Quei finanziamenti del PD ad un certo mondo “cattolico”

                                                                                                                                         Mezzetti – Zuppi -Mazza – Bonaccini

 

di Matteo Castagna (pubblicato su Informazione Cattolica di oggi)

“Tres organizaciones caritativas de la Compañía de Jesús (jesuitas) han recibido en los últimos años más de un millón y medio de Open Society Foundations, la fundación del magnate pro aborto George Soros”.

La notizia viene data dalla Aci Press di ETWN, che è il maggior circuito internazionale di informazione del mondo cattolico ufficiale.

Pertanto appare difficile poterla annoverare come fake new oppure come la sparata dei soliti complottisti. Ulteriore notizia è che il circuito in italiano non ha ripreso la cosa, che, evidentemente risulta almeno imbarazzante.
AciPrensa riassume: «Tre organizzazioni caritative della Compagnia di Gesù negli ultimi anni hanno ricevuto oltre un milione e mezzo (di dollari) dalla Open Society Foundations, la fondazione del magnate abortista George Soros».
Inoltre, nel sito web della Jesuit Worldwide Learning Higher Education at the Margins «riconosce la Open Society come uno dei suoi soci».
L’agenzia di stampa si dilunga poi sui finanziamenti di Soros alle organizzazioni abortiste e genderiste nel mondo (ad es. i 12 milioni di dollari donati alla International Planned Parenthood), aspetti che per i cattolici italiani sono abbastanza noti grazie al lavoro di agenzie di stampa cattoliche e indipendenti. Quel che ACI – e molti altri – ignora è che persone di Soros sono entrate nei gangli del sistema di potere italiano, quali le giunte regionali a guida Partito Democratico.
Una per tutte, Elly Schlein (vedi qui), attuale vice presidente della “Regione rossa” e collegata alla Open Society di Soros quando era eurodeputata (vedi qui).

Sono altresì poco noti i finanziamenti dati dal Partito Democratico ad alcune componenti del mondo cattolico ufficiale.

Basti, come esempio, il milione e mezzo di Euro donati ai dossettiani, portati alla luce dal coraggioso consigliere regionale Daniele Marchetti della Lega (vedi qui). Continua a leggere

ALLE ONG L’EUROPA HA REGALATO 3,4 MILIARDI, E NON SA NEANCHE CHE COSA NE HANNO FATTO

Marco Zanni ce l’ha fatta: alla seconda interrogazione parlamentare europea è riuscito a farsi dare sia la cifra distribuita da Bruxelles alle ONG sia l’elenco delle stesse che lo hanno utilizzato. Quello che non è riuscito a sapere, e forse non ce la farà mai, è sapere COME questi soldi siano stati spesi. dal 2015 al 2018 sono state distribuite alle ONG 3.388 milioni di euro, quasi 3,4 miliardi.

Marco Zanni ha cercato di sapere se questi soldi fossero andati alle ONG che trasportano migranti-schiavi per il mediterraneo, cosa che Bruxelles non potrebbe finanziare perchè è campo di competenza degli stati nazionali. La risposta della Commissione è disarmante: non possiamo escluderlo in assoluto perchè non abbiamo di come le ONG spendano i soldi. Quindi, pur non avendo finanziato direttamente ONG per il trasporto uomini, non si può escludere che, lateralmente ed indirettamente, questo sia avvenuto.

Tutto ciò è BELLISSIMO in un’Europa che obbliga gli stati a render e rendiconti asfissianti per i contributi che vengono dati ai cittadini. Invece in questo settore le laute mancette possono essere rendicontate con una cera superficialità. Quello che si sa che i soldi sono andati direttamente ad associazioni che poi si occupano dell’assistenza alla migrazione , come in Consiglio Italiano per i Rifugiati, o Save The Children che, con Vox Hestia,m si è occupata anche di trasporto migranti.

Ecco una tabella indicativa:

Per non dire che si finanziano i migranti alla fine basta dire di non sapere come si spendono i soldi. fare gli gnorri è da sempre una strategia utile, almeno fino a quando la gente non si arrabbia.

Fonte: https://scenarieconomici.it/alle-ong-leuropa-ha-regalato-34-miliardi-e-non-sa-neanche-che-cosa-ne-hanno-fatto/

PERCHE’ CERTA INFORMAZIONE STA DALLA PARTE DELL’IMMIGRAZIONISMO?

 

di Matteo Castagna (pubblicato su Informazione Cattolica di ieri)

Molte persone in buona fede credono che l’informazione sia libera e che i telegiornali raccontino la realtà. E’ piuttosto comune sentir rispondere alla domanda dove l’hai sentito con un netto: “l’ha detto il TG”. Una sorta di involontario ipse dixit che non prende in considerazione il pensiero critico. Del resto, è più facile non fare la fatica di ragionare e bersi ogni cosa provenga dal digitale, dalla comodità di un divano. Vi è, inoltre, ancora piuttosto diffusa la percezione che chi è ospite dei salotti televisivi sia persona competente ed allo stesso tempo autorevole, solo per il fatto di sedere in trasmissione. Ciò diviene, spesso, motivo di vanagloria anche per chi sta dall’altra parte della telecamera a poter dire ciò che vuole. Dà un certo senso si potere sapere di poter raggiungere le masse e condizionarle con le proprie opinioni, consapevoli dell’assoluto approccio acritico o apatico ma recettivo di troppi.

Prendiamo, ad esempio, il tema molto discusso dell’immigrazione. Quasi tutti i media mainstream sono schierati a favore di politiche buoniste, di accoglienza indiscriminata, in nome di un umanitarismo filantropico che vuole far sentire in colpa tutti coloro che, invece, non vorrebbero una società multietnica, osservando, tra l’altro, il suo inesorabile sgretolamento nella società statunitense. Ogni etichetta negativa viene affibbiata a chi non è mondialista e globalista. Viene sistematicamente riesumata una retorica del passato remoto, come se nel terzo millennio esistesse il Fascismo e, quindi, una resistenza. Questa dialettica farebbe ridere in altri Paesi sviluppati, invece nel nostro è d’utilizzo quotidiano. La domanda che sorge spontanea è: cui prodest? Perché certi editori pretendono certa faziosità, come libertà di pensarla solo come dicono loro, soprattutto sull’accettazione tout-court delle dinamiche immigrazioniste?

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Perché la mafia nigeriana prospera in Italia

di Lorenza Formicola

Le due maxi operazioni di queste settimane della Polizia di Stato tra Marche, Abruzzo e Sicilia sono l’ennesima prova che questo Paese ha un problema serissimo con la mafia nigeriana. I 47 fermati per associazione mafiosa, riciclaggio, tratta di esseri umani, droga, reati violenti o punitivi, sfruttamento alla prostituzione ed illecita intermediazione finanziaria, hanno scoperchiato l’ennesimo vaso di Pandora sulla criminalità organizzata nigeriana in Italia. Le confraternite Eiye e Mephite radicate in Nigeria, ma diffuse in molti Stati europei ed extraeuropei, non hanno niente da invidiare per struttura e forza intimidatoria alle mafie tradizionali. Anzi. L’Italia è il principale porto per la mafia africana. Addirittura un rapporto Iom-Onu del 2017 indicava un incremento del 600% del numero di potenziali vittime di traffico sessuale arrivate in Italia via mare e la maggior parte provenienti dalla Nigeria.

La mafia nigeriana è strettamente legata all’immigrazione clandestina e le accuse legate alla contraffazione e alterazioni di documenti per la permanenza clandestina sul territorio italiano lasciano ancora una volta poco spazio alle teorie di chi prova a sostenere il contrario.
Le due operazioni hanno reso possibile ricostruire l’anima profonda di queste cellule criminali. I nigeriani venivano identificati come membri della cellula “Family Light House of Sicily”, a sua volta collegata alla confraternita criminale “Mephite”, attiva nel catanese, ma anche a Palermo, Messina e Caltanissetta, da dove operava Ede Osagiede. A Catania invece il boss era Godwin Evbobuin. I soggetti arrestati tra Ancona, Ascoli Piceno e Teramo erano tutti membri di un “Nest” (nido), una delle tante cellule attive nel cosiddetto “Aviary” italiano della “Supreme Eiye Confraternity” che si contende il territorio con altre confraternite come la “Black Axe”, i “Viking” e, appunto, i “Maphite”. Continua a leggere

Il delirio di Henri Lévy: «Vaccino contro il virus grazie agli immigrati». Salvini: «Porta l’Africa a casa tua»

Indigna non poco il “comizio” pro migranti del filosofo francese Bernard-Henri Levy ospite di Quarta Repubblica da Nicola Porro. In contrapposizione a Matteo Salvini il francese si è permesso di dire in piena emergenza sbarchi delle fandonie colossali che neanche Laura Boldrini avrebbe pronunciato con tanta sicumera. Con la prosopopea tipica dei guru della rive gauche. Dopo avere sputato veleno contro i sovranisti italiani , ecco la perla che ha sconcertato e imbufalito gli spettatori collegati sui social: i migranti sarebbero una chiave fondamentale per arrivare al più presto ad un vaccino efficace contro il Coronavirus. Testuale: “Il fatto che troveremo il vaccino in Italia e in Europa lo dobbiamo agli immigrati”, ha a più riprese ribadito”, suscitando lo sconcerto dell’ex vicepremier Salvini. “Siamo su scherzi a parte?”, ha chiesto il leader leghista al conduttore.

Henri Levy peggio della Boldrini

Le scintille si sprecano. ”Aspetta un attimo, con tutto il rispetto, lei dice che se troviamo il vaccino, lo dobbiamo agli immigrati che sbarcano a Lampedusa? – interloquisce Salvini con gran dose di pazienza. – Mi scusi, se troviamo la cura al Covid, non è grazie ai medici italiani e ai ricercatori e scienziati del San Matteo di Mantova ma è grazie agli immigrati che arrivano? Adesso, questa perla mi mancava…E’ colpa di Putin, è colpa di Salvini… Grazie agli immigrati, invece, troveremo il vaccino…”. La replica di Salvini al filosofo francese Bernard-Henri Levy non si fa attendere. La sua espressione è tutta un programma. Ma è un dialogo tra sordi. Lo scrittore e intellettuale transalpino, consulente di Emmanuel Macron, sembra invasato e fuori di sé.

Salvini a Henri Lévy: «Venga alla stazione Termini…»

”Mi arrendo, professore, venga stasera in stazione Termini a Roma o alla Stazione centrale di Milano, così vede quanto è bella l’immigrazione clandestina che a lei piace tanto…”, dice il leader della Lega.”Senza l’immigrazione africana non c’è ricerca in Francia, non si troverà mai una vaccino e una cura contro il Covid. Deve dire grazie ai migranti…”. Salvini non ci sta: ”Vabbè, stiamo su Scherzi a parte…”. Continua a leggere

“L’immigrazione? Solo un problema. E Obama è una nullità”: parola di ‘coach’ Dan Peterson

Roma, 18 dic – Dan Peterson è una figura iconica grazie innanzitutto all’inconfondibile voce che piombò nelle case degli italiani con il “fenomenale” spot del Lipton Ice Tea. Personalità poliedrica, ha un curriculum da jolly di successo: allenatore di pallacanestro, commentatore televisivo, giornalista, membro Italia Basket Hall of Fame. Da mitico “coach” e attento osservatore mostra però di avere le idee chiare anche sull’attuale situazione politica.

Immigrazione “problema enorme”

Nell’intervista a Panorama, sul numero da oggi in edicola, Peterson ha tuonato contro chi definisce l’Italia un “Paese razzista”. A suo avviso infatti la parola “razzismo” è “abusata, anche in America. Non c’è razzismo, ma ignoranza. Io non ho mai avuto problemi”. Un termine a suo avviso strumentalizzato: “Faccio l’esempio della senatrice democratica Kamala Harris: ha ritirato la sua candidatura alla Casa Bianca dicendo che non era benvoluta perché di colore. No cara signora, abbiamo appena avuto un presidente nero, stia zitta. Lei non sa governare e basta”, ha detto Peterson.

Ma il coach non tollera in particolar modo l’ipocrisia sull’immigrazione: “È un problema gravissimo. I Paesi non possono reggere. Non ci riesce l’America, figurarsi l’Italia. Negli States ci sono 39 milioni di irregolari. Fanno crollare il sistema di welfare e portano droga, criminalità, traffico di armi e di esseri umani. Queste persone che arrivano in Italia hanno una laurea? No. Hanno un diploma? No. Sanno fare un mestiere? No. Portano valore aggiunto all’Italia? No. Sono solo un costo enorme. Non sarà politically correct, ma è così”.

Altro che accoglienza

Quello di Peterson è un attacco senza mezzi termini ai buonisti: “C’è chi dice che l’Italia può accoglierne un milione. No, non può prenderne neanche cento. Stiano nel loro Paese a lottare, non accetto che scappino”. Il celebre commentatore sportivo, non abbocca neppure alla tipica retorica sulle socialdemocrazie scandinave, sovente prese a modello dalla sinistra italiana: “Si guarda sempre alla Svezia come al modello perfetto. È falso perbenismo: trent’anni fa a Stoccolma non c’erano stupri, ora è la capitale mondiale dello stupro. Se chi arriva in un Paese straniero vuole integrarsi con educazione è il benvenuto, ma non tutti i gruppi etnici sono disposti a farlo”.

“Obama è una nullità”

Peterson ha dimostrato poi di avere idee decisamente fuori dal coro mediatico anche sui personaggi politici. Di Salvini vorrebbe ad esempio “essere il suo consigliere” poiché “la mia impressione è che si circondi solo di yes men. È un pivot, quel giocatore di stazza e di sfondamento che sta sotto canestro a lottare perché è testardo”. Impietoso invece il giudizio su Barack Obama, altra icona della sinistra global: “Obama non ha fatto niente per noi. So che in Europa sono impazziti tutti per lui perché è un bel ragazzo, giovane, nero, che parla benissimo. Ma è una nullità”. Decisamente più benevolo invece il giudizio del coach su Donald Trump: “Vincerà la prossime elezioni. Sotto il suo mandato c’è più occupazione, è calata la disoccupazione e l’economia va forte”.

Eugenio Palazzini

Da https://www.ilprimatonazionale.it/sport/immigrazione-problema-obama-nullita-dan-peterson-140251/

Immigrato – Vince la comicità, perde l’iprocrisia

Di Paolo Muttoni

Nelle scorse ore è uscito il trailer del nuovo film di Checco Zalone, Tolo Tolo (il titolo della canzone è Immigrato) e già numerose polemiche si sono scatenate.

La canzone stereotipa ogni forma di luogo comune dell’immigrato nel nostro paese, dall’elemosina al supermercato, al lavavetri alla fermata del semaforo, fino al trionfo del “Prima l’italiano”. Il testo ed il significato sono una presa in giro a tutti noi, ad ogni singolo italiano ed alle sue paure e mette in luce come il sistema sociale che si sta creando con l’immigrazione di massa non farà altro che aumentare le disuguaglianze alimentando una sterile guerra tra poveri. Il tutto in salsa comica (con tanto di posa ducesca finale)

Il comico pugliese non è nuovo a questo tipo di film (presumendo che Tolo Tolo parli di immigrazione) dato che nei suoi precedenti film ha sempre trattato temi delicati senza mai sfociare in volgarità e, soprattutto, mostrando veramente il favore verso l’una o l’altra parte.

Il primo film Cado Dalle Nubi trattava il tema della sessualità, Che bella Giornata il tema del terrorismo, Sole A Catinelle della precarietà del lavoro, Quo Vado il tema del pubblico impiego. Sempre in modo comico e “senza prendersi troppo sul serio”

Qualcuno, da sinistra, lo ha già accusato di razzismo e di sessismo (reo di far passare un messaggio negativo quando la moglie finisce a letto con il clandestino).

La verità è che si sta esasperando il dibattito politico sul salvinismo, già. Zalone è stato, addirittura, accusato di essere un sovranista e con questa canzone di aver voluto scrivere un inno al salvinismo.

Ed è qui il punto focale della questione, la sinistra sta ammazzando ogni forma di dibattito politico sulla figura di Salvini (il che è un bene per la Lega, lanciata al 35%) ma un male, socialmente, per il paese. Alla lunga creare una polemica su ogni singolo tema, specialmente se abbiamo di mezzo il leader dell’opposizione, è estenuante (esempio lampante è la Nutella).

Tuttavia, Checco Zalone sarà contento, il suo scopo l’ha raggiunto. Come diceva Oscar Wilde “Non importa che se ne parli bene o male. L’importante è che se ne parli”

Da http://giovaniadestra.it/2019/12/10/immigrato-vince-la-comicita-perde-liprocrisia/

La sinistra inventa il pericolo razzismo…che non c’è

Segnalazione di Redazione BastaBugie

L’immigrato è la nuova immagine del proletario, per questo è diventato sacro e intoccabile (perciò ogni fatto di cronaca è un pretesto per alimentare questo mito)
di Rino Cammilleri

(LETTURA AUTOMATICA)

L’emigrato è sacro e guai a chi lo tocca. Sei poi è africano, è ancora più sacro. Il presidente Mattarella, per esempio, in visita di stato in Armenia, al deporre una corona di fiori sul sacrario del genocidio insieme al presidente armeno, non imita quest’ultimo, che si fa il segno della croce, dunque nemmeno il memoriale del genocidio è per lui sacro. Però alza la voce contro l’Italia-farwest se un cretino spara ad aria compressa su una bambina nomade. Una ragazza di origine nigeriana si becca un uovo in un occhio ed ecco tutti i giornali e i tiggì fare la conta, tutte le volte che danno la notizia, di quanti neri nell’ultimo mese si sono fatti la bua per colpa dei bianchi. Sicuramente il Tg2 metterà, se continua così, il numeretto in alto a destra dello schermo, così come per i «femminicidi». Cioè, ogni volta che ci sarà un caso, ci ricorderà tutti i precedenti, in modo che gli italiani non si scordino il sacro dovere di santificare il migrante. Continua a leggere

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