Emilia Romagna, approvata questa notte la legge contro l’ “omotransnegatività”

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Due giorni fa era iniziato l’esame finale, nell’aula del consiglio regionale dell’Emilia Romagna, del tanto discusso e temuto ddl contro l’omotransnegatività e le discriminazioni legate all’identità di genere e all’orientamento sessuale che aveva impegnato i consiglieri di centrodestra in una lunga e dura battaglia, con un’opera di ostruzionismo veramente significativa (oltre 1700 emendamenti).

Una pressione fortissima per l’approvazione del disegno di legge era stata esercitata dalle forze di centrosinistra, in primis il Pd, forte dell’accordo con il Movimento 5 Stelle, tanto che dopo 39 ore di discussione si è arrivati, questa notte stessa, intorno alle 3.30 all’approvazione della legge: 43 i consiglieri votanti, con 33 favorevoli e 10 contrari. La legge è passata grazie al sì di Partito democratico, Sinistra Italiana, Cinque Stelle e Gruppo misto (Silvia Prodi e Gian Luca Sassi). No da tutta l’opposizione di centrodestra, ovvero Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Il clima in cui si è sviluppata la discussione  è stato a dir poco rovente: la comunità LGBTQI, che ha smosso mari e monti per l’approvazione della legge in questione, non è ancora riuscita a digerire il fatto che rispetto al testo originario sia stato introdotto l’art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sul diritto di priorità educativa della famiglia nelle attività scolastiche e che sia soprattutto rimasto il riferimento esplicito e la negazione all’aberrante pratica dell’utero in affitto, grazie all’introduzione di un emendamento ad hoc. Nell’attuale norma di legge infatti, all’articolo 12, vi è una sostanziale modifica alla legge regionale del 2014 che recita: «La Regione non concede contributi ad associazioni che nello svolgimento delle proprie attività realizzano, organizzano o pubblicizzano la surrogazione di maternità».

Tutto ciò avrebbe generato una certa rabbia e una buona dose di frustrazione nelle associazioni arcobaleno, che vedrebbero, invece, in questo decreto, un’occasione preziosa per farsi spazio, culturalmente e socialmente.

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