Il padre del divorzio in Italia, massone e socialista

Segnalazione del Centro Studi Federici

I grembiulini del Grande Oriente d’Italia hanno ricordato Loris Fortuna, rivendicando la sua militanza massonica, nel 50° anniversario della legge sul divorzio. Anche dopo l’unità d’Italia i massoni cercarono di introdurre il divorzio, ma in quell’epoca i cattolici in politica erano intransigenti e non democristiani e l’assalto mortale alla famiglia non passò. L’articolo che segue, scritto in senso elogiativo, alla luce della fede è un terribile atto di accusa nei confronti di Loris Fortuna e dei politici di tutti gli schieramenti che condividono i medesimi errori.

Il ricordo di Loris Fortuna a 50 anni dalla legge sul divorzio e a 35 dalla morte

Marco Rocchi dedica un articolo, pubblicato sul giornale “Avanti!” a Loris Fortuna, massone e socialista, padre della legge che 50 anni fa portò all’introduzione del divorzio in Italia

Esattamente cinquanta anni fa, il primo dicembre 1970, il Parlamento Italiano promulgava la legge, a firma Fortuna e Baslini, che introduceva per la prima volta il divorzio nel nostro Paese. Quasi un secolo era passato dai primi, reiterati tentativi dell’onorevole Salvatore Morelli, prima nel 1878 e poi nel 1880, ai quali erano seguiti quelli di Tommaso Villa nel 1892 e quelli di Giuseppe Zanardelli nel 1902. Tutte le proposte provenivano dalla mente e dalla penna di parlamentari affiliati alla massoneria, e rientravano in un progetto generale di laicizzazione dello Stato (insieme ad altra battaglie come quelle per la cremazione e, su tutte, quella di una scuola pubblica, gratuita e laica) che si era bruscamente interrotto durante il fascismo. E anche Loris Fortuna e Antonio Baslini non facevano eccezione. Fortuna, in particolare, era stato iniziato in una Loggia all’obbedienza della Gran Loggia del Territorio Libero di Trieste, costituitasi in pieno accordo con il Grande Oriente d’Italia, immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Loris Fortuna era nato nel 1924 a Breno, in provincia di Brescia, Ma la famiglia si era presto trasferita ad Udine per seguire il lavoro del padre, cancelliere di tribunale. Durante la guerra, Loris fu partigiano nelle Brigate Osoppo e Friuli. Nel 1944 fu catturato dai nazisti e inviato nel penitenziario di Bernau in Germania, ove scontò una condanna ai lavori forzati.
Tornato in Italia al termine del conflitto, si iscrisse al Partito Comunista Italiano e nel 1949 si laureò in Giurisprudenza all’Università di Bologna con una tesi sul diritto di sciopero. I primi anni di attività professionale lo videro impegnato come legale della Federazione dei Lavoratori della Terra e delle Camere del Lavoro a Udine e a Pordenone. Intanto dirigeva il settimanale Lotte e lavoro, al quale collaborò anche Pier Paolo Pasolini, col quale condivise diverse battaglie.
Nel 1956, alla repressione sovietica della rivolta d’Ungheria, Loris Fortuna, allora consigliere comunale, abbandonò per protesta il Partito Comunista per iscriversi, di lì a poco, al Partito Socialista, nelle liste del quale venne eletto deputato, a partire dal 1963, per sei legislature consecutive. Nella sua lunga carriera politica fu anche Ministro della protezione civile tra il 1982 e il 1983 e Ministro per il coordinamento delle politiche comunitarie nel 1985.
Sebbene il suo nome sia rimasto indissolubilmente legato alla legge sul divorzio, Loris Fortuna si distinse, nei lunghi anni di attività parlamentare, in numerosissime battaglie nella difesa e nell’ampliamento dei diritti civili.
Sin dalla sua prima legislatura, si adoperò per i diritti dei lavoratori, e in particolare per la protezione della manodopera minorile e femminile. Risale a questo periodo anche la prima proposta di legge sul divorzio, il cui iter parlamentare venne però rallentato per non compromettere i rapporti politici che si stavano instaurando tra il Partito Socialista e la Democrazia Cristiana. Fu solo al terzo tentativo – forte di un successo elettorale personale di straordinaria portata nelle elezioni del maggio 1968 e del successo popolare che la Lega per l’Istituzione del Divorzio stava ottenendo – che Fortuna potè forzare la mano e condurre al traguardo la legge dopo un tormentato percorso parlamentare (che incluse un’accusa di incostituzionalità per violazione del Concordato con la Santa Sede), iniziato nello stesso anno e terminato, come si diceva, dopo un biennio, nel 1970.
Il legame coi Radicali si fece più stretto durante la battaglia divorzista e Fortuna fu il primo ad avvalersi della possibilità di un doppio tesseramento (in seguito, poco prima di morire, Fortuna fece un appello a Bettino Craxi per la realizzazione di un’intesa elettorale tra Partito Socialista e Partito Radicale). Il sodalizio coi radicali portò anche alla fondazione della Lega Italiana per l’Abrogazione del Concordato.
Ancora, spesso in stretta collaborazione con i compagni radicali, fu promotore di numerosissime proposte di legge, che coprivano uno spettro così variegato di questioni da rendere persino difficoltosa una completa elencazione, eppure tutte caratterizzate dal minimo comune denominatore dei diritti e delle libertà.
Fu firmatario di proposte di legge per la modifica del codice di procedura penale in materia di carcerazione preventiva (1963), per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza (1964), per la riparazione dei danni derivanti da errore giudiziario (1966), per la istituzione di una commissione di inchiesta sugli orfanotrofi (1968), per la riforma del diritto di famiglia (1971 e 1972), per la disciplina e la depenalizzazione dell’aborto (1973), sulla libertà di espressione e di comunicazione (1976), per la parità e contro ogni discriminazione di genere (1977), per la liberalizzazione della cannabis (1979), per la riforma dell’insegnamento della religione in base ai principi della costituzione repubblicana (1980), per i diritti degli animali (1983), per la trasparenza dei lavori parlamentari (1984), per i diritti dei detenuti (1984), per il voto dei cittadini italiani all’estero (1984) e per la cooperazione dell’Italia a favore dei paesi in via di sviluppo (1984).
È impressionante riconoscere, all’interno della sua attività parlamentare, la capacità di Fortuna di precorrere i tempi e di riconoscere con grande anticipo le tematiche che il “naturale ampliamento dei diritti” avrebbe reso evidenti a tutti.
Vale la pena però di soffermarsi un momento sull’ultima delle proposte di legge che propose come primo firmatario, quella del 19 dicembre 1984, un anno prima della sua morte (anno durante il quale fu impegnato come Ministro della protezione civile).
La proposta di legge, recante il titolo “Norme sulla tutela della dignità della vita e disciplina della eutanasia passiva”, venne presentata in Parlamento, dallo stesso Fortuna, con un intervento di portata memorabile. Dopo la citazione del racconto La morte di Ivan Il’ic di Lev Tolstoj e alcune lucide e profonde analisi di Max Weber sulla controversa tematica, Fortuna fece riferimento al fatto che «l’ordinamento giuridico non è indifferente (o quantomeno non può esserlo) al concetto di morte come fatto liberatorio da un’esistenza che si ritenga troppo dolorosa per poterla naturalmente concludere o far concludere o per doverla artificialmente prolungare». E, dopo aver citato il Manifesto sull’eutanasia del 1975, firmato da quaranta intellettuali, tra cui tre premi Nobel (Pauling, Monod e Thompson), conclude sottolinenando, con i toni di un appello all’umanitarismo, l’utilità della sua proposta di legge, che «mentre da una parte sorregge la coscienza dei medici e dei parenti in un momento di gravi decisioni, colloca dall’altra (in base ad una autonoma scelta di campo dell’ordinamento statale) il rapporto uomo-vita-morte in una dimensione più umana».
Non solo si tratta del primo tentativo di una legge (seppure limitato al caso di eutanasia passiva) su una materia che ancora oggi presenta, come sottolineato più volte dalla Corte Costituzionale, un vuoto legislativo non ancora colmato; ma, in maniera ancora più evidente, rende palese l’incapacità del nostro Parlamento di dare risposte a un problema così sentito nella pubblica opinione, un Parlamento nel quale da oltre sette anni giace una legge di iniziativa popolare che, in base alla nostra Costituzione (quella che gli stessi parlamentari che la ignorano bellamente, si ostinano a definire la Costituzione più bella del mondo) lo stesso Parlamento non può esimersi dal discutere. Mancano forse, in questo Parlamento, dei Loris Fortuna, pronti a battersi per dei diritti anche quando l’opportunismo parlamentare sembra rappresentare un ostacolo insormontabile.
Fortuna morì a Roma nel 1985, quando non aveva ancora compiuto i 62 anni. Riposa nel famedio del cimitero di San Vito a Udine. (di Marco Rocchi Avanti!)

https://www.grandeoriente.it/cinquantanni-di-divorzio-avanti/

Nella foto: Loris Fortuna e Marco Pannella festeggiano la vittoria del referendum contro l’abrogazione della legge sul divorzio.

Fonte: http://www.centrostudifederici.org/il-padre-del-divorzio-in-italia-massone-e-socialista/ 

Bergoglio, Soros e Bonino per il Nuovo Ordine Mondiale

Risultati immagini per Bergoglio e SorosConsideriamo che Danilo Quinto non è sedevacantista, ma pone seri interrogativi sul problema dell’Autorità nella Chiesa e compie analisi ed osservazioni ampiamente condivisibili. 

Scritto e segnalato da Danilo Quinto

Sui #migranti, Bergoglio dice le stesse cose di Emma Bonino, di George Soros e dell’intera sinistra condannata dalla storia e anticristica. Non vuole fare il papa, difendere e tramandare la fede. Vuole fare il politico.

Inserendosi nel dibattito di questi giorni sulla nave Acquarius e sull’ineccepibile posizione assunta dal Governo italiano ed in particolare dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini, Bergoglio sostiene che “i migranti possono arricchire la nostra società”. Continua a leggere

Il manifesto prolife che ha messo a nudo l’ideologia radicale del PD

Segnalazione di Redazione BastaBugie
Così come accadeva nei regimi comunisti, certe verità (oggi ad es. la foto di un embrione) gettano nel panico il sistema attuale… si avvicina anche per esso il tracollo?
di Rodolfo Casadei

(LETTURA AUTOMATICA)

«Nel comunismo come nella liberal-democrazia incontriamo la stessa peculiarità: ciò che è incidentale viene trattato come un problema sistemico, il che significa che tutto quello che accade è sistemico e nulla è incidentale nel sistema. Pertanto diventa naturale per i veri liberal-democratici – come lo era per i veri comunisti – perseguitare i loro colleghi a causa di un commento occasionale, o di una mancanza di vigilanza, o per una battuta inappropriata, rendendo la vita difficile alle persone indisciplinate con continue ammonizioni e creando nuove regole e leggi più severe. Facendo ciò, gli autoproclamati guardiani della purezza vedono se stessi come coloro che portano sulle proprie spalle il futuro della liberal-democrazia in tutto il mondo. Se non fosse per il loro sforzo e la loro dedizione, questa grande intrapresa politica, pensano, conoscerebbe battute d’arresto, e questo non sia mai detto. Come in ogni sistema costruito sulla violenza e sulle bugie, nel comunismo questa convinzione un po’ paradossale nella contemporaneità di invincibilità e vulnerabilità poteva essere facilmente spiegata. Si avvertiva che anche solo pochi pensieri e idee veri, una volta riconosciuti pubblicamente come tali, avrebbero messo a nudo la falsità dell’intero sistema e infine lo avrebbero fatto cadere. Anche i più illusi sostenitori del sistema sapevano che la verità era il suo più potente nemico. Ed è stata la verità in senso quasi letterale a farlo crollare. In una liberal-democrazia questo modo di vedere le cose sembra assurdo, perché il sistema è stabile e il principio della libertà di parola è iscritto nella Costituzione. Ma coloro che danno la caccia alla scorrettezza politica e lavorano al rafforzamento della correttezza politica credono o forse inconsciamente pensano che la stabilità del sistema non è così forte come ingenuamente si crede, che la libertà di parola non è così priva di problemi come certi malintenzionati ritengono che sia». (R. Legutko, The Demon in Democracy – Totalitarian Temptations in Free Societies, pp. 103-104). Continua a leggere

Specchietti per le allodole

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Prosegue la Rubrica quindicinale in ESCLUSIVA per Agerecontra.it da parte di un famoso scrittore, che ama firmarsi “Longino” e che sa bene di cosa parla, in ogni suo pungente articolo d’attualità…

QUINTA COLONNA

di Longino

Gongola Emma Bonino in vista delle elezioni del 4 marzo. Nonostante le scomuniche che riceve quotidianamente dal Partito Radicale Transnazionale. Gli eredi di Pannella, infatti – titolari di quella Radio che riceve ogni anno dallo Stato 10 milioni di euro per la sua attività  – non ci stanno al suo monopolio della storia radicale, affermano per ogni dove, sfrattandola anche dalla sede e protestando per essere stati cancellati dall’informazione radiotelevisiva, mentre lei impazza per le televisioni e sulla carta stampata. Dopo l’ottuagenaria Ornella Vanoni al Festival di Sanremo, persino il New York Times, con una corrispondenza da Roma, si è occupato di lei, sottolineando “la fede europeista e l’impegno per i diritti civili che ha caratterizzato l’intero percorso politico della ex commissaria europea ed ex ministro degli Esteri”. Il titolo dell’articolo pubblicato dal giornale americano – “Ha conquistato i cuori degli italiani. Ma può conquistare i loro voti?” – assomiglia molto all’abitudinaria dichiarazione della Bonino ogni volta che si avvicinano le elezioni: “Amatemi di meno. Votatemi di più”. Questa volta, ha rincarato la dose e si è rivolta a quei ragazzi italiani che per tutta la sua vita politica, propagandando l’aborto, ha cercato di non far nascere, dicendo loro: “Voi non siete stati bravi a nascere in Italia. Non siete talentuosi a vivere in una famiglia che vi compra i vestiti e vi manda a scuola. Avete avuto solo fortuna. Il minimo che possiate fare è assumervi qualche responsabilità, compresa quella di votare”. Continua a leggere

Condannato Danilo Quinto, promossa Emma Bonino?

imageSabato 17 alle 17.30 Danilo Quinto sarà ospite del nostro Circolo Christus Rex – Traditio a Verona presso la sede G.S.V.V. in Via Albere 43 e sarà a disposizione della stampa per rispondere ad eventuali domande anche inerenti il suo calvario giudiziario.

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Il 22 febbraio, se non ci saranno ulteriori rinvii, Danilo Quinto, sarà processato per diffamazione a mezzo stampa. Quinto, ex tesoriere del Partito Radicale, è autore di un libro dal titolo Da servo di Pannella a figlio libero di Dio (Fede e Cultura, Verona 2012, con una prefazione di S. E. mons. Luigi Negri), in cui racconta dettagliatamente i retroscena del potere del Partito radicale, nelle cui fila ha trascorso una parte significativa della propria vita.

Dopo essere già stato condannato per avere sottratto al Partito radicale gli stipendi che non aveva riscosso, ora è stato rinviato a giudizio per decreto (senza essere mai stato ascoltato, quindi) dopo 4 anni dalla pubblicazione del suo libro, per 2 parole scritte in corsivo (servo sciocco), riferite ad un ex deputato radicale.

Una metafora, scritta in un libro in cui egli stesso si definiva servo di Pannella e che conteneva dure e documentate accuse nei confronti dei radicali e di molti personaggi – che si autodefiniscono cattolici – a loro ancora attualmente collegati. Marco Tosatti, sul suo blog Stilum Curiae giustamente osserva: «Nel 2018 in Italia è possibile dover subire un processo per aver scritto frasi del genere, e forse anche essere condannati, quando ogni giorno sui giornali, sui social e in televisione siamo testimoni di accuse a attacchi di ben altra gravità? Purtroppo temiamo di essere buoni profeti se diciamo che i mass media mainstream, quelli che si stracciano le vesti su ogni ombra di – ismo possibile, specialmente se di realtà assai flebile, non se ne occuperanno; e certamente non in maniera critica, dal momento che la controparte è l’area Radicale, che come sappiamo ha permeato giornali, classe politica e ha allungato le sue propaggini anche sotto il Cupolone. Così come tacerà certamente – speriamo di sbagliarci – l’Ordine dei Giornalisti, che ben dovrebbe riconoscere in accuse del genere un serio attentato alla libertà di espressione e opinione». Continua a leggere