Un decennio che non lascia eredità

Cosa resta del decennio che si è appena chiuso? Vola un decennio ma non lascia eredità; solo scorie, rottami e frattaglie. Ripercorriamolo velocemente.

In principio fu Silvio Berlusconi al governo. C’era ancora Fini, c’era Bossi, c’era Casini, c’era Tremonti. Poi, come nel giallo di Agatha Christie, non ne rimase più nessuno… Ma in quel tempo i problemi dell’Italia e del mondo venivano dopo – per i media, la magistratura e l’opposizione di sinistra – rispetto alla vita sessuale di Berlusconi. Era quello l’argomento, universalmente noto come Bunga bunga, su cui si concentrava il dibattito pubblico. Berlusconi col suo baldanzoso ottimismo autoreferenziale vantava che l’Italia con lui stesse alla grande, nonostante la crisi internazionale. I suoi nemici, gli stessi di sopra, descrivevano invece il governo di Berlusconi come una porno-dittatura corrotta che stava stravolgendo l’Italia. In realtà, Berlusconi non distrusse né rilanciò l’Italia, la sua impronta fu labile e assai leggera, più mediatica che effettiva; non ci fu né la rivoluzione liberale né la tirannide populista. Neanche la magistratura fu scalfita. Fino a che a colpi di indagini, pressing internazionali, spread e tradimenti, riuscirono a buttar giù Berlusconi con un mezzo golpe. In quel tempo passava per statista Gianfranco Fini, da quando si era messo contro il Cavaliere. La sua parabola finì presto e nel peggiore dei modi possibili, perfino peggio di quanto si potesse prevedere considerata la sua inconsistenza. Finì male pure la parabola di Bossi, e non solo per ragioni di salute o motivi di famiglia…

Finì il centro-destra, mentre il Paese si consegnava al governo dei tecnici, sotto la sorveglianza dell’Europa. E nacque il tempo del tecnomontismo. I tecnici, di buon nome e di gran curricula, chiamati per riparare i danni, lasciarono un’impronta nefasta sul paese, perché non furono abbastanza radicali e impolitici da effettuare tagli e riforme anche impopolari ma necessarie al paese. In compenso furono abbastanza funesti e feroci nello stremare il paese, tassarlo, metterlo in ginocchio e diffondere un’atmosfera di catastrofe e depressione nazionale. Ne uscimmo malconci col breve governo Letta di eurosinistra, che fu una pallida transizione tra i tecnici e il ritorno della politica, naturalmente da sinistra.

Cominciò allora, senza passare dalle urne, la veloce parabola di Renzi che non durò neanche un triennio ma in quel tempo sembrò inaugurare un’era, perlomeno un ciclo, vista anche la sua giovane età, la sua energia e il crescente consenso. Renzi non aveva in quel tempo rivali, né a destra né a manca; e infatti il peggior rivale di Renzi fu Renzi stesso che distrusse il suo alter ego per troppo ego: la sua prepotenza accentratrice, il suo voler strafare, stravincere, stracomandare. Ci fu un momento in cui avrebbe potuto compiere una svolta decisiva: quando annunciò il partito della nazione, lasciando a sinistra i vecchi dinosauri comunisti e la sinistra radicale e spostandosi al centro con un partito trasversale. Ma non ebbe il coraggio di andare fino in fondo. Stressò il paese in una guerra di rottamazione globale, uno contro il Resto del mondo, fino a che il mondo lo fece a pezzi. Lui annunciò di ritirarsi dalla politica, senza mai farlo. Provato così in un quinquennio tutto l’arco delle possibilità – berlusconismo, finto futurismo finiano, sinistra bersaniana, tecnici e sinistra napoleonica renziana – la politica lasciò il passò al dilettantismo assoluto e dannoso dell’antipolitica, interpretato da un comico, una piattaforma, una lobby e una banda di sciamannati o scappati di casa.

Così avvenne il prodigio del Movimento 5 Stelle diventato primo “partito”, soprattutto al sud. Un fenomeno senza precedenti ma non senza conseguenze. Letali. La prima sorpresa fu, un anno e mezzo fa, l’alleanza populista e antieuropeista tra i grillini e i leghisti di Salvini. Un esperimento ardito, preoccupante non solo per l’Unione europea ma che destava curiosità e comunque segnava la sconfitta del tardo bipolarismo ma anche un superamento dei berlusconismi destrorsi e sinistrorsi, come quello renziano. L’esperimento populista-sovranista fu tenuto in vita artificialmente per un anno, facendo crescere a dismisura la popolarità di Salvini. Poi esplose, incautamente, per una valutazione sbagliata di Salvini e una mossa a sorpresa di Renzi. Fino a che si giunse al più raccapricciante mostro dei governi italiani repubblicani, quello grillo-sinistro. Che accompagna la fine del decennio. Il peggiore che si potesse avere, perché la faziosità intollerante della cupola di sinistra, col suo antifascismo di risulta e di riporto, si è unita alla dannosa ignoranza dei grillini, incapaci di tutto, e nel modo peggiore. Degna sintesi di quell’unione fu lo stesso premier assunto come figurante nel precedente governo, venuto dal nulla e nullivendolo egli stesso, che con ripugnante trasformismo passò da guidare l’alleanza con Salvini a guidare l’alleanza antisalviniana, con la sinistra di cui ora si professa simpatizzante. I risultati sono sotto gli occhi (piangenti) di tutti. Il decennio, nato sotto la stella (rossa) di Giorgio Napolitano è finito sotto la parrucca bianca di Sergio Mattarella.

Nel decennio le abbiamo provate tutte, eccetto il sovranismo. È una grande incognita ma è l’unica via che non abbia ancora avuto esiti fallimentari; eppure per l’Establishment è la sciagura suprema, decretata a priori, da evitare a ogni costo. Ora che il decennio si conclude, il Paese è sospeso nel vuoto, è appeso al Nulla. Aspetta e spera, e un po’ dispera. Buon anno, anzi buon nuovo decennio, Italia nostra, riprenditi dal brutto decennio e dal suo orrendo finale.

Bella ciao, e non farti più vedere. Via col Venti.

Da http://www.marcelloveneziani.com/articoli/un-decennio-che-non-lascia-eredita/

Lega verso il 35%, FdI sfiora il 10%: è l’effetto Umbria. Pd e M5s in caduta libera

 

Gli alleati di governo insieme valgono meno del Carroccio

L’effetto Umbria erode gli alleati di governo. “La Lega si conferma il primo partito con il 34,3%, in crescita di 3,5%, seguito dal M5s con il 17,9%, in calo di 2,9%, e dal Pd che arretra di 2,3%, attestandosi al 17,2%. A seguire Fratelli d’Italia (9,8%) che da fine agosto nei sondaggi ha sorpassato Forza Italia, oggi al 6,2% alla pari di Italia viva che fa segnare un aumento dell’1,4%. Da segnalare infine la crescita di Europa Verde che passa dall’1,2% al 2,2% e la flessione delle forze di Sinistra dal 2,8% all’1,7%”. Sono i dati del sondaggio Ipsos che, per il Corriere della Sera, ha analizzato gli orientamenti di voto all’indomani del voto in Umbria. Continua a leggere

Renzi, un megalomane senza popolo alla Leopolda

 

Persino i media liberal asfaltano Matteo Renzi reduce dalla Leopolda, il suo insopportabile ego e la sua megalomania (ovviamente ingiustificata). Da leggere, in questo senso, l’articolo di De Angelis dell’HuffPost, che smaschera il “bluff” del Bullo e di Italia Viva.«Ma quale Italia dei “due Mattei” – scrive De Angelis – narrazione che si infrange sulle istantanee di metà pomeriggio. Che fotografano un popolo a San Giovanni, potenzialmente maggioritario e un’enclave revanchista, stretta attorno al culto di un Capo che il paese lo ha perso, e non da oggi. Ecco, la differenza è tutta qui, perché San Giovanni è uno specchio del paese, dove si avverte il fuoco vivo della storia, la Leopolda un mondo che si esaurisce in sé e nei sui rituali, nonostante l’abilità della regia». Continua a leggere

Pd a pezzi pure sulle firme contro Salvini

             Pd a pezzi anche su firme Salvini

COMICHE DEM

Due petizioni diverse per far dimettere il ministro dell’Interno. Comincia Renzi, poi Zingaretti lo copia. Ormai il partito è spaccato su tutto

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Tosi, ricordi quando sfilavi contro “Sodoma e Gomorra”?

di Matteo Castagna sul quotidiano veneto on-line www.vvox.it 

Con 21 voti a favore e 6 contrari è passata la mozione 434/2018, che dichiara Verona “città della Vita” e prevede di sostenere associazioni e iniziative anti-abortiste. Come si sa, il Pd ne è uscito demolito perché la capogruppo Carla Padovani, già nota da anni per le sue posizioni “pro life”, ha votato con la maggioranza di centrodestra. Eppure, se si va a leggere la mozione, non vi si trova nulla di particolarmente strano, perché il sindaco Federico Sboarina e la sua giunta s’impegnano a fare quel che è già previsto dalla legge 194 del ‘78, che nessun consiglio comunale ha competenza di modificare o abrogare.

Tra le opposizioni siedono anche l’ex sindaco Flavio Tosi, la sua compagna ex senatrice Patrizia Bisinella e un altro paio di fedelissimi. Pur dichiarandosi di centrodestra, si sono uniti al Pd (cosa non nuova a Tosi, che ha avuto una lunga ma catastrofica liason con Matteo Renzi) nella feroce contestazione contro il consigliere Alberto Zelger (Lega) sulle sue frasi sugli omosessuali.

Il consigliere di minoranza Tosi, tra l’altro, ha detto a Sboarina che «amministra accogliendo le istanze più oscurantiste, medioevali e reazionarie della sua maggioranza politica che rappresenta solo una piccola fetta dei veronesi». Continua a leggere

Foa, il mostro della settimana

di Marcello Veneziani

Ma non vi vergognate di accusare il governo in carica e Salvini in particolare, di spartirsi le nomine come voi praticate da una vita? Non vi vergognate – voi sinistra, voi clero intellettuale di sinistra, voi giornali e tg di sinistra, voi navigati sindacalisti Rai e voi più ipocriti e paludati benpensanti di cripto-sinistra – di gridare allo scandalo e di indignarvi solo perché i grillini e i leghisti, in modo naive, ricalcano le vie della lottizzazione che voi praticate con professionismo servile da decenni? Anzi, al tempo di Renzi toccò perfino rimpiangere la spartizione di sempre, perché prese tutto lui, in Rai e non solo. Stavolta la pietra dello scandalo è stato Marcello Foa, venuto dal Giornale di Montanelli e poi rimasto nel Giornale di Feltri fino a quando si è trasferito nel Canton Ticino a insegnare scienza della comunicazione e a amministrare un gruppo editoriale ticinese. Mai fatto politica, nessuna macchia nella fedina penale e nella reputazione, nessun legame sospetto. Nulla di scandaloso. Ma per il valoroso Collettivo dell’Informazione italiana più Pd, a cominciare dalla Corazzata Repubblika, Foa dice di essere allievo di Montanelli (un millantatore, dunque), insegna manipolazione delle notizie cioè fake news e non scienza della comunicazione, è addirittura ospite di Russia Today e dunque è un prezzolato al servizio di Putin, ha persino ritwittato qualcosa di tale Francesca Totolo, “patriota finanziata da Casa Pound” (che notoriamente dispone di miliardi, altro che il povero Renzi col suo piccolo aereo di carta, a spese nostre, che costava qualche centinaio di milioni). Continua a leggere

Immigrazione: dall’Irlanda a Malta, gli accordi segreti di Renzi che hanno svenduto l’Italia

di Francesca Totolo

Il Governo è cambiato, così come le politiche relative al flusso migratorio. I nuovi ministri, forti dell’ampio consenso dei cittadini, cercano di porre rimedio agli accordi licenziosi e contro gli interessi degli stessi italiani degli esecutivi Renzi-Gentiloni, che hanno previsto l’apertura indiscriminata dei porti alle navi delle Ong e a quelle delle missioni europee. Il risultato è chiaro a tutti: più di 600 mila immigrati irregolari arrivati in Italia e il Mediterraneo ridotto ad un cimitero a cielo aperto. Forse un giorno qualcuno dovrà rispondere di queste 14 mila morti (dati UNHCR 2015-2018).

Quello che pochi conoscono sono però gli accordi segreti sottoscritti bilateralmente dai Premier Renzi e Gentiloni e dagli omologhi di altri Paesi, per assicurarsi che tutti gli immigrati raccolti in mare fossero portati solo ed esclusivamente in Italia. Era il luglio scorso quando la sottoscritta e Luca Donadel abbiamo notato una nave della Marina Militare Irlandese che faceva la spola tra la zona SAR libica e i porti siciliani con una frequenza alquanto sospetta. Dublino non era allora inclusa nella missione europea di Frontex, EUNAVFOR MED Operazione Sophia, che prevedeva come attività collaterale il soccorso delle imbarcazioni dei migranti in pericolo sotto il coordinamento di MRCC di Roma.

Abbiamo così scoperto Operazione Pontus, un patto bilaterale stilato nel 2015 che ha coinvolto il Governo italiano di Renzi (poi riconfermato da Gentiloni) e quello irlandese, indipendente dai dispositivi europei. L’accordo, taciuto ai cittadini italiani e senza nessuna menzione sui siti istituzionali del Governo, prevedeva che gli immigrati trasbordati sulle navi della Marina Militare irlandesi in zona SAR libica venissero sbarcati nei porti italiani. Nessun organo della stampa nazionale ha mai documentato gli sbarchi delle navi irlandesi seppur avvenissero tutti regolarmente a Catania, e, allo stesso tempo, nessuno ha mai accennato ad Operazione Pontus. Continua a leggere

Se ha fatto il patto sui migranti Renzi va processato

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero, 12/07/2017

Secondo l’ex ministro degli Esteri del governo Letta, Emma Bonino, dal 2014 al 2016 il governo Renzi si sarebbe impegnato per conto dell’Italia, d’accordo con altri governi europei, ad accogliere tutti i migranti che giungevano in Europa. E fin qui nulla di nuovo, visto che ciò è scritto nero su bianco sugli accordi relativi all’operazione Triton. Il problema sorge se, come ha lasciato velatamente intendere l’ex ministro della Difesa del governo Letta, Mario Mauro, ciò fosse avvenuto in cambio di una maggiore flessibilità da parte dell’Ue sui nostri conti pubblici, circostanza non scritta evidentemente da nessuna parte, ma tutto di un eventuale accordo segreto tra il governo Renzi e l’Ue. In cambio di una flessibilità, che gli serviva a scopi politici, è possibile che Renzi abbia tradito il Paese, consentendo l’invasione migratoria, indirizzata unicamente sul nostro territorio? Le dichiarazioni della Bonino e di Mauro, se lette insieme, a tanto porterebbero. Molti ne hanno parlato, avanzando critiche anche dure, ma nessuno ha sottolineato un punto decisivo: se un accordo di quel tipo vi è stato, come l’accordo segreto di scambio tra petrolio e migranti a Malta (di cui su Libero si è già data notizia), la cosa avrebbe persino riflessi penali.

Vi sarebbero infatti responsabilità penali, oltre che politiche, in capo all’ex presidente del Consiglio ed eventuali ministri in concorso con lui. L’art. 243 del codice penale recita: «Chiunque tiene intelligenze con lo straniero affinché uno Stato estero muova guerra o compia atti di ostilità contro lo Stato italiano, ovvero commette altri fatti diretti allo stesso scopo, è punito con la reclusione non inferiore a dieci ami. Se la guerra segue o se le ostilità si verificano, si applica l’ergastolo». Continua a leggere

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