periodo difficile vissuto, sapevo che Dio era con me, sostenendomi, sostenendoci“.

La prima femminuccia

Gli sforzi di Ana Beatriz sono stati premiati e alle 3 e 40 del 24 gennaio 2018 è nata Louise, la prima figlia femmina dopo due maschi. La piccola, 3790 grammi d’amore, è stata accolta dalla gioia di una mamma esemplare che ha voluto ringraziare immediatamente il Signore per la grazie ricevuta. “Dio è davvero perfetto e meraviglioso” ha scritto su Facebook subito dopo il parto, pubblicando la prima foto con in braccio quella che definisce “la sua piccola guerriera” accanto al marito Jonathan. Oggi Louise ha 6 mesi e gode di ottima salute, gioca felice con i fratelli, il padre e quella madre che tanto l’ha voluta ed ha lottato duramente per darle la luce. Ana Beatriz oggi si ritrae sui social dal parrucchiere promettendo che sarà l’ultima volta in cui rade i capelli, sperando di poter rivedere presto la sua folta chioma bionda scomparsa ormai un anno fa. “Ho avuto il cancro – ha efficacemente sentenziato la ragazza brasiliana in un’intervista ad Aci Digital – ma lui non ha mai avuto me“. Mentre lei, ora, ha Louise ed una famiglia felice.

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La Madonna del Carmelo, che promette la salvezza a chiunque si farà «suo»

Risultati immagini per La Vergine del Carmelodi Cristina Siccardi 

Il 16 luglio ricorre una festa mariana molto importante nella Tradizione della Chiesa: la Madonna del Carmelo, una delle devozioni più antiche e più amate dalla cristianità, legata alla storia e ai valori spirituali dell’Ordine dei frati della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (Carmelitani). La festa liturgica fu istituita per commemorare l’apparizione del 16 luglio 1251 a san Simone Stock, all’epoca priore generale dell’ordine carmelitano, durante la quale la Madonna gli consegnò uno scapolare (dal latino scapula, spalla) in tessuto, rivelandogli notevoli privilegi connessi al suo culto.

Nel Primo Libro dei Re dell’Antico Testamento si racconta che il profeta Elia, che raccolse una comunità di uomini proprio sul monte Carmelo (in aramaico «giardino»), operò in difesa della purezza della fede in Dio, vincendo una sfida contro i sacerdoti del dio Baal. Qui, in seguito, si stabilirono delle comunità monastiche cristiane. I crociati, nell’XI secolo, trovarono in questo luogo dei religiosi, probabilmente di rito maronita, che si definivano eredi dei discepoli del profeta Elia e seguivano la regola di san Basilio. Nel 1154 circa si ritirò sul monte il nobile francese Bertoldo, giunto in Palestina con il cugino Aimerio di Limoges, patriarca di Antiochia, e venne deciso di riunire gli eremiti a vita cenobitica. I religiosi edificarono una chiesetta in mezzo alle loro celle, dedicandola alla Vergine e presero il nome di Fratelli di Santa Maria del Monte Carmelo. Il Carmelo acquisì, in tal modo, i suoi due elementi caratterizzanti: il riferimento ad Elia ed il legame a Maria Santissima. Continua a leggere

La Speranza, la piccola bambina che tiene per mano…

di Danilo Quinto

Non è adatto, sia per la sua lunghezza, sia per i suoi intendimenti, a coloro che vanno di fretta.

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“Signore, ci sei tu, mi basti tu”. Questo dice colui che ha fede di fronte alle umiliazioni, agli scoraggiamenti, alle sofferenze, alle ingiustizie, alle sconfitte che subisce nel suo percorso terreno.

Quando l’uomo che ha fede si sente prostrato e vive una fatica che per lui è insostenibile – anche rivolgendosi umilmente a Dio per chiederGli aiuto e sostegno – proprio allora esercita la fede. Nel fondo più profondo della sua vita, la risposta dell’uomo a questo stato di prostrazione può squarciare e aprire il Cielo. Renderlo forte rispetto a qualsiasi tipo di evento terreno si verifichi.

Gesù esprime questa realtà della nostra vita con l’immagine della “porta stretta”. Dice (Lu, 13, 24): “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno”Continua a leggere

Andrea Bacciga, Bertucco ed Evola: note in margine ad una polemica

Risultati immagini per Bacciga, Evola, BertuccoRiceviamo e pubblichiamo la “lettera del lettore” giunta stamane, che condividiamo sia nei contenuti che nei toni (N.d.R.)

A lato, il Consigliere Comunale Avv. Andrea Bacciga

dell’Avv. Abbondio Dal Bon

Spettabile Redazione,
intervengo a margine della stucchevole polemica innescata dal consigliere comunale di minoranza, e di sinistra, (a Verona, n.d.r.) Michele Bertucco.
Codesto consigliere, autoinsignitosi del ruolo di poliziotto del pensiero e di censore secondo i ristretti canoni del politicamente corretto, stigmatizza la proposta del consigliere comunale Andrea Bacciga di intitolare una via della nostra città all’artista e filosofo Julius Evola.
Giovi ricordare a questo signore come proprio autorevoli protagonisti del dibattito culturale, da sinistra, e non solo, ieri ed oggi abbiano, pur a diverso titolo, apprezzato la figura di Evola. Tra gli altri, in ordine sparso: Cesare Zavattini, Fellini, Lucio Dalla, Roberto Saviano, Massimo Cacciari, Franco Volpi, Antonio Gnoli e Giuseppe Sinopoli.

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Cristiani in piazza in Vietnam contro il regime comunista

Cattolici in piazza in Vietnam, a Binh Thuan, ad Hà Tinh e Vinh, ad esempio, con rosari, bandiere vaticane e striscioni, per protestare contro la concessione di terre ai comunisti cinesi e contro la legge liberticida sulla sicurezza informatica, autentica censura ad Internet: chi si colleghi ai siti cattolici rischia il processo.Già le forze dell’ordine hanno effettuato migliaia di arresti tra i manifestanti in tutto il Paese, il regime ha già minacciato una dura repressione. Il che non ha intimorito la Chiesa: il Vescovo emerito di Kontum, mons. Michael Hoàng Duc Oanh, ha chiesto anche per iscritto al presidente Tran Dai Quang di rispettare la volontà ed i diritti del popolo, di rilasciare quanti siano stati fermati, nonché di mantenere così la pace sociale.

Il Vescovo emerito ha anche criticato i sacerdoti membri dell’Assemblea nazionale, del tutto irreggimentati e per questo espressisi a favore della nuova normativa sul web: «Tradiscono la nostra fede ed il nostro Paese», ha detto il Vescovo. Continua a leggere

Bergoglio, Soros e Bonino per il Nuovo Ordine Mondiale

Risultati immagini per Bergoglio e SorosConsideriamo che Danilo Quinto non è sedevacantista, ma pone seri interrogativi sul problema dell’Autorità nella Chiesa e compie analisi ed osservazioni ampiamente condivisibili. 

Scritto e segnalato da Danilo Quinto

Sui #migranti, Bergoglio dice le stesse cose di Emma Bonino, di George Soros e dell’intera sinistra condannata dalla storia e anticristica. Non vuole fare il papa, difendere e tramandare la fede. Vuole fare il politico.

Inserendosi nel dibattito di questi giorni sulla nave Acquarius e sull’ineccepibile posizione assunta dal Governo italiano ed in particolare dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini, Bergoglio sostiene che “i migranti possono arricchire la nostra società”. Continua a leggere

Comunione senza eccessi di zelo??? Un Cattolico le canta, con Fede e rispetto, a “La Vita del popolo” di Treviso

Risultati immagini per Vita del Popolodi Luciano Gallina (“Dr. S.L.”: titolo coperto da copyright e non sveleremo il perché)

IN FONDO SI PUO’ LEGGERE L’ARTICOLO CUI SI RIFERISCE LA LETTERA

Lettera Aperta

Direttore della Vita del Popolo Treviso

Vescovo di Treviso

Treviso 23-04-2018 Anno LIII E. CVII

CUI PRODEST?

Giochiamo a carte scoperte.

Peccando di presunzione, sono conosciuto e inviso alla Curia e alla Diocesi di Treviso.

Scrivo in riferimento all’articolo firmato da Lucio Bonomo (SIC), sulla Vita del Popolo del 22-04-2118 Anno LIII E. CVII n°15. Articolo dal titolo in prima pagina: CON FEDE E RISPETTO e titolo in terza pagina: ACCOSTARSI CON FEDE SENZA ECCESSI DI ZELO.

Pongo la domanda: Cui prodest? Continua a leggere