Nancy Pelosi continua a bloccare il disegno di legge per fermare l’infanticidio

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI PER AGERECONTRA.IT 

di Leonardo Motta

Non c’è responsabilità maggiore per i membri del Congresso che salvaguardare il diritto alla vita di tutti gli americani, in particolare i più vulnerabili. Questo è il motivo per cui i leader repubblicani alla Camera dei rappresentanti stanno spingendo per un voto sul “Live Birth Abortion Survivors Protection Act”. Questo disegno di legge segnerebbe la differenza tra la vita e la morte di innumerevoli bambini, se il presidente, la Democratica Nancy Pelosi, lo permettesse, se i Democratici pro-aborto.

In America, infatti, è già successo più volte che gli strumenti e le tecniche per uccidere il bambino nel grembo materno non hanno funzionato e che il bimbo sia nato vivo: respirando, si muovendosi, piangendo.

Ma mentre in terapia intensiva neonatale, medici e infermieri non risparmiano sforzi per salvare la vita di bambini prematuri e molto malati, per i sopravvissuti agli aborti la situazione è diversa.
Invece di essere trasportati immediatamente in terapia intensiva e trattati con la stessa cura compassionevole, il bambino viene lasciato morire da solo.

Sembra surreale, ma questa è esattamente l’esperienza di Jill Stanek, un’ex infermiera e informatrice che ha assistito alla nascita di bambini abbandonati e vivi abortiti, incluso un bimbo con sindrome di Down che ha confortato per 45 minuti della sua breve vita.
È l’esperienza di donne come Sycloria Williams, che ha dato alla luce una bambina viva in un centro abortivo della Florida e poi ha guardato con orrore mentre il dottore gettava il bambino in un contenitore per lo smaltimento biologico dei rifiuti. Continua a leggere

L’Italia amplia la legislazione pro-aborto. Morgante: così incatenate le donne con una falsa libertà

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La decisione del ministro della Salute Speranza di permettere l’uso della pillola  abortiva RU486 (mifepristone) per interrompere la gravidanza fino alla nona settimana, senza ricovero ospedaliero, l’Italia amplia ulteriormente la legislazione sull’aborto. Pare che dietro la scelta ministeriale ci sia un parere del Consiglio Superiore di Sanità di cui però non si trova documentazione. I precedenti pareri del massimo organo in materia di salute erano stati contrari al prolungamento alla nona settimana che invece adesso è permesso.

Finora, dopo che nel 2009 in seguito ad una lunga battaglia dei radicali, l’aborto fai-da-te era consentito fino alla settima settimana, ora si arriva ai due mesi. Grande soddisfazione da parte della sinistra, che legge questa decisione come un allineamento alla legislazione degli altri paesi europei. La sen. De Petris parla di “un passo avanti fondamentale sulla strada della civiltà“. Laura Boldrini, Pd, ringrazia Speranza a nome delle “deputate dell’intergruppo per le donne

Preoccupazioni e critiche invece dai cattolici e da destra. 

Per Giorgia Meloni si tratta “di un balzo indietro per le donne e non un passo in avanti verso una maggiore libera autodeterminazione femminile come vuol far credere la sinistra. Non calcolare il rischio potenziale che questa scelta comporta è da irresponsabili. Così si contravviene a quanto contenuto nella legge 194/78, sulle condizioni di sicurezza richieste per l’interruzione volontaria della gravidanza“.

Reazioni anche a Verona. Maddalena Morgante, candidata di Fratelli d’Italia alle regionali, dichiara che “ampliare le possibilità di utilizzo della pillola abortiva #Ru486 non vuol dire aumentare la libertà delle donne e la loro tutela sanitaria. È un provvedimento maschilista -continua- che incatena le donne con una falsa libertà. Per questo dico no oggi, e dirò sempre no e combatterò questa vergogna, questo sfruttamento, questi omicidi derubricati a malesseri passeggeri. La #vita inizia dal concepimento e non ce se ne sbarazza come fosse un mal di testa. No a questa politica pro-morte.

Fonte. https://www.giornaleadige.it/litalia-amplia-la-legislazione-pro-aborto-morgante-cosi-incatenate-le-donne-con-una-falsa-liberta/