Salvini faccia sintesi nel Sovranismo italiano!

di Matteo Castagna (pubblicato su Informazione Cattolica di oggi)

I globalisti, ovvero le sinistre hanno brindato alla vittoria delle elezioni regionali. Eppure, se si vanno a vedere i numeri non sembrerebbe che per i partiti che si riconoscono nel “deep State” la situazione sia propriamente quella prospettata da Di Maio e Zingaretti. Il fronte sovranista, infatti, governa 14 Regioni su 20 e centinaia di comuni, confermandosi largamente maggioritario nel Paese.

Fa tenerezza vedere i grillini esaltarsi della vittoria del “sì” al referendum costituzionale quando il consenso è stato, per loro, impietoso, relegandoli ad avere, quasi sostanzialmente, una rappresentanza parlamentare che, però, risale alle elezioni del 2018.

Mario Mieli, sul Corriere della Sera, ha osservato che la destra in Italia è viva e vegeta nonché che dispone del partito di maggioranza relativa e di un leader che, piaccia o non piaccia, è l’artefice principale di questa fiducia da parte degli italiani. Non possiamo nascondere che vi siano dei problemi, che non vanno osservati ma affrontati. Un grande partito, con degli alleati, deve sapersi assumere l’onere e l’onore dell’esercizio del potere di decidere cosa va e cosa non va, nonché quali persone siano le migliori a dover interpretare il prossimo futuro, sapendo che si vince in squadra.

Un cambio di passo in senso pragmatico verso l’Europa è auspicabile, come auspicato da Giancarlo Giorgetti, laddove questo non significhi mandare a finire in quel che fu Fiuggi per Fini un sovranismo ancora in fase embrionale. Significa, semmai, due cose: andare a definire almeno nei suoi tratti fondamentali, questo benedetto sovranismo e renderlo credibile a governare il Paese, soprattutto attraverso una classe dirigente preparata, nel rispetto delle diverse anime e identità. A Salvini l’arduo compito di fare la sintesi, non certo di farsi da parte, come qualche sprovveduto o rosicone desidererebbe, facendo il gioco, più o meno consapevole, dei globalisti. Sarebbe auspicabile che si comprendesse che il fondamento su cui costruire trova solidità autentica e duratura solo attorno a principi fondamentali e addirittura, ancestrali, post-ideologici che in Occidente, ed in particolare in italia vedono nella cristianità la base di partenza. E’ proprio perché “non possiamo non dirci cristiani” che questa frase è stata fatta propria anche da autorevoli atei ed è la base da riconoscere anche e soprattutto da parte di chi non è cattolico, ma intellettualmente e culturalmente onesto. Le nostre radici classico-cristiane non sono contestabili. Basta guardarsi attorno per capire che sono, oggettivamente, la nostra primaria Identità. Partire da qui sarebbe importante per un processo fondativo da costruire tra uomini e donne che sono certamente peccatori, ma non per forza debbono essere impenitenti. Continua a leggere

Sondaggio, Luca Zaia scrive la storia del Veneto: “Per lui percentuali alla Putin”, dove porta la Lega

di Alessandro Gonzato

Finisse così, Luca Zaia scriverebbe la storia, la Sinistra subirebbe una sconfitta senza precedenti e il Movimento Cinque Stelle, nell’ex Serenissima, sparirebbe. Il sondaggio di Fabbrica Politica, realizzato tra il 3 e il 5 agosto in vista delle elezioni regionali in Veneto (20-21 settembre), riporta numeri impressionanti. E la sensazione, annusando l’aria che tira a Nordest, è che non siano così azzardati, tutt’ altro. Il centrodestra, guidato dal governatore leghista, è dato all’80,7%. Il centrosinistra, il cui candidato è il vicesindaco di Padova Arturo Lorenzoni, al 12,7. I grillini, capitanati da Enrico Cappelletti, agonizzanti all’1,9, il che significherebbe non piazzare nemmeno un consigliere nell’assemblea veneta. Italia Viva non supererebbe lo 0,5, un’umiliazione devastante per Renzi che fino a un mese fa, proprio per evitare un risultato simile, era molto indeciso se presentarsi staccato dalla coalizione.

Che il Pd fosse destinato a non toccare palla era scontato, d’altronde in Veneto non l’ha mai fatto e l’emergenza Covid ha moltiplicato i consensi di cui gode il “doge” Zaia. E però, come sottolinea il fondatore di Fabbrica Politica, Matteo Spigolon, «il governatore va verso percentuali alla Putin». «In alcuni comuni del Trevigiano», fa presente, «Zaia supera il 90%». La vera sfida è tutta interna, tra la Lista Zaia (rilevata al 36,8) e quella della Lega (31,4). Potrebbe essercene anche un’altra, formata dagli amministratori locali, ma ancora non è certa. Cinque anni fa la lista del presidente prese il 23 e quella del Carroccio il 18. La grande novità della tornata elettorale, al di là del margine d’errore dei sondaggi, sarà Fratelli d’Italia: la Meloni è data al 9,7 a fronte del 2,6% ottenuto nel 2015. Forza Italia passerebbe dal 6 al 2,8. Il Pd, con Alessandra Moretti portabandiera, prese il 16,6% e ottenere meno di “Ladylike” – come si soprannominò con conseguenze nefaste l’europarlamentare – sembrava missione per pochi. Oggi il sondaggio dà i Dem al 9,2 e dunque anche Lorenzoni, la cui lista personale è valutata all’1,2, a suo modo scriverebbe una pagina indelebile.

I pentastellati, poi, farebbero un triplo carpiato all’indietro rischiando di rimanerci secchi: dal 12% del 2015 quando per una manciata di voti superarono l’allora sindaco di Verona Flavio Tosi fresco di uscita dalla Lega, a nemmeno il 2. Il Partito dei Veneti, gli indipendentisti, è al 3,8. «Le percentuali», aggiunge Spigolon, «potranno oscillare di qualche punto non appena verranno ufficializzati i nomi presenti nelle liste. È comunque inverosimile che in un mese e mezzo cambino in modo significativo, a meno di fatti clamorosi. Zaia fa da traino a tutta la coalizione: c’è una bella differenza se all’intervistato chiedi se voterà un “partito x” o se voterà il “partito x” che corre a sostegno del governatore». Il Veneto è sempre più Zaiastan.

Fonte: https://www.liberoquotidiano.it/news/politica/24139123/sondaggio-fabbrica-politica-luca-zaia-veneto-regionali-lega-percentuali-vladimir-putin.html

 

 

 

Il Conte Tacchia è tornato

del Prof. Augusto Sinagra

Il Conte Tacchia è tornato trionfante da Bruxelles con squilli di tromba come il “Toreador”.
Vediamo come stanno le cose. Il successo di Conte consiste nell’aver ottenuto 175 miliardi a titolo di prestito, ovviamente da restituire con gli interessi; 82 miliardi a “fondo perduto” ma spendibili anch’essi, mano a mano, previa autorizzazione della UE. Questi fondi che verranno elargiti sull’arco di quattro anni e a cominciare non prima del secondo trimestre 2021, sono soggetti a revoca se non si eseguono gli ordini di Bruxelles su come spenderli.
L’Italia dunque è stata commissariata e il Conte Tacchia ha stretto ancor più al collo degli italiani il cappio dell’euro, consegnando lo Stato legato mani e piedi alla UE, alle banche, agli speculatori monetari e alla finanza senza volto. I poveri e i lavoratori possono tranquillamente morire come oggi la “sinistra” auspica. Le indicazioni obbligatorie di spesa di questi soldi da Bruxelles riguarderanno la riduzione dei salari e il taglio delle pensioni, possibilmente ulteriori tagli alla sanità pubblica e l’accantonamento delle necessarie riforme in Italia.
Il Conte Tacchia è stato bravissimo: ha contratto 175 miliardi di debito con aumento esponenziale del debito pubblico è in più va aggiunto che l’Italia, in quanto contributrice netta al bilancio della UE, dovrà continuare a versare la sua quota. La prossima rata è di 19 miliardi.
Il Conte Tacchia spieghi la ragione per la quale ha preferito la definitiva devastazione economica della Nazione alla possibilità di emissione di BTP pluriennali riservati agli investitori privati italiani. Sarebbe aumentato il debito privato non il debito pubblico e lo Stato si sarebbe indebitato con sé stesso. Oppure perché non ha preferito lui e quegli altri geni del suo governo, l’introduzione della moneta fiscale. In sintesi: ha preferito la definitiva devastazione sociale ed economica quando potevamo e possiamo farcela benissimo da soli. E di questo è ben consapevole.
Praticamente il Conte Tacchia si è presentato a Bruxelles con il deretano di fuori e qualcuno ne ha approfittato. Bastava che avesse annunciato queste diverse misure monetarie e avrebbe fatto impallidire tutti. Continua a leggere

Stato di emergenza? L’alibi solo italiano per blindare Palazzo Chigi. Buoni a nulla ma capaci di tutto

di Sergio Luciano
Fonte: Il Sussidiario
Il Governo intende prorogare lo stato di emergenza di altri 6 mesi.
Dunque saremo in emergenza fino al 31 dicembre? Diciamolo, mai come stavolta si potrebbe dar ragione al premier Giuseppe Conte se solo avesse – anzi, avesse avuto – l’onestà intellettuale di attribuire l’emergenza non già alla pandemia ma alla giustizia civile e penale che non funziona, alla lotta all’evasione che fa ridere, al codice degli appalti che li blocca, alla scuola che viene tenuta chiusa mentre si riaprono discoteche e spiagge, al ponte Morandi che va assegnato in gestione ad Autostrade altrimenti non riapre, ai fondi di liquidità e alla cassa integrazione che ancora non sono arrivati ai destinatari e insomma a tutti gli argomenti di drammatica attualità sui quali il governo, da quel drammatico week-end dell’8 e 9 marzo ad oggi, in quattro mesi, ha fatto solo chiacchiere.
L’emergenza è il governo, non la pandemia che sta regredendo e che comunque, se anche dovesse risvegliarsi – Dio non voglia – troverebbe comunque difese farmacologiche e cliniche assai migliori di quelle di quattro mesi fa. L’emergenza sono alcuni ministri politicamente analfabeti e tecnicamente sprovveduti. L’emergenza è un Parlamento esautorato.
Il tutto – va detto – contro Salvini e grazie a Salvini. Perché è da quando l’ex capitano ha tentato undici mesi fa di far saltare il banco e ottenere le elezioni anticipate fidandosi dell’imbelle Zingaretti e finendo contro un muro, che il governo Conte 2 ingrassa sventolando lo spauracchio della vittoria della Lega. Il movimentismo salviniano – “così non si può andare avanti, si torni al voto” – è stato il miglior alibi per il governo più pazzo del mondo e di sempre, ossia per questo esecutivo attaccato con lo sputo che ci guida.
Adesso, l’ultima trovata è prorogare lo stato d’emergenza fino al 31 dicembre, a 20 giorni dalla scadenza di quello vigente (31 luglio) e senza argomentazioni. In attesa del voto delle Camere che il 14 luglio ascolteranno e si esprimeranno sulle comunicazioni del ministro Roberto Speranza sul nuovo Dpcm, destinato a prorogare le norme anti–contagio in scadenza il 14 luglio. Una prima risposta viene dal vibrato e – va detto – incisivo appello/protesta di Elisabetta Casellati, presidente del Senato, contro il “decretismo” che sta contraddistinguendo quest’esecutivo: “Mi auguro che sia l’inizio di una democrazia compiuta”, ha detto riferendosi appunto al voto assembleare sulle prossime comunicazioni di Speranza – perché alla Camera e al Senato siamo ormai gli invisibili della Costituzione”. Ma ci vuol altro.
Questa democrazia simulata, quest’ennesimo governo guidato da un premier mai eletto dal popolo, stava trascinandosi su un piano di precarietà quotidianamente più grave quando la pandemia è intervenuta inducendo comprensibilmente tutti gli italiani a pendere dalle labbra di Palazzo Chigi. Mai tanta visibilità e notorietà è stata data a un premier per lo meno da quando Silvio Berlusconi ha perso quel ruolo.
Quando l’emergenza del Covid-19 ha costretto il governo a prendere le decisioni – quelle sì di emergenza – che conosciamo, dalle mascherina al distanziamento e al resto, la tenuta dell’esecutivo è parsa a tutti rafforzarsi, perché la figura del premier Conte è diventata improvvisamente popolarissima, con quel suo tono pacato e quasi scivolato di ratificare l’ovvio.
Poi però sono sopravvenuti i decreti dettati da quest’emergenza e una parte di quella fiducia è sfumata, per l’enorme gap che gli italiani hanno in qualche caso drammaticamente misurato con la propria pelle, per esempio non ottenendo gli aiuti per la liquidità o la cassa integrazione per i dipendenti. E poi, ancora, la remissione sostanziale della pandemia nel nostro Paese, che ha di riflesso incastrato Conte e il ministro Speranza nel ruolo – peraltro giusto, secondo chi scrive – di uccelli del malaugurio circa i rischi ancora presenti in circolazione e le pessime prospettive di una seconda ondata autunnale.
I prossimi pochi giorni saranno di fuoco. Perché non aspettare il 20 luglio prima di dichiarare la proroga dell’emergenza? Perché prorogarla addirittura di sei mesi anziché fermarsi a tre?
Epperò, se Nicola Zingaretti dichiara: “Il Pd è pronto a sostenere qualsiasi scelta del Governo utile a contenere la pandemia”, sempre dal Pd, con Stefano Ceccanti, i dem ribadiscono “la necessità della presenza del presidente del Consiglio in Parlamento prima dell’eventuale proroga dello stato di emergenza”. Magari, già martedì, da Speranza, “è lecito attendersi alcuni primi chiarimenti”. Anche Italia Viva sollecita un coinvolgimento delle Camere. I Cinquestelle sembrano meno “appassionati” alla vicenda. La proroga è una “questione prettamente tecnica” ha commentato in prima battuta il capo politico Vito Crimi. Il centrodestra ribadisce la contrarietà: i Dpcm danno troppi poteri al governo e confinano il Parlamento in un angolo. “E lo stato di emergenza blocca l’Italia”, rincara la capogruppo dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini, mentre Antonio Tajani chiede al governo di confrontarsi con Camera e Senato.
Insomma, come sempre: buoni a nulla e indecisi a tutto, ma anche capaci di tutto.

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Salvini sulla tomba di Rolando Rivi, ucciso da partigiani comunisti

Oggi a San Valentino nel reggiano: ‘Sono solo cinque minuti però è un omaggio a delle vittime purtroppo ricordate da pochi, vittime innocenti della violenza’

Nel tour elettorale di oggi di Matteo Salvini a Reggio Emilia si è aggiunta in corsa una nuova tappa di non poco valore simbolico. Il leader del Carroccio infatti si ferma a pregare nella chiesa santuario di San Valentino di Castellarano, dove sono custodite le reliquie del beato Rolando Rivi, il seminarista martirizzato a soli 14 anni da un commando di partigiani comunisti, nell’aprile del 1945. ‘Vado a rendere omaggio a un grande ragazzo – dice Salvini ai cronisti – sarà una visita breve, anche pochi minuti, ma ci tengo moltissimo: saranno i più importanti di questa visita’. Oggi, continua Salvini, ‘facciamo tante cose: andiamo nei mercati, nelle fabbriche, in carcere. Però la cosa a cui tengo particolarmente sono quei cinque minuti. Sono solo cinque minuti però è un omaggio a delle vittime purtroppo ricordate da pochi, vittime innocenti della violenza e della ferocia’. Quindi chiude Salvini, ‘la mia giornata oggi passa da quello: tutto il resto è importante ma viene dopo’.

Da https://www.lapressa.it/articoli/politica/salvini-sulla-tomba-seminarista-rivi-ucciso-da-partigiani-comunisti

Gregoretti, Nordio: “Se Salvini verrà processato sarà una decisione politica. La Procura si è pronunciata”

Carlo Nordio non ha dubbi: “Se la Giunta dirà di sì al processo contro Matteo Salvini sul caso Gregoretti, sarà una decisione puramente politica“. Qui – per l’ex procuratore aggiunto di Venezia – il diritto c’entra poco o nulla. Il 20 gennaio, infatti, il Senato sarà chiamato a decidere sulla richiesta di autorizzazione a procedere contro l’ex ministro, accusato di “sequestro di persona” e “abuso di ufficio”. Il tutto per aver negato lo sbarco dei migranti a bordo della nostra Guardia Costiera. Un caso per cui, secondo la Procura, l’ipotesi di reato non esiste proprio. Ed ecco che casca l’asino.

“C’è un caso analogo con la Gregoretti, quello della Diciotti. Allora però vi fu una presa di posizione collegiale del governo, che ora formalmente manca, anche se è una differenza più di forma che di sostanza – prosegue Nordio -, perché la decisione di Salvini era nota a tutti, e tutti ne parlavano con commenti più o meno favorevoli o ostili. Ora, poiché il governo sapeva, sorge una domanda interessante dal punto di vista giuridico”. Ma Conte poteva fermare Salvini nel caso in cui fosse contrario alla sua presa di posizione? La risposta è più complicata del previsto e l’ex magistrato preferisce affidarsi alla Giustizia.

Una cosa è certa: “Se Salvini andasse a processo si verificherebbe una situazione paradossale, che il pubblico ministero, che ha già sostenuto che il reato non c’è, dovrebbe chiedere subito il proscioglimento dell’imputato. A quel punto potrebbe sorgere, tra le tante altre, anche la questione che ho menzionato prima, sul ruolo di Conte e del governo, con il rischio dell’estensione dell’indagine anche in quella direzione”.

 

Da https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/13551066/gregoretti-carlo-nordio-matteo-salvini-decisione-politica-pd-m5s-diritto-non-c-entra.html

Caso Gregoretti, Bongiorno: “Conte e Di Maio sapevano. Abbiamo le prove”

“Non vedo l’ora di andar in tribunale, per rispondere del reato di difesa dei confini del mio Paese”. Intervistato dal Gr1, Matteo Salvini rilancia la sua sfida politica sul caso Gregoretti. La vicenda arriverà a uno snodo il 20 gennaio, quando la giunta del Senato si riunirà per decidere se autorizzare il procedimento contro il capo della Lega, indagato per sequestro di persona e abuso di poteri. La partita si gioca tutta sul fatto che l’allora ministro dell’Interno avesse condiviso o meno con il governo la scelta di bloccare lo sbarco dei migranti. Ed è una partita tanto “tecnica”, quanto politica. Giuseppe Conte e Luigi Di Maio negano la circostanza, ma – anticipa in una intervista di oggi Giulia Bongiorno – bluffano e il loro gioco sarà scoperto.
Bongiorno: “Scelta condivisa, ci sono i documenti”
L’ex ministro della Pubblica amministrazione, nonché difensore di Salvini nel caso, spiega infatti a La Verità che “la decisione è stata presa nell’interesse pubblico ed era stata condivisa“. Non importa che poi non sia approdata anche in Consiglio dei ministri, come sottolineano di continuo Conte e Di Maio, perché “non serve un atto formale”. “Ciò che conta – chiarisce la senatrice leghista – è la condivisione effettiva di quella scelta e la compartecipazione attiva per trovare una soluzione al problema della redistribuzione dei migranti”. “Ci sono documenti – aggiunge Bongiorno – che ricostruiscono quei giorni e le varie comunicazioni che intercorsero”.

“Il caso Gregoretti è gemello della vicenda Diciotti”

L’avvocato Bongiorno non anticipa di cosa si tratti, per rispetto – sottolinea – al lavoro della giunta alla quale per prima saranno presentati. Una cosa però la dice: quelle carte “attestano” che il caso Gregoretti è “gemello” del caso Diciotti. “E Conte, da giurista, sa bene che in entrambi i casi si perseguiva l’interesse pubblico”.

Di Maio, dunque, “sbaglia” quando dice che le vicende sono diverse. “È evidente – commenta Bongiorno – che si cercano appigli per giustificare il repentino cambiamento di posizione. Dunque, la questione è tutta politica e Bongiorno si dice fiduciosa che “tra le chiacchiere e i documenti prevarranno i documenti”.

Di Maio, dunque, “sbaglia” quando dice che le vicende sono diverse. “È evidente – commenta Bongiorno – che si cercano appigli per giustificare il repentino cambiamento di posizione. Dunque, la questione è tutta politica e Bongiorno si dice fiduciosa che “tra le chiacchiere e i documenti prevarranno i documenti”.

Salvini vince comunque

“Se le decisioni in Senato verranno prese sulla base degli atti e della logica – spiega ancora – sarà riconosciuto il preminente interesse pubblico. Se invece saranno decisioni a prescindere dal merito e solo di natura politica, miranti ad abbattere Salvini per via giudiziaria, allora non saprei. Ma – conclude Bongiorno – non credo che gli elettori premierebbero questa strategia“. Una realtà che Salvini sembra aver compreso molto bene, a differenza dei suoi ex alleati.

Da https://www.secoloditalia.it/2019/12/caso-gregoretti-bongiorno-conte-e-di-maio-sapevano-abbiamo-le-prove/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

Gregoretti, il 68% degli italiani sta con Salvini. E boccia la giravolta Di Maio: “Opportunista”

Matteo Salvini, segretario della Lega Nazionale Salvini, durante un intervento pubblico a Chieti, 22 dicembre 2019. ANSA/FEDERICA ROSELLI

L’ennesima giravolta di Luigi Di Maio sul caso Gregoretti non piace agli italiani. Il 20 gennaio il Senato dovrà decidere il destino giudiziario di Matteo Salvini indagato per sequestro di persona e abuso

Da https://www.secoloditalia.it/2019/12/gregoretti-il-68-degli-italiani-sta-con-salvini-e-boccia-la-giravolta-di-maio-opportunista/

Sondaggi, il centrodestra vola: è a un passo dal 50%

…e la Lega diventa ufficialmente il partito sovranista italiano, fondato sulle radici cristiane. Come pochi auspicavano già negli anni Novanta.

Continua la crescita di Forza Italia di Silvio Berlusconi; il Movimento 5 Stelle si avvicina progressivamente al Partito democratico

La manovra 2020 ha influenzato e non poco le intenzioni di voto degli italiani. L’iter parlamentare e l’attenuarsi dei toni politici hanno determinato una ripresa di consenso per il governo, precedentemente penalizzato invece dai provvedimenti nel loro complesso.

Stando al sondaggio fornito da Ipsos per il Corriere della Sera, le valutazioni positive nei confronti dei giallorossi si attestano al 38%, praticamente in linea con i giudizi di fine settembre; una considerazione negativa viene attribuita dal 48% (in calo di 4 punti); nel complesso l’indice di gradimento passa dal 42 al 44. La figura di riferimento più apprezzata all’interno dell’esecutivo è rappresentata da Giuseppe Conte: è stimato dal 41%; disprezzato invece dal 46%. L’indice (47) è il medesimo dello scorso mese.

I numeri

Per quanto riguarda le fazioni politiche, la Lega continua a occupare il primo posto al 31,5%, in calo dello 0,4%. Seguono Partito democratico (18,2%, +0,1) e Movimento 5 Stelle (17,7%, +1,1) che riduce il gap con i dem. Al quarto posto Fratelli d’Italia, che perde lo 0,3 e va al 10,3%. In crescita Forza Italia (7,4%, +1,2). Chiudono Italia Viva (stabile al 5,3%), Europa Verde (1,8%, -0,5), Azione (1,5%, -0,8) e +Europa (stabile all’1,2%). A dominare è ancora la percentuale di astenuti/indecisi, che raggiunge quota 42,3.

Bisogna porre una particolare attenzione verso i flussi di voto tra i vari partiti a distanza di oltre 6 mesi dalle elezioni Europee e dopo 4 mesi dalla nascita del governo targato M5S-Pd: risulta evidente la capacità di mantenere fedele il proprio elettorato e di attrarne nuovi. Il livello di fedeltà più elevato appartiene al Carroccio di Matteo Salvini (82,7%), che cede il 6,5% a Fd’I ma riduce la capacità di attrarre nuovi votanti, come testimonia il fatto che l’84,5% degli elettori attuali è lo stesso dello scorso 26 maggio. Nonostante un elevato calo in seguito all’esito delle elezioni Europee, il Movimento 5 Stelle può godere di un alto livello di fiducia (73,9%) ma perde una grande quantità di elettori: circa il 10% va verso il centrodestra, 5,5% a favore della Lega e il 2,5% indirizzato a Fratelli d’Italia. Ha attratto invece il 29% dell’elettorato attuale dall’astensione: probabilmente si tratta di votanti precedentemente delusi dall’esperienza governativa con la Lega e che ora sono tornati.

Il partito di Giorgia Meloni continua a crescere grazie anche alla capacità di attrarre un nuovo elettorato: il 20,4% dei votanti proviene dalla Lega, il 6,2% da Forza Italia, il 2,5% dal M5S e il 24% dall’astensione. La fiducia si attesta al al 70,7%.

L’elettorato di Silvio Berlusconi è fedele per il 70,6%; si registrano flussi in uscita verso Fratelli d’Italia (7,8%), Lega (5,8%) e Italia Viva (4,2%). Forza Italia fatica ad attrarre nuovi, eccezion fatta per il ritorno di una parte di leghisti (6,2%).

Da http://www.ilgiornale.it/news/politica/sondaggi-centrodestra-vola-passo-50-1802350.html

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