Conte non si nasconde più: «Il mio cuore batte a sinistra». E svela di essersi “innamorato” del Pd

Il tono della voce. Il ciuffetto. Il modo di presentarsi. Sul web in molti gli affibbiano l’etichetta di cattocomunista. E lui, Giuseppe Conte, non fa nulla per togliersela da dosso. Anzi, ogni volta che apre bocca lo conferma. Com’è successo a DiMartedì.«Abbiamo un programma di governo riformatore ben articolato», ha detto con suo solito tono propagandistico. E quando gli viene chiesto se si senta meglio conla Lega o con il Pd al governo, risponde candidamente: «Senza scontentare nessuno, mi sento più confortevole con questo esecutivo».

«Avverto maggiore consonanza», ribadisce Conte. Ma il clou lo raggiunge immediatamente dopo: «Il mio cuore batte a sinistra? È vero, mi sono formato nel cattolicesimo democratico». E sul web un’altra valanga di sfottò al cattocomunista: «Ma dai, non l’avevamo capito…», scrivono ironicamente. Il premier giallorosso sottolinea: «Destra e sinistra sono un po’ superati come schematismo ideologico del Novecento. È chiaro che in questo contesto si è creata una polarizzazione tra la proposta delle forze di opposizione e quella delle forze di maggioranza».Incredibile (e patetico) l’attacco ai leader di Lega e Fratelli d’Italia. «Il loro è un linguaggio che non mi appartiene» dice Conte. «Mi batterò per un linguaggio garbato, non possiamo chiedere rispetto a cittadini se non diamo rispetto con le parole». Una sardina in pectore, quindi. Poi una frase che ha provocato altra ironia: «Non ho mai insultato Salvini», precisa. Poi aggiunge: «Il suo consenso sta scemando. Da cosa lo vedo? Dai sondaggi». Quali sondaggi, non si sa.«Io credo che – quando c’è una macchina comunicativa che è molto aggressiva, anche nel linguaggio, e quindi spinge molto sulle paure delle persone – e quando si soffia su quel vento, il vento si gonfia ma poi si sgonfia: è una parabola storica». Sulle prossime elezioni regionali, «cosa voterei in Emilia Romagna? Sicuramente non voterei centrodestra».

Da https://www.secoloditalia.it/2019/12/conte-non-si-nasconde-piu-il-mio-cuore-batte-a-sinistra-e-svela-di-essersi-innamorato-del-pd/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook

Il regalo di Conte al Pd: niente ricorso per l’Unità I debiti li paghiamo noi

Palazzo Chigi non si oppone alla sentenza Rimborserà 81 milioni al posto degli ex Ds

Il premier Conte fa un nuovo regalo agli alleati del Pd, di fatto costringendo gli italiani a saldare un debito pregresso dei democratici che ammonta a 81,6 milioni di euro.

Il regalo di Conte al Pd: niente ricorso per l’Unità I debiti li paghiamo noi

Palazzo Chigi non si oppone alla sentenza Rimborserà 81 milioni al posto degli ex Ds

Il premier Conte fa un nuovo regalo agli alleati del Pd, di fatto costringendo gli italiani a saldare un debito pregresso dei democratici che ammonta a 81,6 milioni di euro.

La presidenza del Consiglio dei ministri non ha infatti proposto appello contro le tre sentenze del tribunale di Roma che la condannano a pagare alle banche creditrici i debiti di Unità spa, assunti anni fa dal partito dei Democratici di Sinistra che allora aveva nelle sue file moltissimi dei dirigenti e parlamentari che oggi sono nel Pd. Appello invece promosso dagli attuali dirigenti dei Ds i cui rappresentanti (che non sono quelli di allora) a breve protesteranno per la questione di fronte a Palazzo Chigi. In un altro giudizio ancora in corso, l’onorevole Piero Fassino e l’ex senatore Ugo Sposetti, entrambi nel Pd, continuano a sostenere di essere ancora il segretario e il tesoriere dei Ds, scontrandosi di fatto con gli attuali vertici. Una questione che dovrebbe mettere in imbarazzo anche al segretario del Pd Nicola Zingaretti.

I crediti sono quelli vantati da alcune banche nei confronti del partito dei Democratici di Sinistra, per 13.097.893,25 euro (Intesa), 22.123.363,63 euro (UniCredit e Carisbo), 14.086.943,36 euro (BNL) e 23.459.238,43 euro (Efibanca spa). Crediti garantiti dalla presidenza del Consiglio dei ministri e che sarebbero dovuti agli istituti bancari in forza dell’«atto aggiuntivo a contratto di finanziamento», rogato per atto pubblico il 3 agosto 2000.

L’obbligo della presidenza del Consiglio dei ministri si fonda sul preteso diritto delle banche di escutere la «garanzia primaria e solidale» prestata dallo Stato. Le banche nel 2014 chiesero al tribunale di Roma l’emissione dei relativi decreti ingiuntivi a carico della presidenza del Consiglio, oltre interessi di mora nella misura convenzionale, a decorrere dall’11 ottobre 2011 fino al momento del pagamento, nonché le spese e i compensi del procedimento, sostenendo che l’amministrazione fosse obbligata alla restituzione degli importi a titolo di garanzia. Gli istituti di credito hanno chiarito che i «crediti residui» ingiunti sono il rimanente derivante dalla somma «ristrutturata» e «accollata» dai suddetti «partiti», dedotte le somme nel frattempo incassate e derivanti dai ratei di finanziamento pubblico ai partiti spettanti allo stesso partito dei Ds.

L’escussione della garanzia dello Stato è stata quindi determinata dall’inadempimento dei Ds in ordine al puntuale pagamento delle rate dovute alle banche che, visto l’inadempimento del debitore principale, si sono avvalse del «diritto di ritenere insoluti i finanziamenti erogati».

La presidenza del Consiglio ha proposto opposizione sul presupposto che il partito dei Ds non è affatto incapiente in quanto possiede migliaia di immobili, fittiziamente intestati con atti di donazione a decine di fondazioni sparse per l’Italia. Gli immobili dati in garanzia su richiesta, allora, della presidenza del Consiglio, corrispondono in molti casi alle sedi del Pd. Il giudice di Roma ha affermato che il comportamento dei Ds rivela «condotte elusive (e forse fraudolente)» e che «delineano un quadro di particolare responsabilità del debitore principale» ovvero il partito dei Democratici di Sinistra. In particolare, dalla relazione tecnica del tribunale è emerso che l’elenco di immobili consegnato dai Ds alla presidenza del Consiglio, all’atto del trasferimento della garanzia, coincideva esattamente con quello dei beni ceduti dall’Unità alla società Beta immobiliare e non ai Ds.

In conclusione, la garanzia è stata illegittimamente trasferita sulla base di informazioni false fornite alla presidenza del Consiglio dai dirigenti dell’epoca del partito.

Secondo il tribunale di Roma spetta alla presidenza del Consiglio far dichiarare nulli tutti gli atti di donazione in favore delle fondazioni. Conte lo farà o pagherà e basta? Nel frattempo, nel tentativo di poter recuperare il patrimonio del partito e per pagare le banche, le sentenze sono state impugnate dal nuovo tesoriere del partito dei Democratici di sinistra Carlo D’Aprile.

Da http://www.ilgiornale.it/news/politica/regalo-conte-pd-niente-ricorso-lunit-i-debiti-li-paghiamo-1797336.html

Il sindaco Pd e il sistema Bibbiano: ora spuntano le intercettazioni

Nelle carte della procura di Reggio Emilia tra le storie dei bambini di Bibbiano spuntano le intercettazioni tra il sindaco e gli altri indagati

Adesso tutti parlano di Bibbiano. Nel vortice di chiacchiere e discussioni opinabili, nel bel mezzo degli editoriali che, in barba alla legge, già sentenziano sull’esistenza o meno del sistema di affidi illecito denunciato dalla procura di Reggio Emilia c’è un particolare che sfugge ed è forse l’unico che bisognerebbe sottolineare.

Cosa c’è davvero nell’ordinanza? Nelle carte le intercettazioni captate dai carabinieri smentiscono, parola dopo parola, la difesa del sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti.

Tra i racconti dettagliati delle indagini la valutazione del gip del Tribunale di Reggio Emilia Luca Ramponi. “Non è vero che l’indagato non sapesse nulla, piuttosto sapeva e coprì politicamente l’iniziativa amministrativa illegittima, compartecipando nella agevolazione fattiva della stessa anche a fronte di specifiche richieste di altri componenti dell’ organo di indirizzo politico”. Si legge. Ramponi accusa senza mezzi termini l’indagato di esser stato non solo complice di tutto, ma in maniera del tutto lucida e consapevole. E per gli scettici diventa più facile da credere se si vanno a rileggere le telefonte tra Carletti e alcuni degli indagati, tra cui Federica Anghinolfi. La responsabile del Servizio Sociale dell’Unione Val d’Enza finita al centro degli scandali sui bambini di Bibbiano.

Ma partiamo dalla storia. I protagonisti dell’inchiesta “Angeli e Demoni” stavano lavorando all’apertura di una comunità per minori. Un’operazione in grande. La casa avrebbe accolto bambini provenienti da tutto il nord Italia e non solo minori del reggiano. Di questo progetto Anghinolfi, Carletti, ma anche Foti e altri parlarono a lungo. In una telefonata con con Marcello Cassini, legale rappresentante della società cooperativa “Si può fare”, la capa dei servizi della Val d’Enza racconta di essersi mossa per trovare una sede che potesse ospitare il centro. “Loro hanno cercato sta benedetta casa su a Bibbiano e ne avevano trovata una in affitto, ma per come è articolata non si riesce a suddividere”, dice l’assistente sociale. A questo punto l’interlocutore tira in mezzo il sindaco. Come riportano i carabinieri, “Marcello dice di aver già avvisato Carletti di questa cosa, in quanto quest’ultimo gli aveva detto di conoscere una grande casa in cui i proprietari volevano fare un caseificio”. Carletti avrebbe, dunque, contribuito alla ricerca del centro inconsapevole di cosa stesse andando a fare? Senza sapere di cosa si trattasse veramente? Ignaro di come queste persone stessero lavorando con i minori?

Ma andiamo avanti. Per il progetto era tutto pronto. Persino il nome era già stato deciso. “Rompere il silenzio”. Secondo la procura a spingere per creare il centro nelle sue zone era proprio Carletti. Le cure secondo il sindaco dovevano essere, ovviamente, affidate alla onlus di Claudio Foti. Per il sindaco i metodi dello psichiatra Torinese erano eccellenti. Come dimostra una telefonata registrata tra la Anghinolfi e Carletti. Dopo il convegno Rinascere dal trauma: il progetto La Cura i due si sentono per scambiarsi opinioni su come fosse andato l’incontro volto a celebrare il sistema Bibbiano. Federica Anghinolfi: “Secondo me è arrivato un messaggio molto chiaro, anche di natura scientifica”. Carletti d’appoggio: “Io l’ho ribadito apposta in fondo…”. Carletti era persino intervenuto per sottolineare il messaggio di natura scientifica senza essere al corrente di come funzionasse tutto il sistema?

Ciò che è certo è che il sindaco era molto legato alla Anghinolfi e agli altri. Li conosceva. Aveva un rapporto stretto tanto da scambiarsi consigli, pareri e perplessità. Secondo il gip “il suo ruolo di copertura si è anche estrinsecato facendo valere espressamente la propria competenza e il proprio peso politico per superare le perplessità di altri componenti della giunta dell’ Unione proprio con riguardo alle modalità di affidamento del servizio di psicoterapia e della sua retribuzione di fatto”.

Tra le tante, un’altra telefonata è utile a chiudere le fila del discorso e rendere più chiara la posizione del sindaco santificato dopo aver ottenuto la revoca dell’obbligo di dimora. A parlare sono Claudio Foti e Francesco Monopoli uno degli assistenti sociali che collaboravano con Federica Anghinolfi. Questa volta si parla di cifre. Il nuovo centro di accoglienza per minori doveva fissare un costo per i bambini che venivano accolti. A tal proposito Monopoli racconta: “Ho provato a sondare per il discorso della retta e… fra i 250 e i 260 euro… è un po’ un discorso di lana caprina… nel senso che fino a 250 nessuno dice niente”.

Dunque sembrerebbe che fosse già tutto deciso. Mancavano solo le cifre. Ma sarebbe stata la “Hansel e Gretel” ad occuparsi della psicoterapia ai minori. Eppure non era stata indetta nessuna gara pubblica. Tutto in amicizia e senza rispettare i dovuti step legali. Come riporta La Verità a confermare il modus operandi di Andrea Carletti è stato anche l’ex sindaco di Gattatico in provincia di Reggio Emilia, Gianni Maiola. Secondo quanto emerso dalle sue segnalazioni sembrerebbe che “per un verso la gratuità del servizio non era emersa nella discussione di giunta e che vi era una precisa consapevolezza della onerosità del servizio, tanto che egli pose il problema e segnalò le proprie perplessità, e sia Carletti che Anghinolfi e Campani rassicurarono gli altri componenti della giunta dell’esistenza di un formale affidamento alla Hansel e Gretel.

Adesso, per qualcuno, dopo che il sindaco del Pd è tornato libero, “Bibbiano” è diventata tutta una farsa mediatica strumentalizzata dalla destra populista. Ma oltre i discorsi, in cui per di più andrebbe intanto sottolineato che la decisione dei pm non rende ancora Carletti innocente, ci sono delle indagini trascritte in un’ordinanza della Procura che parlano di fatti. Che mettono nero su bianco perchè di Bibbiano si doveva parlare. E che fanno pensare che, forse la sinistra prima di pretendere le “scuse” dovrebbe aspettare i processi.

Da http://www.ilgiornale.it/news/cronache/bibbiano-quelle-conversazioni-carletti-e-federico-anghinolfi-1795784.html

La fine della sinistra (legata al M5S)

L’unica proposta per il futuro è l’alleanza con i grillini. La triste fine della sinistra che non sa più proporre e gioca solo in difesa

C’era una volta la sinistra, in Italia. C’era una volta un’ideologia (che non esiste più) ed un partito capace per decenni anche se spesso all’opposizione di proporre, guidare, essere parte attiva nella società e nella politica.

Inutile scomodare i nomi, anzi i cognomi, di chi ha fatto grande il PCI, sarebbe fino offensivo visto quello che succede oggi ai vertici dei partiti di sinistra. Che sono tanti, troppi, e questo di per se è già è sintomo di debolezza.

Da una parte c’è Renzi, bastonato dagli italiani nelle ultime elezioni, eccolo capace di riprendere il potere, creare il governo giallorosso e poi, da perfetto traditore, creare il suo partito personale che nei sondaggi non arriva al 5% ma che oggi ha in mano le chiavi dell’esecutivo.

Ma al Nazareno c’è purtroppo di peggio perché Zingaretti è la rappresentazione fisica della pochezza politica del suo partito. Tutti sanno che ad agosto, quando partì la crisi di Governo, lui era contrario all’alleanza con i grillini, ma ha dovuto chinare la testa. Ieri l’ultima pietra, quella tombale: “Allarghiamo l’alleanza con il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni politiche”.

Nessun proposta; nessuna idea di paese per il futuro. Niente sulla riforma fiscale, sui giovani, sul lavoro, Oggi l’unica cosa che il Pd riesce a dire è “stiamo con il M5S o torna Salvini”. Il resto non conta.

La sinistra vera avrebbe fatto ben altro, avrebbe cercato di ricostruirsi e costruire. Avrebbe sfidato con i programmi ed i valori i vari avversari, siano Salvini, Berlusconi, Di Maio. Avrebbe tentato di ridare prestigio ad un partito, un’ideologia ed una storia. Oggi non c’è più nulla di tutto questo. C’è solo paura di perdere figlia di una segreteria debole, spaventata come non mai.

E questo non è un bene per il paese, comunque la si pensi.

Da https://www.panorama.it/news/politica/la-fine-della-sinistra-legata-al-m5s/