Usa in recessione tecnica: è solo l’assaggio della crisi, il peggio arriverà nel 2023

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di Mariangela Tessa

Nuovi forti segnali che l’economia Usa rischia pesantemente la recessione. Ieri la prima lettura del Pil del secondo trimestre ha segnato un contrazione su base annuale dello 0,9% (-1,6% su base trimestrale). Si tratta della seconda crescita negativa consecutiva.
I dati, in assenza di revisioni, evidenziano quantomeno una la recessione tecnica (due trimestri di fila con Pil in calo). E, stando agli annali, l’unico caso di sei mesi di battute in ritirata del Pil che non sono diventate recessione risale al 1947.

Pil Usa peggiore delle attese

L’aspettativa era per un dato debole, frenato principalmente dalle scorte. Tuttavia, i dati hanno evidenziato, oltre a un ampio contributo negativo delle scorte, che hanno sottratto due punti all’andamento del Pil, anche un netto indebolimento della domanda finale domestica privata, invariata su base trimestrale. Sull’attività economica recente hanno pesato flessioni nelle scorte delle aziende. In forte calo anche anche gli investimenti immobiliari residenziali, scesi del 14%, e tagli nella spesa pubblica. La spesa per i consumi, che vale oltre due terzi dell’output, ha frenato bruscamente all’1%, con gli americani vittime di un’inflazione che nell’intero trimestre ha marciato dell’8,6%.

Il presidente americano Joe Biden nega che il Paese sia avviato a una pericolosa crisi: “Non è una sorpresa che l’economia stia rallentando mentre la Federal Reserve interviene per combattere l’inflazione. Ma anche davanti a storiche sfide globali siamo sul giusto cammino e supereremo questa fase di transizione più forti e sicuri”.

Il commento degli analisti sulle recessione Usa

Come fanno notare gli analisti di Intesa Sanpaolo, “con i dati correnti, l’economia Usa è in una fase di significativa debolezza, che però non si può definire (per ora) una recessione, alla luce della continua espansione dell’occupazione e dell’andamento del reddito più positivo rispetto a quello del PIL, almeno fino al 1° trimestre (ultimo dato disponibile). Le implicazioni dei dati del Pil per la politica monetaria sono miste. Infatti, a fronte della delusione sulla crescita della domanda finale domestica privata, si è registrato un andamento dell’inflazione in ulteriore aumento, con pressioni per il proseguimento dei rialzi dei tassi. Per ora prevediamo che la Fed mantenga la rotta di restrizione monetaria, ma l’incertezza è aumentata in misura significativa. La svolta ciclica è comunque ormai avviata”.

Anche per Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte, “negli Usa la recessione è probabile nel corso del 2023, come anticipato dalla curva dei tassi, invertitasi ad inizio aprile e poi di nuovo e più marcatamente a luglio (2/10 anni). Escludo la recessione Usa nel 2022 se non tecnica. Mi spiego: la vera recessione comporta da manuale caduta del reddito e dell’occupazione, fenomeni che dovremmo vedere più realisticamente nel 2023. La recessione tecnica che potremmo vedere nel 2022 potrebbe invece essere una recessione solo simbolica, ossia rallentamento della crescita ma mercato del lavoro ancora forte”.

Powell e l’infame guerra in Iraq

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Segnalazione del Centro Studi Federici

La morte di Colin Powell
 
E’ morto Colin Powell, deceduto di Covid-19 nonostante fosse vaccinato. Ma non interessa qui interpellarsi sull’efficacia dei vaccini, ma sull’uomo passato alla storia per aver trascinato il mondo nella guerra irachena con la bufala delle inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.
 
Il mondo, non solo gli Stati Uniti, perché quella guerra infame (ci si perdoni il termine, ma è il meno duro che ci viene in mente) non solo ha devastato un Paese prospero – pur se ristretto nella morsa del rais –, ma ha anche fatto dilagare il terrorismo internazionale, come acclarato in maniera inequivocabile dalla Commissione Chilcot, la commissione d’inchiesta istituita in seno al Parlamento britannico.
 
Non è certo per caso che l’Isis è nato in Iraq in quel tormentato dopoguerra. Così quel conflitto ha prodotto la strage del Bataclan, quella di Manchester e tanto, tanto altro.
 
Per questo si resta perplessi, ma anche no, dalle parole di Biden, che ha ricordato il primo generale nero della storia americana come “caro amico” e “patriota”. Ma d’altronde anche Biden votò a favore di quella guerra e amici lo erano davvero.
 
Nel tracciarne un ricordo Scott Ritter, ex ufficiale dell’intelligence del corpo dei marines, ricorda che Powell ebbe un ruolo di primo piano nella distensione internazionale che fiorì al tempo in cui Reagan intraprese un dialogo fecondo con Gorbacev, e che, nonostante fosse un soldato tutto d’un pezzo, Powell era un guerriero riluttante.
 
La guerra umanitaria 
 
È noto che il suo show alle Nazioni Unite, dove mostrò le “prove” delle armi di distruzioni di massa di Saddam, non era farina del suo sacco, ma basato su falsi rapporti della Cia.
 
Rapporti ai quali si sommavano le pressioni dei neocon, che avevano preso in mano tutte le leve del potere, e l’esplicita richiesta del suo presidente, che non ebbe il coraggio di contraddire, come scrive The Intercept, dimostrando di non avere la dote che più richiede l’esercito a un soldato, il coraggio (come quello dimostrato, ad esempio, dall’ufficiale israeliano Avner Wishnitzer, la cui storia è raccontata in nota alla quale rimandiamo).
 
Powell, come Biden, ebbe poi modo di dire di aver sbagliato, come accade spesso ai politici americani in questi casi. Sempre per restare sull’Iraq, clamoroso fu anche il dietrofront dell’ex Segretario di Stato Madeleine Albright, alla quale fu chiesto conto del fatto che le sanzioni emanate dagli Usa contro l’Iraq dopo la prima guerra del Golfo avevano ucciso 500mila bambini:  “ne valeva la pena“,  aveva risposto al suo basito interlocutore, accorgendosi solo dopo il profluvio di critiche dell’atrocità della risposta.
 
Così la morte di Powell, più che far tornare a galla l’orrore di quella guerra, fa emergere ancora una volta l’irresponsabilità di tanti politici dell’Impero, il quale è sempre pronto a perdonare gli errori dei suoi comandanti, politici e militari.
 
Ciò gli permette di non dover fare ammenda delle iniziative, ricomprendole nel suo seno e, di fatto, legittimando anche quelle più palesemente sbagliate, derubricate a semplici incidenti di percorso di una storia che vede gli Stati Uniti sempre e comunque dalla parte dei buoni.
 
Ciò permette all’Impero di evitare processi di riforma e di continuare a spandere nel mondo la sua immagine di faro di civiltà e libertà. Evitando anche che tali errori possano porre criticità a iniziative presenti, la cui dinamiche essenziali ricalcano quelle del passato.
 
L’occupazione umanitaria dell’Iraq
 
Il caso Iraq è eclatante in tal senso, dal momento che quell’errore non fu solo foriero di una guerra sanguinaria spacciata per umanitaria, ma ha legittimato la presenza dell’esercito americano in quel lontano Paese fino a oggi.
 
E come quella guerra fu umanitaria, anche il protrarsi dell’occupazione militare americana si è basato su ragioni umanitarie, dovendo quella presenza militare, a detta dei suoi propugnatori, evitare che il Paese sprofondasse nel caos e garantire la nascita di una democrazia irachena,
 
Il caos non è stato affatto evitato, anzi, per decenni ha infuriato una guerra tra sunniti e sciiti, con attentati terroristici quotidiani, terminata solo alcuni anni fa. Detto questo, proprio quella democrazia parlamentare che gli Usa dicono di aver fatto nascere, gli ha chiesto di andarsene con voto unanime del Parlamento, inutilmente.
 
Così l’errore sulle armi di distruzione di massa di Saddam non ha portato gli Usa a essere quantomeno più prudenti nel valutare le identiche accuse mosse contro Assad, che avrebbe usato armi chimiche contro i cosiddetti ribelli moderati, con accuse del tutto infondate.
 
Solo se e quando Assad sarà rimosso o il regime-change siriano archiviato (oggi è solo sospeso), si potrà, forse, vedere l’ammissione da parte degli Stati Uniti di incidenti di percorso analoghi a quelli iracheni.
 
Così in questa esaltazione di Colin Powell, il grande patriota che commise un “errore”, sta tutta la supponenza della nazione che si crede “indispensabile” al mondo, come ribadiva alcuni giorni fa l’ex diplomatico Usa  David Robinson (The Hill). E sta la sua incapacità di riformarsi.
 
Detto questo, almeno Powell e Biden, e altri con loro, hanno ammesso l’errore e quest’ultimo sta anche provando a porre un freno certe derive. I neocon e i liberal, che furono e sono il motore immobile di questa politica muscolare, continuano a rivendicare la legittimità di quelle iniziative, con la stolidità propria dei deliri di onnipotenza.
 
 

Gli stupratori che esportavano la democrazia

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Lo storico Roberto Gremmo è autore del libro “Le Marocchinate, gli alleati e la guerra civile. Le vittime dell’occupazione militare straniera nell’Italia liberata (1943-1947)” (Storia Ribelle – Biella, 2010). L’articolo che segnaliamo, dello stesso Autore, tratta di alcuni degli innumerevoli casi di abusi sessuali compiuti dalle truppe alleate nei confronti delle popolazioni della Penisola.
 
Le nostre donne e i nostri bambini, vittime dimenticate, preda degli eccessi delle truppe alleate e ‘liberatrici’
 
(…). Sulle stragi, gli stupri e gli omicidi delle truppe di colore francesi fra il 1944 e il 1945 non parla volentieri nessuno.
Per di più, non c’erano solo i marocchini perché orde di violentatori, stupratori, delinquenti ossessionati dal sesso vestivano le divise delle truppe alleate di molti Paesi.
A Casoria il 25 febbraio 1944 “tre militari truppe colore” entrarono in una fattoria isolata cercando di violentare una donna e la figlia diciottenne ma vennero fermati dal proprietario che li dissuase “consegnando militari somma circa lire mille”.
Il pomeriggio del giorno seguente a Sessa Aurunca si verificò un tentativo di violenza carnale contro una contadina da parte di “due militari inglesi di cui uno razza negra”.
Il 14 luglio a Sala Consilina cinque militari americani entrarono in un’osteria cercando di violentare la moglie del proprietario che reagiva ferendo uno dei militari. Il 17 luglio ad Eboli “tre soldati americani, ubriachi, tentavano adescare due ragazze” spararono addosso ad un ragazzo corso a difenderle e poi fuggirono esattamente come due “soldati di colore alleati” che la fecero franca a “Villa Siepe” di Collescipoli in provincia di Terni dove uccisero con un colpo di fucile una povera donna “accorsa in aiuto della figlia, che stava per essere violentata”.
Il 26 luglio in provincia di Siena a Gaiole in Chianti due soldati indiani tentarono di rapire una ragazza ma vennero fermati dai parenti della giovane che li consegnarono alla polizia americana; due giorni dopo a Piobbico un altro soldato indiano violentò una donna ma venne bloccato dai carabinieri che lo consegnarono alla polizia militare alleata.
Il 31 luglio a Capua “quattro militari sud-africani avvinazzati” svaligiarono una casa cercando di stuprare una donna, vennero alle mani con “altro militare di colore” entrato con le stesse intenzioni e poi fuggirono.
Il primo agosto ad Eboli quattro “militari scozzesi avvinazzati” ed armati entrarono in una casa tentando di violentare una donna ma “La malcapitata riusciva a fuggire, rifugiandosi unitamente ai tre figli minori nella vicina abitazione parenti” mentre per vendicarsi i soldati le fracassarono i mobili rubandole i pochi soldi che conservava. Tre giorni dopo, a Napoli “un soldato alleato di colore del gruppo automobilistico sito nella via Panoramica località “Testa”, si congiungeva carnalmente e con violenza col settenne (…) producendogli lesioni che, per la loro localizzazione sono da ritenersi derivate da contagio di malattia venerea”.
Il 12 agosto a Rosignano Solvay due militari americani ubriachi cercarono di violentare una donna minacciando il marito con un pugnale.
Il 14 agosto a Tarquinia due soldati brasiliani col pretesto di ottenere del vino entrarono in una fattoria tentando di rapire una ragazza sedicenne, aggredendo e ferendo un contadino intervenuto mentre la poveretta scappava per i campi; il 18 agosto in località “Mulino Caputo” di Capua un militare canadese violentò e ferì una donna ed il 12 settembre in località “Venere” di Arezzo tre militari inglesi entrarono in una casa tentando di violentare una donna, sparando per spaventarla ma fuggendo sorpresi dalle grida della poveretta.
Il 24 agosto a Subbiano in provincia di Arezzo due soldati indiani armati, “col pretesto di ricercare militari tedeschi”, entrarono in un casolare, chiusero gli abitanti in una stanza salvo una contadina che tentarono di violentare ma “non essendovi riusciti, per l’energica reazione della donna, si allontanavano sparando un colpo di fucile” che colpiva a morte la poveretta. Il 29 agosto in una povera capanna vicino a Livorno “due militari alleati di colore, di cui uno armato di fucile, dichiaratisi agenti della Polizia Alleata” violentarono una giovane sotto gli occhi impietriti dei genitori.
Il 31 agosto in contrada “Cannuccia” di Jesi un gruppo di militari alleati entrò con la violenza in una casa, rapinò i malcapitati e stuprò due donne. Nelle stesse ore a Venturina in provincia di Livorno un finanziere venne ferito mentre cercava di difendere la moglie da un “militare negro” che cercava di violentarla.
Il 3 settembre a Jesi quindici soldati greci penetrarono in una casa, picchiarono il proprietario e gli violentarono la figlia fuggendo dopo aver rubato diversi oggetti d’oro e di valore.
Il 4 settembre ancora a Subbiano tre militari indiani armati entrarono in una casa col pretesto d’una perquisizione tentando di violentare una donna, salvata dalla madre e dal marito che vennero però percossi. L’8 settembre un gruppo di soldati alleati tentò di violentare quattro donne ad Acilia.
Il pomeriggio del 9 settembre i carabinieri di Lucca rinvennero in una fossa scavata in un bosco il cadavere d’una povera donna che “si era recata in campagna per raccogliere erba e non aveva fatto più ritorno nella propria abitazione”.
Dalla autopsia (erano) risultate tracce di violenza carnale e la frattura del cranio, prodotti da corpo contundente.
Si rit(eneva) che il delitto (fosse) stato commesso da militari di colore, che operavano nella località suddetta”.
Il 18 settembre a Rosignano Marittimo tre soldati americani tentarono di violentare una donna e le spararono addosso quando la poveretta fece resistenza.
Il giorno seguente in borgata “Primavalle” a Roma tre soldati alleati cercarono di violentare una donna, furono scoperti appena in tempo dai carabinieri e dai poliziotti ma riuscirono a fuggire sparando all’impazzata.
Il 21 settembre a Piscinola in provincia di Napoli cinque militari americani rapirono e violentarono una ragazza di diciassette anni. Il 24 settembre a “Braccialetto” di Viterbo tre soldati indiani cercarono di violentare una donna difesa dal marito perciò “dovettero desistere da(l) loro proposito e allontanarsi non senza però lanciargli contro un sasso che lo feriva”. Il giorno seguente cinque “militari negri” violentarono una donna a Pisa. Il 29 settembre a Venturina tre “soldati negri” cercarono di stuprare una donna ma furono affrontati dai suoi parenti che li presero a fucilate ed uno degli aggressori venne ferito gravemente.
Il 20 ottobre a Palazzuolo di Romagna in provincia di Firenze tre militari indiani violentarono una giovane di ventun anni ed il giorno seguente altri cinque soldati indiani tentarono di violentare una ventenne a Boboli ma vennero messi in fuga da alcuni civili richiamati dalle grida della donna.
Il 25 ottobre a San Pietro a Grado nei pressi di Pisa sei “militari alleati di colore” chiesero insistentemente del vino in una fattoria isolata, poi tentarono di violentare una donna di 35 anni e la figlia di 15 e quando il padrone di casa cercò di difendere le sue donne “fu ucciso con una pugnalata alla nuca”. Gli assassini vennero arrestati dalla polizia alleata.
Cinque giorni, dopo a Livorno, un altro “soldato alleato delle truppe di colore” tentò uno stupro ma venne immobilizzato da un sergente italiano malgrado lo avesse preso a rivoltellate. Il 29 ottobre a Camerino quattro soldati neo-zelandesi entrarono in una fattoria cercando di violentare una donna ma furono costretti ad andarsene quando giunse il marito. Poi però tornarono indietro, brandendo minacciosamente una scure. Il contadino non si perse d’animo e li mise in fuga ferendoli sparando col fucile.
Il mattino del 6 novembre a Bracciano alcuni militari indiani sorpresero due sorelle in un bosco dove stavano raccogliendo la legna e “tentarono violentarle, ma non essendo riusciti nel loro proposito, spararono contro le due donne alcuni colpi di fucile” uccidendone una e ferendo gravemente l’altra.
La sera del 13 novembre a San Piero a Sieve in provincia di Firenze cinque militari americani entrarono in una casa, picchiarono una giovane che era riuscita a sfuggire alle loro pretese ed il padre che aveva cercato di difenderla. Due giorni dopo a Lastra a Signa “4 militari di colore” entrarono con la violenza in una casa dove picchiarono un’intera famiglia che era riuscita ad impedire la loro violenza contro la moglie del proprietario.
Il 14 novembre ad Aversa alcuni italiani stupefatti videro una povera donna gettarsi da un autocarro in corsa, morendo sul colpo. La malcapitata aveva incautamente accettato un passaggio da un gruppo di militari indiani e s’era lanciata nel vuoto dopo essere stata “fatta segno a tentativi di violenze a scopo di libidine”.
La sera del 23 novembre “un soldato di colore” tentò di violentare una diciottenne a Marina di Pisa. A San Giuliano Terme la sera del 25 novembre due militari americani obbligarono una donna a salire su un’auto e la violentarono. Tre giorni dopo “un militare americano, conducente un’auto della croce rossa” cercò di violentare una sedicenne.
L’11 dicembre a Marradi in provincia di Firenze quattro militari indiani entrarono in una casa, immobilizzarono i proprietari e “si congiunsero carnalmente” con una giovane di 27 anni, andandosene tranquillamente dopo aver rapinato un paio di scarpe e 200 lire.
Il 14 dicembre due soldati americani tentarono di violentare una giovane cameriera, schiaffeggiando il suo datore di lavoro intervenuto a difenderla. La sera del 15 dicembre 1944 due soldati americani penetrarono in un’osteria di Roma dove tentarono di violentare la moglie del proprietario ma poi dovettero rinunciare “per l’atteggiamento minaccioso dei clienti, contro i quali agirono, rapinandoli della somma complessiva di 4500 lire”.
Lo stesso giorno le campagne di Russi in provincia di Ravenna furono teatro di una tragedia irreparabile quando un soldato canadese uccise un contadino intervenuto in difesa della figlia che stava per essere violentata.
Nella capitale, due giorni dopo un soldato alleato tentò di violentare una ragazza ma venne bloccato da alcuni poliziotti italiani che gli misero le manette.
La vigilia di Natale alcuni soldati greci accampati a Barra penetrarono in una casa tentando di violentare due donne ma vennero messi in fuga. Mentre scappavano cercarono comunque di rapinare e violentare due ragazze ma per furtuna furono bloccati da un gruppo di militari italiani di passaggio. Indispettiti e decisi a vendicarsi, dopo qualche ora parecchi ellenici arrabbiati tornarono indietro e “per rappresaglia esplosero bombe a mano e circa 100 colpi di armi automatiche”, uccidendo una persona e ferendone altre.
La sera del 7 gennaio 1945 a Castelfranco di Sotto in provincia di Pisa cinque militari brasiliani vennero messi in fuga dai carabinieri accorsi alle grida d’una povera donna che stava per essere violentata. Il 15 gennaio “due militari di colore” presero a pugni una giovane ventiquattrenne “con l’evidente scopo di violentarla. Alle grida della donna, gli aggressori si dettero alla fuga”. A Forte dei Marmi il pomeriggio del 16 febbraio due “soldati di colore” chiesero ospitalità in una fattoria dove nella notte tentarono di violentare la moglie del padrone di casa e quando il poveretto cercò di difendere la donna “i soldati lo uccisero con un colpo di fucile. La donna, portata con violenza in altra casa, fu poi violentata”.
Il 21 gennaio a Coreglia Antelminelli in provincia di Lucca “due militari americani di colore” entrarono in casa d’una donna sola e la “costringevano a congiungersi carnalmente”. Una settimana dopo nello stesso paese “tre militari americani di colore” armati cercarono di violentare due contadine che “poterono sottrarsi dandosi alla fuga”.
La sera del 17 marzo ancora a Coreglia Antelminelli si verificò un duplice, efferato omicidio quando “un soldato di colore, della 92^ Divisione T.F. americana” uccise a colpi di fucile una ragazza diciassettenne che cercava di sottrarsi al suo tentativo di violentarla ed il fratello della giovane accorso in suo aiuto. Due giorni dopo, a San Marcello Pistoiese, un “soldato negro americano” violentò una donna tentando di stuprarne altre due; il 26 marzo a Pisa due soldati inglesi cercarono di violentare una ragazza in un negozio ma, per fortuna, “furono fermati dalla polizia americana” mentre la fecero franca tre soldati neozelandesi che a Serravalle di Macerata violentarono e rapinarono una donna. Riuscì a far perdere le tracce anche “un soldato di colore” che il 1 aprile tentò di violentare una poveretta a Campiglia Marittima.
Il 5 maggio a Calderara di Reno un “soldato di colore dell’esercito americano” picchiò e violentò una donna, soprendendola in casa e due giorni dopo a San Lazzaro di Savena quattro militari indiani fecero irruzione in una casa violentando una bambina di 14 anni di fronte ai genitori tenuti prigionieri ed atterriti perché minacciati di morte.
La sera del 18 maggio ad Anzola Emilia “un soldato negro, rimasto sconosciuto” alla guida d’un autoveicolo cercò inutilmente di convincere una donna che viaggiava sull’automezzo “a congiungersi carnalmente con lui” ma al rifiuto della poveretta fermò la macchina, fece scendere tutti i passeggeri, sparò loro addosso ferendo a morte un soldato italiano e poi riprese tranquillamente il viaggio.
Il 27 maggio a Busnago nel milanese due soldati sud-africani schiaffeggiarono un partigiano, tentando di violentare la sua fidanzata; il giorno seguente a Fonte San Savino in provincia di Arezzo due militari indiani cercarono di violentare un ragazzo. La notte del 30 maggio a Marignano nel forlivese “tre militari greci degli eserciti alleati” uccisero a colpi di pugnale una ragazza che aveva opposto resistenza ai loro tentativi di stuprarla e ferirono gravemente il padre ed il fratello che avevano cercato di proteggerla. Il 1 giugno a Sant’Elpidio a Mare nelle Marche un soldato polacco ferì gravemente a coltelate un uomo che cercava di impedire una violenza sulla cognata. Due giorni dopo, “un ufficiale pilota americano, non identificato” violentò per molte ore una donna picchiandola selvaggiamente mentre nelle stesse ore a Spoleto un tenente indiano “tentò di congiungersi” con due donne ma venne messo in fuga dalla gente del posto.
Il 5 giugno a Piacenza due militari della polizia inglese sfondarono la porta d’una casa e tentarono di violentare una donna. Il cognato, presente all’aggressione, “colpito, per lo spavento, da paralisi cardiaca, morì sull’istante”. Il 9 giugno a Grottaglie in provincia di Taranto due soldati indiani di guardia ai prigionieri tedeschi rapinarono un uomo, lo ferirono e tentarono di violentargli la moglie. A Castelmaggiore in provincia di Bologna in poche ore, fra il 13 ed il 14 giugno 1945, si verificarono due tentativi di violenza su donne da parte di “un militare di colore degli eserciti alleati” mentre due soldati indiani stuprarono una ragazzina minorenne.
Sempre il 13 giugno a Campo Marino in provincia di Campobasso un soldato sud-africano tentò di violentare una donna che “riportò, nella colluttazione, ferite lievi” mentre il giorno dopo ad Arquà Polesine “cinque soldati indiani, non identificati, stuprarono cinque ragazzi, dopo averli allettati con dolciumi”.
Il 23 giugno a Pozzecco un “militare di colore” venne arrestato dalla polizia alleata in Friuli per aver violentato una bambina di 9 anni “che riportò lesioni agli organi genitali”. Ancor più efferato il delitto compiuto da uno sconosciuto soldato inglese che due giorni dopo a Scorzè in provincia di Venezia si “congiunse carnalmente” con un bambino di 10 anni proprio nelle ore in cui a Udine due soldati americani si azzuffavano con una pattuglia di carabinieri accorsi in difesa d’una donna che cercavano di stuprare. Il 4 luglio a Livinallongo un soldato americano violentò una bambina di 12 anni e due giorni dopo a San Goderzo in provincia di Firenze due militari alleati violentarono due giovani donne proprio nel paese dove il 20 luglio due sconosciuti con la divisa delle truppe alleate entrarono in una casa, tentarono di violentare una donna e spararono contro il marito che voleva difenderla. Il 30 luglio a Torino due militari sud-africani violentarono una giovane ventiduenne.
Il 17 agosto a Migliarino Pisano venne rinvenuto il cadavere d’una donna di 68 anni “presentante tracce di violenza carnale” e che probabilmente era stata uccisa da “qualche militare di colore di un reparto americano, accampato in quei pressi”. Il giorno seguente a Grottammare in provincia di Ascoli Piceno un soldato polacco “tentò di violentare la tredicenne (…) la quale, riuscita a divincolarsi, fu fatta segno, senza conseguenze, a tre colpi di pistola del polacco”. Il 3 settembre a Firenze un individuo in divisa americana aggredì una donna “a scopo di libidine”. In Puglia, prima a Bitonto il 30 agosto un soldato indiano violentò un bambino di 16 anni e poi il 10 settembre a Carbonara di Bari altri indiani ferirono un carabiniere che s’era rifiutato di “sottostare ad atti di libidine”.
Il giorno di Natale del 1945 a Mori in trentino un soldato inglese che svolgeva la funzione di interprete cercò di violentare una cinquantenne che riuscì a sfuggirgli.
La sera dell’11 marzo 1946 un gruppo di soldati polacchi ubriachi cercò di violentare una donna a Brindisi ed al suo fermo rifiuto uno di loro la uccise a colpi di pistola.
La sera del 4 aprile a Casoria “15 soldati alleati in compagnia di tre prostitute commisero atti osceni alla presenza di alcune ragazze di buona moralità” spararono addosso a due uomini che erano intervenuti per farli smettere e poi scapparono dopo aver rubato una mucca.
La sera del 13 maggio a Civitanova Marche un soldato polacco cercò di violentare una donna di 60 anni e quattro giorni dopo a Potenza Picena un altro militare di Anders commise “atti di libidine violenta” su una bambina di sette anni.
Il 14 luglio a Roma due soldati americani aggredirono e violentarono una ragazza ventunenne ma vennero arrestati dalla polizia alleata..
Era già qualcosa, ma non per questo cessarono violenze e delitti d’ogni tipo attribuiti ai soldati alleati.
Come è sempre accaduto nei Paesi coloniali, le truppe d’occupazione agirono sicure di potersi permettere ogni abuso contro le popolazioni locali.
 
 

 

Siria: islamici dal cuore tenero per Israele

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Hanno bruciato vivi dei prigionieri, sgozzato centinaia di persone, praticato persino il cannibalismo. Eppure anche i terroristi islamici hanno un cuore: infatti, dopo aver occupato il campo dei profughi palestinesi a Yarmouk, in Siria, si sono preoccupati di cercare le salme di due soldati israeliani morti nel 1982 e sepolti nel cimitero del campo, consegnando poi le salme al governo di Tel Aviv per assicurare una sepoltura ebraica. Una storia così toccante (prudentemente censurata dagli organi di disinformazione di massa) degna del libro Cuore!
 
Yarmouk, terroristi riesumano cadaveri di soldati israeliani
Siria – Gruppi terroristici presenti nel campo profughi palestinese di Yarmouk hanno riesumato i cadaveri di soldati israeliani, a conferma della stretta cooperazione tra i terroristi e Tel Aviv.
Il canale di notizie al-Mayadeen in lingua araba ha citato il vice segretario generale del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp), Tallal al-Naji, che ha dichiarato che l’Isil, il Fronte al-Nusra e i terroristi del Free Syrian Army hanno riesumato le tombe nel campo profughi di Yarmouk, nella periferia di Damasco, su ordine di Tel Aviv per trovare i cadaveri di soldati israeliani. L’ordine di trasferire i cadaveri dei soldati in Israele è stato emesso dal centro di comando israeliano.

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