UNA SOCIOLOGIA DELLA TRANSIZIONE DI FASE AL POSTMODERNO

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La seconda transizione di fase

Il postmoderno è il paradigma verso il quale è in corso la transizione dal paradigma precedente, il moderno. La transizione sta avvenendo sotto i nostri occhi, quindi la società attuale (almeno quella occidentale, ma anche quella planetaria per quanto riguarda l’influenza occidentale) è una società in transizione. Non solo la società russa è transitiva in senso lato, ma anche la matrice sociale che definisce la vita dell’umanità in questo o quel grado sta cambiando oggi la sua natura qualitativa.

Questa transizione (transito) avviene rigorosamente dal Moderno al Postmoderno. Allo stesso tempo, alcuni principi del Moderno sono già stati scartati, sfatati, smantellati, mentre altri rimangono ancora in vigore. Parallelamente, alcuni elementi del paradigma postmoderno sono già stati attivamente e universalmente implementati, mentre altri rimangono in fase di progetto, “in cammino”. Questa transitività complica una corretta analisi sociologica del Postmoderno, poiché il quadro sociale complessivo che si osserva oggi è, di norma, una combinazione di parti del Moderno in uscita e del Postmoderno in entrata. Inoltre, questo processo non procede in modo frontale e uniforme, ma varia da società a società.

La necessità di comprendere chiaramente la struttura dei tre paradigmi

In ogni caso, per analizzare, da un punto di vista sociologico, il contenuto della società postmoderna, cioè per essere un sociologo competente del XXI secolo, è assolutamente necessario operare con una serie di conoscenze sociologiche relative a tutti e tre i paradigmi – premoderno, moderno e postmoderno -, conoscerne i punti chiave, comprendere la struttura generale delle rispettive società, essere in grado di ricostruire i principali poli, strati, status e ruoli di ciascun tipo di società. Ciò è necessario per le seguenti ragioni.

  1. Il passaggio di fase al Postmoderno tocca i fondamenti più profondi della società, compresi quelli che sembravano essere stati chiariti da tempo e persino superati nel Moderno. Lo scopo della filosofia postmoderna è dimostrare l’insufficienza e la reversibilità di tale “superamento”. Il postmodernismo sostiene che “la società moderna non è riuscita a far fronte al suo programma e non è stata in grado di eliminare completamente il premoderno da se stessa”. Per comprendere questa tesi, centrale nel programma sociologico e filosofico del Postmoderno, è necessario riflettere nuovamente e seriamente: che cos’è il Premoderno?
  2. Le strutture sociali da trasformare radicalmente nel Postmoderno non sono state poste in essere in nessuna fase storica precedente: esse rappresentano profonde costanti sociologiche, antropologiche, psicoanalitiche e filosofiche, rimaste immutate nel corso della storia e che si manifestano in modo più vivo nelle società arcaiche, esplorate da una nuova angolazione dallo strutturalismo novecentesco. Ciò significa che il Postmodernismo non opera solo con il passato e la storia, ma con l’eterno e il senza tempo. Così, il tema del mythos, a lungo dimenticato, si rivela non solo rilevante, ma centrale, e lo studio delle società arcaiche da iniziativa periferica, quasi museale, diventa un campo di studi mainstream.
  3. Il passaggio al Postmoderno implica cambiamenti altrettanto fondamentali nella struttura complessiva della società, paragonabili a quelli avvenuti durante la transizione dal Premoderno al Moderno. Inoltre, la transizione di fase precedente è cruciale nel suo contenuto e nel suo modello per lo studio della transizione in corso. La simmetria e il contenuto di questa simmetria tra i due è centrale per l’intero paradigma postmoderno.

Queste argomentazioni, a cui si possono aggiungere molte altre considerazioni tecniche e applicative, ci permettono di realizzare la legge più importante della sociologia del XXI secolo: siamo in grado, dal punto di vista sociologico, di comprendere adeguatamente la società in cui ci troviamo solo se possediamo non solo un insieme di strumenti sociologici di base, ma anche una comprensione di tutte le differenze sociali tra i paradigmi Premoderno-Moderno-Postmoderno.

Trasformazione dell’oggetto della sociologia nel postmoderno

Non dobbiamo dimenticare che la sociologia è emersa nell’epoca del Moderno e, pur essendo in gran parte responsabile della critica del Moderno e della preparazione della transizione al Postmoderno, porta con sé molte tracce concettuali, filosofiche, metodologiche e semantiche del Moderno, che stanno perdendo il loro significato e la loro adeguatezza sotto i nostri occhi. Il passaggio dalla sociologia alla post-sociologia è inevitabile, il che significa che il livello di riflessione sociologica sulla sociologia stessa, sui suoi principi, sui suoi fondamenti, sulla sua assiomatica, è oggi più che mai rilevante.

Ciò deriva dal seguente fenomeno fondamentale. Nel passaggio al Postmoderno, l’oggetto stesso della sociologia cambia. Naturalmente, la società è sempre in evoluzione in tutte le fasi; ogni volta il suo studio corretto richiede il miglioramento degli strumenti pertinenti, ma durante la transizione di fase cambia qualcosa di più profondo: cambia il registro delle discipline. Così, tutte le trasformazioni sociali nel paradigma premoderno erano collegate ai cambiamenti all’interno delle religioni – il loro cambiamento, la loro evoluzione, la loro divisione o fusione, la loro correlazione. Nel passaggio al Moderno l’intera classe di processi sociali, istituzioni, dottrine, strutture collegate alla religione (e non era solo ampia, ma quasi totale) risulta essere più irrilevante e si sposta alla periferia dell’attenzione. Come abbiamo visto, agli occhi di Auguste Comte, era la sociologia come post-religione a dover prendere il posto lasciato libero.

Nel Premoderno, lo studio della società era quasi identico allo studio della sua religione, che definiva in un contesto sociale le proprietà prevalenti delle istituzioni, dei processi, della distribuzione dei sati, ecc. Nella Modernità, tuttavia, gli studi religiosi e la sociologia della religione sono diventati direzioni molto modeste e solo lo strutturalismo e la psicoanalisi e alcuni dei padri fondatori della sociologia (Durkheim, Moss, Weber, Sombart) ci hanno ricordato la sua importanza fondamentale – soprattutto attraverso lo studio delle condizioni sociali dell’origine della Modernità (Weber, Sombart) o attraverso lo studio delle società arcaiche (tardo Durkheim, Moss, Halbwachs, Eliade, Levi-Strauss). In ogni caso, su entrambi i lati del confine del Moderno (la fase di transizione precedente) si trovano due tipi di società molto diversi: la “società tradizionale” (Premoderna) e la “società moderna” (Moderna).

Le differenze tra loro sono così fondamentali e i valori e i principi di base sono così opposti che si può parlare di completa antiteticità. Se il Premoderno è la tesi, il Moderno è l’antitesi. E le società corrispondenti, per molti aspetti, non sono solo qualitativamente diverse, ma anche oggetti di ricerca opposti. – Non a caso F. Tennys colloca la “società” (Gesellschaft) come oggetto della sociologia solo nell’epoca del Moderno, mentre, secondo la sua dottrina, la “comunità” (Gemeinschaft) corrisponde al Premoderno. Se accettiamo la teoria di Tennys, considerata un classico indiscusso della sociologia, avremmo dovuto dividere la sociologia in una scienza della società (Gesellschaft) e del Moderno, e una scienza della comunità (Gemeinschaft) e del Premoderno (“comunologia”). Sebbene tale divisione non abbia avuto luogo e la sociologia studi allo stesso modo le società tradizionali e quelle moderne, la trasformazione dell’oggetto di studio nella prima fase di passaggio dal Premoderno al Moderno è così essenziale che l’idea di dividerle in due discipline è stata seriamente discussa nella fase di formazione della scienza. Nel nostro tempo, il tema della “comunologia” è stato rivisitato dal famoso sociologo francese Michel Maffesoli.

Post-società e post-sociologia

Qualcosa di simile accade nella seconda fase di transizione – dal Moderno al Postmoderno. L’oggetto della ricerca – la “società” – cambia di nuovo in modo irreversibile. Ciò che la società diventa nel Postmoderno è tanto diverso da ciò che era nel Moderno quanto la “società moderna” è diversa dalla “società tradizionale” (Gemeinschaft). Pertanto, si può parlare provvisoriamente di “post-società” come nuovo oggetto di studio della sociologia. Allo stesso tempo, la sociologia stessa deve cambiare per adattare i suoi metodi e approcci al nuovo oggetto. Si prospetta quindi una “postsociologia”, una nuova disciplina (post)scientifica che studierebbe il nuovo oggetto.

In ogni caso, l’adeguatezza sociologica minima nello studio dei processi in atto nella transizione al Postmoderno è direttamente legata alla comprensione della logica sottostante a tutti e tre i cambiamenti di paradigma e questo, tra l’altro, rende lo studio del Premoderno con tutte le sue componenti sociologiche – mito, arcaico, iniziazione, magia, politeismo, monoteismo, ethnos, dualità delle fratrie, strutture di parentela, strategie di genere, gerarchia, ecc. – una condizione necessaria per l’adeguatezza professionale del sociologo, chiamato a integrare la tassonomia degli oggetti di questa scienza con un nuovo legame – la “post-società”.

La correzione archeomoderna

L’intera situazione è ulteriormente complicata dal fatto che la catena Premoderno-Moderno-Postmoderno è valida solo per le società occidentali – Europa, Stati Uniti, Canada, Australia, ecc. Nella zona di sviluppo sostenibile e dominante della civiltà occidentale, possiamo registrare chiaramente la transizione della società lungo tutti e tre i paradigmi, con il fatto che l’affermazione di ogni nuovo paradigma tende a essere fondamentale, irreversibile e ripulita dai residui del precedente. Il processo di cambiamento di paradigma per la civiltà occidentale è endogeno, cioè guidato da fattori interni.

Per tutte le altre società il movimento successivo lungo la catena dei cambiamenti di paradigma (compresi i vari sottocicli che abbiamo descritto in precedenza) ha un carattere esterno, esogeno (avviene attraverso la colonizzazione o la modernizzazione difensiva), oppure avviene solo in parte (monoteismo islamico, più “moderno” del politeismo e ancor più dei culti arcaici, non ha mai oltrepassato la linea del Moderno, fermandosi prima di essa), oppure è del tutto assente (molti gruppi etnici della Terra vivono ancora in sistemi stabili di “ritorno perpetuo”); ma, poiché l’influenza dell’Occidente è oggi globale, il primo caso – la modernizzazione (o acculturazione) esogena – si estende a quasi tutte le società, portando elementi di Modernità anche nelle tribù più arcaiche. Ciò dà origine al fenomeno dell’Archeomoderno.

L’archeomoderno complica il quadro sociologico

Il problema dell’Archeomoderno in sociologia complica significativamente l’analisi delle società lungo il sintagma storico Premoderno-Moderno-Postmoderno, poiché aggiunge ai tre paradigmi una serie di varianti ibride, in cui le facciate sociali del Moderno sono collocate artificialmente e inorganicamente sulla base di strutture sociologiche relative al Pre-Moderno. L’archeomoderno è specifico anche perché questa combinazione di arcaico e moderno non è affatto correlata a livello di coscienza, non è compresa, non è organizzata, non appaiono modelli interpretativi generalizzanti, il che crea il fenomeno della “società della discarica” (P. Sorokin). Il moderno blocca il ritmo dell’arcaico e l’arcaico sabota la strutturazione coerente del moderno.

Lo studio delle società archeo-moderne rappresenta una classe separata di compiti sociali, che può essere relegata a un ramo speciale della sociologia. L’archeomoderno non genera nuovi contenuti, poiché ciascuno dei suoi elementi può essere ricondotto abbastanza facilmente o al contesto della società tradizionale (al Premoderno) o a quello della società moderna (al Moderno). Sono originali solo gli insiemi di dissonanze, assurdità e ambiguità generate da questo o quell’archeomoderno, le riserve, i fallimenti, gli errori e le coincidenze accidentali, che a volte acquisiscono lo status di caratteristiche sociali e in alcuni casi diventano costitutive. Ad esempio, un’istituzione sociale incompresa o un oggetto tecnico preso in prestito dal Moderno, come un parlamento o un telefono cellulare, può funzionare in modo isolato dal contesto (in assenza di democrazia nella società o di una rete di telefonia mobile), in parte reinterpretato in relazione alle realtà locali, in parte semplicemente un elemento incompreso, che agisce come un “oggetto sacro” di scopo poco conosciuto – come un meteorite.

L’Archeomoderno e il Postmoderno: l’ingannevole apparenza delle somiglianze

L’Archeomoderno diventa un problema sociologico particolarmente difficile quando si studia la seconda fase di transizione – dal Moderno al Postmoderno. Il fatto è che alcune proprietà fenomenologiche del Postmoderno – in particolare, l’appello ironico del Postmoderno all’arcaico per indicare al Moderno ciò da cui non poteva liberarsi completamente – assomigliano esteriormente all’Archeomoderno. Ma con la differenza che il Postmoderno costruisce la sua strategia di accostamento dell’incongruo (il Premoderno e il Moderno) in modo artificioso, ponderato, con un sottile intento ironico e critico, provocatorio (da grande mente), mentre il Moderno compie operazioni simili da solo (da stupido).

L’Archeomoderno è un Moderno che non si è rivelato e probabilmente non si rivelerà più. Il Postmoderno è un Moderno che si è rivelato, ma si supera per rivelarsi ancora di più. Da qui la sottilissima distinzione sociologica: il Postmoderno imita alcuni aspetti dell’archeomoderno come parte del suo programma poststrutturalista per “illuminare l’Illuminismo”; l’archeomoderno lo prende per buono e sinceramente non capisce come un Occidente postmoderno che include giocosamente temi e intere etnie (immigrazione) della società tradizionale sarà presto diverso dalle società archeomoderne del resto del mondo.

La sociologia della globalizzazione (postmoderna e archeomoderna)

Qui prende forma un modello di globalizzazione a due livelli. Questa globalizzazione si basa sulla giustapposizione di Postmoderno e Archeomoderno. Il postmoderno è incarnato dalla società occidentale, che integra l’umanità lungo le sue linee di potere. È una società dell’informazione, che decodifica e ricodifica i flussi di informazioni (“oceano di informazioni”). In tutto il mondo ci sono segmenti di élite che sono più integrati nel Moderno rispetto al resto della società e che sono almeno parzialmente in grado di abbracciare alcune tendenze del Postmoderno. Essi diventano i nodi della globalizzazione nel suo aspetto logico, razionale e strategico.

L’umanità si sta trasformando in un campo omogeneo con centri-portali simmetrici, dove si concentrano i router dell’effemmazione. Qui agiscono le leggi del Postmoderno e vi soggiornano coloro che ne sono consapevoli (occidentali che lavorano a turni o rappresentanti delle élite locali che hanno imparato i canoni e le norme della post-società).

Tutti gli altri spazi sociali sono lasciati all’archeomoderno, che percepisce l’indebolimento dell’impulso modernizzante (che ha tormentato l’arcaico nell’età della Modernità) come un rilassamento, ed è felice di vedere la globalizzazione come una “finestra di opportunità” per la localizzazione, cioè per rivolgersi a preoccupazioni quotidiane concrete familiari e non generalizzate, dove l’arcaico e il moderno coesistono in una forma di conflitto sommesso, come una discarica scavata e fatta. Per descrivere questo duplice fenomeno, il sociologo contemporaneo Roland Robertson (4) ha proposto di utilizzare il termine gergale delle imprese giapponesi, “glocalizzazione”, per descrivere l’intreccio di due processi nella globalizzazione: il rafforzamento delle reti globali che operano secondo l’agenda postmoderna (globalizzazione vera e propria) e l’arcaicizzazione delle comunità regionali che gravitano verso un ritorno alla cultura locale (localizzazione). Così, il Postmoderno si mescola con l’Archeomoderno in un unico grumo difficile da separare, la cui corretta decifrazione sociologica richiede un’alta professionalità e una profonda comprensione dei meccanismi di funzionamento di ciascun paradigma, preso singolarmente e in forme ibride e di transizione.

Elenco dei riferimenti:

Husserl E. La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale. Introduzione alla filosofia fenomenologica. SPb.: Vladimir. Dahl, 2004.

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Dugin A.G. La cultura pop e i segni del tempo. SPb: Amfora, 2005.

Dugin A.G. La scienza sociale per i cittadini della Nuova Russia. Mosca: Movimento Eurasiatico, 2007.

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Simmel G. Opere scelte: in 2 volumi. Mosca: Jurist, 1996.

Capitalismo e schizofrenia: conversazione tra Catherine Clement e Deleuze e Guattari // Annuario.

Ad Marginem. М., 1994.

Levi-Strauss K. Antropologia strutturale. М., 1983.

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Moss M. Saggio sul dono // Società. Scambio. Personalità: Opere di antropologia sociale. М.:

Letteratura orientale; RAS, 1996.

Ricoeur P. Il conflitto delle interpretazioni: Saggi di ermeneutica. М., 1995.

Sorokin P.A. Dinamiche sociali e culturali. Mosca: Astril, 2006.

La sociologia alle soglie del XXI secolo: nuove direzioni di ricerca.

Mosca: Intellect, 1998.

Heisinga J. L’autunno del Medioevo. М., 1988.

Tönnies F. Comunità e società. SPb: Vladimir Dahl, 2002.

Spengler O. Il declino dell’Europa. М., 1993.

Jung K.G. Sincronicità. М., 1997.

Bultmann R. Kerygma und Mythos. Bd. 1-5. Hrsg. von H.-W. Bartsch. Amburgo, 1948-1955.

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Gurvitch G. Lo spettro del tempo sociale. Dordrecht: Reidel, 1964.

Leenhardt M. Do Kamo la personne et le mythe dans le monde melanesien. Parigi, 1947.

Maffesoli M. La conquista del presente. Per una sociologia della vita quotidiana. Parigi, 1979.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Fonte: https://www.geopolitika.ru/it/article/una-sociologia-della-transizione-di-fase-al-postmoderno

Snobbare la Cina è oggi un grande errore geopolitico

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Continua già da un mese la fruttuosa collaborazione con i giornalisti professionisti d’area cattolica dell’America Latina, che traducono in spagnolo gli editoriali settimanali di Matteo Castagna e li fanno pubblicare su media online in America Latina, Spagna e alcune volte sul sito del filosofo russo Alexander Dugin. Nel caso di questo articolo, è stato pubblicato, in versione un po’ diversa, anche da Arianna Editrice:

L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna

GLI ANNI DI GUERRA IN UCRAINA SONO 9 E NON 1…

All’ultima seduta dell’ONU, il Ministro degli Esteri ucraino ha chiesto un minuto di silenzio in memoria delle vittime dell’aggressione russa del suo Paese. A stretto giro, gli ha risposto il rappresentante permanente all’ONU della Russia, Nebenzya: “vi chiediamo di onorare la memoria di tutte le vittime in Ucraina, dal 2014 in avanti!”. La memoria corta è, infatti, uno dei principali vizi dell’Occidente liberale, che non fa parte, invece, di quello sincero, che ama sempre la verità storica.

Gli anni di guerra sono 9 e non 1. Un anno fa, dopo aver riconosciuto ufficialmente le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, la Federazione Russa diede il via ad un’ operazione militare speciale per salvaguardare la popolazione del Donbass, che l’Ucraina attaccava da oltre otto anni e impedire all’esercito ucraino di costituire una minaccia per la sicurezza della Russia. Putin chiedeva colloqui con l’Occidente per delineare un piano di sicurezza europeo, rifiutato ad ottobre e dicembre 2021. Intendeva proporre di negare la richiesta di Kiev di entrare nella NATO, di bloccare la richiesta di Kiev di tornare ad avere armi nucleari, di porre fine al massiccio bombardamento della linea di contatto in Donbass. All’operazione speciale, l’Occidente rispose con una serie di misure e dichiarazioni già preparate: condanne, sanzioni, aiuti militari all’Ucraina.

L’Occidente ha gettato la maschera: ha ammesso di avere utilizzato, in questi anni, l’Ucraina e il conflitto in corso in Donbass dal 2014 come un cavallo di Troia in funzione antirussa. Ha ammesso di aver addestrato i soldati e miliziani ucraini. Ha ammesso di aver garantito il rispetto (si fa per dire) degli accordi di Minsk solo per preparare meglio l’Ucraina ad una guerra più grande contro la Russia che l’Occidente voleva già combattere, quasi nove anni fa. Ha dato il via alla più grande campagna russofoba dalla Seconda Guerra Mondiale.

Non serve essere “osservatori speciali” per notare che reali e concreti tentativi diplomatici, da parte della NATO per porre fine a questo conflitto non sono neppure all’orizzonte. I pacifisti nostrani tacciono e osservano i bombardamenti in televisione, esponendo fuori dalle sedi del Pd le bandiere ucraine. La linea assolutamente appiattita sugli Stati Uniti e la liason con Zelensky del premier Giorgia Meloni preoccupano parecchio, sembrano almeno imprudenti e così smaccate da rendersi grottesche. Nella maggioranza, sono poche e marginalizzate le voci di dissenso. I media sembrano quasi tutti allineati con Biden e Von der Leyen, in una propaganda che potrebbe rivelarsi un boomerang nel prossimo futuro.

Incredibilmente, è la Cina comunista, che politici italiani miopi, nani e ballerine non guardano colpevolmente come fattore fondamentale nell’attuale contesto, a proporre un piano di pace in 12 punti che mette al centro il dialogo e i negoziati come unica via d’uscita dalla crisi. La proposta appare molto equilibrata e da sviluppare nei contenuti più generici, assieme agli altri Stati. Particolarmente importante il punto 8: le armi nucleari non devono essere utilizzate e le guerre nucleari non devono essere combattute. La minaccia o l’uso di armi nucleari dovrebbe essere contrastata. La proliferazione nucleare deve essere prevenuta e la crisi nucleare evitata. il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, in una conferenza stampa a Tallin ha detto che «la Cina non ha credibilità perché non ha mai condannato l’invasione della Russia e ha firmato qualche tempo prima dell’invasione russa un accordo per una partnership senza limiti con Mosca». Gli USA non hanno preso neppure in considerazione il piano cinese. Anzi, la CNN informa che gli USA hanno informazioni per cui la Cina fornirà alla Russia droni e munizioni.

E’, perciò, estremamente difficile, intravvedere, umanamente, una soluzione pacifica. Perciò “ogni vero cattolico deve ricordarsi sopra ogni cosa di essere in ogni circostanza e di apparire veramente cattolico, accedendo agli Uffici pubblici ed esercitandoli con il fermo e costante proposito di promuovere a tutto potere il bene sociale ed economico della patria e particolarmente del popolo, secondo le massime della civiltà spiccatamente cristiana e di difenderne insieme gli interessi supremi della Chiesa che sono quelli della Religione e della giustizia” (San Pio X, Enciclica “fermo proposito” ai Vescovi d’Italia, 11/06/1905).

Fonte: Informazione Cattolica.it

Despreciar a China es, hoy, un gran error geopolítico

 

Por Matteo Castagna

En la última sesión de la ONU, el canciller ucraniano pidió un minuto de silencio en memoria de las víctimas de la agresión rusa en su país. Por su parte, el representante permanente de Rusia ante la ONU, Nebenzya, respondió brevemente: “¡Le pedimos que honre la memoria de todas las víctimas en Ucrania, desde 2014 en adelante!”.

La poca memoria es, en efecto, uno de los principales vicios del Occidente liberal, que no forma parte, sin embargo, del sincero Occidente que siempre ama la verdad histórica.

Los años de guerra son 9 y no 1. Hace un año, tras reconocer oficialmente las Repúblicas Populares de Donetsk y Lugansk, la Federación Rusa puso en marcha una operación militar especial para salvaguardar a la población de Donbass, que Ucrania atacaba desde hacía más de ocho años y evitar que el ejército ucraniano represente una amenaza para la seguridad de Rusia. Putin pidió conversaciones con Occidente para delinear un plan de seguridad europeo, que fue rechazado en octubre y diciembre de 2021. Moscú pretendía proponer negar la solicitud de Kiev de unirse a la OTAN, bloquear la solicitud de Kiev de volver a tener armas nucleares, poner fin al bombardeo masivo de la línea de contacto en Donbás. Occidente respondió a la Operación Militar Especial con una serie de medidas y declaraciones ya preparadas: sentencias, sanciones.

Occidente se ha quitado la máscara: ha admitido que en los últimos años ha utilizado Ucrania y el conflicto en curso en Donbass desde 2014 como un caballo de Troya con una función antirrusa. Admitió haber entrenado a soldados y milicianos ucranianos. Admitió que solo garantizó el cumplimiento de los acuerdos de Minsk (por así decirlo) para preparar mejor a Ucrania para una guerra más grande contra Rusia que  el Occidente liberal ya quería pelear hace casi nueve años e Inició la mayor campaña rusofóbica desde la Segunda Guerra Mundial.

No es necesario ser un “observador especial” para darse cuenta de que los esfuerzos diplomáticos reales y concretos de la OTAN para poner fin a este conflicto ni siquiera están en el horizonte. Nuestros pacifistas locales guardan silencio y observan los atentados por televisión, mostrando banderas ucranianas frente a la sede del Partido Demócrata. La línea absolutamente plana sobre los Estados Unidos y el enlace de la primera ministra de Italia, Giorgia Meloni, con Zelensky preocupan mucho, parecen, al menos, imprudentes y tan descarados como para volverse grotescos.

En su mayoría, las voces disidentes son pocas y marginadas. Los medios parecen casi todos alineados con Biden y Von der Leyen, en una propaganda que podría convertirse en un boomerang en un futuro cercano.

Increíblemente, es la China comunista, a la que los miopes políticos italianos no la ven como un factor fundamental en el contexto actual, la que propone un plan de paz de 12 puntos que apuesta por el diálogo y la negociación como única salida a la crisis.

Esta propuesta parece muy equilibrada y debe desarrollarse en términos más generales, junto con los demás Estados. El punto 8 es particularmente importante: no se deben usar armas nucleares y no se deben librar guerras nucleares. Se debe resistir la amenaza o el uso de armas nucleares.

Se debe prevenir la proliferación nuclear y evitar la crisis nuclear. el secretario general de la Alianza Atlántica, Jens Stoltenberg, en una conferencia de prensa en Tallin, dijo que “China no tiene credibilidad porque nunca condenó la invasión de Rusia y firmó, un tiempo antes de la invasion rusa, un acuerdo de asociación ilimitada con Moscú” Estados Unidos ni siquiera ha considerado el plan chino. De hecho, CNN informa que EE. UU. tiene información de que China suministrará a Rusia drones y municiones.

Es, por tanto, extremadamente difícil vislumbrar, humanamente hablando, una solución pacífica. Por lo tanto, “todo verdadero católico debe recordar, sobre todas las cosas, que, en toda circunstancia, debe promover el Bien social y económico de la patria y particularmente el del pueblo” con todo su poder, según las máximas de la civilización netamente cristiana y para “defender juntos los supremos intereses de la Iglesia que son los de la religión y la justicia” (San Pío X, Encíclica “Firme Propósito” a los obispos de Italia, 11/ 06/1905).

Fonte: La Voce del Periodista

Despreciar a China es, hoy, un gran error geopolítico

Photo of Matteo Castagna Matteo Castagna

En la última sesión de la ONU, el canciller ucraniano pidió un minuto de silencio en memoria de las víctimas de la agresión rusa en su país. Por su parte, el representante permanente de Rusia ante la ONU, Nebenzya, respondió brevemente: «¡Le pedimos que honre la memoria de todas las víctimas en Ucrania, desde 2014 en adelante!».

La poca memoria es, en efecto, uno de los principales vicios del Occidente liberal, que no forma parte, sin embargo, del sincero Occidente que siempre ama la verdad histórica.

Los años de guerra son 9 y no 1. Hace un año, tras reconocer oficialmente las Repúblicas Populares de Donetsk y Lugansk, la Federación Rusa puso en marcha una operación militar especial para salvaguardar a la población de Donbass, que Ucrania atacaba desde hacía más de ocho años y evitar que el ejército ucraniano represente una amenaza para la seguridad de Rusia. Putin pidió conversaciones con Occidente para delinear un plan de seguridad europeo, que fue rechazado en octubre y diciembre de 2021. Moscú pretendía proponer negar la solicitud de Kiev de unirse a la OTAN, bloquear la solicitud de Kiev de volver a tener armas nucleares, poner fin al bombardeo masivo de la línea de contacto en Donbás. Occidente respondió a la Operación Militar Especial con una serie de medidas y declaraciones ya preparadas: sentencias, sanciones.

Occidente se ha quitado la máscara: ha admitido que en los últimos años ha utilizado Ucrania y el conflicto en curso en Donbass desde 2014 como un caballo de Troya con una función antirrusa. Admitió haber entrenado a soldados y milicianos ucranianos. Admitió que solo garantizó el cumplimiento de los acuerdos de Minsk (por así decirlo) para preparar mejor a Ucrania para una guerra más grande contra Rusia que el Occidente liberal ya quería pelear hace casi nueve años e Inició la mayor campaña rusofóbica desde la Segunda Guerra Mundial.

No es necesario ser un «observador especial» para darse cuenta de que los esfuerzos diplomáticos reales y concretos de la OTAN para poner fin a este conflicto ni siquiera están en el horizonte. Nuestros pacifistas locales guardan silencio y observan los atentados por televisión, mostrando banderas ucranianas frente a la sede del Partido Demócrata. La línea absolutamente plana sobre los Estados Unidos y el enlace de la primera ministra de Italia, Giorgia Meloni, con Zelensky preocupan mucho, parecen, al menos, imprudentes y tan descarados como para volverse grotescos.

En su mayoría, las voces disidentes son pocas y marginadas. Los medios parecen casi todos alineados con Biden y Von der Leyen, en una propaganda que podría convertirse en un boomerang en un futuro cercano.

Increíblemente, es la China comunista, a la que los miopes políticos italianos no la ven como un factor fundamental en el contexto actual, la que propone un plan de paz de 12 puntos que apuesta por el diálogo y la negociación como única salida a la crisis.

Esta propuesta parece muy equilibrada y debe desarrollarse en términos más generales, junto con los demás Estados. El punto 8 es particularmente importante: no se deben usar armas nucleares y no se deben librar guerras nucleares. Se debe resistir la amenaza o el uso de armas nucleares.

Se debe prevenir la proliferación nuclear y evitar la crisis nuclear. El secretario general de la Alianza Atlántica, Jens Stoltenberg, en una conferencia de prensa en Tallin, dijo que «China no tiene credibilidad porque nunca condenó la invasión de Rusia y firmó, un tiempo antes de la invasión rusa, un acuerdo de asociación ilimitada con Moscú» Estados Unidos ni siquiera ha considerado el plan chino. De hecho, CNN informa que EE. UU. tiene información de que China suministrará a Rusia drones y municiones.

Es, por tanto, extremadamente difícil vislumbrar, humanamente hablando, una solución pacífica. Por lo tanto, «todo verdadero católico debe recordar, sobre todas las cosas, que, en toda circunstancia, debe promover el Bien social y económico de la patria y particularmente el del pueblo» con todo su poder, según las máximas de la civilización netamente cristiana y para «defender juntos los supremos intereses de la Iglesia que son los de la religión y la justicia» (San Pío X, Encíclica «Firme Propósito» a los obispos de Italia, 11/ 06/1905).

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Matteo Castagna

Analista geopolítico, escritor y líder del movimiento italiano Christus Rex, organización que defiende la Enseñanza Tradicional de la Iglesia Católica, el Orden Natural y la Soberanía de los Estados Nacionales.
Fonte: Info Hispania

DESPRECIAR A CHINA ES, HOY, UN GRAN ERROR GEOPOLÍTICO

01.03.2023

En la última sesión de la ONU, el canciller ucraniano pidió un minuto de silencio en memoria de las víctimas de la agresión rusa en su país. Por su parte, el representante permanente de Rusia ante la ONU, Nebenzya, respondió brevemente: “¡Le pedimos que honre la memoria de todas las víctimas en Ucrania, desde 2014 en adelante!”.

La poca memoria es, en efecto, uno de los principales vicios del Occidente liberal, que no forma parte, sin embargo, del sincero Occidente que siempre ama la verdad histórica.

Los años de guerra son 9 y no 1. Hace un año, tras reconocer oficialmente las Repúblicas Populares de Donetsk y Lugansk, la Federación Rusa puso en marcha una operación militar especial para salvaguardar a la población de Donbass, que Ucrania atacaba desde hacía más de ocho años y evitar que el ejército ucraniano represente una amenaza para la seguridad de Rusia. Putin pidió conversaciones con Occidente para delinear un plan de seguridad europeo, que fue rechazado en octubre y diciembre de 2021. Moscú pretendía proponer negar la solicitud de Kiev de unirse a la OTAN, bloquear la solicitud de Kiev de volver a tener armas nucleares, poner fin al bombardeo masivo de la línea de contacto en Donbás. Occidente respondió a la Operación Militar Especial con una serie de medidas y declaraciones ya preparadas: sentencias, sanciones.

Occidente se ha quitado la máscara: ha admitido que en los últimos años ha utilizado Ucrania y el conflicto en curso en Donbass desde 2014 como un caballo de Troya con una función antirrusa. Admitió haber entrenado a soldados y milicianos ucranianos. Admitió que solo garantizó el cumplimiento de los acuerdos de Minsk (por así decirlo) para preparar mejor a Ucrania para una guerra más grande contra Rusia que  el Occidente liberal ya quería pelear hace casi nueve años e Inició la mayor campaña rusofóbica desde la Segunda Guerra Mundial.

No es necesario ser un “observador especial” para darse cuenta de que los esfuerzos diplomáticos reales y concretos de la OTAN para poner fin a este conflicto ni siquiera están en el horizonte. Nuestros pacifistas locales guardan silencio y observan los atentados por televisión, mostrando banderas ucranianas frente a la sede del Partido Demócrata. La línea absolutamente plana sobre los Estados Unidos y el enlace de la primera ministra de Italia, Giorgia Meloni, con Zelensky preocupan mucho, parecen, al menos, imprudentes y tan descarados como para volverse grotescos.

En su mayoría, las voces disidentes son pocas y marginadas. Los medios parecen casi todos alineados con Biden y Von der Leyen, en una propaganda que podría convertirse en un boomerang en un futuro cercano.

Increíblemente, es la China comunista, a la que los miopes políticos italianos no la ven como un factor fundamental en el contexto actual, la que propone un plan de paz de 12 puntos que apuesta por el diálogo y la negociación como única salida a la crisis.

Esta propuesta parece muy equilibrada y debe desarrollarse en términos más generales, junto con los demás Estados. El punto 8 es particularmente importante: no se deben usar armas nucleares y no se deben librar guerras nucleares. Se debe resistir la amenaza o el uso de armas nucleares.

Se debe prevenir la proliferación nuclear y evitar la crisis nuclear. el secretario general de la Alianza Atlántica, Jens Stoltenberg, en una conferencia de prensa en Tallin, dijo que “China no tiene credibilidad porque nunca condenó la invasión de Rusia y firmó, un tiempo antes de la invasion rusa, un acuerdo de asociación ilimitada con Moscú” Estados Unidos ni siquiera ha considerado el plan chino. De hecho, CNN informa que EE. UU. tiene información de que China suministrará a Rusia drones y municiones.

Es, por tanto, extremadamente difícil vislumbrar, humanamente hablando, una solución pacífica. Por lo tanto, “todo verdadero católico debe recordar, sobre todas las cosas, que, en toda circunstancia, debe promover el Bien social y económico de la patria y particularmente el del pueblo” con todo su poder, según las máximas de la civilización netamente cristiana y para “defender juntos los supremos intereses de la Iglesia que son los de la religión y la justicia” (San Pío X, Encíclica “Firme Propósito” a los obispos de Italia, 11/ 06/1905).

Fonte: Geopolitika.ru – sito di Alexandr Dugin

 

Articolo in versione un po’ differente su Arianna Editrice:

Gli anni di guerra sono 9 e non 1: un errore rigettare la proposta di pace della Cina

di Matteo Castagna – 26/02/2023

Gli anni di guerra sono 9 e non 1: un errore rigettare la proposta di pace della Cina

Fonte: Matteo Castagna

All’ultima seduta dell’ONU, il Ministro degli Esteri ucraino ha chiesto un minuto di silenzio in memoria delle vittime dell’aggressione russa del suo Paese. A stretto giro, gli ha risposto il rappresentante permanente all’ONU della Russia, Nebenzya: “vi chiediamo di onorare la memoria di tutte le vittime in Ucraina, dal 2014 in avanti!”. La memoria corta è, infatti, uno dei principali vizi della propaganda, che si contrappone, sempre, alla verità storica.
Gli anni di guerra sono 9 e non 1.
Un anno fa, dopo aver riconosciuto ufficialmente le Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, la Federazione Russa diede il via ad un’ operazione militare speciale per salvaguardare la popolazione del Donbass, che l’Ucraina attaccava da oltre otto anni e impedire all’esercito ucraino di costituire una minaccia per la sicurezza della Russia. Putin chiedeva colloqui con l’Occidente per delineare un piano di sicurezza europeo, rifiutato ad ottobre e dicembre 2021. Intendeva proporre di negare la richiesta di Kiev di entrare nella NATO, di bloccare la richiesta di Kiev di tornare ad avere armi nucleari, di porre fine al massiccio bombardamento della linea di contatto in Donbass. All’operazione speciale, l’Occidente rispose con una serie di misure e dichiarazioni già preparate: condanne, sanzioni, aiuti militari all’Ucraina.
L’Occidente ha gettato la maschera: ha ammesso di avere utilizzato, in questi anni, l’Ucraina e il conflitto in corso in Donbass dal 2014 come un cavallo di Troia in funzione antirussa. Ha ammesso di aver addestrato i soldati e miliziani ucraini. Ha ammesso di aver garantito il rispetto (si fa per dire) degli accordi di Minsk solo per preparare meglio l’Ucraina ad una guerra più grande contro la Russia che l’Occidente voleva già combattere, quasi nove anni fa. Ha dato il via alla più grande campagna russofoba dalla Seconda Guerra Mondiale.
Non serve essere “osservatori speciali” per notare che reali e concreti tentativi diplomatici, da parte della NATO per porre fine a questo conflitto non sono neppure all’orizzonte.
I pacifisti nostrani tacciono e osservano in pantofole i bombardamenti trasmessi nei tg, esponendo fuori dalle sedi del Pd le bandiere ucraine.
La linea assolutamente appiattita sugli Stati Uniti e la liason con Zelensky del premier Giorgia Meloni preoccupano parecchio, sembrano almeno imprudenti, e politicamente inutili perché l’Italia, in tutto questo contesto, conta zero. Nella maggioranza, sono poche e marginalizzate le voci di dissenso. La comunicazione sembra quasi tutta il megafono di Biden e Von der Leyen, in una propaganda che potrebbe rivelarsi un boomerang, nel prossimo futuro, sulla pelle dei popoli europei, già col conto corrente alleggerito dall’inflazione e dall’aumento del costo della vita.
Incredibilmente, è la Cina comunista, che politici italiani miopi, nani e ballerine non guardano, colpevolmente, come attore fondamentale nell’attuale situazione, a proporre un piano di pace,  in 12 punti, che mette al centro il dialogo e i negoziati come unica via d’uscita dalla crisi. La proposta appare molto equilibrata e da sviluppare nei contenuti più generici, assieme agli altri Stati. Particolarmente importante il punto 8: le armi nucleari non devono essere utilizzate e le guerre nucleari non devono essere combattute. La minaccia o l’uso di armi nucleari dovrebbe essere contrastata. La proliferazione nucleare deve essere prevenuta e la crisi nucleare evitata. il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, in una conferenza stampa a Tallin ha detto che «la Cina non ha credibilità perché non ha mai condannato l’invasione della Russia e ha firmato qualche tempo prima dell’invasione russa un accordo per una partnership senza limiti con Mosca». Gli USA non hanno preso neppure in considerazione il piano cinese, sottovalutando la più grande superpotenza economica e nucleare del mondo. Anzi, la CNN informa che gli USA hanno informazioni per cui la Cina fornirà alla Russia droni e munizioni.
E’, perciò, estremamente difficile, intravvedere, umanamente, una soluzione pacifica. Occorre prepararsi ad una guerra dagli esiti incerti. In questi momenti difficili torna in mente la saggia frase di Fedor Dostoevskji, secondo il quale “il segreto dell’esistenza umana non sta soltanto nel vivere, ma anche nel sapere per che cosa si vive”. Ovvero, quello che la società fluida vorrebbe far dimenticare.

 

Le quattro P dell’inflazione: Politica, Politiche, Priorità e Povertà

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di Alexander Azadgan

Vi racconto una storia: l’anno è il 1933. L’economia tedesca è in crisi. La guerra ha lasciato il Paese malconcio e ammaccato. Il Trattato di Versailles ha costretto Berlino a pagare le riparazioni di guerra. Quanto? 132 miliardi di marchi d’oro. Che corrispondono a circa 31,4 miliardi di dollari USA. La Germania ha un debito enorme. I tedeschi sono demoralizzati. Ci sono disordini sociali. Due successive tornate elettorali non sono riuscite a ripristinare la stabilità. C’è un’iperinflazione postbellica. C’è disoccupazione. Ci sono enormi incertezze sociali, politiche ed economiche. Adolph Hitler e il partito nazista decidono di sfruttare questa crisi. Il 30 gennaio 1933, Hitler giura come nuovo leader della Germania. Il resto, come si dice, è storia.

Morale della favola: la crisi finanziaria e l’inflazione hanno il potere di cambiare il corso della storia. In questo articolo cercherò di raccontarvi cosa sta accadendo nel mondo. Come le azioni stanno scendendo, come le valute stanno perdendo valore, come il carburante sta diventando più prezioso, come i prezzi dei beni di prima necessità stanno salendo. Cercherò di spiegarvi cosa significa realmente inflazione in termini più ampi. Non l’inflazione per il vostro potere d’acquisto o per il denaro che avete in banca. Ma per il mondo di oggi in cui viviamo.

Cosa significa l’inflazione per l’ordine mondiale? Il nostro mondo è un conglomerato di democrazie, regimi autoritari e monarchie costituzionali. Rimarrà così anche dopo questa situazione? Oggi il nostro mondo è interconnesso. È strettamente legato. C’è un libero flusso di scambi. Rimarrà così anche dopo la fine di questa crisi finanziaria?

L’inflazione influenza la politica, le politiche, le priorità globali e la povertà. Le quattro P: politica, politiche, priorità e povertà. Parlerò di tutte e quattro, iniziando dalla prima P: Politica. L’inflazione è spesso definita la madre dei cambiamenti politici. Ho spiegato brevemente cosa è successo nella Germania del dopoguerra. Con l’Europa di nuovo in guerra, queste ostilità hanno contribuito all’inflazione. Ci sono proteste in tutto il mondo a causa delle condizioni economiche. I manifestanti possono essere spietati. Chiedete all’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter. Quando era in carica, i prezzi del petrolio e dei generi alimentari erano saliti alle stelle. La disoccupazione e l’inflazione fecero cadere Carter. Perse la rielezione contro Ronald Reagan. Oggi i prezzi dei generi alimentari negli Stati Uniti sono aumentati del 20%, quelli del carburante del 10%, anche se stanno scendendo. E arrivò il novembre del 2022. Joe Biden dovette affrontare le elezioni di midterm. I Democratici hanno perso la Camera ma hanno conservato per poco il Senato. È probabile che l’inflazione possa sottrarre a Biden le elezioni presidenziali del 2024. Questo potrebbe cambiare il corso della politica americana!

Ora che avete capito cosa può fare l’inflazione ai governi, considerate questo: A seconda del luogo in cui si vive, l’inflazione globale supera il 15%. I prezzi aggregati dei generi alimentari sono aumentati di almeno il 13%, sempre a seconda del luogo in cui si vive. Circa 50 Paesi andranno alle urne quest’anno e il prossimo. Tra questi ci sono Stati Uniti, Brasile, Israele, Pakistan, Bangladesh, Turchia, ecc. Se i prezzi continueranno a salire, questi leader potrebbero trovarsi fuori dal loro incarico, perché l’aumento dei prezzi può far cadere i governi. Possono anche cambiare il destino di un Paese.

Si pensi al Venezuela. Ha le maggiori riserve di petrolio al mondo. Ma dove si trova sulla mappa globale? È in preda a una crisi politica e a un’insondabile iperinflazione. Tra il 1973 e il 2022, i prezzi in Venezuela sono aumentati del 3.729%. Lasciatevelo dire. Questo non è il dato peggiore. Secondo la Banca Mondiale, nel febbraio 2019 l’inflazione in Venezuela aveva raggiunto il 344.509%. A quel punto, la valuta venezuelana era ormai spazzatura. Dicevano che usare i contanti come carta igienica era più prudente che comprare un rotolo di carta igienica! Che cosa è successo? Più di sei milioni di venezuelani hanno lasciato la loro casa. Si tratta di quasi il 20% della popolazione del Paese.

Quello che una volta era il Paese più ricco dell’America Latina ora sta lottando per rimanere rilevante. Nessun Paese vuole andare incontro a questo destino. Nessun Paese vuole essere spazzato via dall’inflazione. Quindi cosa fanno?

Arriviamo alla seconda P: politiche. Le contee cambiano le loro politiche o, per meglio dire, l’inflazione costringe i Paesi a cambiare politica. Molti Paesi hanno vietato l’esportazione di alcuni prodotti alimentari. Dall’inizio del conflitto in Ucraina, l’Argentina ha vietato l’esportazione di soia, olio e carne. Algeria: pasta, derivati del grano, olio vegetale e zucchero. Egitto: olio vegetale, grano di base, farina, oli, lenticchie, pasta e fagioli. Indonesia: olio di palma e olio di palmisti. Serbia: grano, farina di mais, olio, mais, olio vegetale. Il mondo nel suo complesso ha aumentato i prezzi di tutte queste materie prime. Per i governi di tutto il mondo, la priorità è controllare i prezzi in patria per garantire la sicurezza alimentare, perché gli elettori affamati possono essere spietati e nessun governo vuole rischiare la loro ira. Quindi, con l’inflazione, le politiche commerciali diventano invariabilmente più nazionalistiche e protezionistiche. Il mercato interno diventa la priorità. A volte la diplomazia passa in secondo piano, e anche in questo caso l’inflazione tende a imporre un cambiamento nella diplomazia.

Consideriamo l’Europa. L’inflazione nell’Eurozona ha toccato un livello record. Cos’è l’Eurozona? È un’unione monetaria di 20 paesi dell’UE. Attualmente l’UE conta 27 Paesi. Sette di questi non fanno parte dell’Eurozona. Gli altri hanno l’euro come valuta principale e unica moneta legale. Attualmente l’inflazione nell’Eurozona è ai massimi livelli dalla creazione dell’Euro. Quando è stato? L’anno 1999. Significa che l’inflazione ha toccato un massimo di tre decenni, per gentile concessione del conflitto in Ucraina. Un sondaggio pubblicato nel giugno del 2022 ha chiesto agli europei [in 10 paesi] cosa pensassero del conflitto in Ucraina. Più di un terzo ha dichiarato di volere che finisca il prima possibile, anche se ciò significa che l’Ucraina cede un territorio. Questo conflitto ha influenzato la vita quotidiana di centinaia di milioni di europei. Oltre il 40% del gas europeo proviene dalla Russia. Così come il 26% del petrolio. Le sanzioni contro la Russia e i divieti sulle importazioni russe hanno colpito duramente gli europei. Quest’inverno, avranno bisogno di riscaldare le loro case e non tutti potranno permettersi un’energia alle stelle. La guerra ha fatto lievitare le spese per i pasti. In Italia, i prezzi della pasta sono aumentati del 40%! Non sorprende quindi che gli europei siano quasi equamente divisi quando si tratta del conflitto in Ucraina. Altri dicono di volere “giustizia”.

Ai recenti vertici della NATO e del G7, i leader europei si sono impegnati a sostenere l’Ucraina ad ogni costo. Ma non tutti gli elettori sono pronti a sostenere questo costo. Secondo i sondaggisti, il sondaggio influenzerà la politica europea prima che poi.

L’Europa deve ripensare le proprie priorità, il che ci porta alla terza P: priorità. L’inflazione costringe a spostare non solo le priorità nazionali, ma anche quelle globali. Si pensi al cambiamento climatico. Fare dell’azione per il clima una priorità globale non è facile. Ci sono voluti molti “poliziotti del clima” per convincere il mondo a diventare verde. L’inflazione ha invertito la tendenza. Il carbone diventa grande quando l’inflazione colpisce il settore energetico. L’Europa potrebbe tornare al carbone. L’Austria riapre le centrali a carbone nonostante gli obiettivi climatici. Gli esperti avvertono dei rischi climatici. Gli Stati Uniti fanno marcia indietro sulle promesse ecologiche. Quando l’inflazione colpisce l’energia, quando il gasolio e il gas diventano costosi, i Paesi si affidano a fonti energetiche più economiche come il carbone. Anche se questo significa inquinare la Terra e accelerare il cambiamento climatico.

Non avreste mai pensato che l’inflazione contenesse così tanto, vero? È questo il punto. Tendiamo a limitare la definizione di inflazione a una variazione del potere d’acquisto. L’aumento dei prezzi è sicuramente il significato fondamentale dell’inflazione, ma anche la prima conseguenza. L’inflazione cambia molto di più del denaro nel vostro conto in banca ed è questo il punto che sto cercando di sottolineare.

Concludiamo con l’ultima P: povertà. 1,1 miliardi di persone nel mondo non possono permettersi beni essenziali come il cibo. Vivono al di sotto della soglia di povertà. Con l’aumento dei prezzi, un numero maggiore di persone viene spinto verso la povertà, che comporta una serie di problemi sociali come la malnutrizione, l’aborto, la mortalità infantile, la criminalità, la mancanza di lavoro. L’inflazione scatena una reazione a catena che richiede anni per essere fermata. Questo è l’ABC dell’inflazione.

Foto: Idee&Azione

28 gennaio 2023

La finzione della guerra per difendere l’Ucraina è definitivamente caduta

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di Luciano Lago

Le élite di Washington e di Bruxelles ammettono ormai il vero disegno progettato per la guerra in Ucraina istigata e pianificata dagli Stati Uniti.

L’obiettivo era ed è la distruzione dell’integrità della Federazione Russa come stato e la sua disarticolazione per permettere agli Anglo USA di prendere il controllo dell’Eurasia e accedere alle sue enormi risorse.

Questo piano emerge non solo dai documenti scritti nero su bianco almeno tre anni prima (vedi quanto scriveva la Rand Corporation), ma anche da quello che emerge dagli incontri di Davos, dove il linguaggio è ormai scoperto e si sono abbandonati gli ipocriti appelli a “salvare la democrazia ucraina”, quella dominata dai gruppi neonazisti che assassinano gli oppositori o li fanno sparire, mentre viene appiccato il fuoco alle chiese ortodosse e perseguitato il clero ortodosso. Una democrazia che vedono solo loro e che viene rivenduta come argomento di propaganda per coprire le nefandezze commesse in quel paese.

L’élite finanziaria anglo sassone dominante oggi parla apertamente della necessità di impadronirsi delle risorse della Russia che non devono essere lasciate soltanto nella disponibilità dei russi. I veri obiettivi celati dietro la pianificazione delle azioni aggressive di Washington, l’espansione senza fine della NATO, l’utilizzo dell’Ucraina come piattaforma di attacco contro la Russia, adesso sono scoperti. Il destino degli ucraini destinati a fare da carne da cannone nella guerra contro la Russia interessa poco o niente all’élite di Washington, come questa non si è mai interessata al destino degli iracheni, dei libici, dei siriani o degli afgani e di tutti gli altri sacrificati per gli interessi egemonici degli Stati Uniti.

Questo spiega l’accrescere progressivo della retorica bellica dei neocon e delle loro reggicoda europei della NATO che sono pronti a intensificare il conflitto fino alla terza guerra mondiale, e neppure la minaccia nucleare, paventata come inevitabile sviluppo dalla Russia, potrà fermarli. Sembra che tutto sia stato già deciso da tempo e il piano deve essere portato a compimento, costi quel che costi.

Si comprende quindi la mancanza di volontà politica dei governi europei per cercare di risolvere il conflitto o di trovare una formula di negoziati. Washington ha sabotato qualsiasi tentativo di mediazione e tiene per le palle l’ex comico Zelensky, divenuto ormai una patetica marionetta, che lancia continui appelli per ricevere altre armi e finanziamenti. Le sceneggiate continuano e si prevede anche una sua comparsata in Italia a Sanremo. La regia di Hollywood non gli basta più.

Tuttavia, il tempo sta scadendo anche per Zelensky ed è probabile che si avvicini il momento di un rimpasto a Kiev e questo non sarà indolore per l’ex comico, come di frequente accaduto per le marionette degli USA, sempre destinate a fare una brutta fine.

Da ultimo si sono udite le parole dell’altro personaggio che ha la stessa valenza dell’ex comico, Joseph Borrel, l’alto rappresentante della UE, quello che aveva dichiarato “l’Europa come giardino incantato mentre fuori c’è un jungla”. Borrel ha paragonato il conflitto in Ucraina alle guerre passate condotte contro la Russia da parte di Napoleone e di Hitler. ““La Russia è un grande Paese, è abituata a combattere fino alla fine, è abituata a quasi perdere e poi a ripristinare tutto. L’hanno fatto con Napoleone, l’hanno fatto con Hitler (……). Pertanto, è necessario continuare ad armare l’Ucraina”, ha dichiarato Borrel.

Inutile commentare quale sia la logica di tali dichiarazioni, sarebbe tempo perso.

Altri politici occidentali, come la vicepremier canadese, Chrystia Freeland, hanno espresso concetti simili nella enclave di Davos, affermando che la sconfitta della Russia “sarebbe un enorme impulso per l’economia globale”.

Non per niente il Canada (assieme agli USA) è stato uno dei paesi che storicamente hanno accolto e protetto i gruppi nazisti ucraini e li hanno poi trasferiti in Ucraina dopo il crollo dell’URSS per utilizzarli come massa di manovra antirussa.

Le sconfitte continue sul campo e le enormi perdite subite dall’esercito ucraino fanno innervosire i vertici della NATO che insistono presso i governi occidentali per ottenere più carri armati, più armi e più attrezzature mentre si rende evidente che Washington e la NATO non solo mantengono l’esercito ucraino, ma forniscono anche le necessarie informazioni di intelligence, comandano le truppe ucraine sul campo di battaglia e hanno preso il controllo del processo decisionale militare.

Mentre Washington prepara nuovi pacchetti di aiuti, l’ultimo da 2,5 miliardi di dollari (che finiscono nel pozzo senza fondo di Kiev), le forze ucraine vengono addestrate in Germania, Regno Unito ed in altri paesi della NATO per l’utilizzo degli armamenti occidentali.

Come riferito da tutti i rapporti, il comando USA/NATO è quello che pianifica per l’esercito ucraino le possibili controffensive sul campo, impartisce ordini, fornisce l’intelligence per localizzare gli obiettivi russi da colpire attraverso i suoi aerei da avvistamento che sorvolano costantemente nei pressi dello spazio aereo russo e ucraino. Ultimamente il comando USA incita apertamente le forze ucraine a colpire il territorio della Federazione russa e in particolare la Crimea.

Si aggiungono a tutto questo le farneticanti dichiarazioni di Stoltenberg, il segretario della NATO, il quale dichiara che “. è necessario accelerare la fornitura all’Ucraina di armi più pesanti e avanzate per far capire alla Russia che non vincerà sul campo di battaglia”. Dichiarazioni rilasciate dopo un incontro con il ministro della difesa tedesco, Boris Pistorius.

Fornire Kiev con sistemi d’arma avanzati può essere l’unica via per la pace, aggiunge Stoltenberg.
In sostanza, quelli che si considerano i “padroni del mondo” si sentono in diritto di affermare che la potenza nucleare per eccellenza, la Federazione Russa, debba rassegnarsi alla sconfitta alle porte di casa propria nel territorio che le appartiene. Una dichiarazione farneticante che rivela quale sia il livello di onnipotenza della élite occidentale.

La reazione della leadership russa è molto meno misurata di prima e altrettanto dura e decisa: si parla apertamente di misure di ritorsione che potranno colpire non solo l’Ucraina ma anche gli interessi occidentali con utilizzo di “nuove armi” mai prima utilizzate. Chi vuole capire capisca ma non è difficile intendere che sono saltate tutte le linee rosse che la dirigenza russa aveva posto già molto tempo prima della operazione speciale in Ucraina. Le autolimitazioni che Mosca di era data nell’utilizzo dell’offensiva in Ucraina stanno venendo meno di fronte all’aggressività dell’occidente.

Di fronte alla prospettiva di un attacco portato avanti dalla NATO contro le città russe in Crimea o in altri territori, l’atteggiamento cambia e le dichiarazioni dei vari membri della leadership russa lo fanno intendere. L’occidente sta portando il mondo verso una catastrofe globale. Se Washington e i paesi della NATO, con la fornitura di armi a lungo raggio, spingeranno le forze ucraine ad attaccare città sul territorio russo o peggio, a tentare di impadronirsi dei territori russi, questo porterà a misure di ritorsione che renderanno il conflitto totalmente diverso da come appare oggi.

Questa la sostanza degli avvertimenti lanciati dalla Russia all’occidente. Dietro l’angolo c’è un allargamento definitivo del conflitto con il coinvolgimento di altre potenze e possibile utilizzo di armi nucleari, sulla base della dottrina russa.

 

A questo risultato ha portato la caparbia volontà delle élite europee di assecondare il piano di attacco USA contro la Russia, mascherato dietro il conflitto in Ucraina.

Quello che traspare, dalle dichiarazioni e dai rapporti che arrivano da Mosca, è che il presidente Putin, nel suo prossimo discorso previsto a giorni, si accinge a cambiare l’impostazione del conflitto da “operazione speciale” a guerra patriottica”, sulla base delle esplicite minacce alla sicurezza della Russia ed alla volontà dichiarata dell’Occidente a guida USA di voler distruggere la Russia.

Questo significa che tutte le risorse e le forze dal paese saranno gestite in funzione dello sforzo bellico, in modo simile a quanto avvenuto ne 1942/45 quando la Russia fu attaccata dalla Germania e dai suoi alleati. La situazione è ormai paragonabile a quella della Seconda guerra mondiale e Putin si prepara a varare una economia di guerra con mobilitazione totale contro il nemico, senza guardare in faccia nessuno. Tale impostazione permetterà allo stesso Putin di effettuare i cambiamenti necessari (probabile nazionalizzazione delle grandi imprese) e soppressione delle varie quinte colonne interne dell’occidente.

In definitiva la Russia prende atto della sfida esiziale in corso da parte dell’Occidente collettivo sotto guida USA e si organizza per combattere con tutte le sue forze.

Lo scenario della catastrofe si avvicina sempre più….

Foto: Idee&Azione

27 gennaio 2023

QUESTA GUERRA DELL’OCCIDENTE ALLA RUSSIA È SEMPLICEMENTE STUPIDITÀ?

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Non solo non esiste una minaccia dalla Russia che sia indipendente dalla politica americana, ma è anche l’espansione della NATO per “rispondere alla minaccia della Russia” a creare la stessa minaccia che l’espansione avrebbe dovuto affrontare.

Non solo non esiste una minaccia dalla Russia che sia indipendente dalla politica americana, ma è anche l’espansione della NATO per “rispondere alla minaccia della Russia” a creare la stessa minaccia che l’espansione avrebbe dovuto affrontare.

La guerra per procura degli Stati Uniti contro la Russia è stupida. Peter Ramsay, professore di diritto alla LSE, in una recensione del libro di Benjamin Abelow, How the West Brought War to Ukraine, sottolinea come quest’ultimo rifugga dalla semplicistica narrazione “Putin ha invaso l’Ucraina”, attribuendo la responsabilità primaria della guerra a cause meno prossime: “la stupidità e la cecità del governo americano” e “la deferenza e la codardia” dei leader europei nei confronti di questa “stupidità” governativa americana.

“Sebbene Abelow descriva molto chiaramente l’arroganza e l’ipocrisia autolesionista della politica occidentale, non tenta di spiegare come o perché la politica statunitense sia diventata così stupida o i leader europei così vigliacchi. Appare stupefatto, descrivendo il livello di irrazionalità coinvolto come quasi inconcepibile.”

Tuttavia, dobbiamo concepirlo, perché è accaduto e sta portando un cambiamento rivoluzionario in un Medio Oriente che si sta riconfigurando come parte integrante del blocco BRICS+; una transizione che, di per sé, implica un enorme cambiamento nel quadro della geoeconomia.

In fondo, la “monumentale stupidità” – per la quale Abelow cita l’accademico britannico Richard Sakwa – non è qualcosa di nascosto, ma è piuttosto una di quelle “verità” che sono “là fuori: nascoste in piena luce”. È che l’esistenza della NATO deriva la sua convalida dalla gestione di “minacce” percepite che, in un processo circolare di pensiero, sono state provocate proprio dall’allargamento della NATO, un allargamento fatto apparentemente per gestire tali “minacce”.

In breve, si tratta di un’argomentazione circolare a ciclo chiuso. Non solo non esiste una minaccia dalla Russia che sia indipendente dalla politica americana, ma è anche l’espansione della NATO per “far fronte alla minaccia della Russia” a creare la stessa minaccia che l’espansione avrebbe dovuto affrontare.

Allo stesso modo, è questo tipo di ragionamento circolare che fa di “Putin un Hitler”, un epiteto che si autoavvera perché l’espansione della NATO è innanzitutto “ragionevole” (un “valore” e un diritto nazionale) e quindi chiunque la contesti deve essere “fascista”.

Abelow si chiede semplicemente: “Quale persona sana di mente potrebbe credere che mettere un arsenale occidentale al confine con la Russia non produrrebbe una risposta potente?”.

Alla radice, Abelow lamenta che la follia che lo infastidisce intensamente è che i politici statunitensi riconoscono la circolarità della loro argomentazione (ne fornisce alcuni esempi), eppure non ammettono nemmeno per un attimo un’argomentazione contraria.  Sanno “una cosa”, ma ne dicono “un’altra”, dice.

Ma l’accusa di pazzia, sostiene Ramsay, “pur essendo retoricamente attraente, tende a oscurare un aspetto vitale del narcisismo che guida la politica occidentale: l’aspetto in cui il senso di autoregolamentazione della virtù è informato dalla mentalità dominante del nostro tempo – idee che influenzano non solo gli ‘esperti’ – ma i leader politici e intere popolazioni”.

Il narcisismo e l’autocompiacimento sono effettivamente un fattore chiave, ma per comprendere appieno il loro ruolo dobbiamo rivolgerci a Leo Strauss, il cui pensiero ha così plasmato una generazione di conservatori americani (gli straussiani).

Strauss teneva corsi all’Università di Chicago a due livelli distinti: In uno di essi, egli impartiva il suo insegnamento apertamente a tutti gli studenti; ma per pochi eletti, tenuti in quarantena dagli altri, egli insegnava un diverso “insegnamento interno” (ad esempio, sulla Repubblica di Platone). Un gruppo di studenti riceveva il “concerto” standard sulla Repubblica come mito occidentale fondamentale. A pochi eletti (molti dei quali sarebbero diventati importanti neoconservatori), invece, veniva insegnato il punto di vista di Strauss sul significato interno della Repubblica come manipolazione machiavellica e patologica.

Strauss insegnava che la “verità” di Platone doveva essere scavata da una classe eletta che possedeva una certa “natura” e doni che mancavano alla maggior parte degli uomini: la capacità di cogliere il significato occulto delle parole letterali. Questi uomini, scriveva Platone, sarebbero costituiti dalla classe dei guerrieri, di rango e onore superiore alla classe dei produttori e degli scambiatori. Strauss ha scritto in modo simile che anche l’insegnamento di Machiavelli aveva un carattere “duplice”.

Ma l’intuizione fondamentale per gli eletti era semplice: il potere è qualcosa che si usa o si perde.

In questo contesto, il “problema” dei neocon è semplicemente che il significato interiore si è perso nel frastuono del discorso liberale.

Il principale pensatore neocon, Robert Kagan, ad esempio, ha fatto eco al discorso sul malessere di Jimmy Carter del 1979, vedendo il liberalismo autoreferenziale dell’America come una preclusione alla capacità degli americani di interrogarsi sulle radici del proprio malessere. Carter l’aveva identificata “come una crisi che colpisce il cuore, l’anima e lo spirito della nostra volontà nazionale. Possiamo vedere questa crisi nel crescente dubbio sul significato delle nostre vite e nella perdita di un’unità di intenti per la nostra nazione”.

L’argomentazione neocon a favore della guerra con la Russia, quindi, nei suoi termini, può essere stupida, ma non è necessariamente irrazionale come comunemente si crede. Come ha sottolineato Kagan, il movimento in avanti è la linfa vitale della politica americana. Senza di esso, lo scopo dei legami civici di unità viene inevitabilmente messo in discussione. Un’America che non sia un glorioso impero repubblicano in movimento non è America, “punto e basta”.

Questa comprensione interiore del “malessere” americano, tuttavia, non può essere espressa pubblicamente contro una monopolizzazione liberale soffocante del discorso pubblico.

Pat Buchanan (commentatore politico di spicco e tre volte candidato alla presidenza) ha fatto lo stesso ragionamento: “Quanto tempo ci vorrà prima che il popolo americano… inizi a perdere fiducia nel sistema democratico stesso? Chiaramente, tra le ragioni della nostra attuale divisione e del malessere nazionale c’è il fatto che abbiamo perso la grande causa che animava le generazioni precedenti: la guerra fredda”.

Il “Nuovo Ordine Mondiale” di George H.W. Bush entusiasmava solo le élite. La crociata per la democrazia di George W. Bush non è sopravvissuta alle guerre per sempre in Afghanistan e in Iraq che ha lanciato in suo nome”. L’ordine basato sulle regole del Segretario di Stato Antony Blinken subirà lo stesso destino”.

Quindi, in parole povere, l’apparente “stupidità” insita nella narrazione della NATO può essere intesa come la tensione tra i neoconservatori che hanno la loro lettura interna della politica, ma che sono disposti ad armare l’argomento NATO per distruggere la Russia.

Questo assurdo ragionamento circolare dei neocon e della NATO per la guerra con la Russia, ovviamente, serve a mobilitare le circoscrizioni “liberali” americane e della UE, dove la pigrizia narcisistica distruttiva e la mancanza di volontà di praticare l’autocoscienza stanno cancellando il pensiero critico, secondo la visione straussiana (cioè bloccando la loro comprensione del potere-imperativo di Putin che viene visto fallire).

Ma gli straussiani – con la loro lettura interiore della politica – percepiscono che l’America non può sopravvivere né a una vittoria russa né a un’ascesa tecnica ed economica cinese verso la preminenza, perché se gli Stati Uniti non “usando (il loro potere), perderanno (il loro primato globale)”.

Washington ha chiaramente commesso un errore forse esistenziale nel pensare che le sanzioni che porteranno a un collasso finanziario in Russia saranno un successo “a colpo sicuro”. Il team Biden si è quindi messo in un “angolo” in Ucraina e non merita alcuna simpatia. Ma a questo punto – realisticamente – che scelta ha la Casa Bianca? I neoconservatori sosterranno che indietreggiare diventa un rischio esistenziale per gli Stati Uniti. Eppure, potrebbe essere un rischio che alla fine si rivelerà inevitabile.

Ancora una volta, e per essere chiari, non si tratta tanto di mantenere l’egemonia militare degli Stati Uniti, quanto di mantenere l’egemonia finanziaria dell’America, da cui dipende tutto il resto, compresa la capacità di finanziare i bilanci della difesa da 850 miliardi di dollari.

E “qui arriviamo al vero collante dell’America”. Darel Paul, professore di scienze politiche al Williams College, scrive: “Dalla fondazione del Paese nel fuoco della guerra, gli Stati Uniti sono stati un impero repubblicano in espansione che ha sempre incorporato nuove terre, nuovi popoli, nuovi beni, nuove risorse, nuove idee… La continua espansione militare, commerciale e culturale da Jamestown e Plymouth ha coltivato l’irrequietezza, il vigore, l’ottimismo, la fiducia in sé stessi e l’amore per la gloria per cui gli americani sono noti da tempo”.  Questo “collante” diventa quindi esistenziale in senso non militare.

Ah… ma l’élite ha anche costruito il sistema finanziario americano sullo stesso principio del movimento in avanti – non solo delle forze militari, ma anche della “linfa vitale” del dollaro (“incorporare sempre nuove terre, nuovi popoli, nuovi beni, nuove risorse”…, ecc.).  Se, tuttavia, l’espansione finanziaria dell’America (e i suoi 30 trilioni di dollari detenuti all’estero) dovesse diventare periferica rispetto alle necessità commerciali, potremmo assistere alla rottura delle catene che legano una piramide rovesciata di debito finanziarizzato a un piccolo perno di garanzie reali… e la piramide crollerebbe.

Traduzione in italiano per Geopolítika.ru da: Is this Western war on Russia simply stupidity? | Al Mayadeen English

Ma cos’è che brucia al “libero” Occidente?

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QUINTA COLONNA

di Antonio Catalano

L’esperienza insegna che nulla accade mai per caso nei rapporti tra gli Stati, che la “sensibilità” verso una questione, quale essa sia, quando ci sono di mezzo grandi interessi, addirittura geopolitici, è direttamente proporzionale alla possibilità di incidere sul corso degli eventi. Così “stranamente” accade che la Cina adesso sia nel mirino dell’apparato sanitario-mediatico, lo stesso che negli ultimi tre anni ha inoculato la religione atea cara alla grande distribuzione farmaceutica (signora Ursula von der Leyen perché non ci parla dei suoi messaggini privati con il capo di Pfizer?).
E così, chissà perché [ironia], proprio quando la Cina stringe rapporti più forti con la Russia e il mondo dei Brics si allarga (Algeria) aumenta l’isteria della mai sopita Cattedrale Sanitaria (che, naturalmente, agisce per conto terzi) la quale usa in modo del tutto arbitrario dati e numeri per convincere della necessità di tornare a misure restrittive che hanno dimostrato di avere una grande utilità nel campo del controllo sociale. Tant’è che Pechino parla di vero e proprio “sabotaggio”.
Al Libero Occidente brucia il fatto che Russia e Cina si parlino sempre di più. Ieri infatti Putin e Xi Jinping hanno tenuto in video-conferenza un colloquio non certo soltanto per darsi gli auguri di fine anno. Nella video-conferenza non si sono usate parole di circostanza. Tutt’altro. Putin: «Puntiamo a rafforzare la collaborazione tra le forze armate russe e cinesi […] Un posto speciale nell’intera gamma della cooperazione militare e tecnico-militare, che aiuta a garantire la sicurezza dei nostri Paesi e a mantenere la stabilità nella regione». Ancora: «Il coordinamento tra Mosca e Pechino nell’arena internazionale, anche nell’ambito del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, dei Brics e del Gruppo dei 20, serve a creare un ordine mondiale equo basato sul diritto internazionale». Da parte sua, Xi Jinping si è reso «disponibile a rafforzare la collaborazione strategica».
Basta così per capire qual è la posta in gioco?
Video del colloquio Putin-Xi Jinping [durata: 10’26”]: 

Sta per succedere qualcosa di grosso

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di Mike Whitney 

Fonte: Come Don Chisciotte

“I Russi hanno deciso che non c’è modo di negoziare la fine di questa situazione. Nessuno negozierà in buona fede; quindi dobbiamo schiacciare il nemico. Ed è quello che sta per accadere.” Colonnello Douglas MacGregor (minuto 9:35)

Per essere precisi, non abbiamo ancora iniziato nulla.” Vladimir Putin

La guerra in Ucraina non finirà con un accordo negoziato. I Russi hanno già chiarito che non si fidano degli Stati Uniti, quindi non hanno intenzione di perdere tempo in un chiacchiere inutili. Ciò che i Russi faranno è perseguire la loro l’unica opzione: distruggere l’esercito ucraino, ridurre in macerie gran parte del Paese e costringere la leadership politica a soddisfare le loro garanzie di sicurezza. È un’azione sanguinosa e dispendiosa, ma non c’è altra scelta. Putin non permetterà alla NATO di piazzare il suo esercito e i suoi missili al confine con la Russia. Ha intenzione di difendere il suo Paese nel miglior modo possibile, eliminando in modo proattivo le minacce emergenti in Ucraina. Ecco perché Putin ha richiamato altri 300.000 riservisti per la campagna in Ucraina; perché i Russi devono sconfiggere l’esercito ucraino e porre rapidamente fine alla guerra. Ecco un breve riassunto del colonnello Douglas MacGregor:

“La guerra per procura di Washington con la Russia è il risultato di un piano accuratamente costruito per coinvolgere la Russia in un conflitto con il suo vicino ucraino. Dal momento in cui il Presidente Putin aveva dichiarato che il suo governo non avrebbe tollerato una presenza militare della NATO in Ucraina, alle porte della Russia, Washington ha fatto di tutto per trasformare l’Ucraina in una potenza militare regionale ostile alla Russia. Il colpo di stato del Maidan aveva permesso agli agenti di Washington a Kiev di insediare un governo che avrebbe cooperato con questo progetto. La recente ammissione della Merkel sul fatto che lei e i suoi colleghi europei avevano cercato di sfruttare gli accordi di Minsk per guadagnare tempo e rafforzare l’esercito ucraino conferma la tragica verità di questa vicenda. (“US Colonel explains America’s role in provoking Russia-Ukraine conflict“, Lifesite)

Questo è un eccellente riassunto degli eventi che hanno portato al giorno d’oggi, anche se dovremmo dedicare un po’ più di tempo ai commenti di Angela Merkel. Ciò che la Merkel aveva effettivamente detto nella sua intervista a Die Zeit è quanto segue:

“L’accordo di Minsk del 2014 era stato un tentativo di guadagnare tempo per l’Ucraina. L’Ucraina aveva utilizzato questo tempo per rafforzarsi, come potete vedere oggi.” Secondo l’ex Cancelliera, “era chiaro per tutti” che il conflitto era sospeso e il problema non era risolto, “ma era stato proprio questo a dare all’Ucraina un vantaggio temporale inestimabile.” (Agenzia di stampa Tass)

La Merkel è stata aspramente criticata per aver ammesso che lei e gli altri leader occidentali avevano deliberatamente ingannato la Russia sulle loro vere intenzioni rispetto a Minsk. Il fatto è che non avevano alcuna intenzione di fare pressione sull’Ucraina affinché rispettasse i termini del trattato e lo sapevano fin dall’inizio. Sappiamo per certo che né la Merkel né i suoi alleati erano mai stati interessati alla pace. In secondo luogo, ora sappiamo che hanno continuato l’inganno per 7 anni prima che lei vuotasse il sacco e ammettesse ciò che stavano realmente facendo. Infine, ora sappiamo dai commenti della Merkel che l’obiettivo strategico di Washington era l’opposto dell’accordo di Minsk. Il vero obiettivo era quello di creare un’Ucraina pesantemente militarizzata che avrebbe portato avanti la guerra per procura di Washington contro la Russia. Questo era l’obiettivo primario: la guerra alla Russia.

Allora, perché Putin dovrebbe prendere in considerazione l’idea di negoziare con persone del genere, che hanno mentito spudoratamente per 7 anni mentre inondavano l’Ucraina di armi che sarebbero state usate per uccidere i soldati russi?

E qual’è l’obiettivo che aveva spinto la Merkel e i suoi colleghi di Washington a mentire?

Volevano una guerra, ed è lo stesso motivo per cui Boris Johnson aveva posto il veto all’accordo che Zelensky aveva negoziato con Mosca a marzo. Johnson aveva sabotato l’accordo perché Washington voleva una guerra. È talmente semplice.

Ma c’è un prezzo da pagare per le bugie, e questo prezzo è la diffidenza, la perniciosa erosione della fiducia, che rende impossibile risolvere le questioni di interesse reciproco. Il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza Nazionale russo, Dmitry Medvedev, proprio questa settimana ha espresso il suo punto di vista sulla questione nei termini più amari. Ha detto:

“Quest’anno, il comportamento di Washington e di altri attori è stato l’ultimo avvertimento a tutte le nazioni: non si possono fare affari con il mondo anglosassone [perché] è un ladro, un truffatore, un baro che potrebbe fare qualsiasi cosa.… D’ora in poi faremo a meno di loro, almeno finché non salirà al potere una nuova generazione di politici ragionevoli… Non c’è nessuno in Occidente con cui potremmo trattare per qualsiasi motivo.” (Ex-Russian President outlines timeline for reconciliation with the West, RT)

Naturalmente, i guerrieri di Washington non saranno affatto infastiditi dalla prospettiva di una rottura delle relazioni con la Russia, anzi probabilmente ne saranno lieti. Ma non si può dire lo stesso per l’Europa. L’Europa si pentirà di essersi legata all’incudine di Washington e di essersi gettata in mare. In un prossimo futuro – quando finalmente si renderanno conto che la loro sopravvivenza economica è inestricabilmente legata all’accesso ai combustibili fossili a basso costo – i leader dell’UE cambieranno rotta e attueranno una politica che garantisca la loro stessa prosperità. Si ritireranno dalla “guerra eterna” della NATO e si uniranno ai ranghi delle nazioni civilizzate che cercano un futuro sicuro ed economicamente integrato.

Ci aspettiamo che anche il NordStream, che è stato distrutto nel più grande atto di sabotaggio industriale dell’era moderna, venga riattivato e ritorni ad essere la principale arteria energetica che lega la Russia all’UE nella più grande zona di libero scambio del mondo. Alla fine, il buon senso prevarrà e l’Europa uscirà dalla crisi provocata dalla sua alleanza con Washington. Ma, prima, la conflagrazione tra Russia e Occidente deve fare il suo corso in Ucraina e il “Garante della sicurezza globale” deve essere sostituito dall’unica nazione disposta a combattere Golia alle sue condizioni in una gara in cui il vincitore prende tutto.

L’Ucraina si preannuncia come la battaglia decisiva nella guerra contro il “sistema basato sulle regole,” una guerra in cui gli Stati Uniti useranno “tutti i trucchi del mestiere” per mantenere la loro presa sul potere. Si veda questo breve trafiletto dell’analista politico John Mearsheimer che spiega i mezzi con cui gli Stati Uniti hanno conservato il loro ruolo dominante nell’ordine globale:

“Non si può sottovalutare quanto gli Stati Uniti siano spietati. Tutto ciò è nascosto nei libri di testo e nelle lezioni che seguiamo da bambini, perché fa parte del nazionalismo. Il nazionalismo consiste nel creare miti su quanto sia meraviglioso il proprio Paese. L’America è buona o cattiva? Non facciamo mai niente di male. (Ma) se si guarda al modo in cui gli Stati Uniti hanno operato nel tempo, è davvero sorprendente quanto siamo stati spietati. E gli Inglesi, lo stesso vale anche per loro, ma noi lo copriamo. Quindi, dico solo che, se siete l’Ucraina e vivete accanto a uno Stato potente come la Russia o se siete Cuba e vivete accanto a uno Stato potente come gli Stati Uniti, dovreste stare molto, molto attenti perché è come dormire nello stesso letto con un elefante. Se quell’elefante si gira e vi schiaccia, siete morti. Bisogna stare molto attenti. Sono contento che il mondo funzioni così? No, non lo sono. Ma è così che funziona il mondo, nel bene e nel male.” (John Mearsheimer, “How the World Works,“  You Tube)

In conclusione, le prospettive di pace in Ucraina sono nulle. L’establishment della politica estera statunitense ha deciso che l’unico modo per invertire l’accelerazione del declino dell’America è il confronto militare diretto. La guerra in Ucraina è la prima manifestazione di questa decisione. D’altra parte, la Russia non ripone più alcuna fiducia nei negoziati con l’Occidente, non può più fidarsi che i leader occidentali onorino i loro impegni o rispettino gli obblighi dei trattati.

Queste inconciliabili differenze tra le due parti rendono inevitabile un’escalation. In assenza di un partner affidabile, Putin ha solo un’opzione per risolvere il conflitto: una schiacciante forza militare. È per questo che ha richiamato 300.000 riservisti a prestare servizio in Ucraina ed è per questo che ne richiamerà altri 300.000 se saranno necessari. Putin si rende conto che l’unica strada percorribile è quella di risolvere rapidamente il conflitto e imporre le proprie condizioni ai vinti. Questo è esattamente ciò che Mearsheimer aveva previsto solo poche settimane fa, quando aveva affermato quanto segue:

“I Russi non si arrenderanno e non si fingeranno morti. Anzi, quello che i Russi faranno è schiacciare gli Ucraini. Tireranno fuori i grossi calibri. Ridurranno in macerie luoghi come Kiev e altre città dell’Ucraina. Faranno Falluja, faranno Mosul, faranno Grozny …. Quando una grande potenza si sente minacciata… i Russi tireranno fuori tutte le loro armi in Ucraina per assicurarsi la vittoria. …Dovete capire che stiamo parlando di mettere all’angolo una grande potenza dotata di armi nucleari, che vede in ciò che sta accadendo una minaccia esistenziale. Questo è davvero pericoloso.” (John Mearsheimer, Twitter)

Quindi, se sappiamo che la Russia cercherà di porre fine alla guerra sconfiggendo l’esercito ucraino, cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro?

A questa domanda hanno risposto diversi analisti che hanno seguito da vicino la guerra fin dall’inizio, ma prima ecco un riassunto degli incontri che si sono svolti la scorsa settimana , da cui si può capire che una grande offensiva russa potrebbe essere in programma tra poche settimane. L’estratto è tratto da un articolo di Patrick Lawrence su Consortium News:

“Alexander Mercouris… ha recentemente elencato l’eccezionale serie di incontri che Putin ha tenuto nelle ultime due settimane con l’intero establishment militare e di sicurezza nazionale. A Mosca, il leader russo ha incontrato tutti i principali comandanti militari e funzionari della sicurezza nazionale (compreso) Sergei Surovikan, il generale da lui incaricato dell’operazione ucraina….

Putin è poi volato a Minsk con il ministro degli Esteri Sergei Lavrov e il ministro della Difesa Sergei Shoigu per uno scambio con i vertici politici e militari bielorussi. Poi ha incontrato i leader delle due repubbliche di Donetsk e Lugansk, incorporate tramite referendum nella Federazione Russa lo scorso autunno.

Non si può evitare di concludere che questi incontri, di cui la stampa occidentale ha parlato a malapena, siano il segnale di una nuova iniziativa militare a breve o medio termine in Ucraina. Come ha detto Mercouris, “sta per arrivare qualcosa di molto grosso.”

In questo contesto, uno degli incontri più interessanti è avvenuto a Pechino la scorsa settimana, quando Dmitry Medvedev, attualmente Vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo e da tempo vicino a Putin, ha avuto colloqui con Xi Jinping….

Ad un certo punto, in un futuro non lontano, la guerra della vuota retorica in nome dell’arroganza imperiale si indebolirà e andrà alla deriva verso il collasso. Questo surreale distacco dalla realtà non potrà essere sostenuto all’infinito – non di fronte ad una nuova iniziativa russa, qualunque forma potrà assumere.” (PATRICK LAWRENCE: “A War of Rhetoric & Reality“, Consortium News)

Lawrence ha ragione? Sta per arrivare qualcosa di grosso?

Sembrerebbe proprio di sì. Nello spazio sottostante ho trascritto alcune citazioni tratte da recenti video con il colonnello MacGregor e Alexander Mercouris, due dei migliori e più affidabili analisti della guerra in Ucraina. Entrambi concordano sul fatto che una “offensiva invernale” russa avrà luogo nel prossimo futuro, ed entrambi concordano sugli obiettivi strategici dell’operazione. Ecco uno spezzone di MacGregor:

“Il popolo americano non capisce che l’esercito ucraino nel Donbass è sull’orlo del collasso. Hanno subito perdite nell’ordine delle centinaia di migliaia… (e) sono quasi a centocinquantamila morti. La 93esima brigata dell’esercito ucraino si è appena ritirata da Bahkmut – che i Russi hanno trasformato in un bagno di sangue per gli Ucraini – e se n’è andata dopo aver subito il 70% di perdite. Per loro, questo significa che di 4.000 uomini… se ne sono salvati circa 1.200 . È una catastrofe, ma è ciò che sta realmente accadendo. E quando i Russi lanceranno finalmente la loro offensiva, gli Americani assisteranno al crollo di questo castello di carte. A quel punto, l’unica incertezza sarà se qualcuno finalmente si alzerà in piedi e metterà fine a questa narrazione totalmente falsa.” (“Colonel Douglas MacGregor,” Real America, Rumble; 8:45 min)

Ed ecco ancora MacGregor:

“Sembra sempre di più che il desiderio dei Russi sia quello di completare la loro missione nel Donbass. Vogliono eliminare tutte le forze ucraine che si trovano nel Donbass… Ricordate, questa è sempre stato un modo per economizzare le forze. È stato progettata per eliminare il maggior numero possibile di Ucraini al minor costo possibile per i russi.

Questo è ciò che sta accadendo nell’Ucraina meridionale (e) continua. Ha funzionato alla grande. E Surovikin, il comandante delle operazioni, ha detto che continuerà fino a quando non sarà pronto a lanciare la sua offensiva. Quando l’offensiva sarà lanciata, sarà una battaglia molto diversa. Ma la cosa interessante è che gli Ucraini hanno subito moltissime perdite nel sud e arrivano segnalazioni secondo cui sarebbero sull’orlo del collasso. Ed è per questo che sentiamo parlare di ragazzini di 14 o 15 anni che vengono arruolati. … e riceviamo video di soldati ucraini che dicono: “Quelli di Kiev farebbero meglio a sperare che i Russi li arrivino lì prima di noi… perché noi li uccideremo.” Parlano dei funzionari governativi, perché non vedono alcuna prova che al governo di Zelensky… importi qualcosa di loro. Stanno finendo il cibo e il vestiario, stanno congelando, stanno subendo pesanti perdite e vengono ricacciati indietro.” (“Will Ukraine have enough Fire Power?”  Col MacGregor, Judging Freedom, You Tube; 17:35 min)

Sia MacGregor che Mercouris sembrano concordare sul fatto che la strategia russa prevede di “distruggere” il nemico (uccidendo il maggior numero possibile di truppe ucraine), di consolidare le conquiste russe espandendo il proprio controllo sulle aree a est e lungo il Mar Nero e, infine, di dividere l’Ucraina in due entità separate: uno “Stato fantoccio disfunzionale” a ovest e uno Stato industrializzato e prospero a est. Ecco Alexander Mercouris da un recente aggiornamento su You Tube:

“La mia netta impressione è che … l’obiettivo dell’offensiva invernale russa – che sta effettivamente arrivando – sarà quello di porre fine alla battaglia nel Donbass, spezzare la resistenza ucraina nel Donbass, sgomberare le forze ucraine dalla Repubblica Popolare di Donetsk. Non mi sembra che i Russi stiano pianificando una grande avanzata su Kiev o sull’Ucraina occidentale. Non è quello che dicono i commenti del generale Gerasimov. … i Russi si stanno concentrando su Donetsk… È [una strategia] “a basso rischio,” ma è altamente efficace. Stanno distruggendo l’esercito ucraino esattamente come ha detto il generale Surovikin. [Questa strategia] sta indebolendo la futura capacità dell’Ucraina di continuare la guerra e – allo stesso tempo – realizza la missione primaria della Russia che, fin dall’inizio, era stata la liberazione del Donbass.

Ora, le cose non finiranno qui. Altri funzionari russi hanno detto che nel 2023 dovremmo vedere la riconquista della regione di Kherson… e, sicuramente, ci saranno altri progressi dei Russi in altri luoghi. Ma la battaglia principale era e rimane il Donbass. Una volta vinta quella battaglia, una volta spezzata la resistenza ucraina, l’esercito ucraino sarà fatalmente indebolito… il che significa che l‘Ucraina non solo avrà perso la sua regione più industrializzata e la sua zona più fortificata. Significa anche che i Russi avranno un accesso libero da ostacoli fino alla riva orientale del fiume Dnieper. A quel punto, saranno in grado di tagliare l’Ucraina a metà. Mi sembra logico e mi sembra chiaro che questo sia il piano russo. Non ne fanno mistero, ma tengono la gente sulle spine e alimentano congetture sulle truppe che si trovano in Bielorussia. Ma ho il sospetto che lo scopo principale di queste forze sia quello di bloccare i soldati ucraini… intorno a Kiev, mettendoli di fronte al pericolo di un’eventuale offensiva russa, e di contrastare il concentramento di truppe polacche. Questo è ciò che ha detto Gerasimov.” (“Alexander Mercouris on Ukraine,” You Tube; 31:35 min)

Sebbene nessuno possa prevedere il futuro con assoluta certezza, sembra che sia MacGregor che Mercouris abbiano una sufficiente padronanza dei fatti da non poter scartare a priori il loro scenario. In effetti, l’attuale evoluzione del conflitto suggerisce che le loro previsioni sono probabilmente “azzeccate.” In ogni caso, non dovremo aspettare molto per scoprirlo. Le temperature stanno scendendo rapidamente in tutta l’Ucraina, il che consente il movimento senza ostacoli di carri armati e veicoli blindati. L’offensiva invernale della Russia è probabilmente a poche settimane di distanza.

Fonte: unz.com
Link: https://www.unz.com/mwhitney/mercouris-something-big-is-on-the-way/
Scelto e tradotto da Markus per www.comedonchisciotte.org

La domanda più importante di tutte

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Segnalazione di Antonio Serena – L’ANTIDIPLOMATICO

di Andrei Raevsky per il suo sito The Saker

(traduzione: Nora Hoppe)

Sembra che arriveremo al 31 dicembre 2022.  Ma riusciremo ad arrivare al 31 dicembre 2023?

Questa domanda non è un’iperbole.  Direi addirittura che è la domanda più importante almeno per l’intero emisfero settentrionale.

È almeno dal 2014 che avverto che la Russia si sta preparando a una guerra totale. Putin ha praticamente detto questo nel suo recente discorso davanti al Consiglio del Ministero della Difesa russo.  Se non avete visto questo video, dovreste davvero guardarlo, vi darà una visione diretta di come il Cremlino pensa e di cosa si sta preparando.  Ecco di nuovo il video:

 

Il discorso di Vladimir Putin (sottotitoli in inglese)


In questo video di Visione TV i primi 15 minuti del discorso di Putin in italiano

Presumo che abbiate visto quel video e che non ci sia bisogno di dimostrarvi che la Russia si sta preparando per una guerra di massa, anche nucleare.

Il ministro degli Esteri Lavrov ha dichiarato pubblicamente che “funzionari senza nome del Pentagono hanno effettivamente minacciato di condurre un ‘attacco di decapitazione’ sul Cremlino… Quello di cui stiamo parlando è la minaccia di eliminare fisicamente il capo dello Stato russo, (…) Se tali idee sono effettivamente alimentate da qualcuno, questo qualcuno dovrebbe pensare molto attentamente alle possibili conseguenze di tali piani.”

Quindi, la situazione è la seguente:

  • Per la Russia questa guerra è chiaramente, innegabilmente e ufficialmente una guerra esistenziale. Ignorare questa realtà sarebbe il massimo della follia.  Quando la più forte potenza nucleare del pianeta dichiara, ripetutamente, che questa è una guerra esistenziale, tutti dovrebbero prenderla sul serio e non negarla.
  • Anche per i neoconservatori statunitensi questa è una guerra esistenziale: se la Russia vince, la NATO perde e, quindi, anche gli Stati Uniti perdono. Il che significa che tutti quei disonesti che per mesi hanno propinato all’opinione pubblica sciocchezze sul fatto che la Russia avrebbe perso la guerra saranno ritenuti responsabili dell’inevitabile disastro.

Molto dipenderà dal fatto che gli americani, soprattutto quelli al potere, siano disposti a morire in solidarietà con i “pazzi in cantina” o meno.  Al momento sembra proprio di sì.  Non contate sull’Unione Europea, che ha rinunciato da tempo a qualsiasi potere.  Parlare con loro semplicemente non ha senso.

Questo potrebbe spiegare le recenti parole di Medvedev“Ahimè, non c’è nessuno in Occidente con cui potremmo trattare per qualsiasi motivo (…) è l’ultimo avvertimento a tutte le nazioni: non si possono fare affari con il mondo anglosassone perché è un ladro, un truffatore, un tagliatore di carte che potrebbe fare qualsiasi cosa.”

La Russia può fare molte cose, ma non può liberare gli Stati Uniti dalla morsa dei neoconservatori.  È una cosa che possono fare solo gli americani.

E qui entriamo in un circolo vizioso:

È molto improbabile che il sistema politico statunitense venga sfidato efficacemente dall’interno; i grandi capitali gestiscono tutto, compreso il sistema di propaganda più avanzato della storia (alias i “media liberi”) e la popolazione viene tenuta disinformata e sottoposta al lavaggio del cervello.  E sì, certo, una grave sconfitta in una guerra contro la Russia scuoterebbe questo sistema così duramente che sarebbe impossibile nascondere la portata del disastro (pensate a un “Kabul sotto steroidi”).  Ed è proprio per questo che i Neocon non possono permettere che ciò accada, perché questa sconfitta innescherebbe un effetto domino che coinvolgerebbe rapidamente la verità sull’11 settembre e, successivamente, tutti i miti e le menzogne su cui la società statunitense si è basata per decenni (JFK, per esempio?).

Naturalmente ci sono molti americani che lo capiscono perfettamente. Ma quanti di loro sono in una posizione di reale potere per influenzare il processo decisionale e i risultati degli Stati Uniti? La vera domanda è se ci sono ancora abbastanza forze patriottiche al Pentagono, o nelle agenzie di stampa, per rispedire i Neocon in cantina da cui sono strisciati fuori dopo il falso allarme dell’11 settembre.

In questo momento sembra proprio che tutte le posizioni di potere negli Stati Uniti siano occupate dai Neolib, dai Neocon, dai RINO [“Republican In Name Only” (repubblicano solo di nome) è un peggiorativo usato per descrivere i politici del Partito Repubblicano ritenuti non sufficientemente fedeli al partito o non allineati con l’ideologia del partito] e altre brutte creature… tuttavia è anche innegabile che persone come, ad esempio, Tucker Carlson e Tulsi Gabbard stiano raggiungendo molte persone che “capiscono”.  Questo *deve* includere i VERI liberali e i VERI conservatori la cui lealtà non è verso una banda di delinquenti internazionali, ma verso il proprio Paese e il proprio popolo.

Sono anche abbastanza sicuro che ci sono molti comandanti militari statunitensi che ascoltano ciò che il Col. Macgregor ha da dire.

Sarà sufficiente per rompere il muro di bugie e propaganda?

Lo spero, ma non sono molto ottimista.

In primo luogo, Andrei Martyanov ha assolutamente ragione quando denuncia costantemente la grande incompetenza e l’ignoranza della classe dirigente statunitense.  E condivido in pieno la sua frustrazione.  Entrambi vediamo dove si sta andando a parare, e tutto ciò che possiamo fare è avvertire, avvertire e avvertire ancora.  Mi rendo conto che è difficile credere all’idea che una superpotenza nucleare come gli Stati Uniti sia gestita da una banda di delinquenti incompetenti e ignoranti, ma questa è la realtà e negarla semplicemente non la farà sparire.

In secondo luogo, almeno finora, l’opinione pubblica statunitense non ha (ancora) sentito tutti gli effetti del crollo del sistema finanziario ed economico controllato dagli Stati Uniti. Quindi gli “imbacilli” che sventolano le bandiere possono ancora sperare che una guerra contro la Russia assomigli al tiro al tacchino che è stato “Desert Storm”.

Non sarà così.

La vera domanda da porsi è se l’unico modo per svegliare gli “imbacilli” sbandieratori, a cui è stato fatto il lavaggio del cervello, sia un’esplosione nucleare sopra le loro teste oppure no.

Il fenomeno “Go USA!” è una condizione mentale che è stata iniettata nelle menti di milioni di americani per molti decenni e ci vorrà molto tempo, o alcuni eventi veramente drammatici, per riportare queste persone alla realtà.

In terzo luogo, le élite al potere negli Stati Uniti sono chiaramente in una fase di profonda negazione.  Tutti questi sciocchi discorsi sui missili Patriot o sugli F-16 statunitensi che cambiano il corso della guerra sono infantili e ingenui.  Francamente tutto questo sarebbe piuttosto comico se non fosse così pericoloso nelle sue potenziali conseguenze.  Cosa succederà una volta distrutta l’unica batteria di missili Patriot e abbattuti gli F-16?

Quanto presto l’Occidente finirà le Wunderwaffen [armi miracolose]?

In una “scala di escalation” concettuale, quale sarebbe il passo successivo ai Patriot e agli F-16?

Le testate nucleari tattiche?

Considerare l’idea piuttosto idiota che una testata nucleare “tattica” sia in qualche modo fondamentalmente diversa da una testata nucleare “strategica”, indipendentemente dal modo in cui viene usata e dal luogo in cui viene usata, è estremamente pericoloso.

Ritengo che il fatto che la classe dirigente statunitense sta seriamente contemplando sia un uso “limitato” di testate nucleari “tattiche” sia “attacchi decapitanti” sia un ottimo indicatore del fatto che gli Stati Uniti stanno esaurendo le Wunderwaffen e che i Neocons sono disperati.

E a coloro che potrebbero essere tentati di accusarmi di iperbole o di deliri paranoici dirò quanto segue:

Questa guerra NON, ripeto, NON riguarda l’Ucraina (o la Polonia o i tre Statini baltici).

Al minimo indispensabile, questa è una guerra per il futuro dell’Europa. 

Fondamentalmente è una guerra che riguarda la completa riorganizzazione dell’ordine internazionale del nostro pianeta.

Direi addirittura che l’esito di questa guerra avrà un impatto maggiore di quello della prima o della seconda guerra mondiale.

I russi lo capiscono chiaramente (vedete il video qui sopra se ne dubitate).

E lo sanno anche i Neocon, anche se non ne parlano.

La situazione attuale è molto più pericolosa persino della crisi dei missili di Cuba o dello stallo di Berlino.  Almeno allora entrambe le parti ammettevano apertamente che la situazione era davvero pericolosa.  Questa volta, invece, le élite al potere dell’Occidente stanno usando la loro formidabile capacità di PSYOP/propaganda per nascondere la vera portata di ciò che sta accadendo.  Se ogni cittadino degli Stati Uniti (e dell’Unione Europea) capisse che c’è un mirino nucleare e convenzionale dipinto sulla sua testa, le cose potrebbero essere diverse.  Ahimè, è evidente che non è così, da qui l’inesistente movimento per la pace e il quasi consenso a versare decine di MILIARDI di dollari nel buco nero ucraino.

In questo momento, i pazzi stanno giocando con ogni sorta di idee sciocche, tra cui quella di cacciare la Russia dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU (cosa che non accadrà, dato che sia la Russia che la Cina hanno potere di veto) o addirittura di creare una “conferenza di pace” sull’Ucraina senza la partecipazione della Russia (in una sorta di remake degli “amici della Siria” e degli “amici del Venezuela”).  Beh, buona fortuna!  A quanto pare Guaido e Tikhanovskaia non sono sufficienti a scoraggiare i neocon e ora stanno ripetendo le stesse identiche sciocchezze con “Ze”.

Riusciremo quindi ad arrivare al 31 dicembre 2023?

Forse, ma non è affatto sicuro.  Chiaramente, questa non è un’ipotesi che il Cremlino fa, da qui il rafforzamento davvero immenso di tutte le capacità di deterrenza strategica della Russia (sia nucleare che convenzionale).

Se Dio vorrà, il vecchio adagio “si vis pacem, para bellum” salverà la situazione, poiché la Russia è chiaramente preparata per qualsiasi momento di conflitto, compreso quello nucleare.  Anche la Cina ci arriverà presto, ma è probabile che il 2023 vedrà una sorta di fine della guerra ucraina: o una vittoria russa in Ucraina o una guerra continentale su larga scala che la Russia vincerà (anche se a un costo molto più alto!).  Quindi, quando i cinesi saranno veramente pronti (probabilmente avranno bisogno di altri 2-5 anni) il mondo sarà un posto molto diverso.

Per tutte queste ragioni, ritengo che il 2023 potrebbe essere uno degli anni più importanti della storia umana.  Quanti di noi riusciranno a sopravvivere è una questione aperta.

Fonte: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_domanda_pi_importante_di_tutte/39602_48298/

Basta con l’arroganza di Zelensky

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di Massimo Fini

Fonte: Massimo Fini

Adesso l’arroganza di Zelensky ha superato ogni limite: non si accontenta più di dettare l’agenda politica dell’Ue ma vuole cancellare la cultura russa dall’Europa, la stessa pretesa di Putin con l’Ucraina. Come racconta Marco Travaglio sul Fatto di venerdì: “Il console ucraino Andrii Kartysh ha intimato a Sala, a Fontana e al sovrintendente Meyer di cancellare la prima della Scala col Boris Gurdonov di Musorgskij e ‘rivedere’ il cartellone per ripulirlo da altri ‘elementi propagandistici’, cioè da opere di musicisti russi”. Dà ordini perentori ai sindaci, ai presidenti di Regione, ai direttori artistici, vuole decidere lui, attraverso i suoi scagnozzi, quale deve essere il cartellone della Scala. La Scala,  il più grande teatro al mondo di musica classica, di balletto, di operistica, dove sono stati messi in scena i maggiori compositori russi, da Tchaikovsky a Rimsy-Korsakov a Prokofiev a Khachaturian a Stravinsky, dove hanno ballato le più grandi étoile russe, da Rudy Nureyev a Baryshnikov, e, per restare a casa nostra, sempre che rimanga tale, dove sono stati dati tutti i nostri grandi dell’opera, da Puccini a Rossini, da Verdi a Vivaldi, da Monteverdi a Bellini, dove hanno cantato Maria Callas e la Tebaldi. Che cosa ci hanno dato gli ucraini in cambio? Zero, zero.
Volodymyr Zelensky è un filo-nazista, non perché lo ha bollato così Putin, ma perché una parte del popolo, sia pur carsicamente, lo è, non solo i miliziani del battaglione Azov che lo sono apertamente, sono inglobati nell’esercito regolare ucraino e vengono continuamente esibiti e magnificati dal loro Presidente. Infatti due settimane fa, come già l’anno scorso, il suo governo ha votato contro l’annuale risoluzione Onu che condanna l’esaltazione del nazismo: l’aveva già fatto l’anno scorso, insieme agli Usa, mentre stavolta Kiev si è tirata dietro i principali Paesi europei, Italia inclusa.
Quando in Ucraina c’erano la Wehrmacht e la Gestapo, con cui non si scherzava, gli ucraini sono stati attori, in proporzione, di uno dei più grandi pogrom antiebraici.
Volodymyr Zelensky gonfia il petto per la resistenza all’“operazione speciale” di Putin. Ma con le armi che gli hanno dato gli americani e disgraziatamente anche l’Unione europea, che continua a non capire dove sono i suoi veri interessi, pure il Lussemburgo avrebbe resistito al tentativo di occupazione russa. Senza contare che in corso d’opera si è scoperto che l’Ucraina era già zeppa di armamenti sofisticati.
Lo so, lo so che è obbligatorio premettere che qui c’è un aggressore, la Russia, e un aggredito, l’Ucraina. Tutto vero, però queste sottili distinzioni non si sono fatte quando gli aggressori eravamo noi, Germania in parte esclusa, in Serbia 1999, in Afghanistan 2001, in Iraq 2003, in Somalia, per interposta Etiopia, 2006-2007, col bel risultato di favorire gli Shabab che hanno giurato fedeltà allo Stato Islamico, e infine in Libia, 2011, in una delle più sciagurate operazioni di alcuni Paesi Nato, Stati Uniti, Francia e Italia a governo Berlusconi. Però solo Putin continua a essere massacrato dalla cosiddetta “comunità internazionale” che altro non è che il coacervo di Stati stesi come sogliole ai piedi degli States e che è sì internazionale, ma non è mondiale perché a questa condanna sono estranei non solo la Cina e l’India, circa tre miliardi di persone, ma anche quasi tutti i Paesi sudamericani, tanto più che ora Lula ha cacciato a pedate il ‘cocco’ dell’Occidente, Bolsonaro. Inoltre in questa damnatio memoriae qualche ragione ce l’ha anche la Russia di Putin. Non è rassicurante essere circondati da Paesi Nato e filo-Nato cioè, attraverso gli Stati Uniti, da Stati potenzialmente nucleari, oltre che dai nazisti ucraini.
Pistola alla tempia io scelgo la Russia, anche l’attuale Russia, non l’Ucraina. E forse faccio anche a meno della pistola.

Tutti i danni di Draghi negli ultimi 20 anni

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di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi

Nell’articolo precedente sul tema abbiamo spiegato che Draghi voleva mollare per evitare di essere al governo quando arriva il crash finanziario, la crisi energetica, la recessione e un’altra crisi della vaccinazione tutte assieme.

Sembra che abbiamo avuto ragione perché Draghi si è presentato in Parlamento ignorando qualunque richiesta e osservazione dei partiti di centro destra e del M5S rendendo inevitabile che poi non lo votassero. Se si ascolta il suo discorso, aggressivo e insultante in molti punti è evidente che ha cercato questo risultato, che voleva sfuggire a Mattarella e alle pressioni estere per non ritrovarsi a gestire il disastro in arrivo a cui ha egli stesso ha contribuito. C’è alla fine riuscito, ma Matterella prima di acconsentire alla sua richiesta gli ha fatto fare una figuraccia che passerà alla storia della cronaca. Ma facciamo un bilancio.

Ci sono almeno dieci cose per le quali Draghi è stato un disastro, da quando era direttore del Tesoro, poi governatore Bankitalia, poi alla Bce e ora al governo

1) Superbonus110: Draghi ha fatto del sarcasmo su chi l’aveva promosso. Ma il Superbonus110 ha creato circa 40 miliardi di Pil tramite il boom edilizio che ha indotto, dopo dieci anni in cui le costruzioni in Italia erano depresse e parliamo di un -50%. Il meccanismo del Superbonus era intelligente, perché erano crediti fiscali che non sono debito pubblico perché lo Stato negli anni successivi sconta le tasse solo se c’è un ricavo, non è obbligato a ripagare in ogni caso come con un Btp. Emettere Btp è emettere debito, emettere crediti fiscali no, perché se non c’è un ricavo l’anno successivo di qualcuno che debba pagare tasse, il credito è inutilizzabile e lo Stato non paga e non sconta niente, tanto è vero che Eurostat non lo considera debito pubblico. Draghi fa finta di non sapere queste e non ha mai riconosciuto l’aumento di occupazione, di lavoro e di Pil creato dal Superbonus110 che è stato l’unico stimolo economico degli ultimi due anni. Cosa ha fatto Draghi? Ha bloccato di colpo il Superbonus mettendo in crisi tante aziende.

2) Draghi ha speso invece una cifra complessiva intorno a 30 miliardi per centinaia di milioni di tamponi a 50 euro l’uno di costo totale, vaccini e vaccinazione e per le degenze Covid a peso d’oro (fino a 9mila euro al giorno). In più ha imposto un altro lockdown e lasciato a casa dal lavoro qualche centinaio di migliaia di persone perché non vaccinate e con tampone positivo (anche se senza nessun sintomo). Il costo enorme di queste due politiche ha costretto lo Stato a fare deficit intorno al 9% del Pil l’anno scorso e al 6% quest’anno e il debito pubblico è schizzato a 2,760 miliardi. Per Draghi il Superbonus che creava lavoro era da eliminare e i lockdown e green pass che affondava l’economia erano buoni.

3) I Btp da quando Draghi governa sono scesi da 150 a 125. Il motivo principale è che, oltre alla crescita del debito pubblico, Draghi come governatore della Bce aveva fatto stampare 4mila miliardi per comprare titoli di stato e spingere il rendimento sotto-zero o zero. Alla Bce Draghi ha fatto bella figura solo perché stampava moneta. Questo però ha creato inflazione e di conseguenza i bond ora stanno franando. Se si parla di spread e costo degli interessi sui Btp e di quotazioni dei Btp, bisogna ricordare che da quando Draghi è al governo i Btp sono collassati da 150 a 125 (usando come riferimento il future del decennale) e quindi dire che senza Draghi ecc.…. è semplicemente assurdo. Draghi ha condotto una politica di stampa di euro per sostenere i deficit dei governi e i risultati sono inflazione e crollo del mercato dei titoli di stato in corso.

4) Quando Draghi era governatore di Bankitalia è stato responsabile della crisi di MontePaschi, che ha speso 9 miliardi per Antonveneta e fu il governatore di Bankitalia ad avallare questa operazione di natura politica (Pd a Siena). La banca di Siena dal 2008 sprofonda nelle perdite, ma la sua crisi risale al tempo in cui Draghi vigilava sul sistema creditizio italiano.

5) Draghi come governatore della Bce nell’estate del 2011 era anche stato la causa della crisi dello spread perché ha scritto con J-C. Trichet una lettera all’allora governo Berlusconi minacciandolo di crisi se non avesse fatto un austerità pesante e simultaneamente ha sospeso gli acquisti di Btp. Salvo poi addirittura lanciare un mega programma di acquisti senza limiti di 4mila miliardi di Btp e altri titoli di stato europei quando il governo Monti, sotto il peso dell’austerità imposta dalla Bce, stava facendo collassare l’economia italiana e l’euro. Per far saltare Berlusconi, Draghi lo ha ricattato per iscritto chiedendo austerità e fermando gli acquisti di Btp. Poi, una volta che al governo è stato il Pd ha stampato 4mila mld di cui 700 miliardi sono andati ai Btp.

6) Prima ancora, come direttore del Tesoro fino al 2004, è stato responsabile dei 40 miliardi di perdite dovute ai contratti derivati sui Btp sottoscritti dal Tesoro. Nessuno altro paese Ue ha perso miliardi così per questi derivati. Solo l’Italia. E Draghi era il direttore del Tesoro che li ha proposti e gestiti.

7) Come abbiamo già mostrato, con Draghi al governo e le sue politiche di vaccinazione forzata e lockdown la mortalità in Italia è aumentata nel 2021.

Si può discutere delle cause esatte, ma era Draghi al governo e il risultato è l’opposto di quello che aveva promesso con i lockdown e vaccinazioni, imposte in modo più restrittivo che in altri paesi.

8) La crisi energetica in corso è dovuta innanzitutto alle politiche di boicottaggio dei combustibili fossili in atto da più di dieci anni, perché il rialzo è iniziato l’estate scorsa e la guerra in Ucraina è arrivata a febbraio 2022. Poi ovviamente le sanzioni alla Russia. E infine, dato che in realtà il prezzo del gas russo di Gazprom che Eni come intermediario compra è invariato rispetto ad un anno fa, la speculazione. Sì, perché se il prezzo dell’80% o 90% del gas che viene da Algeria, Qatar e Russia per gasdotto non è variato e quello all’’ingrosso è aumentato di 15 o 20 volte, c’è evidentemente anche speculazione.


Draghi però è stato un grande fautore delle politiche per il climate change e delle sanzioni alla Russia. E sulla speculazione non ha detto mezza parola. Difficile sostenere quindi che Draghi fosse la soluzione per un disastro che ha contribuito più di altri (vedi l’insistenza per le sanzioni) a creare. Per quanto riguarda la speculazione, in Spagna e Francia, ad esempio, si sono prese misure di calmiere e si nazionalizza Edf che è loro Eni. In Italia niente.

9) Infine, per le sanzioni alla Russia e gli armamenti all’Ucraina, Draghi ha soffiato sul fuoco più di altri e senza un motivo logico perché l’Ucraina è dieci volte più armata dell’Italia, ad esempio hanno 2mila pezzi di artiglieri pesante contro circa 150 dell’Italia. Come si è visto, la guerra moderna è tutta basata sull’artiglieria, non la fanteria o i carri armati (in cui comunque l’Ucraina ne aveva 2,500 contro 200 dell’Italia).

L’Ucraina era in realtà, se si guardano i dati e non si ascoltano le chiacchiere, un paese armato fino ai denti dagli Usa.

Questi sono nove fatti, dalla crisi dello spread e il ricatto a Berlusconi, alle perdite sui derivati, al crac di MontePaschi, alla stampa di moneta alla Bce che ha creato inflazione, ai lockdown e vaccinazione forzata ecc. con cui Draghi ha contribuito più di altri a rovinare l’Italia. Lascia un paese in rovina e sarà un problema per qualsiasi nuovo governo tentare di riprendersi.

Fonte: https://www.nicolaporro.it/tutti-i-danni-di-draghi-negli-ultimi-20-anni/

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