Tg1, nuove polemiche per Marina Nalesso in onda con crocifisso

I GLOBALISTI VOGLIONO LA CANCELLAZIONE DEL CRISTIANESIMO

Segnalazione di Luca Sbroffoni

di Francesco Curridori

La giornalista del Tg1 Marina Nalesso, dopo due anni, torna nuovamente al centro delle critiche dei laici che sui social la contestano di condurre l’edizione pomeridiana del telegiornale con addosso un crocifisso

Ci risiamo. La giornalista del Tg1 Marina Nalessodopo due anni, torna nuovamente al centro delle critiche dei laici e dei “laicisti” che sui social la contestano di condurre l’edizione pomerdiana del telegiornale con addosso un crocifisso.

Ora i suoi oppositori tornano alla carica. “L’ostentazione dell’occupazione della #Rai da parte dia una fazione politica. Un affronto alla #laicità dello #Stato. Una grave mancanza di rispetto nei confronti de #cittadini. Se questi son cattolici autentici o carrieristi? #tg1 #Rai1 #Rai #ServizioPubblico #MarinaNalesso”, scrive un utente su Twitter. Continua a leggere

Fontana: ‘Abolire la legge Mancino’

‘Legge usata da globalisti per coprire loro razzismo anti- Italia’. Marcucci (PD) : ‘Governo sempre più nero’

“Abroghiamo la legge Mancino, che in questi anni strani si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano”. Lo propone il Ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana, in un post su Facebook.

“I fatti degli ultimi giorni – scrive il ministro Lorenzo Fontana su Facebook – rendono sempre più chiaro come il razzismo sia diventato l’arma ideologica dei globalisti e dei suoi schiavi (alcuni giornalisti e commentatori mainstream, certi partiti) per puntare il dito contro il popolo italiano, accusarlo falsamente di ogni nefandezza, far sentire la maggioranza dei cittadini in colpa per il voto espresso e per l’intollerabile lontananza dalla retorica del pensiero unico. Una sottile e pericolosa arma ideologica studiata per orientare le opinioni. Tutte le prime pagine dei giornali, montando il caso ad arte, hanno puntato il dito contro la preoccupante ondata di razzismo, per scoprire, in una tragica parodia, che non ce n’era neanche l’ombra. Se c’è quindi un razzismo, oggi, è in primis quello utilizzato dal circuito mainstream contro gli italiani. La ragione? Un popolo – aggiunge il ministro leghista – che non la pensa tutto alla stessa maniera e che è consapevole e cosciente della propria identità e della propria storia fa paura ai globalisti, perché non è strumentalizzabile. Abroghiamo la legge Mancino, che in questi anni strani si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano. I burattinai della retorica del pensiero unico – conclude – se ne facciano una ragione: il loro grande inganno è stato svelato”.

“E’ un governo sempre più nero. Il ministro della Famiglia (sic) Fontana ora propone di abolire la legge #Mancino che vieta l’apologia di fascismo. La cosa grave è che non si tratta di un colpo di sole di un ministro un po’ strambo”. Così su twitter il capogruppo del Pd a Palazzo Madama Andrea Marcucci

ANSA | 03-08-2018 12:29

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Misteriosa morte di un giornalista che investigava sui finanziamenti di Soros ai gruppi antifa in Europa

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Sembra ormai sulla via dell’archiviazione la morte del giornalista investigativo Bechir Rabani, che si era infiltrato nei gruppi violenti di sinistra come gli antifa ed era  stato trovato morto nel dicembre 2017, poco dopo aver presentato delle denunce sui finaziamenti occulti del finanziere globalista George Soros a queste organizzazioni.

Bechir Rabani, 33 anni, di origine palestinese, con passaporto svedese, era un giornalista indipendente e blogger molto conosciuto in Svezia per le sue inchieste e per le sue rivelazioni circa le collusioni fra i settori dell’alta finanza e le organizzazioni pro immigrazione che operano in Europa. Alcune delle sue inchieste avevano suscitato reazioni ed attacchi dagli ambienti della sinistra mondialista e dai media ufficiali che lo accusavano di “complottismo”.

I sui amici avevano scritto di lui “”Bechir era un combattente caparbio che ha sperato nella giustizia e che senza esitazione ha difeso tutti quelli che non potevano o non osavano. Ricorderemo Bechir per la sua energia, la sua forza trainante e non da ultimo per il suo lavoro”. Continua a leggere

Diciamolo: i sovranisti hanno ragione e gli insulti non li fermeranno

di Marcello Foa

Diciamolo: i sovranisti hanno ragione e gli insulti non li fermeranno

Fonte: Marcello Foa

E dire che fino a poco tempo fa, gli intellettuali mainstream tentavano di screditare i sovranisti come pericolosi neofascisti. Oggi possiamo dirlo: i sovranisti avevano ragione e non c’è insulto che riuscirà a fermarci, per una ragione tanto semplice quanto inaspettatata: gli elettori stanno distruggendo scheda dopo scheda quel costrutto neoglobalista e transnazionale che anni di incessante propaganda hanno tentato di trasformare in un Destino ineludibile. Lo confesso: era difficile immaginarlo in queste proporzioni. La campagna mediatica (ma non solo) lanciata dall’establishment per fermare i populisti in ogni Paese (dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, dall’Austria all’Italia) è stata di una virulenza senza precedenti ed è destinata a durare. Pensate solo alle ultime vergognose accuse di Repubblica che ha etichettato come “rosso-bruni” molti intellettuali rei di essere favorevoli al governo legastellato e che accusa Matteo Salvini di essere un nazista. Fango, spazzatura, nient’altro che spazzatura.

Trump negli Stati Uniti ha subito lo stesso trattamento. Eppure la diffamazione non fa più presa, nemmeno se è strillata dal 90% dei media; anzi, produce l’effetto contrario. La popolarità del presidente degli Stati Uniti è altissima, la Lega passa di vittoria in vittoria e i 5 Stelle hanno schiantato a sinistra quel Pd per cui tifano quasi tutti i talk show. Tutto questo accade perché i cittadini sono stufi di non essere più padroni del proprio destino e non si fanno più incantare dalla narrativa, inzuppata di spin, volta a creare l’impressione che lo Stato sia una reliqua del passato e che il mondo sarà ineluttabilmente multiculturale, multietnico, governato da democrazie virtuali ma controllato di fatto da élite autonominatesi e prive di legittimità popolare. Altro che reliqua, lo Stato è più vivo che mai! Continua a leggere

Draghi: sulla fine del QE “non è detta l’ultima parola”

Mario DraghiSegnalazione di Wall Street Italia

di Alessandra Caparello

L’inflazione è sulla giusta via ma “c’è ancora bisogno di misure accomodanti significative”. Torna a parlare di Quantitative easing il numero uno della banca centrale europea Mario Draghi nel corso del suo intervento al Forum economico di Sintra in Portogallo dove partecipano anche i suoi colleghi della Fed e della Bank of Japan, rispettivamente  Jerome Powell e Haruhiko Kuroda.

Per Draghi non è detta l’ultima parola in merito alla fine del Qe.

“Nel 2017 la crescita dell’Eurozona è stata superiore a quanto ci eravamo aspettati: la crescita su base annuale registrata nel quarto trimestre è stata la più forte in una decade. Ma nel 2018 la crescita ha rallentato e, fino ad ora, è risultata inferiore alle nostre attese (…) Riguardo la politica monetaria della Bce, come indicato la scorsa settimana il progresso realizzato sino ad ora verso un aggiustamento sostenuto dell’inflazione è stato sostanziale.La fine prevista dai nostri acquisti netti di attività a dicembre di quest’anno è soggetta al fatto che i nuovi dati macro confermino l’outlook di medio termine dell’inflazione. Inoltre il programma di acquisto di attività può sempre essere utilizzato qualora dovessero manifestarsi fatti contingenti che al momento non vediamo”.

Draghi ha sottolineato come la fiducia del ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo di lungo periodo si sia molto rafforzato nel corso degli ultimi mesi, ma  l’incertezza permea l’outlook economico.

“Con le attese di inflazione a lungo termine ben ancorate, la forza di fondo dell’economia europea e il continuo ampio grado di accomodamento monetario consentono di poter essere fiduciosi in una convergenza dell’inflazione verso il nostro obiettivo e che questa convergenza possa essere mantenuta anche dopo una chiusura graduale del nostro programma di acquisti netti di attività”.

Perciò, dice Draghi, la “politica monetaria nell’Eurozona deve rimanere paziente, persistente e prudente”. Continua a leggere

“I Rothschild e gli altri” in vetta alle classifiche

Segnalazione Arianna Editrice

Storia di una dinastia che domina il mondo rimanendo nell’ombra, lontana dai riflettori.

I Rothschild sono una delle più potenti dinastie aristocratiche riconvertitesi in banchieri e imprenditori.

False Flag

Pietro Ratto

Dal governo del mondo all’indebitamento delle nazioni: i segreti delle famiglie più potenti.

Prezzo: € 9,80

Formato: Brossura – cm 15×21
Editore:Arianna Editrice
Collana:Un’Altra Storia

In una recente intervista esclusiva al Canale YouTube Byoblu, Pietro Ratto ha potuto ribadire l’importanza e la pericolosità di famiglie come quella Rothschild. La storia di questa dinastia, ben approfondita nel bestseller I Rothschild e gli altri, è caratterizzata dall’assenza pressoché totale da libri, organi di informazione. Questo dato stride parecchio con la sua ricchezza e la capacità di condizionare, o meglio pilotare, i punti nevralgici del potere politico a livello mondiale.

Ora, grazie all’indagine di Ratto, la verità inizia finalmente a venire a galla e i numeri parlano chiaro: i libro sta rapidamente guadagnando la vetta delle classifiche di genere, i dossier sui Rothschild (come quello su ByoBlu) ottengono istantaneamente decine di migliaia di visualizzazioni e centinaia di commenti. Che il giochino dei Rothschild si stia rompendo? Dipende anche da noi.

Nell’era dei social network, in cui ognuno cerca disperatamente di apparire e di collezionare il maggior numero possibile di amici e di condivisioni, chi davvero esercita un’influenza importante non viene mai, o quasi mai, menzionato.

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Il clima è cambiato, grazie al voto italiano

di Maurizio Blondet

“La UE deve capire che il populismo è il sintomo di reale fallimento politico”

“E’ la mancanza di riforma dell’Europa, non l’Italia, che romperà la zona euro”.

Non sono due titoli di giornaletti sovranisti sloveni.  Il primo, è alla testa di una analisi del potente – e globalista-imperialista Royal Institute of  International Affairs, la leggendaria “Chatham House”.   Il secondo, è un titolo del Financial Times, il garante teologico del liberismo dogmatico, ed è firmato da una delle sue grandi firme, Wolfgang Munchau, che tra l’altro è un “europeista”, essendosi battuto contro il Brexit.

Com’è cambiato il  clima. Il voto italiano ha  aperto la stura alle analisi critiche sulla Unione Europea a trazione tedesca, mai prima espresse in modo esplicito

Chataham House mette in guardia le  oligarchie di Bruxelles e  Berlino  dalla interpretazione sprezzante che stanno dando  della situazione politica italiana: una lettura di comodo, auto-assolutoria, che  – essendo sbagliata  – può solo portare a gravi conseguenze.  “Il termine populismo viene adottato  non come segnale  delle necessarie riforme politiche in Europa, ma come scusa conveniente per respingere le domande della società come incompatibili con la democrazia liberale”. Continua a leggere

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