In Svizzera gli incontri segreti Bilderberg

di Sebastiano Lo Monaco

Fonte: Il Faro sul Mondo

Il Segretario di Stato americano Mike Pompeoha partecipato a un incontro segreto di Bilderberg in Svizzera, per discutere con estrema discrezione su questioni come la Brexit e il futuro del capitalismo. Il Dipartimento di Stato americanoha confermato sabato che Pompeo, che parteciperà a un tour di quattro nazioni in Europa, ha preso parte alla riunione di quattro giorni del Bilderberg, nella pittoresca cittadina svizzera di Montreux.

La sua partecipazione non era stata precedentemente menzionata nell’agenda ufficiale e non figurava nell’elenco dei circa 130 élite di 23 Paesi partecipanti all’evento. Nella lista c’è il genero e consigliere del presidente degli Stati Uniti Donald Trump,Jared Kushner, che potrebbe usare il forum per cercare di ottenere supporto per il suo piano in Medio Oriente non ancora svelato.

Il Ceo di Microsoft, Satya Nadella, il capo della Nato, Jens Stoltenberg e l’anziano statista Henry Kissinger figurano nell’elenco dei partecipanti, così come il primo ministro olandese Mark Rutte, il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire e il ministro della Difesa tedesco Ursula von der Leyen. Il gruppo quest’anno ha discusso una serie di argomenti come il cambiamento climatico, il futuro del capitalismo, l’etica dell’intelligenza artificiale, Cina, Russia e Brexit, hanno riferito gli organizzatori.

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Nigeria: un Paese devastato dalla sua “ricchezza”

di Salvo Ardizzone

Nigeria: un Paese devastato dalla sua “ricchezza”

Fonte: Il Faro sul Mondo

La Nigeria è un Paese più grande di Francia e Germania messe insieme, con sopra 170 milioni d’abitanti che tirano una vita grama (54% della popolazione sotto la soglia della povertà) pur stando sopra a un mare di petrolio (l’estrazione, pur rallentata da tanti problemi, è di circa due ml di barili al giorno) e di gas; e detto per inciso, è da qui che vengono l’80% delle entrate fiscali e il 95% delle esportazioni, perché per il resto è il deserto. Il Pil, che è il secondo d’Africa, è suddiviso nel modo più ineguale non solo fra la gente (i ricchi ci sono, eccome!), ma anche fra regione (che lì si chiamano stati) e regione e fra etnia ed etnia. E di etnie ce ne sono tante in questo stato (circa 250!) tagliato, come tanti in Africa, in base ai capricci dei colonialisti (lì erano inglesi); le più importanti sono cinque: Yoruma (21% della popolazione), Igbo (18%), e Ijaw (10%) che stanno al sud; Hausa Fulani (20%) e Kanuri (4%) che stanno al nord. Continua a leggere

La Libia nelle mani dei trafficanti ora guarda all’Italia per una svolta

di Alessandra Bocchi

La Libia nelle mani dei trafficanti  ora guarda all’Italia per una svolta

Fonte: Il Faro sul Mondo

Le migrazioni per la Libia e dalla Libia sono ancora un problema e, a farne le spese, è la stessa popolazione locale. “I libici vogliono che il fenomeno immigrazione venga fermato”, ci dice Jamal Adel, un ragazzo che fa parte della tribù Tebu a Kufra nel sud-est del Paese.

“Sarebbe un’ottima cosa se il nuovo ministro dell’interno  Matteo Salvini riuscisse a fermare il problema migratorio”, ci dice un altro ragazzo che ha chiesto l’anonimato per motivi di sicurezza e che lavora per un organizzazione che monitora i conflitti a Sebha, una cittadina distrutta dal traffico di persone.

Il ragazzo aggiunge poi che “pochi giornali si interessano di quello che pensano i libici sul fenomeno migratorio ma, in realtà, noi vogliamo che questo fenomeno smetta perché sta danneggiando fortemente il nostro Paese”.

Mac K. B. Simpson, ganese ed esperto di migrazioni che vive a Tripoli, ci dice: “È importante che questo traffico sia fermato prima ancora che i migranti entrino in Libia”.

Per molti libici il problema è da ricercare soprattutto nelle Ong che operano nel Mediterraneo: “I trafficanti contano sulle ong, è già stato provato che collaborano. Inoltre alimentano le mafie libiche e italiane”, dice Adel. Continua a leggere

Quarantenni di oggi: una generazione di precari

di Massimo Caruso

Quarantenni di oggi: una generazione di precari

Fonte: Il Faro sul Mondo

La vita comincia a quarant’anni. Quelli della mia generazione se lo sentivano dire spesso da bambini, magari dai quarantenni di allora che, già a quell’età, profumavano di pensione. La stessa pensione che la mia generazione, una generazione di precari a vita, vedrà molto tardi o forse non vedrà mai.

Non si vuol fare invettiva, ma dati alla mano, la fascia d’età dai 35 ai 49 anni si è di fatto trovata invischiata in una situazione drammatica dalla quale sarà duro uscire senza affrontarne le conseguenze e le relative spese. Le profonde ferite provocate da questa terribile macelleria sociale hanno già un costo ed il conto che arriverà negli anni a venire sarà ancora più salato.

I costi che già si affrontano sono di tipo economico, sociale e sanitario. I costi che si affronteranno saranno prevalentemente di tipo politico, perché quella stessa politica che ha creato questa immane trappola e che non è riuscita tuttora a disinnescarla, dovrà fare in modo di mettere assieme i cocci di una generazione mandata in frantumi già dalla sua prima sortita nel mondo del lavoro. Appunto, una generazione di precari.

I numeri sono impietosi: in Italia, da dicembre 2016 a dicembre 2017, gli occupati di età compresa tra 35 e 49 anni sono calati del 2,1%, per un totale di circa 204mila persone. Il risultato peggiore tra le varie fasce d’età, se si considera che, nello stesso periodo, la fascia tra 25 e 34 anni, ha registrato perdite per lo 0,7%. Continua a leggere