In Germania i musulmani dovranno rispettare la legge e cultura tedesche

Continuiamo con la speciale zuppa di Porro straniera. Grazie ad un nostro amico analista che vuole mantenere l’anonimato, il commento degli articoli tratti dai giornali stranieri.

È istruttivo leggersi l’articolo di Tobias Buck sul Financial Times del 24 marzo che descrive come è interpretata la questione musulmana in Germania da uno dei principali dirigenti del Ministero degli Interni tedesco Markus Kerber. Riflettere, in questo senso, su come si lavora per costruire “un Islam per i musulmani tedeschi che appartengano alla Germania” con l’obiettivo di ridurre le influenze straniere, sia personali sia economiche, su questa comunità, perché sia meglio integrata, per assicurare che gli imam che operano al suo interno siano tedeschi e predichino in tedesco, per rimediare agli effetti prodotti dalla massiccia immigrazione dalla Siria accettata negli scorsi anni. Per rimediare a una situazione nella quale la Ditib (l’unione per gli affari…

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FONTE https://www.nicolaporro.it/islam-in-germania-i-musulmani-dovranno-rispettare-la-legge-tedesca

Crisi demografica, gli italiani a rischio estinzione

Gli esperti di demografia incutono timore. Il tema dovrebbe finire immediatamente nell’agenda dei politici responsabili. In sintesi l’Italia rischia di implodere a causa della bassa natalità; l’Europa intera invecchia rapidamente; l’Africa invece esplode di gioventù.

Difficile fare ipotesi a lungo termine ma sembra sensato, per non dire sicuro, che in un futuro molto vicino, un paio di miliardi e mezzo di africani guarderanno 450 milioni di europei dall’altra parte del Mediterraneo. L’immigrazione di massa, per ora, ha trovato un argine proprio nelle distanze stabilite dal mare e dal deserto del Sahara. Se il territorio tra Africa e Europa non avesse soluzione di continuità, staremmo già facendo i conti con un’emergenza senza precedenti nella storia del nostro Continente.

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fonte – https://www.nicolaporro.it/crisi-demografica-gli-italiani-a-rischio-estinzione/

Migranti Belgio: i dati schock di uno studio. Succederà pure in Italia?

Alessandro Gnocchi

La rivista mensile

francese Causeur, di cui sono un gran lettore e che potete scaricare dal web, nel numero di febbraio presenta un’inchiesta dal titolo Diventeremo tutti come il Belgio. Nessun pregiudizio verso questo Paese, ma solo un’analisi basata su un libro scritto sul tema dell’immigrazione da Alain Destexhe, senatore belga ed ex segretario generale di Medici senza frontiere.

I casi Diciotti e Renzi lo dimostrano: comanda la magistratura

 In questi giorni stavo sfogliando i quotidiani degli anni Ottanta. È cambiato quasi tutto, tranne una cosa: la potenza della magistratura nel dettare l’agenda politica o agenda setting, come dicono gli «esperti». Certo, allora si trattava solo di qualche arresto di amministratori locali (ovviamente dei partiti di governo) il giorno prima delle elezioni o di scontri tra il presidente Cossiga e il Csm. Niente rispetto a quello che sarebbe accaduto dopo. Ma era già visibile il disegno e già percepibile la tentazione.

Sono passati più di trent’anni e siamo ancora qui, a confrontarci con quello che, parafrasando De Gasperi, potremmo chiamare il «quarto partito», quello della magistratura che, ad ogni snodo, si esprime, sconvolge i piani degli uni e degli altri: in ogni caso plasma il corpo della Repubblica.

Simbolicamente la giornata del 18 febbraio è stata l’apoteosi del trionfo del «quarto partito»: la votazione nella piattaforma Rousseau sul caso Diciotti, che ha spaccato il principale attore della coalizione di governo (e ora vedremo nel voto reale, quello dell’aula). E, nel frattempo, l’arresto dei genitori di Renzi, cioè di colui che stava per rientrare in scena, ammesso ne fosse mai uscito, sia nelle primarie del Pd che nel quadro più generale. Continua a leggere

L’Ue non ha capito la Brexit e gli inglesi. E questi alla fine vinceranno

Ma ci siamo tutti rincretiniti per pensare che i grandi processi storici  possano essere frenati da accordi di migliaia di pagine, vergati in giuridichese, tra diverse burocrazie? Quando la moltitudine si muove, quando il potere costituente avanza, i deal sono misera cosa, se cercano di drenare il corso di questo fiume. Abbiamo usato questo termine in inglese perché, dopo il voto di Westminster del 29 gennaio, che ha ridato vita alla May, nella Ue e nei suoi cantori (che comprendono buona parte della stampa mainstream) si oscilla tra l’ironia, nel considerarla una vittoria di Pirro visto il no immediato da parte di Juncker e di Barnier, e l’incutere paura, descrivendo il no deal come l’arrivo dell’Apocalisse.

Può essere che la Brexit senza accordo sia catastrofica, può essere, anzi è molto probabile, che all’ultimo momento si troverà una soluzione. Ma perché dipingere come un’azione folle, scriteriata, quella che sarebbe la conseguenza del voto del referendum del 2016? In cui il potere costituente della maggioranza del popolo inglese si è espresso.

La realtà è che fin dal 2016 l’Europa continentale ha capito poco o nulla di quello che era avvenuto. Come non lo si è compreso in Italia: basti dire che, nella pubblicistica, il solo libro serio è stato Brexit la sfida, curato da Daniele Capezzone e da Federico Punzi (di cui ora è uscita una nuova edizione in e-book, sempre per le edizioni Giubilei). Per non dire dell’avvilente dibattito sui giornali mainstream. Continua a leggere

Quelli che odiano la guerra, ma esaltano la rivoluzione

Il ricordo – non le celebrazioni che non ci sono state – della vittoria italiana nella Grande Guerra è stato l’occasione per riaprire le cataratte della retorica buonista nazionale. «Mai più inutili stragi!», «Mai più guerre!». «La guerra è sempre la soluzione peggiore!». Se si pensa a un conflitto armato tra   superpotenze dotate di terribili arsenali atomici, non si può che essere d’accordo. Oggi la guerra può rappresentare la fine della vita sulla terra o, comunque, ridurre il pianeta in uno stato simile a quello descritto da Robert Altman nel film ‘Quintet’ del 1979. Tale evidenza, tuttavia, è tale per il presente ma si capisce assai meno per il passato.

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Gli intellettuali chic che difendono l’Ue, il peggiore degli imperi

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Follie Usa, la fake degli indiani buoni e dei bianchi cattivi

Questa immagine ha fatto il giro del mondo. Un ragazzo e un uomo più  anziano sono uno di fronte all’altro. L’uomo ha i lineamenti di un nativo americano e suona un tamburello etnico. Il ragazzo sorride (beffardo). È bianco. Peggio. Indossa il berretto rosso MAGA, Make America Great Again, il motto di Trump.

Cosa sta succedendo?

Il verdetto dei media, mainstream e social, è inequivocabile. È un suprematista bianco che si diverte ad umiliare l’ennesimo POC (Persona di colore/membro di una minoranza etnica). “I baby Trump prendono in giro il leader dei nativi”, scrivono i giornali e la notizia viene rilanciata in tutto il pianeta, Italia compresa (il titolo è del Corriere.it).

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Suona la campana a morto per l’Unione europea

Segniamo pure la data di oggi tra quelle che hanno fatto la storia. La firma del trattato di Aquisgrana tra Francia e Germania apre un capitolo inedito. Nemiche giurate dai tempi di Carlo Magno, con l’apice della rivalità nelle due guerre mondiali, Francia e Germania rinsaldano la propria alleanza. Il nuovo trattato rafforza quello dell’Eliseo sottoscritto il 22 gennaio 1963 – esattamente 56 anni fa – dall’allora cancelliere Konrad Adenauer e dal presidente francese Charles De Gaulle. Inutile mettersi col bilancino a stabilire se l’accordo vada più a vantaggio di Macron o della Merkel. Il trattato resta storico per molti motivi.

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