Il DDL Zan mette in pericolo la libertà

 

Rilanciamo lo scritto pubblicato ieri da “Verona News” del nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna, che sta avendo un gran successo e molta condivisione, in vari ambienti, sia cattolici che politici. In serata è giunta la notizia che il capogruppo al Senato della Lega Sen. Massimiliano Romeo ha preparato una nuova proposta di legge in materia…

LETTERE ALLA REDAZIONE

di Matteo Castagna

Paivi Rasanen è stata ministro dell’Interno in Finlandia dal 2011 al 2015. E’, attualmente sotto inchiesta per aver difeso la visione della Bibbia sull’omosessualità.
La polizia sta conducendo quattro diverse indagini penali contro di lei. In tutte è accusata di “agitazione criminale contro un gruppo minoritario”.

Il 20 dicembre dello scorso anno a “YlePuhe” le è stato chiesto cosa penserebbe Gesù degli omosessuali. “Ho sottolineato che tutti gli uomini, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, sono sullo stesso piano di fronte a Dio. Sono tutti preziosi, seppur peccatori e bisognosi dell’opera redentrice di Gesù per ottenere la vita eterna”, ha detto Rasanen a LifeSiteNews.

Secondo il Codice penale della Finlandia, l’ex ministra rischia una condanna ad una multa o alla reclusione in carcere per un massimo di due anni.

Di fatto, si può pensare che l’insegnamento pubblico della Bibbia o del Catechismo in materia di orientamento sessuale potrebbe essere oggetto di sanzione penale o civile. Vogliamo che, anche in Italia, sia così?

La domanda che si pone spontanea ai sostenitori del DDL Zan, che potrebbe approdare in aula al Senato nel corso del mese di Maggio, è questa: “chi esprime pubblicamente la bimillenaria dottrina cattolica sull’omosessualità istiga o meno alla discriminazione di genere?”

Se una persona chiedesse, in televisione, di non compiere “il peccato impuro contro natura”, perché lo insegna San Pio X, nel Catechismo Maggiore, rischierà la galera per “istigazione alla discriminazione”?

Qualora la risposta fosse affermativa, i primi discriminati sarebbero i cristiani, che non potrebbero professare la loro Fede. La libertà religiosa e la libertà di chiunque pensasse che l’omosessualità sia pratica immorale rischiano di essere in serio pericolo.

La legge non può lasciare le risposte alla discrezionalità dei magistrati.

Ne tenga conto il legislatore, di ogni colore politico.

Fonte: https://www.veronanews.net/il-ddl-zan-mette-in-pericolo-la-liberta/

 

La contro-rivoluzione cattolica in un libro: “Le serate di San Pietroburgo, oggi”

FRA GLI “IRREGOLARI” DELLA FILOSOFIA CONTEMPORANEA DOBBIAMO ANNOVERARE SICURAMENTE IL CATTOLICO JOSEPH DE MAISTRE. LA “POLIZIA POLITICA” DELLA CULTURA ILLUMINISTA, PROGRESSISTA E LAICISTA NON L’HA POTUTO CANCELLARE DEL TUTTO PERCHÉ TROPPO FECONDO E PROFONDO NELL’ANALISI, MA HA FATTO DI TUTTO PER IGNORARLO A SCUOLA, ALL’UNIVERSITÀ E NELLE LIBRERIE. A DUE SECOLI DALLA SUA MORTE, PERÒ, L’AUTORE DELL’OPERA INDIMENTICABILE “LE SERATE DI SAN PIETROBURGO” (1821) TORNA ALL’ATTENZIONE E, FRA GLI ALTRI, NE PARLANO ANCHE MATTEO ORLANDO E GIUSEPPE BRIENZA IN UN LIBRO APPENA PUBBLICATO DALLE EDIZIONI SOLFANELLI

di Angelica La Rosa

Matteo Orlando e Giuseppe Brienza, giornalisti e studiosi di Dottrina sociale della Chiesa rispettivamente condirettore e direttore di inFormazione Cattolica, hanno presentato venerdì pomeriggio, in diretta nazionale su RPL-Radio Padania Libera, il libro “Le serate di San Pietroburgo, oggi. 56 frecce controrivoluzionarie” (pp. 272, euro 15), appena pubblicato dalle Edizioni Solfanelli di Chieti.  L’intervento è andato in onda durante la trasmissione “Potere al Popolo” di Sammy Varin, che può essere ascoltata in tutta Italia sul Canale 740 del digitale terrestre, sulla Radio DAB, in Radiovisione sul sito www.radiorpl.it o anche sul canale YouTube o pagina Facebook dell’emittente vicina alla Lega di Matteo Salvini.

Il dott. Brienza ha introdotto la conversazione sottolineando come, per molti aspetti, la riflessione storica ed il pensiero politico del filosofo cattolico Joseph de Maistre (1753-1821) stiano tornando d’interesse. Dopo due secoli di damnatio memoriae a partire dalla sua morte, infatti, non pochi lo riconoscono ormai come un vero maestro di saggezza intellettuale, di rigore morale e di acume politico. Nel libro “Le Serate di San Pietroburgo, oggi”, appena uscito in un secondo volume (il primo è uscito nel 2014 a cura dello stesso Brienza e di Omar Ebrahime, con una Presentazione di Marcello Veneziani), si riprende nel titolo una delle maggiori opere di de Maistre, pubblicata nel 1821, per attualizzarla con 56 contributi “contro-rivoluzionari”, arricchiti da una originale Presentazione a cura del deputato cattolico e vicesegretario federale della Lega Lorenzo Fontana, che è anche Responsabile del “Dipartimento Famiglia e valori identitari” del partito di Matteo Salvini. Nel suo scritto (pp. 5-6), fra l’altro, l’on. Fontana definisce quello curato da Brienza e Orlando «un testo che nasce nel solco della tradizione e, in un’epoca come quella attuale, rappresenta un’operazione di grande coraggio. Il coraggio sta innanzitutto nei contenuti espressi, decisamente oltre il mainstream, e che sta nell’autorevolezza di firme decisamente e fieramente non-allineate. Una raccolta del pensiero critico, la definirei. Onore al merito» (p. 5). Continua a leggere

Draghi apre: vince la Lega, perde Speranza

La svolta del premier: contagi ancora alti ma serve un segnale contro il malcontento

A Palazzo Chigi allarme per le tensioni sociali I timori di Gabrielli: preoccupati dalle piazze

di Adalberto Signore

L’accelerazione arriva in tarda mattinata, quando durante la cabina di regia sulle aperture in corso a Palazzo Chigi va in scena l’ennesima sfida tra «rigoristi» e «aperturisti». Con Mario Draghi che alla fine ribalta le previsioni della vigilia, visto che giovedì sera da entrambi i fronti si dava per «altamente improbabile» un allentamento delle misure restrittive. Il premier, invece, decide di sposare la linea portata avanti dai ministri di Forza Italia e Lega, Mariastella Gelmini e Giancarlo Giorgetti, supportati per l’occasione dalla renziana Elena Bonetti. Con buona pace del titolare della Salute Roberto Speranza, costretto peraltro ad illustrare le novità seduto in conferenza stampa a fianco del premier. Tra gli sconfitti anche il ministro M5s Stefano Patuanelli e, in parte, il dem Dario Franceschini. Il titolare dei Beni culturali, infatti, pare che durante la cabina di regia di ieri sia stato meno granitico del solito, preoccupato di riuscire a concedere qualcosa al mondo dello spettacolo che non ha gradito di rimanere chiuso mentre il governo dava il via libera al pubblico per le quattro partite dell’Europeo che si giocheranno allo stadio Olimpico di Roma dall’11 giugno.

In privato, Draghi definisce la sua una «mediazione». E in pubblico sottolinea come la cabina di regia abbia deciso «all’unanimità e non a maggioranza», perché si parte da «punti di vista che non sono uguali» ma «la strada è comune». Ma è di tutta evidenza che nei fatti la linea che passa è sostanzialmente quella di Forza Italia e Lega. Per non dire della percezione complessiva del messaggio, un’indicazione generica in chiave di normalità. Una ripartenza che inizierà il 26 aprile e non il 3 maggio, come ipotizzato fino a giovedì. Ma che Draghi sceglie di annunciare con dieci giorni di anticipo, perché l’obiettivo è quello di sminare il malcontento che va montando nelle piazze in queste ultime settimane. Il premier, infatti, è rimasto molto colpito dalle manifestazioni di protesta di questi giorni. Come dalla relazione fatta mercoledì scorso davanti al Copasir da Franco Gabrielli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con la delega ai Servizi. L’ex capo della Polizia, infatti, ha relazionato il Comitato di controllo non nascondendo la sua preoccupazione per le tensioni sociali di questi giorni. Che, nel caso le chiusure delle attività economiche dovessero continuare ancora, potrebbero subire una vera e propria escalation ed arrivare a diventare focolai di rivolta. Un campanello d’allarme, quello di Gabrielli, che ha molto preoccupato il presidente del Consiglio. Che ha dunque deciso di «dare un segnale» per cercare di spegnere le polemiche e togliere tensione al Paese. E questo nonostante i numeri che monitorano l’andamento della pandemia non siano oggi «particolarmente differenti» rispetto a «quelli di un anno fa». Questo, almeno, ha detto il premier incontrando nel tardo pomeriggio la delegazione di Forza Italia, guidata da Antonio Tajani. Non è un caso, dunque, che in conferenza stampa Draghi abbia parlato di «rischio ragionato» mentre annunciava l’inversione di rotta sulle riaperture. Un «rischio» che va di pari passo alla «scommessa» fatta sull’economia con il Def: accumulare negli anni a venire altro «debito buono» così da spingere la crescita del Paese.

Politicamente, la via intrapresa dal presidente del Consiglio si porta dietro vincitori e sconfitti. Una riflessione, questa, che deve fare i conti con il fatto che il centrosinistra – non si comprende bene con quale ragionamento di prospettiva – ha sempre ergersi a paladino delle chiusure. A perdere, infatti, è soprattutto il ministro della Salute Speranza. Che non solo nelle ultime settimane ha messo in atto una sorta di conversione a «U», iniziando per la prima volta a parlare con toni concilianti delle varie ipotesi di riaperture. Ma che ieri era al fianco di Draghi in conferenza stampa, a mettere – suo malgrado – la faccia a una linea aperturista che fino a poche ore prima considerava scellerata e inconcepibile.

Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/politica/svolta-premier-contagi-ancora-alti-serve-segnale-contro-1939472.html

I sovranisti nell’era Draghi

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Come sarà il sovranismo nel tempo di Mario Draghi alla guida di un governo per metà sostenuto e per metà osteggiato dai sovranisti? Ne uscirà sano, con le ossa rotte o rafforzato? Partiamo da un doppio paradosso. Il primo è che hanno fatto bene sia Salvini che Meloni a scegliere le rispettive strade. Non siamo mai stati avari di critiche o compiacenti con loro, ma tutto sommato è stata una scelta saggia per entrambi. Non potendo ottenere il voto anticipato, con Draghi si può puntare ad avere almeno due risultati: far cadere il governo grillo-sinistro che era una calamità innaturale, aggravata da un illusionista vanesio come collante, scongiurando che fosse quella banda inadeguata a gestire il piano del recovery; e avviare una stagione di decantazione in cui viene a cadere la demonizzazione dei sovranisti e si forma un governo bilanciato dalla presenza di forze del centro-destra. Scommessa rischiosa ma andava fatta.

Dall’altra parte, la Meloni ha ben capito che entrando nel governo avrebbe avuto un raggio minimo d’incidenza per via dei numeri ancora esigui del suo partito (avrebbe avuto un ministero di serie b e un paio di sottosegretari) e avrebbe perduto la ghiotta occasione di brillare da sola all’opposizione. Dunque, facile, accorta e lineare la sua scelta di starne fuori.

La divergenza tra Lega e Fratelli d’Italia, anche se non è tattica ma effettiva e competitiva, per chi vede l’insieme con lungimiranza, è utile alla causa comune perché riflette la divaricazione dell’opinione pubblica sovranista e consente di recuperare con l’una i consensi perduti dall’altro; e di ricompattarsi poi. Già quando Salvini scelse la via della spericolata alleanza coi grillini si separò dagli alleati ma poi li ritrovò dopo l’esperienza di governo. Insomma, per i sovranisti è stata positiva la doppia opzione, marciando divisi per poi unirsi quando si andrà al voto. Il sovranismo è sempre al 40 per cento dei consensi, con qualche travaso fra le due forze; aggiungendo l’apporto di Forza Italia e dei centristi resta la maggioranza in pectore del paese.

L’altro paradosso investe invece Draghi al governo. Considerando la sua storia, la sua provenienza, il suo stesso discorso d’investitura, Draghi è l’antitesi del sovranismo. È l’uomo dell’Europa, dell’euro, della finanza transnazionale, del predominio dell’economia sulla politica, della cessione di sovranità all’Unione Europea. Insomma il contrario di un sovranista. Lo ha ben detto Magdi Allam in una lettera aperta a Draghi, a cui non ha fatto sconti nel nome dell’amor patrio e della sovranità.

Ma, ferme restando tutte le inquietudini che genera la premiership di Draghi, c’è da fare un discorso realista e disincantato. Se fosse rimasto Conte e il suo governo col partito più omogeneo all’establishment europeo, il Pd, avremmo avuto una variante furba, doppiogiochista, ingannevole della stessa subalternità all’Europa. E saremmo stati esposti ancor più al rischio di sprecare le risorse dei prestiti ricevuti tra mance, regalie, redditi e bonus, col risultato di trovarci presto indebitati in modo inverosimile senza aver reso produttivi gli investimenti, ma solo puramente assistenziali (a scopo clientelare ed elettorale). A questo punto, anziché andare a trattare con l’Europa mandandoci i parvenu e gli inservienti, proni a tappetino pur di salvaguardare se stessi, meglio andarci con uno dei soci fondatori del club, uno dei leader più ascoltati e accreditati per i ruoli precedentemente coperti. Uno che, a differenza dei Gentiloni, dei Gualtieri &C., non rappresenta un partito di sinistra, ma è una personalità di spicco del nostro paese e dei vertici dell’eurocrazia. Al rischio di una troika straniera è preferibile un alto commissario interno come Draghi.

I rischi ci sono tutti, guai a esultare; ma val la pena correrli considerando l’alternativa. E se un domani alle elezioni dovesse vincere, come ancora le proiezioni dicono, l’alleanza imperniata sui sovranisti, avere un garante e un contrappeso come Draghi al Quirinale potrebbe essere forse l’unico modo per poter avere un governo attento alla sovranità e all’interesse prioritario nazionale e popolare, senza entrare in conflitto con l’Europa.

Naturalmente sono ipotesi, il cammino è impervio, le variabili possono essere tante e imprevedibili. Però tra le insidie e le incognite che si aprivano comunque sul nostro domani, quella con Draghi a Palazzo Chigi e forse dopo al Quirinale, può essere un rischio calcolato a fronte di un progetto politico. Intanto è tornata un po’ di serietà nelle istituzioni, un po’ di sobrietà e di senso dello stato; meno vanterie, meno narcisismi, meno raggiri della popolazione con annunci irreali, potenze di fuoco e giochi d’artificio.

Si deve però considerare anche un’altra ipotesi: che alla lunga si sgonfi il fenomeno sovranista, che i due leader perdano vigore con Draghi al governo e col clima più soft che si respira. Ma questo sarebbe accaduto con almeno pari probabilità, anche nel caso avesse continuato il governo giallorosso. Perché un movimento che galvanizza in permanenza il suo elettorato nella prospettiva dell’ordalia elettorale, l’attesa messianica del giudizio divino e liberatore delle urne, alla lunga si logora se poi non si va mai a votare.

Qui si lascia lo scenario generale per spostare il focus sui movimenti sovranisti: se mettessero a frutto questo periodo di decantazione per selezionare strategie, ranghi, classi dirigenti, per studiare e mettere a fuoco linee, contatti, relazioni, allora sì che potrebbero presentarsi al voto con le carte in regola per governare l’Italia. Raccomandazione inutile, visto come abitualmente si muovono. Tutto resta così imponderabile: che il sovranismo sopravviva a Draghi, che gli succeda al governo, o viceversa che imbocchi la via del tramonto e dell’assimilazione, stemperandosi in quella vaga area del centro-destra. Su tutto veglia minaccioso il demone della pandemia.

MV, Il Borghese (aprile 2021)

Fonte: http://www.marcelloveneziani.com/articoli/i-sovranisti-nellera-draghi/

A cosa mira la legge Zan

La sinistra ha cercato la zampata per calendarizzare al Senato il ddl Zan. C’era da aspettarselo, così come le barricate alzate dalla Lega, che, capitanata dal Sen. Simone Pillon l’ha ragionevolmente derubricata tra le discussioni non prioritarie. “Mi si chiede un commento da più parti – dice il nostro Responsabile Nazionale Matteo Castagna: fosse stato per qualche fenomeno, più o meno accademico, che si sente sproloquiare sui social, ora il ddl Zan sarebbe legge dello Stato e avremmo un Conte III tra banchi a rotelle, DaD e nessuno spiraglio di uscita dall’emergenza sanitaria, che, invece, si prospetta tra aprile e maggio. Stare in trincea è sempre stata la nostra missione. Con intelligenza, però, che in politica, di questi tempi, è merce rara”.   

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di Andrea Colombo

Fonte: Andrea Colombo

La legge Zan, come tutte quelle simili e precedenti, non mira a punire comportamenti: per quello ci sono già la il codice penale e la legislazione normale. Mira a educare “sanzionando e punendo”. Vuole intervenire sulle mentalità, non sulle azioni: per questo il legislatore ha aggirato le raccomandazioni della Corte costituzionale sul rischio di lesione della libertà d’espressione limitandosi a riprodurre più o meno alla lettera il dettato costituzionale in materia.
L’impatto sulla libertà d’espressione non è un possibile “effetto collaterale” ma l’obiettivo primario. Le storture conseguenti, come il folle dibattito anglo-sassone sulla possibilità di definire donna una donna senza offendere le trans e per ciò stesso discriminarle, sono la ragion stessa d’essere della legge. Dunque non “possibili” ma inevitabili.
Essendo la sinistra in quasi tutte le sue diverse sfumature da sempre convinta che procedere a colpi di proibizioni e sanzioni sia il modo migliore per educare un popolo, e che il suo compito sia precisamente educare il popolo, non stupisce che sbavi per leggi simili.

La Lega scrive la “carta dei valori europei” con Orban e Morawiecki

di Redazione

Importante viaggio del leader della Lega Matteo Salvini con una delegazione guidata dall’On. Lorenzo Fontana, recentemente nominato capodipartimento Esteri del partito, in Ungheria, ospite del premier Victor Orban e alla presenza del premier polacco Morawiecki.

Il Corriere della Sera dedica al veronese Fontana un’intervista nella giornata di ieri. In serata Salvini dirà: “Dall’incontro di oggi a Budapest con il premier ungherese Victor Orbàn e il premier polacco Mateusz Morawiecki, che ringrazio, parte un progetto di “Rinascimento europeo” dopo il Covid: una nuova idea di Europa, che riconosca le proprie radici, fondata su salute, lavoro, sicurezza e controllo dei confini, comuni valori cristiani, cultura, bellezza, identità e libertà. Una visione alternativa all’europa della finanza e della burocrazia, che rimetta al centro i cittadini e sulla quale coinvolgeremo altri leader politici e di governo e rappresentanti del mondo della cultura, delle professioni e dell’impresa, con l’ambizione di diventare il primo gruppo al Parlamento europeo”.

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“RIPENSARE L’EUROPA: VERSO LA TRANSIZIONE IDENTITARIA”

di Redazione

Sabato 27 Marzo alle 20.30 sulla pagina ufficiale dell’Eurodeputato On. Paolo Borchia (@paoloborchiaofficial) di Facebook e Youtube si è tenuta la conferenza online “RIPENSARE L’EUROPA: VERSO LA TRANSIZIONE IDENTITARIA”. 

Ecco qui la registrazione dell’evento, cui hanno partecipato, oltre all’eurodeputato On. Borchia, il sociologo e redattore de La Verità Giuliano Guzzo, il sottosegretario al Ministero degli Interni On. Nicola Molteni, l’economista Giuseppe Liturri e il Responsabile Nazionale di Christus Rex-Traditio Matteo Castagna, moderati dall’avv. Andrea Sartori:

 

Il Vaccino al Virus contemporaneo

 

di Matteo Castagna (pubblicato su “Il Corriere delle Regioni” del 26/02/2021)

Ci sono profonde ragioni di carattere razionale, logico, giuridico, medico, filosofico, culturale, etico, sociale per combattere l’aborto e la perniciosa semplificazione ideologica che lo difende. Unendo le forze nella buona battaglia è possibile far vincere la verità.

Il Consiglio regionale lombardo ha bocciato la proposta di legge di iniziativa popolare n.76 denominata “Aborto al Sicuro” promossa da esponenti del Partito Democratico e del Movimento Cinque Stelle. Con il supporto dell’Avv. Gianfranco Amato e grazie alla determinazione del Presidente della III Commissione Sanità dott. Emanuele Monti, il Consiglio regionale ha rispedito al mittente la proposta che mirava, di fatto, ad attaccare il diritto dei medici di esercitare l’obiezione di coscienza e a diffondere i mezzi contraccettivi a tappeto, anche mediante un impianto sottocutaneo (LARC) che potesse garantire la sterilizzazione.

Nel frattempo, il tribunale di S. Maria di Capua a Vetere ha stabilito che gli embrioni creati e crioconservati da una coppia, che nel frattempo si è separata potranno essere impiantati alla donna anche contro la volontà dell’ex partner. Si tratta del riconoscimento di un diritto assoluto della donna di utilizzare gli embrioni creati con il coniuge e poi surgelati. Peccato che, però, un bimbo non sia un “bastoncino findus” ma un essere umano, per quanto in crescita…e neppure una proprietà privata della donna, come vorrebbero vecchi slogan del femminismo militante. Sarà argomento che dovrà far discutere perché crea un precedente pericoloso evidente.

Ci si chiederà il motivo di tanto fermento bioetico, soprattutto nell’ultimo decennio. Possiamo dire che l’uomo contemporaneo soffre di alcuni mali che vengono chiamati beni dal mainstream dominante, a tutti i livelli e in tutti i consessi. Platone sosteneva che “estirpare solo gli effetti del male e non la causa è poca cosa”, soprattutto se il male è letale perché mette in discussione la sacralità e la dignità della Vita. Si dirà, giustamente, che il male è in stato così avanzato, che è come una metastasi diffusa in tutto il corpo sociale. Se “nihil difficile volenti”, allora dobbiamo lavorare, prima fornendo degli antidolorifici, per arrivare alla cura. Il nichilismo filosofico, che vuole distruggere la conoscenza razionale umana (nichilismo gnoseologico), la morale naturale e divina oggettiva (nichilismo etico) e l’essere per partecipazione in quanto rimanda a Quello per essenza (nichilismo metafisico), tende a trasformare l’uomo in una larva o in una “pecora matta” dantesca, che galleggia sul nulla per esserne ben presto ingoiato. L’oggi è caratterizzato da un grande vuoto di concetti, di principi, di valori, di ragionamenti e di retto discernimento, tanto che la Sovversione dell’ordine naturale, quindi divino, è il nuovo ordine mondiale. La cultura del nulla giunge a considerare la verità, il bene, il bello, l’identità, la tradizione, come mali o bugie da distruggere. La nostra società rigetta santità ed eroismo, onore e fortezza, giustizia e temperanza, educazione e primato dell’essere per il suo Vitello d’Oro fatto di edonismo e benessere materiale, narcisismo, egoismo e vacuità, sciocchezze e vanità. L’uomo odierno è molle, apatico, privo di certezze e rifiuta la verità perché la teme. Tutto va nelle opinioni, nel dialogo e ciascuno dice la sua, tutti sono “tuttologi” ma in realtà sono solo estensori del nulla, nella totale indifferenza religiosa.

Il nichilismo è il virus per il quale esiste un vaccino gratis e dalle dosi infinite che rimangono in freezer a grandi quantità. Esso viene sublimato da S. Tommaso d’Aquino nella metafisica dell’essere come atto ultimo di ogni sostanza, elevando e correggendo (ove necessario) il concetto di “partecipazione” di Platone e quello di “essenza” di Aristotele. Il vaccino della ragionevolezza dell’uomo, che è dotato di intelletto e volontà, porta a un Fine ultimo, il quale è il sommo Vero e Bene, da riscoprire, conoscere e, quindi amare. Pertanto, se l’uomo vuole stare bene nel corpo e nell’anima, deve curare entrambe e soprattutto l’anima, nelle sue facoltà nobili, che sono, appunto, l’intelletto e la volontà, come già insegnava mirabilmente il grande Seneca.

Fonte: https://www.corriereregioni.it/2021/02/25/il-vaccino-al-virus-contemporaneo-di-matteo-castagna/

Agli occhi di certuni per governare è indispensabile il passaporto arcobaleno!

di Matteo Castagna (pubblicato su Informazione Cattolica di oggi)

È IL TEMPO DELL’ASSUNZIONE DI RESPONSABILITÀ, NON QUELLO D’IMPROBABILI ED IMPROPRIE POLEMICHE PER L’AGENDA DI UN ESECUTIVO CHE NON PARE GUIDATO DA UN IMPULSO IDEOLOGICO, DI FRONTE AD UN PAESE IN GINOCCHIO…

Una delle tante tipicità che caratterizzano gran parte del variegato mondo italico è quello della critica preventiva. Avviene nel calcio con gli allenatori e in politica con i ministri.

Marta Cartabia (nella foto), autorevole esponente del neonato governo Draghi, vicina a Comunione e Liberazione, nel 2014 ha espresso posizioni contrarie all’equiparazione tra nozze tradizionali e unioni civili. All’epoca del caso Englaro criticò il suicidio assistito.

Pur non avendo deleghe direttamente attinenti ai temi etici, il senatore Tommaso Cerno ha chiesto che il premier faccia chiarezza per quanto affermato da Cartabia ed il segretario generale dell’Arcigay Gabriele Piazzoni riconosce come segnale positivo il fatto che ella, da ben sette anni, non proferisca parola in merito alle rivendicazioni Lgbt.

All’epoca, Cartabia replicò alla alle parole d’odio della galassia arcobaleno con un lapidario: “la Corte (costituzionale, n.d.r.) difende i diritti di tutti perché nella laicità positiva dello Stato”. Il capo del Popolo della Famiglia, cioè la microsfera del macro-opinonista Mario Adinolfi ha rinfocolato la polemica sul ddl Zan, in un momento quantomeno inopportuno, dando l’impressione di voler trovare un pretesto per far litigare l’eterogenea maggioranza, più che riattivare un concreto argomento di lotta politica in favore della libertà della famiglia tradizionale.

Ciò che si evidenzia, nell’ambito di questa dialettica, è l’anomalia secondo la quale al governo di un Paese vi debba essere, per forza, gente “gay-friendly”. Continua a leggere

Realismo cattolico e rivoluzionari da tastiera, in tempi di Covid

L’EDITORIALE

di Matteo Castagna

Scrive Simone Torresani su “Il Giornale del Ribelle” del 6/12/2020 che “è appena uscito il 54.mo rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese. È un rapporto tanto cupo, angosciante e tremendo che in certi punti si fa persino fatica a leggerlo: vien voglia di vendere tutto e una volta riaperte le frontiere rifarsi una vita alle “Isole Fortunate” (così chiamavano gli antichi le Canarie) o tra i colori variopinti del Messico. Verrebbe voglia, ma non lo si fa: accettare e rispettare e dare un senso al proprio luogo e condizione è forse “Il” senso della vita (e non “un senso della vita”) e chiunque abbia perizia di comando non deve abbandonare la nave in tempesta. (dalla bellezza del creato, al Creatore – insegnerebbe S. Ignazio).

Qualche cifra del disastro: frustrazione, mancanza di visione del futuro, inasprimento dei rapporti sociali e ostilità verso il prossimo abbondano nelle cifre.

Si pensi solo che per un concetto illusorio, aleatorio e astratto come la “sicurezza” gli italiani sono pronti per il 39% a limitare il diritto di sciopero, tanto faticosamente conquistato dalle generazioni precedente dopo lotte aspre. E non solo lo sciopero: anche le libertà di opinione e di associazione. Oltre il 77% sono favorevoli a più restrizioni (a parole), salvo poi lamentarsi in privato e a calpestarle: segno di schizofrenia e non indice di salute. Per 3 su 10 chi non ha rispettato le regole non deve essere curato. Il 43,5% -una cifra sorprendente- chiede la pena di morte nell’ordinamento giuridico. E ancora: solo il 13% pensa sia buona cosa tentare un lavoro autonomo imprenditoriale; il 54% e il 29% rispettivamente della piccola -media e grande impresa teme per il proprio lavoro, il 77% di autonomi e partite iva ha guadagnato molto meno rispetto al 2019; solo il 20% scarso pensa che “andrà tutto bene”, per l’ 80% andrà tutto male con varie gradazioni di pessimismo e il futuro fa paura. Non parliamo delle cifre sulla didattica a distanza, un flop assoluto che ha aumentato solo il divario tra gli studenti e non ha fatto imparare un bel nulla.

Poco da commentare: ne esce un quadro desolante d’un Paese vecchio ancor più nell’anima che nel fisico, perché l’ostinazione attaccata alla salute, alla vita e il rinunciare alle libertà nella speranza aleatoria e fallace di non ammalarsi è sintomo di un corpo sociale vecchio e ammuffito. La gioventù è anzitutto ribellione, sfida, temerarietà: l’evoluzione verso un atteggiamento maturo e consapevole deve passare attraverso queste esperienze di vita. Con queste risposte e il loro atteggiamento i giovani italiani sono i nonni di se stessi. Ci stupisce come nessuno degli intervistati, nessuna quota del campione statistico abbia incitato a una cosa rivoluzionaria se non ribelle: fare più figli per colmare i vuoti falcidiati dal coronavirus e colmare l’unico gap che ha davvero importanza, il passaggio di testimoni fra le generazioni, la continuità, in una parola il trionfo della Vita sulla Morte. Abbiamo perso noi, ha vinto il virus. Sars Cov 2 ci ha disumanizzati, resi sudditi, invecchiati e imbolsiti: ha vinto il virus, ha perso la società, ha perso la comunità. In tal quadro desolante spicca solo una luce e come disse Confucio ” è meglio una singola candela nel buio che camminare nelle tenebre”: il 25% della popolazione, incluse badate bene le fasce giovanili, iniziano a provare “stanchezza” per la comunicazione digitale. È da segnarlo e cerchiarlo in rosso: il digitale sta stancando 1 su 4 nei rapporti interpersonali. Continua a leggere

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