Articoli con tag Oltre la linea

Orange Vest, l’ultima pagliacciata degli immigrazionisti

“Il giubbotto arancione salva-gente da simbolo di salvataggio in mare a simbolo di umanitá e di lotta all’indifferenza” così Repubblica definisce la campagna Orange Vest, l’ultima pagliacciata degli immigrazionisti per difendere la Mare Jonio e la sua a dir poco discutibile avventura dei giorni scorsi.

Una bella orda di pensiero unico politicamente corretto dopo scioperi della fame di vario genere ha deciso di spingere sull’accelerazione, anche se il tempo delle feste in maschera è passato da un pezzo: Valeria Solarino, Corrado Fortuna, Lella Costa, Moni Ovadia, Caterina Guzzanti, qualche “Iena”, come Gaetano Pecoraro e Roberta Rei,  Leoluca Orlando, Cecilia Strada e – guarda un po’ – Vauro, Sandro Ruotolo, Lirio Abbate, Alessandro Gilioli. Prosegui la lettura »

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Cent’anni di Fascismo

Cent’anni fa un’idea. Rivoluzionaria e reazionaria allo stesso tempo, nuova e dirompente come la guerra che l’aveva preceduta. Un’idea, né di destra né di sinistra, tanto nuova quanto legata alle radici della Tradizione stessa. Un’idea ardita, violenta ed esplosiva che rompeva letteralmente con il presente. I suoi alfieri erano quasi tutti ex combattenti, uomini tempratisi nelle trincee della grande guerra, nel bagno di sangue dell’Apocalisse della modernità. E proprio l’aver combattuto con anima e corpo, sacrificando sé stessi prima di tutto, rese i portatori di questa nuova idea così temerari e decisi. Le cose dovevano cambiare, e ci avrebbero pensato loro.

Come scriveva Mussolini dalle pagine del Popolo d’Italia “[…] Noi non abbiamo bisogno di attendere la rivoluzione, come fa il gregge tesserato: né la parola ci sgomenta, come succede al mediocre pauroso che è rimasto col cervello al 1914. Noi abbiamo già fatto la rivoluzione. Nel maggio del 1915. Quello fu il primo episodio della rivoluzione. Fu l’inizio. La rivoluzione è continuata sotto il nome di guerra per quaranta mesi. NON È FINITA[1]”.

Il 23 marzo 1919 nascevano, in piazza San Sepolcro a Milano, i “Fasci da combattimento”.

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Paul Kagame: “Crisi migratoria è una creazione dell’Europa”

L’immigrazione come fenomeno inarrestabile è uno dei mantra degli immigrazionisti. Andando a fondo, è interessante notare come personaggi dello stesso universo africano smentiscano questo dogma, un po’ meno ridondante del solito da quando gli sbarchi di clandestini sono crollati nel nostro Paese. È interessante in tal senso il pensiero espresso da Paul Kagame, presidente del Ruanda, nel corso di un’intervista rilasciata a The New Times e tradotta da Voci dall’Estero nel dicembre scorso, la cui sintesi era chiara: la crisi migratoria è una creazione dell’Europa.

La stessa Europa che prima ammonisce l’Italia sul rispetto degli accordi di Schengen, poi si augura che il governo gialloverde appena insediato “non cambi politica sull’immigrazione” e poi ancora si accoda alle accuse di governo italiano fascista e xenofobo, dopo le prime “chiusure” dei porti risalenti al giugno scorso”.

Con buona lucidità, colpisce in particolare questa dichiarazione al tempo espressa da Kagame:

“L’Europa ha un problema di migrazione perché non è riuscita ad affrontare il problema in anticipo. Invece di aiutare l’Africa, ha ulteriormente impoverito il continente. Non mi fraintenda: non sto dando all’Europa tutta la colpa del problema della migrazione. Prosegui la lettura »

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Qualità della vita, salari, Pil e debito pubblico: così Putin ha reso grande la Russia

Vladimir Putin fu eletto presidente la prima volta nel 2000. In 18 anni, l’economia della Federazione Russa è drasticamente cambiata e in positivo. Lo dimostrano i dati pubblicati su Russia Today.

Qualità della vita
Prima dell’elezione di Putin, la Russia aveva un PIL pro capite di 9,889 dollari a parità di potere d’acquisto (PPP). La cifra era quasi triplicata entro il 2017 e ora ha raggiunto i 27,900 dollari. La Russia ha il più alto PIL pro capite di tutti i BRICS, con il secondo più alto, la Cina, ferma a 16,624 dollari. Il PPP tiene conto del costo della vita relativo e dei tassi di inflazione dei paesi al fine di confrontare gli standard di vita nelle diverse nazioni. Il salario mensile nominale medio è cresciuto di quasi 11 volte da 61 dollari a 652 dollari. La disoccupazione è diminuita dal 13% al 5,2%. Le pensioni sono cresciute di oltre il 1.000 percento nello stesso periodo da 20 dollari a 221 dollari.

Prestazioni economiche
La Russia è la sesta economia al mondo per Potere d’acquisto, con un PIL di 4 trilioni di dollari. PwC ha previsto che entro il 2050 il paese diventerà la più grande economia europea con questa misura, lasciandosi alle spalle Germania e Regno Unito.

Nel 1999, l’economia russa del PPP valeva solo 620 miliardi. Quindi, negli ultimi 18 anni, la produzione economica russa in questi termini è aumentata del 600%. Prosegui la lettura »

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Balcani: ieri, oggi e domani. Intervista a Giannicola Saldutti

Abbiamo raggiunto per un’intervista Giannicola Saldutti, dottore in lingue e culture straniere, con particolari conoscenze dell’area balcanica e non solo. Ha già collaborato con In Terris, Sputnik, Geopolitica ed Eurasian Business Dispatch ed affinato le proprie competenze viaggiando tra Belgrado e San Pietroburgo.

Hai avuto modo di conoscere da vicino la Serbia, un paese spesso osteggiato dalla comunità internazionale, che ha recentemente rinsaldato i rapporti con la Russia a seguito dell’incontro Putin-Vucic. Quali sono le ragioni storiche e quelle più attuali che giustificano la vicinanza fra i due paesi?

Il legame russo-serbo è qualcosa difficile da comprendere a pieno per chi vive dall’esterno la realtà quotidiana di alcuni Paesi dell’est. Io stesso, prima di vivere Belgrado, potevo avvertirne soltanto la componente storica, avallata da elementi intuibili anche ai più profani, come la comunanza religiosa, nonché l’influenza di una certa ideologia panslavista.

Se dall’esterno tutto ciò può suonare tanto romantico quanto lontano dalla realtà, qualsiasi visitatore attento potrebbe subito rendersi conto di quanto in Serbia la “mission” della Russia (ultimamente incarnata nella figura di Putin, l’uomo forte archetipo dell’immaginario politico russo) sia realmente nel cuore del popolo. “Iste boje, ista vera” ossia “stessi colori, stessa fede” amano ripetere i serbi, alludendo ai colori delle bandiere dei due Paesi e alla fratellanza ortodossa. Prosegui la lettura »

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Milano: la marcia degli anti-italiani

Ancora Milano, ancora “antirazzismo” autoreferenziale. La marcia degli anti-italiani, però, ancora una volta non ha nulla a che fare con la lotta alla discriminazioni, ma solo con la solita ipocrisia in salsa sinistrorsa e con il marciume dei media completamente asserviti ad essa. Dopo i flop degli anni scorsi, stavolta i numeri sono più alti: niente a che vedere con le sparate degli organizzatori (200mila persone!) e ancora più divertenti di Repubblica (“oltre 250mila!”), visto che piazza Duomo colma, secondo tutte le possibili stime, può contenere massimo 80 o 90mila persone.

Ma in ogni caso riempire quella piazza è indice – per l’ennesima volta – della forza culturale della sinistra, quella che se ne frega del parere contro lo ius soli dell’80% degli italiani e manifesta lo stesso per imporlo anzitutto culturalmente, riuscendo nella solita impresa: riuscire a dare l’illusione di essere una maggioranza. Riuscire a farlo in un periodo di crollo dei consensi, rilanciando l’immagine migliore per provare a recuperarli. Chi li dà per finiti non ha idea di cosa stia parlando.

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“Emma Bonino icona dei diritti civili”, l’ennesima cantonata di Saviano

Emma Bonino è anti-militarista e pacifista, ma ogni volta che gli USA, nell’era unipolare, hanno condotto aggressioni imperialiste e neocoloniali contro quelle Nazioni non prone ad obbedire ai loro diktat – da Cuba, all’Afghanistan, finendo con la Jugoslavia, l’Iraq, la Libia e la Siria – lei c’era, sì, ma per sostenerle e caldeggiarle ampiamente.

Emma Bonino è membro del Board della Open Society Foundation di George Soros, cupola alla quale sono legate tutte le ONG nel Mediterraneo, i cui servizi taxi di “risorse” si rendono sostenitori del vile meccanismo capitalista di dumping sociale ai danni dei lavoratori e delle loro dure e secolari lotte. Ispirandosi alla filosofia di Karl Popper, tale no-profit persegue inoltre la mondializzazione coatta e la messa sotto tutela, o più esattamente sotto condizione, della sovranità degli Stati, come accaduto in Ucraina mediante il finanziamento del colpo di Stato ai danni dell’esecutivo filorusso di Viktor Yanukovych o con l’Onda Verde contro Mahmud Ahmadinejad. Prosegui la lettura »

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Il flop di Emma Bonino a scuola: così gli studenti la umiliano

L’ultimo flop dell’ex leader di +Europa Emma Bonino è andato in scena in una scuola superiore della periferia romana. Come riporta Italia oggi, un gruppo di studenti è stato chiamato a rispondere alla domanda: «L’Italia ha bisogno di più o meno Europa?». Diciamo che l’esito non ha deluso le aspettative di Emma Bonino.

Ebbene, il primo voto ha visto prevalere la risposta «più Europa» (69 votanti contro 58), mentre il secondo, al termine dell’incontro, ha visto l’esito ribaltato a favore di «meno Europa» (80 votanti contro 58). Bonino aveva puntato su argomenti «molto pratici, e corredati da numeri», sempre stando al resoconto su La Stampa: «Se oggi potete telefonare senza il roaming da un Paese all’altro dell’Europa, è grazie all’Unione europea. Se potete andare a Barcellona con 19 euro, mentre io ai miei tempi al massimo potevo fare la tratta Bra-Torino, è sempre grazie all’Unione europea. E se in futuro ci saranno problemi ad andare in Gran Bretagna, è perché gli inglesi hanno detto no all’Unione europea». Prosegui la lettura »

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Lavoro e dignità: dalla parte dei pastori sardi

Porto Torres, le statali di Cagliari e Nuoro, Olzai, Sanluri. Le strade si tingono di bianco, gli allevatori e i pastori della Sardegna fermano i camion, rovesciano il latte sul nero asfalto, gettano a terra carne di pessima qualità proveniente dalla Francia.

Il “popolo bue”, quello deriso dalle élites italiane ed europee, lo stesso che ha votato favorevolmente alla Brexit, il medesimo che probabilmente ha dato impulso alla crescita del cosiddetto spregiativamente ‘populismo’, dimostra ancora una volta e senza discontinuità la sua coscienza di classe, questa sì, senza confini.

Gente di montagna e di pietre, di mare cristallino e di maestrale, forte, gentile, testarda, isolana. Non sono molli cittadini, sono rinforzati dalla fresca salsedine dell’isola più bella del Mediterraneo, e sanno bene che sessanta centesimi per ogni litro di latte sono un affronto alla dignità di tutto il sistema produttivo, a partire dall’animale per arrivare al produttore di formaggio. In barba alle regole europee, in barba a quelle del mercato, in barba ai vari open minded del Continente.

Chiedono giustizia, lavoro di qualità e riconoscimento, diritti sociali. Forse molti non hanno una laurea, ma sanno stare al mondo meglio di chiunque laureato. Alcuni preferiscono sprecare il latte che venderlo agli strozzini, che fissano prezzi più bassi di quelli di produzione, tanto c’è il latte d’Oltralpe, più economico ma di minor qualità. Loro lavorano e producono, e giustamente pretendono. L’esatto contrario dei manifestanti violenti di Torino, che incendiano, vandalizzano e sporcano se viene chiuso il loro centro sociale occupato, dove giocano a fare gli anarchici con i soldi e le utenze degli altri, dei contribuenti.

L’Italia può solo che provare orgoglio per questi suoi cittadini, presenti, attivi, consapevoli della propria identità. Davanti al mercato, alla mano invisibile, all’Ue, nonché a coloro che continuano a snobbare i risultati di un voto che non premia i loro beniamini, si può solo che gridare: “Viva il suffragio universale, viva i pastori della Sardegna, viva il popolo bue!”.

(di Alessandro Carocci)

fonte – https://oltrelalinea.news/2019/02/10/lavoro-e-dignita-dalla-parte-dei-pastori-sardi/

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L’ elite è a Davos ma il Globalismo è in grande crisi

Mentre le élite finanziarie e politiche del mondo si riuniscono a Davos, sulle Alpi svizzere, per il World Economic Forum, la loro visione globalista di legami commerciali e politici sempre più stretti è sotto attacco – e le prospettive economiche stanno parlano di recessione.

Come scrive Breitbart, il sistema politico britannico è nel caos mentre il paese negozia un disordinato divorzio dall’Unione Europea. Sotto la guida del presidente Donald Trump, gli Stati Uniti stanno imponendo sanzioni commerciali tanto agli amici quanto ai nemici, e il governo è paralizzato da una parziale chiusura forzata che costringe Trump e la delegazione statunitense a cancellare il viaggio a Davos. Il presidente francese Emmanuel Macron sta affondando nei sondaggi mentre si deve affrontare la protesta dei gilet gialli. I movimenti politici nazionalisti stanno guadagnando forza in tutta Europa. Prosegui la lettura »

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