Progressisti sempre più in difficoltà. Il blocco sovranista convince gli elettori

Il blocco sovranista si prepara a essere a seconda forza del Parlamento europeo. I sondaggi dimostrano che dopo il Partito popolare – saldamente in testa in tutto il continente – sono i partiti alla sua destra a essere costantemente in fase di rafforzamento. E a cento giorni dalle elezioni europee, è un dato cui bisogna tener conto. Anche per comprendere quale sarà il futuro dell’Europarlamento e delle politiche della stessa Unione europea.

I sondaggi ovviamente dicono molto, ma non dicono tutto. Perché se è vero che l’Europa si spostando a destra, è opportuno anche capire cosa si nasconde dietro questo cambiamento abbastanza netto della politica del Vecchio Continente. E di sicuro, uno dei dati essenziali da cui partire per comprendere questo convincimento degli elettori a sostenere il blocco sovranista e conservatore – spesso unito in diverse aree di Europa – è quello della stabilità.

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Il problema del franco Cfa, la “tassa coloniale” di Parigi ai Paesi africani

Nel mondo politico italiano, il recente rinfocolamento del problema migratorio ha fatto scoppiare la polemica sul franco Cfa.  Il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, intervenendo a “Non è l’Arena” su La 7, ha mostrato una banconota del franco Cfa e la foto di un bambino del Burkina Faso che lavora in una miniera d’oro e ha detto: “La soluzione non è prendere gli africani e spostarli in Europa ma liberare l’Africa da certi europei, come i francesi, che la sfruttano”. Dichiarazioni che hanno fatto il paio con quelle poi pronunciate da Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, che hanno puntato il dito contro Parigi, accusata di essere la principale potenza sfruttatrice dei Paesi del continente africano.

L’argomento è, per certi versi, sicuramente semplificatorio: le problematiche dell’Africa sono molte e ben profonde, questioni geopolitiche, economiche e sociali a cui si aggiungono una forte corsa per il controllo del continente da parte delle maggiori potenze e questioni come il land grabbing che sottraggono ampie porzioni dei territori africani alla sovranità dei loro popoli. Tuttavia, in certi contesti l’ingerenza di Parigi è ravvisabile e macroscopica. E il franco Cfa si presenta come strumento fondamentale per questa ingerenza. Continua a leggere

Atene in piazza contro Tsipras. La grande illusione della sinistra europea

 tsipras reciaLa rabbia torna a esplodere ad Atene e l’obiettivo è sempre lui: Alexis Tsipras. Questa volta, a scendere in piazza sono stati gli insegnanti. E lo hanno per la seconda volta in pochi giorni per protestare contro una riforma dell’istruzione che è considerata l’ennesima prova di forza nei confronti della pubblica amministrazione greca.

Migliaia di professori, per la maggior iscritto al sindacato comunista Pame, hanno invaso il centro di Atene. Una vera e proprio nemesi per Tsipras, che proprio dalle fila del comunismo ellenico prese il potere con Syriza e che adesso si trova la parte più radicale della sinistra greca a protestare contro il suo governo. E lo fanno proprio gli stessi insegnanti che hanno rappresentato uno dei pilastri dell’elettorato della sinistra. E che speravano che il premier greco fosse vicino alla tutela del settore pubblico e facesse rifiatare una categoria che dal 2009 non vede l’ombra di turn-over, contratti a tempo indeterminato e nuove assunzioni. Le scuole di tutta la Grecia non hanno una manutenzione adeguata, sono sotto organico, e non riescono a garantire i livelli di istruzione e di lavoro pre-crisi.

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“Soros chiese la Troika per l’Italia”. Il giallo sull’incontro con i vertici Ue

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È giallo sui reali contenuti dell’incontro svoltosi il 26 novembre a Bruxelles tra il finanziere George Soros e Frans Timmermans, primo vicepresidente della Commissione europea, nonché vice di Jean-Claude Juncker. L’argomento dell’incontro fu l’Italia e la manovra economica del governo giallo-verde? “Non posso confermare né smentire che l’argomento del bilancio dell’Italia sia stato discusso” rispose all’epoca Natasha Bertaud, portavoce della Commissione europea, a un giornalista che chiedeva se nel colloquio si fosse parlato anche della manovra italiana. “Sono stati discussi temi europei e globali”.

Dopo quella risposta evasiva, il giallo ora s’infittisce. Secondo Italia Oggi, che cita una fonte riservata vicina a Timmermans, non solo la manovra italiana fu uno dei principali argomenti del colloquio, ma il finanziere, presidente dell’Open Society Foundations, chiese l’intervento della Troika per il nostro Paese. “Senza tanti preamboli – scrive Italia Oggi – Soros chiese a Timmermans di attivarsi perché la Commissione Ue bocciasse la manovra italiana, aprendo la strada alla Troika. Il terreno sui mercati, con il rialzo dello spread, era già stato preparato. Mancava solo il colpo finale”.

In quell’occasione, tuttavia, Soros avrebbe ricevuto un secco “no” da parte del vicepresidente della Commissione: la bocciatura della manovra italiana avrebbe aperto una crisi finanziaria drammatica, con ripercussioni in tutta l’Europa, che avrebbero toccato anche Germania e Francia. Un rischio che nessuno poteva permettersi di correre. Un’indiscrezione che – se confermata – è destinata a scatenare ulteriori polemiche sulla figura controversa del magnate di origini ungheresi.

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Macron trama contro l’Italia. Ecco cosa c’è dietro lo sgarbo a Fincantieri

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Emmanuel Macron torna a colpire l’Italia per il porto di Saint-Nazaire. Due giorni fa, l’Unione  europea ha avviato un’indagine approfondita sull’acquisizione da parte di Fincantieri di Stx France, ora Chantiers de l’Atlantique.

L’indagine della Commissione europea

Gli uffici della Commissione europea hanno dichiarato in una nota che “l’operazione potrebbe nuocere in misura significativa alla concorrenza nel settore della costruzione navale, in particolare per quanto riguarda il mercato mondiale delle navi da crociera”. E per l’Ue, la distorsione sarebbe “a livello europeo e mondiale”.

Un’indagine che è apparsa da subito sospetta. E il motivo è che a richiederlo sono state Francia e Germania, proprio quell’asse Parigi-Berlino che da tempo ha come obiettivo quello di ledere gli interessi italiani. E con cui il governo di Giuseppe Conte ha avviato uno scontro molto duro che si è dimostrato tale anche in questi giorni dopo le parole di Luigi Di Maio sui gilet gialli.

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L’Italia ha fermato i migranti

Le rotte dei migranti stanno cambiando. E questo cambia non solo il Mediterraneo ma anche l’Europa, con effetti non indifferenti sulle prospettive politiche del Vecchio Continente.

I dati che arrivano dalle organizzazioni internazionali e da Frontex danno un quadro chiaro di come si stiano orientando i flussi migratori dall’Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa. Ed è fondamentale capire come si stiano rimodulando le rotte anche per capire come si orienteranno i Paesi di approdo, vecchi ma anche nuovi.

I dati forniti da Frontex sono, sotto certi aspetti, inequivocabili. Nel 2018 è stato registrato un calo di circa il 25% degli attraversamenti illegali dei confini esterni dell’Unione europea, spiega l’agenzia. Il numero di immigranti entrati clandestinamente in territorio europeo è stimato intorno alle 150mila unità: il numero più basso degli ultimi cinque anni e con un calo del 92% rispetto al 2015, nel picco della crisi migratoria.

L’Italia ha chiuso la rotta del Mediterraneo centrale

L’agenzia Frontex segnala poi un fattore estremamente rilevante. Nel report, si spiega come la riduzione sia dovuta “al forte calo nel numero di migranti che scelgono la rotta del Mediterraneo centrale verso l’Italia. Il numero di rilevamenti di attraversamenti irregolari su questa rotta è sceso dell’80% rispetto al 2017, a poco più di 23mila“.

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Israele attacca di nuovo la Siria

Aerei in Siria Usa (Wikimedia)

L’attacco israeliano in Siria è un segnale importante. Arrivato la scorsa notte dopo mesi di pace armata in cui lo Stato ebraico ha fermato i raid in territorio siriano, il bombardamento che ha colpito il sud di Damasco rappresenta un messaggio chiaro rivolto non solo da Israele ai suoi avversari, ma anche a tutti i partner della guerra di Siria. Ed è un campanello d’allarme per tutta la regione: in particolare a pochi giorni dall’annuncio di Donald Trump di ritirarsi dalla Siria.

Come scritto su questa testata, il ritiro degli Stati Uniti, presenti in Siria con circa 2mila uomini, non va tradotto con la fine della guerra. Il sangue che scorre da sette anni nel Paese mediorientale non si fermerà con l’eventuale ritiro delle truppe Usa. Al contrario, il vuoto lasciato dal Pentagono rischia (paradossalmente) di complicare ancora di più l a strada per la pace. Washington ha rappresentato per anni la superpotenza leader della coalizione internazionale anti-Isis. Ma ha soprattutto avuto il ruolo di interlocutore della Russia rispetto alle altre potenze regionali coinvolte nella guerra. Potenze che, come Israele e Turchia, adesso potrebbero avere di nuovo campo libero.

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La Germania cerca di insabbiare il caso Deutsche Bank

Perché la Germania insabbia lo scandalo di Deutsche Bank?

Il silenzio dei media italiani sul caso Deutsche Bank non accenna a diradarsi, ma ciò appare una conseguenza diretta delle mosse di Berlino per provare a insabbiare la montagna di scandali che hanno coinvolto il suo maggiore colosso creditizio e a prevenirne il fallimento sotto il peso di un vero e proprio oceano di derivati tossici, degli scandali internazionali di cui il caso Danske Bank rappresenta solo l’ultima conferma e dei miliardi di euro di perdite causate da gestioni scriteriate.

Nelle ultime settimane sta prendendo piede l’ipotesi di salvare Deutsche Bank attraverso una fusione con Commerzbank, un altro dei colossi creditizi tedeschi, attraverso una manovra guidata dallo Stato tedesco, che con il 15% delle quote è l’azionista di maggioranza relativa nel secondo istituto. Come riporta Bloomberg, più volte il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz ha paventato l’ipotesi di una fusione, sottolineando la necessità di un sistema creditizio stabile. E Deutsche Bank, questa stabilità, la compromette in partenza.

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Non c’è pace per Macron: gilet gialli ancora in piazza

La Francia è una polveriera. Mentre i  gilet gialli continuano a manifestare contro Emmanuel Macron, il terrore piomba sul Paese con i colpi sparati da Cherif Chekkat, un estremista che avrebbe agito per vendicare i suoi “fratelli in Siria”. Un Paese sull’orlo del precipizio, come l’hanno definito molti analisti, che ora può implodere.

Nel suo discorso alla nazione, il presidente francese ha proposto diverse iniziative per accontentare i manifestanti. Iniziative che, però, rappresentano essenzialmente un bluff, dato che erano già nel programma di Macron, come ha spiegato Le Figaro. Per questo i gilet gialli stanno ancora protestando, e sabato saranno ancora in piazza, nonostante il presidente dell’Assemblea nazionale francese Richard Ferrand abbia chiesto ai manifestanti di fermarsi.  Continua a leggere

di Roberto Vivaldelli

Che correlazione c’è fra i recenti attacchi alla manovra economica italiana del giovane cancelliere austriaco Sebastian Kurz e il suo incontro a Vienna con il controverso finanziere George Soros e suo figlio Alexander? Ufficialmente il meeting è servito per discutere nei dettagli il trasferimento della Central European University da Budapest alla capitale austriaca, a causa delle tensioni con il presidente ungherese Viktor Orbàn, che ritene intollerabile la propaganda che Soros e la sua Open Society Foundations fanno per promuovere l’ideologia globalista.

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