Zangrillo: “I bollettini sul coronavirus? Mistificazioni. Le terapie intensive sono vuote”

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di Davide Romano

Milano, 3 ago – Il professor Alberto Zangrillo torna a parlare. Dopo le polemiche per la sua partecipazione al convegno organizzato da Sgarbi in Senato (quello che Repubblica con il consueto savoir faire ha definito dei “negazionisti del Covid”), il primario dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione Generale e Cardio-Toraco-Vascolare dell’ospedale San Raffaele di Milano in una intervista alla Verità fa il punto sulla pandemia con la consueta verve. “Far credere alla gente che “contagio” sia uguale a “malattia” è una enorme mistificazione. Questo bollettino quotidiano diffuso dalla Protezione civile è una incredibile mistificazione. Come posso considerare “gravi” i casi dei pochi che in questi giorni sono avviati a normale degenza, spesso asintomatici?”.

Zangrillo sulla polemica dei posti in treno

Da settimane Zangrillo ribadisce come il prolungamento dello stato d’emergenza non abbia senso, spesso attraverso polemiche piuttosto dure. Questo però, come lui stesso sottolinea nell’intervista a Luca Telese, non significa che non ritenga utili mascherine e distanziamento sociale. Questo lo Zangrillo pensiero in merito all’ultima diatriba sui posti da occupare sui treni: “Ho sempre invocato il rispetto delle regole e del buon senso. Per me tutti i sedili occupati da gente educata e responsabile valgono più di mille posti liberi. In altre parole il problema vero non è se li occupi ma chi li occupa e come”.

Dobbiamo imparare a convivere col virus

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Zangrillo: “Emergenza Covid è finita da 2 mesi”

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BISOGNA SMETTERLA DI TERRORIZZARE GLI ITALIANI !!! (n.d.r.)

E’ un mese che in Lombardia non si muore più di Covid”, “l’emergenza è finita da 2 mesi“. Alberto Zangrillo primario del San Raffaele di Milano, in un’intervista a “Il Tempo”, ribadisce la sua idea di una situazione ‘normalizzata’ negli ospedali e mette in guardia, dal suo punto di vista, contro gli eccessi: “Evitiamo di portare al panico e alla morte sociale”. Oggi, spiega, “la mia più grande preoccupazione in campo sanitario è riprendere a curare quei malati che, per colpa di Sars-CoV-2, trascuriamo da almeno 5 mesi”.

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