La solidarietà verso gli immigrati non è un obbligo morale

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/11/14/la-solidarieta-verso-gli-immigrati-non-e-un-obbligo-morale/

LA “CIVILTÀ” DELLA SOLIDARIETÀ IMMIGRAZIONISTA DELLE SINISTRE, NON È ALTRO CHE IL COMPIMENTO DEL TERZO “VALORE” DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE, QUELLO PIÙ UTOPICO DELLA “FRATERNITÉ” SENZA IL CRISTIANESIMO

La parola solidarietà viene, spesso, abusata o utilizzata a sproposito per far apparire il Cattolicesimo come una grande O.N.G. (Organizzazione Non Governativa) col fine di favorire il mondialismo. Questa è la versione social-democratica del Magistero della Chiesa. L’interpretazione centrista è, altresì, ancor più incline ad un buonismo che afferisce all’umanesimo integrale, tanto sbandierato dai liberali, che non riconosce alcun ruolo a Dio, quanto ad un’etica materialista della comune famiglia globale.

La solidarietà come pseudo-virtù è un’invenzione del positivismo ottocentesco, e di August Comte in particolare, per il quale la solidarietà è “l’intrinseca e totale dipendenza di ogni uomo dalle precedenti generazioni” , in una prospettiva totalmente deterministica, che non gli riconosce alcuna libertà.

Il problema di entrambe le ideologie, che spesso hanno radici e caratteristiche che si incrociano, come, del resto, il progressismo marxista e il conservatorismo liberista, in tema di immigrazione di massa, è che dimenticano o rifiutano il destino soprannaturale degli esseri umani.

Il lavoro illuminista, fatto proprio dalle logge massoniche, è stato quello di convincere, nell’arco di almeno tre secoli, il mondo che vi possa essere una solidarietà senza carità, ossia la filantropia senza Dio, propria dei nemici di Cristo e della Chiesa. Questa confusione terminologica e fattuale è così intrinsecamente perversa da essere riuscita, nel tempo, a traghettare nel suo campo molti cattolici in buona fede.

Del resto, è risaputo che i figli del serpente sono più scaltri dei figli della Luce. Il grande G.K. Chesterton mise in guardia, a pieno titolo, dall’ambiguità, che porta sempre al male.

E’ per evitare spiacevoli equivoci che il Magistero ecclesiastico è intervenuto per fare chiarezza.Il primo di tali perniciosi errori, oggi largamente diffuso, è la dimenticanza di quella legge umana di solidarietà e carità, che viene dettata e imposta sia dalla comunanza di origine e dalla eguaglianza della natura razionale in tutti gli uomini, a qualsiasi popolo appartengano, sia dal sacrificio di redenzione offerto da Gesù Cristo sull’ara della Croce al Padre suo celeste in favore dell’umanità peccatrice” (Pio XII, Lettera enciclica Summi pontificatus, n. 15).

Nella sfera sociale la carità è “un’amicizia tra Dio e l’uomo [che] suppone necessariamente la Grazia che ci fa figli di Dio ed eredi della gloria (Padre Antonio Royo Marìn, Teologia della perfezione cristiana, Edizioni Paoline, Torino 1987, p. 602).

Dopo Dio, occorre amare il bene spirituale dell’anima propria e di quella del prossimo, più che il nostro e altrui bene corporale. Solo se riferita al suo oggetto primo, cioè a Dio, la carità è veramente tale perché “senza la Fede è impossibile piacere a Dio” (San Paolo, Lettera agli Ebrei, II,6).

La solidarietà riguarda, dunque, i beni spirituali, molto di più di quelli materiali, come il venerabile Papa Pio XII spiega mirabilmente nella costituzione apostolica Exsul Familia del 1° agosto 1952.

Quanto alla carità sociale internazionale, quale principio della dottrina sociale della Chiesa enunciato dal Magistero di Pio XI, nella meravigliosa enciclica Quadragesimo anno (n. 87-88) rientra la “solidarietà delle nazioni”, per cui Pio XII giustifica il principio dell’intervento armato a difesa di un altro popolo ingiustamente aggredito, che non sia in grado di difendersi da solo. Ma, “nessuno Stato ha l’obbligo di assistere l’altro, se per questo deve andare in rovina o compiere sacrifici, sproporzionatamente gravi” (Padre Eberhard Welty o.p. vol. II, pag. 404).

Un popolo minacciato o già vittima di una ingiusta aggressione, se vuole pensare ed agire cristianamente, non può rimanere in una indifferenza passiva; tanto più la solidarietà della famiglia dei popoli interdice agli altri di comportarsi come semplici spettatori in un atteggiamento d’impassibile neutralità. […] Ciò è così vero, che né la sola considerazione dei dolori e dei mali derivanti dalla guerra, nè l’accurata dosatura dell’azione e del vantaggio valgono finalmente a determinare, se è moralmente lecito, od anche in talune circostanze concrete obbligatorio (sempre che vi sia probabilità fondata di buon successo) di respingere con la forza l’aggressore. […] La sicurezza che tale dovere non rimarrà inadempiuto, servirà a scoraggiare l’aggressore e quindi ad evitare la guerra, o almeno, nella peggiore ipotesi, ad abbreviarne le sofferenze” (Pio XII, Radiomessaggio natalizio 1948).

Secondo il prof. Roberto de Mattei la civiltà della solidarietà, cui si richiama la nuova sinistra, altro non sarebbe che il compimento del “terzo valore della Rivoluzione, quello più utopico della fraternité”, l’inveramento della triade giacobina di liberté, egalité e fraternité nella prospettiva naturalistica e totalmente secolarizzata della cosiddetta società multietnica e multireligiosa.

Questa solidarietà consisterebbe nella coscienza di una progressiva convergenza sociale dell’umanità verso un futuro unitario, verso un mondo caratterizzato dall’interdipendenza sempre più stretta dei rapporti sociali. […] L’etica della solidarietà, intesa come pura etica relazionale, porterebbe come conseguenza necessaria la realizzazione dell’uguaglianza assoluta e anche dell’assoluta libertà nel regno della fratellanza. […] Queste teorie ricevono conferma ideologica dalle sponde del progressismo cattolico, dove un teorico della solidarietà quale Josef Tischner ci presenta l’uomo non come persona individuata e distinta, ma come ente confuso in una “complessa rete relazionale” (1900-2000 Due sogni si succedono la costruzione la distruzioneEdizioni Fiducia, Roma 1990, pp. 121 e 122).

Oggi si tace il fatto che il Magistero della Chiesa pone dei limiti all’accoglienza verso gli stranieri ed al diritto naturale di emigrare, inteso come l’inalienabile volontà di interagire con altri popoli, secondo i principi di legalità e reciprocità di rispetto e dignità.

Nessuno parla mai del dovere di carità cristiana e solidarietà di comportamento nel cercare e rimuovere le cause che provocano la necessità di trasferirsi in massa in un nuovo Continente.Nessuno Stato, in forza del diritto di sovranità, può opporsi in modo assoluto a una tale circolazione, ma non gli è interdetto di sottoporre l’esodo degli emigranti o l’ammissione degli immigrati a determinate condizioni richieste dalla cura degli interessi, che è suo ufficio tutelare” (AA.VV., Codice di morale internazionale, La civiltà cattolica, Roma 1943, pp. 53-54).

Una politica di puro protezionismo o di egoismo nazionalistico o etnico non è invece ammissibile.Il Creatore dell’Universo, infatti, ha creato tutte le cose in primo luogo ad utilità di tutti; perciò il dominio delle singole nazioni, benché debba essere rispettato, non può venir tanto esagerato che, mentre in qualsivoglia luogo la terra offre abbondanza di nutrimento per tutti, per motivi non sufficienti e per cause non giuste ne venga impedito l’accesso a stranieri bisognosi ed onesti, salvo il caso di motivi di pubblica utilità da ponderare con la massima scrupolosità” (Pio XII, Lettera In fratres caritas all’Episcopato degli Stati Uniti, 24 dicembre 1948, in A. A. S. XXXXI, 1949, pag. 15 e seg.).

Padre Antonio Messineo S.J. sostiene che lo Stato di destinazione possa impedire che gli stranieri ”non rimangano a suo carico e non compromettano l’ordine e la sicurezza pubblica (sanità, istruzione, moralità, mezzi pecuniari ecc.), AA.VV. Codice di morale internazionale, cit., pag.55.

Infine, Papa Pio XII appare profetico, quanto dimenticato.

Rivolgendosi, in particolare, ai popoli africani e al Terzo Mondo in generale, li “avvertivamo […] a riconoscere all’Europa il merito del loro avanzamento; all’Europa, senza il cui influsso, esteso in tutti i campi, essi potrebbero essere trascinati da un cieco nazionalismo a precipitare nel caos o nella schiavitù. […] Non ignoriamo, infatti, che in molte regioni dell’Africa vengono diffusi i germi di turbolenza dai seguaci del materialismo ateo, i quali attizzano le passioni, eccitano l’odio di un popolo contro l’altro, sfruttano alcune tristi condizioni per sedurre gli spiriti con fallaci miraggi o per seminare la ribellione nei cuori” (Pio XII, Lettera enciclica, Fidei donum del 21 aprile 1957, nn. 6-7).

 

Il Nemico è Soros!

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sorosLO SPECULATORE ILLUMINATO
Ogni volta che si parla di George Soros si è quasi certi di essere accusati di “paranoie complottiste”; è il modo migliore con cui le anime belle della coscienza democratica, liquidano chiunque provi a spiegare il ruolo dell’élite tecnocratiche nella creazione e nella manipolazione delle crisi internazionali che sconvolgono il mondo.

Di tutti i Maestri del Nuovo Ordine Mondiale che dal Medio Oriente all’Europa, fino all’Asia, si divertono a scatenare rivoluzioni, guerre, crisi economiche e a generare quel caos necessario a dare forma ai loro progetti di dominio, George Soros è il più gettonato anche perché, a differenza di altri, non disdegna di svolgere il suo ruolo in maniera arrogante e vanitosa.

Finanziere di origine ungherese, Soros è lo speculatore “illuminato” che si è arricchito mettendo in ginocchio le economie di mezzo mondo; ne sappiamo qualcosa anche noi italiani che nel 1992 vedemmo bruciate le nostre riserve valutarie a causa di un attacco speculativo da lui orchestrato sulla Lira e sulla Sterlina inglese e che portò noi e la Gran Bretagna fuori dallo Sme.

Soros è il teorico della società globale dove tutti sono uguali tranne quei pochi come lui che essendo più uguali degli altri hanno il diritto di imporre le regole (e l’uguaglianza) a tutti.

IL VIZIETTO DI SOROS
Come ogni mega-miliardario che si rispetti ha anche lui il suo vizietto: non colleziona Ferrari, castelli in Europa, trofei di golf o attrici di Hollywood (o forse si, ma non lo sappiamo), ma di sicuro colleziona Fondazioni, Think tank, Ong con cui destabilizza governi, manipola i media, viola la sovranità degli Stati. Per fare questo si serve ovviamente dei suoi soldi e della Open Society Foundation, l’associazione con la quale smista miliardi di dollari per finanziare partiti di opposizione e movimenti “democratici” in giro per il mondo, o “assoldare” militanti dei diritti umani, intellettuali, giornalisti, tecnocrati e mettere a libro paga leader politici che sono ben felici di accontentare i disegni dell’oligarca amico (ne sa qualcosa Hillary Clinton di cui Soros è uno dei principali finanziatori con 8 milioni di dollari solo nel 2015).

Insomma quella di Soros sembra una vera e propria ragnatela tesa per il mondo che negli anni ha prodotto le rivoluzioni colorate che hanno sconquassato  l’Europa post-sovietica (Serbia, Georgia, Ucraina e Kirghizistan), la Primavera Araba con annessa guerra in Libia e Siria che ci ha regalato l’Isis e la crisi dei migranti (voluta e favorita dallo stesso Soros).

Non solo, ma per rendere questo lavoro il più professionale possibile, Soros ha agevolato anche la nascita di una vera e propria multinazionale per “rivoluzioni a domicilio” (ovviamente non-violente); si chiama CANVAS (Centre for Applied Non-Violent Action and Strategies) ed è la struttura di consulenti rivoluzionari che vengono inviati nei paesi retti da governi non graditi agli Usa e quindi a Soros (o meglio non graditi a Soros e quindi agli Usa) per accendere la miccia delle mobilitazioni democratiche che quasi sempre si trasformano in bagni di sangue e guerre civili. Organizzazione infarcita di dollari provenienti dal governo americano e da diversi Fondazioni tra cui spicca ovviamente quella di Soros, come svelato da Wkileaks.

Shelob2SOROS È SHELOB
Per capire chi è George Soros bisogna leggere Il Signore degli Anelli (o almeno, per i più pigri, vedere il film). L’avete presente? Bene, allora sapete di cosa sto per parlare: George Soros è come Shelob“il malefico essere a forma di ragno” per la quale “ogni essere vivente era il suo cibo e il suo vomito era oscurità”come lei, anche Soros dissemina gigantesche e vischiose ragnatele con le quali imprigiona le sue vittime per poi divorarle. La sua rete di movimenti e associazioni che lui è in grado di mobilitare, forte di un potere economico illimitato, sono le ragnatele di Shelob. Nessuno “può rivaleggiare con Shelob nel tormentare il mondo infelice”.

Ma come può essere sconfitta questa orribile creatura? innanzitutto con la luce: Shelob ama vivere nell’oscurità, la luce l’acceca. La fiala donata da Galadriel che sprigiona la luce della stella di Earendil acceca Shelob e respinge i suoi attacchi.
Fuori di metafora, la luce è la verità; la possibilità di aprire uno squarcio di informazione libera su chi è Soros e cosa realmente fa. Ed è quello che in questi giorni è avvenuto con la pubblicazione dei 2.500 documenti segreti della Open Society ad opera del sito DCLeaks che gettano la luce su come opera la struttura tentacolare di Soros, come manipola e interagisce all’interno delle crisi internazionali, come condiziona le scelte dei governi e dei media.

IL FILANTROPO CHE ODIA PUTIN
Ma tutto questo a Soros/Shelob è perdonato perché lui è anche un filantropo, letteralmente un amico dell’umanità: la sua. E come tutti i filantropi che amano l’umanità (astratta), lui odia gli uomini, soprattutto quelli che non la pensano come lui.

Il suo nemico numero uno è il leader russo Vladimir Putin; contro di lui Soros nutre una vera e propria ossessione: lo vuole distrutto, sconfitto. La colpa di Putin è di non volere sottomettere la Russia ai dettami del Nuovo Ordine Mondiale preconizzato da Soros. E quindi, da oltre 10 anni, Soros prova a fare a casa di Putin quello che gli è riuscito di fare in molti altri paesi; alimentare finte opposizioni democratiche, sobillare piazze, infiltrare Ong finanziate direttamente da lui o da Washington, costruire manipolazioni mediatiche e ingaggiare pressioni internazionali.
Non dimentichiamoci che Soros/Shelob è uno dei finanziatori dell’operazione Panama Papersla più farlocca inchiesta giornalistica della storia dell’informazione occidentale ed è il principale sponsor delle sanzioni a Mosca che, in realtà, stanno mettendo in ginocchio le imprese europee.

Ma spesso succede ai più convinti Illuminati, di rimanere abbagliati della loro stessa luce. Soros si è dimenticato di una basilare lezione di storia: mai andare a rompere le balle ai russi in casa propria; bastava chiedere a Napoleone e a Hitler.
E così, prima Putin ha espulso dalla Russia una serie di Ong occidentali di diretta emanazione di Soros, tra cui la sua Open Society, per attività anti-costituzionali e anti-nazionali.
Poi i russi, primi al mondo nella cyberwar, si sono scatenati. Già un anno fa un gruppo di hacker ucraini filo-Mosca ha reso pubbliche le mail segrete tra Soros e il Presidente ucraino Poroshenko. Noi fummo tra i pochi a parlarne in Italia; è una lettura utile che vi invito a fare (articolo in questo link), perché sono notizie CLAMOROSE che invano troverete nella libera informazione democratica del nostro Paese. Mail che dimostrano chi è il manovratore della crisi in Ucraina, il destabilizzatore di quell’area, il criminale che fomenta una guerra civile che sta causando migliaia di morti e chi sta lavorando per gettare l’Europa in una nuova Guerra Fredda con la Russia che, grazie ai maggiordomi di Washington e di Londra rischia presto di diventare assai calda.

Ora, secondo molti, ci sarebbero settori d’intelligence vicini a Mosca nel “Soros hack” che ha reso pubbliche le migliaia di documenti della Open Society.

IL BURATTINAIO DELL’IMMIGRAZIONE
Dalle prime analisi dei documenti pubblicati emerge come Soros stia cercando di influenzare le politiche d’immigrazione su scala globale manipolando l’opinione pubblica e premendo sui governi occidentali per considerare la “crisi dei rifugiati in Europa una nuova normalità” portatrice di “nuove opportunità”. Più volte abbiamo dimostrato come l’esodo di immigrati (frutto delle guerre e del caos generato dall’Occidente) che sta scardinando il sistema sociale e l’identità dell’Europa, non sia un accidente della storia ma un preciso disegno delle élite mondialiste di costruire un nuovo modello di società funzionale al progetto di dominio economico e finanziario

Ora ne abbiamo ulteriori prove.

LA LUCE DI GALADRIEL?
Dai 2500 documenti trafugati forse c’è materiale che consentirà di scoprire veramente non solo il volto di Soros/Shelob ma anche quello dei suoi innumerevoli fiancheggiatori che risiedono nei media, nei parlamenti, nelle università, nei centri di potere di Europa e Usa.
Il materiale di DCLeaks non è certo la fiala di Galadriel ma almeno uno squarcio di luce su uno dei più oscuri e nefasti sistemi di potere del nostro tempo.

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Il delirio di George Soros … e i veri nemici dell’Europa

george-sorosISIS? NO PUTIN
In un recente editoriale sul Guardian (lo storico quotidiano britannico della sinistra laburista) George Soros, lo speculatore “illuminato”, è tornato a parlare di politica estera; ma, vuoi per l’età ormai avanzata, vuoi per il delirio di onnipotenza tipico di chi è abituato a manipolare impunemente verità e denaro, stavolta sembra aver superato la soglia del ridicolo.

Secondo Soros, la minaccia per l’Europa è Putin, non l’Isis.
E quale sarebbe la ragione di un’affermazione tanto azzardata? Semplice, Putin starebbe orchestrando la distruzione dell’Europa attraverso la crisi dei migranti. Siccome “l’obiettivo di Putin è la disintegrazione dell’Unione Europea –scrive Soros- il modo migliore per realizzarla è quello di inondare l’Europa di profughi siriani”.
I russi, in Siria, ci starebbero per bombardare la popolazione civile così da costringere milioni di disperati a fuggire e invadere il nostro continente.
Quindi l’esodo biblico d’immigrati che sta mettendo a rischio la tenuta sociale ed economica dell’Europa e il suo futuro, sarebbe opera di Putin. I barconi che attraversano il Mediterraneo, i milioni di profughi islamici (di cui più della metà non sono profughi) che premono ai nostri confini, il rischio di trasformarci in Eurabia, tutto questo sarebbe un complotto russo finalizzato a far implodere l’Unione Europea.

INCONGRUENZE
Che l’emergenza profughi sia iniziata molto prima dell’intervento russo in Siria, è una constatazione che non sembra scalfire le certezze di Soros. Così come nelle sue considerazioni, non vi è alcun cenno alle  “guerre umanitarie” che l’Occidente ha condotto in questi anni, destabilizzando l’intera area che va dal nord Africa, al Medio Oriente.
Non rappresenta un elemento di valutazione neppure il fallimento della “Primavera araba” e il disastro libico (altro capolavoro occidentale) che hanno aperto la porta al dilagare dell’integralismo islamico nel Mediterraneo; né il fatto che l’Isis sia un prodotto di laboratorio delle centrali d’intelligence americane e saudite, creato apposta per distruggere la Siria e costruire una entità salafita sul Mediterraneo come ultimo tassello di un effetto domino che avrebbe dovuto portare alla rimozione di tutti i governi dell’area ostili al potere dei regnanti del Golfo.

Ma al di là delle incongruenze storiche, perché la Russia dovrebbe cercare di distruggere l’Europa col rischio di ampliare la minaccia islamica non solo in Asia centrale ma anche ai suoi confini occidentali? Per Soros la risposta è semplice: siccome la Russia sta per finire in default (altra vecchia ossessione del finanziere), “il modo più efficace con cui il regime di Putin può evitare il collasso è causare prima il crollo dell’Unione Europea. Una UE a pezzi non sarà in grado di mantenere le sanzioni inflitte alla Russia dopo la sua incursione in Ucraina”.

Ecco che nello schemino semplice di Soros, tutto viene riportato al suo maggiore interesse: l’Ucraina e il governo fantoccio di Kiev ennesimo prodotto delle rivoluzioni democratiche costruite a tavolino nei think tank d’oltreoceano e nei consigli d’amministrazione delle banche d’affari e dei fondi d’investmento degli amici di Soros che poi lui fa nominare ministri anche se sono cittadini stranieri (le collusioni scandalose tra Soros e il governo ucraino le abbiamo rivelate in questo articolo del Luglio scorso).

Questa mescolanza tra delirio e ossessione, tra interessi e manipolazione della verità attraverso i media di sistema, porta Soros a negare persino l’evidenza: e cioè che l’Isis ha fermato la sua avanzata solo dopo che la Russia è entrata in campo.

UN AVVERTIMENTO ALL’EUROPA
Quello di Soros è in realtà un avvertimento agli europei: “lasciate perdere l’Isis che tanto l’abbiamo creato noi e quindi lo distruggiamo quando non ci servirà più. Voi occupatevi della Russia, e non sognatevi di decidere liberamente quali sono i vostri interessi strategici”.

L’articolo di Soros non va relegato nel capitolo “disturbi senili” perché è lo specchio di cosa passa nella testa dell’élite tecnocratica che domina l’Occidente, la cui folle ideologia mischiata ad un’aggressività senza scrupoli, ci sta spingendo verso la guerra globale.
Questa élite che è finanziaria e tecno-militare, contamina i governi occidentali, controlla la Nato, domina Wall Street e condiziona l’informazione globale; ha bisogno di allargare la propria sfera d’influenza nella ricerca compulsiva di dominio.

PERCHÈ L’EUROPA MUORE
A differenza di ciò che dice Soros, l’Europa sta morendo non per colpa di Putin ma a causa della perdita di sovranità (monetaria, democratica e militare) che sta distruggendo le economie, la coesione sociale e l’identità delle nostre nazioni. Passo dopo passo gli spazi di libertà si stanno chiudendo ed una élite di tecnocrati senza volto, alchimisti della moneta, burocrati e politici scodinzolanti sta prendendo il potere sulle nostre vite e sul nostro destino.
Sono questi i veri nemici dell’Europa.

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Lo “schema Soros” e l’immigrazione indotta

george-soros-640x4801, 2, 3… TANA PER SOROS!
Per carità, sarà solo un caso, una coincidenza di quelle che servono agli scettici per dimostrare che non c’è un senso nelle cose. Fatto sta che ogni volta che la società civile, gli umanitaristi della domenica, le sentinelle democratiche scendono in piazza contro il cattivo di turno (che si chiami Putin, Trump o Marine Le Pen), dietro a loro fa capolino la faccia di Soros o meglio, il suo portafoglio.

Anche nell’ultimo caso, quello del Decreto esecutivo sull’immigrazione voluto da Trump, le proteste inscenate in tutta America sono state organizzate da gruppi mantenuti con i soldi del filantropo miliardario.
Come ha evidenziato Aaron Klein su Breitbart, gli avvocati che hanno messo in piedi le azioni legali contro il Decreto Trump, appartengono a tre associazioni per i diritti degli immigrati: la ACLU (American Civil Liberties Union), il National Immigration Law Center e l’Urban Justice Center. Tutte e tre sono finanziate, per milioni di dollari, dalla Open Society di Soros (la ACLU addirittura ha ricevuto 50 milioni solo nel 2014).
Una delle avvocatesse in prima linea nella battaglia legale, Taryn Higashi, è componente dell’Advisory Board dell’Inziativa per l’Immigrazione Internazionale della Open Society.

Dopo le manifestazioni di protesta all’indomani del voto e la Marcia delle Donne, questa è la terza iniziativa anti-Trump che vede la ragnatela di Shelob/Soros dispiegarsi contro quella parte dell’America colpevole di non aver votato la sua candidata in busta paga, Hillary Clinton.
Come direbbe Poirot: “una coincidenza è solo una coincidenza, due coincidenze sono un indizio, tre coincidenze sono una prova”; e se ci aggiungiamo anche la famosa battaglia contro le “fake-news” che inquinano la purezza dell’informazione mainstream (salvo poi scoprire che a produrre fake news è proprio il mainstream), diciamo che abbiamo la quasi certezza che a Soros non è andata molto giù l’elezione di Trump.

Soros-Obama-ClintonSOROS E L’IMMIGRAZIONE ILLEGALE
Tra tutte le cause “progressiste” che Soros finanzia, quella per agevolare l’immigrazione clandestina è forse la più curiosa (ed anche la più rivelatrice).

Nel 2014 il New York Times rivelò che la decisione di Obama di modificare la legge sull’immigrazione per facilitare il riconoscimento degli irregolari, fu spinta dalla campagna delle associazioni pro-immigrati divenute una “forza nazionale” grazie all’enorme quantità di denaro versato nelle loro casse dalle ricchissime fondazioni di sinistra tra cui, appunto, la Open Society di Soros (oltre alla sempre presente Ford Foundation); “Negli ultimi dieci anni – scrive il NYT – questi donatori hanno investito più di 300 milioni di dollari nelle organizzazioni di immigrati” che lottano “per riconoscere la cittadinanza a quelli entrati illegalmente”.

Ora, Soros, che di mestiere fa lo speculatore finanziario, è uno che con i soldi non produce ricchezza ma povertà. Il suo lavoro è, di fatto, scommettere sulla perdita degli altri; lui vince se il mondo perde.
Soros appartiene a quella aristocrazia del denaro per la quale, crisi economiche guerre, sono linfa vitale per il proprio portafoglio (e per il proprio potere).
E infatti i suoi miliardi li ha fatti (e continua a farli) mettendo in ginocchio le economie di mezzo mondo; ne sappiamo qualcosa anche noi italiani che nel 1992, subimmo l’attacco speculativo orchestrato dal suo fondo “Quantum” che bruciò il corrispettivo di 48 miliardi di dollari delle nostre riserve valutarie, costringendo la Lira ad uscire dallo Sme (insieme alla sterlina inglese).

E se “destabilizzare le economie” è il suo lavoro, destabilizzare i governi è il suo hobby; e così Soros finanzia da anni rivoluzioni colorate (dall’est Europa alle Primavere Arabe) che altro non sono che guerre civili all’interno di Stati sovrani per sostituire governi legittimi con replicanti a lui rispondenti; e adotta (finanziando campagne elettorali) candidati particolarmente inclini a fare le “guerre umanitarie” con cui stravolgere intere aree del mondo.

soros-quoteLO SCHEMA SOROS: POVERI-PROFUGHI-IMMIGRATI
Per semplificare (anche troppo) lo chiameremo “SCHEMA SOROS” anche se in realtà è un preciso disegno dell’élite tecno-finanziaria per costruire il proprio sistema di potere globale.

Lo “Schema Soros” funziona così: l’élite prima produce i poveri, poi trasforma alcuni di loro in profughi attraverso una bella guerra umanitaria o una colorata rivoluzione (in realtà i profughi sono meno della metà degli immigrati) e poi li spinge ad entrare illegalmente in Europa e in Usa grazie alle sue associazioni umanitarie, ricattando i governi occidentali e i leader che essa stessa finanzia affinché approvino legislazioni che di fatto eliminano il reato di immigrazione clandestina. Il tutto, ovviamente, per amore dell’Umanità.
In questo schema un ruolo centrale ce l’ha il sistema dei media e della cultura nel manipolare l’immaginario simbolico e costruire il “pericolo xenofobo e populista” contro chiunque provi ad opporsi a questo processo.

E francamente fa uno strano effetto vedere la sinistra americana di Obama e della Clinton solidarizzare con i profughi dopo aver lanciato sulla loro testa 26.000 bombe solo nel 2016 (quasi 50.000 in due anni) e venduto ai loro governi più armi di qualsiasi amministrazione americana, nel rumorosissimo silenzio di Soros e dei benpensanti che oggi scendono in piazza contro Trump.

A COSA SERVE L’IMMIGRAZIONE INDOTTA?
L’immigrazione in atto non è un processo naturale ma indotto per consolidare un modello incentrato non sulla ricchezza reale (produzione di beni e consumo) a vantaggio di tutti, ma su quella “irreale” del debito e dell’usura, a vantaggio di pochi.
La globalizzazione non è altro che il processo di concentrazione della ricchezza mondiale nelle mani di un numero sempre più ristretto di persone (quel famoso 1% che detiene il 50% della ricchezza globale).

Per l’Occidente il vero sconvolgimento è la dissoluzione della classe media, l’erosione ormai costante di quella che è stata il motore trainante dello sviluppo economico e civile dell’ultimo secolo e mezzo.
Non è un caso che “l’abbattimento della borghesia” (sogno di ogni ideologia totalitaria di destra e di sinistra) va di pari passo con i tentativi di smantellamento delle democrazie in atto in Occidente attraverso l’ascesa di governi tecnocratici e revisioni costituzionali scritte direttamente dai banchieri.
Per Soros e per l’élite tecno-finanziaria, “la democrazia è un lusso antiquato” (come scrisse il Financial Times, la Bibbia del gotha finanziario); e i meccanismi di sovranità popolare e rappresentanza parlamentare sono un intralcio alla gestione diretta del potere.

Il processo d’immigrazione indotta serve proprio a questo: disarticolare l’ordine sociale e culturale, generare conflitti endemici (guerra tra poveri), imporre legislazioni più autoritarie, alterare l’equilibrio demografico e generare un’appiattimento della stratificazione sociale per ridurre il peso di quella classe media, elemento da sempre in conflitto con le élite.

Per Soros e i suoi amici è molto più funzionale una società a due livelli: una élite con in mano grande potere economico (e decisionale) in grado di gestire anche i flussi informativi (e formativi) e una massa sempre più povera, dipendente da questa élite e dall’immaginario che essa costruisce; e nel progetto globalista, le identità nazionali e religiose (proprio perché pericolose costruttrici di senso) devono essere annullate all’interno di una massa indistinta e perfettamente funzionale al sistema di dominio.

Il sogno di un mondo governato da pochi plutocrati passa per la dissoluzione dell’Occidente come lo conosciamo e l’immigrazione di massa costruita a tavolino e legittimata persino nelle dichiarazioni ufficiali dei tecnorati sulla “Migrazione Sostitutiva”serve a trasformare il loro sogno nel nostro incubo.

Castagna a Telenuovo su vaccini, immigrazione, globalizzazione, rincari e significato del Natale (VIDEO)

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di Redazione

Per la terza volta ospite di Telenuovo, nel corso del mese di dicembre, il nostro Responsabile Nazionale del Circolo Christus Rex Matteo Castagna si è confrontato con l’avv. Stefano Artuso del Partito Democratico e l’imam Ahmed Mohamed Scek Nur. Il conduttore di Rosso&Nero Mario Zwirner, dopo la conferenza stampa del Governatore veneto Luca Zaia, ha spaziato sui temi principali d’attualità: vaccini, emergenza sanitaria, valutazione chiusure per non vaccinati, questione energetica e rincari, immigrazione clandestina, globalizzazione, il significato del Natale.

Ecco il Video della trasmissione di ieri: https://play.telenuovo.it/rosso-e-nero/tit-13157280

La sinistra Maneskin

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QUINTA COLONNA

di Ugo Boghetta 

Fonte: Ugo Boghetta

Sinistrati contro sinistrati (seconda parte)

Nella prima parte sono stati riassunti gli interventi ed il senso del dibattito rilanciato in Italia dopo l’articolo apparso sull’Economist contro la cosiddetta sinistra illiberale.
Si potrebbe pensare che sia un argomento futile o solo incipiente. Ma le cose non stanno così. Sono temi forti e che fanno già parte della nostra quotidianità sociale, politica e culturale.
Prima di proseguire, tuttavia, va premesso che il testo originario, e quasi tutti gli interventi, partono dall’assunto che il liberalismo classico sia buono, coerente e vero. Ma così non è. Che il mercato non funzioni come miglior allocatore di risorse  è un fatto. Così è per la libera iniziativa e la concorrenza che dovrebbero creare ricchezza per tutti. A fronte di una potenza tecnologica mai raggiunta invece assistiamo da decenni ad aumenti esponenziali di povertà e differenze. Inoltre, Il rapporto fra democrazia e liberalismo è  stato sempre problematico: oggi è di opposizione. Che il liberalismo poi non sia violento è una totale falsità. Il liberalismo è stato  violento nel nazionalismo quanto nella globalizzazione. Anche all’interno dei singoli stati il liberalismo è sempre stato violento, ma al coperto delle istituzioni. Gli ossimori sono dunque  tanti. L’ultimo è lo statalismo antistatale. Ora è buon il deficit ma si va verso altre privatizzazioni ed esternalizzazioni. I buchi della Pubblica Amministrazione vengono coperti con precari per attuare il piano della Next Generation (!?): poi tutti a casa. Alla fine avremo uno Stato ulteriormente spolpato: una carcassa. Ma come diceva Walter Benjamin, il capitalismo è una religione … e le religioni non sono confutabili. Serve altro. A chi comunque volesse approfondire l’argomento consiglio il libro di Andrea Zock: “Critica della ragione liberale”.
Il dibattito invece ha due scopi molto chiari: unire i liberali, ripulire e propagandare il nuovo capitalismo: buono, digitale, verde, inclusivo.
Ritornando alla questione, va detto che molti fatti dimostrano che il rapporto fra impianto liberale e la cosiddetta sinistra illiberale non è chiaro, spesso si confonde, a volte sono la stessa cosa. Come evidenzia Carlo Galli.
Prendiamo l’immigrazione. I sinistrati pensano  che l’immigrazione  non debba essere regolamentata e i confini controllati. Ciò avviene a causa di un approccio moralistico cui non è secondario il senso di colpa del passato colonialismo e di un certo pauperismo terzomondista. Mentre non c’è quasi nessuna attenzione al colonialismo odierno fatto di globalizzazione e finanza con le loro guerre e rapine a bassa e alta intensità. Le terribili ed anche tragiche vite dei migranti andrebbero riferite a queste cause proponendo cambiamenti politici strutturali. Altrimenti, ad esempio, l’immigrazione peggiora le condizioni dei paesi da cui si fugge. Invece, si sostiene che al diritto (giusto) ad emigrare corrisponda un ugual diritto ad entrare in un  qualsiasi paese senza permesso. Chi pensa invece che l’immigrazione debba essere controllata e compatibile con la situazione sociale, politica e culturale di un paese,  è definito fascista. Eppure questo approccio è molto più coerente con le posizioni della sinistra quando questa era tale.
Sostenere la stessa idea di patria, fonte della Costituzione e per cui i partigiani combatterono, è fascismo. Sostenere un’idea diversa dall’Unione Europa e della moneta unica che tenga conto delle differenze fra nazioni e popoli, è fascismo.
Ormai il termine fascista è una condanna onnipresente.
Anche chi non vuole vaccinarsi è un fascista!? Con questo approccio, tutti gli errori commessi nella gestione del Covid, sono coperti. Coloro che sollevano problemi e criticità ragionevoli sono sono bollati. Così diventa impossibile discutere criticamente di una situazione che non è una dittatura, ma colpevole improvvisazione sanitaria. Cui non è secondaria una strumentalizzazione politica atta a tener incollata una maggioranza che senza l’emergenza non starebbe insieme un minuto. La comunicazione propagandistica di stampo bellico, dunque, è già un esempio di quel conformismo soffocante denunciato come pericolo solo potenziale da Alessandro De Nicola. C’è da dire che anche la parte opposta no vax e no mask ha lo stesso atteggiamento.  Anche questi  ritengono che il green pass sia fascismo. Del resto, anche questo movimento ha un’impronta ideologica non certamente opposta  al liberalismo.
Il ddl Zan è l’ultimo esempio del mazzo.  Se la proposta infatti non è passata, è perché al fondo c’è una impostazione radicale e settaria tipica delle nuove filosofie transgenders la cui purezza non può essere messa in discussione: o con loro .. o fascisti. Ma la colpa di quanto avvenuto non è di qualche sinistra illiberale ma proprio del PD: partito fulcro del liberalismo.
Tutti fascisti dunque. Le sinistre, l’una impotente stante la stasi della lotta di classe su vasta scala, l’altra votata ai nuovi orizzonti liberali, cercano conferma di appartenenza e verginità perdute nei tempi che furono:  fascismo/antifascismo. È una follia. Così non si alimenta altro che una visione paranoica. I fascisti sono quattro gatti anche se, come sempre, buoi per tutti gli usi. Ed il capitalismo non ha bisogno di fascismo. Non ha nemici esterni. Il nemico è esso stesso. Il  capitalismo ha solo bisogno di girare senza sosta. Se si ferma è perduto. Ha bisogno di nuove occasioni di profitto, nuove culture, consumi selettivi, diversificazione dei bisogni e personalizzazione delle merci. Lo spettro del controllo non è politico ma è intrinseco al mercato ed alla digitalizzazione.
In effetti, il pensiero liberale è in crisi dal 2008. Ora la soluzione sarebbe il Grande Reset. E così si cercano sponde un po’ ovunque: il virus, i transgenders, i giovani contro il riscaldamento globale. Ma differenza di Galli, penso che non siamo all’estremismo infantile ma a quello senile.
Tuttavia, tante questioni sollevate siano questioni reali e discriminazioni in atto. Discriminazioni che trovano anche riscontro nella lingua e nei simboli. Che il conflitto avvenga e debba avvenire anche su linguaggi e simboli non ci piove. Ma sono i contenuti, le impostazioni, le proposte  ad essere sbagliate, a volte assurde o anche ridicole. Pensare di migliorare il mondo creando discriminazioni alla rovescia secondo faglie di genere o etnie è da condannare e da combattere.  Le discriminazioni e le contraddizioni continuerebbero ad agire a prescindere. Tutto porta alla solito gattopardismo: che tutto cambi perché nulla cambi. L’operatore ecologico cui è stato cambiato nome, ora è più precario di quanto si chiamava spazzino. Parimenti non è condivisibile la visione del mondo attinente la questione di genere. Visione che, peraltro, vede opinioni diverse anche all’interno dello stesso campo femminista. Si può infatti essere per il concetto binario maschio/femmina senza avvallare  discriminazioni. Assolutizzare poi l’atomo-individuo porta ad una società parossistica è sempre più inevitabilmente nichilista. E l’ambiente non si salverà certo solo con più tecnologia poiché il problema è il rapporto fra specie umana e natura.
Il fatto è che l’assenza sostanziale di un proposta alternativa post-capitalista lascia tutto il campo ad un ideologia unica liberal-liberista pur piena di sfumature. Ma, appunto, si tratta di sfumature, parzialità, frammenti, frattaglie.

Onda su onda, ci porta alla deriva

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

La quarta ondata del covid annunciata con grande allarme dai media; il terzo vaccino nell’arco di sei mesi prescritto praticamente a tutti con una campagna martellante; il novanta per cento di vaccinati indicata come nuova soglia d’immunità, dopo il settanta e dopo l’ottanta per cento dei mesi scorsi; il terzo anno di pandemia e di emergenza che si annuncia con certezza e apprensione: si può insinuare il dubbio che qualcosa non stia funzionando, che i poteri pubblici, politici, amministrativi e sanitari, e i loro corifei mediatici, abbiano fallito clamorosamente la sfida dei contagi e delle terapie, considerando che si alza sempre l’asticella e si rimanda sempre la salvezza? O si deve per forza concentrare ogni responsabilità, ogni attenzione e ogni condanna sulla esigua minoranza che non si è vaccinata e si ribella al green pass, con manifestazioni che gli stessi media giudicano di poco rilievo e con quattro gatti?

Avevo deciso in questa pandemia di sospendere ogni giudizio, non ritenendomi in grado di esprimere pareri netti e autorevoli in merito o indicare soluzioni alternative; con tutte le perplessità che ho sempre coltivato, ho continuato a seguire di malavoglia le prescrizioni e le proscrizioni imposte. Con una sola raccomandazione: allargare e non restringere i campi di ricerca e di sperimentazione, non limitarsi ai vaccini ma investire di più sulle cure per debellare o neutralizzare il virus. Insomma aggredire il covid su vari fronti, a monte e a valle. Personalmente ho usato come strategia di sopravvivenza quella di evitare tutti i programmi televisivi sul tema e cambiare canale o media quando appariva il santino del virologo di turno e dei centouno virologi di complemento. Sottrarmi, senza nessuna pretesa di insegnare a nessuno il mestiere. Non ho dunque alcuna tesi precostituita, nessuna soluzione alternativa, nessuna propensione al complotto.

Però quando ti alzi la mattina del 5 novembre del 2021 e vedi che il titolo principale dei principali giornali e media italiani è incentrato sulla quarta ondata, sull’euroterrorismo, sul pericolo che viene dall’est (dove peraltro sono già sotto osservazione i dodici paesi europei colpevoli di voler ripristinare i confini per arginare l”immigrazione), allora dici: basta, non se ne può più, non potete tenere l’umanità così a lungo in una gabbia di terrore, di obblighi e divieti, spostando continuamente gli obbiettivi da raggiungere, e facendo ricadere ogni colpa sui pochi che non seguono le vie obbligate. Se dopo venti mesi un virus non viene debellato nonostante l’80% di popolazione sia vaccinata, e anche due volte, se il covid è ancora virulento e pericoloso, vogliamo dirlo che siamo davanti a una sconfitta, anzi un fallimento delle classi dirigenti e delle forze sanitarie, farmaceutiche e amministrative senza precedenti? La moltiplicazione dei dubbi a questo punto è più che legittima: la strada intrapresa senza se e senza ma, imposta ai quattro quinti della popolazione, considerando che il restante quinto è per meta costituito da bambini, è stata davvero quella giusta? Un virus che supera il biennio, ditemelo voi perché io non lo so, ha precedenti? O se volete riformulo la domanda: è concepibile che all’entrata nel terzo anno di covid, si debbano ancora allestire, intensificare e amplificare vaccini, controlli e allarmi, senza contemplare soluzioni alternative o supplementari? E sfiorando la blasfemia, la bestemmia contro il dio vaccino: e se ci fosse un nesso tra le varianti e i vaccini, nonostante le dimostrazioni che il contagio riguarda in particolare chi non si è vaccinato? Dobbiamo considerare normale che i virologi si portino avanti col lavoro e si proiettino non nell’anno venturo ma addirittura nel 2023, che era un modo proverbiale per indicare il futuro lontano, predicendo che in quell’anno ci faranno un vaccino multitasking, onnicomprensivo, prodigioso, incluso di anti-influenzale? Se dopo sei mesi siamo al terzo vaccino, dopo ventiquattro mesi saremo alla dodicesima dose? Siamo entrati in un serial horror, in un raggiro universale, in una truffa colossale o che? A fronte di un fallimento così vistoso sono legittimi i dubbi, anche quello di aver imboccato una strada sbagliata, oltre che esserci affidati a percorsi sanitari e farmaceutici errati o inadeguati.

Il dramma, lo ammetto onestamente, è che non siamo in grado di opporre un’altra soluzione organica, né abbiamo poteri, voce in capitolo, mezzi e condizioni per poter indicare altri percorsi o correggere quelli presenti.

Dobbiamo però vigilare con la massima attenzione su quel delicato passaggio in cui il regime della sorveglianza sanitaria si estende automaticamente ad altri ambiti civili, culturali, politici, sociali. È impressionante l’ondata repressiva e liberticida che c’è in giro che esonda dai confini sanitari e si allarga ovunque. Oscuramenti sui social, intimidazioni, censure dappertutto e nuove restrizioni si annunciano in ogni campo. Lo dico anche per esperienza personale. Considerando che i social sono, bene o male, l’unico luogo in cui il privato dissenso si fa pubblico, è di una gravità enorme. Se solo tocchi certi temi “sensibili” o presunti tali, anche argomentando, non insultando nessuno né semplificando con tesi “oltraggiose”, sei subito censurato e punito. E non puoi prendertela con nessuno perché ti dicono che il mandante è l’algoritmo, dunque la censura è anonima, come la banda dei sequestri. Anonimo, come il covid.

La colpa in ambo i casi non è di chi usa questi agenti anonimi per veicolare e controllare la gente ma del caso o della tecnica. Se non possiamo fare e dire molto in ambito sanitario, sorvegliamo almeno le linee di frontiera della nostra libertà, della nostra dignità e dei diritti. Occhio alla dogana, alle mascherine ideologiche e agli sconfinamenti delle “ondate” sanitarie. Cantava Bruno Lauzi: “onda su onda il mare ci porterà alla deriva, in balia di una sorte bizzarra e cattiva”…

Sbarchi clandestini senza sosta, la Lamorgese fa finta di niente. E intanto manganella a Trieste

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di Redazione

“Non ho ancora sentito indignazione e solidarietà verso le tantissime persone perbene, che col Rosario in mano sono state manganellate o allontanate con gli idranti dalla polizia a Trieste, perché manifestavano ordinatamente il loro dissenso al green pass, di cui, in Europa, noi italiani siamo gli unici ad averne l’imposizionedice il Responsabile Nazionale del Circolo Christus Rex-Traditio Matteo Castagnae questo è preoccupante perché siamo di fronte all’ipocrisia di Stato della democrazia a senso unico. Se dissenti dal Pensiero Unico, per il mainstream sei fascista. Se sei contrario al lasciapassare perché non è giusto pagare per poter lavorare o essere, de facto, obbligati a un Trattamento Sanitario, sei considerato un facinoroso o un elemento eversivo, anche se i vaccinati trasmettono comunque il virus, contagiano e vengono contagiati”.

“E loro? Scusate, ma chi usa idranti e manganelli contro una donna incinta, anziani, scioperanti seduti o in preghiera, che cos’è? E’ tolleranza, questa? E’ democrazia? Non una parola da chi sabato è sceso in piazza a Roma per un bolso antifascismo, a fascismo morto e sepolto da 76 anni. Chi non prende le difese del popolo, faccia un serio esame di coscienza e, poi, non si lamenti se la gente diserta le urne, non cerchi né trovi alibi. I lavoratori e le famiglie italiane sono esasperati da imposizioni folli! E noi, del Circolo Christus Rex-Traditio, saremo sempre dalla loro parte, perché sono il nostro prossimo, in maggior difficoltà”.

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di Cristina Gauri

Roma, 18 ott — Lamorgese «pugno di ferro» con i pacifici portuali di Trieste e guanti di velluto con ravers e sbarchi di clandestini. Dorme il Viminale, troppo impegnato a bersagliare manifestanti no green pass con idranti e lacrimogeni, mentre a Lampedusa si susseguono senza sosta gli approdi di immigrati.

Sbarchi, a Lampedusa continua l’invasione

La notte appena trascorsa ha visto l’arrivo di altri 170 clandestini, stipati nel tristemente noto hotspot di contrada Imbriacola, perennemente al collasso o sull’orlo della crisi. centosettanta nuovi ospiti della struttura da aggiungersi ai 152 arrivati ieri con sei diverse imbarcazioni. Nell’hotspot si trovano al momento 329 persone. La Prefettura di Agrigento, d’intesa con il Ministero dell’Interno, è impegnata nelle operazioni di «travaso» degli stranieri per evitare che la situazione degeneri. Impresa impossibile, visto il flusso continuo di sbarchi sull’isola: appena le autorità riescono a dare respiro alla struttura, trasferendo gruppi di immigrati, ecco che subito approdano altre centinaia di irregolari che vanno a colmare nuovamente la misura. 

Ci si mettono anche le Ong

La ciliegina sulla torta arriva dalle onnipresenti Ong, i taxi del Mediterraneo così solerti nel rifilarci migliaia di esseri umani disinteressandosi poi delle sorti che toccheranno gli stessi una volta varcati i nostri confini. Spacciatori? Ladri? Senzatetto? Prostitute? Vittime del caporalato? Non è affare dei sodali di Carola Rackete. Nel frattempo Alarm Phone ha lanciato via Twitter il consueto allarme chiedendo il salvataggio immediato di 75 persone a bordo di un gommone «in pericolo al largo di Garabuli (Libia). Non lasciateli annegare», scrivono i volontari.

La Sea Watch a caccia di clandestini

Intanto Sea Watch 3 inanella operazioni di recupero clandestini: 5 in meno di 24 ore, per un totale di 322 immigrati a bordo. «5 soccorsi in meno di 24 ore. Dopo i due interventi di ieri, questa mattina abbiamo prestato assistenza ad altre tre imbarcazioni portando a bordo 202 persone. 322 persone sono ora al sicuro su SeaWatch3 anche grazie al supporto del nostro aereo Seabird», twittano soddisfatti quelli di Sea Watch Italy. Il copione è già scritto. Ora bisogna solo attendere che la nave si riempia di persone fino a scoppiare, così da poter lanciare l’allarme e avanzare la richiesta di «porto sicuro». Prima si rivolgeranno a Malta, che come da copione fingerà di essere sorda, e poi all’Italia, con Lamorgese che srotolerà il tappeto rosso d’ordinanza.   

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/sbarchi-clandestini-senza-sosta-lamorgese-211175/

Terra Santa – “Sogno sionista” e incubo cristiano

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Il governo di Tel Aviv ha annunciato con soddisfazione la crescita dell’immigrazione ebraica in Terra Santa (in prevalenza giovani) che realizza, secondo il ministro dell’immigrazione, il “sogno sionista”. Il massiccio arrivo di immigrati ebrei non si è fermato neppure con l’emergenza sanitaria, che invece ha bloccato i pellegrinaggi ai Luoghi Santi, con gravissimi danni alle famiglie cristiane palestinesi che vivono principalmente di turismo. La crescente immigrazione ebraica mette così in ulteriore minoranza i pochi cristiani locali sopravvissuti alle sopraffazioni sioniste del 1948 e del 1967.
 
Nel 2021 cresce del 31% l’immigrazione ebraica in Israele
 
Calano gli arrivi dalla Russia, in aumento da Stati Uniti, Sud Africa ed Etiopia nel quadro dell’operazione Tzur Israel. Un’immigrazione in larga maggioranza giovanile. Il flusso in entrata non si è mai fermato, nemmeno durante la fase più acuta della pandemia di Covid-19. Per il ministro israeliano sono cifre “positive”.
 
Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) – Nei primi mesi del 2021 l’immigrazione ebraica in Israele è cresciuta del 31%, con un numero crescente di ingressi da Stati Uniti, Francia, Ucraina, Bielorussia, Sud Africa ed Etiopia, mentre si registra una lieve flessione dalla Russia. È quanto emerge dai dati ufficiali forniti dal ministero israeliano dell’Immigrazione e dall’Agenzia ebraica, alla vigilia della festa di domani in ricordo delle persone che hanno intrapreso il viaggio verso la “terra promessa”.
Secondo le statistiche ufficiali, anche per quest’anno il maggior numero di immigrati ebrei proviene dalla Russia (5.075), a dispetto di una diminuzione del 5% nel numero rispetto al 2020. Vi sono stati 3.104 nuovi ingressi dagli Stati Uniti, con una crescita del 41% rispetto ai primi nove mesi dell’anno passato.
 
Almeno 2.819 nuovi immigrati si sono trasferiti dalla Francia (+55%), 2.123 dall’Ucraina (+4%), 780 dalla Bielorussia (+69%), 633 dall’Argentina (+ 46%), 490 dal Regno Unito (+20%), 438 dal Brasile (+4%) e 373 dal Sudafrica (+56%). Dall’Etiopia si registrano 1.589 immigrati nel quadro dell’operazione Tzur Israel, una iniziativa voluta dal governo per favorire l’immigrazione di membri della comunità ebraica dal Paese africano. 
In base all’età, oltre la metà degli immigrati ebrei in Israele giunti nel 2021 ha meno di 35 anni, con il 23,4% di età compresa fra 0 e 17 anni; il 33,4% ha fra i 18 e i 35 anni. Il 16,3% rientra nella fascia 36-50 anni, il 13% ha fra 51 e 64 anni e il 13,9% ha più di 65 anni. Il ministero dell’Immigrazione aggiunge che 2.184 nuovi immigrati si sono trasferiti a Gerusalemme, 2.122 a Tel Aviv, 2.031 a Netanya, 1.410 ad Haifa e 744 ad Ashdod. Il titolare del dicastero Pnina Tamano-Shata parla di cifre “positive”, sottolineando il grande contributo fornito dagli immigrati ebrei alla società israeliana in un’ottica complessiva di sviluppo. 
 
In una nota scritta in inglese, ma usando i termini ebraici per riferirsi all’immigrazione e agli immigrati, il ministro ha detto: “Sono lieto di lanciare la settimana Aliyah per il 2021, dove salutiamo e accogliamo gli immigrati per il loro contributo allo Stato di Israele. Ho lavorato nel governo per garantire che l’immigrazione non si fermasse, nemmeno durante la pandemia di Covid-19, e perché l’aliyah possa essere la realizzazione del sogno sionista”. 
Lo scorso anno, durante il periodo più acuto dell’emergenza sanitaria innescata dalla pandemia di nuovo coronavirus, il dato relativo all’immigrazione ebraica in Israele è calato di circa il 40%. Il dato nel 2020 si è fermato a 21.200, rispetto ai 33.500 dell’anno precedente, con un calo complessivo del 36,7%.
 
 

“Commissione Ue indecente, da noi niente Lgbt nelle scuole”: Orban mostra i muscoli

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di Gabriele Costa

Budapest, 3 ago – Continua il braccio di ferro tra l’Ungheria di Orban e la Commissione Ue capitanata da Ursula von der Leyen sul tema caldo degli Lgbt. Al centro della dura polemica c’è, ovviamente, la discussa legge che vieta la diffusione della propaganda gender nelle scuole magiare. Una norma che la stampa globalista ha ribattezzato impropriamente «legge anti-Lgbt», definendola pertanto «omofoba», laddove Orban ha sempre puntualizzato che nulla c’entra con i diritti degli omosessuali, bensì con la protezione dei minori dal rischio di sessualizzazione precoce e manipolazione ideologica.

«La nostra priorità è difendere i bambini»

Dopo che Bruxelles ha minacciato pesanti sanzioni contro l’Ungheria (e la Polonia), Orban ha spiazzato tutti indicendo un referendum sulla legge anti-propaganda Lgbt, rimettendo cioè la questione nelle mani degli ungheresi. Ora, però, il primo ministro magiaro ci ha tenuto a rispondere alle accuse che gli sono piovute addosso. Lo ha fatto tramite un documento che è stato divulgato oggi su Twitter da Judit Varga, ministro della Giustizia ungherese: «L’Ungheria ha subìto un attacco senza precedenti solo perché la protezione dei bambini e delle famiglie è la nostra priorità e, a questo proposito, non vogliamo che la lobby Lgbtq entri nelle nostre scuole e nei nostri asili», ha spiegato il guardasigilli magiaro.

Orban contro la propaganda Lgbt

Per questo motivo, ha proseguito la Varga, «il governo ungherese ha risposto a questi attacchi indecenti» con il documento succitato. Qui, in aperta polemica con la Commissione Ue, l’esecutivo di Orban sottolinea come la legge anti-propaganda Lgbt non rientri affatto nelle competenze di Bruxelles. Oltre all’accusa di ingerenza, il governo di Budapest rinfaccia agli eurocrati di essere male informati sui contenuti della norma, visto che è stato dato credito – in maniera acritica – a Ong varie che li hanno riportati distorcendo la realtà. In sostanza, il documento specifica che il rapporto Ue «è viziato da pregiudizi ideologici», e le sue conclusioni sono pertanto «inaccurate e tendenziose».

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/orban-bruxelles-legge-propaganda-lgbt-203222/

Emergenza a Lampedusa: sbarcano altri 424 clandestini

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La situazione nell’hotspot di Contrada Imbriacola è sempre più drammatica

di Federico Garau

Proseguono senza sosta, ad ogni ora della notte e del giorno, gli arrivi di clandestini nel nostro Paese: tra sbarchi autonomi e salvataggi in mare sono centinaia ad ogni aggiornamento che viene effettuato dalle autorità locali.

Solo nelle ultime ore sono state ben sei le operazioni condotte dalle motovedette della Capitaneria di porto di Lampedusa e della Guardia di Finanza. Al largo della maggiore delle Isole Pelagie le forze dell’ordine hanno recuperato complessivamente 424 immigrati irregolari i quali, dopo esser stati fatti salire a bordo, sono potuti infine sbarcare sul territorio nazionale italiano. I primi 178 clandestini, tutti provenienti dal Bangladesh, sono stati individuati e raggiunti dalle motovedette della Guardia di Finanza al confine fra la Sar maltese e italiana.

Ulteriori 246 extracomunitari sono invece stati soccorsi e quindi assistiti dalla Capitaneria di porto, quando le imbarcazioni a bordo delle quali navigavano verso lo Stivale erano già in vista di Lampedusa. Una volta sbarcati sul molo Favaloro, gli immigrati irregolari sono stati sottoposti a tampone naso-faringeo ed a visita medica. A seguito delle consuete operazioni di identificazione, tutti e 424 sono finiti nell’hotspot di Contrada Imbriacola, che si trova in condizioni sempre più disperate: sono infatti oltre 1400 gli extracomunitari all’interno della struttura, a fronte di una capacità massima di 250 posti.

Le parole di Salvini

“Il tema immigrazione è nei numeri: tra il pomeriggio e la notte sono sbarcati più di 700 immigrati irregolari e altri 800 sono a bordo di due navi, una francese e una tedesca. Non penso che, dopo il Covid, ci si possa permettere 1500 sbarchi al giorno”, sbotta il leader del Carroccio al banchetto di raccolta firme per i referendum sulla giustizia a Milano.

“Mentre si chiede il Green pass per andare in pizzeria, ci sono persone che sbarcano da Paesi non vaccinati che, spesso e volentieri, scappano dai centri e girano. È un problema anche sanitario, oltre che economico, sociale e culturale”, aggiunge ancora l’ex vicepremier.“Non è un problema inventato dalla Lega: se invece di 30mila sbarchi fossimo alla quota dell’anno scorso, il problema non ci sarebbe. In tante periferie milanesi ci sono tanti immigrati regolari che si sono ben integrati, ma ci sono alcune zone con ghetti inavvicinabili anche dalle forze dell’ordine”, conclude.

Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/cronache/emergenza-lampedusa-sbarcano-altri-424-clandestini-1966750.html

Immigrazione, Orban: “è un fenomeno organizzato”

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Noi Cattolici fedeli alla Tradizione, con altri pochi coraggiosi, intellettualmente onesti, sosteniamo queste tesi dagli anni ’80 in incontri pubblici, conferenze, seminari, libri e riviste. Inascoltati, derisi, attaccati, accusati, ostracizzati, processati. Ora che la realtà è sotto gli occhi di tutti…(N.d.R.)

QUINTA COLONNA

BELGRADO, 19 GIU – Immigrazione: il premier conservatore ungherese Viktor Orban ha ribadito la sua aperta ostilità nei confronti del fenomeno migratorio, da lui definito un “male” che avviene a suo avviso non spontaneamente ma in maniera organizzata.
“Quando ai confini ungheresi arrivano decine di migliaia di persone, in massima parte giovani uomini che sono in perfette condizioni fisiche e che incolonnati marciano verso la frontiera, e se cerchiamo di fermarli ci vengono contro, allora non parliamo di immigrazione ma di violazione della sovranità nazionale.

L’immigrazione va fermata

Tutto ciò va fermato”, ha detto Orban al settimanale cattolico croato ‘Voce del Concilio’.
Nell’intervista, ripresa dai media serbi, il premier ungherese si dice convinto che tutto ciò sia organizzato con motivazioni politiche, per far arrivare “enormi masse di musulmani nel continente europeo”.

Ritengo che tutti quelli che non si difenderanno, tra 20 anni non riconosceranno più il loro Paese“. Orban sostiene poi che l’Ungheria paga un alto prezzo poiché va contro le correnti politiche europee dominanti, difende il modello di famiglia cristiana e per il fatto che “la follia Lgbt non ha spazio in Ungheria”. (ANSA)

Leggi anche:


► ONU: “L’immigrazione è parte integrante della globalizzazione”

► Migranti, ONU: aprire canali legali per apportare forza-lavoro al mercato

► Il documento ONU sulla sostituzione etnica lo trovate qui >>>

 

Fonte: https://www.imolaoggi.it/2021/06/19/immigrazione-orban-fenomeno-organizzato/

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