È gradita la camicia nera, Berizzi no: Verona sbatte la porta in faccia al giornalista

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di Matteo Castagna

Avevo garantito ai miei 4 lettori una recensione del libro in questione, dopo averlo letto. Non potrò farla perché la gente della mia città sta dimostrando che non è interessata a questo testo. Sarà per un’altra volta.

 

di Valerio Benedetti

Roma, 28 ott – A quanto pare, a Verona Paolo Berizzi è ospite non gradito. Il giornalista di Repubblica, infatti, sta facendo una fatica del diavolo a trovare un luogo dove presentare il suo ultimo gioiello, È gradita la camicia nera: Verona, la città laboratorio dell’estrema destra tra l’Italia e l’Europa (Rizzoli). Come denuncia Repubblica, «gli addetti della casa editrice, in queste settimane, hanno cercato una sistemazione per organizzare l’evento ma non è emersa alcuna disponibilità. Nessuno a Verona si prende la responsabilità di ospitare la presentazione di un libro che parla di estrema destra, o almeno questo è ciò che emerge dopo le prime ricerche».

Perché Verona non vuole Berizzi?

Per Repubblica, insomma, nessuno vorrebbe presentare un «libro che parla di estrema destra», lasciando intendere che la città scaligera non sarebbe interessata a questo tema. Ma siamo sicuri che l’ostracismo di Verona nei confronti dell’irreprensibile Berizzi derivi proprio da questo? Forse no. Forse i colleghi di Repubblica hanno dimenticato che il loro inviato non si è comportato molto bene con i veronesi. Nessun problema, ci pensiamo noi a rinfrescar loro la memoria.

Chiagni e fotti

Nell’agosto del 2020 un violento nubifragio aveva duramente colpito Verona (nonché Vicenza e Padova), e Berizzi pensò bene di pubblicare questo tweet: «Sono vicino a Verona e ai veronesi per il nubifragio che ha messo in ginocchio la città. I loro concittadini nazifascisti e razzisti che da anni fomentano odio contro i più deboli e augurano disgrazie a stranieri, negri, gay, ebrei, terroni, riflettano sul significato del karma». In sostanza, l’«umano» Berizzi disse che Verona, novella Sodoma dell’internazionale nera, si era meritata il nubifragio.

Come potete ben immaginare, il Comune scaligero non gradì affatto l’uscita del prode inviato di Repubblica. E lui, ovviamente non pentito, non si è mai sognato di chiedere scusa. Anzi: ha addirittura rilanciato pubblicando un libro sulla Gomorra dell’Adige. Davvero strano che Verona non muoia dalla voglia di accogliere Berizzi tra le sue mura. Sarà il karma.

Valerio Benedetti  

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/gradita-camicia-nera-berizzi-no-verona-sbatte-porta-in-faccia-a-giornalista-212518/

La democrazia liberale sta preparando la grande persecuzione del cristiani?

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI per www.informazionecattolica.it

di Matteo Castagna

SEMBREREBBE IN ATTO UNO SCONTRO TRA COLORO CHE AMANO I BAMBINI, IL DIRITTO NATURALE E LO SPORT CONTRO COLORO CHE, INVECE ODIANO IL DIRITTO NATURALE E VORREBBERO CHE L’UOMO BIANCO, ETEROSESSUALE, POSSIBILMENTE CRISTIANO, FOSSE SIMBOLICAMENTE SCHIACCIATO DAL PENSIERO UNICO DEL TOTALITARISMO ARCOBALENO E DELLA RETORICA ANTIRAZZISTA

Giuseppe Sala apre la sua campagna elettorale per le amministrative di Milano al Gay Pride, enunciando la priorità: «Se verrò rieletto, ricominceremo il percorso per il riconoscimento dei figli di coppie omosessuali perché non è arrivato dove deve, quindi continueremo il percorso». Davvero sarebbe dimostrazione di Amore privarli di una mamma e di un papà?

A Bologna, dal 26 giugno al 3 luglio sta andando in scena il “Rivolta Pride”. Tra sberleffi ed insulti, vengono calpestate e imbrattate le foto di capi di Stato, leader politici, religiosi, opinionisti considerati “omofobi”. Davvero è dimostrazione di Amore il pubblico ludibrio di coloro che non temono di affermare il diritto naturale come principio inviolabile?

La Nazionale italiana gioca e vince contro l’Austria ma non si inginocchia al politicamente corretto, voluto dai Black Lives Matter. Pioggia di critiche. Davvero gli Azzurri sono razzisti? No, semplicemente amano lo sport e, quindi, non vogliono che venga strumentalizzato dalla più sinistra dialettica politica.

Sembrerebbe in atto uno scontro tra coloro che amano i bambini, il diritto naturale e lo sport contro coloro che, invece odiano il diritto naturale e vorrebbero che l’uomo bianco, eterosessuale, possibilmente cristiano, fosse, almeno simbolicamente, schiacciato dal pensiero unico del totalitarismo arcobaleno e della retorica antirazzista.

Tra queste due concezioni antropologiche opposte e parallele all’infinito, il maestro del pensiero forte, tipicamente occidentale, non può che essere il grande San Tommaso d’Aquino, mirabile sintesi di classicità e cristianità, che già 800 anni fa scriveva, nel commento al libro del Profeta Isaia: “Ciò che è incompatibile in modo assoluto con il fine è del tutto contro natura e non può mai essere una buona cosa come il peccato di sodomia” (c. 4, l. 1). Il Dottore della Chiesa annovera tale peccato come una forma di lussuria. Nella Summa Teologica (II-II, q. 154, a. 1 c.), l’aquinate parla della sodomia in questi termini: “…il piacere sessuale deve essere ordinato all’interno del rapporto di coniugio verso i fini propri del rapporto sessuale, cioè la procreazione e l’amore”. Non farlo o scavalcare la gerarchia di questi fini è un atto contro ragione e quindi malvagio.

Quindi non si parla solo di atto irragionevole “perché oltre ciò, ripugna allo stesso ordine naturale e fisiologico dell’atto venereo proprio della specie umana: e questo si chiama peccato, o vizio contro natura”

Il Doctor Communis trae alcune conseguenze di ordine morale e cita il Sant’Agostino delle Confessioni (III): “Perciò nei peccati contro natura, nei quali si viola codesto ordine, si fa ingiuria a Dio stesso, ordinatore della natura. Scrive quindi S. Agostino: ‘I peccati contro natura quali quelli dei Sodomiti, sono sempre degni di detestazione e di castigo: e anche se fossero commessi da tutte le genti, queste sarebbero ree di uno stesso crimine di fronte alla legge di Dio, la quale non ammette che gli uomini si trattino in quel modo. Così infatti viene violato il vincolo di familiarità che deve esistere tra noi e Dio, profanando con la perversità della libidine, la natura di cui egli è l’autore”. Quindi l’omosessualità è un peccato verso se stessi e verso gli altri  – non si rispetta la propria e altrui dignità – e verso Dio. 

Amore è volere il Bene dell’altro, che, in primis, è fare quanto possibile per condurre una vita nella direzione della salvezza eterna, in conformità con le leggi di Dio. Può essere vero Amore l’induzione, con pieno assenso e deliberato consenso, al peccato mortale, che San Pio X definiva, nel Catechismo Maggiore, tra coloro che “gridano vendetta al cospetto di Dio”? Togliere ad un cattolico la libertà di dire pubblicamente queste bimillenarie verità di fede, è o non è un atto di violenza, odio e discriminazione verso Dio e i suoi precetti, sfogato sui Suoi testimoni in Terra?

“Non illudetevi: né immorali, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il Regno di Dio” ( San Paolo, I Cor. 6,9-10). .”..La legge non è fatta per il giusto, ma per i non giusti e i riottosi, per gli empi e i peccatori, per gli scellerati ed i profani, per i patricidi, i matricidi e omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti, per i ladri di uomini, i bugiardi, gli spergiuri..:” (S. Paolo, I Tim. 1,9). E la democrazia liberale sta preparando la grande persecuzione dei cristiani, attraverso l’ingerenza nelle leggi di Dio?

Fonte: https://www.informazionecattolica.it/2021/06/28/la-democrazia-liberale-sta-preparando-la-grande-persecuzione-del-cristiani/

Yale, invitata psichiatra che sogna “di scaricare un revolver nella testa dei bianchi”

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di Ilaria Paoletti

Yale, 5 giu – Yale, una delle più prestigiose università degli Usa, ha invitato a parlare ai propri studenti una psichiatra di New York. L’orgogliosa antirazzita sostiene di aver sognato di sparare ai bianchi e che è inutile “spiegarci” che il razzismo è sbagliato.

Yale, psichiatra indaga sulla “mente bianca”

La simpatica psichiatra è stata invitata dalla Yale University a tenere una conferenza dal titolo Psychopathic Problem of the White Mind (“problemi psicopatici della mente bianca”, immaginate se qualcuno avesse fatto una conferenza con lo stesso titolo sulla mente “nera”) ha detto al pubblico di aver fantasticato di “scaricare un revolver nella testa di qualsiasi persona bianca”.

Studenti esterrefatti

La  psichiatra Aruna Khilanani, che gestisce il proprio studio a Manhattan, ha tenuto il discorso online a studenti e docenti di medicina ad aprile dopo essere stata invitata dal Child Study Center della Yale School of Medicine. L’audio della sua conferenza di 50 minuti è stato pubblicato venerdì sul blog Substack del giornalista Bari Weiss. La Khilanani, che in precedenza ha insegnato alle università di Cornell, Columbia e New York, ha fatto una serie di commenti veramente incredibili durante il suo discorso che si basava in gran parte sulla psicologia alla base della “bianchezza”.

“Scaricare un revolver nella testa dei bianchi”

“Avevo fantasie di scaricare un revolver nella testa di qualsiasi persona bianca che si fosse messa sulla mia strada, seppellendo il loro corpo e asciugandomi le mani insanguinate mentre mi allontanavo relativamente innocente con un rimbalzo nel mio passo. Come se avessi fatto al mondo un fottuto favore”, ha detto la psichiatra durante il discorso a Yale. E ha continuato dicendo che i bianchi si sentono vittime di bullismo quando le persone di colore favoriscono la propria razza e ciò viene descritto come una “situazione psicologica”.

Bianchi = “predatori dementi”

‘Sentono che dovremmo ringraziarli per tutto quello che hanno fatto per noi. Sono confusi, e anche noi. Continuiamo a dimenticare che parlare direttamente di razza è uno spreco di fiato’, ha detto la psichiatra agli studenti di Yale. “Stiamo chiedendo a un predatore demente e violento che pensa di essere un santo o un supereroe, di accettare la responsabilità. Non succederà. Hanno cinque buchi nel cervello. È come sbattere la testa contro un muro di mattoni”. Siamo dunque classificati, per usare un termine che farebbe rabbrividire i fieri antirazzisti, come una razza inferiore. Ed è confermato, perché la Khilanani ha anche affermato che parlare con i bianchi della razza  è  “inutile”: secondo lei, non siamo “allo stesso livello di conversazione”. Se la conversazione è circoscritta a sparare in testa alla gente, mi sa che ha ragione lei.

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/yale-invitata-psichiatra-antirazzista-196404/

“Dio, aiutami a odiare i bianchi”: il libro di preghiere della teologa nera è bestseller in Usa

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La “dittatura del pensiero unico”: odiare i bianchi è cosa buona e giusta? (n.d.r.)

di Cristina Gauri

Roma, 16 apr — “Buon Dio, aiutami a odiare i bianchi”. Inizia così uno dei capitoli di A Rhythm of Prayer: A Collection of Meditations for Renewal, il libro scritto dalla teologa protestante afroamericana Chanequa Walker-Barnes, uscito a febbraio e disponibile presso i principali siti di e-commerce come Target, Barnes & Noble e Amazon. Razzismo antibianco a portata di click, supportato dalle più grosse piattaforme di commercio online.

“Aiutami a odiare i bianchi” 

“Per favore aiutami a odiare i bianchi”, scrive Walker-Barnes. “O almeno a volerli odiare. O almeno a smetterla di preoccuparmi di loro, individualmente e collettivamente. Voglio smetterla di preoccuparmi delle loro anime deviate e razziste, per smettere di credere che possono essere migliori, che possono smettere essere razzisti”. Nessun bianco quindi si salva dalle lamentazioni della Barnes, che continua nella preghiera chiedendo aiuto anche per odiare i bianchi moderati, “gentili” che mascherano il loro razzismo con la gentilezza nei confronti dei neri ma che non fanno nulla per combattere la supremazia bianca.

“La mia preghiera è che tu mi aiuti a odiare gli altri bianchi — sai, quelli gentili”, scrive Walker-Barnes. “Gli elettori di Trump” a cui non importa del colore della pelle “ma che fanno commenti sottilmente razzisti. Le persone felici di invitarmi a cena, ma che allertano il vicinato ogni volta che una persona di colore sconosciuta passa davanti a casa loro”. La Barnes continua snocciolando una serie di stereotipi contro i bianchi: “Risparmiami le loro chiacchiere bianche e le lacrime delle donne bianche”.

E’ pure un bestseller

A Rhythm of Prayer è il numero 1 nella sezione Christian Meditation Worship & Devotion di Amazon e figura tra i bestseller del New York Times. Il libro, secondo la descrizione fornita dalle piattaforme che lo vendono, è una “raccolta di commoventi, tenere preghiere per una gioiosa resistenza e una chiamata all’azione. […] queste preghiere profondamente dolci  ma sovversive offrono ai lettori uno sguardo intimo sulla una diversa forma di preghiera”. Target descrive la raccolta come “uno spazio sicuro in cui le persone possono cercare aiuto, speranza e pace”. Pensa se avessero cercato guerra…

“In verità, la mia famiglia e le mie esperienze personali mi hanno dato milioni di motivi per odiare i bianchi”, spiega la Barnes a Newsweek. “L’odio è giustificato. Potrei persino trovare un precedente biblico per questo”, s’allarga la “teologa”. C’è speranza, redenzione e misericordia per tutti, tranne che per i bianchi, insomma. Il Regno dei cieli per la Barnes diventa un club privé per soli afroamericani.

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/dio-odiare-bianchi-libro-preghiere-189856/

Ma quanto piace la razza agli antirazzisti

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di Adriano Scianca

Dal caso di Amanda Gorman alle censure sui Simpson: il politicamente corretto si vuole cosmopolita, ma chissà perché finisce per parlare solo del colore della pelle

Uno dei paradossi della storia dell’Occidente è che, dal 1945 a oggi, in esso non si è mai parlato tanto di razza quanto se ne discute nell’epoca dell’antirazzismo al potere. Non si è mai classificato il reale in base a criteri razziali tanto quanto sta avvenendo nella tarda postmodernità che stiamo attraversando. Non male, per una categoria – la razza, appunto – che «non esiste».

La storia, già molto nota, della poetessa nera americana Amanda Gorman, spiega bene l’isteria in corso. Dopo aver letto la poesia The Hill We Climb alla cerimonia di insediamento di Joe Biden, la scrittrice è diventata famosa in tutto il mondo, generando richieste di traduzione un po’ ovunque nel globo. Nei Paesi Bassi e in Spagna, tuttavia, i traduttori scelti originariamente sono poi stati sostituiti (nel primo caso per un ritiro spontaneo, nel secondo su decisione della casa editrice) dopo un dibattito relativo a – pensate un po’ – il colore della pelle di questi ultimi. Ebbene sì: nel 2021 un bianco non può tradurre un nero. A farne le spese è stata la ventinovenne olandese, bianchissima e biondissima, benché gender fluidMarieke Lucas Rijneveld, che nel 2020 ha vinto l’International booker prize con il romanzo Il disagio della sera.

Bianchi discriminati: questione di «razza»?

La scelta, tuttavia, non sembra essere piaciuta all’ormai leggendario «popolo del Web», che sui social ha cominciato a chiedere una traduttrice di analoga pigmentazione. Non solo: il giornalista Janice Deul, in un commento sul quotidiano olandese Volkskrant, ha scritto: «Senza nulla togliere alle qualità di Rijneveld, perché non scegliere una scrittrice che è – proprio come Gorman – famosa, giovane, donna e impenitentemente nera?». Alla fine la Rijneveld ha annunciato la marcia indietro: «Sono scioccata dal clamore causato dal mio coinvolgimento nella divulgazione del messaggio di Amanda Gorman e capisco le persone che si sono sentite ferite dalla scelta dell’editore Meulenhoff», ha scritto su Twitter, peraltro implicitamente avallando l’assurda logica censoria. Stessa cosa è accaduta in Spagna, ma in modo meno consensuale…

Non era razzismo. Agitu è stata violentata e uccisa da un suo dipendente ghanese

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La “sinistra globalista” del Pensiero Unico ci è rimasta male un’altra volta…(n.d.r.)

 

Agitu sarebbe stata massacrata per uno stipendio pagato in ritardo. Non per il colore della sua pelle, non per le sue battaglie di integrazione (qui nella foto con Emma Bonino, nel riquadro il presunto omicida, Adams Suleimani). I carabinieri hanno arrestato un pastore ghanese, che avrebbe confessato. Una storia semplice, nella sua tragicità, che lascia atterriti.

Era un simbolo dell’integrazione in Italia

L’efferrata morte dell’imprenditrice etiope, simbolo dell’integrazione in Italia, a caldo era rimbalzato sui Social come un delitto di matrice razzista e xenofoba. Invece, niente di tutto questo. La cronaca di queste ore è raccapricciante. Il killer prima ha infierito su Agitu Ideo Gudeta colpendola alla testa con diverse martellate. Poi, quando la 42enne etiope sua datrice di lavoro, era ormai agonizzante sul pavimento della camera da letto, ha compiuto atti di libidine senza penetrarla, come ha specificato lui stesso nel corso dell’interrogatorio questa notte. Sono i particolari agghiaccianti che emergono dalla confessione resa agli inquirenti da Adams Suleimani, il ghanese di 32 anni arrestato dai carabinieri di Trento con l’accusa di aver ucciso la 42enne pastore che in Valle dei Mocheni aveva creato l’azienda agricola La capra felice.

Il dipendente ghanese l’ha violentata mentre era agonizzante

La vittima conosceva bene l’uomo che ieri mattina, al culmine di una violenta lite, l’ha massacrata. Già in passato aveva lavorato nell’azienda e due mesi fa era stato richiamato. A scatenare la discussione, secondo il 32enne, uno stipendio non pagato. Impugnato un martello trovato in casa, avrebbe con quello colpito la donna per poi spogliarla parzialmente e compiere su di lei atti sessuali mentre era ormai agonizzante. Lo stesso uomo avrebbe raccontato di aver capito che Agitu fosse morta solo mentre usciva dalla stanza. A quel punto ha portato con sé il martello, lasciandolo in cantina dove è stato trovato dai carabinieri, e si è cambiato la giacca indossata al momento dell’omicidio. Arrestato per omicidio, ora al 32enne potrebbe essere contestata anche la violenza sessuale.

Per la morte di Agitu cade subito la pista razzista

Ieri sera, subito dopo la notizia della morte di Agitu si erano scatenati i giallisti da salotto. La pista seguita da molti. A cominciare da alcuni intellettuali di sinistra, quella del razzismo. C’era già chi aveva commentato il delitto ricollegandolo a una denuncia di un vicino di casa. L’omicidio xenofobo era considerato pressoché scontato. Gli elementi c’erano tutti. La rifugiata africana che si era fatta strada nel profondo Nord. Una vendetta locale, una pista ideologica, che nei fatti, è stata frantumata dalla banalità del male. Quel male che non conosce colore.

Fonte: https://www.secoloditalia.it/2020/12/non-era-razzismo-agitu-e-stata-violentata-e-uccisa-da-un-suo-dipendente-ghanese/

Multirazzismo

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di Marco Tarchi 
Fonte: Diorama letterario
«Può il battito d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas?». Se non fosse stato citato fino all’abuso nei quasi cinquant’anni che ci separano dalla sua formulazione, l’interrogativo posto dal matematico e meteorologo Edward Lorenz si presterebbe a meraviglia per prospettare lo scenario aperto dalla morte di George Floyd. Dal movimentato arresto dell’afroamericano finito in tragedia, uno dei tanti esempi della brutalità della polizia statunitense — a sua volta riflesso di un’abitudine alla violenza che scorre nelle vene della società nordamericana ed esplode periodicamente in una sequela ininterrotta di omicidi e massacri, a volte di proporzioni clamorose —sono infatti scaturiti un gran numero di episodi che lasciano intravedere lo scoppio di un’epidemia potenzialmente non meno pericolosa di quella con cui abbiamo tuttora a che fare.
Le reazioni alla vicenda di Minneapolis, con manifestazioni spesso culminate in attacchi teppistici e sommosse, con lo sbullonamento delle statue di reali o presunti razzisti di varia epoca, da Cristoforo Colombo a Winston Churchill a… Indro Montanelli, con la propagazione al di là degli oceani della moda dell’inginocchiamento commemorativo, con i cortei moltitudinari in dispregio delle disposizioni anti-covid per rivendicare “l’onore” di delinquenti pluricondannati deceduti nel corso di azioni di polizia (come nel caso di Adama Traorè in Francia, non l’unico della serie), benché le si faccia passare nei media mainstream come un’insorgenza di spirito antidiscriminatorio ed egualitario e una rivendicazione di comportamenti civili da parte delle forze dell’ordine — obiettivi di cui pochi (e non certo noi) negherebbero la legittimità —esprimono contenuti ben più inquietanti.
In coincidenza con l’uscita su piattaforme e schermi italiani di un film di impressionante realismo qual è I miserabili del franco-maliano Ladj Ly, ambientato in una delle tante banlieues della regione parigina abitate in massiccia prevalenza da africani, sono altrettanti segni di un futuro (che si sta facendo presente) dominato dalla disgregazione delle identità nazionali che hanno forgiato l’età moderna. Sono sintomi della volontà di disconoscimento della storia comune che la formazione di quelle identità aveva tenuto a battesimo ed accompagnato nei suoi processi di sviluppo e della sua sostituzione con una memoria fittizia, disegnata ad hoc per cancellare ogni traccia di quel percorso e sovrapporle frammenti scelti, selezionati e mistificati allo scopo di costruire una giustificazione degli odierni agglomerati multi-etnici e multiculturali.
Sotto il paravento dell’aspirazione ad un mondo di eguali, traspare la realtà di città popolate da tribù, ognuna delle quali rivendica il diritto ad un’esistenza separata, ostenta i propri codici di riconoscimento per coagulare i simili e contrapporli agli altri, esige dalla popolazione autoctona dei luoghi di accoglienza l’obliterazione di qualunque simbolo che possa ricordarle l’originaria estraneità e punta all’indebolimento degli strumenti dell’autorità statale — la polizia in primo luogo, ma anche altre istituzioni amministrative, le cui sedi sono spesso oggetto di devastazioni — per garantirsi, al di fuori della legalità, spazi sempre più vasti di autogestione secondo le proprie regole. La nascita di sempre più numerose «zone di non diritto» dove la popolazione immigrata è prevalente, sparse in tutta l’Europa, era già un indicatore significativo di questa tendenza. I recenti fatti di Digione — tre giorni di scontri di estrema violenza, con uso di armi da guerra, tra bande di ceceni e di maghrebini, nati per questioni di controllo del mercato della droga ma poi estesi a faida tra gruppi etnici che non si sopportano — forniscono una prova ancor più evidente. E il fatto che la battaglia si sia conclusa con un armistizio fra le due «comunità» (che così sì sono volute definire) sancito all’interno della locale moschea ha impresso un sigillo definitivo alla extraterritorialità di questi gruppi autogestiti. Tanto più se si considera la sostanziale autoesclusione dalla vicenda delle autorità francesi, ridotte al ruolo di spettatrici del conflitto.
Quella a cui stiamo assistendo è di fatto l’espropriazione del potere dei popoli di decidere dei propri modi di vita, di ricollegarsi alla propria storia e alle tradizioni che ne sono scaturite, di vivere entro le mura psicologiche protettive di un’identità condivisa ed esclusiva. Il ricatto della compassione e della commozione verso i “derelitti”, i “dannati della terra”, la denigrazione dell’orgoglio di un’ identità a profitto di una visione che nel cosmopolitismo vede il trionfo del Bene e della Pace universale, la ideologia dell’accoglienza incondizionata, l’odio per le frontiere e l’aspirazione all’omologazione planetaria stanno partorendo, tramite l’ennesima eterogenesi dei fini, un mondo in cui gli egoismi e gli odi etnici, a lungo compressi, affiorano sempre più vigorosamente in superficie. E in cui, dietro le invocazioni alla giustizia, si fa strada il desiderio di vendetta.
Vendicare la schiavitù, il colonialismo, la subordinazione economica è la parola d’ordine che apre la strada a una catena di reazioni il cui unico veicolo è l’attivazione della guerra civile. I tumulti che hanno terrorizzato Stoccarda per un’intera notte il 21 giugno, con una simbiosi tra immigrati, militanti dell’ultrasinistra no border e delinquenti comuni, così come gli attacchi di “lupi solitari” jihadisti o suprematisti, ne sono ‘semplici abbozzi. Molti segnali lasciano presupporre che molto di più, e di peggio, seguirà. Le società multirazziali sono sempre state, in potenza, società multirazziste. Ora iniziano ad esserlo anche in atto.

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“Gesù è nero, accettatelo o vi uccido”, paura in un volo diretto a Chicago (VIDEO)

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L’aereo dell’Alaska Airlines è stato deviato per Seattle-Tacoma. Non ci sono feriti.

di Lilia Ricca

«Ucciderò tutti su questo aereo, a meno che non accettiate che Gesù era un uomo di colore». Lo scorso fine settimana, un passeggero dell’Alaska Airlines ha minacciato di uccidere chiunque non accetti che «Gesù era un nero».

Sul volo 422 per Chicago, poco dopo il decollo, l’uomo disarmato è entrato in cabina urlando. Un funzionario dell’azienda lo ha detto al Seattle Times: «L’uomo è diventato estremamente belligerante e fisicamente aggressivo durante la salita».

In un video, viene visto minacciare i passeggeri “in nome di Gesù”, finché i passeggeri, compreso un poliziotto, non lo sopraffanno. L’aereo dell’Alaska Airlines doveva atterrare a Chicago, ma è stato deviato all’aeroporto internazionale di Seattle-Tacoma. Nessun passeggero o membro dell’equipaggio è rimasto ferito.

Fonte: Info Chrétienne

Fonte: https://vocecontrocorrente.it/gesu-e-nero-accettatelo-o-vi-uccido-paura-in-un-volo-diretto-a-chicago-video/ Continua a leggere

La nipote di M. Luther King: “Trump non è razzista”

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di Matteo Orlando per www.agerecontra.it 

Nei giorni scorsi il Presidente degli Stati Uniti d’America, il Repubblicano Donald Trump, parlando della situazione di un distretto di Baltimora – dove circa il 52% della popolazione è afroamericana, in una città ritenuta dal Federal Bureau Investigation (Fbi) la terza città più pericolosa d’America – aveva definito “disgusting, rat and rodent infested mess” la zona di competenza del rappresentante democratico Elijah Cummings, legislatore afroamericano.
Cummings, che presiede il Comitato di supervisione e riforma della Camera, è uno dei più severi critici del Presidente americano, e pochi giorni fa aveva espresso il suo disprezzo per il trattamento da parte dell’amministrazione Trump nei confronti dei migranti nei centri di detenzione al confine tra Stati Uniti e Messico.
Trump aveva replicato definendo il distretto della città del Maryland come  “molto peggio e molto più pericoloso” del confine con il Messico e, come detto, un distretto “disgustoso e infestato da ratti”.
Poi a Cummings il Presidente ha detto: “se avesse trascorso più tempo a Baltimora, forse avrebbe potuto aiutare a ripulire questo posto molto pericoloso e sporco”.
Le parole di Trump hanno scatenato un polverone sui mass media progressisti nordamericani ma, a sorpresa, è arrivato un sostegno inaspettato per il Presidente.
Andiamo con ordine.

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La sinistra inventa il pericolo razzismo…che non c’è

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

L’immigrato è la nuova immagine del proletario, per questo è diventato sacro e intoccabile (perciò ogni fatto di cronaca è un pretesto per alimentare questo mito)
di Rino Cammilleri

(LETTURA AUTOMATICA)

L’emigrato è sacro e guai a chi lo tocca. Sei poi è africano, è ancora più sacro. Il presidente Mattarella, per esempio, in visita di stato in Armenia, al deporre una corona di fiori sul sacrario del genocidio insieme al presidente armeno, non imita quest’ultimo, che si fa il segno della croce, dunque nemmeno il memoriale del genocidio è per lui sacro. Però alza la voce contro l’Italia-farwest se un cretino spara ad aria compressa su una bambina nomade. Una ragazza di origine nigeriana si becca un uovo in un occhio ed ecco tutti i giornali e i tiggì fare la conta, tutte le volte che danno la notizia, di quanti neri nell’ultimo mese si sono fatti la bua per colpa dei bianchi. Sicuramente il Tg2 metterà, se continua così, il numeretto in alto a destra dello schermo, così come per i «femminicidi». Cioè, ogni volta che ci sarà un caso, ci ricorderà tutti i precedenti, in modo che gli italiani non si scordino il sacro dovere di santificare il migrante. Continua a leggere

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