DOPO LA SCONFITTA DELLA LEGGE ZAN, LA LOBBY GAY RIPARTE ALL’ATTACCO

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Zan continua a fare propaganda gender nei licei, il governo regala 4 milioni per case rifugio gay, il bavaglio della defunta legge Zan si ritrova nel Codice della Strada
di Luca Marcolivio

Che la questione omofobia non si sarebbe esaurita con la bocciatura del ddl Zan a Palazzo Madama, era più che certo. La piega che sta prendendo a meno di una settimana dal voto in Senato, era però difficile da prevedere. Gli attivisti lgbt e i parlamentari di sinistra non accettano la sconfitta e ora puntano tutto su una propaganda che batterà il territorio palmo a palmo. Primo obiettivo: la parte più vulnerabile e manipolabile dell’opinione pubblica, ovvero i giovanissimi.
L’onorevole Alessandro Zan non ha perso tempo e la scorsa settimana è volato a Oristano, dove ha parlato davanti a 250 studenti (senza contare quelli collegati virtualmente) del liceo classico “De Castro”. La scelta non è casuale: la città sarda si appresta ad ospitare il suo primo Pride, che, con tutta probabilità, avrà il suo frontman proprio nel principale relatore del disegno di legge naufragato in Senato mercoledì scorso.
Zan ha fretta di raccogliere le munizioni e tornare quanto prima nella trincea parlamentare. «Fra sei mesi si ricomincia: la legge torna in commissione e noi ripartiamo portando avanti, come sempre, la nostra battaglia – ha detto il deputato dem agli studenti oristanesi -. Sfrutteremo fino all’ultimo minuto utile la legislatura mettendoci tutte le nostre forze per far approvare questa legge».
Va da sé che il discorso dell’onorevole Zan al liceo “De Castro” è stato totalmente privo di contraddittorio. Praticamente un comizio. A fiancheggiare e sostenere il parlamentare, due docenti dello stesso istituto, uno dei quali, secondo la stampa locale, si è soffermato sul presunto «altissimo tasso di suicidio» tra i giovani omosessuali. Il dirigente scolastico, poi, ha definito l’incontro con Zan «uno dei momenti più belli vissuti in questa scuola».
Nel suo discorso, il deputato dem ha attaccato Matteo Renzi, accusandolo di cercare di «giustificare l’ingiustificabile. Italia Viva si è sfilata al Senato allineandosi ai sovranisti nostrani, esattamente come Forza Italia, e l’ha fatto per altre logiche. Scelta ancora più grave – ha commentato – perché non si specula politicamente sulla vita delle persone».
L’iniziativa di Zan è stata fortemente criticata da tre deputate di Fratelli d’Italia. Secondo la vicecapogruppo alla Camera, Wanda Ferro, si tratta di «un episodio già di per sé grave, reso inaccettabile dal fatto che il deputato abbia utilizzato una scuola per rivolgere attacchi, senza contraddittorio, alle forze politiche che in Parlamento hanno bocciato, voglio ricordare legittimamente, la sua proposta di legge contro l’omotransfobia». L’onorevole Ferro ha quindi sollecitato «un intervento del presidente della Camera Roberto Fico in difesa dell’autonomia e della libertà di voto dei deputati che in nessun modo possono essere condizionate o minacciate».
Da parte loro, le onorevoli Paola Frassinetti e Carmela Bucalo, rispettivamente vicepresidente della Commissione Cultura e responsabile istruzione FdI e responsabile scuola FdI, hanno denunciato la disparità di trattamento riservata alla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che, nei mesi scorsi era stata invitata a parlare in un liceo in Sicilia. «Nel primo caso un deputato va per parlare di una sua proposta di legge peraltro appena respinta – hanno dichiarato le parlamentari FdI – nel secondo Giorgia Meloni avrebbe dovuto presentare il suo libro in un progetto che prevedeva che un autore presentasse un libro». Frassinetti e Bucalo hanno quindi annunciato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi «per capire come si sono precisamente svolti i fatti e come mai nelle scuole si usano metodi diversi a seconda del partito al quale appartiene il parlamentare invitato».

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie sulle rivincite del mondo LGBT, dopo la sconfitta della non approvazione della legge Zan.

GOVERNO DONA 4 MILIONI PER CASE RIFUGIO GAY
Il governo ha stanziato 4 milioni a favore di associazioni e comuni “per la selezione di progetti per la costituzione di centri contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere”, si legge nel relativo decreto del 2020.
Tra le 37 associazioni vi sono il Gay center gay help line (180mila euro), Spazio aperto servizi coop (168.073) il Movimento omosessuale sardo (100mila), Quore aps (180mila), Caleidos coop sociale (180.000), Arcigay nazionale ‘ass. lesbica e gay italiana’ (100.000), I ken onlus (180mila), Circolo Mieli (100mila).
Poi i comuni di Ravenna 79 (86.000), Ragusa (99.820), Padova (97.140), Livorno (100mila), e ancora San Giorgio a Cremano, Avellino, Campobasso e Albano Laziale.
Soldi dei contribuenti destinati ad opere di cui sarebbe bene verificare la necessità dato che atti di discriminazioni a danno di persone omosessuali e transessuali non sono così numerosi da obbligare a destinare così tanti immobili a tale scopo.
(Gender Watch News, 11 novembre 2021)

RIECCO IL BAVAGLIO DA DDL ZAN NEL CODICE DELLA STRADA
La scorsa settimana la Camera ha approvato il Decreto-legge Infrastrutture con cui il legislatore ha ritoccato il Codice della strada (Cds). Nell’esame del provvedimento arrivato nelle Commissioni riunite Ambiente e Trasporti si è fatto largo un emendamento delle relatrici Alessia Rotta (Pd) e Raffaella Paita (Italia Viva) nel quale viene “vietata sulle strade e sui veicoli qualsiasi forma di pubblicità il cui contenuto proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso o dell’appartenenza etnica oppure discriminatori con riferimento all’orientamento sessuale, all’identità di genere o alle abilità fisiche e psichiche”.
Dunque, la formula sull’identità di genere, già inserita nell’articolo 1 del Ddl Zan e causa di mal di pancia anche a sinistra che hanno poi portato all’affossamento in Senato del disegno di legge, ha fatto la sua ricomparsa per vietare pubblicità considerate offensive. Nel caso di violazione della norma, l’autorizzazione per la pubblicità potrà essere revocata immediatamente.
Per Raffaella Paita, presidente renziana della Commissione Trasporti, “la norma rappresenta una doverosa conquista di civiltà utile a impedire che gli spostamenti lungo le nostre strade possano essere occasione per promuovere campagne contro il genere femminile o lanciare messaggi violenti”. Non è dello stesso avviso l’associazione Pro Vita & Famiglia, promotrice in passato di pubblicità contro aborto, eutanasia e gender nelle scuole che avevano fatto parecchio discutere e che rischiano, con questa norma, di essere oggetto di facile censura. Un loro maxi-manifesto a Roma contro l’interruzione di gravidanza, dopo giorni di polemiche, era stato fatto rimuovere dall’amministrazione comunale allora guidata da Virginia Raggi. In un comunicato, Pro Vita & Famiglia ha criticato l’approvazione dell’emendamento al Dl Infrastrutture, chiedendosi se “sarà ancora possibile affermare in una pubblicità che i bambini sono maschi e le bambine sono femmine” o “che un bambino nasce da una mamma e un papà”. L’associazione ha anche chiesto di eliminare il riferimento all’identità di genere “altrimenti – si legge nella nota – realtà, partiti politici o associazioni finora libere come la nostra avranno la bocca chiusa da una censura figlia della volontà di allineare tutti al pensiero unico”.
Lucio Malan, senatore di Fratelli d’Italia, ha criticato l’inserimento “piratesco” dell’emendamento all’interno di un decreto-legge sulla sicurezza e circolazione stradale. L’esponente del partito di Giorgia Meloni, inoltre, ha criticato la presidenza della Camera per non aver ritenuto estraneo alla materia del decreto-legge il contenuto dell’emendamento delle relatrici.
Dopo l’ok alla Camera, […] il Senato ha votato la fiducia (190 sì, 34 no) posta sul Dl Infrastrutture, che così è diventato legge. […] Toccherà al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti emanare le direttive per l’applicazione della norma. E quindi, probabilmente, anche decidere cosa si debba intendere per “messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi o discriminatori”. Discriminatori anche in riferimento a quell’identità di genere che, votando a favore della ‘tagliola’ sul Ddl Zan, il Senato aveva respinto la scorsa settimana.
Pro Vita & Famiglia ha diffuso un nuovo comunicato, spiegando che il Governo Draghi “ha approvato un Ddl Zan mascherato. Da oggi avremo il bavaglio per le nostre opinioni”.
(Gender Watch News, 5 novembre 2021)

Titolo originale: Zan non si arrende alla sconfitta e continua a fare propaganda gender nei licei
Fonte: Provita & Famiglia, 4 novembre 2021

Come le multinazionali fanno piovere montagne di soldi sulle lobby Lgbt

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Ormai è risaputo che ci siano degli stretti legami tra alcune multinazionali e le lobby gay. Peraltro non si spiegherebbe diversamente come una così ristretta minoranza sia riuscita in pochi anni a dominare di fatto la scena politica, economica e mediatica di gran parte del globo.

La Arcus Fondation è una delle multinazionali in questione, che si fa passare per ente di beneficenza e che, di fatto, sostiene la causa LGBTQ.

Fondata da Jon Stryker, dichiaratamente gay, nipote di Homer Stryker, chirurgo ortopedico, a sua volta fondatore della Stryker Corporation che ha sede a Kalamazoo, nel Michigan. Nel 2018, la Stryker Corporation ha venduto $ 13,6 miliardi di forniture chirurgiche e software. Jon è diventato erede di questa immensa fortuna.

Così ha pensato bene di fondare l’organizzazione in questione e metterla a servizio della comunità LGBT, sfruttando la sua fama. Solo per fare alcuni esempi, Arcus, tra il 2016 e l’aprile 2021 ha investito quasi 74 milioni di dollari in “promozione della giustizia sociale”. In realtà si trattava semplicemente di iniziative dirette alla promozione dell’ideologia gender.

Infatti, già nel 2015, Stryker aveva ideato niente meno che un movimento politico per promuovere l’ideologia gender nel mondo, donando milioni a piccole e grandi realtà. Tra cui, degna di menzione, è sicuramente ILGA, un’organizzazione LGBT impegnata nella diffusione del “verbo” della fluidità di genere, in Europa e in Asia Centrale; ma va citata anche Transgender Europe, che dà voce alle comunità trans in Europa e in Asia. A sua volta, Transgender Europe avrebbe finanziato gruppi più piccoli come TENI, Transgender Equality Network Ireland.

E sì, perché, secondo uno schema “a pioggia”, diversi beneficiari di Arcus sarebbero riusciti a loro volta ad erogare denaro ad altre associazioni, fingendo semplicemente di fare squadra.

Un classico è quando i promotori dell’ideologia trans fingono un’alleanza con alcuni movimenti affini, piuttosto affermati, in modo da sfruttare la loro fama: per esempio i movimenti gayfriendly.

Ma sciami di denaro si muovono anche in direzione dei media, in particolare, verso le organizzazioni coinvolte nel giornalismo o nella produzione di film documentari, ovvio che lo scopo di Arcus, in questo caso è quello di assicurarsi una copertura mediatica adeguata.

Tutto questo per dire che non siamo di fronte ad una “minoranza perseguitata”, come vorrebbe farla passare il mainstream, ma ad un vero e proprio colosso finanziario e ad un’operazione culturale letteralmente “chirurgica”, in quanto studiata, con precisione, nel dettaglio, che si basa su veri e propri meccanismi di manipolazione da parte di un elite, per promuovere una concezione del sesso totalmente ascientifica e talmente falsa, da aver bisogno di ingenti quantità di denaro per essere imposta.

Fonte: https://www.provitaefamiglia.it/blog/come-le-multinazionali-fanno-piovere-montagne-di-soldi-sulle-lobby-lgbt

Cosa può fare un cattolico contro la gnosi omosessualista?

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di LEONARDO MOTTA

All’interno della Chiesa Cattolica, la gnosi omosessualista come ha
agito e come continuerà ad agire?
Innanzitutto si tenta di entrare, magari in punti di piedi, nelle
Chiese per cercare di far crescere tra i fedeli, o nella gerarchia, la
valutazione positiva dell’omosessualità.
Una volta fatto questo il passo è breve. Se l’omosessualità è
parificata all’eterosessualità perché non si possono benedire anche in
Chiesa le unioni gay? E se si può concedere la benedizione, perché non
è possibile l’ammissione degli omo-attivi anche ai sacramenti?
Ma il testo sacro dice diversamente? La revisione della Bibbia, sotto
il principio che Dio non condanna l’amore, è una strada già perseguita
e che sarà ancora di più seguita dai “traduttori-traditori”. E con i
chierici omosessuali come la mettiamo? “Ogni amore è amore” si
sostiene, perché colpevolizzare questi “poveri” preti omosessuali? E
allora cosa bisogna fare? Alcuni hanno trovato la soluzione: abbattere
l’istituto del celibato. Fare sposare i preti è la soluzione proposta.
Con la scusa di evitare i casi di pedofilia o di ephebofilia si spinge
per farli sposare. Una volta permesso ciò, chi potrà negare ad un uomo
“sposato” con un altro uomo di accedere al sacerdozio?
Arrivato a questo punto, cosa può fare un cattolico contro la gnosi
omosessualista?
Prendere in mano la Bibbia e riflettere sulla natura. Dio ci ha creato
e continua a crearci maschi o femmine.
Il sesso serve a trasmettere la vita e al consolidamento della coppia
eterosessuale nel matrimonio. Solo così lo si usa legittimamente.
Leggiamo due testi illuminanti di San Paolo e molto attuali.
Nella Lettera ai Romani l’apostolo delle genti scrive: “Infatti l’ira
di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di
uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia, poiché ciò che di Dio
si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha manifestato a
loro. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna
potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del
mondo attraverso le opere da lui compiute. Essi dunque non hanno alcun
motivo di scusa perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno
glorificato né ringraziato come Dio, ma si sono perduti nei loro vani
ragionamenti e la loro mente ottusa si è ottenebrata. Mentre si
dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno scambiato la
gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo
corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha
abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da
disonorare fra loro i propri corpi, perché hanno scambiato la verità
di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché
il Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. Per questo Dio li ha
abbandonati a passioni infami; infatti, le loro femmine hanno cambiato
i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i
maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi
di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi
maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta
al loro traviamento. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio
adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata
ed essi hanno commesso azioni indegne: sono colmi di ogni ingiustizia,
di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio,
di lite, di frode, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di
Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai
genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E, pur
conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose
meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le
fa” (Rom 1,18-32).
Nella Prima Lettera a Timoteo San Paolo scrive: “Lo Spirito dice
apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla
fede, dando retta a spiriti ingannatori e a dottrine diaboliche, a
causa dell’ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro
coscienza: gente che vieta il matrimonio e impone di astenersi da
alcuni cibi, che Dio ha creato perché i fedeli, e quanti conoscono la
verità, li mangino rendendo grazie. Infatti ogni creazione di Dio è
buona e nulla va rifiutato, se lo si prende con animo grato, perché
esso viene reso santo dalla parola di Dio e dalla preghiera” (1Tim
4,1-5).

Il ddl Zan punisca con pena doppia i casi di “auto-omofobia”…

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Di Matteo Castagna 

Angelo Amato (61 anni) e Andrea Gardoni (25 anni) sono una coppia omosessuale convivente a Stallavena, frazione di Grezzana, in provincia di Verona.

Due anni fa, a seguito degli strascichi polemici sul Congresso Mondiale delle Famiglie, svoltosi con gran clamore e successo alla Gran Guardia della città di Romeo e Giulietta, i due vennero sbeffeggiati da un gruppetto di giovani perché passeggiavano, mano nella mano, proprio nei pressi di Piazza Bra. Il giovane ricevette anche una sberla. Era l’11 agosto 2018.

Si gonfiò la grancassa mediatica e le sinistre gridarono alla vile aggressione omofoba da parte di un branco di estremisti di destra. Ah, se ci fosse stata in vigore la legge Zan! Per quei fascistacci si sarebbero aperte le porte del carcere e l’aggressione avrebbe avuto l’aggravante dell’odio di genere.

La coppia, vicina al Circolo omosessualista Pink di Verona, denunciò, poi, scritte calunniose vicino a casa e un attentato con benzina, tanto da issare una protezione attorno all’abitazione, a tutela dell’incolumità messa a dura prova, in quella città nera, ebbra della discriminazione fomentata da anni di Rosari riparatori, da parte dei cattolici tradizionalisti.

A due anni di distanza, la procura scaligera ha indagato i due omosex per il reato di simulazione, sostenendo che le scritte se le sarebbero fatte da soli. Le indagini hanno provato che il gruppetto di giovani era totalmente estraneo a qualsiasi gruppo politico, ma che aveva bevuto qualche bottiglia di Montenegro. L’aggressore se l’è cavata con 400 euro di multa per la sberla.

Per la presunta aggressione con taniche di benzina le indagini non sono concluse ma il “mucchio selvaggio” è stato escluso da responsabilità dagli investigatori.

Il Comune di Grezzana, dopo più inviti a rimuovere le recinzioni abusive caduti nel vuoto, ha provveduto alla rimozione d’ufficio, coi suoi operai. Perché, pare che non esistano categorie protette dal reato di abuso edilizio, sempre che, al Senato, qualcuno non ne chiederà l’inclusione all’interno del ddl Zan.

A molti veronesi è tornato in mente il caso di Luis Marsiglia, di origini ebraiche, che negli anni 90′ finse un’aggressione da parte dei naziskin, che, invece, si era procurato da solo per continuare a fare il professore di religione senza averne i titoli.

Ad altri sono venute in mente le tante mistificazioni e accuse infondate che la splendida Verona riceve da troppo tempo, da parte di giornalisti e magistrati buontemponi, tutti ideologicamente schierati da una certa parte politica, che oggi festeggia per la presunta elezione di Joe Biden a Presidente degli Stati Uniti.

Altri veronesi si interrogano già sugli effetti incredibili e devastanti che il ddl Zan, che punisce l’omotransfobia, potrebbe creare a degli innocenti, lasciati in balia di certa magistratura. Altri, i più peperoni, chiedono al Pd e al M5S di accogliere una ulteriore modifica al ddl, che punisca con pena doppia i casi di “auto-omofobia” per tutelare anche le specie umane non particolarmente protette da leggi ad hoc, che si sentono fragili, a causa di alcuni comportamenti d’odio ideologico arcobaleno che potrebbero rovinare loro la vita, senza alcun motivo.

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Il ddl Zan punisca con pena doppia i casi di “auto-omofobia”…

Italia in ginocchio e i giallorossi pensano all’omofobia

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Mentre gli italiani vivono la situazione sanitaria, per colpa del governo, in un mix di confusione e terrorismo sanitario che li rende insicuri e senza più fiducia nel futuro, oggi l’Aula di Montecitorio in un’atmosfera a dir poco surreale discuteva e poi ha approvato la legge Zan. Un risultato scontato vista la furia ideologica che anima la sinistra e che è culminata in un giorno che non è esagerato definire di lutto per la libertà di espressione nel nostro Paese.

Quando la legge andrà in vigore non ci saranno, come è normale che sia in uno stato liberale, opinioni contrastanti che si confrontano nell’agone politico e civile, ma una opinione (quella per esempio di chi crede che un rapporto fra due persone che non siano un uomo e una donna non  può essere un matrimonio) che verrà considerata un arcaico residuo del passato con chi la professa che sarà sempre a rischio di essere denunciato grazie all’introduzione del più assurdo dei reati: quello di omotransfobia.

A parte la stonatura etica direi, prima che politica, che si crea, da una parte, fra un popolo che si avvia alla fame con un governo incapace di governare e, dall’altra, un’aula che discute di un provvedimento che riguarda pochissimi italiani non eterosessuali già ampiamente tutelati dalle leggi vigenti, quello che fa paura è l’introduzione nelle scuole, previsto dalla legge, dello studio dell’ideologia gender. Cioè un vero e proprio indottrinamento. Chi scrive non crede ai complotti e né alle grandi regie, ma tanti episodi messi insieme delineano una strategia che magari inintenzionalmente va realizzandosi.

Se da un lato, l’ala più dura del governo predica la chiusura delle attività commerciali, stroncano ogni spirito vitale e rendendo di fatto i cittadini tutti dipendenti dallo Stato che può o non concederti, a sua discrezione e arbitrio, la paghetta “di cittadinanza” per campare; dall’altro, questo Stato ti dice come, per motivi “etici” e per il tuo stesso bene, tu debba pensare in un solo ed unico modo che ha definito per te. Se non è Orwell questo!

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Italia in ginocchio e i giallorossi pensano all’omofobia

“Se passa la legge Zan la persecuzione delle idee sarà assicurata”

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L’Italia non attende e non attendeva una legge contro l’omotransfobia, tantomeno ora che sta vivendo l’emergenza Covid e una crisi economica senza precedenti. In un momento in cui molti padri di famiglia non possono neanche lavorare, il governo giallo-rosso adora il lusso e si batte per il superfluo, anzi l’inutile, perchè una legge contro la violenza già c’è e tutela tutti. È il segno dei tempi nefasti che stiamo vivendo” ha dichiarato Toni Brandi, Presidente di Pro Vita e Famiglia onlus.

“Uno degli orrori della proposta in discussione alla Camera è la previsione di una Giornata nazionale contro l’omotransfobia dove gli studenti saranno indottrinati senza possibilità di opporsi alla teoria gender. I genitori non potranno più invocare la loro libertà educativa perché gli insegnamenti saranno “legittimati” dalla nuova normativa. I loro figli saranno così “catechizzati” dalle associazioni LGBTQIA+ (lesbiche, gay, bisessuale, transessuale, transgender, queer, intersessuale, asessuale) su argomenti intimi e che non attengono l’educazione scolastica. Giù le mani dai bambini! Lotteremo per la libertà senza sosta e anche nelle scuole se ci sarà bisogno” ha aggiunto Jacopo Coghe, vice presidente della Onlus.

“Zan poi – ha aggiunto Coghe – non ripeta la bugia che sono fatte salve la libertà di espressione o di opinioni, tra l’altro contenute nell’art. 3 approvato l’altro giorno alla Camera, perché se considerate idonee dalla discrezionalità di un giudice o della polizia a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti, anche la prigione può essere dietro alla nostra porta”.

“Negli Uk nel 2008 veniva approvato il Criminal Justice and Immigration Act che rendeva penalmente perseguibile l’istigazione all’odio omofobico pur specificando, a garanzia della libertà di espressione, che l’odio sulla base dell’orientamento sessuale non poteva essere configurato dalla formulazione di opinioni critiche su determinate condotte o pratiche sessuali. Beh, ciò non ha evitato processi e arresti di numerosi pastori e sacerdoti come Mike Overd e Michael Stockwell, il Rev. Josh Williamson, il cristiano evangelico Tony Miano, il predicatore Robbie Hughes. Se la clausola di salvaguardia nel Regno Unito, formulata molto meglio che nella pdl Zan, non ha evitato la repressione delle idee, tanto più sarà repressa la libertà di opinione in Italia, considerato che la clausola è scritta con i piedi? Lasciare alle autorità giudiziarie e di polizia un ampio margine di interpretazione su come applicare la legge non è affatto una garanzia di non punibilità” ha concluso Brandi.

 

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“Se passa la legge Zan la persecuzione delle idee sarà assicurata”

La pratica omosessuale è sbarcata in Vaticano?

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Leonardo Motta

Poco più di un anno fa aveva fatto molto rumore – sulla stampa laicista mondiale e purtroppo anche su una parte di quella che si dichiara cattolica – il libro di Frédéric Martel dal titolo Sodoma:
Enquête au coeur du Vatican, testo tradotto in circa 20 lingue.
Il cinquantunenne storico e sociologo omosessuale francese nella sua discutibile opera, scritta in quattro anni con l’aiuto di decine assistenti, appoggiandosi sulle testimonianze di 41 cardinali (Martel ha ottenuto l'accesso ad alcuni di loro sotto false pretese, come hanno spiegato concordemente i cardinali Gerhard Müller e Walter Kasper, che certo non sono vicini dal punto di vista spirituale e teologico, www.lifesitenews.com/news/cardinals-from-left-and-right-homosexual-author-of-vatican-book-met-with-us-under-false-pretenses), 52 vescovi e monsignori, 45 Nunzi Apostolici e Ambasciatori stranieri, 11 guardie svizzere e oltre 200 tra sacerdoti e seminaristi (e,complessivamente, intervistando quasi 1.500 persone in Vaticano e in 30 Paesi diversi), ha sostenuto nelle 570 pagine del libro (supportato da quattrocento ore di registrazioni, ottanta quaderni di appunti di colloqui e diverse centinaia di foto e di selfie di cardinali) che una grande maggioranza dei sacerdoti e dei vescovi in Vaticano, compresi quelli che Martel accusa d’essere tradizionalisti (e che avrebbero espresso considerazioni pubbliche legate alla morale sessuale, a detta dell’autore), sarebbero omosessuali, praticanti o meno, e avrebbero instaurato convivenze con segretari, assistenti o inventati.

Scommettiamo che le voci sulla omosessualità dei cardinali non progressisti sono state diffuse dai loro oppositori, dai sostenitori della gnosi omosessualista nella Chiesa. Così, nell’elenco dei
cardinali, conservatori, e per questo monsignori omofobi, Frédéric Martel ha inserito i nomi di Raymond Leo Burke, Carlo Caffarra, Joachim Meisner, Gerhard Ludwig Müller, Walter Brandmüller, Mauro Piacenza, Velasio De Paolis, Tarcisio Bertone, George Pell, Angelo Bagnasco, Antonio Cañizares, Kurt Koch, Paul Josef Cordes, Willem Eijk, Joseph Levada, Marc Ouellet, Antonio Rouco Varela, Juan Luis Cipriani, Juan Sandoval Iñiguez, Norberto Rivera, Javier Errazuriz, Angelo Scola, Camillo Ruini, Robert Sarah e altri. Guarda caso si tratta di alti prelati che nel mondo cattolico sono considerati conservatori e non progressisti… La tecnica Lgbt è sempre la stessa: cercare di silenziare le voci di dissenso, in particolare le voci non progressiste. E come si fa questo? Con l’ intimidazione, o ridicolizzando, o tramite azioni legali, utilizzando tutti i metodi per evitare il vero dialogo. Coloro che si oppongono alla gnosi omosessualista devono essere demonizzati, stigmatizzati, emarginati e messi a tacere, anche attraverso l’utilizzo dei mass media, evitando per esempio che tali persone propongano sui media le loro idee basate sulla Bibbia o utilizzando i media per stravolgere la verità come è accaduto in Italia durante il XIII Congresso Mondiale delle Famiglie che si era tenuto nella città veneta di Verona. Solo le idee Lgbt sono degne di diffusione e i dissidenti devono essere bloccati in tutti i modi, a volte anche violenti. Quegli stessi concetti di “tolleranza”; “accettazione” e “diversità”, che sono diventati i termini chiave della propaganda Lgbt sono invece esclusi per coloro che non accettano l’agenda Lgbt. Ma i cristiani sanno che più saranno odiati e calunniati, più dovranno rispondere con amore e verità perché l’oscurità non riuscirà mai a spegnere la Luce.
Inoltre Martel ha scritto che nella Chiesa la lobby gay è così pervasiva che l’omosessualità è oramai tollerata, almeno finché non conduca alla pedofilia, cercando di non cadere nelle malattie veneree.
Martel, infatti, sostiene che la sieropositività e l’Aids avrebbero imperversato nella Santa Sede e nell’episcopato italiano negli anni Ottanta e Novanta e che molti tra sacerdoti, monsignori e
cardinali, ne sono morti. Secondo Martel alcuni sacerdoti avrebbero ricevuto la diagnosi durante l’annuale esame del sangue, obbligatorio per il personale del Vaticano. In realtà questo obbligo dell’esame annuale del sangue non si applica ai monsignori, ai nunzi, ai vescovi e ai cardinali. Inutile sottolineare che Martel ha trovato alcune porte aperte nei palazzi vaticani, tanto che lo stesso omosessuale francese non ha nascosto i suoi incontri ripetuti con padre Antonio Spadaro, direttore della rivista mondiale dei gesuiti “Civiltà Cattolica”, considerato una delle eminenze grigie dell’attuale pontificato, un siciliano che si mostra sui social abile comunicatore. Continua a leggere

Dieci esempi concreti di gnosi omosessualista tra i “modernisti cattolici”

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Leonardo Motta

Il “Gesù pro Lgbt” propagandato nei giorni scorsi dalla Chiesa Nazionale Islandese (di matrice Luterana) ci porta a non stupirci più di tanto perché i casi di gnosi omosessualista all’interno della Chiesa Cattolica di matrice modernista sono numerosi. Non ci credete? Vi ricordo dieci esempi che fanno comprendere come una certa gnosi omosessualista si è introdotta ai vertici delle gerarchia ecclesiastica e, ancor di più, nel clero.

Incontrando dei religiosi latinoamericani, il 6 giugno 2013, Jorge Bergoglio aveva affermato che nella Chiesa c’è una “lobby gay”, ed aveva aggiunto: “dobbiamo vedere cosa possiamo fare”.

Questa lobby, purtroppo, negli ultimi anni ha alzato notevolmente la cresta e sta tentando di cambiare anche la dottrina della Chiesa. Il che non significa che chi sposa queste posizioni abbia necessariamente tendenze omosessuali. Molto semplicemente diversi sostenitori di questa pericolosissima gnosi sono diventati semplicemente dei sudditi del pensiero oggi dominante e, da sudditi del mondo e non di Cristo, cercano di trovare un compromesso tra la gnosi omosessualista e l’insostituibile dottrina della Chiesa.

Facciamo solo qualche esempio recente.

Il “cardinale” americano Joseph Tobin (che dovrebbe guidare a Cristo 1,5 milioni di cattolici di Newark, New Jersey) il 17 aprile 2019, durante un’intervista con Anne Thompson della NBC sul “Today Show” (https://www.today.com/video/how-cardinal-joseph-tobin-found-his-calling-in-the-catholic-church-1496688707952), ha sostenuto che il Catechismo della Chiesa cattolica avrebbe usato “un linguaggio molto sfortunato” sugli omosessuali. Purtroppo il cardinale ha “confuso” ciò che dice il Catechismo sull’inclinazione omosessuale (gli atti omosessuali sono, infatti, definiti “intrinsecamente disordinati”) con quello che realmente dice sulle persone omosessuali. Tobin è lo stesso personaggio che nel 2017 ha promosso il libro “Building a Bridge” del discusso gesuita padre James Martin, un gesuita che pontifica sull’omosessualità attraverso il suo profilo Twitter (https://mobile.twitter.com/JamesMartinSJ). In quel libro si sostiene che la Chiesa deve modificare il linguaggio con cui parla di omosessualità. Tobin aveva detto del libro che “in troppe parti della nostra Chiesa ufficiale le persone LGBT sono state fatte sentire sgradite, escluse e persino piene di vergogna. Il nuovo libro di Padre Martin, coraggioso, profetico e ispiratore, segna un passo essenziale per invitare i dirigenti della Chiesa a svolgere il ministero con più compassione, e per ricordare ai cattolici Lgbt che essi sono parte della nostra Chiesa ufficiale come qualsiasi altro cattolico” (https://www.catholicnewsagency.com/news/cardinal-tobin-catechism-language-very-unfortunate-on-homosexuality-45966). Continua a leggere