Articoli con tag Notizie ProVita

Il piano concreto per la Famiglia del Ministro Fontana: “Lavoriamo per questo obiettivo…”

Solo ieri la bocciatura del piano per le famiglie da parte del Ministero dell’Economia, quel piano che Di Maio aveva tanto sbandierato in opposizione ai suoi alleati di governo. Ma c’è un piano concreto e realizzabile a cui lavora il Ministero della Famiglia. 300 euro mensili a figlio è la proposta avanzata dal ministro Lorenzo Fontana, che dovrebbe concretizzarsi in un decreto legge. «Lavoriamo per questo obiettivo», ha dichiarato Fontana a Pro Vita e Famiglia. «Mi auguro che tutti abbiano a cuore la famiglia anche dopo la campagna elettorale».

Martedì scorso, il Ministro dell’Economia, Giovanni Tria, aveva gelato le speranze delle famiglie riguardo al progetto di Luigi Di Maio: 150 euro mensili a famiglia è una «proposta senza alcuna copertura economica», ha detto Tria riguardo a quanto promesso dal vicepremier al Forum delle Associazioni Familiari. L’idea di Di Maio era quella di reinvestire i soldi avanzati dal reddito di cittadinanza in un nuovo assegno per le famiglie.

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Miracolo a Verona: in coma, si risveglia prima dell’espianto

Solo di un miracolo può trattarsi, né sanno spiegarselo diversamente i medici che hanno assistito al risveglio improvviso e insperato di Lorenzo Mori, 17 anni, in coma profondo.

Ma l’aspetto più singolare è che Lorenzo ha ripreso pienamente coscienza proprio mentre i medici stavano per sottoporlo all’espianto degli organi.

Il ragazzo era ridotto in condizioni gravissime a causa di un terribile incidente, lo scorso 20 dicembre, mentre stava andando a scuola, in sella al suo scooter: l’impatto frontale con una Mercedes l’aveva sbalzato dal motorino, all’incrocio tra via Da Mosto, viale Cristoforo Colombo e via Pancaldo. Nonostante il casco, aveva riportato danni cerebrali e respiratori gravissimi, tanto da escludere ogni possibilità di guarigione. Per questo motivo i genitori avevano acconsentito all’espianto degli organi, ma evidentemente, la “Vita” aveva deciso diversamente per lui: come ha scritto, nei giorni scorsi, il quotidiano L’Arena di Verona: Lorenzo si risveglia, apre gli occhi, si muove e addirittura parla. Ed è così che, se cinque mesi fa era considerato praticamente morto, ora è tornato di nuovo a scuola. Prosegui la lettura »

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L’eutanasia di Alessandra in Svizzera, una vicenda dai contorni oscuri

Una storia agghiacciante, quella che raccontiamo oggi, dai contorni foschi e non ancora ben definiti, sulla quale la procura di Catania ha aperto un’inchiesta per «istigazione al suicidio». È la storia di Alessandra Giordano di Paternò, morta il 27 marzo scorso, in una villetta della zona industriale di Pfäffikon, vicino Zurigo. Si tratta della clinica svizzera Dignitas, dove viene praticata da molti anni l’eutanasia e che ha visto anche il passaggio di Dj Fabo, arrivato lì e mai più tornato.

Alessandra, tuttavia, non aveva una sofferenza insostenibile dovuta a qualche terribile malattia: era depressa e da qualche tempo soffriva di una nevralgia cronica: la sindrome di Eagle. Potrebbe essere bastato questo per indurla a fuggire dalla sua terra, senza nemmeno avvisare i suoi familiari e avviarsi in totale solitudine a intraprendere una scelta così drammatica e definitiva per la sua vita? È ciò su cui sta indagando la procura di Catania, come rivela il quotidiano La Verità, perché il sospetto che qualcuno possa aver infierito sulla sua coscienza alterata è davvero forte. Suo fratello parla di lei su La Verità descrivendola come «una donna forte, determinata, sicura di sé, intraprendente, solare. Lavorava nella scuola primaria. È andata regolarmente in classe fino a due anni fa. Amava il suo lavoro. Gli alunni e i nipoti erano la sua vita. E anche lei sognava una famiglia e dei figli».

Tuttavia l’inizio del suo declino psicologico inizia nel 2008, dopo la morte del padre, evento che la fa sprofondare nella depressione tanto da farle abbandonare il suo lavoro di insegnante, limitandosi a passare le giornate a letto. Con questo stato d’animo non certo “lucido” comincia ad accarezzare il pensiero della morte assistita. Un’idea impensabile per i suoi familiari con cui ne parla. Finché il 25 marzo scorso un conoscente incontra, per caso, Alessandra all’aeroporto di Catania e avvisa la famiglia. I familiari dopo numerose telefonate a vuoto capiscono che è volata in Svizzera e tentano di riportarla a casa. Viene allertato il ministero degli Esteri, suo fratello Massimiliano manda una diffida alla Dignitas, allegando l’ultimo certificato medico: «Mia sorella non si trova nelle facoltà mentali, allo stato attuale, per prendere una simile decisione. Ci riserviamo, qualora doveste procedere, di adire a vie legali» ma non riceve nessuna risposta. Allora si reca personalmente in Svizzera.

All’aeroporto di Zurigo, su suggerimento della Farnesina, si rivolge alla Polizia locale che promette di contattare la Dignitas, ma ciò non avviene. Un’ultima telefonata di Alessandra ai suoi conferma l’inesorabilità della sua decisione: persino il conto della clinica, di circa 10.000 euro, è già stato saldato. Il suo passaggio dalla vita e alla morte viene “pianificato” in soli 3 giorni: arrivo lunedì 25 marzo, sistemazione in albergo il martedì, mercoledì incontro col dottore e giovedì arrivo nella clinica della morte per non tornare mai più. Sconcertante il modo in cui vengono “avvisati” i parenti, dopo aver fatto tutto il possibile per salvarla: alla famiglia infatti verranno recapitate le sue ceneri con un biglietto d’addio. Prosegui la lettura »

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Izabella Jarvandi, l’anti-Greta che combatte per la famiglia

Se la giovane Greta Thunberg è balzata agli onori delle cronache, non solo per la sua lotta contro i cambiamenti climatici ma per la difesa dell’ambiente in generale che l’ha portata persino a indire uno sciopero il 15 marzo scorso, a cui hanno aderito studenti di tutto il mondo per chiedere ai governi politiche e azioni più incisive per contrastare il cambiamento climatico e il riscaldamento globale, di Izabella Nilsson Jarvandi, invece, anche lei svedese, anche lei quindicenne, anche lei combattiva come Greta, non si parla quasi per niente.

La sua voce sembra infatti rimanere (volutamente?) inascoltata, forse per la personale battaglia “politicamente scorretta” portata avanti dalla quindicenne. Infatti più che inseguire facili successi sposando la causa ambientalista, non si sa se più “radical” o “chic”, ha preferito dedicare le sue energie a difesa dell’umano. Coraggiosamente si è più volte pronunciata contro le istanze del pensiero dominante, condannando l’immigrazione incontrollata, arrivando a solidarizzare con il presidente Orban, e ha invocato azioni politiche più attente alle esigenze della famiglia. Lo scorso 2 marzo, tramite twitter, ha denunciato la colonizzazione ideologica in chiave gender che ormai da tempo si sta verificando in tutte le scuole svedesi, in cui iniziano a circolare testi assurdi, come racconta la giovane attivista, i cui protagonisti sono «una ragazza con un pene», «un ragazzo con una vagina» o individui che sono al tempo stesso «un maschio e una femmina».

Insomma, una battaglia sacrosanta ma che, di questi tempi in cui predomina un certo ecologismo di cui ultimamente è divenuta simbolo Greta Thunberg, tutto proteso a colpevolizzare l’uomo considerato come il vero cancro del nostro pianeta, risulta una battaglia ardua e quasi impossibile perché difficilmente le si darà spazio e risonanza. Tant’è che se Greta con i suoi slogan è rilanciatissima da tutti i media, di Izabella, invece, volutamente non si occupa nessuno, nonostante i suoi richiami più che legittimi al vero disastro, quello antropologico e culturale, ormai in atto e per di più in fase avanzata.

Manuela Antonacci

fonte – https://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/izabella-jarvandi-lanti-greta-che-combatte-per-la-famiglia/

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Ohio: aborto sarà reato già dopo il primo battito di cuore fetale

Se negli Stati a guida democratica (New York, Vermont), la buriana abortista sembra avanzare senza ostacoli, tutt’altro vento sta soffiando nei territori a guida repubblicana. L’esempio recente più emblematico è quello dell’Ohio, dove il governatore Mike DeWine ha annunciato la sua firma ad una storica restrizione: dopo il primo battito cardiaco fetale accertato, l’aborto non sarà più possibile. Il provvedimento è stato votato mercoledì scorso dalla Camera dei Deputati statale con 56 voti favorevoli e 39 contrari, dopo che, lo stesso giorno, il Senato si era espresso con 18 voti favorevoli e 13 contrari.

 In questo modo l’Ohio si allinea ad altri cinque Stati americani che hanno approvato analoghe restrizioni, sebbene in due casi siano state rigettate dalle Corti statali. Attraverso la tecnologia degli ultrasuoni transvaginali, nel feto il battito cardiaco può essere rilevato già intorno alla quinta o sesta settimana di gestazione: un momento in cui, molte donne ancora non si accorgono della loro gravidanza. Il progetto di legge pro life dell’Ohio, inoltre, non prevede eccezioni né per lo stupro né per l’incesto. Anche per queste ragioni, i democratici e gli abortisti hanno annunciato ricorso. A loro avviso, l’impianto della nuova legge statale contrasta apertamente con i principi della sentenza Roe vs Wade.

«Ho il timore che molti dei nostri ragazzi possano andare via, rischiamo di perdere molti giovani che non vogliono vivere in un’atmosfera oppressiva», ha dichiarato enfaticamente la deputata democratica Michele Lepore-Hagan. Di tutt’altro avviso, la parlamentare repubblicana Candice Keller, che ha definito la proposta di legge come «la più compassionevole che abbiamo mai approvato».

La deputata repubblicana ha poi aggiunto: «Se davvero vogliamo dare potere alle donne dell’Ohio e di questo Paese, dovremmo iniziare a dire la verità sull’industria dell’aborto e sugli enormi profitti che se ne traggono sulla pelle delle donne». Va anche detto, a onor del vero, che durante la precedente legislatura, sempre in Ohio, una normativa simile era già passata due volte ma, in entrambe le occasioni, l’allora governatore John Kasich, anch’egli repubblicano, in controtendenza con la sua maggioranza parlamentare, aveva posto il veto, onde prevenire un eventuale giudizio di incostituzionalità.

Luca Marcolivio

fonte – https://www.notizieprovita.it/notizie-dal-mondo/ohio-aborto-sara-reato-gia-dopo-il-primo-battito-di-cuore-fetale/

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Al bando la triptorelina, ma soprattutto al bando l’ideologia del gender

Alla fine l’Aifa ha dato il via libera alla somministrazione della triptorelina come soluzione per la cosiddetta disforia di genere nei preadolescenti. Con delibera del 25 febbraio (pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 2 marzo), l’Aifa rende noto l’«inserimento del medicinale triptorelina nell’elenco dei medicinali erogabili a totale carico del Servizio sanitario nazionale, ai sensi della legge 23 dicembre 1996, n. 648, per l’impiego in casi selezionati in cui la pubertà sia incongruente con l’identità di genere (disforia di genere), con diagnosi confermata da una equipe multidisciplinare e specialistica e in cui l’assistenza psicologica, psicoterapeutica e psichiatrica non sia risolutiva». Ne avevamo già parlato quando, incredibilmente, nell’estate 2018, il Comitato Nazionale per la Bioetica (Cnb) aveva dato parere positivo all’impiego della molecola per i casi in questione.

Ora, potremmo seguire l’esempio di altre realtà associative che hanno subito messo in discussione la sicurezza della triptorelina, come Scienza e Vita e il Centro Studi Livatino, le quali in un comunicato congiunto hanno ribadito che il «farmaco viene immesso nell’elenco del Ssn in carenza di studi clinici e di follow-up a lungo termine; è alto il rischio, adoperando la Trp per bloccare la pubertà fino a 4 anni circa – dai 12 ai 16 anni d’età – di indurre farmacologicamente un disallineamento fra lo sviluppo fisico e quello cognitivo del minore». Potremmo seguire questo esempio e in parte lo facciamo, nel senso che è sicuramente pertinente e necessario rilevare questi pericoli sul piano applicativo. Il problema vero, però, è a monte, perché prima ancora di contestare l’applicazione di una terapia pericolosa, bisogna capire se la condizione sulla quale si intende intervenire con detta terapia, è correttamente inquadrata da un punto di vista non solo clinico, ma innanzitutto filosofico, per non dire, ancora più brutalmente, razionale. Prosegui la lettura »

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Emma Bonino vorrebbe fermarci. Ecco perche’…

Sembra  che si siano coalizzate tutte le lobby LGBT e femministe radicali contro l’azione di Pro Vita e delle associazioni amiche che stanno organizzando l’imminente Congresso Mondiale delle Famiglie..
In un certo senso li comprendiamo: hanno capito che il Congresso sara’ un evento eccezionale, idoneo a diffondere a livello internazionale la cultura della vita e della famiglia.
Per questo motivo, da giorni, Pro Vita e il Congresso ricevono attacchi di ogni tipo, dalla stampa pro morte, dalle lobby LGBT, dai politici anti-vita e anti-famiglia…

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USA: niente più fondi dei contribuenti a Planned Parenthood

Con l’amministrazione Trump è vita sempre più dura per Planned ParenthoodIl presidente degli Stati Uniti ha firmato nei giorni scorsi un decreto che definanzia parzialmente la catena di cliniche abortiste, privandola di 60 milioni di dollari dei contribuenti. Finora Planned Parenthood ha ricevuto dai 50 ai 60 milioni annui grazie al Titolo X (programma federale che sovvenziona i servizi di pianificazione familiare per le famiglie a basso reddito) ma da oggi le cose cambieranno drasticamente. Prosegui la lettura »

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Con il ministro Fontana attaccato dai “professionisti dell’indignazione ideologica”

«Se io amo le persone che arrivano all’altra parte del mondo però mi dimentico del disabile, della persona in difficoltà o al mio vicino di casa non parlo nemmeno, sono un ipocrita».

Parole chiare quelle del ministro della Famiglia e delle Disabilità, Lorenzo Fontana, che si possono ascoltare anche visionando dei video in rete che spiegano benissimo quanto non ci sia nessuno scandalo in quanto detto, ma lo scandalo sia tutto nell’approccio ideologico al suo discorso.

Se la politica migratoria non ci riguarda, la salute della donna e del bambino sì e far passare come estremista un intervento moderato, è indigesto.

Il punto che colpisce particolarmente è quando si accusa il ministro di applicare il motto “prima gli italiani” a discapito di donne e bambini rifugiati, ma figurarsi se un Ministro per la Famiglia può solo pensare di non tutelare proprio loro. E allora spieghiamo bene che quando Lorenzo Fontana dice “si aiuta soprattutto chi ha bisogno”, si può cogliere facilmente dal video, fa riferimento a tutti, ma le donne e i bambini rifugiati li ha proprio menzionati nel passaggio.

Dunque siamo di fronte a strumentalizzazione che sa di strategia? E qual è la strategia? Soffocare, nascondere sotto il fango delle polemiche, un ministro che già solo per la carica che ricopre dà fastidio. Oltretutto, un ministro operativo, che vuole segnare una svolta pro famiglia: sue le battaglie per i congedi di maternità con regole più flessibili, il congedo di paternità a cinque giorni, l’aumento del bonus per gli asili nido, l’istituzione di un Fondo di sostegno per le crisi familiari con un importo di 10 milioni di euro annui e il raddoppio delle detrazioni fiscali per i figli con disabilità…

Forse, a renderlo “colpevole” per definizione è proprio il fatto che il suo obiettivo sia quello di far comprendere come la natalità sia oggi uno dei problemi e delle questioni più importanti e urgenti di questo Paese. Sicuramente una politica di rilancio demografico completa ed efficace fa paura a qualcuno, altrimenti non si spiega tanto accanimento senza fondamento. Ed essere a favore della famiglia crea nemici scatenati a livello mediatico. A questo punto se fossi nel ministro la prenderei a ridere: è proprio quest’accanimento garanzia di un buon lavoro.

Toni Brandi

fonte – https://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/con-il-ministro-fontana-attaccato-dai-professionisti-dellindignazione-ideologica/

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Francia cancella mamma e papà. De Mari: «Spiegare subito ai bambini la menzogna»

 

La menzogna del “genitore 1” e “genitore 2” è di un’assurdità tale che neanche i bambini ci metteranno molto a smascherarla. L’essenziale, però, è che, già in età prescolare, in famiglia ricevano gli adeguati “anticorpi” per uscire indenni dai virus ideologici che si annidano anche a scuola. Lo sostiene Silvana De Mari, medico, blogger e scrittrice, secondo la quale la radice di questo inganno affonda in un terreno minato che prende il nome di “biopolitica”.

Dottoressa De Mari, cosa si intende per “biopolitica”?

«È un termine che fu coniato da Michel Foucault, che, per inciso, fu uno dei firmatari del celebre manifesto pro pedofilia, assieme a Simone de Beauvoir, Jean-Paul Sartre, Daniel Cohn-Bendit e altri alla fine degli anni ‘70. La biopolitica nasce, allorché la politica inizia ad occuparsi dei nostri corpi. In precedenza, la politica non veniva certo a dirti se il tuo bambino doveva sopravvivere o morire. La mia allusione è ai casi terrificanti di Charlie Gard e Alfie Evans. Lo Stato può non disporre di risorse sufficienti per curare tutti i malati e questo è il prezzo che si rischia di pagare con la sanità pubblica. In quei due casi, le famiglie avevano i soldi necessari per curare i loro figli fuori dagli ospedali dove erano ricoverati, eppure lo Stato ha sentenziato la morte per quei due bambini. Lo Stato sta annientando la biologia e, con essa, anche i concetti di paternità e maternità». Prosegui la lettura »

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