ONG vs Italia, è guerra: noi sappiamo da che parte stare

La respinta dell’Aquarius qualche giorno fa ha innescato un processo inevitabile, a patto che il governo prosegua sulla linea della fermezza, s’intenda: la guerra tra il “mondo delle ONG” (ivi compresi tutti coloro che le sostengono, da giornalisti a vip di vario genere) e il governo italiano. Un governo la cui figura centrale, in questo momento, è il ministro degli Interni Matteo Salvini.

Nel frattempo le reazioni – scontate – non si sono fatte attendere. Il leader leghista è sotto il fuoco incrociato dei soliti nemici: dagli attivisti in trentino che lo bollano, guarda un po’, come razzista, passando per le ONG che pensano al più originale “fascista”, a solito Saviano e tutto il mondo che lo circonda.

A Trento gli attivisti scrivono sui muri frasi inequivocabili.

Salvini sarebbe mandante dell’omicidio di Somayla Sacko, l’immigrato ucciso qualche giorno fa. Poi la ONG olandese Mission Lifeline scrive sul suo profilo twitter testuali parole, riferendosi proprio al leader del Carroccio: “Quando i fascisti ci fanno pubblicità”.

Cosa avrebbe fatto di male questo fascistissimo, razzistissimo e cattivissimo Salvini? Niente, non ha ucciso nessuno, non ha incarcerato nessuno (anche se forse potrebbe avere titolo), niente di niente. Ha solo negato, tanto a Lifeline che a un’altra ONG olandese (Seefuchs), l’approdo in Italia.

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Sea Watch, Carola Rackete insiste: “Forziamo il blocco”

…Ma non sarebbe reato o istigazione a compierlo? Nessun solerte magistrato si attiva?? (n.d.r.)

Non si arrende Carola Rackete, capitano della Sea Watch, ed è pronta a ignorare sia i divieti del governo italiano sia quelli – ben più rilevanti per chi è stato formato a pane e presunta solidarietà, noi di Oltre la Linea non li riteniamo affidabili comunque – della Corte Europea dei diritti dell’uomo.

“Forzerò il blocco a costo di perdere la nave”, dice Carola, che con il decreto sicurezza bis rischia la confisca dell’imbarcazione, oltre a una multa salata per la ONG stessa.

Nel frattempo Sea Watch lancia una campagna sui social in cui esalta il “capitano Carola” e chiede fondi per “difendere i diritti umani”.

“Se il nostro capitano Carola segue la legge del mare, che le chiede di portare le persone soccorse sulla SeaWatch 3 in un porto sicuro, potrebbe affrontare pesanti sentenze in Italia. Aiutate Carola a difendere i diritti umani, donate per la sua difesa legale”, si legge testualmente. Un atto di guerra, stavolta esplicito di chi dichiarando di voler salvare vite ha costretto per 2 settimane 42 persone a rimanere in mezzo al Mediterraneo, quando di alternative nello stesso lasso di tempo ce ne sarebbero state tante, probabilmente decine.

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fonte – https://oltrelalinea.news/2019/06/26/carola-rackete-insiste-forziamo-il-blocco/

“Libra”, la moneta di Facebook: i privati scavalcano gli Stati

L'immagine può contenere: 1 persona, concerto, folla e testoLibra: la moneta di Facebook

All’interno del sistema capitalista, il cui aggettivo stesso è parlante ed in sé pienamente esplicativo, il privato va alla ricerca del profitto. Nel modello neoliberista che ha assurto a propria divinità panteista la libera circolazione dei capitali (e tutte le nefaste conseguenze sociali che questa liberalizzazione senza freni ha portato in seno), questa ricerca è stata esacerbata, ed ha prodotto povertà molto più diffusa, allargamento della forbice sociale, finanziarizzazione dell’economia e concentrazione oligopolistica della ricchezza.

Il che significa: omologazione dei prodotti, augumento senza limitazioni del profitto (facilitato da un capitale, il cui flusso è stato deregolamentato), schiavizzazione progressiva e silente ad un modello consumistico, capace di travolgere ogni resistenza e di “glebalizzare” i popoli. Del resto: «Quando tutto sarà privato, saremo privati di tutto».

Tutti questi fattori – storici, economici, culturali – stanno dietro all’iniziativa di Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, di creare la Libra, ovverosia una criptovaluta con funzionamento blockchain (struttura dati condivisa, immutabile e protetta da un sistema crittografico efficiente) attraverso la quale raggiungere oltre due miliardi di utenti nel mondo. Il suo White Paper ne enuclea il funzionamento, anche se in maniera piuttosto “grigia“.

 

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Il Guardian: stupri e colpi di stato, i crimini delle Ong

Nel 2008 alcuni di noi hanno scritto a Barbara Stocking, allora capo esecutivo di Oxfam, per criticare un report sponsorizzato dalla sua organizzazione, “Rule of rapists in Haiti”, che indicava gli haitiani come stupratori e al contempo non faceva cenno degli stupri perpetrati dalle forze ONU nel paese. L’anno precedente, 114 soldati sono stati mandati a casa per avere stuprato donne e bambine, alcune di età inferiore a 11 anni. Nessuno di loro è stato condannato.

Abbiamo scritto: “Le ONG come Oxfam sapevano da decenni degli stupri perpetrati dai militari dell’ONU, così come di quelli perpetrati dai membri di altre associazioni di carità. Solo il coraggio e la testimonianza delle vittime, donne e bambini di paesi poveri, ha portato alla luce questi eventi”. Non ci fu alcuna risposta.

Le ultime rivelazioni riguardo gli abusi sessuali perpetrati da membri appartenenti a grosse organizzazioni caritative sono solo la punta dell’iceberg della corruzione delle ONG. Gli abitanti di Haiti sono stati i primi a liberarsi dalla schiavitù, ma i “padroni” coloniali che hanno sconfitto -Francia, Inghilterra, USA- hanno continuato a saccheggiarli e sfruttarli anche attraverso le ONG straniere. Haiti ha più ONG per kilometro quadrato di qualunque altro paese della Terra, ed è il paese più povero dell’emisfero occidentale. La corruzione inizia e finisce all’interno del potere neocolonialista.

Salvini – USA, perché può essere una svolta

Salvini a Washington usa parole chiare e dure: “Le risorse per la flat tax ci devono essere. Non è una scelta: al massimo si possono rimodulare i tempi. L’Unione Europea ha ammazzato un popolo e spalancato le porte alla Cina. L’Italia non è la Grecia e Bruxelles se ne farà una ragione. Faccio parte di un governo che in Europa non si accontenta più delle briciole”.

Al netto della condivisione o meno del provvedimento lanciato da Salvini e dalla Lega, ridurre le tasse sul serio in Italia (non con insignificanti percentili, ma con tagli decisi e consistenti) sarebbe una svolta. Se per tutto ciò si chiede l’alleanza americana, ufficialmente estranea all’Unione Europea ma in pratica un valido oppositore alle politiche suicide di Bruxelles, beh, ben venga.

Da sinistra continuano a ossessionarsi con “le coperture”, da destra si prova a far capire, gradualmente, che l’obiettivo è tornare al debito sovrano: impresa non facile, impossibile in tempi brevi, ma fondamentale per cancellare gli effetti nefasti di una politica di strozzinaggio internazionale come quella europeista, fatta di debito carico di interessi, impossibile da ridurre pur essendo uno Stato in attivo da oltre 25 anni (l’Italia, appunto) e i cui discorsi sul recupero dell’evasione fiscale valgono poco o nulla (non tutti evadono per furbizia, molti lo fanno per necessità: il carico è mostruoso e non è un’opinione).

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Dugin censurato, Campi: “Segno di debolezza e vacuità”

Come confermava nei giorni scorsi La Sicilia, l’Università di Messina ha revocato un incontro con il filosofo russo Aleksandr Dugin, autore della Quarta Teoria Politica. L’Università di Messina ribadiva che «tenuto conto anche delle numerose perplessità manifestate da molti docenti e delle controverse posizioni ideologiche del relatore, non concederà alcun locale per lo svolgimento dell’evento». Alcune associazioni partigiane, saputo dell’intervento di Dugin, erano intervenute sottolineando che il politologo russo «predica pericolose teorie fasciste. in particolare Dugin si richiama all’ideologo Julius Evola e in Russia ha costituito gruppi nazionalboscevichi, il cui contrassegno era la bandiera del Terzo Reich».

Campi commenta la censura che ha colpito Dugin

Il commento più interessante sulla vicenda lo ha scritto il Professor Alessandro Campi, politologo e docente presso l’Università di Perugia. «Molti giornali e siti presentano Aleksandr Dugin, in Italia in questi giorni per un giro di conferenze, come l’ispiratore segreto di Putin, ovvero come uno dei suoi più influenti consiglieri. Non so quanto sia vero. Tendo a pensare, per come ne conosco l’opera e il pensiero, che si tratti d’una esagerazione». osserva Campi.

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fonte – https://oltrelalinea.news/2019/06/11/dugin-censurato-campi-segno-di-debolezza-e-vacuita/

Perché il nazionalismo non può essere sconfitto

Nel 2011 ho scritto un articolo per Foreign Policy riguardo “la forza più potente del mondo”. La forza potente che avevo in mente non era la deterrenza nucleare, internet, Dio, Lady Gaga o il mercato azionario. Era il nazionalismo.

L’idea che gli umani formino distinte tribù basate su una lingua, una cultura e un’etnia comune, e che tali gruppi siano capaci di governare sé stessi, ha modificato la storia degli ultimi 500 anni in modi che molte persone ancora non apprezzano del tutto.

Da allora niente mi ha fatto cambiare idea. Anzi, oggi è ancora più importante capire il nazionalismo. È stato il nazionalismo – e, nello specifico, un desiderio di riconquistare l’autonomia nazionale perduta – che ha spinto gli inglesi a lasciare l’Unione Europea, anche se i leader del movimento non riescono a capire come farlo, e la Brexit rischi di rendere gli inglesi più poveri e possa addirittura portare all’eventuale dissoluzione dell’intero Regno Unito.

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Minibot, la sfida dell’Italia all’Europa?

Ancora presto per dirlo chiaramente, ma l’annuncio dei Minibot, ovvero titoli di Stato piccolo taglio spendibili, ha scosso e di molto l’ambiente finanziario internazionale. Moody’s ha parlato addirittura di preparazione dell’Italia all’uscita dalla zona euro, mentre Mario Draghi è stato ancora più severo: “O è debito o è denaro illegale”.

Per ora in parlamento si è votata soltanto la possibilità che i Minibot diventino realtà, o per meglio dire la possibilità che lo Stato paghi i debiti della pubblica amministrazione anche “con titoli di Stato di piccolo taglio“. E la strada perché lo diventino è costellata di insidie, probabilissime retromarce, senza contare che sullo sfondo ci sono sempre le sempreverdi minacce di Bruxelles.

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Fonte: https://oltrelalinea.news/2019/06/07/minibot-la-sfida-dellitalia-alleuropa/amp/

Nomine e tangenti: scandalo nella Magistratura

L’unica vicenda che mi pare assimilabile a quella che stiamo vivendo in questi giorni è quella dello scandalo P2 dei primi anni ’80 del secolo scorso”. Queste le parole del leader di Magistratura Democratica, Giuseppe Cascini. Si è diffusa oggi la notizia di un vero e proprio “centro di potere” esterno al consiglio supremo della magistratura.

In seguito allo scandalo, sono stati defenestrati, tra dimissioni e auto sospensioni, i seguenti consiglieri: Luigi Spina, Gianluigi Morlini, Corrado Cartoni, Antonio Lepre e Paolo Criscuoli. Seguendo le indagini, il giro di accordi ruotava attorno a Luca Palamara, ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati ed ex consigliere CSM già indagato per tangenti al consiglio di Stato, e il faccendiere Fabrizio Centofanti, quest’ultimo legato alla magistratura.

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Fonte – https://oltrelalinea.news/2019/06/06/scandalo-nomine-e-tangenti-nella-magistratura/

L’insopportabile retorica dell’Occidente

Cos’hanno in comune la destra liberale e la sinistra radical chic? Entrambi difendono dei modelli civili che ci sono ostili e che vanno in antitesi con le nostre radici. Se la sinistra propugna un’idea di società multiculturale e cosmopolita, la destra invece difende a spada tratta un modello di civiltà che non solo va contro ogni discorso identitario ma ci è assolutamente nemica: l’Occidente.

I suoi paladini che si scagliano contro l’Islam sono coloro che propongono la difesa di uno Stato liberale, atlantista e cristiano seguendo il modello neocon americano. Allo stesso tempo costoro si definiscono gli unici salvatori della nazione, alle volte si definiscono orgogliosamente “Nazionalisti”, ma non serve essere dei geni per capire che ciò che auspicano è quanto di più antinazionale possibile, in senso politico e ideale. Multiculturalismo e integralismo occidentale sono due facce della stessa medaglia e sono nostri nemici in egual misura.

Uno stato che ospita 120 basi americane, servo della NATO e privo di una politica indipendente è uno stato desovranizzato, di conseguenza chi lo difende è avverso alla nostra sovranità e ostile alla nazione. Un altro discorso è quello dell’idea stessa di Occidente che hanno i rappresentanti della destra (e non solo), un Occidente fondato su dei totem che non si reggono in piedi: una società borghese che rinnega sé stessa e che si basa sulla dissoluzione dei valori classici sacrificati per inseguire il mito capitalista e mercantile. Questa idea è la negazione della tradizione e della storia europea. Il credo di nazionale di certa destra conservatrice è figlio dell’America moderna e non solo dal punto di vista politico prettamente pratico, ma di una vera e propria visione del mondo radicata nel nostro immaginario tramite un processo di indottrinamento a cui noi europei siamo stati soggetti per tantissimo tempo.

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