Università di Glasgow: vietato ai cristiani mostrare segni, loghi e immagini pro-vita

di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT

Presso l’Università di Strathclyde (Glasgow) è diventato pericolo manifestare a favore della vita. Al gruppo “Strathclyde Students for Life” è stato ordinato di ritirare i poster che offrivano supporto alle donne in gravidanza e includevano  l’immagine di un bambino con sindrome di Down.  L’ordine è arrivato dall’associazione studentesca britannica, che ha imposto a questo gruppo cristiano di non mostrare segni, loghi e qualsiasi altra immagine pro-vita. I componenti del gruppo sono rimasti scioccati dall’iniziativa,  concretizzatasi anche in atteggiamenti ostili ben visibili. Infatti gli studenti pro-life sono stati affrontati fisicamente nel cortile dell’Università da alcune matricole contrarie ai messaggi pro-vita, giovani che hanno chiesto che i poster fossero rimossi. Catherine Deighan, presidente di Strathclyde Students for Life, ha condannato le azioni dell’associazione studentesca, accusandola di avere applicato una scandalosa censura, ridicola anche per il fatto che il gruppo pro-life ha esibito manifesti innocui, nel senso che non mostrano nulla che qualcuno possa considerare inappropriato. La giovane ha spiegato che da alcuni anni la Strathclyde Students for Life è registrato ufficialmente all’Università di Strathclyde. “Quando abbiamo iniziato a studiare il primo anno, ci aspettavamo di entrare e ricevere lo stesso trattamento di tutti gli altri. Tuttavia, non ci è stata data questa cortesia”, ha detto la Deighan. Dopo le intimidazioni i giovani pro-life sono stati costretti a rimuovere il poster con il loro logo (che mostra la sagoma di un feto in via di sviluppo), non hanno più avuto modo di visualizzare la loro pagina Facebook e la possibilità di utilizzare il loro numero di telefono. “Questo ci ha lasciato incapaci di dire o fare qualcosa. Ci sentiamo privati dei nostri diritti e indifesi. Ci è stato detto che dicendo che eravamo a favore della vita abbiamo violato la nuova politica dell’Università. Ci siamo sentiti estremamente inopportuni e intimiditi, quindi abbiamo dovuto fare i bagagli e partire per proteggere il benessere dei membri della nostra società. Siamo stati discriminati e censurati. I poster che avevamo erano brochure di supporto per gli studenti che si potevano trovare in crisi per una gravidanza non prevista. Avevamo informazioni per qualsiasi studente in cerca di consigli post-aborto, avevamo brochure che fornivano informazioni sui nostri prossimi eventi. Non avevamo immagini o contenuti espliciti”. La disputa arriva in un momento di crescente preoccupazione, quando le università sono diventate politicamente corrette e stanno soffocando la libertà di espressione, ma solo quella dei cristiani. Infatti le azioni intraprese dallo staff del sindacato degli studenti sembrano contravvenire alla politica in materia di pari opportunità e discriminazione, che obbliga le persone di ogni credo e provenienza a essere trattate allo stesso modo. Michael Robinson, direttore delle comunicazioni e delle campagne per la Società per la protezione dei bambini non nati, ha descritto la situazione come “un vergognoso attacco ai giovani studenti. Le università dovrebbero essere luoghi in cui le persone possono condividere le proprie idee, esprimere le proprie opinioni e discuterne liberamente e apertamente. L’intimidazione intrapresa dallo staff fa parte del continuo attacco portato in atto per soffocare la libertà di espressione ed eliminare qualsiasi aspetto di una voce pro-vita al college. La fine di vite umane innocenti non può mai essere giustificata, quindi, secondo la loro logica, le strategie di censura devono essere rigorosamente applicate. È triste che sia proprio nelle università che prosperano questi nemici della libertà. Sono i piccoli dittatori del nostro tempo, che con uno zelo diabolico non tollerano i pensieri di nessuno ma solo i loro. L’aborto è stato venduto come strumento per la libertà delle donne quando, in realtà, è un’arma coercitiva che gli uomini usano spesso per costringere le donne ad abortire il proprio figlio. Com’è tragico per gli uomini fare  tutto il possibile per mettere a tacere le giovani donne”.  Ciò che è accaduto agli Strathclyde Students for Life è stato condannato anche dai vescovi della Conferenza episcopale scozzese.

La BBC indottrina al gender

L’EDITORIALE DEL VENERDI 

di Matteo Orlando

ANTEPRIMA IN ITALIA. 

Ha sollevato molte polemiche un video della BBC Teach, intitolato “Identità: comprendere le identità sessuali e di genere”, che propone un gruppo di bambini che fanno domande agli insegnanti sul genere.
Ad un certo punto del video, un bambino chiede: “Quali sono le diverse identità di genere?”
“Sapevi che ci sono molte identità di genere?”, si sente rispondere da Katie Daniels, insegnante di “relazioni sessuali”.
La cosiddetta esperta ha poi aggiunto: “sapevamo di essere uomini e donne, ma ora ci sono più di 100, se non più, identità di genere. Pertanto, sappiamo che alcune persone potrebbero pensare di essere due sessi diversi, quindi le persone potrebbero pensare di essere bisessuali … E poi ci sono alcune persone che potrebbero anche pensare di non avere un sesso particolare”.

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Visita alle tombe dei bimbi abortiti per capire la gravità dell’aborto

di Matteo Orlando per AGERECONTRA

Nel fine settimana appena trascorso, negli Stati Uniti varie personalità pro-vita si sono radunate per pregare intorno alle tombe di bambini abortiti.
In diverse zone degli Stati Uniti si è voluto così sottolineare che l’aborto non è una questione astratta, ma una concreta tragedia umana.
Sponsorizzata da Citizens for a Pro-Life Society, Priests for Life e Pro-Life Action League, la 7a Giornata Nazionale in memoria dei bambini abortiti si è articolata in 195 servizi commemorativi a livello nazionale, 52 dei quali tenuti in tombe che specifica che il feto è morto nell’utero.
“Visitare le tombe di feti abortiti mette davvero in prospettiva le battaglie legislative”, ha dichiarato Eric Scheidler della Pro-Life Action League in un comunicato stampa.
“Niente importa delle celebrazioni da una parte e delle proteste degli abortisti dall’altra, di tutti i boicottaggi e delle posizioni politiche minacciose, quando ti rendi conto che le vere vittime dell’aborto sono sepolte proprio sotto i tuoi piedi. Questi feti non sono mai nati. Non hanno mai imparato a camminare. Non hanno mai avuto un primo giorno di scuola. Non hanno nemmeno ricevuto un nome. Spesso l’aborto è considerato una questione politica o una scelta personale, ma l’aborto ha delle vere vittime”, ha detto Scheidler.
Mentre la maggior parte delle vittime dell’aborto viene scartata come rifiuto medico, il sito web dell’evento pro vita ha spiegato che “decine di migliaia” di feti abortiti sono stati recuperati e hanno ricevuto sepolture decenti e le storie dei loro recuperi “sono strumenti potenti per risvegliare le coscienze degli americani”.
Anche se un funerale e una sepoltura per un feto abortito possono essere un evento relativamente raro, “l’opportunità di visitare i siti di sepoltura e ricordare come quei feti sono arrivati ​​lì non deve essere strano, in realtà, non dovrebbe essere”, hanno aggiunto gli organizzatori dell’evento. “I prolife dovrebbero visitare queste tombe e altri siti commemorativi dedicati ai feti abortiti, come parte regolare della loro testimonianza pro-vita. Questo è ciò che rappresenta la festa nazionale in memoria dei bambini abortiti”.
Gli organizzatori esprimono la loro fiducia nel fatto che queste esperienze non solo aiutano le persone confuse sull’aborto a superare bugie e apatia, ma aiutano anche coloro che sono già a favore della vita a trovare un livello superiore di impegno e attivismo.

L’inferno delle Maldive, sempre più islamiste

di Matteo Orlando

per AGERECONTRA
Anche in questa estate 2019 migliaia di italiani hanno trascorso le loro vacanze alle Maldive, considerate (con i suoi 26 atolli ad anello formati da più di 1000 isole coralline) una destinazione paradisiaca per molti turisti occidentali, non solo italiani.
Tuttavia, pochi sanno che questo paese islamico costringe i visitatori a dichiarare al loro ingresso nel paese la Bibbia portata in valigia o anche uno solo dei 73 libri contenuti nelle Sacre Scritture.
Nel piccolo paese che si trova nell’Oceano Indiano, a parte spiagge da sogno, è possibile scontrarsi con due problemi molto gravi: il fondamentalismo islamico e il panteismo indù.
Queste due forze hanno imposto norme e stili di vita che oltre ad umiliare i visitatori cristiani, chiedendo loro alla dogana se stanno introducendo qualche Bibbia o Vangelo nel paese, censurano anche chiunque porti con sé libri riferiti a qualsiasi altro credo, eccetto quello maomettano.
Inoltre nelle Maldive è proibita l’apertura di qualsiasi tempio cristiano.
Non sorprende che le Maldive siano apparse nel documento biennale dell’organizzazione cattolica internazionale Aid to the Church in Need (Aiuto alla Chiesa che soffre), come uno dei peggiori paesi in termini di tolleranza religiosa.
Nella categoria “alta intolleranza” ci sono 20 paesi, comprese le Maldive. Di questi 20, 14 “vivono situazioni di persecuzione religiosa legate all’estremismo musulmano”. Si tratta di: Afghanistan, Repubblica Centrafricana, Egitto, Iran, Iraq, Libia, Maldive, Nigeria, Pakistan, Arabia Saudita, Somalia, Sudan, Siria e Yemen. Secondo il rapporto, in altri 6 paesi (Birmania, Cina, Eritrea, Corea del Nord, Azerbaigian e Uzbekistan) le persecuzioni sono il prodotto di “regimi autoritari”.
La maggior parte degli occidentali che vanno alle Maldive probabilmente sono indifferenti al fatto che non possano portarsi i testi sacri e, come logica conseguenza dei secolarizzati occidentali, gli islamici ne approfittano.
Se non bastassero già diverse altre azioni motivate da cristianofobia nel mondo, anche quanto accade nelle Maldive è un ulteriore esempio di una cultura dell’Europa occidentale decadente nelle sue convinzioni, incapace di difendere le sue radici cristiane fondamentali.

Una nuova fede cieca: il veganesimo panteista e ambientalista

L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Matteo Orlando

I millennials italiani, cioè coloro che hanno ricevuto da Dio il dono della vita dall’anno 2000 dell’era cristiana in poi (in realtà il nostro ragionamento potrebbe riferirsi anche ai nati negli anni ’80-’90 e forse anche prima) sono sempre più lontani dalle convinzioni di fede e dai valori dei loro genitori e, a maggior ragione, dei loro nonni.
Così non solo sono critici nei confronti del Vaticano (meglio le Nazioni Unite) e della Chiesa Cattolica (giudicata “retrograda”), ma anche nei confronti di Gesù Cristo, che considerano un po’ “troppo esigente”, della Vergine Maria (perché la verginità nei diversi stati di vita non è più considerata un valore), dei santi (che spesso ritengono degli “esaltati”).
Tuttavia non sono a-religiosi ma si sono dati con vigore, tra le altre, ad una fede cieca: il “veganesimo panteista”, assurto al ruolo della principale religione dei millennials.
Alcuni sono meno radicali e si fermano (“per ora”) al vegetarianesimo. Altri, più radicali, sono già arrivati o navigano a vele spiegate verso il veganesimo, diventato una vera e propria moda tra i giovani.
Come tutte le mode anch’esso farà il suo corso, intanto esistono i predicatori
vegani sui social network e catene complesse di proselitismo e/o plagio mentale.
È veramente ironico (se non fosse primariamente tragico) rilevare come questi giovani, che dichiarano di essersi ribellati ad ogni dogma, comandamento, credo o legge morale, in realtà siano diventati i portatori di una credenza ricca di dogmi: dalla Dea Madre, la Terra, alla difesa ferrea di ogni micro-ecosistema, anche di quelli nocivi all’uomo; dal supremo “comandamento” del non mangiare alcuni (anzi molti) cibi al far soffrire l’uomo (o anche eliminarlo, come accade con l’aborto o l’eutanasia) pur di non fare soffrire l’ambiente.

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Tempi duri per i cristiani in India

di Matteo Orlando per AGERECONTRA.it

Si preannunciano tempi duri per i cristiani in India.
L’ultimo episodio di cristianofobia si è verificato nei pressi del santuario mariano di Velankanni, situato nella regione costiera dello stato del Tamil Nadu, stato che si trova nel sud dell’enorme nazione indiana.
Un gruppo di 40 pellegrini cristiani è stato attaccato da alcuni indù mentre si recavano al Santuario nell’area di Natrampalli (distretto di Vellore).
Oltre ad essere insultati i radicali indù hanno profanato un’immagine della Vergine Maria, in particolare quella di Nostra Signora della Salute.
Gli indù hanno accusato questi cristiani di proselitismo perché durante il pellegrinaggio i fedeli portavano l’immagine della Vergine su un’auto decorata con fiori.
Così sei estremisti, appartenenti al gruppo Hindi Munnani, hanno prima molestati i fedeli cristiani, sostenendo che il trasporto di statue cristiane nell’area residenziale “non era consentito”, poi hanno profanato la statua della Vergine ponendo intorno al collo del simulacro una corona fatta da pantofole unite con un filo di ferro.
è stata posta.
Come informa AsiaNews, il giorno successivo la polizia indiana ha arrestato i sei aggressori con l’accusa di molestie nei confronti dei pellegrini e per avere sradicato anche un poster con le immagini di Maria e Gesù.
L’assalto avrebbe potuto avere conseguenze peggiori se gli agenti non fossero intervenuti in tempo.
Un funzionario della Polizia ha informato che i cristiani avevano perdonato i loro aggressori e non volevano nemmeno presentare la denuncia ed ha riferito che ci sono volute sei ore per convincerli a presentare denuncia.
In India i cristiani rappresentano meno del 3% della popolazione. Anche per questo motivo la propaganda sulle presunte conversioni forzate che sarebbero cercate dai cristiani è palesemente falsa.
In realtà i cristiani sono considerati da alcuni induisti come nemici perché gestiscono in maniera eccellente collegi e ospedali senza tenere conto dell’arcaico e disumano sistema delle caste sociali, contrario ai diritti umani, che questi gruppi induisti propugnano.
Il presunto rispetto e la tanto sbandierata tolleranza della religione induista nei confronti dei fedeli di altri religioni è un mito.
Questo e altri ben più gravi episodi accaduti negli ultimi anni (che hanno causato vittime sia tra i cristiani che tra i musulmani) hanno dimostrato il vero volto dell’induismo. Come l’Islam e il Buddismo (dove sono maggioritari) avversano senza scrupoli le minoranze cristiane.

Quel ragazzino che ha “esorcizzato” il gay pride polacco

di Matteo Orlando per Agerecontra.it

È diventato una sorta di eroe nazionale Jakub Baryła, un ragazzino che armato di Croce e Santo Rosario, ha cercato di bloccare la Marcia omosessualista per l’uguaglianza tenutasi a Płock (Polonia), “esorcizzandola” come un provetto esorcista.
Il portale wPolityce.pl ha raggiunto il quindicenne Jakub Baryła e gli ha chiesto conto di ciò che intendeva fare e della sua fedeltà ai valori cattolici.
Il giovanissimo ha spiegato che l’idea di bloccare la cosiddetta Marcia dell’uguaglianza con una croce in mano gli era venuta in mente quando aveva saputo che volevano organizzare una sfilata omosessualista a Płock. Il suo gesto voleva essere simile a quello che padre Ignacy Skorupko aveva fatto durante la battaglia di Varsavia con i bolscevichi nel 1920.
Il quindicenne Baryła ha spiegato che con il suo gesto voleva dare alle persone qualcosa su cui riflettere. Poi però ha rinunciato a questa idea, per vie delle conseguenze sociali che poteva subire, avendo paura di come le persone, fomentate dai mass media, avrebbero potuto reagire.
Tuttavia, come ha spiegato lo stesso quindicenne, quando ha visto alla Marcia omosessualista di Płock una meravigliosa foto di Nostra Signora di Częstochowa con un’aureola arcobaleno, ha superato le sue paure ed ha deciso di mettere in pratica la sua idea.
Così ha chiesto una croce a un prete di una parrocchia di Płock. Il sacerdote aveva paura della profanazione che gli atei lgbt avrebbero potuto fare nei confronti della Santa Croce, ma alla fine ha dato una croce al giovane. Continua a leggere

La nipote di M. Luther King: “Trump non è razzista”

di Matteo Orlando per www.agerecontra.it 

Nei giorni scorsi il Presidente degli Stati Uniti d’America, il Repubblicano Donald Trump, parlando della situazione di un distretto di Baltimora – dove circa il 52% della popolazione è afroamericana, in una città ritenuta dal Federal Bureau Investigation (Fbi) la terza città più pericolosa d’America – aveva definito “disgusting, rat and rodent infested mess” la zona di competenza del rappresentante democratico Elijah Cummings, legislatore afroamericano.
Cummings, che presiede il Comitato di supervisione e riforma della Camera, è uno dei più severi critici del Presidente americano, e pochi giorni fa aveva espresso il suo disprezzo per il trattamento da parte dell’amministrazione Trump nei confronti dei migranti nei centri di detenzione al confine tra Stati Uniti e Messico.
Trump aveva replicato definendo il distretto della città del Maryland come  “molto peggio e molto più pericoloso” del confine con il Messico e, come detto, un distretto “disgustoso e infestato da ratti”.
Poi a Cummings il Presidente ha detto: “se avesse trascorso più tempo a Baltimora, forse avrebbe potuto aiutare a ripulire questo posto molto pericoloso e sporco”.
Le parole di Trump hanno scatenato un polverone sui mass media progressisti nordamericani ma, a sorpresa, è arrivato un sostegno inaspettato per il Presidente.
Andiamo con ordine.

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Bolsonaro mette in crisi i “vescovi” del Brasile e il catto-comunismo

Segnalazione di M. Orlando

A livello ecclesiale, dopo la vittoria di Bolsonaro, cosa rimane? Una situazione molto seria per la Chiesa conciliare

di Matteo Orlando

In Brasile alcuni leader cattolici si sono già mostrati preoccupati per ciò che potrà avvenire dopo l’ascesa al potere del 63enne Jair Bolsonaro, eletto alla presidenza dell’enorme paese sudamericano con il 55 percento dei voti il 28 ottobre scorso.

Il parere più impegnativo lo ha espresso il potente segretario della Cnbb (la Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile).

“La Conferenza episcopale è preoccupata perché le parole verso gli indigeni sono state troppo forti: abbiamo una grande preoccupazione per il futuro dei popoli indigeni”, ha sostenuto monsignor Leonardo Steiner. “Siamo preoccupati anche per le parole rivolte ai Quilombole, che sono i discendenti degli schiavi che sono fuggiti all’interno del Paese al tempo della schiavitù, e anche per le parole che sono state pronunciate nei riguardi di alcuni partiti … Vediamo se adesso queste parole diventano un’azione o rimangono soltanto parole al vento. Ma la preoccupazione c’è, sì, perché siamo stati sempre accanto ai popoli indigeni, ai Quilombole, ai poveri. Aspettiamo che abbia rispetto per i più poveri, per i brasiliani che a volte non riescono a partecipare, ad avere un’opportunità nella società brasiliana”. Continua a leggere

Medjugorje, Monsignor Peric: “False le 47 mila apparizioni mariane”

SI PREMETTE DOVEROSAMENTE CHE SI TRATTA DI RAPPRESENTANTI DELLA “CHIESA CONCILIARE”

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Medjugorje è una cittadina della Bosnia-Herzegovina dove, dal giugno del 1981 fino ad oggi, si sarebbero verificate 47 mila apparizioni mariane a sei diversi veggenti. Questi fatti, veri o presunti, continuano a suscitare notevoli polemiche all’interno della Chiesa Cattolica.

Nei giorni scorsi un comunicato della Sala Stampa vaticana ha informato che monsignor Henryk Hoser, arcivescovo emerito di Warszawa-Praga (Polonia), è stato nominato da Papa Francesco Visitatore Apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje, a tempo indeterminato e ad nutum Sanctae Sedis (vale a dire “a disposizione della Santa Sede”). La decisione vaticana, in parte già anticipata un anno fa da La Fede Quotidiana, è stata interpretata in vario modo. Continua a leggere

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