Pensioni: con la riforma Irpef aumenti fino a 744 euro annui

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Segnalazione di Wall Street Italia

di Alessandra Caparello

Con la riforma dell’Irpef prevista dalla legge di Bilancio 2022, le pensioni avranno aumenti medi di 210 euro annuo. A dare i numeri è il ministero dell’economia e delle Finanze rispondendo ad un question time in Commissione Finanze alla Camera.

Riforma Irpef 2022: cosa prevede

Soffermandoci in primo luogo sulla riforma dell’Irpef, l’Imposta sul reddito delle persone fisiche, l’ultima Legge di bilancio ha introdotto 4 nuovi scaglioni che sono nel dettaglio:

  • fascia di reddito fino a 15mila: resta al 23%,
  • fascia di reddito 15-28mila: passa dal 27% al 25%,
  • fascia di reddito 28-50mila: passa dal 38% al 35%,
  • oltre i 50mila: si passa direttamente al 43%.

Vengono quindi tagliate le aliquote Irpef per i redditi tra 15.000 e 55.000 euro (che rappresentano il 50% dei contribuenti italiani), il che significa che chi ha un reddito compreso in questa fascia pagherà il 2% o il 3% di tasse in meno rispetto a prima. Nulla cambia per i redditi più bassi, fino a 15.000 euro, e per quelli più alti, da 75.000 euro in su: le aliquote restano invariate, pertanto pagheranno all’incirca la stessa Irpef.

Riforma Irpef: cosa cambia per le pensioni

Cosa cambia per le pensioni lo illustra sempre durante il question time il sottosegretario all’Economia, Federico Freni che con l’occasione ha fornito le tabelle con le proiezioni realizzate dal Mef.

Ebbene, i pensionati interessati dalla misura sono in totale 10 milioni e 292mila e la media di incremento dell’assegno è di 211 euro all’anno, ma con una ripartizione diversa base agli scaglioni di reddito. Il beneficio maggiore spetta a redditi medio alti, mentre per le fasce più basse l’aumento è di poche decine di euro al mese. Ma andiamo nei dettagli.

Per lo scaglione compreso tra 15mila e 30mila euro, circa 4 milioni e 900mila pensionati, l’aumento medio è di 167 euro all’anno, sotto i 14 euro mensili.

Per i 2 milioni di pensionati con reddito tra 30mila e 55mila euro, l’aumento annuale è di 308 euro, pari a 25 euro al mese.

Poi ci sono 95mila pensionati, con una fascia di reddito inclusa tra i 50mila e i 55mila euro e con assegno aumentato di ben 744 euro. E ancora, per i pensionati che rientrano nella fascia di reddito tra i 55mila e i 70mila euro, il ritocco annuo è di 495 euro, circa 41,25 al mese  da ultimo  i pensionati sopra i 75mila euro, che avranno un aumento di 270 euro annui, pari a 22,5 in più sull’assegno mensile.

In sostanza, nella fascia di reddito 15-28 mila euro (la più numerosa con 4,9 milioni di contribuenti) il beneficio medio annuo è stimato in 167 euro. Mentre il vantaggio più corposo è di 744 euro medi annui nella fascia 50-55mila euro, dove però i contribuenti sono poco meno di 96mila.

Si tratta di un primo passo, certamente non sufficiente, anche perché non spalmato in maniera progressiva, che ci impegna per il futuro a fare di più e meglio”, spiega Fragomeli del PD, primo firmatario del question time commentando le tabelle del Mef.

Fonte: https://www.wallstreetitalia.com/pensioni-con-la-riforma-irpef-aumenti-fino-a-744-euro-annui/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:%20Wall%20Street%20Italia&utm_content=pensioni-con-la-riforma-irpef-aumenti-fino-a-744-euro-annui&utm_expid=24d0ca8f6aa04e501a1696e2bb16eb15a1464a4f6d2645e107c1efc8f8ee3e0f

Taglio Irpef e assegno unico, ecco chi risparmia fino a 3mila euro

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di Lorenzo Palma

I vantaggi saranno significativi: tenendo conto del taglio dell’Irpef, dell’introduzione dell’assegno unico e dello sgravio contributivo dello 0,8% per le retribuzioni lorde inferiori a 35mila euro, i vantaggi maggiori, in percentuale, dovrebbero andare ai redditi medio – bassi, con un aumento del 2,8% del reddito disponibile per i nuclei monoreddito con 15 mila euro di retribuzione lorda; per scendere all’1,6% per redditi da 10 mila e 20 mila euro, e risalire al 2,4% per chi guadagna 40 mila euro lordi. Oltre i 50 mila euro, le percentuali calano, fino allo 0,3% per chi guadagna oltre 80 mila euro. Tabelle queste elaborate dai tecnici del MEF e pubblicate dal Corriere della Sera che cita una “fonte governativa”.

Per i lavoratori dipendenti con coniuge e un figlio a carico: a 10 mila euro di retribuzione, il risparmio sarà al top con il 5,4%; subito dietro si colloca la fascia di reddito di 40 mia euro, con un risparmio del 4,4%; quindi i 30 mila con 3,7% di risparmio; i 25mila con il 3,4% e i 15mila con il 3,1%.

Ben maggiori i risparmi se i figli a carico sono due, con le retribuzioni fino a 10 mila euro che potranno contare su un risparmio dell’11,9%, che scende al 7,5% per chi guadagna 40 mila e 5,4% per i 30 mila.

Altre percentuali sono quelle che riguardano le famiglie con due redditi. Abbreviando il discorso: i risparmi maggiori (+ 6,4%) si hanno con 30 mila euro di reddito; a 40 mila si scende al 4,5% e a 60 mila al 3,6%. Inoltre a 40 mila euro di reddito, con due figli a carico, si risparmiano 3 mila euro. Parlando in valore assoluto.

Per una famiglia monoreddito da lavoro dipendente di 40 mila euro lordi, con un figlio a carico, i risparmi del taglio dell’Irpef ammonteranno a 945 euro a cui si sommano gli 827 euro dell’assegno unico.

Se i figli a carico sono due, il risparmio totale arriva a 3 mila euro (con lo sconto Irpef che rimane uguale, chiaramente, ma l’assegno unico che sale a 2 mila euro circa). Per le famiglie con due redditi totali di 60 mila euro, il risparmio sarà di 2.138 euro se in casa c’è un figlio solo, o di 2.455 euro se i figli sono due.

Discorso diverso invece se le famiglie in questo caso sono bireddito, di cui uno fermo a 15mila, con un figlio a carico, i benefici maggiori si hanno a 30mila euro (+6,4% di reddito disponibile), poi a 40mila euro (+4,5%) e a 60mila (+3,6%). Con due figli a carico, l’aumento complessivo del netto tocca il 9% a 30mila euro di retribuzione lorda totale, il 7,7% a 40mila e il 6,2% a 50mila.

L’emendamento del governo sulle nuove tasse dovrebbe essere presentato oggi dal governo al Senato, dove è in discussione la legge di Bilancio. Il nuovo assegno unico è invece già legge. Le tabelle contengono infine una stima dei benefici cumulati del bonus Renzi di 80 euro, di quello Conte-Gualtieri (fino a 100 euro) e della riforma in arrivo. I vantaggi maggiori sono per le classi di reddito tra 13mila e 20mila euro lordi: da 1.400 a quasi 1.600 euro di tasse in meno all’anno.

Lorenzo Palma, 16 dicembre 2021

Fonte: https://www.nicolaporro.it/economia-finanza/economia/taglio-irpef-e-assegno-unico-ecco-chi-risparmia-fino-a-3mila-euro/

Adesso lo certificano i numeri: i migranti sono solo un costo

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I numeri del’l’ultimo rapporto di Itinerari Previdenziali, realizzato dal centro studi di Alberto Brambilla: a pesare sono le spese sanitarie per i migranti

di Claudio Cartaldo

I numeri parlano chiaro: i migranti non sono un guadagno. O almeno non lo sono per come ce l’hanno sempre raccontata.

La favoletta “ci pagheranno le pensioni“, per quanto formalmente corretta, non tiene infatti conti di altri fattori. Come le spese mediche per gli immigrati (anche irregolari).

Andiamo con ordine. Secondo l’ultimo rapporto di Itinerari Previdenziali, realizzato dal centro studi di Alberto Brambilla, è vero che il saldo tra contributi versati e pensioni erogate ai migranti è positivo. Ma non bisogna fermarsi a questo. “Se si prova a fare un bilancio complessivo tra entrate e uscite del 2015 e si sommano le relative poste per gli immigrati extra comunitari e neo-comunitari – si legge nel rapporto, come riporta Libero – otteniamo una stima per le entrate contributive che ammonterebbero a circa 9,5 miliardi di euro, di cui la quota a carico dei lavoratori è di circa 2,6 miliardi. Le entrate fiscali che riguardano salari tra i 10mila-12mila euro superano di poco la soglia di esenzione Irpef, le uscite stimate per pensioni e prestazioni a sostegno del reddito sarebbero di circa 1,9 miliardi di euro, con un saldo positivo dell’anno di circa 700 milioni di euro”. Continua a leggere