L’Antimafia del “Conte-bis” cosa fa? La parola al dott. Luigi Gaetti

ESCLUSIVA

di Matteo Castagna

Parlano: l’ex Sottosegretario agli Interni dott, Luigi Gaetti ed il silenzio dei “paladini della legalità”

Il dott. Luigi Gaetti, medico mantovano, specialista in anatomia patologica, 60 anni compiuti da poco, ha una particolare sensibilità per le tematiche legate all’ambiente ed è stato eletto al Senato della Repubblica nella scorsa legislatura.
Fin dal 2010 ha potuto osservare delle situazioni, nella vita sociale, che lo lasciavano perplesso, relativamente a movimenti poco chiari, che gli davano l’impressione d’essere favoritismi, ambiguità, applicazione delle regole solo per alcuni, gestioni allegre di presunti abusi edilizi, combriccole e comitati d’affari spontanei, quanto ambigui.
Nell’ottobre del 2013 entra nella Commissione Antimafia, presieduta dall’On. Rosy Bindi, e si fa subito notare per alcune segnalazioni relative all’inquinamento. Firma decine di interrogazioni parlamentari, esposti e richieste d’intervento per presunte infiltrazioni mafiose in varie città d’italia, quali Savona, Sondrio, Velletri, ma anche in Calabria e Campania. Nel suo lavoro in Commissione, tocca con mano quella realtà per cui le mafie di oggi non sono quasi più quelle che sparano, ma una sorta di reti, che operano nel “sistema relazionale” con il mondo dell’imprenditoria e della politica per l’ottenimento di appalti, soprattutto sotto soglia, ovvero a chiamata diretta, movimentare un colossale giro di denaro.

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La mafia nigeriana non va sottovalutata

Segnalazione di Federico Prati

 

Mafia nigeriana, bande organizzate di migranti importate in Europa

In Europa, una delle reti criminali in più rapida crescita è ora la mafia nigeriana, che sta diffondendo le proprie attività criminali in tutto il Continente. Tale rete è costituita da gruppi rivali come Black Axe, Vikings e Maphite. Più di recente, le autorità di Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e di Malta hanno condotto un’operazione internazionale contro due dei principali gruppi mafiosi nigeriani. La polizia ha accusato queste bande di traffico di esseri umani e di droga, di rapina, estorsione, violenza sessuale e prostituzione.

In un reportage sulla mafia nigeriana presente in Italia, pubblicato dal Washington Post a giugno del 2019:

Sono stanziati su tuto il territorio da nord a sud, da Torino a Palermo. Gestiscono il narcotraffico e la tratta delle donne, che vengono sfruttate come prostitute nelle strade italiane. Trovano nuovi membri tra i migranti ribelli, reclutandoli illegalmente nei centri d’accoglienza gestiti dal governo italiano“.

La mafia nigeriana, secondo il report, sfrutta “decine di migliaia di donne vittime di tratta”. Secondo il Washington Post, l’intelligence italiana ha definito il gruppo come “il più strutturato e dinamico” rispetto a qualsiasi entità criminale straniera operante in Italia.

Alcuni esperti affermano che tra il 2016 e il 2018 sono arrivate in Sicilia fino a 20 mila donne nigeriane, alcune delle quali minorenni, in un traffico coordinato tra i nigeriani in Italia e quelli nel loro Paese“.

Non c’è da meravigliarsi se la mafia nigeriana sia diventata così importante in Italia: il Paese è, per i migranti, unadelle porte d’ingresso in Europa.

Ciò che contraddistingue le reti criminali nigeriane è l’estrema brutalità – la polizia italiana afferma che ricorrono alla “guerriglia urbana” per mantenere il controllo del territorio in Italia e utilizzano rituali voodoo. Secondo un rapporto del luglio 2017 dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) delle Nazioni Unite, le vittime della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale prestano ai trafficanti un giuramento “suggellato da un rituale voodoo o da un rito di iniziazione (la vittima si impegna a onorare il suo accordo)”. Le vittime nutrono anche “il timore che nel loro Paese d’origine i propri familiari possano subire ritorsioni”.

Secondo il rapporto dell’OIM del 2017:

Nel giro di tre anni il numero delle potenziali vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale arrivate via mare in Italia è aumentato del 600 per cento. Un aumento che è continuato anche in questi primi sei mesi del 2017, con la maggior parte delle vittime che arriva dalla Nigeria“.

In questo rapporto, l’OIM ha stimato che l’80 per cento delle ragazze, spesso minorenni, provenienti dalla Nigeria – il cui numero è passato da 1.500 nel 2014 a oltre 11 mila nel 2016 – fossero “potenziali vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale”.

La mafia nigeriana non limita le operazioni solo all’Italia. Si è diffusa anche nel Nord Europa, in Paesi come la Germania e la Svezia. A Londra, tre membri della Black Axe sono stati dichiarati colpevoli di riciclaggio per l’importo di quasi 1 milione di sterline, denaro rubato attraverso frodi telefoniche o via e-mail. La mafia nigeriana, soprattutto il gruppo Black Axe, è diffusa anche in Canada, dove un articolo del 2015 pubblicato dal Globe and Mail l’ha descritta come un “culto di morte” proveniente dalla Nigeria, dove è collegata a “decenni di omicidi e stupri, con i suoi membri che fanno giuramenti di sangue”. Negli Stati Uniti, l’FBI ha di recente attribuito una serie di frodi finanziarie a Black Axe. Secondo la stampa, “negli Stati Uniti e nel mondo, il gruppo è responsabile della perdita di milioni di dollari attraverso una vasta gamma di truffe sofisticate”.

In Svezia, la polizia ha definito Black Axe “una delle organizzazioni criminali più efficaci al mondo”. I media svedesi di recente hanno riportato una storia che illustra il modus operandi di Black Axe. A una 16enne nigeriana era stato promesso un lavoro di parrucchiera in Svezia. Al suo arrivo, però, Black Axe l’ha costretta a prostituirsi, dopo averla sottoposta a un rituale voodoo. “Abbiamo il tuo sangue adesso”, le hanno detto i membri del gruppo. “Se scappi, ti troveremo sempre”.

Nel 2018, il tribunale di Malmö ha incriminato tre nigeriani per aver attirato in Svezia delle donne nigeriane con la promessa di un lavoro per poi costringerle a prostituirsi dopo averle sottoposte a un rituale voodoo che prevedeva che le vittime mangiassero il cuore crudo di una gallina appena uccisa. Secondo il procuratore svedese, il rituale voodoo è un modo per controllare e sfruttare le vittime della tratta, che credono nel voodoo.

Storie simili sono state registrate nel 2018 anche nel Regno Unito e in Spagna, dove è stata sgominata una banda di trafficanti di donne composta da 12 nigeriani, accusati anche di aver indotto le donne alla prostituzione e di averle sottoposte a riti voodoo. In Germania, stando a un recente reportage di Deutsche Welle, un numero crescente di donne nigeriane è costretto a prostituirsi a Duisburg, uno dei più grandi distretti a luci rosse del Paese, e secondoBarbara Wellner dell’organizzazione Solidarity with Women in Distress, “i trafficanti nigeriani di esseri umani sono responsabili della tratta della maggior parte di queste donne”.

Se il numero delle donne nigeriane vittime della prostituzione in Germania è ancora relativamente esiguo, è aumentato però negli ultimi anni, come si legge in un rapporto del marzo 2019 di Info-Migrants. Nel 2013, solo il 2,8 per cento delle vittime proveniva dalla Nigeria. Questo numero è salito al 5 per cento nel 2016, toccando l’8 per cento nel 2017. Secondo il rapporto, che cita Andrea Tivig dell’organizzazione per i diritti delle donne, Terre des Femmes, i trafficanti utilizzano il sistema della richiesta d’asilo:

Ho sentito notizie, in Italia (…) che i trafficanti dicono alle vittime della tratta di esseri umani di presentare domanda di asilo per poi ottenere lo status necessario per poter rimanere qui in Germania, ma continuano a essere sfruttate nella prostituzione“.

I gruppi della mafia nigeriana sono soltanto una parte, sebbene molto preoccupante, della criminalità costituita dalle bande organizzate di migranti importate in Europa. Come in precedenza riportato dal Gatestone Institute, i crimini compiuti dalle bande di migranti costituiscono già una minaccia per i cittadini europei. Nel novembre del 2018, Naser Khader, parlamentare danese del Partito Conservatore e co-fondatore del Movimento di riforma musulmano, ha scritto sul quotidiano danese Jyllands-Posten:

Oltre alla comune passione per il crimine, la cultura delle bande d’immigrati è un cocktail di religione, appartenenza al clan, onore, vergogna e fratellanza. (…) Più duro e brutale sei, più forte appari e quindi più acquisisci consapevolezza di te stesso, più attiri le persone“.

In Svezia, i crimini legati alle gang di migranti sono diventati un problema quasi insormontabile: alcuni commentatori hanno definito la situazione una vera e propria “guerra”. La Danimarca contrasta sempre più questo tipo di criminalità. In Germania, dove tali bande sono denominate clan di famiglie criminali, le autorità prevedono di dover combattere il problema negli anni a venire.

Nei dibattiti pubblici, gli effetti dannosi della migrazione sulla criminalità, in particolare quella delle bande organizzate, non ricevono affatto l’attenzione che pur meriterebbero. Dovrebbero.

di Judith Bergman – avvocato, editorialista e analista politica.

https://it.gatestoneinstitute.org

Daniele Capezzone per “la Verità”

 

Alessandro Meluzzi, psichiatra forense e criminologo, ha accettato di ragionare con La Verità su un’ emergenza reale, e che però è sistematicamente derubricata, taciuta, «tenuta bassa».

 

Perché è così difficile parlare di criminalità africana in Italia, e in particolare di mafia nigeriana?

«Due ragioni. La prima è un pregiudizio culturale: siamo oltre il politicamente corretto, siamo all’autorazzismo. Alcuni si sentono rassicurati solo quando scoprono che il medio spacciatore che riforniva i nigeriani che hanno stuprato e ammazzato la povera Desirée Mariottini era un italiano. Trovare un italiano in fondo alla catena criminale consola radical chic e cattocomunisti, allevia il loro senso di colpa».

 

E la seconda ragione?

«L’oggettiva difficoltà di combattere una realtà di enorme forza. Non dimentichiamo che la Nigeria è il più ricco Paese africano. Questa criminalità, già potente di per sé, è in grado di procurarsi nessi e alleanze perfino inconfessabili».

artiamo da un fatto nuovo: c’è un’occupazione militare del territorio italiano.

«Un controllo capillare. Sono sbarcati iniziando da business apparentemente poveri, tipo la prostituzione (anche minorile) e il piccolo spaccio di droga, magari loro delegato dalla criminalità italiana. Ma ora agiscono in proprio. Lagos e Benin City sono oggi due capitali mondiali del traffico di droga».

 

Proprio nel momento in cui (per evidenti ragioni di risorse) le forze dell’ordine hanno più difficoltà a avere una presenza capillare, qualcun altro ne approfitta

«Non solo arretrano le “forze del bene”, ma pure le “forze male”, cioè la criminalità italiana.

Un importante mafioso (mio cliente per una consulenza tecnica) mi ha detto che è una follia questo tipo di apertura. Anche per l’attitudine a una violenza incontrollata: a Lagos se giri con un orologio da 200 euro, rischi non lo scippo, ma che ti taglino il braccio».

 

E quindi guadagna terreno un esercito di questo tipo

«Hanno una disponibilità illimitata di manovalanza a basso costo, e sono riusciti a modificare lo stesso mercato della droga. Sono ricomparse (a prezzi stracciati) droghe che ritenevamo quasi sparite. Oggi un minorenne può procurarsi una dose di eroina a 5 euro. E concorrono molti fattori: l’abbattimento dei costi, l’apparizione di nuove sostanze pericolosissime (l’ eroina gialla) e un sostanziale regime di impunità, anche per le scelte di una parte della magistratura»

Cioè?

«Per un migrante illegale che spaccia ci sono spesso pene bagatellari. Abbiamo perfino letto in qualche motivazione di sentenza che lo spacciatore “non aveva altro da fare, non aveva altre attività”».

 

Un tabù che sembra inviolabile è anche svelare il livello di sanguinosità e violenza di questa criminalità. Lei ha perfino evocato casi di cannibalismo.

«Non è un’ evocazione o una mia teoria, ma un fatto. In base a riti voodoo, si può consumare il cuore del nemico ucciso, o berne il sangue. Gli antropologi africanisti lo sanno: è choccante, ma si tratta di cose tragicamente “normali”, non eccezionali. Molti nigeriani ne parlano nelle intercettazioni. Gli uccisori della povera Pamela accennano alla possibilità di conservarne delle parti in frigorifero».

uindi rispetto ai connazionali c’è un mix di schiavitù economica e condizionamento della psiche.

«Assolutamente. Le ragazze nigeriane sono affidate a “maman” che le soggiogano con riti voodoo, e allora scatta una doppia minaccia: di ucciderle con la magia nera, e di colpire i loro parenti in Africa. Ecco perché non si ribellano e non parlano».

 

Per la mafia nigeriana l’alternativa è tra intesa e scontro con la criminalità italiana.

«Sempre il mafioso di cui parlavo mi spiegava che le mafie nazionali nemmeno sarebbero più in grado di combattere una tradizionale guerra di mafia: troppo grande ormai la disparità di uomini a favore dei nigeriani. E dov’è accaduto, a Castelvolturno, tra nigeriani e casalesi, hanno prevalso gli africani, ottenendo il controllo del territorio, inclusa la partita dei rifiuti».

 

Lo Stato sta a guardare?

«No, c’è un inizio di reazione. L’ottimo dottor Stefano Castellani della Procura di Torino ha portato a processo i primi 21 nigeriani, condannati per associazione mafiosa. Ma occorre capire che siamo come nella Sicilia dei tempi di Luciano Liggio, anni Cinquanta e Sessanta, quando anche pezzi di istituzioni negavano l’esistenza della mafia»

Un altro ramo di attività sono le truffe online.

«Sì, c’è una parte più “innocua”. Chi non ha mai ricevuto su mail un messaggio che dice “complimenti, lei ha vinto, ci mandi 1.000 dollari e ne riceverà eccetera eccetera”? Ma poi c’ è la parte più devastante».

 

Il legame con il terrorismo, immagino.

«Certo, il legame con la parte islamista della Nigeria, i musulmani del Nord, a cui è riconducibile il feroce terrorismo di Boko Haram. Il finanziamento dei gruppi fondamentalisti, o anche il viceversa, cioè l’accesso ai soldi per il singolo clandestino qui in Italia, avviene con il meccanismo che il generale Giuseppe Morabito ha ben spiegato in un articolo sulla Verità, attraverso i “banchieri di strada” che, a una parola d’ ordine, fanno circolare denaro. Senza lasciare tracce».

E poi c’è il traffico illegale di persone, con ciò che comporta

«Attraverso questa intervista, rendo noto un caso su cui chiedo una risposta ufficiale.

Sono sbarcate a Salerno 26 ragazze strangolate. Qualcuno deve dire cosa sia successo: mi pare probabile che siano state uccise sul barcone. La Procura sta indagando, e una risposta mi pare indispensabile».

 

Percorso inverso. Siamo partiti dal macro per arrivare al micro. Invece ripartiamo dal micro: dal ragazzo, spesso simpatico e chiaramente impaurito, che chiede l’elemosina al bar sotto casa

«Ormai ci sono filmati che mostrano l’arrivo di pulmini la mattina presto che scaricano giovani per il primo turno, a cui poi seguirà il secondo. Ogni ragazzo – grazie ai nostri sensi di colpa – incassa tra i 50 e i 100 euro al giorno, ma a lui ne resteranno solo 2 o 3. Spero sia chiaro a tutti che se dai una moneta, stai finanziando un’organizzazione criminale».

 

Rompiamo l’ultimo tabù: la sessualità dei maschi immigrati che arrivano. Se fai arrivare valanghe di maschi giovani, non propriamente abituati al rispetto delle donne, non era scontato immaginare che potessero determinarsi episodi tragici?

«Se importi 700.000 maschi soli, tra le tante mine (sociali, economiche) che hai innescato, c’è pure una mina sessuale terrificante. Episodi di stupro, rischio di malattie contagiose, dalla scabbia alla tubercolosi passando per l’Hiv. Chiedete agli infettivologi come sia cambiato il panorama della microbiologia in Italia negli ultimi anni E, dall’ altro lato, nel contatto con lo spacciatore, molte ragazze devono sapere che non hanno più a che fare con una “larva umana”, com’ era il vecchio spacciatore di strada, ma con un potenziale stupratore».

 

Vogliamo dire – a mente fredda – qualche parola sui tragici casi di Pamela Mastropietro e Desirée

«Il video amatoriale che mi fu girato da Guido Crosetto, con la mia tesi esposta a caldo, fece 8 milioni di visite: sono stato il primo a parlarne, lo dico non per rivendicare meriti, ma per la fame e lo stupore dei cittadini di essere informati su cose a lungo negate e nascoste».

Dicevamo di quei due omicidi

«Nel primo caso, mi pare che siano stati trattati in guanti bianchi coloro che erano sulla scena del delitto. Nel secondo caso, mi pare incredibile che sia venuta meno l’accusa di omicidio volontario, e che da violenza sessuale di gruppo si sia derubricata la cosa a abuso sessuale aggravato. Quindi non era un gruppo ma una “successione”, tipo il talloncino numerato in salumeria? Mi pare un’offesa alla logica Davanti a una minorenne in coma violentata per 12 ore».

 

Per altre vicende tutte italiane l’atteggiamento anche mediatico pare diverso

«Ah certo. Per il muratore bergamasco Massimo Bossetti, tra gli applausi (non miei) è arrivata la condanna per omicidio premeditato della povera Yara Gambirasio, sulla base di un reperto di dna spurio, senza ripetizione dell’ esame, senza prove, senza movente, e con altri 11 reperti di dna sul corpo della vittima. Qui invece».

Quello che lei dice è scomodo perché fa a pezzi la narrazione sui «profughi che scappano dalla guerra»

«Ma la Nigeria è il paese più ricco dell’ Africa. Altro che fuga, qui è un’invasione organizzata. E l’Italia è la piattaforma per conquiste ancora più grandi. Vorrei che scattasse lo stesso allarme che in altra epoca accompagnò la presa di consapevolezza sul ruolo di mafia e camorra».

 

C’è anche un non indifferente problema linguistico per le indagini

«Ma certo: oltre 40 dialetti, intercettazioni difficilissime, interpreti terrorizzati».

 

In tutto questo, gran silenzio di Jorge Mario Bergoglio.

«Lo considero uno dei principali responsabili culturali, politici e civili di questa situazione, di questo negazionismo, di questo falso buonismo. Dovrebbe genuflettersi davanti al tabernacolo, pentirsi, chiedere perdono e riparare».

Tsunami Gratteri, rasa al suolo la ‘ndrangheta vibonese: 334 misure cautelari (VIDEO)

La Dda di Catanzaro e i Carabinieri hanno disarticolato tutti clan operanti in provincia di Vibo. Arrestati boss, politici, imprenditori, avvocati

Dalle prime luci dell’alba i Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Vibo Valentia stanno eseguendo una misura cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Catanzaro su richiesta della locale Procura distrettuale antimafia di Catanzaro a carico di 334 persone. L’operazione “Rinascita-Scott” ha disarticolato tutte le organizzazioni di ‘ndrangheta operanti nel Vibonese e facente capo alla cosca Mancuso di Limbadi. Complessivamente sono 416 gli indagati accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, usura, fittizia intestazione di beni, riciclaggio ed altri numerosi reati aggravati dalle modalità mafiose. Contestualmente all’ordinanza di custodia cautelare, i militari dell’Arma stanno notificando anche un provvedimento di sequestro beni per un valore di circa 15 milioni di euro.

“Rinascita”. L’imponente operazione, frutto di articolate indagini durate anni, oltre alla Calabria interessa varie regioni d’Italia dove la ‘ndrangheta vibonese si è ramificata: Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Sicilia, Puglia, Campania e Basilicata. Alcuni indagati sono stati localizzati e arrestati in Germania, Svizzera e Bulgaria in collaborazione con le locali forze di Polizia e in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dall’autorità giudiziaria di Catanzaro. Nell’imponente blitz sono impegnati 2500 Carabinieri del Ros e dei Comandi provinciali che in queste ore stanno lavorando sul territorio nazionale supportati anche da unità del Gis, del Reggimento Paracadutisti, degli Squadroni Eliportati Cacciatori, dei reparti mobili, da mezzi aerei e unità cinofile.

La conferenza stampa. I dettagli dell’operazione verranno illustrati nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11 nella sede della Procura della Repubblica di Catanzaro alla quale parteciperanno il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, il Comandante del Ros, Generale di Divisione Pasquale Angelosanto e il Comandante della Legione Carabinieri Calabria Generale di Brigata Andrea Paterna.

I NOMI DELLE PERSONE COINVOLTE NELLA MAXI-INCHIESTA (Clicca qui)

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Da https://www.zoom24.it/2019/12/19/tsunami-gratteri-rasa-al-suolo-la-ndrangheta-vibonese-334-misure-cautelari-video/

Droga, prostitute e riti voodoo: così la mafia nigeriana si prende l’Italia

Le direttive che arrivano dalla Nigeria sono chiare: “Prendersi l’Italia, dividerla in vari campi e insediarsi a seconda della matrice della gang”. È quanto emerso dall’inchiesta coordinata dalla Dda di Bari che ieri ha portato all’arresto di 32 aderenti ai clan della mafia nigeriana.

“La più forte” tra le organizzazioni criminali straniere che operano sul nostro territorio, così l’ha definita la scorsa settimana il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Federico Cafiero De Raho. Una piovra che possiede “articolazioni in quasi tutte le regioni italiane e in tutti i Paesi del Vecchio Continente”, oltre a poter contare su “una base molto forte nel Paese d’origine”. Un’unica “cupola” che coordinerebbe chi opera sui singoli territori. A testimoniarlo ci sono gli arresti degli affiliati ai clan Viking e Maphite, eseguiti martedì in almeno otto regioni italiane e all’estero in Germania, Francia, Olanda e Malta.

Da confraternite a mafie: così i nigeriani sfidano i boss

In principio erano i “cult”. Confraternite universitarie nate negli anni ’70-‘80 che durante la transizione democratica in Nigeria iniziano a mettersi al servizio dei potentati locali in lotta, fino a trasformarsi in vere e proprie organizzazioni criminali. Black Axe, Eiye, Vikings, Maphite, Black Cats: sono i nomi dei clan più spietati. La prima apparizione in Italia risale al 1995, ma bisogna aspettare la metà degli anni 2000 perché arrivino le prime segnalazioni degli 007 sulle attività criminali gestite dagli africani. Nel 2011 è la stessa ambasciata nigeriana a Roma ad avvertire l’intelligence della presenza in Italia di referenti delle sette di Lagos e Benin City. La nostra penisola viene considerata da sempre come una base strategica. Quella nigeriana, infatti, come chiarisce la Dia nell’ultimo rapporto inviato al Parlamento, è una mafia a “spiccata vocazione internazionale”, che per espandersi sfrutta i flussi migratori. I tentacoli dei “cult” si estendono sui traffici più redditizi: dalla tratta degli esseri umani, alla droga, passando per la prostituzione, la compravendita di organi e il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La prima condanna per associazione mafiosa arriva nel 2006 a Brescia. Ventitré nigeriani vengono accusati a vario titolo dei reati più disparati, compresi quelli “commessi con l’obbiettivo di imporsi nel controllo del territorio in danno di altri gruppi criminali”.

Dal Nord Italia le cosche approdano a Castelvolturno. Ed è proprio sul litorale domizio che i cult conquistano il mercato della cocaina e delle prostitute scalzando i Casalesi. Negli anni il business si allarga fino alla gestione della manodopera straniera e del traffico di organi. Secondo indiscrezioni proprio qui si starebbe concentrando un’inchiesta dell’Fbi sugli espianti gestiti dalla mafia nera. Col tempo i clan dei nigeriani si ritagliano spazi sempre maggiori, affiancando le mafie locali. A Palermo i nigeriani gestiscono lo spaccio e la tratta di ragazze nei feudi di Cosa Nostra come Ballarò e Brancaccio. “Ormai il rapporto con i boss locali non è più di sudditanza, ma di coesistenza”, spiega a ilGiornale.itAntonio De Bonis, ex analista dei Carabinieri ed esperto di criminalità organizzata, a margine della presentazione alla Camera dei Deputati del suo dossier sulla mafia nigeriana edito dal Centro Studi Machiavelli. “Quella nigeriana è una mafia in crescita che può contare su forze giovani e numerose che le consentono di diffondersi in maniera capillare – continua – ad esempio a Milano ci sono intere zone in cui stanno riproducendo il sistema di connection-house usato a Castelvolturno”.

I riti di iniziazione e la tratta delle schiave

La rete dei cult è costruita su legami etnici e familiari. Per entrare a far parte delle confraternite bisogna sottoporsi a riti di iniziazione che variano da un’organizzazione all’altra. Il nuovo adepto viene pestato sotto gli occhi del capo e poi costretto a bere lacrime miste a sangue, oppure un cocktail di droghe che gli faccia dimenticare la vecchia identità per abbracciare la nuova. Anche le ragazze che finiscono nel racket della prostituzione vengono iniziate con riti “juju”. Una sorta di stregoneria praticata dalle “maman”, le donne dei clan che gestiscono la tratta, che le lega indissolubilmente all’organizzazione. Le inchieste che si sono susseguite negli anni hanno accertato come le giovani da avviare alla prostituzione vengano fatte arrivare in Italia attraverso le rotte migratorie. Si tratta di un vero e proprio “cliché” operativo: i referenti in Nigeria si occupano di reclutare le vittime, spesso con l’inganno, la rete presente in Libia organizzano la traversata sui barconi, mentre i sodali che operano sul territorio italiano provvedono a fornire i documenti e a sistemarle abusivamente nei centri di accoglienza per richiedenti asilo. Non è un caso che fosse proprio il Cara di Mineo la base operativa dei 26 appartenenti alla confraternita dei Vikings arrestati nel gennaio 2019, oppure che i 32 nigeriani finiti in manette ieri avessero il loro quartier generale nel Cara di Bari.

Cocaina Spa

Sempre secondo la Dia le rotte migratorie utilizzate dai clan nigeriani per far arrivare in Italia i propri connazionali spesso “coincidono con quelli del traffico di stupefacenti”. È questo l’altro grande business dei cult, anche perché, come sottolinea un report del Centro Studi Internazionali (CeSI), la Nigeria è uno snodo fondamentale nel traffico di cocainadal Sud America all’Europa. La tecnica usata per trasportare le sostanze è quella “a pioggia” che prevede l’utilizzo di diversi corrieri ai quali vengono affidate piccole quantità di droga. Il business frutta ogni anno decine di milioni di euro. Secondo i dati della Banca d’Italia le rimesse verso la Nigeria sono raddoppiate dal 2016 al 2018, anche e soprattutto grazie ai proventi delle attività illecite. Si parla di cifre da capogiro: 74 milioni di euro trasferiti soltanto lo scorso anno attraverso money transfer o hawala, il sistema fiduciario di trasferimento di valori diffuso in Medio Oriente e Nord Africa.

Da  http://www.ilgiornale.it/news/cronache/droga-prostitute-e-riti-voodoo-cos-mafia-nigeriana-voleva-1793929.html

Una battaglia di libertà. Convegno a Verona per capire come strappare il territorio alle mafie

Si può dire che la mafia in Veneto è solo infiltrata? Le parole sono importanti quando trattano argomenti di questo spessore. In Veneto ancora di più. Quando si parla di infiltrazioni mafiose si tende a minimizzare il problema. Ed è così che il problema diventa meno problema e molti possono dormire sonni tranquilli. Continua a leggere

Mafia, duro colpo al “clan dei Casamonica”: 31 arresti, 6 ricercati

Operazione contro i Casamonica: i dettagli del blitz

Segnalazione di M.R.

Sono accusati di aver costituito unʼorganizzazione dedita al traffico di droga, estorsione, usura, con lʼaggravante del metodo mafioso. Nuova aggressione ai giornalisti: bastonate a troupe Tg2 e Repubblica

E’ di 31 arresti e di 6 persone ricercate il bilancio di una maxi operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Roma contro il “clan dei Casamonica”. Le misure cautelari in carcere, emesse dal gip di Roma su richiesta della locale Dda, sono state eseguite tra la Capitale, Reggio Calabria e Cosenza. Gli arrestati sono accusati di aver costituito un’organizzazione dedita al traffico di droga, estorsione, usura, con l’aggravante del metodo mafioso.

Tra gli arrestati c’è anche Domenico Spada, detto Vulcano, ex campione di pugilato. Secondo quanto si è appreso, è stata sequestrata anche la sua palestra a Marino, alle porte di Roma. Per gli inquirenti il ruolo apicale di promotore è ricoperto da Giuseppe Casamonica, recentemente uscito dal carcere dopo circa 10 anni di detenzione.

Nell’ambito dell’operazione sono stati sequestrati anche locali nel centro di Roma, tra cui una discoteca a Testaccio e un ristorante in zona Pantheon. E’ ancora in corso il conteggio definitivo del valore dei beni interessati. Durante le perquisizioni sono stati requisiti 50 mila euro in contanti, conti correnti, venti automobili e decine di orologi di lusso.

Per gli inquirenti, quella messa in piedi dai Casamonica è una “associazione mafiosa autoctona” strutturata su più gruppi criminali, prevalentemente a connotazione familiare, dotati di una propria autonomia decisionale e dediti a vari reati tra cui spaccio di droga, usura ed estorsioni. Le indagini sul clan sono scattate nell’estate 2015, prima dei funerali show alla periferia di Roma di “Zio Vittorio”, componente della famiglia.

Secondo quanto appurato dagli investigatori, “non avevano bisogno di usare la violenza, bastava il solo nome della famiglia Casamonica per farsi rispettare”. Le vittime del clan, infatti, non denunciavano sia per timori di ritorsioni sia perché pagare i Casamonica rappresentava una sorta di “assicurazione a vita”. Tra le vittime di usura figura anche uno dei figli di Franco Zeffirelli.

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Esponente di Libera calabrese querela Amorosi ma perde

Segnalazione di Antonio Amorosi

Esponente di Libera calabrese querela Amorosi ma il giudice archivia. I fatti raccontati in “Coop connection”, che l’autore presentò anche a Verona il 7/11/2016 (come da locandina a lato) sono veri

Maglietta rossa la trionferà…evviva il rolex, l’attico e la libertà. Il Tempo racconta la vicenda dei neo-soprannominati con centinaia  di “LIKE” da Matteo Castagna sui social come “RIDICOL-CHIC”:

Esponente di punta di Libera, nel cuore della ‘ndrangheta, mi querela per aver raccontato nel libro Coop Connection, nelle 30 pagine su Libera, il suo sostegno ad una tizia con legami di parentela con le famiglie mafiose del territorio, arrestata assieme al marito per porto abusivo di armi, ricettazione e furto e gli attacchi ad un’attivista antimafia in serio pericolo (ma non di Libera). Il giudice archivia perché il “testo si fonda su accadimenti realizzatisi”. Ne parla Il Tempo (11/7/2018) e racconta come funziona…

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