Jung (Mirabaud): la recessione Usa sarà atipica. Ecco perché

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Segnalazione Wall Street Italia

di Giulia Schiro

Negli Stati Uniti è prevista una significativa decelerazione della crescita a breve termine. Tuttavia, potremmo assistere a una recessione atipica, che potrebbe non comportare un forte aumento della disoccupazione. Ne è convinto Gero Jung, capoeconomista di Mirabaud AM (asset manager globale con sede a Ginevra e oltre un miliardo di masse in gestione), che ieri ha esposto la sua view sull’economia globale in conferenza stampa a Milano. In merito alle prossime mosse della Fed, ha spiegato:

Dopo la riunione del FOMC di novembre, riteniamo che non sia così scontato un altro rialzo di 75 punti base a metà dicembre, poiché i rischi di recessione nei prossimi 12/24 mesi sono elevatiFino ad allora saranno pubblicati altri due rapporti sull’inflazione e sull’occupazioneTuttavia, la crescita dei salari rimane forte e continua ad alimentare una spirale prezzi/salari che, a nostro avviso, rappresenta un rischio realePer quanto riguarda l’inflazione, negli Stati Uniti osserviamo che le pressioni sui prezzi sono di natura strutturale, guidate da beni, servizi e alloggiAl momento, ci aspettiamo che i rialzi della Fed rallentino a 50 punti base a dicembre e che continueranno nei mesi successivi a un ritmo ridotto”.

La crescita globale, tra recessione e iperinflazione

La crescita economica mondiale, contrariamente a quanto ci si aspettava per la ripresa post pandemica, ha già rallentato bruscamente nel 2022 a causa di iperinflazione, rischi geopolitici e strette monetarie aggressive. E, stando alla view per il 2023 di Gero Jung, i venti contrari soffieranno su economia e mercati finanziari anche durante il prossimo anno. In particolare, gli investitori dovranno continuare ad affrontare i timori di un’imminente recessione, con le difficoltà delle catene di approvvigionamento, dovute alla guerra in Ucraina da un lato e alla politica zero Covid della Cina dall’altro che oscurano ulteriormente le nubi all’orizzonte del 2023. Ma sarà fondamentale distinguere la debolezza economica di breve periodo, ormai certa, dall’outlook a più lungo termine, che invece potrebbe essere meno cupo del previsto. Jung ha precisato:

Ci aspettiamo che la crescita globale rallenti, passando dal 6% del 2021 a circa il 3% nel 2023, senza risparmiare né le economie avanzate né quelle in via di sviluppoUna politica monetaria meno restrittiva è al centro delle aspettative del mercato, che si attende la fine dei rialzi dei tassi e la possibilità di ulteriori iniezioni di liquidità già a partire dal prossimo anno, poiché solitamente gli effetti delle politiche monetarie si avverano con un ritardo di 12-18 mesi e la contrazione ha già iniziato a palesarsi nel terzo trimestre di quest’annoRiteniamo però che siano necessari un calo sostenuto dell’inflazione core e un peggioramento del mercato del lavoro prima di poter anticipare concretamente la fine dell’era delle politiche monetarie hawkishInfatti, è probabile che il pivot, cioè l’inversione del sentiero restrittivo della politica monetaria, avvenga in due fasiIn un primo momento, il mercato prezzerà una pausa da parte delle banche centraliUn passaggio vero e proprio all’allentamento monetario avverrà, tuttavia, solo successivamente, quando i dati hard relativi all’inflazione caleranno e le statistiche mostreranno un ulteriore deterioramento dell’economia”.

Eurozona e Italia

Nell’Eurozona continuerà la ripresa zoppicante, anche se le prospettive a breve termine non sono incoraggianti. Gli ultimi dati sul Pmi indicano infatti una contrazione già nel 4° trimestre e un rallentamento su larga scala che interesserà in particolare i settori automobilistico, forestale, cartario e chimico e tutti quelli ad alta intensità energetica. Jung ha affermato:

Alla luce di ciò, non prevediamo una posizione aggressiva da parte della Bce nei prossimi mesi, in quanto l’esito dell’ultima riunione suggerisce che l’Istituto di Francoforte dipende ormai completamente dai dati e che la politica monetaria non ha il pilota automaticoInoltre, il fatto che la presidente Lagarde abbia sottolineato il ritardo con cui la politica monetaria dispiega i propri effetti, suggerisce una minore rigidità futura”.

In particolare, la Germania ha perso il suo ruolo di locomotiva d’Europa e, in termini relativi, l’Italia probabilmente farà meglio, ma peggio della Francia. Infatti anche in Italia la domanda resta debole, poiché l’aumento dei prezzi del gas si trasferisce in modo significativo sui prezzi al consumo, soprattutto attraverso il costo dell’elettricità. Jung dice:

Prevediamo una contrazione dell’economia italiana già a partire dal quarto trimestre di quest’anno e all’inizio del prossimo anno e una contrazione del Pil nel 2023Sebbene i numeri dell’attività del terzo trimestre in Italia – e più in generale nell’Eurozona – siano stati resilienti secondo le ultime indagini sui dati delle aziende, è improbabile che ciò duri, principalmente a causa della situazione geopolitica incerta e delle strette di politica monetaria della Bce”.

L’asset allocation tattica di Mirabaud AM per i prossimi mesi

Alla luce di questo outlook, i gestori di Mirabaud AM preferiscono la prudenza per condurre l’asset allocation tattica, almeno finché non si verificherà un’inversione tangibile nell’andamento di inflazione e tassi. Perciò, per ora non aumenteranno l’esposizione azionaria ma si limiteranno a portarla da sottopeso a neutrale. E aumenteranno l’esposizione alle obbligazioni societarie investment grade, che presentano nuovamente un profilo rischio/rendimento favorevole in quanto gli spread creditizi sono superiori alla loro media di lungo periodo, privilegiando le scadenze brevi su emittenti di qualità. Per quanto riguarda le obbligazioni sovrane, mantengono la posizione underweight su quelle dell’Eurozona e privilegiano, per le altre aree geografiche, una duration elevata, poiché la parte a lunga scadenza della curva dei rendimenti offre rendimenti interessanti e protezione da uno scenario di grave recessione. A livello settoriale hanno un’esposizione difensiva sui beni di consumo e sulla sanità, nonché sul settore energetico. Infine, per ora rimangono sovraesposti sul dollaro USA, che beneficia della relativa forza dell’economia statunitense rispetto agli altri Paesi sviluppati, ma entro la fine del prossimo anno ridurranno l’esposizione al biglietto verde a neutrale, poiché una Fed meno falco sarà di minor supporto alla valuta Usa.

La fine del rialzo dei tassi dovrebbe limitare il rischio di recessioneIn questo caso sarà opportuno aumentare ancora l’esposizione agli asset rischiosi come le azioni, ma anche alle obbligazioni high yield e dei mercati emergentiI mercati beneficeranno nuovamente del sostegno delle banche centrali e anticiperanno la fine della contrazione economicaQuesto contesto diventerà poi negativo per il dollaro su cui andremo quindi a ridurre l’esposizione”, ha concluso il capo economista.

Borsa di Mosca riapre i battenti a metà, via scambi su bond federali

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Segnalazione di Wall Street Italia

di Mariangela Tessa

Dopo ventiquattro giorni di stop la Borsa russa si avvia verso una graduale ripresa delle sue attività, ferme dallo scorso 24 febbraio. Oggi, infatti, la Banca centrale della Russia ha deciso di riprendere le negoziazioni sui titoli di Stato (con due finestre di contrattazione) mentre le vendite allo scoperto su questi strumenti saranno vietate. Attese novità sullo scambio dei titoli azionari, che dovrebbero arrivare nei prossimi giorni.

“Abbiamo sospeso il trading sulla Borsa di Mosca per evitare brusche fluttuazioni del valore dei titoli in un momento di cambiamento senza precedenti della situazione economica. Ora siamo pronti a riprenderlo gradualmente”, ha detto “La negoziazione di obbligazioni di prestiti federali si aprirà nel mercato azionario della Borsa di Mosca domani”, ha detto la governatrice della Banca Centrale Elvira Nabiullina, annunciando l’apertura odierna.

Per prevenire un’eccessiva volatilità, la Banca di Russia ha inoltre spiegato che acquisterà obbligazioni federali per gli importi necessari a limitare i rischi per la stabilità finanziaria, sottolineando che “gli acquisti saranno effettuati nelle quantità necessarie per prevenire i rischi per la stabilità finanziaria. Dopo che la situazione sui mercati finanziari si sarà stabilizzata, abbiamo in programma di vendere l’intero portafoglio di queste obbligazioni per neutralizzare l’impatto di questa operazione sulla politica monetaria”.

Intanto, oggi la Camera considererà la proposta di Putin di assegnare un altro mandato da cinque anni, il terzo consecutivo, alla governatrice Nabiullina.

Borsa Mosca chiusa dal 25 febbraio

La Borsa di Mosca è rimasta chiusa dal 25 febbraio, il giorno dopo l’entrata delle truppe russe in Ucraina. L’indice Moex è crollato il 24 febbraio del 33%, quasi 190 miliardi di dollari sono evaporati in un solo giorno. Nei giorni scorsi sulla Russia si è agitato anche lo spettro del default visto che il Paese era stato chiamato ad onorare il pagamento di interessi per 117 milioni di dollari, relativi a due obbligazioni denominate in valuta esera. Un saldo che si temeva, come anticipato del governo russo nei giorni precedenti, potesse essere onorato in rubli, cioè in una valuta svalutata e che invece alla fine è stato effettuato in dollari.

 

Germania è il giorno del dopo Merkel

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Laschet, Scholz o la Baerbock? Chi avrà il cancellierato?

di Leopoldo Gasbarro

Oggi le elezioni in Germania.

L’attesa è grande, davvero grande. Dopo 16 anni al potere, Angela Merkel si dimette dalla carica di cancelliere della Germania, aprendo la strada ad una nuova generazione di leadership per la più grande economia europea. La Merkel, 67 anni, è stata un simbolo di stabilità in Europa da quando ha assunto il ruolo nel 2005. Ora tutti si chiedono, a seconda di chi sarà il vincitore, quale potrebbe essere il cambiamento che si genererà in seno alla Germania in primis ed agli equilibri europei e mondiali in seconda battuta.

I Candidati
Il candidato di partito della Merkel è Armin Laschet (il primo a sinistra nella foto), alleato di lunga data della Cancelliera dimissionaria e leader della CDU da gennaio; Olaf Scholz, leader della SPD di sinistra; e Annalena Baerbock dei Verdi.

Gli ultimi sondaggi mostrano il blocco sindacale di centrodestra del leader uscente, con Armin Laschet candidato cancelliere, un po’ indietro o quasi alla pari con i socialdemocratici di centrosinistra, che hanno come uomo di punta il ministro delle finanze Olaf Scholz.

Ed è proprio Scholz il più accreditato in questo momento alla vittoria finale. Lui che è sempre stato della linea dura, specie contro l’Italia, si era un po’ “ammorbidito” dopo lo scoppio della Pandemia.

Nella sua ultima manifestazione elettorale sabato a Potsdam, Scholz ha fatto riferimento alle preoccupazioni sul cambiamento climatico ed ha affermato che, se eletto, avrebbe concordato un aumento del salario minimo a 12 euro l’ora come prima decisione del nuovo governo.
Laschet, nel frattempo, ha tenuto un’ultima manifestazione elettorale con la Merkel ad Aquisgrana durante la quale il cancelliere uscente ne ha elogiato la “passione e cuore”  affermando che le elezioni riguardano il mantenimento della “stabilità” del Paese e la garanzia “che i giovani abbiano un futuro e che possiamo ancora vivere nella prosperità”.
La Merkel, il secondo cancelliere più longevo nella storia tedesca, ha dovuto far fronte, e lo ha fatto con autorevolezza, a sfide importanti. Tra queste la crisi finanziaria del 2007-2008, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea ed oggi la Pandemia da Covid-19.
La Merkel è stata una forza trainante per la coesione europea e ha cercato di mantenere stretti legami con gli Stati Uniti e la Cina. Ora, con il cambio elettorale, un periodo di insolita incertezza potrebbe generarsi in Germania, nell’Unione Europea e nel resto del mondo.
Il risultato è particolarmente incerto.
La CDU e la SPD sono più avanti degli altri nei sondaggi ma anche il Partito dei Verdi è emerso come un serio contendente. Di conseguenza, la Baerbock sta per svolgere il ruolo importante nella formazione del nuovo governo tedesco.
Anche l’estrema destra AfD rimane una presenza forte sulla scena politica, facendo a gara con il Partito liberale democratico liberale per il quarto posto.
Ma è la leader dei Verdi la vera sorpresa delle elezioni tedesche.

Chi vota.
Circa 60,4 milioni di persone di età pari o superiore a 18 anni hanno diritto a votare in queste elezioni, secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica tedesco.
Ciascuno avrà due voti da esprimere: uno per il candidato che rappresenti il ​​proprio collegio elettorale, di cui 299 nel Bundestag (il parlamento tedesco) e un secondo voto per il proprio partito preferito. La quota di “secondi voti” di un partito determina il numero di seggi che il partito guadagna nel Bundestag, secondo la rappresentanza proporzionale.
Perché un partito entri nel Bundestag, deve vincere almeno il 5% del secondo voto.
Molti tedeschi hanno già votato; la pandemia da coronavirus ha aumentato la quantità di votazioni per corrispondenza che hanno avuto luogo prima del giorno fissato per le elezioni stesse. Le preoccupazioni per l’ambiente e quelle economiche sono emerse come questioni chiave nella campagna elettorale.
L’ endorsement per Armin Laschet

La Merkel ha enfatizzato il record del suo governo nel ridurre la disoccupazione e il debito della Germania. Di contro ha denunciato i piani dei rivali di Laschet per aumentare le tasse. Ha anche suggerito di come ci fosse il pericolo che un governo tedesco di sinistra fosse eccessivamente generoso nel fornire aiuti finanziari ai paesi europei più indebitati.

“C’è molto in gioco domenica”, ha detto in piazza a Stralsund, città nord-orientale della Germania.

“Dobbiamo pensare ad una politica che non pensi solo a ridistribuire, ma a creare ricchezza. So che Armin Laschet, come governatore del Nord Reno-Westfalia, combatte per ogni singolo lavoro nel suo stato, e lo farebbe anche come cancelliere della Germania”.

Economia ancora in attesa di una forte ripresa 

Il DAX tedesco, l’indice principale del mercato azionario tedesco, è in rialzo del 13% da inizio anno.  La forte ripresa attesa nel post-pandemia e prevista per l’estate deve ancora concretizzarsi. L’economia tedesca sta affrontando venti contrari post-COVID-19 simili a quelli degli Stati Uniti poiché le interruzioni della catena di approvvigionamento rallentano la crescita. Le previsioni del FMI vedono la produzione economica in crescita solo del 2,5% quest’anno, ma del 5,1% l’anno prossimo.

L’economia tedesca rappresenta circa il 3,4% dell’economia mondiale con un valore di 3,8 trilioni di dollari, che la rende la quarta più grande a livello globale.

Mercati Finanziari

Di solito i mercati amano la stabilità dei risultati. In Germania sembra esserci incertezza del risultato. Aspettiamo poche ore e sapremo orientarci meglio. Sta di fatto che le elezioni si inseriscono in un quadro internazionale davvero complicato. L’inflazione in forte rialzo negli USA; la crisi di Evergrande in Cina e tanti piccoli focolai pandemici in giro per il Mondo rendono il dato tedesco ancor più di rilievo per l’orientamento futuro dei mercati finanziari.

La ripresa? Forse a fine 2022. E per ora il mondo del lavoro non riparte

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di Filippo Burla su https://www.ilprimatonazionale.it/economia/ripresa-forse-fine-2022-senza-lavoro-207011/

Sarà 4,7, 6% o un valore intermedio all’interno di questa forchetta? Sulla ripresa ognuno dà i numeri. Normale, dopo le devastazioni del 2020. Tanto più se parliamo di cifre con le quali non eravamo più abituati a confrontarci. Giusto per dare un’idea: era dal 1988 che il tasso di crescita annuale del Pil non superava i quattro punti percentuali.

Per la ripresa dovremo aspettare il 2022

La differenza rispetto ad allora è che l’ultima recessione fu registrata qualcosa come 13 anni prima, nel 1975. Insomma, il +4% dell’ultimo anno con il muro di Berlino ancora in piedi seguiva i lusinghieri +3,2% del 1987, +2,9% del 1986 e via dicendo. Cifre lontanissime dal -8,9% registrato l’anno scorso. E’ da qui che occorre partire per inquadrare bene cosa intendiamo per “ripresa”.

Anche qualora dovessimo collocarci dal lato più ottimista delle previsioni (secondo Confindustria sarà così), infatti, saremo comunque al di sotto di livelli del 2019. Ammesso e non concesso che si prospetti lo scenario migliore e in attesa di stime più precise, la piena ripresa potrebbe essere raggiunta a fine 2022. Forse. E comunque, faremo in ogni caso peggio rispetto al resto d’Europa.

Lavoro: crescono solo i contratti a termine

A corroborare l’analisi sulle tinte non proprio chiarissime del quadro giungono i più recenti dati sul lavoro. Se da un lato gli occupati hanno fatto segnare, da gennaio ad oggi, +550mila unità, dall’altro rimangono a quota-329mila rispetto al periodo appena precedente la pandemia. Segnando, per di più, una diminuzione (pari a -23mila) nel mese di luglio.

A soffrire sono soprattutto gli autonomi, ma anche i lavoratori a tempo indeterminato che sono ancora 100mila in meno rispetto a gennaio 2020. Il tutto considerando che bisognerà aspettare l’autunno perché si possa parlare di vero e proprio sblocco dei licenziamenti, oggi limitato solo ad alcuni settori. L’unica vera ripresa, al momento, resta quella dei lavoratori a tempo determinato, che già in primavera avevano raggiunto i livelli pre-crisi. La componente temporanea dell’occupazione è d’altronde “quella più reattiva al ciclo economico”, spiega sempre il centro studi di Confindustria. Indicando però, allo stesso tempo, che la fiducia delle imprese è ben lontana dal toccare i livelli pre-crisi.

Governo, Paolo Savona: gruppi dominanti sconfitti vogliono far fallire governo

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Governo,Paolo Savona: gruppi dominanti sconfitti vogliono far fallire governoGoverno, Paolo Savona: piano da 50 miliardi per far ripartire il Paese

“Per uscire dalla crisi sono necessarie politiche complesse, che coinvolgono i comportamenti di tutti i cittadini. Purtroppo manca un dibattito serio sull’argomento. Per ora mi limito a parlare di propiziare una ripresa per il secondo semestre 2018 e l’intero 2019, per rovesciare la tendenza recessiva in atto dell’economia italiana. L’idea e’ di avviare investimenti privati e pubblici per 50 miliardi”. Cosi’ il ministro degli Affari Europei, Paolo Savona, in un’intervista rilasciata al quotidiano L’Unione Sarda. “Sulla base della conoscenza esatta di questa spesa – spiega Savona – i centri ufficiali come Istat, Banca d’Italia, Ministero dell’Economia devono calcolare l’effetto moltiplicativo sul Pil. In questo caso la crescita del Pil sarebbe nell’ordine dei 75/100 miliardi di euro, con un gettito tributario di 37/50 miliardi aggiuntivi, che potrebbero finanziare un soddisfacente avvio dei provvedimenti previsti dal Contratto di governo, rispettando i vincoli europei e quelli derivanti dalla logica economica elementare. Sono contrario a un atteggiamento passivo verso la crisi”. Sulle polemiche per le posizioni dell’economista cagliaritano, 81 anni – che domani sera sara’ a Porto Cervo, in Costa Smeralda, per presentare il suo libro ‘Come un incubo e come un sogno’, con Bruno Vespa – scoppiate durante la formazione del governo, puntualizza: “Sono stato e vengo condannato, lo dico tra virgolette, non per le idee che porto ma per le idee che si ritiene che io porti. Sarebbe gia’ stato grave se lo fossi stato per le mie idee, e’ vergognoso che cio’ sia accaduto per le idee che altri mi hanno liberamente attribuito”. Quindi una denuncia: “Vi e’ un tentativo dei gruppi dominanti sconfitti alle elezioni del 4 marzo – dichiara Savona a L’Unione Sarda – di causare una crisi del nostro debito pubblico, per far fallire l’esperimento del Governo in atto. Hanno messo in campo tutti i mezzi e gli opinion leader al loro servizio per propiziare l’evento, senza indicare le alternative simili a quelle che ho indicato io”.

Fonte: http://www.affaritaliani.it/politica/palazzo-potere/governo-paolo-savona-piano-da-50-miliardi-per-far-ripartire-il-paese-556511.html Continua a leggere