Tutti i danni di Draghi negli ultimi 20 anni

Condividi su:

di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi

Nell’articolo precedente sul tema abbiamo spiegato che Draghi voleva mollare per evitare di essere al governo quando arriva il crash finanziario, la crisi energetica, la recessione e un’altra crisi della vaccinazione tutte assieme.

Sembra che abbiamo avuto ragione perché Draghi si è presentato in Parlamento ignorando qualunque richiesta e osservazione dei partiti di centro destra e del M5S rendendo inevitabile che poi non lo votassero. Se si ascolta il suo discorso, aggressivo e insultante in molti punti è evidente che ha cercato questo risultato, che voleva sfuggire a Mattarella e alle pressioni estere per non ritrovarsi a gestire il disastro in arrivo a cui ha egli stesso ha contribuito. C’è alla fine riuscito, ma Matterella prima di acconsentire alla sua richiesta gli ha fatto fare una figuraccia che passerà alla storia della cronaca. Ma facciamo un bilancio.

Ci sono almeno dieci cose per le quali Draghi è stato un disastro, da quando era direttore del Tesoro, poi governatore Bankitalia, poi alla Bce e ora al governo

1) Superbonus110: Draghi ha fatto del sarcasmo su chi l’aveva promosso. Ma il Superbonus110 ha creato circa 40 miliardi di Pil tramite il boom edilizio che ha indotto, dopo dieci anni in cui le costruzioni in Italia erano depresse e parliamo di un -50%. Il meccanismo del Superbonus era intelligente, perché erano crediti fiscali che non sono debito pubblico perché lo Stato negli anni successivi sconta le tasse solo se c’è un ricavo, non è obbligato a ripagare in ogni caso come con un Btp. Emettere Btp è emettere debito, emettere crediti fiscali no, perché se non c’è un ricavo l’anno successivo di qualcuno che debba pagare tasse, il credito è inutilizzabile e lo Stato non paga e non sconta niente, tanto è vero che Eurostat non lo considera debito pubblico. Draghi fa finta di non sapere queste e non ha mai riconosciuto l’aumento di occupazione, di lavoro e di Pil creato dal Superbonus110 che è stato l’unico stimolo economico degli ultimi due anni. Cosa ha fatto Draghi? Ha bloccato di colpo il Superbonus mettendo in crisi tante aziende.

2) Draghi ha speso invece una cifra complessiva intorno a 30 miliardi per centinaia di milioni di tamponi a 50 euro l’uno di costo totale, vaccini e vaccinazione e per le degenze Covid a peso d’oro (fino a 9mila euro al giorno). In più ha imposto un altro lockdown e lasciato a casa dal lavoro qualche centinaio di migliaia di persone perché non vaccinate e con tampone positivo (anche se senza nessun sintomo). Il costo enorme di queste due politiche ha costretto lo Stato a fare deficit intorno al 9% del Pil l’anno scorso e al 6% quest’anno e il debito pubblico è schizzato a 2,760 miliardi. Per Draghi il Superbonus che creava lavoro era da eliminare e i lockdown e green pass che affondava l’economia erano buoni.

3) I Btp da quando Draghi governa sono scesi da 150 a 125. Il motivo principale è che, oltre alla crescita del debito pubblico, Draghi come governatore della Bce aveva fatto stampare 4mila miliardi per comprare titoli di stato e spingere il rendimento sotto-zero o zero. Alla Bce Draghi ha fatto bella figura solo perché stampava moneta. Questo però ha creato inflazione e di conseguenza i bond ora stanno franando. Se si parla di spread e costo degli interessi sui Btp e di quotazioni dei Btp, bisogna ricordare che da quando Draghi è al governo i Btp sono collassati da 150 a 125 (usando come riferimento il future del decennale) e quindi dire che senza Draghi ecc.…. è semplicemente assurdo. Draghi ha condotto una politica di stampa di euro per sostenere i deficit dei governi e i risultati sono inflazione e crollo del mercato dei titoli di stato in corso.

4) Quando Draghi era governatore di Bankitalia è stato responsabile della crisi di MontePaschi, che ha speso 9 miliardi per Antonveneta e fu il governatore di Bankitalia ad avallare questa operazione di natura politica (Pd a Siena). La banca di Siena dal 2008 sprofonda nelle perdite, ma la sua crisi risale al tempo in cui Draghi vigilava sul sistema creditizio italiano.

5) Draghi come governatore della Bce nell’estate del 2011 era anche stato la causa della crisi dello spread perché ha scritto con J-C. Trichet una lettera all’allora governo Berlusconi minacciandolo di crisi se non avesse fatto un austerità pesante e simultaneamente ha sospeso gli acquisti di Btp. Salvo poi addirittura lanciare un mega programma di acquisti senza limiti di 4mila miliardi di Btp e altri titoli di stato europei quando il governo Monti, sotto il peso dell’austerità imposta dalla Bce, stava facendo collassare l’economia italiana e l’euro. Per far saltare Berlusconi, Draghi lo ha ricattato per iscritto chiedendo austerità e fermando gli acquisti di Btp. Poi, una volta che al governo è stato il Pd ha stampato 4mila mld di cui 700 miliardi sono andati ai Btp.

6) Prima ancora, come direttore del Tesoro fino al 2004, è stato responsabile dei 40 miliardi di perdite dovute ai contratti derivati sui Btp sottoscritti dal Tesoro. Nessuno altro paese Ue ha perso miliardi così per questi derivati. Solo l’Italia. E Draghi era il direttore del Tesoro che li ha proposti e gestiti.

7) Come abbiamo già mostrato, con Draghi al governo e le sue politiche di vaccinazione forzata e lockdown la mortalità in Italia è aumentata nel 2021.

Si può discutere delle cause esatte, ma era Draghi al governo e il risultato è l’opposto di quello che aveva promesso con i lockdown e vaccinazioni, imposte in modo più restrittivo che in altri paesi.

8) La crisi energetica in corso è dovuta innanzitutto alle politiche di boicottaggio dei combustibili fossili in atto da più di dieci anni, perché il rialzo è iniziato l’estate scorsa e la guerra in Ucraina è arrivata a febbraio 2022. Poi ovviamente le sanzioni alla Russia. E infine, dato che in realtà il prezzo del gas russo di Gazprom che Eni come intermediario compra è invariato rispetto ad un anno fa, la speculazione. Sì, perché se il prezzo dell’80% o 90% del gas che viene da Algeria, Qatar e Russia per gasdotto non è variato e quello all’’ingrosso è aumentato di 15 o 20 volte, c’è evidentemente anche speculazione.


Draghi però è stato un grande fautore delle politiche per il climate change e delle sanzioni alla Russia. E sulla speculazione non ha detto mezza parola. Difficile sostenere quindi che Draghi fosse la soluzione per un disastro che ha contribuito più di altri (vedi l’insistenza per le sanzioni) a creare. Per quanto riguarda la speculazione, in Spagna e Francia, ad esempio, si sono prese misure di calmiere e si nazionalizza Edf che è loro Eni. In Italia niente.

9) Infine, per le sanzioni alla Russia e gli armamenti all’Ucraina, Draghi ha soffiato sul fuoco più di altri e senza un motivo logico perché l’Ucraina è dieci volte più armata dell’Italia, ad esempio hanno 2mila pezzi di artiglieri pesante contro circa 150 dell’Italia. Come si è visto, la guerra moderna è tutta basata sull’artiglieria, non la fanteria o i carri armati (in cui comunque l’Ucraina ne aveva 2,500 contro 200 dell’Italia).

L’Ucraina era in realtà, se si guardano i dati e non si ascoltano le chiacchiere, un paese armato fino ai denti dagli Usa.

Questi sono nove fatti, dalla crisi dello spread e il ricatto a Berlusconi, alle perdite sui derivati, al crac di MontePaschi, alla stampa di moneta alla Bce che ha creato inflazione, ai lockdown e vaccinazione forzata ecc. con cui Draghi ha contribuito più di altri a rovinare l’Italia. Lascia un paese in rovina e sarà un problema per qualsiasi nuovo governo tentare di riprendersi.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/tutti-i-danni-di-draghi-negli-ultimi-20-anni/

Sono pronti: dalla crisi sanitaria a quella energetica…

Condividi su:

Segnalazione Arianna Editrice

di Marcello Parmio

Fonte: Marcello Pamio

I media mainstream stanno dando sempre più risalto all’allarme energetico. Siccome il caso non esiste, quando gli zerbini dei banchieri internazionali si mettono in moto, significa che c’è dietro un piano. In pratica stanno lentamente spostando l’attenzione dall’emergenza sanitaria a quella energetica! Il motivo è semplice: sempre più persone hanno mangiato la foglia svegliandosi dal coma letargico, per cui sono prontissimi per la prossima emergenza. Preparano nuovi lockdown ma questa volta sotto forma di blackout energetici, come d’altronde previsti dal Great Reset. E l’ultima copertina della rivista “The Economist” (di proprietà dell’Aristocrazia oligarchica: Rothschild e Agnelli/Elkann) è illuminante.
Ricordo infine che il “Green Pass” non a caso è il passaporto “verde”, il colore dell’ambiente…
La Fabian Society e PandemiaLa Fabian Society e Pandemia – Libro

Covid, le cifre che allarmano. Cure, arriva l’Anakinra farmaco riduce mortalità

Condividi su:

Segnalazione di Antonio Amorosi News Fonte:https://www.affaritaliani.it/coronavirus/covid-le-cifre-che-allarmano-ma-in-arrivo-l-anakinra-farmaco-riduce-mortalita-759712.html?refresh_ce

Pregliasco, Broccolo, Tarro: perché l’anno scorso ci contagiavamo meno, i pareri diversi sui numeri

di Antonio Amorosi

Il confronto tra i numeri delle terapie intensive, ricoverati, ospedalizzati e casi attivi di Covid di un anno fa, 13 settembre 2020, e quelli di quest’anno, sempre riferiti al 13 settembre ma del 2021, ha preso forma in una foto che gira ossessivamente sui social, utilizzando i report della fondazione Gimbe. Guarda l’immagine.

13 settembre 2020: Terapie intensive 187 persone; Ricoverati con sintomi: 2042; Isolamento domiciliare: 36.280; Totale ospedalizzati: 2229; Totale casi attivi: 38.509; Deceduti nelle ultime 24 ore (dato aggiuntivo non contenuto nella foto): 7

13 settembre 2021: Terapie intensive 563 persone; Ricoverati con sintomi: 4200; Isolamento domiciliare: 121.141; Totale ospedalizzati: 4763; Totale casi attivi: 125.904; Deceduti nelle ultime 24 ore (dato aggiuntivo non contenuto nella foto): 36

I numeri sono corretti, li abbiamo verificati. Tutti i trend sembrano in crescita esponenziale. Ma su questi numeri ci sono interpretazioni differenti. 

Abbiamo contattato la fondazione Gimbe che ci ha confermato che i dati sono corretti, anche se la slide non è una loro produzione. Per la fondazione non si possono confrontare i dati del settembre 2020 con quelli del settembre 2021 perché i due periodi sono sottoposti a ondate pandemiche diverse, fasi diverse della malattia, varianti diverse e a numeri differenti di persone testate e di tamponi fatti.

Di parere diverso altri esperti come il professor Francesco Broccolo, docente di Microbiologia clinica presso l’Università Milano-Bicocca ma anche di altri esperti.

Perché il dubbio sorge spontaneo, al di là della narrazione governativo-televisiva dell’Italia Paese più protetto, tanto più perché siamo a settembre, le temperature continuano ad essere alte, non sono arrivate le stagioni più fredde che facilitano la circolazione del virus. Leggendoli sorge un dilemma sia sull’efficacia dei vaccini vista la diffusione delle varianti sia sul senso del Green Pass imposto dal governo Draghi agli italiani, unico caso al mondo di limitazione della libertà individuali di lavorare.

Il professor Fabrizio Pregliasco: “L’anno scorso ci sono stati dei lockdown importanti che limitavano i rapporti, ma non potevamo andare avanti così. Ogni contatto interumano ha una probabilità di rischio. Oggi abbiamo un virus più contagioso e che coinvolge di più i giovani. Il rischio è più basso perché abbiamo il vaccino che riduce gli effetti pesanti anche se la variante delta buca un po’ il vaccino”.

Cosa dobbiamo aspettarci per l’autunno-inverno?

Pregliasco: “Dobbiamo immaginare dei possibili colpi di coda. La pandemia va visualizzata come delle onde di sassi nello stagno. Le prime onde le abbiamo viste, ora dobbiamo vedere l’andamento e le onde che si sovrappongono nel mondo. Quest’inverno avremo un possibile colpo di coda perché gli sbalzi termici, stare al chiuso come ogni anno, lavorare di più che nell’ultimo anno e mezzo, le scuole che tornano alla didattica in presenza, massimizzano la concentrazione dei rischi. E’ probabile che ci sia solo un colpettino di coda ma dobbiamo comunque prepararci a uno scenario che potrebbe non essere piacevole, questo per riuscire a governare un processo meno pesante possibile”.

Il professor Francesco Broccolo: “Ho visto la slide, non ho controllato se i dati sono veri ma se fossero veri, cioè che gli ospedalizzati sono di più dell’anno scorso, lo commento in questo modo: l’effetto positivo dei vaccini viene modulato dalla presenza della variante delta. Io ad agosto avevo già fatto questo raffronto che lei mi sta sottoponendo ma mi veniva fatta la critica che non tenevo conto dell’effetto lockdown del maggio 2020. Ma erano già passati tre mesi. Ora siamo a fine settembre. E passato ancora più tempo. Non ci possiamo più aggrappare a questa scusa che l’anno scorso c’era il lockdown e quest’anno non ce l’abbiamo. Non possiamo puntare sull’immunità di gregge che non  otterremo più ormai con queste varianti”.

Cosa dobbiamo aspettarci per l’autunno-inverno?

Broccolo: “Un autunno di terapie. Dobbiamo mettere in campo le nuove terapie, come l’ anakinra, il farmaco è stato appena approvato dall’Aifa. L’anakinra si è rivelato un farmaco molto efficace. Il farmaco deve essere utilizzato in una fase moderata della malattia, nei primi tre giorni. Quando il marcatore suPar (un marcatore prognostico precoce di evoluzione dell’infiammazione, ndr) è particolarmente alto si inizia il trattamento. Si possono salvare tra il 55 e l’80% dei pazienti”.

L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha reso disponibili in queste ore i medicinali anakinra, baricitinib e sarilumab per il trattamento del COVID-19. La copertura sarà a carico del Servizio Sanitario Nazionale dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

Il farmaco più interessante del gruppo è proprio l’anakinra che cita il professor Broccolo, per efficacia e sicurezza (è un farmaco utilizzato per trattare l’artrite reumatoide e altri gravi patologie infiammatorie): spegne l’eccessiva risposta immunitaria, causa di degenerazione della malattia, e contribuisce in questo modo alla ripresa funzionale dei polmoni. I nuovi casi studiati sembrano dimostrare che l’anakinra, somministrato in dosi di 100 mg una volta al giorno per 10 giorni in aggiunta alla terapia standard, fa fare grandi progressi terapeutici ai pazienti in una fase della malattia per cui non esisteva ancora un’indicazione medica supportata da dati significativi in letteratura.

“Anakinra, baricitinib e sarilumab si aggiungono al tocilizumab nel trattamento di soggetti ospedalizzati con COVID-19 con polmonite ingravescente sottoposti a vari livelli di supporto con ossigenoterapia”, spiega in un comunicato Aifa, “tale decisione, basata sulle evidenze di letteratura recentemente pubblicate, allarga il numero di opzioni terapeutiche e nello stesso tempo consente di evitare che l’eventuale carenza di tocilizumab o di uno di questi tre farmaci possa avere un impatto negativo sulle possibilità di cura”.

Il professor Giulio Tarro: “Nel marzo 2020 avevo spiegato che la Sars-Cov-2 aveva già infettato decine di milioni di italiani, nessuno ci credeva, anche perché le cifre ufficiali, pur di giustificare il lockdown, lo davano presente solo nei pochi malati Covid sottoposti a tampone. Il virus è già endemico ed è come se si ‘risvegliasse’ dentro di noi, permettendo così ad eventuali test di intercettarlo. Questo ‘ridestarsi’ quasi mai produce sintomi. È diventato endemico e non si debella col vaccino che qualche, temporanea, protezione dovrebbero garantirla. Anzi. Veda il caso di Fasano. Vengono vaccinati 33 ospiti e 10 componenti dello staff sanitario, nella residenza socio sanitaria il 3 febbraio, ricevendo la seconda dose di vaccino Pfizer. Ma poco dopo risultano tutti positivi. Non è la variante. Potrebbe dipendere dal fatto che l’RNA messaggero, introdotto con il vaccino per il Covid-19, abbia ‘attivato’ il virus latente già presente nell’organismo, oppure quello arrivato in seguito ad una nuova infezione prima della risposta anticorpale. E’ la stessa proteina spike che attiva il virus, almeno per quanto riguarda i vaccini a RNA messaggero”.

Cosa dobbiamo aspettarci per l’autunno-inverno?

Tarro: “Penso che saremo come gli inglesi, loro senza lockdown noi con mascherina e altri limiti ma se investissimo di più sulle cure…”.

I misteri del covid, dieci domande senza risposta

Condividi su:

di Marcello Veneziani

Fonte: Marcello Veneziani

Con la bella stagione l’Italia sta finalmente ritrovando un po’ di vita, di libertà e di fiducia. Ma restano irrisolti molti dubbi sulla pandemia che ci trasciniamo da mesi e che rischiamo di ritrovarci in futuro. Senza mettere in discussione le vaccinazioni, ci sono almeno dieci domande senza una risposta compiuta.

1. Come è nato e da dove è partito il covid?

Si fa sempre più strada la tesi che il covid non sia un errore della natura ma un errore di laboratorio; e non è fugato il sospetto che non sia un errore involontario. Dalla pandemia che ha patito in anticipo sugli altri e fronteggiandola coi mezzi efficaci di un regime totalitario e militarizzato, la Cina esce rafforzata, leader mondiale non solo nel commercio. E resta un mistero che le varianti siano identificate per nazione – variante inglese, indiana, brasiliana – mentre il virus originario non sia definito cinese.

2. Oltre il racconto dei media quali sono stati in realtà i paesi più colpiti?

Se usiamo tre parametri, ovvero il numero di vittime in rapporto alla popolazione, il rapporto tra ricoverati e deceduti e la durata dell’emergenza pandemia, dobbiamo tristemente concludere che l’Italia è tra i paesi al mondo più colpiti e più a lungo, mentre i media puntavano su Inghilterra e Stati Uniti al tempo di Trump, poi su India e Brasile. Ci evidenziano, per esempio, il numero di contagi in India ma considerando che la popolazione è 22 volte superiore all’Italia, avere – poniamo – da noi 100mila malati equivale a più a 2,2 milioni d’ammalati in India.

3. Quanti sono davvero i morti di covid?

Manca una distinzione almeno fra tre categorie di decessi: a) chi è morto a causa del covid; b) chi è morto col covid come fattore scatenante di altre gravi patologie; c) chi era già in condizioni terminali o in assoluta fragilità, e il covid è sopraggiunto al più come colpo di grazia. Più ardua e penosa sarebbe invece la domanda su quanto abbiano inciso gli errori, i ritardi, i piani e i protocolli sbagliati, le mancate cure a domicilio, tempestive ed efficaci.

4. Era proprio necessario il regime di restrizioni, i lockdown e le chiusure?

Paragonando i dati dei paesi con norme più restrittive e più a lungo vigenti e altri con norme minime e più transitorie, non c’è conferma che le restrizioni siano state più efficaci, anzi. In più si è testato un regime di sorveglianza che non ha precedenti in democrazia, con la sospensione delle libertà più elementari, dei diritti primari. Una prova generale e inquietante per eventuali dispotismi futuri.

5. Quante vittime stanno mietendo i vaccini?

Non disponiamo di studi e statistiche attendibili, conosciamo solo casi e denunce episodiche. Probabilmente sono sottostimati i dati; funziona a rovescio il meccanismo applicato per il covid: chi è deceduto dopo il vaccino per una complicanza, si attribuisce solo a quella la causa della morte, non al vaccino. Qui non vale la regola post hoc propter hoc usata per le vittime di covid.

6. Come stanno funzionando i vaccini, i contagi calano solo per questo?

Se paragoniamo i dati di ora a quelli del giugno scorso ci accorgiamo che anche l’anno scorso, senza vaccino, ci fu lo stesso drastico calo. E quindi si vorrebbe capire quanto incidano realmente i vaccini e quanto concorra il clima stagionale. Resta poi indeterminata l’incidenza e la durata d’efficacia dei vaccini, se il vaccinato può essere ancora contagioso, se il vaccino stesso innesca varianti. Non sarebbe poi necessario dopo il vaccino prescrivere il test seriologico per sapere come stiamo con gli anticorpi?

7. La gente si è davvero convertita in massa alla necessità dei vaccini?

In realtà si è rassegnata in massa a vaccinarsi, per istinto di gregge, pur diffidandone e pur sapendo di fare da cavia nel buio. Si vaccina per stanchezza, per conformarsi a un obbligo socio-sanitario, per timore di sanzioni, per levarsi quanto prima la mascherina, per disporre del passaporto, circolare liberamente e tornare alla vita normale. Pur vaccinandosi sono molti gli scettici, convinti che non serva o produca danni, soprattutto nel tempo e non ci copra da ulteriori varianti. E che saremo costretti a rifare ancora.

8. È davvero necessario vaccinare in massa anche in giovane età?

I giovani hanno un rischio molto basso di contagi e ancora più basso di un’infezione in forma pericolosa. Si usa il generico alibi che sono veicoli di contagio in famiglia e si usa il loro desiderio di avere un pass per sentirsi di nuovo liberi. Non si conoscono poi gli effetti nel lungo tempo di vaccini mai testati che potranno avere sulla loro salute, fertilità, genetica.

9. A che punto sono le cure per debellare o rendere innocuo il covid?

Proiettando tutta la profilassi e le aspettative sul vaccino, si sta trascurando la via di curare il covid con cure appropriate e tempestive, abbassando al minimo i rischi di ricoveri, complicanze e letalità. Eppure ci sono ormai medicinali e terapie che potrebbero abbattere il pericolo e mutare le strategie sanitarie.

10. Al di là del virus e delle vittime, quale effetto globale ha prodotto il covid?

Innanzitutto, più isolamento, più dipendenza e più sorveglianza; quindi una ripresa di potere dello Stato non solo sulla salute ma anche sul lavoro, il controllo e l’economia; poi di fatto ha penalizzato i governi outsider e rafforzato il modello cinese. Ha ingigantito la dipendenza dal circuito info-mediatico-sanitario e l’insicurezza. E non sappiamo ancora quante sono, e a che livello, le vittime dell’isolamento indotto dal covid, in termini di depressioni, suicidi, vite peggiorate, rapporti deteriorati e cure mancate per altre malattie gravi.

Le domande qui sollevate, circolano sparse da tempo, aprono dubbi e possibili risposte o interpretazioni. Dal covid siamo usciti più vulnerabili e più esposti ai rischi di altre pandemie; spontanee, indotte o manipolate. Ed è cresciuta l’incertezza, come dimostrano queste domande che non hanno avuto risposta.

Draghi apre: vince la Lega, perde Speranza

Condividi su:

La svolta del premier: contagi ancora alti ma serve un segnale contro il malcontento

A Palazzo Chigi allarme per le tensioni sociali I timori di Gabrielli: preoccupati dalle piazze

di Adalberto Signore

L’accelerazione arriva in tarda mattinata, quando durante la cabina di regia sulle aperture in corso a Palazzo Chigi va in scena l’ennesima sfida tra «rigoristi» e «aperturisti». Con Mario Draghi che alla fine ribalta le previsioni della vigilia, visto che giovedì sera da entrambi i fronti si dava per «altamente improbabile» un allentamento delle misure restrittive. Il premier, invece, decide di sposare la linea portata avanti dai ministri di Forza Italia e Lega, Mariastella Gelmini e Giancarlo Giorgetti, supportati per l’occasione dalla renziana Elena Bonetti. Con buona pace del titolare della Salute Roberto Speranza, costretto peraltro ad illustrare le novità seduto in conferenza stampa a fianco del premier. Tra gli sconfitti anche il ministro M5s Stefano Patuanelli e, in parte, il dem Dario Franceschini. Il titolare dei Beni culturali, infatti, pare che durante la cabina di regia di ieri sia stato meno granitico del solito, preoccupato di riuscire a concedere qualcosa al mondo dello spettacolo che non ha gradito di rimanere chiuso mentre il governo dava il via libera al pubblico per le quattro partite dell’Europeo che si giocheranno allo stadio Olimpico di Roma dall’11 giugno.

In privato, Draghi definisce la sua una «mediazione». E in pubblico sottolinea come la cabina di regia abbia deciso «all’unanimità e non a maggioranza», perché si parte da «punti di vista che non sono uguali» ma «la strada è comune». Ma è di tutta evidenza che nei fatti la linea che passa è sostanzialmente quella di Forza Italia e Lega. Per non dire della percezione complessiva del messaggio, un’indicazione generica in chiave di normalità. Una ripartenza che inizierà il 26 aprile e non il 3 maggio, come ipotizzato fino a giovedì. Ma che Draghi sceglie di annunciare con dieci giorni di anticipo, perché l’obiettivo è quello di sminare il malcontento che va montando nelle piazze in queste ultime settimane. Il premier, infatti, è rimasto molto colpito dalle manifestazioni di protesta di questi giorni. Come dalla relazione fatta mercoledì scorso davanti al Copasir da Franco Gabrielli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con la delega ai Servizi. L’ex capo della Polizia, infatti, ha relazionato il Comitato di controllo non nascondendo la sua preoccupazione per le tensioni sociali di questi giorni. Che, nel caso le chiusure delle attività economiche dovessero continuare ancora, potrebbero subire una vera e propria escalation ed arrivare a diventare focolai di rivolta. Un campanello d’allarme, quello di Gabrielli, che ha molto preoccupato il presidente del Consiglio. Che ha dunque deciso di «dare un segnale» per cercare di spegnere le polemiche e togliere tensione al Paese. E questo nonostante i numeri che monitorano l’andamento della pandemia non siano oggi «particolarmente differenti» rispetto a «quelli di un anno fa». Questo, almeno, ha detto il premier incontrando nel tardo pomeriggio la delegazione di Forza Italia, guidata da Antonio Tajani. Non è un caso, dunque, che in conferenza stampa Draghi abbia parlato di «rischio ragionato» mentre annunciava l’inversione di rotta sulle riaperture. Un «rischio» che va di pari passo alla «scommessa» fatta sull’economia con il Def: accumulare negli anni a venire altro «debito buono» così da spingere la crescita del Paese.

Politicamente, la via intrapresa dal presidente del Consiglio si porta dietro vincitori e sconfitti. Una riflessione, questa, che deve fare i conti con il fatto che il centrosinistra – non si comprende bene con quale ragionamento di prospettiva – ha sempre ergersi a paladino delle chiusure. A perdere, infatti, è soprattutto il ministro della Salute Speranza. Che non solo nelle ultime settimane ha messo in atto una sorta di conversione a «U», iniziando per la prima volta a parlare con toni concilianti delle varie ipotesi di riaperture. Ma che ieri era al fianco di Draghi in conferenza stampa, a mettere – suo malgrado – la faccia a una linea aperturista che fino a poche ore prima considerava scellerata e inconcepibile.

Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/politica/svolta-premier-contagi-ancora-alti-serve-segnale-contro-1939472.html

La sentenza “bomba” sui Dpcm di Conte: “Sono illegittimi e incostituzionali”

Condividi su:

Secondo il Tribunale di Roma i decreti che limitano le nostre libertà sono “viziati da molteplici profili di illegittimità”: per questo sono “caducabili”, cioè da annullare

di Luca Sablone

Il governo sta agendo fuori dalle norme dello Stato democratico e sta dunque limitando le nostre libertà violando le leggi? Nel mirino delle polemiche sono finiti nuovamente i Dpcm partoriti dal premier Giuseppe Conte, che da marzo sta modificando le abitudini di vita degli italiani per tentare di limitare la diffusione del Coronavirus.

Restrizioni, lockdown e coprifuoco. Eppure, stando allo studio del 18 dicembre della Johns Hopkins University, dai dati emerge che l’Italia è il Paese al mondo con la più alta mortalità da Coronavirus ogni 100mila abitanti: 111,23 decessi ogni 100mila abitanti; seguono la Spagna (104,39), il Regno Unito (99,49) e gli Stati Uniti (94,97). Evidentemente i decreti del presidente del Consiglio sono serviti pure a poco.

Comunque c’è una sentenza “bomba” del Tribunale di Roma, chiamato a esprimersi su un contenzioso in cui è finito un esercizio commerciale da sfrattare per morosità a causa del mancato pagamento canoni per la chiusura imposta dai divieti nell’ambito dell’emergenza Coronavirus. Il giudice è arrivato alla conclusione che i Dpcm “siano viziati da violazioni per difetto di motivazione” e “da molteplici profili di illegittimità“. Pertanto, in quanto tali, risultano essere “caducabili“. Ovvero non producono effetti reali e concreti dal punto di vista giurisprudenziale, sono da annullare. I decreti con cui è intervenuto il governo non sono “di natura normativa” ma hanno “natura amministrativa“. Quindi dovrebbero fare riferimento a una legge già esistente. Continua a leggere

Conte ha mentito pure al Parlamento, altro che Cts: il premier ha segregato in casa gli italiani

Condividi su:

di Riccardo Mazzoni

La situazione era già grave anche prima della desecretazione parziale dei documenti del Comitato tecnico scientifico, visto che il governo aveva limitato molte libertà costituzionali sulla base di atti amministrativi del presidente del consiglio sanati solo ex post da decreti legge passati dal Parlamento. La riforma dei servizi segreti inserita di soppiatto nel decreto di proroga dello stato d’emergenza sembrava poi aver raggiunto il culmine della spregiudicatezza di un governo che può contare su una maggioranza parlamentare ma che è, fin dalla sua costituzione, minoranza nel Paese.

Al peggio però non c’è mai fine, e lo si è scoperto ieri, quando Conte – dopo una strenua resistenza – ha deciso di desecretare i documenti del Cts non di propria volontà, ma per l’intervento del Copasir e per la certezza che il Consiglio di Stato gli avrebbe dato torto. Quei documenti hanno dimostrato che il lockdown totale non era stato deciso dai tecnici, che avevano dato indicazione del tutto diversa, limitandosi a suggerire le zone rosse solo nelle regioni del nord più a rischio, ma esclusivamente dal governo. Una decisione tutta politica, dunque, dopo che per settimane si era fatto credere agli italiani che il potere esecutivo fosse stato eterodiretto da un’oligarchia di esperti, e che non avesse toccato foglia che il Comitato non volesse. Tutto falso, o quasi: la responsabilità di aver condannato alla chiusura milioni di imprese, molte delle quali non riapriranno mai più i battenti anche e soprattutto nel centro-sud, con un principio di precauzione applicato quindi molto oltre le indicazioni della scienza, va attribuita solo e soltanto alla sindrome da onnipotenza che ha colto il premier, i suoi più stretti collaboratori e alcuni ministri di fronte alla pandemia. Continua a leggere

Coronavirus. Incongruenze nei verbali desecretati (qui trovate tutti quelli desecretati). Cosa non torna nel lockdown

Condividi su:

di Antonio Amorosi

Il Comitato tecnico scientifico voleva misure differenziate ma il governo decise il lockdown per tutta Italia. E le mascherine dovevano usarle solo malati e…

Il 9 marzo arriva in Italia il decreto che porta il lockdown su tutto il territorio nazionale.

Il Paese si ferma tranne i servizi essenziali. Per settimane chiunque parli dal governo ripete che le decisioni sono prese sulla base delle valutazioni del Comitato Tecnico scientifico.

Oggi dopo le richieste degli avvocati della Fondazione Einaudi i verbali del Comitato, per oltre 200 pagine, vengono desecretati ed emergono fatti singolari.

Intanto sembrano mancare dei verbali, ne sono stati pubblicati solo 5, sia per la numerazione (ci sono i verbali n°12, 14, 21, 39 e 49 e non si sa dove siano gli altri) sia per il contenuto, sono assenti le valutazioni relative sulla zona rossa mancata in Val Seriana.

Nel verbale del 7 marzo il Comitato Tecnico scientifico aveva chiesto di distinguere le regioni con più contagi dal resto del Paese. Il governo invece 2 giorni dopo dichiarò il lockdown per tutta Italia.

Il Cts propone di “adottare due livelli di misure di contenimento: uno nei territori in cui si è osservata maggiore diffusione del virus, l’altro sul territorio nazionale. Nello specifico: misure più rigorose in Lombardia e nelle province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini e Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti”. Ma 2 giorni dopo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte con il Dpcm del 9 marzo dà il via al lockdown generalizzato per tutto il Paese. Perché abbia preso questa decisione non è spiegato nei verbali del Cts, tanto meno nessuno ha reso note le reali motivazioni. Certo, è nella facoltà del governo prendere provvedimenti di stampo diverso dalle proposte del comitato ma la compagine dovrebbe almeno spiegare perché, data la gravità degli eventi.

 

Schermata 2020 08 06 alle 14.14.25Il secondo elemento significativo è nel primo verbale desecretato e datato 28 febbraio 2020, dove il Cts parla delle misure igieniche da adottare. Al punto g del capitolo in questione si affronta la questione “mascherine”. Il Comitato sostiene si debba “usare la mascherina solo se si sospetta di essere malato o si assiste persone malate”.

Abbiamo saputo poi che queste disposizioni non erano corrette e che le mascherine, sia mediche che non, dovevano essere usate come precauzione dalla popolazione. Lo ha messo nero su bianco proprio il ministero della Salute ma il 16 aprile, quando la pandemia stava riducendo i suoi effetti più drammatici. Ecco il passaggio più significativo della disposizione pubblicata sul sito del ministero.

“*L’uso di mascherine facciali in pubblico può servire come mezzo di controllo per ridurre la diffusione dell’infezione nella comunità minimizzando l’escrezione di goccioline respiratorie da individui infetti che non hanno ancora sviluppato sintomi o che rimangono asintomatici. Non è noto quanto l’uso delle mascherine facciali nella comunità possa contribuire a una riduzione della trasmissione oltre alle altre contromisure.

*L’uso di mascherine facciali nella comunità può essere preso in considerazione specialmente quando si visitano spazi affollati e chiusi, come negozi di alimentari, centri commerciali o quando si utilizzano i mezzi pubblici, ecc.

*Si può prendere in considerazione l’uso di mascherine facciali non mediche realizzate con vari tessuti, specialmente se – a causa di problemi di fornitura – le mascherine mediche devono essere utilizzate prioritariamente come dispositivi di protezione individuale da parte degli operatori sanitari. A supporto dell’uso di mascherine non mediche come mezzo di controllo della fonte di infezione esistono evidenze scientifiche indirette e limitate.

Schermata 2020 08 06 alle 14.39.46

*L’uso di mascherine facciali nella comunità deve essere considerato solo come una misura complementare e non in sostituzione delle misure preventive consolidate, come, ad esempio, il distanziamento fisico, l’igiene respiratoria (tra cui tossire o starnutire in un fazzoletto monouso o nella piega del gomito per evitare di trasmettere agli altri le goccioline con le secrezioni respiratorie), l’igiene meticolosa delle mani e l’evitare di toccarsi con le mani il viso, il naso, gli occhi e la bocca”.

 

LEGGI I VERBALI CHIAVE DESECRETATI

 

VERBALE DEL 28 FEBBARIO

VERBALE DELL’1 MARZO

VERBALE DEL 7 MARZO

qui tutti i verbali resi pubblici

 

 

Fonte:

https://www.affaritaliani.it/politica/coronavirus-incongruenze-nei-verbali-descretati-cosa-non-torna-nel-lockdown-688677.html

È giallo sui file desecretati: spariti i verbali sulla zona rossa ad Alzano e Nembro

Condividi su:

Noi crediamo che per molto meno in un Paese normale il premier dovrebbe DIMETTERSI…(n.d.r.)

di 

Dai verbali desecretati emerge che il Cts voleva chiusure differenziate. Assenti i dossier più spinosi su Alzano e Nembro

Sono stati per settimane al centro del dibattito politico. E potrebbero rivelare molto sulla gestione dell’emergenza coronavirus in Italia da parte dei nostri governanti. Ora i famigerati verbali prodotti dal Cts (Comitato Tecnico Scientifico) sul Covid sono stati pubblicati. Sono online. E sono apparsi questa mattina sul sito della Fondazione Luigi Einaudi. Desecretati. Sono alla base della stesura dei Dpcm del governo durante la pandemia. Atti non più segreti, dunque, che ora faranno luce sulla gestione dell’epidemia.

La novità maggiore che emerge dalla lettura delle oltre 200 pagine è la seguente. Come scrive Repubblica, il 7 marzo scorso con un documento riservato inviato al ministro della Salute, Roberto Speranza, il Cts proponeva al governo di “adottare due livelli di misure di contenimento”. Non un lockdwon generale che blindasse l’Italia intera, ma azioni di contenimento differenziate: una riguardante i territori in cui si osservava una maggiore diffusione del virus, l’altra riguardante il resto del territorio nazionale.

Il comitato spingeva, quindi, per azioni più rigorose in Lombardia e nelle province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini e Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti. Due giorni dopo, però, il presidente del Consiglio con il Dpcm del 9 marzo dava il via alla serrata estendendo le stesse misure a tutto il Paese. Senza distinzioni. E senza giustificazioni apparenti.

Dopo la richiesta da parte della Fondazione Einaudi, questi documenti sono stati desecretati e pubblicati. La fondazione aveva chiesto, il 14 e il 18 aprile, l’accesso ai testi degli scienziati. Qualcosa che avrebbe fatto luce sulle misure adottate dal governo fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria. E, soprattutto, avrebbe chiarito la legittimità della compressione delle libertà costituzionali messa in discussione da singoli cittadini e dalle opposizioni.

Il governo si era inizialmente rifiutato di rendere pubblici gli atti. Il 22 luglio scorso, poi, il Tar aveva accolto il ricorso presentato contro questo diniego. Ma l’esecutivo aveva fatto a sua volta ricorso e il 31 luglio il Consiglio di Stato sospendeva l’effetto della sentenza del Tar del Lazio. In sostanza, quello sugli atti del Cts è stato un braccio di ferro andato avanti per mesi e su cui anche l’opposizione aveva dato battaglia.

Il centrodestra, e anche il Copasir, in particolare, chiedevano di renderli pubblici. Queste pagine sono firmate dal comitato istituito con un’ordinanza del capo della protezione civile il 3 febbraio scorso. I cinque verbali sono datati 28 febbraio, 1 marzo, 7 marzo, 30 marzo e 9 aprile 2020. Ma non sono tutti. Mancano, ad esempio, le riunioni dai primi giorni di marzo, quelle della mancata zona rossa ad Alzano e Nembro, in Val Seriana. Fondamentali per ricostruire quelle giornate.

Sull’assenza dei verbali che riguardano la mancata “zona rossa” del Bergamasco sono intervenuti i parlamentari leghisti. In particolare, Roberto Calderoli, Daniele Belotti, Simona Pergreffi e Rebecca Frassini. Tutti originari di quella provincia lombarda. “È inaccettabile che il governo tenga ancora secretati i verbali relativi alla zona rossa di Alzano e Nembro. Chiediamo con forza che venga resa nota anche la parte della documentazione del Cts che è stata consegnata alla Fondazione Einaudi. Presenteremo immediatamente un’interrogazione urgente sia alla Camera che al Senato perché consideriamo grave che non si faccia chiarezza su uno degli aspetti più delicati della gestione dell’emergenza, ovvero la mancata zona rossa in bassa Val Seriana”.

C’è un’indagine in corso da parte della Procura di Bergamo, ma è un diritto dei cittadini, dei bergamaschi in particolare, conoscere il contenuto di quei verbali per capire perché prima il governo ha inviato centinaia di carabinieri, poliziotti e militari pronti a chiudere gli accessi ad Alzano e Nembro per poi sospendere tutto optando per la zona arancione in tutta la Lombardia.

“A questo punto – sottolineano gli esponenti della Lega – si faccia chiarezza su ogni aspetto per verificare anche se qualche esponente politico ha fatto pressioni sul governo perché non fosse istituita la zona rossa e se qualche parlamentare o consigliere regionale, oltre a Giorgio Gori quando era candidato governatore della Lombardia, ha ricevuto consistenti contributi da aziende della zona. Tutto legittimo, i bonifici per candidati e partiti politici sono ammessi, ma vista la situazione, le voci e l’inchiesta in corso, è doverosa la massima trasparenza e se qualche parlamentare, magari dell’attuale maggioranza, ha ricevuto un aiuto per la propria campagna elettorale, magari di 10mila euro, da un’azienda, magari di Nembro, ha il dovere verso la cittadinanza di dichiararlo pubblicamente se vuole dare un contributo alla chiarezza. Anzi ci aiuti a chiedere la desecretazione dei verbali del Cts al presidente Conte”.

L’evoluzione recente del destino di questi documenti è presto detta. Ieri sera alle 21.15 sono stati trasmessi tramite pec dal capo della protezione civile, Angelo Borrelli, agli avvocati Enzo Palumbo, Andrea Pruiti Ciarello e Rocco Mauro Todero. Il governo, in soldoni, ha fatto un passo indietro, decidendo di rivedere la propria posizione e anticipando il prevedibile esito dell’udienza fissata per il 10 settembre davanti al Consiglio di Stato. Termina così una lunga battaglia sostenuta da molti parlamentari e da gran parte dell’opinione pubblica italiana.

Continua a leggere

CONTE RISCHIA: il verbale del CTS consigliava la zona rossa ad Alzano. Ora iniziamo a capire

Condividi su:

 

Ora iniziamo a capire perchè il Governo ha tenuto, finchè possibile, la riservatezza sui verbali del CTS, e perchè sta tenendo duro sulla desecretazione di tutto il materiale: anche dai pochissimi verbali resi noti inizia a trapelare che il Comitato Tecnico Scientifico il 3 marzo dava indicazione di applicare le restrizioni della zona rossa di Codogno anche ai comuni di Nembro ed Alzano, nel bergamasco, poi risultati fra le zone più colpite d’Italia e sui quali sta indagando la magistratura.

«Il Comitato propone di adottare le opportune misure restrittive già adottate nei comuni della zona rossa anche in questi due comuni, al fine di limitare la diffusione dell’infezione nelle aree contigue» Continua a leggere