7 motivi per cui perderemo la guerra dei condizionatori

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di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi

Draghi dice che dobbiamo scegliere tra i condizionatori e la guerraHa detto “pace”, ma intendeva chiaramente la sconfitta della Russia, economica tramite le sanzioni e anche militare inviando armi agli ucraini. Draghi quindi dice che dobbiamo scegliere tra i condizionatori e la guerra contro la Russia, nel nostro caso specialmente la guerra economica.

Lasciando da parte il profilo etico-morale, che abbiamo affrontato in altri articoli, può essere che Draghi ci porti ad una guerra che non vinciamo e non sarebbe la prima volta nella storia italiana che ci imbarchiamo in imprese del genere. Qui non si tratta di inviare qualche centinaio di soldati in Libano, Iraq e Afghanistan e qualche bombardiere.

Riportiamo di seguito alcuni fatti degli ultimi giorni che mostrano un quadro diverso da quello presentato dai nostri giornali e dai nostri partiti, i quali anche al parlamento europeo hanno votato compatti a favore dell’embargo immediato e totale sul gas, petrolio nonché carbone russo.

1. Siamo noi a tagliare il gas russo e gli Usa ci vendono il loro guadagnandoci un sacco. I cinesi sono così gentili da dircelo visto che non lo capiamo: “Le sanzioni anti-Russia hanno portato all’Europa un deflusso di capitali e una carenza di risorse energetiche, mentre gli Stati Uniti ne hanno beneficiato” (il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian).

2. Il Ministro degli Esteri dell’India dice che vogliono fare pagamenti in rupie e in rubli nel commercio con la Russia. Quindi approfittano della politica di sanzioni europee per pagare tutto meno e inoltre liberarsi, anche grazie alla Russia, dall’obbligo di usare dollari. Il Pakistan idem, e il suo Presidente denuncia un tentativo americano di farlo dimettere, perché appunto non cede sul tema Russia e indice elezioni. Quindi i tre maggiori paesi asiatici per popolazione e tutti con atomiche solidarizzano con la Russia.

3. Bloomberg stima che quest’anno la Russia incasserà 320 mld di $ dalla vendita di materie prime, circa 100 mld in più dell’anno scorso grazie all’aumento di tutti i prezzi. Questo anche tenendo conto dell’impatto delle sanzioni europee. Per ora quindi sembra che Putin e la Russia, nel complesso, non soffrano delle sanzioni in termini perlomeno di incassi dall’export di materie prime.

4. Javier Blas, esperto di energia di Bloomberg afferma: “Il calo della produzione petrolifera russa all’inizio di aprile è significativamente inferiore ai 3 milioni di barili al giorno previsti dall’Agenzia internazionale per l’energia. Sono i primi giorni del mese, ma sembra che la Russia abbia trovato acquirenti volenterosi e molte scappatoie per continuare a vendere il suo petrolio”.

5. Il rublo è salito ancora, è tornato al livello pre-guerra nonostante gli esperti dicano che l’economia russa collasserà. Ora è arrivato anzi al livello a cui Banca di Russia si è impegnata a scambiarlo con oro. Sissignore, i giornali non ne hanno parlato molto, ma da oggi la Banca Centrale russa ti paga se vuoi vendere oro, 5mila rubli per grammo, prezzo fisso. Questo prezzo ora, grazie al fatto che il rublo sale, corrisponde al prezzo in rubli di mercato dell’oro, anzi oggi era leggermente più alto. Quindi, se il rublo resta a questi livelli, conviene prendere rubli e scambiarli con oro presso la Banca Centrale Russa. Ci sono molti esperti monetari e finanziari che parlano del fatto che, chiedendo pagamenti per gas e petrolio in rubli e poi pagando l’oro in rubli più del mercato, la Russia stia ancorando il rublo a gas, petrolio e oro.

6. Passiamo alla guerra. I servizi anglo americani diffondono ogni giorno sui media le loro analisi che una volta erano riservate: hanno una nuova politica che inonda ogni giorno i media di notizie militari riservate, in pratica è come se dicessero in pubblico quello che vedono con i satelliti e l’intelligence. I media occidentali sono pieni di storie di sette generali e centinaia di carri ed elicotteri russi distrutti nonché 40mila soldati morti, dispersi, prigionieri o che disertano. Stranamente non leggi sui media occidentali una sola notizia su perdite degli ucraini. Temiamo che si tratti di propaganda rivolta ad incoraggiare a tutti i costi gli ucraini, ci sono in effetti alcune centinaia di società ora, specie a Londra, che sono sorte di colpo per coordinare l’informazione sulla guerra pro-Ucraina.

7. Tuttavia, anche se non siamo esperti militari vediamo che le notizie, anche di fonte Usa su Reuters, ad esempio, indicano che sta partendo l’offensiva russa a est e sud-est, contro il grosso delle forze ucraine schierate contro il Donbass. Gli esperti militari indipendenti che proviamo a leggere indicano questo: la guerra vera, con manovre di carri armati sorretti da aviazione per accerchiare i circa 100mila ucraini di fronte al Donbass inizia in realtà ora. (vedi qui ad es. “Il ritiro da Kiev è l’escalation russa. È la… trasformazione da un’operazione psicologica a una guerra da manuale”). Per motivi propagandistici Zelensky non vuole che le truppe ucraine si ritirino dalle zone di lingua russa a est, ha anche degradato due generali e dice che li punirà. Sembra però che in questo modo da nord e da sud i russi possano ora cominciare la vera battaglia di accerchiamento.

Draghi quindi dice che dobbiamo scegliere tra i condizionatori e, di fatto, la guerra contro la Russia, nel nostro caso specialmente la guerra economica. Tutti danno per scontato che l’Occidente unito sotto la guida degli USA la vincerà, per cui siamo sul lato vincente e dobbiamo solo collaborare con gli USA e poi ci sarà la vittoria finale.

Abbiamo riportato però alcuni dati sul lato economico, sul comportamento di India e Cina o Pakistan, sui ricavi russi dall’energia in realtà aumentati, sul rublo che sale, sull’oro per rubli, che contraddicono l’idea del collasso economico russo. Queste notizie non danno un quadro negativo per ora per la Russia. Oggi segnaliamo anche qualcosa sul lato militare che indica come l’escalation vera inizia ora.

Dai fatti che elenchiamo sembra che la Russia abbia alleati nel mondo, venda le sue materie prime, rafforzi il rublo e lo leghi alle materie prime. Inoltre, può essere che, come leggiamo, ora inizi la vera battaglia di truppe per l’accerchiamento di quelle che Zelensky si ostina a tenere contro le province russe.

Può darsi che Draghi ci stia conducendo a una guerra che per gli Stati Uniti ha comunque dei vantaggi, ma una guerra che non si vince facilmente, anzi forse una guerra che non si vince affatto. E quindi che noi seguendo gli Usa contro la Russia ci sacrifichiamo e basta, portando il Paese al collasso della sua economia

 

Capuozzo: “Ecco perché Stati Uniti e Regno Unito non vogliono la fine della guerra”

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Roma, 8 apr – Stati Uniti e Regno Unito “sembrano volere fortemente la continuazione del conflitto fino a quando Putin non ci lascia le penne: vogliono la fine dello zar russo, non la fine della guerra”. Toni Capuozzo, storico reporter di guerra, sospetta che nei piani di Washington e Londra il conflitto in Ucraina deve durare ancora a lungo.

Capuozzo: “Fine della guerra? Non per la Nato”

Intervistato da Il Sussidiario, Capuozzo spiega perché a suo avviso questa terribile prospettiva va considerata attentamente: “Una guerra lunga è proprio quello che vuole la Nato e lo scenario è plausibile se tutti gli alleati si comporteranno come soldatini ordinati. Lo stesso Stoltenberg ha riportato le sorti della guerra alla casella iniziale: riproponendo le porte aperte all’adesione di Kiev alla Nato, non fa altro che rilanciare l’invito a continuare il conflitto. Il mio auspicio è che l’Europa ritrovi un po’ di buon senso”.

Lo spazio per i negoziati sembra però sempre più ridotto, anche alla luce della mancata volontà dei principali attori internazionali di sedersi al tavolo per trattare un immediato cessate il fuoco. A perseguire davvero la via diplomatica, nonostante tutto, pare siano rimaste soltanto Turchia e Ungheria. “Chiunque tenti qualcosa è benvenuto, anche se Erdogan e Orban non mi sembrano campioni della democrazia. Anche perché i campioni della democrazia sono impegnati a comminare sanzioni e a mandare armi…”, afferma Capuozzo.

“C’è più spazio per le trattative da parte russa, se son vere le bastonate che hanno preso e visto che ormai controllano tutta la costa del Mar d’Azov in continuità con la Crimea. È una situazione che potrebbe assomigliare a qualcosa di soddisfacente per Mosca”, dice Capuozzo. “Ma temo che a Zelensky non vada bene, per lui l’integrità territoriale dell’Ucraina non può essere minimamente messa in dubbio”, specifica l’inviato di guerra.

Le sanzioni? “Fanno più male ai sanzionatori”

Poi Capuozzo spiega anche perché, dal suo punto di vista, le sanzioni imposte alla Russia rischiano di trasformarsi in un boomerang. “Credo che queste sanzioni siano un caso piuttosto raro: fanno più male ai sanzionatori che ai sanzionati. Oltre tutto la Russia è un paese pachidermico, ha la capacità di affrontare le restrizioni molto più di noi, abituati al felice consumismo occidentale. I russi campano su un’economia chiusa, stagnante, di sussistenza. Noi soffriremo per le carenze di grano o dei fertilizzanti, loro sono più autarchici e per certi aspetti più invulnerabili alle sanzioni”.

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/capuozzo-ecco-perche-stati-uniti-e-regno-unito-non-vogliono-la-fine-della-guerra-229756/

Perché non abbiamo capito niente della guerra di Putin

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di Fulvio Scaglione

Fonte: fanpage

L’aggressore e l’aggredito. Il grosso contro il piccolo. Il cattivo contro il buono. Gli ingredienti c’erano tutti per trasformare le analisi sulla guerra in Ucraina in una specie di tifo. Però si sa come va con il tifo: tutti i falli fischiati contro la nostra squadra (in questo caso l’Ucraina) sono un’ingiustizia dell’arbitro, per noi c’erano almeno tre-quattro rigori, il recupero doveva essere più lungo… Il tifoso vede la partita del sentimento, non quella vera. Ed è forse per questo che, a parere personalissimo di chi scrive, della guerra di Vladimir Putin non abbiamo capito quasi niente.
Uno degli elementi che più hanno contribuito a questo risultato è stata la bizzarra convinzione (nata dal solito articolo del New York Times o del Washington Post, così concepito: fonti dell’intelligence dicono che…) che i russi cercassero una guerra-lampo e che il prolungamento delle ostilità equivalesse a una loro sconfitta.

Non c’è traccia nella storia militare russa di una guerra-lampo
Ecco allora tre elementi per confutare questa falsa convinzione. Il primo è che non c’è traccia nella storia militare russa di una guerra-lampo. I russi, semplicemente, non combattono così. Hanno sempre avuto una macchina militare pachidermica, lenta, massiccia ed efficace soprattutto alla distanza. Secondo elemento: i servizi segreti russi. In Occidente è cresciuta una visione assolutamente schizofrenica della loro efficacia. Un giorno li riteniamo onnipotenti (capaci persino, attraverso gli hacker, di far eleggere Donald Trump o minacciare le infrastrutture essenziali di Europa e Usa), il giorno dopo totalmente incapaci. A essere razionali, risulta difficile credere che possano aver garantito a Putin una guerra-lampo proprio in Ucraina dove, per ragioni storiche e geografiche, di sicuro hanno una rete di spie. In più, tutti sanno che dal 2015 l’Ucraina ha intrapreso una profonda riforma della Difesa e delle forze armate, che da anni viene rifornita di armi e denaro da molti Paesi, che aveva già prima di questa guerra un esercito di quasi 200 mila uomini e una milizia territoriale di circa 100 mila e che nel 2021 aveva speso il 4,1% del Pil per le forze armate. Chi poteva essere così stupido e temerario da sottoporre a Putin un pronostico di facile e immediata vittoria?
Chi è Anton Siluanov, il ministro di Putin che combatte la guerra contro le sanzioni (e il dollaro)
Fulvio Scaglione
Chi è Elvira Nabiullina, la cassiera di Putin che può salvare la Russia o farla fallire
Ma soprattutto basta guardare la cartina delle operazioni per capire che l’intento non era quello di un blitz o di una spedizione punitiva. Fin dal primo giorno, i russi hanno attaccato su un fronte vastissimo: lungo tutto il confine con l’Ucraina (lungo 1.560 chilometri), più un altro tratto a Nord dalla Bielorussia e un altro tratto a Sud dalla Crimea. Come si può pensare che un attacco così allargato fosse immaginato per una spedizione di pochi giorni, sostenuta tra l’altro da un contingente ridotto, visto che i russi hanno mobilitato “solo” 120-130 mila soldati?

Cosa cerca la Russia di Putin con la guerra in Ucraina
Ma se non cercava una guerra-lampo, che cosa cercava Putin con questa guerra? Che cosa voleva ottenere in Ucraina? La mia di nuovo personalissima convinzione è che a Putin non importi nulla di conquistare Kiev o di allargare l’operazione militare alla parte Ovest del Paese. Quello che gli interessa davvero è l’Est, dove c’è una popolazione in maggioranza russofona (che sia anche russofila, dopo le distruzioni della guerra, è da vedere) e dove si trovano tutte le maggiori risorse del Paese: miniere, centrali nucleari, industrie pesanti, porti, grandi snodi ferroviari. È lì che la Russia, con l’invasione, vuole insediarsi. Con un controllo diretto, cioè annettendo il territorio (ex) ucraino alla Federazione russa (e qui, attenzione alla proposta di Leonid Paschecnik, presidente della Repubblica di Lugansk, di tenere un referendum per l’annessione); oppure facendo nascere la cosiddetta Novorossija, uno Staterello vassallo della Russia che comprenderebbe il Donbass e la Crimea (in un modo o nell’altro sottratti all’Ucraina nel 2014) più i territori conquistati con l’invasione.
La Russia otterrebbe così nuova popolazione (pochi in Occidente lo sanno ma il calo demografico è una delle angosce di Mosca: un milione in meno di persone tra 2020 e 2021, la più drastica diminuzione in tempo di pace nella storia del Paese), nuovi e ricchi territori e, soprattutto, una continuità territoriale strategica dalla Bielorussia alla Moldavia. Obiettivo massimo di questa strategia: raggiungere il grande fiume Dnepr, che taglia in due l’Ucraina e in certi tratti è largo anche tre chilometri, e usarlo come un confine naturale rispetto all’Occidente. Così la Russia controllerebbe tutta la parte a Est del fiume e all’Ucraina propriamente detta resterebbe la parte Ovest. Molti, rispetto a questo piano, fanno il paragone con le due Coree. È giusto. Ma nella storia della Russia c’è già stato qualcosa di simile. Nel Seicento quando, dopo un accordo con le comunità cosacche dello Zaporozhe (dove ora sono arrivate le truppe russe che controllano la centrale atomica di Enerhodor), la Russia degli zar si trovò padrona a Est del Dnepr, mentre la Polonia lo era a Ovest. In qualche modo la storia si ripete.

“Cosa succede a Zelensky? È eterodiretto?”. I dubbi dell’ambasciatore italiano

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La guerra in fase di stallo, avanzano i negoziati. Marco Carnelos sulla posizione di Kiev: “Che senso ha prolungare l’agonia?”

In Ucraina si intravedono i primi spiragli di tregua. Non solo o non tanto perché alcune truppe russe si stanno allontanando da Kiev. Non per i cento veicoli militari rientrati in Bielorussia dall’Ucraina (anche dalla zona di Chernobyl). Non per la promessa di “riduzione” delle operazioni fatta da Mosca. Né per la presunta mediazione di Mario Draghi nella sua telefonata col Cremlino. Ma perché le trattative in corso su più fronti, in particolare quello turco, sembrano almeno aver aperto una breccia. Certo: Putin ha confermato al nostro premier che la situazione non è ancora matura per un cessate il fuoco. Ma rispetto a qualche giorno fa, quando impazzavano i combattimenti si parlava di squadroni incaricati di uccidere Zelensky, la situazione sul campo è sicuramente cambiata.

A vantaggio di chi? Difficile dirlo con certezza. Mosca intende concentrare i suoi sforzi sul Donbass, magari creando una sorta di corridoio che dalla Crimea porti alle due repubbliche separatiste includendo Mariupol. Odessa per il momento vive una mezza pace armata, ma teme l’invasione da parte delle navi ormeggiate al largo: la caduta della città costiera significherebbe per Kiev perdere ogni sbocco sul mare. E per la Russia governare tutto il commercio marittimo locale, in particolare di grano, mais e olio di semi di girasole. Di cui l’Ucraina è grande produttrice.

Fallito il blitzkrieg, sempre che Putin l’abbia davvero tentato, ora non resta che capire quale obiettivo minimo si è posto il presidente russo. Molto dipenderà dalle mosse del Cremlino e dalle concessioni che è disposto a fare. Ma non è l’unico aspetto da tenere in considerazione. Molti analisti si sono infatti spericolati nel chiedersi quali siano le condizioni che permetterebbero a Putin di considerare “vittoriosa” la sua operazione speciale in Ucraina: basta il Donbass? Serve Mariupol? Vuole anche Odessa e la parte di Ucraina ad Est del Dnepr? Domande legittime, che però bisogna porre anche alla controparte. In particolare, a Zelensky.

Cosa può permettersi di perdere, Kiev? Può accettare la neutralità, magari garantita da una sorta di “piccola Nato” di cui farebbero parte alcuni Paesi tra cui l’Italia. Può anche dichiarare ufficialmente di non voler entrare nell’Alleanza Atlantica. E volendo potrebbe anche accettare la smilitarizzazione parziale. Diverso il discorso su CrimeaDonbass e Mariupol: su questo punto si sono arenati i negoziati, benché Kiev abbia proposto di parlarne per i prossimi 15 anni. A chi spetta fare un passo indietro? L’ex ambasciatore italiano in Iraq, Marco Carnelos, è convinto che il presidente ucraino si stia “dirigendo verso un autodistruttivo punto di non ritorno”: “Che cosa è successo a Zelensky che era Stato eletto proprio con una programma elettorale mirante a trovare un’intesa con la Russia?”.

Da qualche giorno, infatti, la posizione di Zelensky “appare sempre più oltranzista sulla pelle dei propri cittadini”. Secondo Carnelos è ormai evidente che Crimea e Donbass sono perdute, così come “probabilmente anche il Sud del Paese”. Perché allora non accettare la realtà dei fatti e firmare un armistizio? “Che senso ha prolungare l’agonia?“, insiste l’ambasciatore in una lettera a Dagospia. “É Zelensky che ha subito una metamorfosi? È condizionato (minacciato) da oltranzisti interni? Oppure è etero-diretto da Washington e Londra che hanno interesse – adesso che hanno visto le debolezze russe – che Mosca sanguini e si impantani il più possibile in Ucraina”. In fondo solo un giorno fa il Times è arrivato a chiedere ai governi di Usa e Gran Bretagna di armare ancora Kiev affinché “finisca il lavoro” e magari provochi quel “regime change” al Cremlino invocato da Biden.

“Ho la sensazione che qualcuno voglia combattere la Russia fino all’ultimo ucraino o, addirittura, fino all’ultimo europeo”, dice Carnelos. Un allarme già lanciato da Toni Capuozzo e da altri, subito però additati come “putinisti”. Occhio però a non tirare troppo la corda: “Zelensky – conclude l’ambasciatore – sta, forse inconsapevolmente, dirigendosi verso un autodistruttivo punto di non ritorno”.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/cosa-succede-a-zelensky-e-eterodiretto-i-dubbi-dellambasciatore-italiano/

Vittime della nostra propaganda

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di Stefano D’Andrea

Fonte: Stefano D’Andrea

Molti italiani si sono stupiti per aver scoperto che soltanto il 27% dei Russi è contrario alla guerra e per aver visto la folla oceanica di sostenitori della guerra allo stadio e fuori: la propaganda li aveva convinti che la guerra l’avesse voluta il pazzo, dittatore e criminale Putin, e che vi fosse dissenso sia tra i russi che nel gruppo di comando.
Questo stupore sta a significare che quegli italiani non capiscono che la propaganda russa è, come è ovvio, completamente opposta a quella ucraina, assorbita e diffusa acriticamente dai nostri quotidiani e dalle nostre TV nazionali.
In generale, pressoché tutti gli italiani non capiscono che la distanza dalla verità della propaganda russa, se in linea di principio non dovrebbe essere superiore o inferiore a quella ucraina, nel caso concreto contiene meno balle e meno esagerazioni, perché vi sono ragioni precise che spingono gli ucraini a inventare più balle e a esagerare di più.
Infatti la propaganda russa è rivolta esclusivamente al fronte interno, a far vedere ai russi: cosa fanno i banderisti (interviste a cittadini russofoni che si sentono “liberati”); come combattono con coraggio e sorriso i soldati russi e i miliziani russofoni e come si proteggono l’un l’altro; come i soldati russi trattano bene i soldati ucraini catturati e apprestano cure mediche a quelli feriti; che i banderisti bombardano il centro di Donesk; perché i russi sono costretti talvolta a bombardare il centro delle città (immagini che mostrano che gli ucraini sparano razzi dal centro delle città e immagini che riprendono gli scoppi provocati dal bombardamento di un deposito di armi creato all’interno di Kiev, in particolare in un centro commerciale).
Questa, e altra propaganda simile, non è tutta la verità e perciò è propaganda, ma almeno è una parte della verità.
Gli ucraini, invece, devono convincere i paesi europei ad entrare in guerra o, almeno, a inviare le armi; e perciò devono persuaderli che i russi sono dei mostri. Le balle ucraine perciò sono gigantesche: nel teatro di Mariupol sarebbero morte 1000 persone, quando invece non ne è morta nessuna; i civili che dalle zone dell’est vanno in Russia sarebbero “deportati”; i 20 morti di Donesk li avrebbero provocati i russi; 100 persone che sulla spiaggia di Odessa mettono sacchi dimostrerebbero che tutto il popolo ucraino o gran parte è pronto a combattere; l’esercito russo avanzerebbe lentamente, perché sarebbe stato respinto o avrebbe trovato una resistenza inattesa (perché l’esercito russo dovrebbe avere fretta nessuno lo dice mai: si dà per scontata una assurdità, senza nemmeno inventare una assurda motivazione).
Dopo 23 giorni di propaganda ucraino-italiana, ormai anche Caracciolo e Fabbri e Negri svolgono ragionamenti sulla base della unilaterale e comica (per chi sa riflettere) propaganda ucraina.
In questo modo, sono davvero rarissimi ormai, nel discorso pubblico, sprazzi di intelligenza e squarci di verità
Il Generale Mini osservò una decina di giorni fa: che la Russia aveva inviato pochi soldati e pochi mezzi e vecchi (tra i carri armati t-72 e qualche t-80, quindi mezzi progettati nel 1972: la Russia ha carri armati t-14 che sono rimasti in Russia); e che limitava estremamente il numero di bombardamenti, ricordando che la NATO in Libia e in Iraq faceva 2000 missioni aeree in 8 ore. Insomma la NATO in Iraq e Libia bombardava in 8 ore molto più di quanto abbia fatto la Russia in questi 23 giorni.
Ora, è evidente che se queste osservazioni sono vere, tutti i discorsi degli “esperti”, Fabbri e Caracciolo compresi, sono campati in aria.
Se si volesse conoscere la verità, bisognerebbe soltanto ragionare su queste affermazioni del generale Mini e verificare se sono vere. Bisognerebbe che ci si dedicasse una sola settimana a rispondere alla domanda: ha ragione il Generale Mini?
Se la risposta fosse positiva, poi bisognerebbe ridere di ogni esperto che svolge considerazioni, muove osservazioni e propone valutazioni incompatibili con la verità accertata.
Ma questo sarebbe giornalismo.
Invece, purtroppo, TV e quotidiani sono ormai organi di propaganda.
Cosa ci guadagniamo ad ingannare noi stessi e a diseducare il popolo e i ceti colto e semi-colto al ragionamento?

S&P: gli effetti della guerra sull’economia globale

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Segnalazione di Wall Street Italia

di Mariangela Tessa

Oltre ai devastanti costi umani, il conflitto tra Russia e Ucraina sta sconvolgendo le condizioni economiche e i mercati finanziari e creditizi. È quanto scrivono in un report gli analisti di S&P Global Ratings, spiegando che, per effetto del nuovo scenario, la crescita globale subirà pesanti conseguenze.

Guerra, il punto di S&P

“Se prima del conflitto – ricordano gli economisti – l’economia mondiale era moderatamente più forte del previsto nella maggior parte delle principali economie perché la variante omicron ha causato poche perturbazioni all’attività degli Stati Uniti, il nuovo scenario “ci ha spinti a modificare la nostra visione preliminare.”

Gli esperti dell’agenzia newyorkese ritengono ora che la crescita economica globale scenderà di 70 punti base al di sotto della nostra precedente previsione, al 3,4% quest’anno.

L’Europa sarà la più colpita dagli effetti economici del conflitto militare e ci aspettiamo che l’Eurozona fletta dell’1,2% dalla nostra precedente previsione, espandendosi al 3,2% quest’anno, a causa della sua esposizione alla Russia e dell’aumento dei costi delle importazioni energetiche.

Dall’altra, “gli Stati Uniti vedranno effetti limitati, con una crescita inferiore di circa 70 punti base, al 3,2%, e la maggior parte delle economie nella regione Asia-Pacifico e nei mercati emergenti, eccezion fatta per l’Europa orientale, registrerà solo modesti cambiamenti nella crescita e inflazione. I rischi all’outlook in ogni caso restano al ribasso. L’inflazione è vista in media nel 2022 al 5,1% nell’area euro e al 6% negli Usa.

Russia: in forte recessione, resta a rischio default

Spostando i riflettori sul capitolo Russia, S&P vede un significativo aumento del rischio di insolvenza per il Paese a causa delle difficoltà nel completare i pagamenti, e valuterà i prossimi pagamenti di interessi e capitale delle obbligazioni sovrane russe denominate in dollari e in euro il 31 marzo e il 4 aprile.

Pur continuando a godere di afflussi di valuta forte grazie all’export di energia, sull’eventualità di un default “resta un punto interrogativo circa la volontà della Russia”. Inoltre “sanzioni più stringenti che limitassero interamente il suo interscambio energetico potrebbero chiudere questa strada”

Al di là del default, quest’anno il Pil russo rischia una forte recessione in Russia: le stime indicano il PIL in calo del 9% nel 2022.

Fonte:

Xi Jinping e la Cina danno una lezione di diplomazia agli Stati Uniti

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di Giulio Chinappi

Il 18 marzo, i capi di Stato delle due principali potenze economiche mondiali hanno avuto una videoconferenza il cui tema principale è stato il conflitto in Ucraina.

Il vertice virtuale tenutosi il 18 marzo tra il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ed il presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, si è risolto in un palcoscenico che ha messo in evidenza la statura politica e diplomatica del primo, di fronte ad un Biden che negli ultimi giorni ha saputo fare poco o nulla se non lanciare insulti personali nei confronti del presidente russo Vladimir Putin.

Mentre gli Stati Uniti continuano ad inviare armi in Ucraina, rendendo il popolo ucraino carne da macello per il proprio progetto egemonico mondiale, la Cina si sta spendendo per la risoluzione diplomatica del conflitto nell’ex repubblica sovietica. Xi Jinping ha infatti incoraggiato gli Stati Uniti e la NATO a dialogare con la Russia per risolvere i problemi alla base della crisi ucraina e ha espresso opposizione alle sanzioni indiscriminate imposte contro la Russia, oltre ad esortare le potenze occidentali ad interrompere il flusso di armi verso l’Ucraina.

La crisi ucraina non è qualcosa che vogliamo vedere, e gli eventi mostrano ancora una volta che i Paesi non dovrebbero arrivare al punto di incontrarsi sul campo di battaglia. Il conflitto e lo scontro non sono nell’interesse di nessuno e la pace e la sicurezza sono ciò di cui la comunità internazionale dovrebbe fare maggiormente tesoro”, ha affermato Xi Jinping nel corso della videoconferenza.

Le osservazioni del presidente Xi sulla crisi ucraina hanno dichiarato in modo esauriente la posizione della Cina e, stando a un livello più alto, hanno incoraggiato i colloqui di pace tra Ucraina e Russia e i colloqui tra Stati Uniti, NATO e Russia”, ha commentato al Global Times Lü Xiang, ricercatore presso l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali. “Penso che il colloquio di venerdì non sia stato significativo solo per le relazioni Cina-USA, ma anche per la situazione geopolitica globale. Le osservazioni del leader cinese hanno mostrato ai Paesi che seguono da vicino gli Stati Uniti nel fomentare la crisi cosa dovrebbe fare una grande potenza responsabile di fronte ai problemi”, ha aggiunto l’accademico.

La situazione attuale dimostra solamente come le politiche coercitive portate avanti dagli Stati Uniti e dalle altre potenze occidentali nei confronti dei Paesi considerati “ostili” non possano portare ad altri risultati se non a quello di esacerbare il conflitto. Le sanzioni imposte contro la Russia da anni, ed in particolare quelle ancora più stringenti delle ultime settimane, si sono dimostrate completamente fallimentari nel raggiungere il loro scopo.

La questione dell’Ucraina è la conseguenza dei problemi accumulati tra gli Stati Uniti e la Russia o delle continue pressioni e sfide alla sicurezza della Russia da parte della NATO guidata dagli Stati Uniti, quindi gli Stati Uniti, nel profondo, non si aspettano che la Cina la risolva, ma vogliono comunque attirare la Cina nel loro pasticcio o chiedere alla Cina di aiutarli poiché la situazione attuale è andata oltre le loro aspettative e diventerà più difficile per gli Stati Uniti evitare di essere direttamente coinvolti in essa”, ha ancora affermato Lü.

La posizione cinese sulla crisi ucraina è stata ampiamente ribadita dal portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Zhao Lijian, nel corso di una conferenza stampa tenuta con i rappresentanti dei media stranieri: “In qualità di iniziatori della crisi ucraina, perché gli Stati Uniti non riflettono sulla responsabilità propria e della NATO di causare l’attuale crisi della sicurezza in Europa? Perché non ripensano alla propria ipocrisia nell’accendere le fiamme della crisi ucraina?”, ha chiesto Zhao in maniera provocatoria.

Zhao ha affermato che la Cina è addolorata per le vittime civili, ma ha ricordato anche le vittime dei raid aerei degli Stati Uniti e della NATO nei vari Paesi che le potenze occidentali hanno bombardato dal 1999 ad oggi: “Ricordiamo tutti che nel marzo 1999, senza il permesso del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la NATO guidata dagli Stati Uniti iniziò clamorosamente 78 giorni di attacchi in Jugoslavia, provocando la morte di 2.500 civili e ferendone oltre 10.000. Negli ultimi 20 anni, gli Stati Uniti hanno effettuato migliaia di raid aerei in Siria, Iraq, Afghanistan e Somalia”, ha ricordato il portavoce, chiedendosi se gli Stati Uniti esprimeranno preoccupazione anche per la morte di questi civili in quanto risultato delle loro azioni militari.

Mentre gli Stati Uniti e l’Unione Europea continuano ad inviare armi in Ucraina – lo scorso mercoledì gli Stati Uniti hanno annunciato aiuti militari all’Ucraina per 800 milioni di dollari -, la Cina ha offerto assistenza umanitaria ai profughi civili del conflitto, inviando nell’ex repubblica sovietica cibo, latte in polvere, sacchi a pelo, trapunte e altri beni di prima necessità.L’ultima assistenza armata degli Stati Uniti all’Ucraina ha portato stabilità e sicurezza in Ucraina? O farà più vittime tra i civili? Il popolo ucraino ha bisogno di più cibo e sacchi a pelo o di pistole e munizioni? Non è difficile per le persone che hanno razionalità e buon senso dare il giusto giudizio”, ha commentato Zhao.

Ancora una volta, la crisi ucraina dimostra l’ipocrisia dell’amministrazione statunitense, in contrapposizione con la coerenza e l’efficacia del governo cinese nell’affrontare le crisi, come già accaduto, solamente per citare un episodio recente, in occasione della pandemia di Covid-19.

Pubblicato su World Politics Blog

Foto: Idee&Azione Fonte: https://www.ideeazione.com/xi-jinping-e-la-cina-danno-una-lezione-di-diplomazia-agli-stati-uniti/

21 marzo 2022

Borsa di Mosca riapre i battenti a metà, via scambi su bond federali

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Segnalazione di Wall Street Italia

di Mariangela Tessa

Dopo ventiquattro giorni di stop la Borsa russa si avvia verso una graduale ripresa delle sue attività, ferme dallo scorso 24 febbraio. Oggi, infatti, la Banca centrale della Russia ha deciso di riprendere le negoziazioni sui titoli di Stato (con due finestre di contrattazione) mentre le vendite allo scoperto su questi strumenti saranno vietate. Attese novità sullo scambio dei titoli azionari, che dovrebbero arrivare nei prossimi giorni.

“Abbiamo sospeso il trading sulla Borsa di Mosca per evitare brusche fluttuazioni del valore dei titoli in un momento di cambiamento senza precedenti della situazione economica. Ora siamo pronti a riprenderlo gradualmente”, ha detto “La negoziazione di obbligazioni di prestiti federali si aprirà nel mercato azionario della Borsa di Mosca domani”, ha detto la governatrice della Banca Centrale Elvira Nabiullina, annunciando l’apertura odierna.

Per prevenire un’eccessiva volatilità, la Banca di Russia ha inoltre spiegato che acquisterà obbligazioni federali per gli importi necessari a limitare i rischi per la stabilità finanziaria, sottolineando che “gli acquisti saranno effettuati nelle quantità necessarie per prevenire i rischi per la stabilità finanziaria. Dopo che la situazione sui mercati finanziari si sarà stabilizzata, abbiamo in programma di vendere l’intero portafoglio di queste obbligazioni per neutralizzare l’impatto di questa operazione sulla politica monetaria”.

Intanto, oggi la Camera considererà la proposta di Putin di assegnare un altro mandato da cinque anni, il terzo consecutivo, alla governatrice Nabiullina.

Borsa Mosca chiusa dal 25 febbraio

La Borsa di Mosca è rimasta chiusa dal 25 febbraio, il giorno dopo l’entrata delle truppe russe in Ucraina. L’indice Moex è crollato il 24 febbraio del 33%, quasi 190 miliardi di dollari sono evaporati in un solo giorno. Nei giorni scorsi sulla Russia si è agitato anche lo spettro del default visto che il Paese era stato chiamato ad onorare il pagamento di interessi per 117 milioni di dollari, relativi a due obbligazioni denominate in valuta esera. Un saldo che si temeva, come anticipato del governo russo nei giorni precedenti, potesse essere onorato in rubli, cioè in una valuta svalutata e che invece alla fine è stato effettuato in dollari.

 

Gratteri: «Dopo la guerra in Ucraina la ‘ndrangheta comprerà armi a prezzo da outlet»

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Il procuratore di Catanzaro: «È già successo in Bosnia, dove i clan hanno acquistato dalla mafia pugliese o barattato con la coca»

CATANZARO «Non succederà adesso, ma a bocce ferme. In questo momento le armi servono per fare la guerra, non per fare baratti. Alla fine delle ostilità chi avrà bisogno di armi andrà a comprarle a prezzi da outlet, come già accaduto in Bosnia. Quando la ‘ndrangheta ne ha avuto bisogno, è andata in Bosnia a comprare armi, le ha comprate dalla mafia pugliese oppure le ha barattate con la cocaina». Così all’AdnKronos il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, sul rischio che l’enorme giro di armi ed esplosivi, mitra, bombe, missili anti carro, arrivati in Ucraina, possano in qualche modo finire nel circuito della grande criminalità organizzata internazionale, dove la ‘ndrangheta la fa da padrone.
«La ‘ndrangheta – spiega Gratteri -, ha già avuto questo tipo di armi, non sarebbe un elemento di novità. La ‘ndrangheta non ha questa primazia, tutte le organizzazioni criminali che hanno bisogno di armi andranno a cercarle a basso costo, ad un costo inferiore rispetto a quello del mercato nero. Ma le mafie non hanno mai avuto problemi di approvvigionamento di armi, perché nel mondo ce n’è una grande quantità, l’approvvigionamento può avvenire dove si vuole. Dalla Svizzera all’ex Jugoslavia e in qualsiasi teatro di guerra c’è il mercato nero delle armi, dunque non sarebbe una novità. Anche se, ribadisco, c’è la possibilità di comprare armi più sofisticate a buon prezzo».
Quanto al modo per impedire che ciò accada, Gratteri chiosa: «Se gli Stati si parlano, se le polizie e le magistrature si parlano, sarebbe l’unico modo per impedirlo».

Fonte: https://www.corrieredellacalabria.it/2022/03/16/gratteri-dopo-la-guerra-in-ucraina-la-ndrangheta-comprera-armi-a-prezzo-da-outlet/

Ecco le armi che abbiamo spedito in Ucraina

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La lista “segreta” ormai di dominio pubblico

Eccola, la lista “segreta”. Eccole le armi che l’Italia, grazie alla decisione del governo e del Parlamento, ha deciso di inviare a Kiev. Si tratta di un elenco teoricamente secretato dal Copasir, l’organo di vigilanza dei servizi segreti, ma che ormai sta diventando praticamente di dominio pubblico. A organizzare la spedizione sarà il Comando Operativo di Vertice Interforze, coordinato dal generale Figliuolo, e poi ci penserà la Nato a far arrivare – attraversi sentieri segreti – gli armamenti all’Ucraina.

Qui sotto l’elenco degli strumenti con cui armeremo gli ucraini nella speranza che possano resistere alle bombe di Putin.

  • Mitragliatrice Mg 7.62: si tratta di un’arma “automatica di reparto a corto rinvulo di canna con chiusura geopetrica a rulli”. Può sparare fino a 730-900 colpi al minuto. “Può essere impiegata sia con bipiede come arma d’accompagnamento sia con treppiede come mitragliatrice media d’appoggio – si legge sul sito dell’Esercito – installata su veicoli come arma singola di bordo o come arma coassiale”. Il calibro del proiettile è 7,62×51 mm Nato, il peso 10,5 kg, l’alimentazione a nastro e ha un tiro utile di 400-500 metri sul bipiede e 800-1000 metri sul treppiede.

Mitragliatrice media MG 42/59 cal. 7,62 mm

  • Mitragliatrici 12.7 Browning: questa arma, spiega l’Esercito, “è stata acquisita allo scopo di garantire un adeguato supporto di fuoco alla manovra delle unità terrestri in termini di volume, gittata e letalità d’ingaggio”. Si tratta di un’arma “a corto rinculo e tiro selettivo (colpo singolo e raffica libera)” ed “è dotata di otturatore e meccanismo di alimentazione invertibili per consentire l’introduzione del nastro da destra o da sinistra secondo il tipo di installazione previsto, ovvero montaggio su aereo o su veicolo”. A cosa serve? “L’arma può essere impiegata per effettuare azioni di fuoco sia terrestre che contraereo e può essere montata a bordo di mezzi. Le caratteristiche tecniche e balistiche della Browning, unite ai più moderni tipi di munizionamento (in grado di perforare a una distanza di oltre mille metri una lastra di acciaio balistico di 10 mm di spessore), ne fanno un’arma versatile e pienamente rispondente alle necessità operative.​​​

Mitragliatrice BROWNING cal. 12,7 mm

  • Mortai da 120 (oltre alle bombe da mortaio):  mortaio Thomson-BrandtTr61 da 120 mm a canna rigata si tratta di “un’arma semplice, rustica, di facile maneggio e impiego, in grado di fornire supporto di fuoco di accompagnamento a tiro curvo alle lunghe distanze”. L’arma presenta diversi vantaggi: “Oltre ad essere trainabile, è anche avio-trasportabile, caratteristiche che gli conferiscono elevata mobilità e una capacità di rapido schieramento sul campo di battaglia”.​​

Mortaio rigato da 120 mm

  • Razioni alimentari da combattimento
  • 100 missili
  • Lanciatori Stinger e relativi missili: ​si tratta di “un sistema d’arma missilistico terra-aria impiegato contro la minaccia aerea condotta alle bassissime quote”.
    Il sistema d’arma è composto da:

    • missile;
    • tubo di lancio;
    • unità di alimentazione elettrica;
    • sistema di identificazione: il missile, una volta esploso il colpo, riconosce l’obiettivo e lo insegue.

Stinger, arma missilistica terra-aria

  • Centinaia di missili Milan (Missile d’Infanterie Léger ANtichar): è un missile anticarro a medio raggio
  • Elmetti militari, 5mila giubbotti antiproiettile
  • 200 missili C-c Mk72Law
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