Monti benedice il governo giallorosso: “Meglio di quello precedente”

L’ex presidente del Consiglio felice per l’indicazione di Paolo Gentiloni: “È un’ottima scelta, sono molto lieto”

L’ex presidente del Consiglio, a margine di una pausa dei lavori del Forum Ambrosetti, ha dichiarato che il nuovo esecutivo è connotato da “aspetti decisamente positivi, soprattutto se lo si compara al precedente“.

Conte più maturo

Il professore ha detto che le nuova compagine “è molto comune alla precedente perché uno dei due partiti è il medesimo e il presidente del Consiglio è il medesimo, ma sembra che il processo di maturazione (del premier Conte, ndr) sia stato veloce nel corso dell’ultimo anno“. Il Loden ha poi aggiunto che ora “resta da vedere quanto il programma, che non conosciamo ancora nel dettaglio, e l’impegno concreto nel perseguirlo, registreranno davvero una discontinuità grande“.

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fonte – http://www.ilgiornale.it/news/politica/monti-benedice-governo-giallorosso-meglio-precedente-1749203.html?mobile_detect=false

Brasile, Bolsonaro vuole impunità per civili che sparano ai criminali

Di Matteo Orlando

Secondo il presidente del Brasile per ridurre la violenza in Brasile è necessaria l’introduzione di una norma che permetta ai cittadini di difendere con le armi le loro vite e le loro proprietà.

In Brasile il presidente d’origine italiana Jair Bolsonaro vuole l’impunità per le forze dell’ordine e per i civili che sparano ai criminali.

Attraverso un’intervista con la giornalista Leda Nagle, trasmessa su Youtube, il 64enne presidente brasiliano si è augurato che i malviventi “muoiano come scarafaggi nelle strade”.

Secondo Bolsonaro per ridurre la violenza in Brasile è necessaria l’introduzione di una norma che permetta ai cittadini di difendere, attraverso l’uso delle armi, le loro vite e le loro proprietà. Solo così il tasso di “violenza cadrà spaventosamente. I ragazzi moriranno per strada proprio come gli scarafaggi, ed è così che dovrebbe essere”, ha detto il Presidente del Brasile.

Bolsonaro, come aveva promesso, sta spingendo un progetto di legge, in portoghese è stato chiamato “excludente de ilicitude”, che una volta introdotto renderà non più illeciti atti che solitamente lo sono, come lo sparare ai delinquenti. Il provvedimento, che riformerà una norma del codice penale del Brasile, una volta approvato verrebbe applicato sia ai privati cittadini che alle forze dell’ordine e di sicurezza.

Jair Bolsonaro è convinto che la misura sia davvero necessaria perché la polizia verdeoro sta combattendo una lotta, a suo dire “impari”, contro le varie forme di criminalità organizzata presenti sul territorio dell’enorme stato sudamericano.

Adesso gli attivisti per i diritti umani temono che tali norme, se introdotte, possano causare un bagno di sangue. Quelli di Bolsonaro “sono commenti disgustosi”, ha detto Ariel de Castro Alves, un attivista veterano per i diritti umani e avvocato a San Paolo, temendo un picco di violenza mortale nei confronti dei poveri e dei giovani uomini di colore.

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Fonte: http://m.ilgiornale.it/news/2019/08/08/brasile-bolsonaro-vuole-impunita-per-civili-che-sparano-ai-criminali/1738058/

Così il buonista Macron tratta i migranti: ​rinchiusi senza cibo né acqua

Parigi predica accoglienza, ma respinge i migranti. Le accuse di abusi: “Ci fanno dormire in terra, senza letti né coperte”

La camionetta con i simboli della polizia francese, la sirena e i lampeggianti resta parcheggiata alla stazione. Dopo aver rastrellato il treno, gli agenti caricano il migrante su un altro mezzo senza insegne di riconoscimento.

È anonimo, quasi a voler nascondere qualcosa. Il nove posti Renault sfreccia lungo le strade di Mentone, costeggia il lungomare e si dirige verso gli uffici della polizia di frontiera. Sono le 22 circa. L’immigrato non potrà essere respinto prima di domani mattina. È il destino dei clandestini che cercano di andare in Francia dopo le 19: vengono catturati, portati via, rinchiusi e stipati in un container senza cibo né acqua dalla polizia dell’accogliente Macron (guarda il video).

Di filippiche all’Italia sull’immigrazione la Francia ne ha fatte molte. Troppe, a giudicare da come si comporta al confine. Ieri l’Ong Mèdecins du Monde ha denunciato alla procura di Nizza i comportamenti della gendarmerie tra Mentone e Ventimiglia. Si parla di “detenzioni arbitrarie”, immigrati abbandonati in locali di “15 metri quadri senza mobili”, di “servizi igienici inutilizzabili” e continue violazioni dei diritti delle persone. Abusi veri e propri che alcuni migranti hanno raccontato in esclusiva al Giornale.it.

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Al via il piano di Salvini contro i rom: “Censimento, poi sgomberi”

Il ministro Salvini ha inviato una circolare ai prefetti per chiedere una relazione sulla presenza di insediamenti rom. Risultati in due settimane

Dalle parole ai fatti”. Lo ripete spesso il ministro dell’Interno Matteo Salvini che oggi, dopo aver promesso l’avvio del censimento sui campi rom, ha firmato una circolare indirizzata a tutti i prefetti per chiedere una relazione sulla presenza di insediamenti rom, sinti e caminanti.

L’obiettivo, ha spiegato il Viminale, è di verificare la presenza di realtà abusive per predisporre un piano di sgomberi. Entro due settimane il ministero dell’Interno si aspetta un quadro definito della situazione in tutta Italia.

Nella circolare si ribadisce “la rilevanza di un costante monitoraggio sui territori per la tempestiva attivazione, in sinergia con i diversi interlocutori, di incisive iniziative volte alla tutela del ‘complesso dei beni giuridici fondamentaliì e degli ‘interessi pubblici primari sui quali si basa la civile convivenza’“.

Dopo il rogo scoppiato in un accampamento rom a Lamezia Terme, Salvini aveva annunciato l’avvio del censimento. Il “recente incendio sviluppatosi all’interno del campo ha posto l’esigenza di una specifica attenzione sulle significative situazioni di illegalità e di degrado che frequentemente si registrano negli insediamenti che spesso si configurano un concreto pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica“, si legge nella circolare.

Si definisce “prioritaria l’attività di prevenzione volta a contrastare l’insorgere di situazioni di degrado” e “l’adozione di misure finalizzate alla riaffermazione della legalità“.

Si dà quindi il via al censimento dei campi rom su tutto il territorio nazionale che in passato aveva creato numerose polemiche. Ora il Viminale tira dritto e spiega ai prefetti che i risultati della ricognizione sono “da far pervenire entro quindici giorni all’ufficio di Gabinetto“.

Poi si procederà allo sgomberodelle aree abusivamente occupate attraverso l’esecuzione delle ordinanze di demolizione e rimozione delle opere abusive” nel contempo “attivando positive dinamiche di ricollocamento degli interessati“.

fonte – http://www.ilgiornale.it/news/politica/piano-salvini-contro-i-rom-censimento-poi-sgomberi-1727346.html?mobile_detect=false

Bergoglio e la grande fuga dall’8 per mille

Due milioni di persone hanno già compreso che chiudere i rubinetti a Bergoglio è l’atto di protesta più concreto possibile…(n.d.r.)

di Camillo Langone
Questo sembra proprio l’inizio della fine. Il netto calo dell’otto per mille alla chiesa cattolica (in sette anni due milioni di crocette in meno sulla dichiarazione dei redditi) ha un triste suono di campane a morto.

Non sono più opinioni, sensazioni soggettive. Le chiese semivuote potevano essere un fatto opinabile: grazie a Dio per andare a messa non si paga biglietto e dunque non esistono numeri precisi, statistiche affidabili sulla partecipazione domenicale. Molti dicono che un tempo le chiese erano piene di fedeli ma forse sono gli stessi che lamentano la scomparsa delle mezze stagioni. Già Orazio, oltre duemila anni fa, derideva la figura del laudator temporis acti, il lodatore del tempo passato ossia, guarda caso, del tempo della propria giovinezza. Anche il rigetto del popolo sovrano nei confronti dell’ossessione immigrazionista (e dunque antileghista) di Papa Francesco si è un po’ persa nel groviglio dei flussi elettorali. Però stavolta i numeri ci sono, nero su bianco, indiscutibili: il papa venuto dalla fine del mondo ha preso l’otto per mille a quota 37,04 e lo ha portato a 32,78 (o pure meno visto che i dati appena resi noti dal Dipartimento delle Finanze sono provvisori, non si capisce il motivo, addirittura per quanto riguarda l’Irpef 2016). E’ un’altra fine del mondo, non geografica bensì economica: di questo passo il prossimo papa dovrà vendere i Raffaello dei Musei Vaticani per pagare lo stipendio alle guardie svizzere…

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#IoNonStoConCarola

Segnalazione dell’ On. Silvia Sardone (Eurodeputato Lega, di Nova Civilitas)

Non si tratta di parteggiare per Salvini. Smettiamola di farci prendere in giro e diciamo forte e chiaro “Io non sto con Carola”

“Io non sto con Carola”, la capitana trasformata in eroina per avere violato la legge. E bisognerebbe dirlo forte e chiaro per rompere questa illusione di solidarietà maggioritaria pompata ad arte dalla sinistra, da Ong talebane dell’accoglienza, da una bella fetta della Chiesa e dai pezzi da novanta del facile buonismo radical chic come Saviano, Fazio, Lerner e Murgia.

Ovviamente è passato sotto silenzio un sondaggio del 27 giugno su Rai3, non proprio una rete mangia migranti, che svelava come il 61% degli italiani fosse contrario all’attracco della nave Sea Watch a Lampedusa, ancora prima dell’epilogo forzato deciso dalla capitana.

Se al volante della tua automobile trovi lungo la strada un carabiniere con la paletta che intima l’alt, cosa fai? Accosti e non sfondi il posto di blocco. Se speroni la macchina dell’Arma vieni rincorso armi in pugno e ti arrestano, ancor più se a bordo hai dei clandestini. E nessuno si sognerebbe di alzare un dito in tua difesa con pelose giustificazioni umanitarie.

Carola Rackete ha sfondato il blocco ordinato dal Viminale, violato la legge, speronato una motovedetta mettendo in pericolo la vita dei finanzieri a bordo (guarda il video) e la stanno trasformando in un’eroina dei due mondi. Lo ha fatto per “salvare vite umane” sostengono i fan della talebana dell’accoglienza. Se vogliamo salvare veramente i migranti in Libia, a cominciare da quelli rinchiusi nei centri di detenzione, dobbiamo continuare a riportarli a casa loro come sta facendo a rilento e fra mille difficoltà l’Iom, una costola dell’Onu, difficile da paragonare a SS moderne.

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Sul Comune sventola bandiera gay

Sul Comune sventola bandiera gay. Sia chiaro, benissimo che chi vuole sabato sfili per concludere la dieci giorni dedicata all’orgoglio omosex.

E altrettanto bene battersi per la difesa dei diritti di chiunque. Se poi lo si facesse in giacca e cravatta o in jeans e t-shirt invece che con il perizoma di pelle borchiato o col giubbotto decorato con i falli di plastica, sarebbe meglio. Più condivisibile anche dagli omosessuali che la mattina vanno al lavoro e mal sopportano di essere rappresentati da nerboruti transessuali brasiliani che vendono il corpo (e attributi maschili) per strada. Un semplice commercio, il più delle volte a vantaggio di eterosessuali in cerca di trasgressione e non certo un nobile inno alla libertà.

Di tutto questo non si curano il Comune e il sindaco Beppe Sala che hanno deciso di partecipare illuminando la facciata di Palazzo Marino con la gaia bandiera arcobaleno. Decisione che lascia perplessi perché se quella è la casa di tutti i milanesi, magari qualcuno non vuole aderire alla carnevalata. Legittima, seppur di cattivo gusto (quantomeno estetico) per chi ci crede, ma altrettanto destinata a lasciar perplesso chi no condivide. Anche perché molte furono le proteste a sinistra quando un altro palazzo, il Pirellone sede della Regione, fu illuminato per sponsorizzare il Family day. Allora ci fu la corsa al bacio uomo-uomo e donna-donna da postare su Facebook, insultando l’amministrazione di centrodestra che si era appropriata di uno spazio appartenente a tutti. Oggi sul Comune, invece, tutto è permesso. Con l’aggravante che la famiglia tradizionale uomo-donna è tutelata dalla Costituzione all’articolo 29, le coppie gay (almeno per il momento) no. Dei gay sono tutelati i diritti comuni a tutti i cittadini e chi li viola vada in prigione. Ma tra questi non c’è e non ci dovrà mai essere quello di adottare o peggio «comprare» un bambino, affittando l’utero della sua mamma.

fonte – http://www.ilgiornale.it/news/milano/sul-comune-sventola-bandiera-gay-1717349.html?mobile_detect=false

Il fine dei pirati è demolire gli stati

L’OPINIONE

Adesso Sea Watch ha calato la maschera e issato la sua vera bandiera. Quella della pirateria umanitaria.

Una pirateria che, al pari delle navi corsare al servizio degli stati nazionali del XVII secolo non agisce per fini propri, ma per soddisfare gli interessi di nuove entità sovranazionali poco disposte a metterci la faccia. A garantire la «lettera di corsa» alle navi con teschio e tibie e il soldo ai loro capitani di ventura pensavano, un tempo, Paesi come Inghilterra, Francia e Spagna interessati a bloccare i commerci del nemico senza esibire e le proprie cannoniere. Oggi la pirateria umanitaria interpretata con un tocco di romantico femminismo dalla 31enne Carola Rackete, capitana di Sea Watch, svolge esattamente la stessa funzione. La capitana Rackete che si dice in dovere di forzare il blocco «per salvare 42 naufraghi allo stremo» sa bene di mentire. E sa altrettanto bene che il suo aiuto ai quei 42 «naufraghi» sarebbe stato molto più sollecito se li avesse sbarcati in Tunisia o in qualsiasi altro porto del Mediterraneo raggiungibile durante i 15 giorni trascorsi a comiziare e far politica davanti a Lampedusa. Ma la «lettera di corsa» garantitale formalmente dall’opaca organizzazione umanitaria di cui è al soldo le richiede altro. Le richiede di approdare solo ed esclusivamente in Italia perché solo da quel ventre molle, dove l’anomalia di un esecutivo giallo-verde ostacola la compattezza dell’Unione, può iniziare lo sfondamento dei cancelli della «fortezza Europa». La missione assegnata alla capitana Carola come a tanti altri capitani mercenari è insomma quello di penetrare in Italia per scavare una breccia nelle mura dell’Europa. Ma per conto di chi? La risposta è semplice. Per ottenerla basta seguire il denaro fatto affluire nelle casse di organizzazioni umanitarie come Sea Watch. Nel XVII e XVIII secolo i corsari servivano agli stati nazionali per garantirsi il controllo dei traffici.

Sea Watch, la capitana Rackete rischia fino a 27 anni di carcere

Ricostruzione dei fatti e possibili conseguenze. Articolo molto chiaro che dovrebbe fare luce ai germogli appassiti del nostro ambiente che dovrebbero avere meno fretta nell’esternare fregnacce e ai rosiconi di professione (n.d.r.)

Rifiuto di obbedienza a nave da guerra, resistenza o violenza a nave da guerra e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: sono i reati di cui potrebbe essere accusata la capitana della Sea Watch 3: rischia fino a 27 anni di reclusione

Una multa salata, tra i 10 e i 50 mila euro, e la confisca del mezzo.

 È quanto rischia la Sea Watch 3 ai sensi delle nuove norme previste dal decreto sicurezza-bis approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 11 giugno e già operativo, in attesa di essere convertito in legge dalle Camere. Un rischio che la “capitana” della nave ong, Carola Rackete, ha deciso di accollarsi sfidando le autorità italiane e le resistenze dell’altro “capitano” Matteo Salvini. Ma a dover preoccupare la 31enne tedesca non solo soltanto le quasi certe conseguenze economiche del suo gesto, quanto quelle penali, dato che Rackete potrebbe avere commesso alcuni reati.

Tre, per la precisione. Come scrive Repubblica, la comandante della Sea Watch 3 rischia di essere incriminata per rifiuto di obbedienza a nave da guerra, resistenza o violenza contro nave da guerra e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Andiamo con ordine. Partiamo dalla prima ipotesi di reato, “rifiuto di obbedienza a nave da guerra”, disciplinata dall’articolo 1099 del Codice di Navigazione. Che recita: “Il comandante della nave, che nei casi previsti nell’articolo 200 non obbedisce all’ordine di una nave da guerra nazionale, è punito con la reclusione fino a due anni”.

Insomma, Rackete se la caverebbe con poco. Se non fosse che la sua decisione di forzare il blocco navale costituisce violazione anche dell’art. 1100 del Codice di Navigazione, “resistenza o violenza contro nave da guerra”. Ecco cosa prevede questa disposizione: “Il comandante o l’ufficiale della nave, che commette atti di resistenza o di violenza contro una nave da guerra nazionale, è punito con la reclusione da tre a dieci anni. La pena per coloro che sono concorsi nel reato è ridotta da un terzo alla metà”. Infine, non si può proprio scartare una terza ipotesi di reato, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, punito nei casi più gravi con la reclusione tra i cinque e i quindici anni.

Insomma, nella peggiore delle ipotesi la “capitana” potrebbe essere condannata a 27 anni di carcere. Ma si tratta solo di un’ipotesi…

fonte – http://m.ilgiornale.it/news/2019/06/27/sea-watch-la-capitana-rackete-rischia-fino-a-27-anni-di-carcere/1717468/

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