Senza volto

di Gianfranco Amato

Durante una passeggiata pomeridiana sotto i portici del centro un amico mi ha salutato ma io non l’ho riconosciuto. La mascherina che indossava mi aveva impedito di identificarne i connotati. Solo dopo aver contravvenuto le rigide disposizioni anti-Covid, ovvero dopo essersi abbassata la “museruola”, sono riuscito a capire chi fosse e a ricambiare il saluto. Un episodio banale, che sarà accaduto a chi sa quanti italiani in questi tempi di pandemia. Eppure, quel piccolo incidente mi ha fatto riflettere sull’importanza del volto umano. È impossibile una relazione senza il riconoscimento del volto dell’altro. Mi sono ricordato di aver letto da qualche parte che ogni essere umano appena apre gli occhi alla vita cerca un volto: quello della madre. Una ricerca che continua per tutta l’esistenza e che rappresenta l’anima della stessa comunicazione e relazione con gli altri. Noi scopriamo di essere uomini quando riusciamo a fissare un volto e dire “tu”.  Il neonato cerca, infatti, il volto della madre, come il bambino cerca il volto dei genitori, l’amante cerca il volto dell’amato, il discepolo cerca il volto del maestro, l’uomo cerca il volto di Dio.

Il dramma dell’attuale società liquida e postmoderna sta nel fatto che l’uomo di oggi non sa dire coscientemente «tu» a nessuno. Proprio in questa drammaticità risiede e si nasconde l’ossessiva e violenta ricerca di potere che caratterizza largamente i rapporti usuali tra le persone, basati perlopiù sulla sistematica riduzione dell’altro a un disegno di possesso e di uso. Si tratta di un modello culturale da tempo imposto dal potere e alimentato attraverso la sua micidiale macchina di propaganda. Basta guardare una qualsiasi fiction televisiva in prima serata, o leggere i rotocalchi d’intrattenimento. Il potere ha bisogno di distruggere le relazioni sociali, di creare individui soli, isolati, possibilmente single, senza radici, senza identità, fragili, indifesi ed impauriti, ovvero dei soggetti perfettamente manipolabili. La pandemia Covid-19, da questo punto di vista, è stata un’insperata (o voluta?) manna caduta dal cielo. Ha persino legittimato il fatto di dover celare il volto con una maschera. Ma come si fa ad avere una relazione con l’altro senza vederlo in faccia? Proprio il volto umano è la parte del corpo che deve essere sempre denudata e che non deve essere nascosta. Non è un caso se nell’antica Grecia, lo schiavo veniva definito come πρσωπος (apròsopos), ossia senza (a-) volto (pròsopos), quindi senza dignità, senza libertà, una mera “res”, un oggetto nelle mani del padrone. Il volto scoperto è segno di libertà. Pure i lebbrosi allontanati dalla comunità erano senza volto. Il volto è anche ciò che contraddistingue l’uomo dall’animale, come ci ha insegnato il grande Cicerone nella sua opera De Legibus (I, 27): «(…) is qui appellatur vultus, qui nullo in animante esse praeter hominem potest, indicat mores» (quello che si chiama volto, che non può esistere in nessun essere vivente se non nell’uomo, indica il carattere di una persona). Il volto è un elemento essenziale della relazione umana. Persino Dio per farsi conoscere dagli uomini ha dovuto far intravedere il Suo volto diventando uomo, cioè entrando come persona nella storia. Si è rivelato attraverso il volto di Gesù Cristo, che è diventato il volto del destino umano, la natura del significato del nostro essere, proprio perché Gesù Cristo è il volto del Padre. Così la definizione totale del significato dell’uomo nel mondo è passata attraverso un volto. Mi sono anche ricordato che il filosofo lituano Emmanuel Levinas ha dedicato gran parte della sua ricerca filosofica proprio al significato del volto. Per il pensatore lituano, l’epifania, e dunque la manifestazione dell’altro, avviene nel dialogo, nel “faccia a faccia”. L’altro diventa quindi una rivelazione concessa in particolare dal volto, che è il mezzo di comunicazione primo e lo strumento attraverso il quale l’umanità di ciascuno si palesa, al punto da far intravvedere una traccia dell’Infinito. Il volto è il luogo in cui, più che altrove, si giocano le dinamiche dell’uomo, e quindi anche il suo rapporto col Potere. Per questo – come ha lucidamente scritto Giorgio Agamben, un altro filosofo che stimo – il volto è anche «il luogo della politica».

Lo stato d’eccezione in cui è piombata l’umanità a seguito della pandemia Covid-19 è arrivato al punto da far considerare normale il nascondimento del volto, persino doverosa la necessità di impedire l’epifania dell’altro. Sempre Agamben avverte, però, che «un Paese che decide di rinunciare al proprio volto, di coprire con maschere in ogni luogo i volti dei propri cittadini è, allora, un Paese che ha cancellato da sé ogni dimensione politica», e «in questo spazio vuoto, sottoposto in ogni istante a un controllo senza limiti, si muovono ora individui isolati gli uni dagli altri, che hanno perduto il fondamento immediato e sensibile della loro comunità e possono solo scambiarsi messaggi diretti a un nome senza più volto». Mai come in questi tempi in cui il diritto appare condizionato dall’emergenza sanitaria, in cui l’Ausnahmezustand (stato d’eccezione) di Carl Schmitt rischia di diventare un paradigma normale di governo, il volto è davvero il luogo della politica. È la sfida alla tirannia che pretende un popolo di “apròsopos”, fatto di individui senza volto, senza dignità, senza identità, senza libertà. Ancora una volta Agamben sul punto è chiarissimo: «Il nostro tempo impolitico non vuole vedere il proprio volto, lo tiene a distanza, lo maschera e copre. Non devono esserci più volti, ma solo numeri e cifre. Anche il tiranno è senza volto». È proprio così.

Il Vaccino al Virus contemporaneo

 

di Matteo Castagna (pubblicato su “Il Corriere delle Regioni” del 26/02/2021)

Ci sono profonde ragioni di carattere razionale, logico, giuridico, medico, filosofico, culturale, etico, sociale per combattere l’aborto e la perniciosa semplificazione ideologica che lo difende. Unendo le forze nella buona battaglia è possibile far vincere la verità.

Il Consiglio regionale lombardo ha bocciato la proposta di legge di iniziativa popolare n.76 denominata “Aborto al Sicuro” promossa da esponenti del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle. Con il supporto dell’Avv. Gianfranco Amato e grazie alla determinazione del Presidente della III Commissione Sanità dott. Emanuele Monti, il Consiglio regionale ha rispedito al mittente la proposta che mirava, di fatto, ad attaccare il diritto dei medici di esercitare l’obiezione di coscienza e a diffondere i mezzi contraccettivi a tappeto, anche mediante un impianto sottocutaneo (LARC) che potesse garantire la sterilizzazione.

Nel frattempo, il tribunale di S. Maria di Capua a Vetere ha stabilito che gli embrioni creati e crioconservati da una coppia, che nel frattempo si è separata potranno essere impiantati alla donna anche contro la volontà dell’ex partner. Si tratta del riconoscimento di un diritto assoluto della donna di utilizzare gli embrioni creati con il coniuge e poi surgelati. Peccato che, però, un bimbo non sia un “bastoncino findus” ma un essere umano, per quanto in crescita…e neppure una proprietà privata della donna, come vorrebbero vecchi slogan del femminismo militante. Sarà argomento che dovrà far discutere perché crea un precedente pericoloso evidente.

Ci si chiederà il motivo di tanto fermento bioetico, soprattutto nell’ultimo decennio. Possiamo dire che l’uomo contemporaneo soffre di alcuni mali che vengono chiamati beni dal mainstream dominante, a tutti i livelli e in tutti i consessi. Platone sosteneva che “estirpare solo gli effetti del male e non la causa è poca cosa”, soprattutto se il male è letale perché mette in discussione la sacralità e la dignità della Vita. Si dirà, giustamente, che il male è in stato così avanzato, che è come una metastasi diffusa in tutto il corpo sociale. Se “nihil difficile volenti”, allora dobbiamo lavorare, prima fornendo degli antidolorifici, per arrivare alla cura. Il nichilismo filosofico, che vuole distruggere la conoscenza razionale umana (nichilismo gnoseologico), la morale naturale e divina oggettiva (nichilismo etico) e l’essere per partecipazione in quanto rimanda a Quello per essenza (nichilismo metafisico), tende a trasformare l’uomo in una larva o in una “pecora matta” dantesca, che galleggia sul nulla per esserne ben presto ingoiato. L’oggi è caratterizzato da un grande vuoto di concetti, di principi, di valori, di ragionamenti e di retto discernimento, tanto che la Sovversione dell’ordine naturale, quindi divino, è il nuovo ordine mondiale. La cultura del nulla giunge a considerare la verità, il bene, il bello, l’identità, la tradizione, come mali o bugie da distruggere. La nostra società rigetta santità ed eroismo, onore e fortezza, giustizia e temperanza, educazione e primato dell’essere per il suo Vitello d’Oro fatto di edonismo e benessere materiale, narcisismo, egoismo e vacuità, sciocchezze e vanità. L’uomo odierno è molle, apatico, privo di certezze e rifiuta la verità perché la teme. Tutto va nelle opinioni, nel dialogo e ciascuno dice la sua, tutti sono “tuttologi” ma in realtà sono solo estensori del nulla, nella totale indifferenza religiosa.

Il nichilismo è il virus per il quale esiste un vaccino gratis e dalle dosi infinite che rimangono in freezer a grandi quantità. Esso viene sublimato da S. Tommaso d’Aquino nella metafisica dell’essere come atto ultimo di ogni sostanza, elevando e correggendo (ove necessario) il concetto di “partecipazione” di Platone e quello di “essenza” di Aristotele. Il vaccino della ragionevolezza dell’uomo, che è dotato di intelletto e volontà, porta a un Fine ultimo, il quale è il sommo Vero e Bene, da riscoprire, conoscere e, quindi amare. Pertanto, se l’uomo vuole stare bene nel corpo e nell’anima, deve curare entrambe e soprattutto l’anima, nelle sue facoltà nobili, che sono, appunto, l’intelletto e la volontà, come già insegnava mirabilmente il grande Seneca.

Fonte: https://www.corriereregioni.it/2021/02/25/il-vaccino-al-virus-contemporaneo-di-matteo-castagna/

Negazionismo o libertà di pensiero? Il rischio dell’omologazione al Pensiero Unico

DI GIANFRANCO AMATO E DANIELE TRABUCCO

L’editoriale di Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la Vita, e Daniele Trabucco, docente di diritto costituzionale

Ai vari effetti nefasti determinati dall’emergenza Covid-19, in campo sanitario, economico e politico, se ne è aggiunto uno di cui non si sentiva proprio la mancanza. Si tratta dell’utilizzo del concetto di “negazionismo” secondo la modalità che i tedeschi definiscono “Totschlagargumente”, ossia un artificio retorico che tenta in un colpo solo di liquidare moralmente l’avversario in modo da eludere le sue argomentazioni. Il fine è quello di evitare ad ogni costo un confronto onesto e razionale sulle idee, bollando chi osa levare la propria voce controcorrente, con una serie di epiteti come «fascista», «razzista», «omofobo» e, appunto, «negazionista».

Quest’ultimo termine ha ormai una storia pluridecennale. Coniato negli anni Ottanta per definire personaggi come David Irving, Robert Faurisson o Carlo Mattogno, secondo i quali nei lager nazisti non sarebbero esistite camere a gas né sarebbe avvenuto alcuno sterminio sistematico di ebrei e altri prigionieri, in seguito è stato esteso a sempre più ambiti, diventando una vera e propria arma ideologica nelle culture wars del XXI secolo. Lo schema tipico è quello della cosiddetta “reductio ad Hitlerum”, per cui si utilizza in modo implicito o esplicito il paragone con il negazionismo della Shoah, su qualunque tema e tramite una catena di false equivalenze si accelera il processo della cosiddetta Legge di Godwin, per cui, in men che non si dica, il negazionista – poco importa riguardo a cosa – finisce per diventare un nazista. Fino ad arrivare alla patologizzazione dei discorsi sgraditi al Potere e la psichiatrizzazione del dissidente: se qualcuno non è d’accordo, per esempio, con quanto sostiene il governo o la scienza, allora “nega la realtà” e quindi si auto relega nella categoria dei folli, dei dementi, con i quali, com’è noto, non si può ragionare. Questo sta accadendo con i cosiddetti “negazionisti” rispetto alla pandemia Covid-19.

Ora, vediamo che effetti può avere dal punto di vista giuridico un simile processo. Cominciamo col premettere che l’attuale emergenza sanitaria e le connesse misure di contenimento restrittive hanno portato ad un clima di crescente malessere e tensione non solo tra i cittadini, ma anche all’interno delle categorie economiche e produttive del Paese. Purtroppo, in alcuni casi, si è addirittura arrivati a forme di violenza che vanno sempre e comunque condannate. Tuttavia, non tutti ritengono che quanto venga quotidianamente riportato dalle autorità e dai media corrisponda al vero, giungendo non a negare, come in modo volutamente semplicistico si ritiene, ma piuttosto a mettere in discussione la “narrazione” ufficiale della pandemia.

Ciò premesso, si possono fare due brevi osservazioni.

1) Il concetto di “negazionismo” è linguisticamente errato per quanto riguarda l’attuale emergenza sanitaria. Tale concetto, infatti, presuppone una lettura univoca dei dati dell’epidemia, con la conseguenza che l’unica verità scientificamente attendibile sia quella proveniente dalla stampa e dalle istituzioni, le quali, peraltro, a volte si contraddicono pure (si vedano le dichiarazioni del commissario Domenico Arcuri sulla pressione nelle terapie intensive). La scienza, però, come insegnava Karl Popper, è sottoposta al principio della falsificabilità e, come tale, non può ammettere una sola chiave interpretativa. Questo non significa negare il virus, né purtroppo i decessi, ma semplicemente leggere in modo diverso i fatti – ad esempio il calcolo dei positivi – o avere, su alcune misure di contenimento, legittime perplessità, sia per quanto riguarda la loro effettiva utilità, sia per ciò che concerne la loro efficacia. Del resto, lo spettacolo da baruffe chiozzotte che quotidianamente offrono all’opinione pubblica disorientata i vari infettivologi, virologi e microbiologi in disaccordo tra di loro, lo dimostra in modo inequivocabile.

2) Quand’anche si arrivasse ad un vero e proprio negazionismo, quale conseguenza di un “dubbio iperbolico” di cartesiana memoria, questo sarebbe comunque compreso nella sfera di tutela dell’art. 21 della Costituzione repubblicana vigente il quale prevede il diritto di libertà di manifestazione del pensiero con lo scritto, la parola ed ogni altro mezzo di diffusione. Solo se si dovesse perfezionare il reato di istigazione a delinquere, previsto dall’art.414 del Codice penale italiano, o il reato di istigazione a disobbedire a leggi di ordine pubblico, di cui all’art. 415 dello stesso codice, si potrebbe rinvenire una condotta penalmente rilevante. In questo ultimo caso, peraltro, si dovrebbe comunque dimostrare il dolo generico, ossia la coscienza e la volontà del soggetto agente di porre in essere l’atto istigatorio, mentre nel primo caso (istigazione a delinquere ex art. 414 c.p.), si dovrebbe comunque provare che, per il suo contenuto intrinseco, per la condizione personale dell’autore e per le circostanze di fatto in cui si esplica, l’istigazione sia effettivamente idonea a determinare il rischio concreto della commissione di altri reati.

Occorre stare molto attenti, perché l’utilizzo del negazionismo come “Totschlagargumente” finisce per impedire e violare il diritto alla libertà di opinione sancito e tutelato dall’art. 21 della Costituzione. Ma c’è un pericolo ancora più grave. È quello di utilizzare il procedimento della “Reductio ad Hitlerum” per silenziare il dissenso e omologare tutti al Pensiero Unico imposto dal Potere. Il noto disegnatore satirico spagnolo Andrés Rábago García ha reso efficacemente tale rischio in una sua vignetta pubblicata dal quotidiano “El País”, in cui si rappresenta un uomo dall’aria scanzonata che afferma: «Yo digo a todo que sí, para que no me llamen negacionista» (dico di sì a tutto, per evitare che mi chiamino negazionista). A volte davvero un’immagine rende più di mille parole. Potenza della satira.

Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la Vita
Daniele Trabucco, docente di diritto costituzionale

 

 

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Negazionismo o libertà di pensiero? Il rischio dell’omologazione al Pensiero Unico

La bioetica cattolica contro la bioetica laica. Daniele Trabucco e Gianfranco Amato spiegano il perché

Per la rubrica dei video, più o meno recenti, utili per comprendere la realtà che ci circonda, proponiamo la conferenza dal titolo “Bioetica cattolica vs bioetica laica”, tenuta dal professor Daniele Trabucco (Libera Accademia degli Studi di Bellinzona, Svizzera/UNIB-Centro Studi Superiori INDEF) e dall’avvocato Gianfranco Amato (Presidente Giuristi per la vita) lo scorso 14 novembre 2020.
Informazione Cattolica ringrazia la dottoressa Francesca Ferrazza (nella foto), del Coordinamento Didattico Alta Formazione ed Università Centro Consorzi, per l’aiuto fornito e per la possibilità di diffondere i contenuti della conferenza.

 

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2020/11/18/la-bioetica-cattolica-contro-la-bioetica-laica-daniele-trabucco-e-gianfranco-amato-ne-spiegano-il-perche/

Christus Rex Traditio: Rosario di riparazione per le blasfemie della notte di Halloween

A cura del Circolo Christus Rex Traditio

Come ogni anno, il Circolo Christus Rex Traditio si riunisce in preghiera per riparare a tutte le offese, blasfemie, le bestemmie, le Messe nere, agli atti dissacranti, agli inni alle Tenebre ed al mondo dell’occulto che si svolgeranno stanotte.

Dopo aver letto l’Atto di riparazione al Sacro Cuore di Gesù, composto da S.S. Pio XI, reciteremo il Santo Rosario di riparazione alla S. Vergine Maria, perché abbia pietà degli inconsapevoli e per riparare alle denigrazioni che Lei e il Suo Divin Figlio subiranno dagli adoratori del Male e del Diavolo.

Alle 20.30 sul nostro canale Skype saremo presenti da tutta Italia.

Gianfranco Amato: tour nel Nord Est sul DDL Zan – ricadute sulle libertà fondamentali

di Redazione 

Prosegue da tutta l’estate, da Sud a Nord, l’instancabile Avv. Gianfranco Amato, che, dopo l’audizione in Parlamento del 29 Maggio viene invitato a spiegare i motivi della contrarietà ad una proposta di legge che ha pesanti ricadute sul piano delle libertà fondamentali. Presidente dei Giuristi per la Vita, di Nova Civilitas, amico e stretto collaboratore di Matteo Castagna e del Circolo Christus Rex-Traditio, l’avv. Amato ha raggiunto grandi traguardi, non solo come pubblicista sul quotidiano La Verità, ma anche come opinionista su Radio Padania Libera nella trasmissione domenicale di Roberto Maggi e come conferenziere di fama internazionale, soprattutto in America Latina (Messico) ma anche in Spagna. La sua dedizione alla causa lo porta ovunque lo invitino a parlare di Dio, della legge naturale, della necessità dell’impegno di noi cattolici per una Politica che aspiri al Regno Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo, attraverso un’azione diretta ed indiretta, coi mezzi che la Provvidenza intende metter di fronte. Un grande impegno militante di un conferenziere di prim’ordine, per preparazione e passione. Un oratore che si fa portavoce, dappertutto, incessantemente, dell’etica cattolica tradizionale, anche con il nostro supporto, contro l’ideologia del pensiero unico del mondo liberal.

I veri cattolici voteranno Trump

 

Con la ripresa delle attività del gruppo dopo la pausa estiva, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere Leonardo Motta, che vive in Sudamerica e che scriverà un Editoriale in esclusiva per noi, a partire da oggi , ogni lunedì. Si tratterà di argomenti piccati e interessanti, provocatori e di riflessione, di formazione e informazione.

L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Leonardo Motta

Il prossimo tre novembre i cattolici statunitensi non potranno votare che per Donald Trump.

Non stiamo parlando dei “cattolici” tra virgolette, cioè gli atei che vanno in Chiesa e sono favorevoli ad aborto, eutanasia, nozze gay ecc.

Stiamo parlando di coloro che professano la fede in Gesù Cristo, nella Chiesa Cattolica voluta dal Divino Maestro, nella fedeltà alla bimillenaria tradizione ecclesiale.

Utilizzando fenomeni incontrollabili (la cosiddetta pandemia da Covid-19) e controllabili (e fomentati) come le proteste razziali di stampo anarco-socialista (con venature anticristiane) e i media di regime, i Democratici hanno fatto e stanno facendo di tutto per screditare Donald Trump ed hanno persino candidato un falso cattolico (Joe Biden) per abbattere il miliardario newyorkese.

Ma Trump, impegnato in una corsa contro il tempo, senza aver recuperato terreno nei sondaggi (che non valgono poi così tanto, visto cosa è accaduto 4 anni fa per la prima elezione del Presidentissimo del Make America Great Again) e per molti osservatori nordamericani (quelli europei hanno i paraocchi, come 4 anni fa) dovrebbe spuntarla.

Il blocco dei gruppi evangelici che lo ha molto sostenuto si è ricompattato. E stavolta si uniranno anche i veri cattolici, cioè quelli fedeli alla tradizione, che certo non voteranno un abortista, garante delle lobby (come Planned Parenthood e le multinazionali del farmaco) e chi più ne ha più ne metta, come Biden.

I veri cattolici, unitamente agli evangelici e agli ebrei ortodossi, non permetteranno la vittoria di Biden e la conseguente scristianizzazione degli Stati Uniti. Continua a leggere

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