Sergio Sylvestre ha fallito come Balotelli. Il messia nero degli antirazzisti ancora non c’è

di Adriano Scianca

Qui si ride e si scherza, ma quello degli antirazzisti italiani è un dramma lacerante: una pattuglia così agguerrita e motivata che cerca solo un messia, un testimonial all’altezza del suo compito titanico, e invece niente. L’ultima delusione arriva da Sergio Sylvestre, chiamato a trasformare l’inno di Mameli in una sorta di «Motherfucker of Italy» prima della finale di Coppa Italia e franato rovinosamente sull’elmo di Scipio davanti agli sguardi perplessi di mezza Italia (e a quello di Leonardo Bonucci, impietosamente ripreso dalle telecamere mentre alzava il sopracciglio dal disappunto). Una performance degna dell’Enrico Pallazzo di Una pallottola spuntata, che ha bruciato sul nascere questa maldestra marchetta a Black lives matter, brillante capolavoro della Lega calcio, che ha così completato la sua serata di gloria dopo la partita cominciata inspiegabilmente in ritardo e la grottesca coreografia posticcia a coprire gli spalti vuoti. Complimenti vivissimi.

 

Sergio Sylvestre ha fallito come Balotelli

E quindi niente da fare, il colored italiano destinato a redimere le recalcitranti folle italiche per portarle nell’eden antirazzista e multirazziale ancora ha da venire. Sylvestre, americano di madre messicana e padre haitiano ma italiano di adozione, anche perché la vittoria di Amici di Maria de Filippi dà più punti di italianità del passaporto, ha fallito la grande occasione. Non solo ha violentato l’inno, ma, non contento, si è anche esibito nel pugno chiuso e nello slogan del ghetto, senza riflettere sul fatto che il naufragio canoro avrebbe portato a fondo anche qualsiasi messaggio politico susseguente.

Una brutta botta, per un mondo che non si è ancora ripreso dall’implosione della supernova attorno a cui gravitavano le speranze degli antirazzisti de ‘noantri, ovvero Mario Balotelli. Era lui, l’unto della Costituzione, il prescelto. Ma anche lui ha fallito. Non una volta, sempre. Un fallimento durato anni, recidivo, continuato, ostentato, fino a che il fallimento non ha saturato tutta la bolla mediatica che gli era stata costruita attorno. E non è stato solo un fallimento sportivo o personale, ma la catastrofe di tutta un’operazione culturale. Doveva farci ricredere dai pregiudizi, e invece li ha confermati tutti. Tutti, anche quelli che non sono veri in generale ma che ha inverato lui da solo. E, nel mondo del calcio, ogni altro tentativo di trovare un sostituto è andato a vuoto: i vari Ogbonna o Okaka, pure più simpatici di Mario, non hanno avuto la fortuna sportiva che poteva renderli dei simboli, mentre il predestinato Moise Kean ha per ora dimostrato di essere l’erede di Balotelli solo nel senso deteriore dell’espressione. Continua a leggere

Demonizzare il nemico: manuale di sopravvivenza di una Sinistra al tramonto

di Manuel Massimiliano La Placa

Il ‘’viziaccio” striscia, silenzioso e velenoso, tra le schiere della social-democrazia in salsa italiana ormai  da tempo incalcolabile.

Per rintracciare – in quella zona del campo politico – qualche rantolo di genuinità, l’impeto delle lotte di piazza per proposte concrete, credibili affermazioni ideologiche dei diritti sindacali e collettivi in nome del socialismo bisogna riavvolgere il nastro della storia fino all’epoca del P.C.I. Continua a leggere

Lega verso il 35%, FdI sfiora il 10%: è l’effetto Umbria. Pd e M5s in caduta libera

 

Gli alleati di governo insieme valgono meno del Carroccio

L’effetto Umbria erode gli alleati di governo. “La Lega si conferma il primo partito con il 34,3%, in crescita di 3,5%, seguito dal M5s con il 17,9%, in calo di 2,9%, e dal Pd che arretra di 2,3%, attestandosi al 17,2%. A seguire Fratelli d’Italia (9,8%) che da fine agosto nei sondaggi ha sorpassato Forza Italia, oggi al 6,2% alla pari di Italia viva che fa segnare un aumento dell’1,4%. Da segnalare infine la crescita di Europa Verde che passa dall’1,2% al 2,2% e la flessione delle forze di Sinistra dal 2,8% all’1,7%”. Sono i dati del sondaggio Ipsos che, per il Corriere della Sera, ha analizzato gli orientamenti di voto all’indomani del voto in Umbria. Continua a leggere

Salvini-Segre, duello anche su ​Orwell

Salvini-Segre, duello anche su ​Orwell

C’è anche George Orwell a dividere Liliana Segre da Matteo Salvini. Lui ha detto nella sua polemica contro la commissione anti-odio al Senato: “Non vogliamo bavagli, non vogliamo uno stato di polizia che ci riporti a Orwell”. E la senatrice a vita, Segre, replica adesso: “Salvini lasci stare Orwell, non c’entra proprio niente. È uno degli autori che io più cito nei miei incontri con gli studenti nelle scuole. Parlo loro di 1984 e della Fattoria degli animali. Con la commissione del Senato non c’entra. Salvini mi ha un autore per me fondamentale. Evidentemente l’unico punto di contatto tra me e il capo della Lega è Orwell”.

Fonte: Il Messaggero.it del 1/11/2019 Continua a leggere

Un governo di ottimati per tenere fuori i barbari?

di Pietrangelo Buttafuoco

Fonte: formiche

L’intellettuale siciliano a Formiche.net: “Salvini ha messo in campo l’unica destra egemone, il M5S catturato dalle lusinghe del potere”

La crisi di governo? Qualcuno ha voluto trasformare in statisti questi ragazzi che fino a poche ore fa venivano trattati come dementi. Ecco le mosse delle elites italiane spiegate da Pietrangelo Buttafuoco, che racconta a Formiche.net la destra egemone e viva oggi in Italia: quella di Salvini-Don Camillo che ha l’ha messa in moto “nei suoi modi ruspanti”.

Come mai il patto tra politicamente scorretti è saltato?

Alla luce di quello che abbiamo saputo è saltato perché non hanno saputo reggere la forte tensione che la loro stessa presenza determinava nel sistema. Loro erano al governo ma non sono mai stati il potere e staccandosi inevitabilmente, sia gli uni che gli altri, vanno ad essere catturati dalle lusinghe del potere. Il mostro in assoluto osteggiato dal potere è Salvini.

Perché?

Tutti quelli che sino a ieri erano visti come dementi, compreso lo stesso premier sfottuto a sangue per curriculum e linguaggio, adesso sono diventati statisti. Conte viene visto come il nuovo De Gasperi, ma si sorvola sui suoi congiuntivi e sulla teca di San Gennaro di Di Maio. Elementi che fanno sì che il M5S, liberato dall’abbraccio coi cattivi della Lega, sia diventato accettabile nei piani alti.

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Geopolitica della crisi politica

di Fabio Falchi

Fonte: Fabio Falchi

Che io non sia un fan della Lega e del suo “Capitano” è noto. Tuttavia, un conto è leggere la politica con “categorie” morali e ideologiche, un altro, pressoché sconosciuto ai più, è leggerla con categorie “politico-strategiche” (ossia quelle che spiegano la lotta per l’egemonia), geopolitiche e metapolitiche. Perfino i commenti sulla seduta di ieri al Senato riflettono l’incapacità dei più di leggere la politica con lenti che non siano “impolitiche”, sempre che non si confondano le ciance politiche (ovverosia dei politici e sui politici) con il Politico. Difatti, ciò che conta per i più, citazioni o stilemi (pseudo)colti o meno, è fare il “tifo” (in questo caso pro o contro Salvini, proprio come la maggioranza dei parlamentari).
Invero, quasi nessuno ha colto che l’unico che ieri in Senato ha parlato (sia pure a braccio e non senza quella demagogia che lo contraddistingue) della “questioni essenziale” di questa crisi di governo, paradossalmente (almeno per alcuni) è stato proprio il “Capitano”. In pratica, gli altri si sono concentrati soprattutto sui difetti, sulle “lacune” e sulle “colpe” del “Capitano” oppure (come lo stesso Bagnai) sul governo giallo-verde, per attaccarlo o difenderlo.
Salvini (benché ovviamente si sia difeso dalle accuse di Conte) invece non ha insistito tanto sulle ragioni della crisi (sebbene, anche lui ne abbia parlato) quanto piuttosto sulla necessità per l’Italia di non “soggiacere” più ai diktat del direttorio franco-tedesco. Continua a leggere

Pd a pezzi pure sulle firme contro Salvini

             Pd a pezzi anche su firme Salvini

COMICHE DEM

Due petizioni diverse per far dimettere il ministro dell’Interno. Comincia Renzi, poi Zingaretti lo copia. Ormai il partito è spaccato su tutto

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Salvini a Bibbiano: “Giù le mani dai bambini, commissione inchiesta su case famiglia”

di Eugenio Palazzini

Matteo Salvini è arrivato alle 15 in piazza del Municipio, a Bibbiano, per un comizio davanti ai cittadini. “Giù le mani dai bambini”, ha detto il vicepremier annunciando la visita di oggi. “Alcuni arrestati e indagati venivano pagati per difendere i bambini. Spero che vengano arrestati uno per uno tutti quegli assistenti sociali che sono dei delinquenti, per rispetto di chi invece fa bene il suo lavoro”, ha dichiarato in piazza il leader della Lega.

“Dietro a queste storie ci sono mamme, papà e bambini. Non avrò pace fino a che l’ultimo bambino sottratto ingiustamente a mamma e papà non tornerà a casa dai propri genitori. Con la commissione d’inchiesta sulle case famiglia, temo che schifezze, falsità e truffe emergeranno in tante case famiglia italiane. Ma non facciamo di tutta l’erba un fascio”, ha specificato Salvini

Poi il leader della Lega ha tuonato: “Mi domando perché i tribunali dei minori non vanno nei campi rom ad esempio. Mi sono letto fascicoli di presunta difficoltà economica di genitori italiani che magari hanno perso il lavoro per qualche settimana. In questi casi – ha detto Salvini – sono implacabili i servizi sociali, mente nei campi rom nulla. Chi sbaglia sulla pelle dei bambini deve pagare doppio. Sono quasi 10mila i bambini portati via in Emilia Romagna ai propri genitori, sono numeri che non esistono”.

Fonte: https://www.ilprimatonazionale.it/politica/salvini-bibbiano-commissione-inchiesta-case-famiglia-tutta-italia-125420/  Continua a leggere

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