Caro bollette, il Governo proroga le misure per contenere prezzi di luce e gas

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di Mariangela Tessa

Disco verde dal Consiglio dei ministri al decreto contro il caro bollette. Il provvedimento proroga al terzo trimestre (quindi fino a settembre) le misure per contenere i prezzi delle bollette di luce e gas e via libera anche alla misura per garantire liquidità alle imprese che effettuano stoccaggio di gas naturale. Nel dettaglio, il provvedimento prevede per:

  • Bollette elettriche: lo stanziamento di oltre 2 miliardi per azzerare gli oneri di sistema;
  • Bollette del gas: 481 milioni per tagliare l’Iva, 470 per azzerare gli oneri di sistema e 240 per gli scaglioni fino a 5.000 metri cubi all’anno.

È stata inoltre prorogata al 31 marzo 2023 la tassazione sugli extraprofitti delle società energetiche che importano gas. E’ stata estesa alle imprese dello stoccaggio fino al 31 dicembre la garanzia finanziaria della Sace (la società pubblica per l’assicurazione del credito). Una misura già prevista dal decreto Aiuti per le aziende danneggiate dalla guerra in Ucraina e dalle sanzioni contro la Russia, che prende le mosse dalla necessità di fornire un sostegno ai 18 importatori italiani di gas, che faticano ad accumulare stoccaggi alla luce dei prezzi di mercato. Di qui l’intervento della Sace a garanzia dei crediti.

Per Snam la situazione è sotto controllo

Al momento però la situazione appare sotto controllo. Secondo Snam, ogni giorno si stoccano sui 28 milioni di metri cubi di gas, e l’offerta di gas rimane superiore di 20 milioni di metri cubi alla domanda.

Restano tuttavia forti incognite per i prossimi mesi. Mentre l’Italia ha deciso di non alzare il livello di alert sulla crisi del gas, ieri il numero uno dell’Aie (l’Agenzia internazionale dell’energia Fatih Birol, in un’intervista al Financial Times, ha detto che l’Europa deve essere pronta ad una completa interruzione di forniture da parte della Russia, durante l’inverno.

“Oggi abbiamo prorogato per il prossimo trimestre le misure a sostegno di imprese e famiglie contro il caro bollette, un ulteriore conferma dell’impegno del governo. A breve ci sarà un altro provvedimento per il contenimento dei prezzi dei carburanti, per contenere i prezzi”, ha detto il ministro della Famiglia Elena Bonetti lasciando palazzo Chigi.

Gas, Russia dimezza le forniture all’Italia. Stop per la Francia

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di Luca Losito

Continuano a preoccupare i prezzi in continuo aumento dell’energia. Oggi l’allarme per l’Italia è doppio: da un lato c’è la Russia che con Gazprom ha tagliato del 50% le forniture di gas all’Eni, dall’altro c’è lo studio di Confcommercio e Nomisma che ha stimato rincari di oltre il 100% rispetto al 2021 per le imprese sui costi dell’energia. Ma non se la passa bene neppure la Francia.

Nuovo taglio del gas russo all’Italia
Stop al gas russo per la Francia

La Francia non riceve più il flusso dal gasdotto dalla Germania dal 15 giugno. Lo ha reso noto stamattina l’operatore GRTgaz, citando gli effetti della riduzione dei flussi tra Russia e Germania. “Dal 15 giugno, GRTgaz ha notato un’interruzione del flusso fisico tra Francia e Germania. Questo flusso era di circa 60 GWh/giorno (gigawattora al giorno) all’inizio del 2022, che è solo il 10% della capacità del punto di interconnessione”, si legge nella nota. “GRTgaz rimane vigile per il prossimo inverno e invita a continuare a riempire il più possibile i loro impianti di stoccaggio nazionali”, ha affermato in una nota l’operatore di rete, un’unità del principale fornitore di gas francese Engie.Tuttavia, non vi è alcuna preoccupazione per il prossimo inverno, perché la riduzione dei flussi dalla Germania è compensata dall’aumento di quelli dalla spagna e dalla maggiore capacità nei terminal del metano.

Il prezzo dell’energia sale del 110-140% in Italia

Come se non bastasse, prosegue la crescita senza sosta quella del prezzo dell’energia per le imprese del terziario: tra gennaio e aprile 2022, infatti, il prezzo delle offerte di elettricità è salito mediamente del 61%, mentre il prezzo delle offerte gas è aumentato del 21%. Gli aumenti della spesa annuale di elettricità e gas per il terziario sono ancora maggiori raggiungendo una “forchetta” che va da +110% a +140%. Le stime allarmanti emergono dall’Osservatorio Confcommercio Energia, un’analisi trimestrale realizzata in collaborazione con Nomisma Energia.

Secondo le stime del rapporto, per tutte le categorie del settore terziario i dati parlano chiaro: nel mese di aprile 2022, rispetto alle rilevazioni dello scorso gennaio, si stima un incremento del costo delle forniture di energia elettrica che oscilla tra il 50% fino ad oltre l’80%. In particolare, i dati del primo trimestre 2022 (31 gennaio/30 aprile) testimoniano che la spesa annua per il 2022 in elettricità per un albergo tipo può arrivare fino a circa 137.000 euro, con un incremento del 76%, per un ristorante fino a oltre 18.000 euro (+57%), mentre per un negozio alimentare passerà da 23.000 euro a 40.000 euro (circa il 70% in più), per un bar il conto annuale aumenta del 54%, mentre per i negozi non alimentari il rincaro può arrivare addirittura all’87%.

Insomma, se il 2020 sarà ricordato come l’anno della pandemia, il 2022 passerà senz’altro alla storia come l’anno della crisi energetica. I numeri parlano chiaro, e il taglio alle forniture di gas imposto dalla Russia non potrà che peggiorare la situazione.

Le parole di Scholz cambiano tutto

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di Vincenzo Costa

Su un crinale pericoloso. I rischi maturano di giorno in giorno, alcuni svaniscono, poi riappaiono.

E di nuovo c’è il rischio di un’estensione della guerra, sia territorialmente sia dal punto di vista delle armi usate. A dirlo chiaro è stato Scholz:

“Sto facendo tutto il possibile per evitare un’escalation che porterebbe dritto alla terza guerra mondiale. E’ possibile una guerra atomica” 
(Ich tue alles, um eine Eskalation zu verhindern, die zu einem dritten Weltkrieg führt. Es darf keinen Atomkrieg geben)

Chi conosce un poco Scholz e la politica tedesca capisce bene. Non sono come i nostri Draghi e Di Maio. E’ gente misurata che usa le parole dopo averle pesate. E Scholz sta dicendo che l’Occidente sta esasperando le cose per arrivare a un guerra atomica, non totale ma regionale.

Di fatto in Germania vi è un tentativo di regime change. Merz, capo della CDU e notoriamente uomo proveniente dalle banche, sta spingendo in questa direzione, puntando sul filoatlantismo dei verdi. Scholz e la SPD stanno resistendo ma l’attacco è frontale. Difficile dire come si svilupperà.

Poiché uno degli argomenti centrali è che la Germania è isolata, molto dipende da come si risolveranno le elezioni francesi e dalla posizione che prenderà il prossimo presidente francese, una volta che non ha più la pressione elettorale.

Tutta una serie di altri segnali vanno in direzione di una aggravamento e di un’estensione del conflitto.

L’ambasciatore in Canada ma anche altre fonti, compresi i cinesi, hanno avvisato circa la possibilità di “false flag”, cioè di eventi crea dai servizi inglesi e americani per addossarli ai russi: uso di nucleare tattico o di armi chimiche. Poi fra 20 anni si saprà che erano false flag, ma intanto la Lucia Annunziata e company martellerà e convincerà che dobbiamettere l’elmetto.

Il rischio è un coinvolgimento della NATO, cosa che è controversa anche dentro l’amministrazione americana, per cui è un’opzione: dipende da chi ha la meglio nell’amministrazione.

Molto dipende dal fatto che il regime change in Germania riesca o che Scholz si pieghi del tutto, dal fatto che il nuovo presidente francese riapra la questione facendo sponda con la Germania.

L’Italia non conta niente perché Draghi sta lì per ubbidire e quindi non è da qui che può partire un’iniziativa.

Il nostro paese non esiste da nessun punto di vista. E’ l’unico paese al mondo che antepone gli interessi degli Stati Uniti ai propri. 

Speriamo che l’Europa centrale sappia reagire. Ho dubbi. Se non lo farà andiamo verso un futuro orribile.

L’autunno potrebbe essere freddo a causa della mancanza di gas, ma anche caldissimo.

Fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-vincenzo_costa__le_parole_di_scholz_cambiano_tutto/39602_46056/

Castagna a “Rosso&Nero”: “Via le sanzioni alla Russia, no embarghi: apriamo alla società multipolare!”

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di Redazione

Oggi, 19/04/2022 il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna ha partecipato come ospite a “Rosso&Nero” su Telenuovo alle 12.40 per confrontarsi sulla Crisi Ucraina e sulla crisi economica assieme a Bruno Cesaro di Progetto Nazionale, Alberto Ruggin di +Europa e Ahmed Scek Nur della Comunità somala in Italia. Condotto da Mario Zwirner. Puntata frizzante…

Ecco la registrazione: https://play.telenuovo.it/rosso-e-nero/tit-13188042

M. Castagna (Christus Rex): “Le sanzioni alla Russia sono una sciocchezza, che paghiamo noi cittadini e le imprese; l’embargo al gas e al petrolio è un’altra idiozia cui si è opposta la Germania, che è la locomotiva economica europea. L’Italia doveva restare neutrale e, ora, per evitare il default, dovrebbe chiedere un tavolo diplomatico, senza mostrare muscoli di cartone, per addivenire ad una soluzione economica che torni ad agevolarci, ristabilendo i contratti per le materie prime e iniziando a dialogare per una società multipolare, inclusiva dell’Oriente”.

 

Valute, gas, materie prime: in palio c’è il dominio del mondo

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di Leopoldo Gasbarro

Vincerà chi avrà il controllo della produzione di materie prime. La guerra, la vera guerra, non la si combatte a colpi di mitragliatrici e di cannoni, non la si conduce da un carrarmato o dalla cabina di un aereo a reazione. La guerra che si sta combattendo è una guerra economico-finanziaria ed in palio c’è il dominio del Mondo, per meglio dire di Mezzo Mondo.

Quella che si sta consumando in Ucraina è stata definita Guerra Ibrida. C’è quella sul campo di battaglia, sempre più cruenta, c’è quella che ruota attorno alla sicurezza informatica,c’è quella finanziaria e poi, forse la più importante, c’è quella combattuta attraverso la comunicazione, immagini, notizie, con milioni di canali che si rincorrono.

Però oggi occupiamoci della parte di economia e finanza. Qual è il vero obiettivo di questa guerra? E soprattutto chi ne avrà vantaggio? Lo scenario che sta emergendo potrebbe portare alla nascita di un fronte molto netto: da una parte la CIna che ha bisogno come il pane della cisterna di gas e petrolio rappresentata dalla Russia; dall’altra gli Stati Uniti che hanno necessità di trovare qualcuno a cui vendere il loro gas.

Insomma, stando così le cose, non è difficile immaginare che la Russia possa diventare un vassallo Cinese e che l’Europa lo diventi degli Stati Uniti. In questo contesto l’attuale braccio di ferro finanziario esistente tra Russia e Occidente assume sempre più importanza e risalto.Così il taglio dei tassi della banca centrale russa hanno fatto risalire le quotazioni del rublo, ma al tempo stesso la riapertura all’utilizzo delle transazioni di valuta straniera, sempre concertata dal massimo organo finanziario di Putin permetterà alle banche russe di vendere di nuovo valute estere in contanti ai loro cittadini riaprendo, di fatto, alle operazioni su tutti i mercati.

Questo vuol dire che continua ad esistere una sorta di dualismo finanziario in cui da una parte ci si chiude a riccio e dall’altra si riapre alle connessioni con l’occidente. Tutto questo avviene nel momento in cui la Russia sembra essere sull’orlo del baratro finanziario, sull’orlo di un default che qualcuno ha definito “selettivo”.

E’ come se si volesse arrivare al fallimento della Russia ma lasciando, al tempo stesso, porte aperte a possibili trattative. Sin qui la comunicazione e la finanza. Ma la guerra ibrida di cui stiamo parlando continua anche sui campi di battaglia. Le dichiarazioni di chi continua ad alimentarla diventano sempre più inaccettabili.

La pace non è barattabile, men che meno con un climatizzatore. L’Italia non è un paese che vuole la guerra, a differenza di ciò che esprimono spesso e volentieri i suoi massimi vertici politici. Parlare addirittura di patrimoniali necessarie per riarmare il paese appare come la più assurda delle scelte.

2.800 miliardi di debito pubblico rappresentano la certezza di un futuro nerissio per i nostri figli. Che si lavori sulla crescita, sulle prospettive di sviluppo e sugli investimenti verso un futuro in cui la pace non debba passare per proclami roboanti e belligeranti, che non debba passare per guerre ibride.

Rinunciare agli atti di forza è l’unico vero atto di forza accettabile. Costringere la diplomazia internazionale, la Nato, anche con posizioni opposte a quelle americane rappresenterebbe e rappresenta l’unica vera via d’uscita. Qui non c’è in gioco qualche grado in meno d’estate e Draghi lo sa benissimo; qui c’è in gioco il lavoro di milioni di persone, il futuro di centinaia di migliaia di aziende.

Leopoldo Gasbarro, 10 aprile 2022

 

La storia del gas e dei rubli spiegata facile. Cosa rischia l’Italia

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Putin vuole che i “Paesi ostili” paghino il gas con la valuta russa. Cosa prevede davvero il decreto firmato dallo zar

di Giuseppe De Lorenzo

Vladimir Putin non molla l’ossoEsige che i “Paesi ostili” paghino i contratti di fornitura del gas utilizzando la valuta russa, il rublo. Ma cosa significa questo? Perché lo zar ha dato tale disposizione? E cosa potrebbe succedere a noi, alle nostre imprese e, il prossimo inverno, ai nostri termosifoni? Vi spieghiamo in modo facile, comprensibile e schematico questa specie di guerra nella guerra.

Il conto in Gazprombank

Anzitutto, non è proprio esatto dire che Putin chiede che il gas sia pagato in rubli. I “Paesi ostili” (tra cui l’Italia) potranno pagare ancora in dollari o in euro, a patto che aprano un conto presso Gazprombank, la banca della società governativa erogatrice del metano, che è appunto Gazprom. La quale, proprio affinché fossero comunque assicurate le consegne del combustibile all’Europa, non è stata isolata dai circuiti internazionali tramite le sanzioni. Sarebbe Gazprombank a occuparsi della conversione della valuta, attraverso la Banca centrale russa.

Dal Lussemburgo a Mosca

Come mai Putin vuole che gli Stati Ue aprano un conto in Gazprombank? In primo luogo, bisogna segnalare che gli acquirenti di gas hanno già un deposito situato in una filiale del Lussemburgo. La pietra dello scandalo, dunque, non sono i “conti speciali” invocati da Putin. Il problema è che lo zar pretende che i flussi si spostino verso la sede moscovita di Gazprombank. Per quale motivo?

Aggirare le sanzioni

Il punto è che una banca situata nel Lussemburgo potrebbe essere colpita e isolata da future sanzioni, in caso di prolungamento o inasprimento del conflitto. Per aggirare questo pericolo, dunque, Putin preferisce che il denaro transiti verso la madrepatria e che la partita della conversione sia gestita da Gazprombank con la Banca centrale russa, le cui riserve interne, a differenza di quelle depositate in altre banche centrali estere, inclusa Bankitalia, non possono essere congelate. Insomma, a conti fatti, l’ultimatum dello zar, che minaccia di chiudere già oggi i rubinetti del gas, per noi europei rappresenterebbe più uno smacco politico che una difficoltà tecnica. In realtà, potremmo continuare a versare le somme richieste in euro. E allora? Cosa faranno gli Stati clienti della Russia?

Il no degli europei

Francia e Germania hanno già comunicato che non si piegheranno al diktat di Putin. Paolo Gentiloni, commissario Ue all’Economia, per conto di Bruxelles ha confermato la volontà di non cedere. Linea dura pure da Roma, con Roberto Cingolani, ministro della Transizione ecologica, il quale assicura che, per il momento, le scorte sono sufficienti e non saranno necessari razionamenti. E trascorso il “momento”?

L’Italia e l’import russo

Ecco, qui casca l’asino: l’Italia rischia tantissimo. Noi importiamo dalla Russia il 40% del nostro fabbisogno di gas, che nel 2021 è stato di 73 miliardi di metri cubi. Sostituire quella quota entro l’inverno è praticamente impossibile, sia aumentando a tempi record la quantità di gas estratto in Adriatico, sia ottenendo più gas dagli altri Paesi fornitori, sia ricevendo lo shale gas americano, che comunque costa circa il 30% in più del gas russo, al netto degli aumenti dell’ultimo periodo. In questo caso, per di più, c’è l’intoppo della rigassificazione, visto che gli impianti funzionanti non bastano e che per realizzarne altri e metterli a regime servono fino a 4 anni (oltre a vari miliardi di euro d’investimenti). E le piattaforme inattive in mare? Pure quelle, non si possono far lavorare a pieno ritmo in un giorno: potrebbero occorrere mesi.

Il problema delle scorte estive
Il problema non si presenterà solo con i primi freddi. Già adesso, infatti, è partita la stagione dei cosiddetti stoccaggi: di solito, in questo periodo, in Italia si accumula gas, acquistato a prezzi inferiori rispetto a quelli invernali, per poi erogarlo alla bisogna. Il guaio, tuttavia, è che agli operatori del settore, con il vertiginoso incremento dei prezzi, non conviene comprare ora: il gas, paradossalmente, costa più oggi che lo scorso inverno. Esistono alcune soluzioni (tra cui l’aumento delle bollette estive), ma il governo finora non ne ha attuata nessuna. Ammesso, ovviamente che la Russia non rifiuti in toto di venderci il metano.
Il piano d’emergenza tedesco

Dunque? La Germania ha già attivato un piano d’emergenza in caso di stop alle forniture russe. Essenzialmente, si tratta di calibrare un programma di razionamenti per evitare di arrivare a limitazioni coatte e caotiche dei consumi e ripercussioni sulle famiglie.

L’ombra dei razionamenti

E l’Italia? Noi siamo in stato di pre allerta da febbraio. Però non è chiaro chi, eventualmente, dovrebbe restare al freddo per primo: si tratta di individuare settori essenziali, dalle imprese agli ospedali, ma pure di fare in modo che i cittadini non congelino nelle loro case. Prepariamoci al peggio.

Giuseppe De Lorenzo, 1 aprile 2022

Fonte: https://www.nicolaporro.it/la-storia-del-gas-e-dei-rubli-spiegata-facile-cosa-rischia-litalia/

 

Sanzioni Russia, Medvedev sfotte: “Europei coraggiosi, pronti a pagare il gas carissimo”

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Roma, 22 feb – Dmitry Medvedev è molto diretto, parla di gas a prezzi esorbitanti per gli europei come logica conseguenza della scelta suicida di comminare sanzioni economiche verso Mosca, nel contesto della crisi Ucraina. La dichiarazione è stata evidenziata da Adnkronos.

Medvedev: “Che coraggio, europei, pagare il gas carissimo”

Il tweet dell’ex presidente russo e consigliere per la sicurezza Dmitry Medvedev è diretto, un pelo ironico, ma drammatico nel suo realismo: “Benvenuti nel nuovo mondo coraggioso in cui gli europei pagheranno molto presto 2.000 euro per 1.000 metri cubi di gas naturale”. La dichiarazione è stata scritta poco dopo l’annuncio della Germania di fermare il gasdotto Nord Stream 2, un’operazione – tra le tante – di autodistruzione che le Nazioni europee stanno portando avanti, sostanzialmente per eseguire gli ordini di Washington sul caso ucraino.

Di Maio: “Avanti con le sanzioni”

Se in Russia invitano gli europei occidentali a ragionare, gli europei occidentali non vogliono saperne di ragionare. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, a Parigi per il Consiglio Europeo dei ministri degli affari Esteri, si accoda alla follia generale, non provando ad applicare nemmeno quella politica di tradizionale “ponte” tra Est ed Ovest tradizionale dell’Italia: “Il riconoscimento delle due repubbliche autoproclamate del Donbass. è inaccettabile. L’Italia è “assolutamente convinta nel procedere sulla strada delle sanzioni”. Non solo, Parigi viene individuato come il luogo “in cui daremo l’ok politico alle sanzioni nei confronti della Russia”.

Alberto Celletti

Fonte:

Crisi ucraina: tutti in guerra per il gas

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di Lorena Polidori

L’Ucraina è un paese dell’Europa Orientale sino a poco tempo fa noto per le sue chiese ortodosse e per la meravigliosa Cattedrale di Santa Sofia a Kiev. Oggi è divenuto famoso in tutto il mondo grazie alla Russia di Putin che ne ha riconosciuto l’indipendenza di alcune aree delle regioni di Donetsk e Luhansk, attraverso l’invio delle sue truppe nel territorio ucraino nella regione del Donbass per compiere operazioni di mantenimento della pace.

O almeno questa è la versione ufficiale, che molto stona con quanto invece affermato dalla sottosegretaria generale delle Nazioni Unite per gli affari politici Rosemary Di Carlo, e cioè che il rischio di un grande conflitto è reale e deve essere evitato a tutti i costi.

In effetti che trattasi di semplici operazioni di mantenimento della pace si fa un po’ fatica a crederlo soprattutto dopo aver ascoltato le dichiarazioni più che ostili di ieri del Presidente Putin. Ma al di là delle vicende attuali che stiamo seguendo tutti con molta attenzione, soprattutto noi cittadini europei perché nel caso si verifichi il peggio, il teatro di scontro sarà proprio quello europeo, lo sguardo va orientato verso il fondo del Mar Baltico dove all’interno di gasdotti corre la causa scatenante di tutta  questa tensione.

E’ opportuno ricordare che l’Ucraina oltre ad avere tante Chiese ortodosse, condivide con la Russia sin dal 1984 un gasdotto lungo 4500 chilometri che trasporta il gas dal giacimento di gas naturale di Urengoj, all’Alta Siberia fino all’Ucraina e poi in Europa, dal quale passaggio l’Ucraina ne trae ingenti guadagni che con la costruzione dei gasdotti Nord Stream e Nord Stream 2 (ancora inattivo) posizionati nei fondali del Mar Baltico potrebbero venir meno.

Nord Stream è un gasdotto lungo oltre 1200 km che collega la Russia e la Germania e attraversa il  fondo del Mar Baltico, dove ogni anno viaggiano circa  55 miliardi di metri cubi di  gas, che partono da Vyborg in Russia e arrivano a Lubmin- Greifswald in Germania, la sorgente principale si trova nella penisola della Siberia Occidentale un giacimento di portata gigantesca.

Il gasdotto capolavoro ingegneristico, trasporta una quantità di gas naturale che riesce a soddisfare una buona parte della richiesta europea, una infrastruttura poi duplicata  con la costruzione da parte della Russia dal 2018 al 2021 del gasdotto gemello Nord Stream 2 che potrebbe raddoppiare la fornitura di gas all’ Europa ma oggi ancora non attivo per la mancata certificazione di avviamento da parte della Germania.

Il passaggio dei due gasdotti nel Mar Baltico non è casuale, in questo modo la Russia riesce ad aggirare molti Paesi dell’Europa dell’Est e arrivare direttamente in Europa attraverso la Germania che ne diverrebbe unica centrale di smistamento per tutti i paesi appartenenti all’Unione Europea.

In questo modo la Russia non avrebbe più bisogno del territorio Ucraino a cui potrebbe chiudere i rubinetti e utilizzare il gas come strumento di pressione per motivi politici, inoltre potrà allargarsi  verso l’Oriente e la Cina attraverso altri gasdotti,  paesi quest’ultimi che utilizzano ancora il carbone, materia che dovrà essere sostituita.

E’ evidente che l’interesse primario di Putin è quello di vendere il gas naturale all’Europa alla quale nel frattempo ha ridotto di molto le forniture, provocando la crescita dei prezzi del gas e del costo delle bollette, una strategia utilizzata da Putin per fare pressione sull’Unione Europea al fine di  sbloccare l’autorizzazione di Nord Stream 2, alla quale però la Germania, attraverso Scholz di tutto punto ha risposto in modo negativo.

E’  la prima mossa di Berlino dopo l’annuncio di Putin di riconoscere le repubbliche separatiste del Donbass, ed è la prima e forse la più incisiva delle sanzioni ipotizzate in caso di invasione russa dell’Ucraina, praticamente il Nord Stream 2 è divenuto oggetto di negoziato con la Russia.

A questo si aggiunge che se poi l’Ucraina dovesse entrare a far parte della Nato che negli ultimi tempi si è allargata e di molto verso i paesi dell’Est, sino quasi ad arrivare alle porte di Mosca, farebbe sentire Putin troppo minacciato e quale Capo di Stato potrebbe permettere una tale avanzata, da parte di una Nato divisa al suo interno su due fronti da una parte l’America con Biden che cerca di riottenere una supremazia persa e dall’altra i paesi europei che cercano di smorzare le tensioni.

Ma tornando a quelli che sono i confini della nostra piccola realtà italica rispetto a tutto questo gigantesco scacchiere mondiale, dove le regole le dettano i giganti della Terra, e dove non esiste un’Europa unita come unico Stato, se malauguratamente, auguriamoci proprio di no, dovesse scoppiare un conflitto e il territorio sarà purtroppo quello europeo, la domanda sorge spontanea:

“La nostra attuale classe politica sarà capace di far fronte ad una situazione di tale emergenza che andrà a gravare sulla nostra sicurezza? “.

Tutto questo fa proprio tornare in mente quel “Sogno Europeo“ di Jeremy Rifkin….rimasto solo un titolo di un bel libro.

Lorena Polidori, 22 febbraio 2022

Crisi ucraina: tutti in guerra per il gas

Il boom economico italiano è l’inflazione

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di Marcello Veneziani

Fonte: Marcello Veneziani

Quest’anno gli italiani sacrificheranno fino al venti percento delle loro entrate al caro-prezzi e al caro-energie. Un’impennata senza precedenti, lo dicono tutti. Tutti meno i giornaloni, le tv pubbliche, l’informazione di regime, che da un verso esaltano l’exploit economico dell’Italia, addirittura “senza precedenti” e dall’altro si commuovono ad annunciare che sulle mascherine risparmieremo qualche centesimo, perché le ffp2 sono state calmierate a 75 centesimi l’una. Bene, risparmieremo nei prossimi tre mesi qualche decina di euro per coprirci il volto, mentre rimetteremo per tutto l’anno qualcosa come tremila euro tra gas, luce, benzina, utenze e generi alimentari, compresi quelli di prima necessità, che saranno il volano di altri rincari in ogni altro genere. Aumenti di bollette non del 5,10 %, ma del 30, del 40 %, mai visti finora in un colpo solo.
Ma credete davvero che l’Italia stia vivendo una ripresa economica senza precedenti? O piuttosto stiamo subendo una crisi energetica di quelle serie? Non ho competenza in materia, ma osservo la realtà e la situazione effettiva degli italiani. Non c’è bisogno di essere economisti per vedere un paese in serie difficoltà, con tante attività e aziende che non hanno più riaperto dopo il covid, o che versano ancora in gravi condizioni; e con una depressione generale in cui tutto ci pare di vedere meno che il presunto boom economico annunciato dagli sbandieratori del Palio di Draghi. L’unica, robusta, dose di sostegno saranno i famosi fondi europei per la ripresa, che sono in larga parte ulteriori debiti pubblici e che dovranno finanziare il nostro rilancio. Ma le voci di spesa sembrano non sostenere i settori più delicati, sofferenti e nevralgici del Paese, se si considera che i maggiori investimenti rientrano nei capitoli di spesa sulla trasformazione digitale, la transizione ecologica, e poi l’inclusione e la coesione; e buona parte degli investimenti previsti per la sanità, correggetemi se sbaglio, andranno all’industria farmaceutica per farmaci e vaccini. Quel piano che sul piano fonetico somiglia a una pernacchia, il Pnrr, non ci sembra che affronti le priorità del paese, le povertà e le urgenze della crisi nei suoi snodi cruciali; e temo che in molti casi – come è già accaduto in precedenza – serva più a sostenere i circuiti bancari e finanziari che l’economia reale. Ma uso verbi cauti, come temere, sembrare, perché – lo ripeto – non oso giudicare campi in cui mi dichiaro incompetente.
Ma quando osservo la vita reale degli italiani e dall’altro la confronto con la rappresentazione mediatica che ogni giorno ne danno gli organi di regime, mi accorgo di una divergenza così vistosa da suscitare rabbia e indignazione. C’è malafede, c’è menzogna sfacciata, e la denuncia si aggrava se si considera che la situazione di semi-libertà vigilata in cui viviamo, la dispersione di ogni focolaio di opposizione e di critica, rende il ruolo dei media, soprattutto televisivi, ancor più decisiva fonte d’informazione per la gente, isolata in casa, in quarantena effettiva o prudenziale, comunque in ritirata da partecipazioni pubbliche e confronti d’opinione. Vedere ogni giorno i tg somministrare la solita overdose di terrore sul covid, le solite prediche sui vaccini, le solite interviste finte, ubbidienti e ottimiste ai cittadini ammaestrati e irregimentati o tagliate in modo da apparire tali, o limitate a banali ovvietà augurali o atmosferiche; e poi vedersi aprire un capitolo euforico, entusiasta, sui miracoli economici del Paese, lo straordinario balzo in avanti – ma dove, ma quando, ma chi? ̶  e il rilievo eroico e storico al risparmio di qualche centesimo sulle mascherine mentre passa sotto voce l’aumento effettivo record di ogni genere e utenza – dà l’idea di una orchestrazione della menzogna e della falsa rappresentazione come nei regimi dispotici. Una totale divaricazione dalla realtà che stiamo vivendo nei giorni.
Se poi a questo aggiungiamo la svolta monocratica in atto nel Paese: tutto-Draghi, tutto-Mattarella (e vorrei dire tutto-Amadeus, sul piano dello spettacolo, tanto per rispecchiare la monocrazia anche nell’intrattenimento), si ha davvero l’idea che stia avvenendo qualcosa d’inquietante nel nostro Paese.
La perdita della libertà e della democrazia si accompagna alla perdita del potere d’acquisto, ai rincari e dunque a periodi di ristrettezze economiche. Non hanno pane? Che mangino ffp2, sembrano ripetere le finte marie antoniette filo-governative. Stiamo arrivando per vie diverse a una situazione simile alla Grecia di qualche anno fa, considerando che prima o poi dovremo restituire anche i cospicui ultimi debiti accordati; ma con la strana percezione di andare incontro a chissà quale ripresa economica del Paese.
Mi rendo conto che Draghi premier da questo punto di vista è per l’Italia un ombrello, una protezione; i trattamenti cambiano se a gestire le situazioni ci sono eurocrati e insider come lui o trovatelli e outsider. Ma spaventa vedere che il Video Univoco esige dai telespettatori “A me gli occhi” sul covid e sui vaccini, e intanto il Paese viene gravato da un’onda insostenibile di rincari, con la promessa che stiamo vivendo una formidabile ripresa, siamo i primi, siamo i migliori… Finitela coi giochi di prestigio e le prese per i fondelli, scambiate per iniezioni di fiducia. Siamo stanchi di sentirci inoculare di tutto.

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