Dell’incapacità degli intellettuali di dire qualcosa di intelligente

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di Antonio Catalano

Fonte: Antonio Catalano

Nella vicenda Draghi intellettuali e scrittori hanno prestato la loro firma per sostenere il “Migliore”, chi appellandosi al famoso senso di responsabilità, chi perché bisognava fermare il riscaldamento globale, chi perché se no i deboli sarebbero stati abbandonati a se stessi, chi perché c’è ancora l’emergenza pandemica, chi perché l’Ucraina, chi perché… E così ancora una volta ci si è resi conto di quanta stupida insipienza conformistica vi sia in quelli che, secondo un’ingenua credenza illuministica, dovrebbero invece essere fari del pensiero critico. Quanto aveva ragione il filosofo Costanzo Preve quando non molti anni fa diceva che una volta gli intellettuali (i dotti) erano generalmente più intelligenti delle persone comuni, oggi invece se intervistati dicono stupidaggini molto peggiori dei tassisti, dei baristi o delle casalinghe al mercato!  [In fondo il link del breve e gustoso intervento del filosofo torinese].
Vi è in costoro un atteggiamento talmente servile al potere che li porta a essere patetici. E non a caso li si piazza ovunque serva il loro “prezioso” servigio. Servigi naturalmente remunerati a suon di posizionamenti di rilievo nelle istituzioni accademiche e culturali, di presenze in tv con tanto di pubblicità per il loro ultimo libro, riconoscimenti e premi di ogni tipo. Sono talmente addomesticati che ripetono a pappardella i più triti luoghi comuni messi in circolazione dai centri di potere dominanti, che sia la questione pandemica, che sia la questione ucraina, che sia la questione climatica, che sia… A proposito di clima, leggo che lo scrittore di montagna Paolo Cognetti (di cui ho letto due romanzi che, a onor del vero, mi son piaciuti) ha lanciato un peana del sublime Draghi con tanto di richiamo al senso di responsabilità (ma di che?) e… alla necessità di fermare il riscaldamento globale. Ora io mi domando: che cacchio c’entra la fiducia a Draghi col riscaldamento globale? Cognetti comunque dando per scontato le gretinate sul clima. Questo non per parlare qui di clima ma semplicemente per sottolineare come vi sia una banalità dell’essere in questi intellettuali a la page per cui non avvertono alcun disagio nel dire o scrivere certe stupidate.
Mutatis mutandis, accade lo stesso nella scuola, dove comunque non si ha a che fare con “intellettuali” ma con insegnanti che dovrebbero preparare allievi nei vari ambiti disciplinari. Dovrebbero perché le conoscenze disciplinari non vanno più di moda. E così invece delle discipline insegnano la cittadinanza attiva e a rispettare le regole, quelle di una società nella quale impera il senso della precarietà e della concorrenza a ribasso tra i lavoratori; che il razzismo è una brutta cosa, salvo interrogarsi sulle cause dei processi migratori; che bisogna farla finita coi pregiudizi omofobi e sessisti, in nome di una fluidità di genere secondo la quale non esistono i sessi ma ognuno è quel che si sente di essere. E se c’è qualche allievo che, nonostante il bombardamento continuo, miracolosamente esprime riserve, costui è considerato come portatore di nefaste ideologie. Ne ho conosciuti di docenti che in nome di questa “apertura” mentale esercitano sui propri allievi un controllo a dir poco totalitario.  Mai che in questi solerti docenti sorga appena appena il dubbio che le cose possano essere inquadrate anche diversamente. Ripetono con vigore e diligenza quanto dice il pensiero corrente e dominate su agenda 2030, su riscaldamento globale a causa antropica, su fluidità di genere, su multiculturalismo eccetera. Ma sono di un’ignoranza abissale. Non leggono, non approfondiscono una questione, ed esprimono forte ostilità verso chiunque provi a introdurre complessità nei ragionamenti ultra semplificati ormai adatti solo per percorsi guidati e mappe concettuali.
Tornando a Preve e agli intellettuali, lui si spiegava l’incapacità degli intellettuali di dire qualcosa di intelligente col fatto che oggi ci si trova in una fase di capitalismo incontrollato e illimitato, in cui il dispotismo dell’economia è una forma di idolatria che deve succhiare ogni forma di sovranità della filosofia, dell’arte e della letteratura.  Siamo nell’epoca, diceva, in cui un signore inscatola la sua merda e la vende col nome di merda d’artista; ma, concludeva, una società che quota in borsa la merda dell’artista pagandola migliaia di euro anziché prendere a calci nel sedere questo signore per uno scalone è una società ovviamente malata.
Preve, Gli intellettuali oggi sono stupidi: https://www.youtube.com/watch?v=GnyMi1BgBrU

Poche cose impressionano di più del nostro tempo del conformismo di artisti e intellettuali

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QUINTA COLONNA

di Andrea Zhok

Poche cose impressionano di più del nostro tempo del conformismo politicamente sdraiato di artisti e intellettuali.
Siamo passati da Jimi Hendrix che sulla chitarra elettrica trasformava l’inno americano in un bombardamento, ai Maneskin, che dopo aver eseguito tutte le gesticolazioni “trasgressive” d’ordinanza, ripetono la pappetta Nato.
Da Pasolini a Saviano: una parabola mesta e deprimente, che ogni volta che sembra aver toccato il fondo, ti stupisce, inabissandosi ancora.
Ora, il punto di fondo è semplice.
L’unica cosa che giustifica l’esistenza di gente che non si occupa né di vendere scarpe, né di produrre patate, né di riparare carburatori, né di educare i bambini (o affini) è la capacità di portare alla luce il nuovo, l’inaspettato o il rimosso, in generale l’inattuale.
Che questo inattuale sia tale perché capace di far balenare il futuro o perché capace di rivivificare il passato, che lo sia perché mostra il non detto dell’ufficialità, o perché produce un’alternativa alla corrente dominante, che lo sia per la produzione di critica o di ispirazione, comunque non può, non deve essere la ripetizione o il megafono di chi già guida la locomotiva.
Se lo fa, tradisce, fingendo di essere qualcosa che non è: finge di risvegliare le coscienze e invece le paralizza e addormenta.
Se lo fa, non serve a niente e a nessuno, ma, semplicemente, serve qualcuno.

Abbiamo bisogno di pensatori

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Fonte: Marcello Veneziani

“Amo il pensiero autentico come altri amano il nudo… l’osservo come un essere che è tutto vita – tale che se ne può vedere la vita delle parti e quella del tutto”. Ho tra le mani come un lingotto aureo del pensiero, il meridiano dedicato alle Opere scelte di Paul Valèry (Mondadori, pp.1771, 80 euro). E ritrovo nel poeta, scrittore, matematico e filosofo francese la definizione dell’intelligenza allo stato puro, alla ricerca della nuda verità. La lucidità impareggiabile di Valéry trascorre in queste pagine dai versi ai dialoghi, dal teatro alla danza, dalla letteratura all’estetica, dalla scienza alla filosofia, in una rappresentazione leonardesca del pensiero. Non a caso a Leonardo è dedicata un’opera di Valèry, qui inclusa. A Leonardo fu accostato un altro genio del Novecento, il russo Pavel Florenskij, scienziato, metafisico, pope e testimone di verità ucciso dopo anni di gulag. Vertiginosa l’altezza del suo pensiero come l’amore autentico della sua fede, l’acutezza con cui ha penetrato simboli, linguaggi, icone. Se dovessimo indicare i giganti del pensiero dell’ultimo secolo la mente non va ai filosofi pur grandi che l’hanno abitato, ma a Valèry, a Florenskij e a Simone Weil, a Ernst Junger, a Oswald Spengler, a René Guénon, e in Italia a figure in disparte come Julius Evola, Andrea Emo e su altri versanti, come l’ideologia, a intellettuali come Antonio Gramsci… Mi fermo, anche se altri nomi affiorano. Come definirli, in sintesi, questi autori non classificabili, che non furono filosofi, né solo letterati, non furono accademici, non sono studiati a scuola in una disciplina o nei sommari di storia della filosofia? Pensatori. L’unico appellativo che si addice a chi non appartiene a una categoria specifica, e che riconosce sia la loro singolarità che la vastità dei loro campi. Filosofo è colui che dell’universalità ha fatto una specializzazione, anzi dell’universalità ha fatto università, cioè accademia, professione, gergo e teoria. Pensatore è invece colui che abbraccia col pensiero la vita e tende all’assoluto, in una visione del mondo. Il pensatore vuole intelligere il mondo e non si arresta davanti alla soglia del sacro e della profezia, della scienza, dell’arte e della vita, chiuso nella filosofia, ma vi si addentra da scienziato, da artista, da vivente, nella sua solitudine fuori da ogni accademia o istituzione. E lancia “sguardi sul mondo attuale”, come s’intitola un testo di Valéry qui incluso, penetra l’epoca presente e compara le civiltà. I pensatori citati non furono professori come i filosofi più grandi del ‘900 (eccezione tra loro fu Croce). Ma rimasero per così dire a piede libero, solitudini astrali e viandanti del pensiero, a volte clandestino; pensatori a volte impersonali, cioè non portatori di una visione singolare e originale, ma di un sapere originario, metafisico. Per capire la vita, il mondo e la condizione umana il pensatore intreccia saperi ed esperienze, non resta irretito in un sistema e in un lessico o ingessato in un corso scolastico. Il rapporto tra la realtà e la verità, tra la parola e il silenzio si fa in lui più intenso, diretto, assoluto senza interferenze, senza linguaggi astrusi, puro nell’impurità di un pensiero vivente che si dispone a trascendere la morte e a non chiudersi nell’opera. Più in alto ci sono i saggi e alla destra degli dei siedono i sapienti…

 

Nota del Circolo Christus Rex: noi abbiamo seri pensatori cattolici, liberi e molto intraprendenti, che ogni giorno, combattono la buona battaglia. E che sanno parlare anche con chi non è cattolico ma non è ostile alla legge naturale. Per contatti: c.r.traditio@gmail.com  

Diciamolo: i sovranisti hanno ragione e gli insulti non li fermeranno

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di Marcello Foa

Diciamolo: i sovranisti hanno ragione e gli insulti non li fermeranno

Fonte: Marcello Foa

E dire che fino a poco tempo fa, gli intellettuali mainstream tentavano di screditare i sovranisti come pericolosi neofascisti. Oggi possiamo dirlo: i sovranisti avevano ragione e non c’è insulto che riuscirà a fermarci, per una ragione tanto semplice quanto inaspettatata: gli elettori stanno distruggendo scheda dopo scheda quel costrutto neoglobalista e transnazionale che anni di incessante propaganda hanno tentato di trasformare in un Destino ineludibile. Lo confesso: era difficile immaginarlo in queste proporzioni. La campagna mediatica (ma non solo) lanciata dall’establishment per fermare i populisti in ogni Paese (dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, dall’Austria all’Italia) è stata di una virulenza senza precedenti ed è destinata a durare. Pensate solo alle ultime vergognose accuse di Repubblica che ha etichettato come “rosso-bruni” molti intellettuali rei di essere favorevoli al governo legastellato e che accusa Matteo Salvini di essere un nazista. Fango, spazzatura, nient’altro che spazzatura.

Trump negli Stati Uniti ha subito lo stesso trattamento. Eppure la diffamazione non fa più presa, nemmeno se è strillata dal 90% dei media; anzi, produce l’effetto contrario. La popolarità del presidente degli Stati Uniti è altissima, la Lega passa di vittoria in vittoria e i 5 Stelle hanno schiantato a sinistra quel Pd per cui tifano quasi tutti i talk show. Tutto questo accade perché i cittadini sono stufi di non essere più padroni del proprio destino e non si fanno più incantare dalla narrativa, inzuppata di spin, volta a creare l’impressione che lo Stato sia una reliqua del passato e che il mondo sarà ineluttabilmente multiculturale, multietnico, governato da democrazie virtuali ma controllato di fatto da élite autonominatesi e prive di legittimità popolare. Altro che reliqua, lo Stato è più vivo che mai! Continua a leggere