Poche cose impressionano di più del nostro tempo del conformismo di artisti e intellettuali

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QUINTA COLONNA

di Andrea Zhok

Poche cose impressionano di più del nostro tempo del conformismo politicamente sdraiato di artisti e intellettuali.
Siamo passati da Jimi Hendrix che sulla chitarra elettrica trasformava l’inno americano in un bombardamento, ai Maneskin, che dopo aver eseguito tutte le gesticolazioni “trasgressive” d’ordinanza, ripetono la pappetta Nato.
Da Pasolini a Saviano: una parabola mesta e deprimente, che ogni volta che sembra aver toccato il fondo, ti stupisce, inabissandosi ancora.
Ora, il punto di fondo è semplice.
L’unica cosa che giustifica l’esistenza di gente che non si occupa né di vendere scarpe, né di produrre patate, né di riparare carburatori, né di educare i bambini (o affini) è la capacità di portare alla luce il nuovo, l’inaspettato o il rimosso, in generale l’inattuale.
Che questo inattuale sia tale perché capace di far balenare il futuro o perché capace di rivivificare il passato, che lo sia perché mostra il non detto dell’ufficialità, o perché produce un’alternativa alla corrente dominante, che lo sia per la produzione di critica o di ispirazione, comunque non può, non deve essere la ripetizione o il megafono di chi già guida la locomotiva.
Se lo fa, tradisce, fingendo di essere qualcosa che non è: finge di risvegliare le coscienze e invece le paralizza e addormenta.
Se lo fa, non serve a niente e a nessuno, ma, semplicemente, serve qualcuno.

L’inarrestabile ascesa dell’ipocrita morale progressista

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di Riccardo Sampaolo

L'inarrestabile ascesa dell'ipocrita morale progressista

Fonte: Riccardo Sampaolo

Nel libro “L’ultima intervista di Pasolini” Furio Colombo e Gian Carlo Ferretti riportano le profetiche parole del marxista eretico Pier Paolo Pasolini, concesse tramite una intervista, di cui ne riporterò un estratto di seguito. Pasolini manifestò <<la sua netta opposizione nei confronti della “legalizzazione dell’aborto” nel 1975, opposizione da lui ricondotta al “senso dell’origine sacra della vita”, al legame viscerale con le “acque primordiali del ventre materno”, al richiamo di un “paradiso” naturale e prenatale>>.
Il marxista eretico insieme a cattolici e missini verrà, in questo caso, sconfitto dall’entrata in vigore della legge sull’aborto del 1978 che di fatto sancirà la non sacralità della vita sin dal concepimento.
Tale legge oltretutto arrivava dopo l’imperfetta, squilibrata, e nella prassi prevalente, antipaterna legge sul divorzio, che avrebbe poi avuto effetti nefasti sulla natalità e sulla famiglia; il tutto andava a formare una sorta di filo rosso che ci avrebbe portato all’ultimo e liberticida (art. 4, estremamente rischioso sotto il profilo della libertà di opinione) ddl Zan, fortunatamente per ora, caduto nell’oblio.
Viene quindi inaugurato con il divorzio uno Stato e una Legge che inizia ad occuparsi degli aspetti più intimi della vita delle persone (arrivando a stabilire i giorni e gli orari precisi in cui il genitore non affidatario possa vedere i figli); da lì in avanti la normazione ossessiva sarà una costante del progressismo che ci accompagnerà fino ad oggi, arrivando alle pesanti restrizioni del 2020 in cui il legittimo principio costituzionale della tutela della salute  (art.32) è stato applicato con metodologia rischiosamente oscurante nei confronti di altri principi costituzionali (art. 4, diritto al lavoro e art.13, libertà personale) che di fatto gli sono risultati tendenzialmente subordinati, allontanando il tentativo di armonizzarli tra loro, e costruendo quindi una tendenziale gerarchia dei principi costituzionali.
Ritornando agli anni Settanta, questo grande desiderio di modifica antropologica del popolo italiano che doveva divenire più aperto ai nuovi costumi urbani, alla nuova sessualità liberata, all’attacco alla famiglia, alla desacralizzazione della vita, ha visto un piccolo partito fare da apripista, il Partito Radicale, e alcuni grandi accodarsi, come l’elettoralmente rilevante Partito Comunista Italiano.
Il Partito Radicale nasce nel 1955 da una scissione a sinistra del partito liberale, non ha quindi una matrice marxista, è infatti liberista in economia, libertario nel campo dei costumi e della sessualità, filoamericano; la sua principale arma sarà la continua proposizione di tematiche disarticolanti il corpo sociale (divorzio, aborto, eutanasia, legalizzazione di alcune droghe, apertura all’immigrazione).
Le tematiche radicali diverranno nel tempo le principali istanze dell’intera sinistra che quindi senza accorgersene diverra’ la cassa di risonanza di istanze non più prevalentemente operaie (che cercavano sicurezza nel P.C.I.) ma di una umanità affrancata dal vincolo, individualista, convinta di farcela da sola, che iniziava a vedere nella famiglia, nel fidanzato e nella ristretta cerchia delle amicizie un limite angusto, e veniva sempre più abbagliata dalla luce di un progressismo che reclamava opportunità per chiunque fosse stato disposto ad abbandonare la tradizione. Continua a leggere

Dove porta la guerra global ai classici

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Fonte: Marcello Veneziani

di Marcello Veneziani

Come spiegare la guerra ai “classics” che si allarga negli Stati Uniti e pure sull’altra sponda dell’Atlantico e trova oggi conforto e rinforzo con l’arrivo alla casa Bianca dei progressisti e antirazzisti Joe Biden e di Kamala Harris? È stata proprio la “sua università”, quella da cui proviene la vice nera di Biden, la Howard University di Washington, a fare da capofila nell’opera di demolizione e di epurazione dei classici dagli studi. Trattandosi di un’università simbolo degli afro-americani, assume un significato speciale. La cacciata dei classici dalle università, non solo dunque del “conquistatore” Cristoforo Colombo ma dei grandi poeti, pensatori e letterati della tradizione antica, greco-romana ed europea, è diventata ora il simbolo della lotta dei neri contro la “supremazia” dei bianchi. La cultura è vista come un segno di violenza, schiavismo e sottomissione coloniale che l’occidente avrebbe esercitato sulle popolazioni indigene di tutto il mondo. Anche i capolavori della letteratura vengono sottoposti alla censura postuma e vengono giudicati dai tribunali e dalle piazze, dai MeToo e dagli Antifa, e non più nelle sedi letterarie in ragione del loro valore. Il significato umanistico viene sottomesso al valore umanitario e sottoposto al Tribunale Permanente dei Diritti Umani Violati.

Sono lontani i tempi in cui un presidente negro e illuminato, come Leopold Senghor, poeta e alfiere della “negritudine”, esibiva il suo amore per i classici e per la lingua latina e spingeva gli studenti più bravi del suo paese, il Senegal, e di tutta l’Africa nerissima a integrarsi anche tramite la cultura e l’assimilazione dei classici e della lingua latina.

Ora il problema non è integrare i neri, i latinos e gli indiani nella civiltà euro-occidentale ma dis-integrare la nostra cultura sin dalle sue radici e contrapporre i temi dei diritti umani a ogni discorso culturale, storico e spirituale. L’appello si estende a tutti gli occidentali che devono ricusare il loro passato, vergognarsi delle loro origini e sostenere la battaglia contro i classici, che a esaminarli furono tutti, più o meno, “razzisti”, “schiavisti”, “omofobi”, “maschilisti”, e via dicendo. Via la vita spirituale, al più cantiamo gli spiritual.

Perfino gli schemi del pensiero rivoluzionario vengono capovolti: le classi subalterne, i proletari, non devono impossessarsi delle idee dominanti e della cultura egemone per rovesciare i rapporti di potere e sostituirsi al comando della società; ma devono disprezzare la loro cultura e cancellare le sue tracce. Verso dove si va in questo modo? Verso una forma di imbarbarimento planetario e di ripiegamento narcisistico nell’oggi contro tutti gli ieri e i sempre. Continua a leggere