Timoner alla guida dell’ordine dei Domenicani

 

di Matteo Orlando per www.agerecontra.it 

Dall’estate scorsa, per la prima volta nella storia, l’Ordine mendicante dei Predicatori (Domenicani), che ha diversi secoli di storia ed è stato fondato nell’Europa medievale da San Domenico di Guzman, è guidato da qualcuno nato nel sud-est asiatico.
Fra Gerard Francisco Timoner sarà il maestro dell’Ordine dei Predicatori fino al 2029. Intervistato qualche giorno fa dalla rivista spagnola ECCLESIA, Timoner ha spiegato di avere, come Maestro dell’Ordine “una responsabilità molto grande. Ma i miei fratelli mi hanno incoraggiato e mi hanno fatto capire che dovevo accettare”.
In Europa il numero delle vocazioni cattoliche alla vita consacrata sta diminuendo. In Asia, invece, la tendenza è in crescita. Nell’Ordine dei Predicatori, ha spiegato il Maestro, “la provincia in più rapida crescita è il Vietnam, che conta 400 frati e mille suore apostoliche domenicane. In un paese con il 7% di cristiani”.
Per gestire una tale quantità di vocazioni “la prima cosa dare fare è quella di dare la migliore formazione possibile a chi entra. È la stessa cosa che preoccupava i frati degli anni ’50 e ’60 in Spagna, quando c’erano così tante vocazioni”.
Secondo Fra Gerard Francisco Timoner in Europa “ci sono un numero significativo di persone trentenni, e anche più giovani, che non sono mai entrati in Chiesa da bambini perché i loro genitori non li hanno mai portati in Chiesa. Adesso si avvicinano da soli alla Chiesa e sono un’area da evangelizzazione”.
Le sfide più importante per i domenicani d’oggi, secondo il Maestro, sono “il rinnovamento della vocazione dei predicatori del Vangelo, integrando tutti gli aspetti della vita domenicana come la vita comune, le osservanze, lo studio, i servizi liturgici, e il costruire il Corpo di Cristo che è la Chiesa”.
Sulla politica il Maestro ha le idee chiare: “in tutto il mondo ci sono governi o capi di stato senza umanità di base. Vengono criticati questi leader, ma sono stati scelti dal popolo. Sono un riflesso, in una certa misura, di chi li ha scelti”.
In merito ad uno dei carismi dei Domenicani, lo studio, l’approfondimento del pensiero intellettuale,
Timoner ha spiegato che molti frati “sono nelle università” e che lo stesso Ordine ha un’università. “Sono luoghi dove si discutono tutti i problemi che emergono”.
Riguardo alla più grande sfida per la Chiesa oggi, il Maestro ritiene che essa sia, “ad intra, l’unione reale, perché ci sono divisioni. Il Corpo di Cristo è ferito da controversie. Penso che sia una perdita di tempo discutere quando c’è tanto lavoro da fare”.
Ad extra, “in nessun altro momento della storia mondiale ci sono state così tante persone che non hanno ascoltato il Vangelo. Il lavoro da fare per la Chiesa è eccezionale” mentre per i domenicani “la formazione non si ferma solo al seminario in vista dell’ordinazione, ma dura per tutta la vita”.

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Scienza: il dolore fetale

In evidenza Scienza e bioetica
di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT

 

Il Journal of Medical Ethics ha pubblicato un importante articolo sul dolore fetale.
L’articolo espone le scoperte di due scienziati, Stuart WG Derbyshire e John C. Bockmann, che indicano che il feto può provare dolore già dalla 13a settimana di gestazione, a differenza delle 24 settimane su cui molti avevano precedentemente insistito.
Queste nuove indagini, quindi, suggeriscono che il feto può provare dolore molto prima di quanto si credesse in precedenza.
Il professor Stuart Derbyshire, che è stato consulente dell’organizzazione per l’aborto “Planned Parenthood”, nel 2006 aveva scritto sul British Medical Journal che le donne che chiedevano aborti non potevano parlare del dolore fetale dato che, a suo dire, c’erano “buone prove che i feti non possono provare dolore”. Ora, dopo diversi studi, lo stesso professor Derbyshire afferma qualcosa di completamente diverso.
Nel riassunto presentato dal Journal of Medical Ethics possiamo leggere quanto segue: “All’inizio degli anni ’90, sono emerse nuove tecniche per la chirurgia fetale e un gruppo che ha lavorato presso il Queen Charlotte’s Hospital ha sollevato una domanda da parte delle loro pazienti in gravidanza che non avevano precedentemente preso in considerazione: provocano dolore al feto? Ovviamente i chirurghi non potevano chiedere al feto quindi, dopo aver inserito un ago nel feto, avevano misurato se il feto rispondeva con i cambiamenti ormonali che ci si aspetta quando c’è dolore e hanno scoperto che il feto provava dolore. Tuttavia questa prova non era stata accettata come una dimostrazione di dolore perché le risposte ormonali sono troppo generali.
Era il 1994 e nei successivi 25 anni si è discusso ulteriormente su quando e se il feto diventa neurologicamente e psicologicamente abbastanza sviluppato da provare dolore”.
Così, a partire dal 2016 John Bockmann cominciò a dialogare sul dolore fetale con Derbyshire.
I 2 autori hanno sempre differito nelle loro opinioni sull’aborto, ma entrambi concordavano sul fatto che la questione del dolore fetale era interessante.
Derbyshire, in particolare, sosteneva che la corteccia (che è lo strato esterno ondulato del cervello associato ai livelli più alti di pensiero e sentimento) rimanesse immatura e disconnessa prima della gestazione di 24 settimane, quindi, se la corteccia è necessaria per il dolore, il dolore fetale non è possibile prima delle 24 settimane.
Tuttavia, recentemente, la necessità della corteccia è stata messa in discussione da uno studio che dimostra l’esperienza del dolore nei pazienti a cui manca la maggior parte delle aree corticali che si ritiene siano necessarie per il dolore. Un altro studio ha dimostrato l’attivazione di queste stesse aree corticali in pazienti che hanno ricevuto stimoli nocivi ma che non hanno potuto provare dolore. Pertanto, il dolore può essere sperimentato senza la corteccia e l’attivazione della corteccia non genera necessariamente dolore. Questi studi hanno permesso ai 2 autori di dire che strutture diverse dalla corteccia (come il tronco cerebrale, il mesencefalo e la placca), che maturano prima di 24 settimane, possono essere sufficienti per l’esistenza dell’esperienza del dolore.
I due scienziati hanno opinioni divergenti sull’aborto, dal momento che uno di loro considera l’aborto una necessità etica per le donne mentre l’altro considera l’aborto eticamente incompatibile con le buone pratiche mediche. Tuttavia, entrambi concordano sul fatto che opinioni diverse sull’aborto non dovrebbero influenzare la discussione, aperta e schietta, sulla possibilità del dolore fetale. Infatti, i risultati scientifici relativi alla questione del dolore fetale e la discussione filosofica sulla natura del dolore dovrebbero essere valutati indipendentemente da qualsiasi opinione sulla pratica dell’aborto.
I due medici hanno discusso di questi problemi dal 2016 e i recenti risultati hanno reso possibile una posizione comune. Il documento è il loro sforzo combinato per riconsiderare la possibilità di dolore fetale già dalla 13.a settimana, indipendentemente da qualsiasi preoccupazione legata al sostenere o al negare la pratica dell’aborto.

Anche in Italia si è ritornato a parlare pubblicamente di aborto.
Il leader della Lega Matteo Salvini, domenica 16 febbraio, ha dichiarato: “Non è compito mio dare lezioni di morale, è giusto che sia la donna a scegliere. Però non puoi arrivare a prendere il pronto soccorso come la soluzione a uno stile di vita incivile per il 2020”. Così Matteo Salvini ha parlato dell’afflusso di donne “non italiane” che chiedono l’interruzione di gravidanza, nei pronto soccorso di Roma.

“Ci sono immigrati che hanno scambiato i pronto soccorso per l’anticamera di casa. Ci sono migliaia di cittadini che non pagano una lira. Io dico che la terza volta che ti presenti paghi”, ha detto il leader della Lega durante la manifestazione del Carroccio ‘Roma torna capitale’.
Poi ha continuato: “Delle infermiere del pronto soccorso di Milano mi hanno segnalato che ci sono delle donne che si sono presentate per la sesta volta per una interruzione di gravidanza. Non è compito mio né dello Stato dare lezioni di morale, è giusto che sia la donna a scegliere per sé e per la sua vita. Però non puoi arrivare a prendere il pronto soccorso come la soluzione a uno stile di vita incivile per il 2020”.

Benvenuti in “Francistan”

di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT
La Fraternità Sacerdotale San Pio X ha reso noto che ci sono stati diversi atti di violenza anticattolica perpetrati in Francia nei giorni scorsi ma sono passati quasi sotto silenzio, nell’indifferenza quasi generale.
Chiese e istituti privati ​​di educazione cattolica sono stati vandalizzati, dei pellegrini sono stati attaccati da militanti mascherati.
In particolare, nella diocesi di Bordeaux, in Francia, domenica 19 gennaio 2020, i parrocchiani di otto chiese della metropoli girondina hanno avuto la spiacevole sorpresa di scoprire la facciata del loro luogo di culto domenicale profanata da insulti e iscrizioni anticristiane.
Ancora, due presidi di scuole cattoliche private hanno trovato cose simili sui muri della propria scuola.
“I graffiti hanno la stessa firma”, hanno affermato ufficialmente dall’arcidiocesi di Bordeaux e Bazas.
A Caen, nel Calvados, un autobus di pellegrini che si recava a Pontmain per venerare la Vergine, è stato l’obiettivo di venti militanti incappucciati e armati di pistole a spruzzo di vernice.
Il portavoce del vescovo locale ha spiegato che “questo evento riflette la fragilità della società francese”.
Altro che fragilità! Si tratta di varie violenze che si sono già manifestate e dimostrano una cristianofobia in aumento, attuata da persone che non vogliono che i cristiani possano praticare la loro santa religione e far rispettare la loro fede!
“Sui social network, i gruppi LGBTQ hanno chiesto azioni di destabilizzazione e blocco. Hanno anche chiesto l’aiuto di antifa (gruppi anarco-comunisti ultra violenti) per impedire ai nostri simpatizzanti di raggiungere Parigi. Che si tratti di pellegrini, malati o attivisti di Manif pour tous, queste intimidazioni sono assolutamente inaccettabili”, ha dichiarato Ludovine de La Rochère, presidente di Manif pour tous, un’organizzazione per la difesa della famiglia e del matrimonio tradizionali.
Sempre in Francia, il 9 gennaio nove statue della Vergine Maria erano state vandalizzate nella diocesi di Bayonne. Il vescovo, Monsignor Marc Aillet, non aveva esitato a denunciare “un sacrilegio che offende profondamente la fede dei fedeli”.
Come giudicare i più di mille atti anticristiani che vengono perpetrati sul territorio francese ogni anno?
Le conseguenze del rifiuto di Cristo Re, il frutto del disordine e dell’anarchia di una società decadente e apostata, il risultato dell’avere cacciato dalle città la Santissima Trinità, la corruzione dei costumi e, non ultimi, l’ateismo sempre più evidente, il paganesimo sempre più pubblicizzato, l’islamismo sempre più imperante nelle banlieue.
Alcune autorità ecclesiastiche, che sono più veloci a impegnarsi nell’accoglienza dei migranti che a difendere la fede divina e la morale evangelica, certo non aiutano a difendersi da chi sta facendo di tutto per la distruzione del cattolicesimo.
In Francia una parte della Chiesa è stata screditata dai massmedia laicisti a causa di alcuni casi di pedofilia ed efebofilia, mentre si ridicolizzano le posizioni cattoliche su questioni bioetiche.
Tutto questo contribuisce ad alimentare il violento rifiuto del cattolicesimo nel paese e ad accettare supinamente l’islamismo sempre più diffuso in molti quartieri di decine di città.
Benvenuti in “Francistan”

I dati dell’aborto in USA

di Matteo Orlando

 

Da quando l’aborto è stato legalizzato negli Stati Uniti (47 anni fa con la sentenza della Corte suprema nel caso Roe vs. Wade), si stima che siano stati abortiti oltre 61 milioni di bambini.
Per la precisione il sito Life Site News ha pubblicato una nuova analisi preparata dal National Right to Life Committee che stima un totale di 61.628.584 aborti dal 1973 ad oggi.
Il direttore del Comitato nazionale per il diritto alla vita, il dottor Randall K. O’Bannon, ha fornito le cifre basate sui dati dei Centers for Disease Control (CDC) e del Guttmacher Institute, un ex braccio di ricerca della multinazionale abortista pianificata Parenthood.
Secondo Life Site News, l’Istituto Guttmacher riceve numeri direttamente dai centri di aborto ed è la fonte principale di dati più attuali a differenza del CDC che si basa su dati provenienti dai dipartimenti sanitari statali, alcuni dei quali non hanno dati completi (con California e New Hampshire che non hanno fornito dati per più di un decennio).
“Grazie a questi diversi metodi di raccolta dei dati, l’Istituto Guttmacher ha ottenuto costantemente conteggi più elevati rispetto al CDC. I ricercatori del CDC hanno ammesso che probabilmente eseguono un conteggio inferiore del numero totale di aborti perché le leggi sulla segnalazione variano da stato a stato e alcuni abortisti probabilmente non riportano i dati correttamente”, ha spiegato O’Bannon.
Life Site News osserva che la cifra totale indica che ci sono più di 2.362 aborti giornalieri e 98 aborti ogni ora negli Stati Uniti.
In generale il numero totale di aborti negli Stati Uniti è più elevato perché alcuni stati, come California, New York e Colorado, hanno legalizzato gli aborti prima della sentenza Roe vs. Wade.
“È difficile ottenere tali dati, anche se alcuni stimano che almeno un milione di aborti si siano verificati in questi stati tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70”, ha aggiunto O’Bannon.
Tuttavia negli Stati Uniti ci sono buone notizie per i sostenitori della vita. Il numero di aborti è in declino.
Nel 2015, per esempio, è stato registrato il numero più basso di aborti eseguiti dal 2006.
Tra il 2006 e il 2015 il calo ha raggiunto il 24%, il che significa che nell’ultimo anno analizzato è stato registrato il numero più basso di aborti negli ultimi 10 anni.
“Dopo aver raggiunto un massimo di oltre 1,6 milioni nel 1990, il numero di aborti compiuti ogni anno negli Stati Uniti è tornato a livelli che non sono stati visti dalla fine degli anni ’70”, ha dichiarato il National Right to Life Committee.

Protezione dalle radiazioni

di Matteo Orlando per www.agerecontra.it

Recenti pronunce giudiziarie che, in qualche modo, riconoscono qualche
nesso di causa-effetto tra tumore al nervo acustico (o al cervello) e
l’utilizzo degli smartphone, ha riacceso il dibattito massmediatico
sugli effetti delle onde elettromagnetiche sulla salute umana.
Tuttavia i dati a disposizione al momento, e la posizione delle
autorità che si sono espresse sul tema, dipingono un quadro
contraddittorio, perché mancano risposte scientifiche certe.
L’Ufficio Federale Tedesco per la protezione dalle radiazioni
periodicamente pubblica una classifica degli smartphone che emettono
più radiazioni. L’ente tedesco ha misurato, pur con certi limiti, il
Sar (che in italiano sta per “tasso di assorbimento specifico”) dei
telefoni di quindici tra le principali compagnie.
Il tasso di assorbimento specifico è la percentuale di energia
elettromagnetica che il corpo umano assorbe quando è esposto
all’azione di un campo elettromagnetico a radiofrequenza. Si misura in
watt su chilogrammo: più è alto, più vuol dire che il telefono emette
radiazioni.
Infatti, tutti i cellulari emettono radiazioni elettromagnetiche
(nelle radiofrequenze 800-2600 MHz). La quantità di radiazioni
assorbite dal corpo è misurata in Specific Absorption Rate (Sar) ed è
espressa in watt per chilo. Questa unità di grandezza misura la
quantità di radiazioni assorbite e le traduce nel rischio di effetto
termico al quale il corpo è esposto.
Dall’indagine è emerso che i telefoni migliori appartengono alla
coreana Samsung e alla finlandese Nokia, che hanno sul mercato molti
smartphone a basso Sar, tutti ampiamente sotto la soglia di 0,60.
Non ci sono gli smartphone della Apple invece nella top 15 dei
migliori cellulari in quanto a radiazioni. Tre dei primi cinque
smartphone a basso Sar sono Samsung Galaxy Note, smartphone con lo
schermo grande oltre i 6 pollici. Ma al primo posto si è classificata
la cinese Zte che ha un tasso di assorbimento specifico di 0,17 W/kg.
Ci sono anche un Honor (che è della Huawei) e un Lg nella classifica
dei telefoni meno radioattivi.
Gli smartphone che emettono più radiazioni riguardano compagnie molto
pubblicizzate o che stanno scalando il mercato rapidamente. I tre
smartphone in testa alla classifica dei più radioattivi sono tutti
dell’azienda cinese cinese Xiaomi. Secondo il Bundesamt für
Strahlenschutz il peggior smartphone sul mercato tedesco a livello di
radiazioni è lo Xiaomi Mi A1. Il suo tasso di assorbimento specifico è
di 1,75 watt al chilogrammo, il triplo della soglia di 0,6 W/kg, sotto
la quale l’istituto tedesco dà al cellulare una certificazione per il
rispetto dell’ambiente (per garantire la sicurezza degli utenti
l’Unione Europea ha, invece, fissato a 2 W/kg il limite massimo
consentito per le emissioni dei cellulari per evitare qualsiasi
effetto termico).
Scorrendo la classifica dei peggiori si trovano anche due iPhone: il 7
e l’8 (1,39 e 1,32 di Sar). Dei quindici telefoni con maggior tasso di
assorbimento specifico, quasi la metà (7) sono cinesi.
Secondo Altroconsumo i cellulari emettono onde a diretto contatto con
la testa. Per evitare danni biologici basterebbe seguire piccole
regole. Intanto usare gli auricolari, perché il solo allontanare il
cellulare di qualche centimetro dalla testa riduce di molto il livello
di esposizione.
Poi la rivista consiglia di fare telefonate brevi, soprattutto quando
la linea è disturbata e il telefono è costretto a lavorare a piena
potenza (come accade quando si è in ascensore o treno).
Se è bene tenere i bambini alla larga dagli smartphone, lo stesso si
potrebbe dire della testa degli adulti quando si compone il numero,
visto che è il momento in cui lo smartphone funziona alla massima
potenza.
Il quadro che emerge dagli studi condotti finora è contradditorio. Ma
questo non esclude problemi. Come per altre sostanze cancerogene, come
per esempio il tabacco o l’amianto, possono passare decine di anni tra
l’esposizione alla sostanza e il manifestarsi di un tumore. I
telefonini sono tra noi in modo così massiccio solo da 15-20 anni e i
tumori cerebrali hanno lunghi periodi di latenza (anche fino a 30
anni). Se un rischio significativo esiste, dunque, sarà pienamente
visibile solo tra qualche anno. Nel frattempo si potrebbe cominciare a
seguire le indicazioni che abbiamo scritto su. Inoltre, è anche vero
che oggi passiamo molte ore al telefonino, per digitare messaggi di
testo, per navigare in rete o giocare, e lo teniamo prevalentemente
tra le mani (e, dunque, lontano dalle orecchie). Spesso le telefonate
vengono sostituite dai messaggi vocali ed è per questo che, rispetto
al passato, gli smartphone vengono più spesso accostati alla bocca che
non alle orecchie. Forse potrebbe essere più rischiosa la tecnologia
del 5G, ma in molti invitano ad evitare facili allarmismi, anche
perché di studi condotti in materia finora c’è poca traccia.

Anche a Lima i “vescovi” bestemmiano

di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT
Secondo l’ACI Prensa, l’arcivescovo di Lima Monsignor Carlos Castillo Mattasoglio, ha avuto l’ardire di sostenere che “nessuno si converte davanti al Tabernacolo”, mentre, secondo lui, “è nelle relazioni umane che il Signore è nascosto”.
La blasfema affermazione dell’arcivescovo di Lima è arrivata nell’ambito dell’Assemblea arcidiocesana sinodale: “Chiesa di Lima, ti dico alzati!”, tenutasi dal 6 all’8 gennaio nella capitale peruviana.
Secondo l’arcivescovo di Lima, davanti al tabernacolo “possiamo anche sederci e pregare ma è molto raro che si abbia un’illuminazione in una situazione di passività. La contemplazione è estremamente importante, ma nella misura in cui la fede è stata trasmessa, qualcuno mi ha comunicato la fede”.
Nella sua presentazione, Monsignor Castillo ha detto ai partecipanti all’assemblea sinodale che sarebbe “terribile teologia” insegnare che la fede richiede anche uno “sforzo per corrispondere alla grazia”, mentre, secondo lui, la fede è solo un dono gratuito della grazia (esattamente quello che ha insegnato l’eretico tedesco Martin Lutero).
Questo vescovo modernista ha chiamato “soggetto credente autoreferenziale” chi si fa guidare “da certe norme e da un’interpretazione del dono di Dio come norme” ed ha spiegato che questi fedeli non si metterebbero “mai in discussione”, e credendosi di avere in mano “sempre la verità”, non sarebbe “attenti alle situazioni”.
Secondo l’ACI Prensa, in una sessione successiva Monsignor Castillo si è scusato per le sue parole sul Tabernacolo, ma non sull’attacco ai veri fedeli cattolici che cercano di rispondere alla grazia di Dio con il loro impegno morale.
Monsignor Castillo, prima della sua nomina come Arcivescovo di Lima, esattamente un anno fa, è stato professore della Pontificia Università Cattolica del Perú dove ha insegnato anche la Teologia della liberazione che ha appreso dal suo maestro, padre Gustavo Gutiérrez Merino. Non a caso, l’Arcivescovo ha assunto alcune posizioni in merito all’imposizione dell’ideologia gender molto aperte al dialogo. Lo stesso monsignor Castillo, ha dichiarato e ammesso la sua militanza a sinistra nel suo libro “Mi experiencia del laicado bajo la era Landázuri: entre testimonio e historia”. Inoltre, secondo il sito InfoVaticana, Castillo aveva legami con il Partito comunista rivoluzionario.

I “diritti umani” in Cina

L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

 

Un nuovo rapporto del governo degli Stati Uniti afferma che gli abusi dei diritti umani in Cina sono peggiorati nell’ultimo anno e ha messo in luce in particolare la crescente persecuzione dei cattolici cinesi sulla scia dell’accordo Vaticano-Cina del 2018.”Durante l’anno di riferimento 2019, la Commissione esecutivo-congressuale sulla Cina ha scoperto che la situazione dei diritti umani è peggiorata e lo stato di diritto ha continuato a deteriorarsi,poiché il governo e il Partito cinesi hanno sempre più utilizzato regolamenti e leggi per far valere il controllo sociale e politico”, ha svelato il rapporto annuale della commissione.Il rapporto afferma che “dopo che il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare della Cina ha firmato un accordo con la Santa Sede nel settembre 2018, le autorità locali cinesi hanno sottoposto i credenti cattolici in Cina ad un aumento le persecuzioni demolendo chiese,rimuovendo le croci e continuando a detenere il clero sotterraneo”.L’intervallo di tempo del rapporto copre i diritti umani in Cina da agosto 2018 ad agosto 2019. La commissione è stata istituita dal Congresso nel 2000, quando la Cina doveva entrare nell’Organizzazione mondiale del commercio, e doveva riferire sui diritti umani nel paese e mantenere un database di prigionieri politici.Quest’ultimo rapporto rileva l’ascesa di campi di internamento di massa nella provincia occidentale dello Xinjiang, la brutale persecuzione di cristiani, musulmani e altre chiese o gruppi religiosi non registrati e la repressione dei manifestanti democratici a Hong Kong.Il piano quinquennale di “sinacizzazione”del Partito Comunista Cinese è in corso per stabilire il controllo statale sulla religione. “Studiosi e gruppi per i diritti internazionali hanno descritto la persecuzione religiosa in Cina nel corso dell’ultimo anno con un’intensità mai vista dalla Rivoluzione Culturale”, ha affermato il rapporto. Secondo quanto riferito, la Cina sta addirittura aumentando i controlli più severi su gruppi ed eventi religiosi nel 2020.Le nuove restrizioni che saranno applicate a febbraio 2020 includono l’obbligo che i gruppi religiosi “aderiscano alle direttive sulle religioni in Cina, implementando i valori del socialismo”e promuovano i “principi e le politiche del Partito Comunista Cinese”.Un altro articolo richiede che le autorità governative siano coinvolte nella selezione degli ufficiali religiosi e coinvolte in controversie, mentre le chiese sotterranee o le chiese”domestiche” saranno assolutamente vietate.L’accordo 2018 Vaticano-Cina sulla nomina dei vescovi mirava a unificare l’Associazione patriottica cattolica cinese, promossa dallo stato, con la Chiesa sotterranea, in comunione con Roma. Invece, la persecuzione della Chiesa sotterranea è continuata e, secondo alcuni, intensificata.Si stima che il numero di cattolici in Cina sia superiore a 10 milioni, con statistiche ufficiali che affermano che 6 milioni di cattolici fanno parte della chiesa promossa dallo stato.”Osservatori e credenti cattolici hanno espresso preoccupazione per il fatto che l’accordo non ha fornito un sostegno sufficiente per la comunità cattolica cinese, con uno studioso che ha sottolineato che la persecuzione delle autorità delle comunità cattoliche sotterranee e ufficiali si è effettivamente intensificata nell’ultimo anno sotto la campagna di sinicizzazione”, ha rilevato il rapporto, che ha ricordato come “le autorità cinesi locali hanno sottoposto i credenti cattolici in Cina ad un aumento delle persecuzioni, demolendo chiese,rimuovendo croci, continuando a detenere clandestino membri del clero”.Il rapporto ha anche evidenziato il trattamento del governo cinese nei confronti di altre comunità religiose.Nella regione autonoma uigura dello Xinjiang,nell’estremo ovest del paese, “la Commissione ritiene che le autorità cinesi possano commettere crimini contro l’umanità contro il popolo uiguro e altri musulmani turchi”, con stime di “un milione o più di uiguri” detenuti nei campi di internamento e di lavoro forzato.“Il personale di sicurezza nei campi ha sottoposto i detenuti a torture, inclusa l’ingestione forzata di droghe; punizione per comportamento ritenuto religioso; lavoro forzato; sovraffollamento; privazione di cibo; e indottrinamento politico”, afferma il rapporto. A causa del sovraffollamento, alcuni detenuti sono stati inviati in campi altrove in Cina;alcuni “sarebbero morti nei campi a causa di cattive condizioni, abbandono medico o altri motivi”. Sono stati segnalati anche “l’uso di scosse elettriche e il blocco di persone in posizioni dolorose” nei campi.In molte zone della Cina le autorità hanno istituito un “sistema di sorveglianza pervasivo e ad alta tecnologia”con telecamere di riconoscimento facciale e monitoraggio dei telefoni cellulari, nonché la raccolta di dati biometrici di membri di minoranze etniche. Mentre i musulmani sono stati sottoposti a severi controlli sulla pratica religiosa nella regione, le presunte misure “antiterrorismo”del governo potrebbero essere utilizzate nella regione autonoma di Ningxia Hui(Ningxia) dove risiedono molti musulmani Hui. Negli Stati Uniti sia la Camera che il Senato hanno approvato una legge, l’Uyghur Human Rights Policy Act, per fornire maggiori informazioni al governo federale sulle violazioni dei diritti umani commesse contro le minoranze etniche nello Xinjiang e sul trasferimento di tecnologia per consentire la sorveglianza di massa.In Italia, nei giorni scorsi, il deputato della Camera, on.le Vito Comencini, intervenendo in aula (qui il video: https://www.youtube.com/watch?v=9RvapES347E)ha reso noti una serie di dati agghiaccianti sul regime comunista cinese. Rendendo noti i dati forniti dalla Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che Soffre”nel suo ultimo report sulla persecuzione anticristiana, Comencini ha spiegato che nella Cina di Xi Jinping la vita dei cristiani è divenuta più difficile dopo l’entrata in vigore, il 1° febbraio 2018, del nuovo Regolamento sugli affari religiosi. Questa normativa ha ulteriormente limitato la libertà di fede, delimitando molte attività religiose ai luoghi di culto registrati e introducendo ulteriori restrizioni. Il Partito Comunista ha, infatti, vietato gli insegnamenti religiosi “non autorizzati”, mentre gli sforzi per “sinicizzare” le credenze religiose proseguono a ritmo sostenuto, così come in alcune province del Paese continua la demolizione delle chiese e la rimozione delle croci, con le norme edilizie che vengono usate dal governo come dei pretesti per gli abbattimenti. Nel mese di aprile del 2018, in attesa della pubblicazione di una nuova versione delle Sacre Scritture dei cristiani “compatibile” con la sinicizzazione e il socialismo, è stata vietata la vendita online della Bibbia. In alcune regioni cinesi l’educazione è usata come uno strumento di condizionamento sociale: gli alunni hanno dovuto firmare una dichiarazione in cui sono stati costretti ad affermare che avrebbero «promosso l’ateismo e si sarebbero opposti alla fede in Dio».Lo scorso mese di marzo 2019 nella città di Guangzhou, funzionari pubblici hanno introdotto premi in denaro per coloro che forniscono informazioni in merito a chiese sotterranee e altri luoghi di culto “non ufficiali”. Chi procura informazioni utili riceve in cambio 100 yuan (l’equivalente di 12 euro e 85 centesimi), che possono diventare ben 10 mila yuan, circa due mesi di stipendiomedio, per chi aiuta il governo ad identificare ed arrestare ministri e membri di gruppi religiosi non graditi al regime.Parafrasando il professor Ernesto Galli della Loggia, ha concluso Comencini, dovremmo chiederci: «come mai la nostra cultura ha scarsa consapevolezza e memoria di questi fenomeni?». Dobbiamo arrivare ai livelli di persecuzione anticristiana come quella praticata dai “Boxers” all’inizio del ventesimo secolo (trentamila esecuzioni di cristiani in solo due mesi) per svegliarci? Dobbiamo ritornare ai livelli di crudeltà espressi dal famigerato Mao Tse-Tung e dalla sua persecuzione contro i cristiani per fare qualcosa?

Esistono ancora i buoni Samaritani

L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

 

Quasi 400 buoni samaritani hanno donato ad un veterano della Seconda Guerra Mondiale circa 10 mila dollari che aveva perso a causa di una truffa.
Il fatto è accaduto a Fresno, in California.
Floyd Smith, 92 anni, che ha prestato servizio nella Marina alla fine della seconda guerra mondiale, aveva perso gran parte dei suoi risparmi per colpa di Mark Gleizer, un uomo che aveva fatto lavori a casa sua poco dopo la morte di sua moglie.
Smith ha spiegato di avere sentito Gleizer affermare di essere in gravi difficoltà finanziarie e per questo motivo gli aveva prestato circa diecimila dollari che non ha mai più recuperato.
Dopo che la storia di Smith si è diffusa sui media americani, ben 374 persone hanno deciso di fare donazioni al veterano che ha ricevuto un regalo speciale per questo Natale: un assegno di dodici mila e 472 dollari.
“Non è fantastico? Ci sono così tante brave persone in questo mondo”, ha detto Smith. Il 92enne ora prevede di tornare al mare, o almeno in spiaggia, per una luna di miele con la sua nuova moglie. Un hotel a Cayucos, in California, ha donato un soggiorno di due notti per la coppia.
Smith riceverà anche una donazione di nuovissimi apparecchi acustici da Beltone.
“Dio ha il suo braccio intorno alle mie spalle”, disse Smith. “sorridi, e il mondo ti sorride. Piangi e piangi da solo”.
Una bella storia natalizia che ci invita a riflettere e che invita i nostri anziani a stare attenti a chi lasciano entrare in casa

Cristiani del Medioriente a rischio genocidio?

L’EDITORIALE DEL VENERDÌ
di Matteo Orlando

I cristiani del Medio Oriente sono a diretto rischio di un secondo genocidio che li minaccia di spazzare via dalle terre della Bibbia.
È quanto ha affermato un esperto della regione che ha coordinato i soccorsi di emergenza lì per quasi un decennio.
Padre Andrzej Halemba, capo dei progetti per il Medio Oriente di Aid to the Church in Need (Aiuto alla Chiesa che soffre), ha affermato che i cristiani potrebbero affrontare la sradicazione totale da paesi come l’Iraq e la Siria, dove sono esistiti fin dai tempi dei primi apostoli di Cristo.
Padre Halemba ha dichiarato: “Non posso immaginare il Medio Oriente senza i cristiani. Ma la minaccia è reale, anche dopo l’ISIS. La mentalità genocida è viva con Al-Nusra e altri gruppi. Solo se i cristiani rimarranno uniti potranno rimanere in Medio Oriente. Altrimenti, potrebbe accadere quello che è accaduto in Turchia dopo il terribile genocidio del 1915″.
Padre Halemba ha affermato che la sradicazione del cristianesimo sarebbe tragica sia dal punto di vista della pluralità religiosa sia per il fatto del ruolo che i cristiani rivestono come costruttori di ponti di pace nelle zone di conflitto.
I cristiani sono l’anima del Paese e svolgono un ruolo molto importante nelle società mediorientali.
“I cristiani lavorano per la pace, la coesistenza pacifica e la collaborazione per il bene del Paese”.
Nel 2003, c’erano 1,5 milioni di cristiani in Iraq, ora ce ne sono meno di 250 mila.
In Siria nel 2011 c’erano 1,5 milioni di cristiani e ora ce ne sono 500 mila.
In Iraq e Siria, Aiuto alla Chiesa che soffre ha sostenuto centinaia di progetti, aiutando i cristiani che vogliono rimanere nelle loro terre natali con cestini alimentari, acqua pulita, latte per bambini, borse di studio e riparazioni per case e chiese.
In questo 2019 l’organizzazione benefica ha approvato 147 progetti in Siria. Nel 2018 ACS ha supportato 40 progetti in Iraq.
Padre Halemba ha dichiarato: “Quando cerchiamo di aiutare i cristiani in una mano abbiamo il pane per sfamare la gente, nell’altra la Bibbia. Forniamo aiuto sia materiale che spirituale nella forma”

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