Irlanda, quasi 1.500 donne salvano dall’aborto i loro bimbi

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LA NOTIZIA

di Leonardo Motta

In Irlanda la normativa vigente prevede un periodo di attesa di tre giorni che deve intercorrere tra la prima consultazione e l’aborto.
Dati recenti hanno rivelato che ci sono state un totale di 8.057 consultazioni iniziali per l’accesso all’aborto nel 2020. Tuttavia, di queste consultazioni iniziali, 6.577 donne hanno progredito fino ad arrivare a commettere il delitto di aborto  Pertanto, un totale di 1.480 donne hanno scelto di continuare la gravidanza, mostrando che un periodo di attesa di tre giorni ha un suo valore intrinseco, una misura significativa e salvavita. Questi dati sono stati forniti dal Primary Care Reimbursement Service (PCRS) dei medici di base della comunità.
Molte vite, quindi, si sono state salvate grazie all’attesa. Riflettendo sui numeri Eilís Mulroy della Pro Life Campaign ha dichiarato che “queste informazioni indicano che c’è una percentuale considerevole di donne che cambiano idea tra la prima consultazione quando discutono di aborto con il loro medico di famiglia e la pratica dell’aborto. Su questi casi dovrebbero riflettere l’opinione pubblica e, soprattutto, i politici, visto che dovrà arrivare la revisione triennale della legislazione sull’aborto promessa dal ministro della Sanità Stephen Donnelly”.
I dati recenti sono stati rivelati alla deputata Carol Nolan dopo un’interrogazione parlamentare. “La mia principale preoccupazione è garantire che donne e bambini siano protetti e supportati”, ha detto la Nolan. “Purtroppo, tutto ciò che riceviamo dall’attuale ministro, che è anche quello che abbiamo ricevuto dall’ex ministro della Salute, è una sorta di atteggiamento freddo nei confronti di coloro che cercano di sottolineare la necessità di ridurre gli aborti piuttosto che promuoverli. Non è accettabile e continuerò a combatterlo. Possiamo e dobbiamo fare di meglio per le donne e i loro bambini“.

Immigrazione: dall’Irlanda a Malta, gli accordi segreti di Renzi che hanno svenduto l’Italia

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di Francesca Totolo

Il Governo è cambiato, così come le politiche relative al flusso migratorio. I nuovi ministri, forti dell’ampio consenso dei cittadini, cercano di porre rimedio agli accordi licenziosi e contro gli interessi degli stessi italiani degli esecutivi Renzi-Gentiloni, che hanno previsto l’apertura indiscriminata dei porti alle navi delle Ong e a quelle delle missioni europee. Il risultato è chiaro a tutti: più di 600 mila immigrati irregolari arrivati in Italia e il Mediterraneo ridotto ad un cimitero a cielo aperto. Forse un giorno qualcuno dovrà rispondere di queste 14 mila morti (dati UNHCR 2015-2018).

Quello che pochi conoscono sono però gli accordi segreti sottoscritti bilateralmente dai Premier Renzi e Gentiloni e dagli omologhi di altri Paesi, per assicurarsi che tutti gli immigrati raccolti in mare fossero portati solo ed esclusivamente in Italia. Era il luglio scorso quando la sottoscritta e Luca Donadel abbiamo notato una nave della Marina Militare Irlandese che faceva la spola tra la zona SAR libica e i porti siciliani con una frequenza alquanto sospetta. Dublino non era allora inclusa nella missione europea di Frontex, EUNAVFOR MED Operazione Sophia, che prevedeva come attività collaterale il soccorso delle imbarcazioni dei migranti in pericolo sotto il coordinamento di MRCC di Roma.

Abbiamo così scoperto Operazione Pontus, un patto bilaterale stilato nel 2015 che ha coinvolto il Governo italiano di Renzi (poi riconfermato da Gentiloni) e quello irlandese, indipendente dai dispositivi europei. L’accordo, taciuto ai cittadini italiani e senza nessuna menzione sui siti istituzionali del Governo, prevedeva che gli immigrati trasbordati sulle navi della Marina Militare irlandesi in zona SAR libica venissero sbarcati nei porti italiani. Nessun organo della stampa nazionale ha mai documentato gli sbarchi delle navi irlandesi seppur avvenissero tutti regolarmente a Catania, e, allo stesso tempo, nessuno ha mai accennato ad Operazione Pontus. Continua a leggere

Irlanda: referendum sull’aborto censurato dai social

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Segnalazione Corrispondenza Romana

Mentre il 25 maggio, data del referendum sull’aborto in Irlanda, si avvicina rapidamente, Google ha deciso di vietare tutti gli annunci relativi alla consultazione, anche sulla sua controllata YouTube. Ad affermarlo, è il quotidiano Irish Independent.

Simile la politica promossa in merito da Facebook, che accetterà solo gli spot irlandesi, tanto pro quanto contro.

Un’improvvisa censura quanto meno sospetta, sia perché blinda i social, nel momento in cui il relativismo impazza su televisione, radio e carta stampata, sia perché ha trovato subito favorevole accoglienza da parte pro-choice. Si dice che sia una scelta compiuta per evitare l’ombra di influenze straniere sul referendum, il che appare ridicolo, tenendo conto di come nemmeno due anni fa, nel 2016, un documento rivelò le forti interferenze sull’Irlanda e su altri Paesi, poste in essere dalla Open Society Foundation del miliardario George Soros, a sostegno di una “disinvolta” legalizzazione dell’aborto.

Una campagna fatta propria anche dalla sezione irlandese di Amnesty International in cambio dei 137 mila euro giunti dallo stesso Soros, secondo quanto rivelato dall’agenzia Médias-Presse Info: si è trattato di un finanziamento del tutto illegale, in base almeno alla normativa elettorale varata nel 1997. Senza tener conto delle centinaia di milioni di dollari, donati da Soros a potenti gruppi abortisti quali Planned Parenthood e l’Aclu, l’American Civil Liberties Union. Senza che nessuno trovasse alcunché da ridire. A fronte di tutto questo, l’improvviso moralismo dei social appare alquanto un’operazione di facciata. Continua a leggere