La destra che piace a lorsignori

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Non c’è giorno che un editorialista, un corsivista, un curatore di rubrica coi lettori su un giornalone o nelle sue periferie conformi, non elogi la buona destra che non c’è. È una storia vecchia, che si acutizza ogni volta che nel nostro paese o nel mondo la maggioranza dei consensi va alla destra, per definizione cattiva. Il connotato principale di una buona destra per lorsignori, lo ripetiamo, è quella di essere minoritaria, perdente, subalterna all’establishment e alla sinistra, che ne è il suo braccio politico-ideologico; e i suoi migliori riferimenti sono sempre morti. E anche stavolta (l’ultima sul Corriere della sera l’altro giorno) il copione si ripete. Di solito i riferimenti positivi che si riescono a pescare tra i viventi sono reduci dalla disastrosa esperienza finale di Fini e ora si collocano nell’area del Pd. Curioso, no?

Ma non voglio scendere sul terreno della politichetta, dei casi personali e degli interessi passeggeri, e prima di tornare allo scenario politico presente, alle destre in tutto il mondo, vi chiedo: ma secondo voi qual è il tratto tipico e generale della destra, ciò che la caratterizza e la distingue, a livello di principio e di sensibilità popolare? A me pare evidente. Piaccia o non piaccia ogni destra popolare che ha vinto o è vincente è una variazione sul tema Dio, patria e famiglia. Variazione aggiornata o degradata, volgarizzata o modernizzata, comunque l’asse su cui ruota la destra nel mondo è quella. Poi ci possono essere destre più laiche che lasciano in secondo piano il connotato religioso, altre che attenuano l’aspetto nazionalista o altre che declinano in modo più soft i diritti civili. Il tema portante è la tradizione, il comune sentire, il realismo unito alla meritocrazia; poi le declinazioni possono essere di tipo conservatore o sovranista, social-riformatore e perfino rivoluzionario-conservatore. Ma se guardate alla realtà anziché al pozzo nero dei vostri desideri, la destra è quella, sono quelli i suoi punti fermi che la oppongono al politically correct dell’ideologia global. A me non dispiace una destra con quei connotati ma ho la preoccupazione opposta: quei temi sono troppo grandi, sensibili e toccano l’animo umano per ridurli solo a merce elettorale, slogan e gesto volgare. Vanno dunque salvati, lo scrissi in un libro intitolato proprio Dio patria e famiglia, dalla loro banalizzazione strumentale. Continua a leggere

Prima disordini sociali, poi il governo Draghi: in autunno il mondialismo darà l’assalto finale all’Italia?

 

Un’analisi che riteniamo interessante, dal blog dell’amico fiorentino Pucci Cipriani (n.d.r.):

Tratto da: La cruna dell’ago

di Cesare Sacchetti

Se si dà uno sguardo all’ultima indagine della banca d’Italia sulle condizioni economiche del Paese dopo il Covid, si avvertirà probabilmente un brivido freddo che percorre la schiena.

Il 55% degli italiani si trova ad un passo dalla soglia di povertà. Un terzo delle famiglie italiane tra tre mesi non avrà più sufficienti riserve. L’ossigeno finirà in autunno e molti non avranno più nemmeno le risorse necessarie per comprare il pane.

Quella che sta per arrivare è una ondata tale che trascinerà il Paese in un vortice di caos e violenza mai visti dalla fine del secondo conflitto mondiale.

Cacciari, uomo da sempre vicino agli ambienti globalisti, non ha avuto pudori nel descrivere ciò che sta per arrivare in Italia.

Le sue parole infatti non lasciano spazio a dubbi.

In autunno la situazione sociale ed economica sarà drammatica con pericoli per l’ordine sociale. Per stare a galla, il governo dovrà coprirsi dietro il pericolo della pandemia e tenere le redini in qualche modo. Una dittatura democratica sarà inevitabile.” Continua a leggere

Sovranismo, la rivoluzione dello Stato-nazione per una vera autonomia

Che cos’è il sovranismo? Nasce proprio da questo interrogativo il convegno “Sovranismo: un progetto politico tra autonomia e crisi dello Stato-nazione” tenutosi al Pirellone, a Milano. Ed ecco le risposte

Che cosa è il sovranismo? Nasce e parte proprio da questo interrogativo il convegno “Sovranismo: un progetto politico tra autonomia e crisi dello Stato-nazione” tenutosi al Pirellone, a Milano. È stata l’occasione per parlare diffusamente del concetto e dell’essenza di sovranismo, in anni in cui le forze politiche italiane ed europee cosiddette sovraniste – “populiste e nazionaliste” – stanno facendo il pieno di consensi.

Il convegno, organizzato dalla Lega e dall’associazione “Tra il dire e il fare“, ha visto relatori importanti per analizzare una tematica quanto mai centrale nel dibattito politico di oggigiorno: Alfredo Pretto (Tra il Dire e il Fare), Stefano Bruno Galli (assessore all’autonomia e cultura regione Lombardia, Antonio Pilati (saggista e componente del Cda Rai), Stefania Craxi (senatrice di Forza Italia), Alessandra Ghisleri (sondaggista e direttrice di Euromedia Research), Daniela Santanchè (senatrice di Fratelli d’Italia), Gianmarco Senna (consigliere Lega in regione Lombardia) e il professore universitario Marco Gervasoni.

Ecco, è stato proprio l’ultimo libro di Gervasoni “La rivoluzione sovranista – Il decennio che ha cambiato il mondo” a offrire interessanti spunti al dibattito. Già, perché negli ultimi dieci anni, con la crisi economica e la crisi dell’immigrazione il Vecchio Continente è profondamente cambiato. E, per l’appunto, è arrivata puntuale una corposa riscoperta di un forte sentimento di identità nazionale. In Italia e altrove.

Il sovranismo, forse, è una sorta di nuovo nazionalismo, simbolo di un’Europa che rifiuta le istituzioni europee e l’euro. L’elite cosiddetta liberale e globalista ha fallito in toto, e l’informazione mainstream continua a farsi sempre più autoreferenziale, staccandosi sempre più – così come un certa politica – dalla “pancia del Paese”.

La globalizzazione ha portato con sé la crisi dello Statonazione, fatto di popolo, governo e territorio. Con la globalizzazione, appunto, lo Stato va a frantumarsi. “È proprio attraverso la dimensione territoriale che gli Stati possono riappropriarsi di quell’identità che è andata perduta con i processi di globalizzazione; il cittadino può così riappropriarsi dei propri diritti e doveri: la rivoluzione sovranista è qui” spiega Galli.

Ma il sovranismo è di destra o di sinistra? Bene, secondo Stefania Craxi non è catalogabile in questi termini: “Non è nessuna delle due cose. Semplicemente, è una reazione a una globalizzazione senza regole che cancella storie, identità, popoli e nazioni…”. Certo è però un fatto: gli establishment nazionali ed europei si trincerano e demonizzano il pensiero alternativo.

“Il sovranismo è di destra e di carattere nazionalconservatore: è questa cosa, in Italia, proprio non piace a quell’establishment schierato…”, sottolinea il prof. Gervasoni, che poi argomenta così: “Certo, esiste anche un sovranismo di sinistra – pensiamo a Syriza, Podemos e volendo anche al Movimento 5 Stelle, ma alla fine si è schiantato. E si è piegato all’establishment…”.

Sulla stessa onda, anche la senatrice Santanché: “Ma il sovranismo non può essere di sinistra. Perché il sovranismo oggi è una reazione al globalismo, a quella globalizzazione selvaggia che ci vuole trasformare in consumatori perfetti. Ecco, la classe media – specialmente quella italiana – ne è uscita distrutta. Il sovranismo è il contrario di questo processo: è l’orgoglio dell’appartenenza, è identità, è tradizione”.

Estremamente interessante dunque, l’analisi della Ghisleri che ha ricordato come poche settimane prima delle elezioni Europee il 65% dichiarava a Euromedia Research che sarebbe andato a votare per cambiare il rapporto con l’Europa. Per ribaltare questo meccanismo della scelta imposta dall’alto, che non piace per niente ai cittadinielettori, che desiderano invece di essere ascoltati e tutelati. Perché in fondo sarebbe proprio questo il compito della politica. E proprio per questo motivo, allora, non ci si può sorprendere per la nascita e la crescita (anche elettorale) di movimenti che nascono dal basso. Perché la gente chiede e vuole una rappresentanza politica diversa.

Sovranismo, controllo delle frontiere e autonomia è il trittico vincente secondo l’esponente del Carroccio Gianmarco Senna: “Il sovranismo nasce come meccanismo di autodifesa a questa globalizzazione che annienta la classe media, specialmente in Occidente. È l’unica risposta possibile per far funzionare – e bene – la macchina del Paese Italia. I giovani pagano il prezzo più alto di questa globalizzazione: mancanza di un lavoro stabile, di prospettive future…”. Il leghista, dunque, indica la rotta: “Ecco perché bisogna invertire il trend e la tendenza fortunatamente è già in atto: pensiamo a Trump negli States e Johnson in Regno Unito. L’autonomia, il recupero dell’identità nazionale rimane l’unica possibilità contro questo mostro fagocitante della globalizzazione, per far ripartire l’economia e per aiutare per davvero chi crea valore”.

La chiosa di Antonio Pilati è quanto mai significativa: “La globalizzazione, indotta dalla rivoluzione digitale, nei fatti ha portato l’Unione Europea a promuovere una negazione delle identità nazionali, quasi demonizzando le storie nazionali. Questo processo ha distrutto la classe media, polarizzando la società. Peraltro, la impoverisce, perché toglie il radicamento territoriale urlando slogan fasulli come ‘La vostra patria è l’Europa, il mondo…'”. Insomma, la globalizzazione in Occidente ha tolto reddito e identità: impoverisce e ti fa sentire straniero a casa propria. Ma nessun Paese dovrebbe mai rinnegare la propria storia.

Da http://www.ilgiornale.it/news/palermo/sovranismo-rivoluzione-dello-stato-nazione-vera-autonomia-1793197.html

Il sovranismo non è una protesta. Ecco perché è destinato a vincere

sovranismo Unione europea

di Lorenzo Vita

I sovranisti non rappresentano per forza un voto di pancia o di protesta. E se anche il vento “populista” ha iniziato a soffiare nel 2009, con l’avvento della crisi economica, è impossibile oggi ribadire che quel voto sia frutto della crisi. Lo ha spiegato bene Foreign Policy, in un editoriale che ripercorre le ultime tappe della fine dei leader della socialdemocrazia e dell’avvento degli uomini nuovi che hanno preso il potere o stanno scalzando la vecchia guardia.
Per molto tempo, ci è stato detto che i movimenti sovranisti fossero il frutto di una protesta. L’intellighenzia mainstream ha etichettato il fenomeno come una sorta di esaltazione demagogica delle classe popolari, in cerca di certezze dopo l’impoverimento causato dalla grande crisi che ha sconvolto l’Occidente. Ma relegarlo al pericolo di perdere potere d’acquisto o posti di lavoro rischia di essere superficiale, o quantomeno fuorviante.

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L’antifascismo dei cretini

QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Abbiamo sempre avuto pazienza con i cretini non cattivi e con i cattivi ma intelligenti. Non riusciamo però ad averne con i cretini cattivi, magari in origine solo cretini poi incattiviti oppure solo cattivi poi rincretiniti. Ma sono cresciuti a dismisura e si sono aggravati. Sto parlando del nuovo antifascismo, collezione autunno-inverno, che si alimenta di fascistometri per misurare il grado di fascismo che è in ciascuno di noi e di istruzioni per (non) diventare fascisti, di Anpi posticce che sventolano l’antifascismo anche il 4 novembre, non più costituite da partigiani ma da militanti dell’odio perenne; e poi di mobilitazioni, manifestazioni e mascalzonate, veicolate da giornaloni, telegiornaloni, talk show e da tante figurine istituzionali. Come quel Figo che alterna dichiarazioni d’antifascismo a dichiarazioni surreali d’amore a proposito degli stupri e i massacri tossico-migranti. Per lui le violenze si combattono con l’amore, come dicevano i più sfigati figli dei fiori mezzo secolo fa. Lui ci arriva adesso, cinquant’anni dopo e a proposito di un fatto così terribile come uno stupro mortale a una ragazzina.

Sopportavamo il vecchio antifascismo parruccone, trombone, un po’ di maniera. Arrivavamo a sopportare perfino un antifascismo di risulta, violento, intollerante, estremista. Finché si tratta dei dementi agitati dei centri sociali, di qualche femminista in calore ideologico o con caldane fasciofobe, oppure di sparsi cretini del grillismo e del vecchio sinistrismo, ce ne facevamo una ragione. Continua a leggere

Ecco il vero punto debole dei partiti sovranisti europei

Da sovranisti leggiamo con attenzione un articolo di critica costruttiva:

Se il sovranismo è attenzione esclusiva all’interesse nazionale, non deve sorprendere che quel mondo, in Europa, non abbia alcun interesse a sostenere l’Italia nella sua politica economica. Lo ha fatto capire per primo Sebastian Kurz, cancelliere austriaco, che ha manifestato il pieno sostegno alla decisione della Commissione europea sulla correzione della manovra italiana.

Lo ha fatto capire poi l’ultradestra tedesca. La leader di Alternative für Deutschland, Alice Wiedel, ha scritto un tweet abbastanza chiaro parlando dell’Italia. “Orrendo nuovo indebitamento: sono pazzi questi romani!” esclama la leader di Afd sul suo profilo social. E ancora: “La folle manovra degli italiani è a spese della Germania: perché dobbiamo pagare noi per i ricchi italiani?”

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Rai, Foa: «Ma quale razzismo, la gente vuole solo essere padrona a casa sua»

Rai, Foa: «Ma quale razzismo, la gente vuole solo essere padrona a casa sua»di Giorgio Sigona

Il presidente della Rai Marcello Foa dà un colpo alla retorica buonista: non c’è xenofobia nelle azioni dei leader populisti europei nei confronti di migranti e rom. L’atteggiamento di sospetto della gente verso i migranti «si basa su una esperienza sociale diretta», ha detto in un’intervista al quotidiano israeliano Haaretz. Invece, ha aggiunto, la persecuzione di ebrei e altre minoranze durante la seconda guerra mondiale «era basata su una ideologia razzista». La verità, ha specificato Foa, è che in molti paesi occidentali «la gente ritiene di non essere più padrona a casa sua e io penso sia un sentimento legittimo». Ci sono – ha aggiunto – «molte organizzazioni internazionali che hanno enormi poteri e nessuno sa nulla di loro, per questo quello che chiamiamo sovranismo è un meccanismo di autodifesa». Secondo il presidente della Rai, scrive Haaretz,  sovranismo significa maggiori controlli sui confini per fermare il flusso dei migranti e meno restrizioni sulle politiche economiche e di bilancio, ma anche che la sovranità va restituita al popolo e levata ad istituzioni internazionali, fra cui la Ue. Sovranismo, argomenta Foa, non significa nazionalismo. «I nazionalisti – spiega – ritengono che il loro paese sia superiore ed abbia un qualche primato morale, economico e culturale sugli altri paesi. Io respingo il nazionalismo, è pericoloso, appartiene ad un’altra era e ha solo causato danni», ha continuato Foa, secondo il quale il sovranismo vuole tornare a nazioni-stato che possono avere fra loro relazioni di commercio e dialogo senza interferenze di meccanismi internazionali.

Fonte: http://www.secoloditalia.it/2018/10/rai-foa-ma-quale-razzismo-la-gente-vuole-solo-essere-padrona-a-casa-sua/ Continua a leggere

Attenzione, l’EUropa è obbligata ad istigare un golpe in Italia entro fine 2018

L’EU è in crisi esistenziale. Soprattutto a causa delle enormi bugie dette in passato con il fine non di aiutare i vari paesi ad uscire dalla crisi ma piuttosto di perpetrare il potere in mano all’asse franco tedesco, con lo scopo di creare un mostro sovranazionale – l’EU – in grado di sostituirsi a termine agli USA in EUropa, asservendosi agli interessi dell’asse dominante. Un piano che data dalla fuga dei nazisti in Sud America 75 anni fa; la rivincita, come se fosse stato rinviato a tempi più propizi.

Il problema reale è che l’austerità imposta ai periferici dal 2009 NON ha funzionato e non funziona, serve solo per drenare ricchezza dalla periferia al centro (gli USA ad esempio crescono del 4% facendo il perfetto contrario). Esempio da manuale la Grecia: lo stesso FMI ha riconosciuto che l’austerità ha fatto danni in Grecia, che “si sono sbagliati” a fare i conti, che il moltiplicatore fiscale è stato stimato male con il risultato di far crollare l’economia ellenica pur senza ridurre il debito (è passato dal 140% nel 2010 a circa il 175% attuale, senza prospettiva di ridurlo drasticamente per i prossimi 20 anni almeno). Continua a leggere

La Massoneria tuona: “La politica dell’attuale Governo non ci piace, è incompetente”

La Massoneria tuona dal Casinò di Sanremo "La politica dell'attuale Governo non ci piace, è incompetente" (Video)“Purtroppo oggi ci sono tentativi di ridurre gli spazi della libertà e, soprattutto, viene colpito il diritto di associazione che, in Francia, è stato regolato invece dal 1901. In Europa ci sono molti attacchi alla libertà”.

di Pietro Zampedroni

E’ tornato a Sanremo, per i ‘Martedì Letterari’ del Casinò l’Avv. Antonio Binni, Sovrano Gran Commendatore e Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia (Palazzo Vitelleschi), che ha relazionato sul tema ‘La Massoneria in Europa e in Italia alla ricerca della libertà’.

Antonio Binni torna per la quarta volta ai Martedì letterari di Sanremo ed a lui abbiamo chiesto se, nel 2018 in Italia ed in Europa c’è ancora bisogno di parlare di libertà: “Purtroppo oggi ci sono tentativi di ridurre gli spazi della libertà e, soprattutto, viene colpito il diritto di associazione che, in Francia, è stato regolato invece dal 1901. In Europa ci sono molti attacchi alla libertà, perché oggi il populismo tende a mettere all’angolo tutti i dissidenti, tutti coloro i quali non sono dell’opinione che deve comandare il popolo. Vengono demonizzati e viene demonizzata la Massoneria”.

Che rapporto ha o avrà con l’attuale Governo? “La Massoneria non fa politica e, anzi, nelle Logge è vietato farla. Certo che noi siamo attenti alla politica con la ‘P’ maiuscola, ovvero alla dottrina dello Stato. Quella rappresentata dall’attuale Governo non ci piace e noi non siamo assolutamente compatibili con il populismo, che equivale al concetto di incompetenza. Noi siamo persone razionali per definizione, ci prepariamo e proprio per questo siamo competenti”.

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Populismo: tra ribellione e costruzione

“Noi tradizionalisti cattolici diamo la ragione metafisica dell’esistenza del populismo. Piaccia o no. Nel lungo termine la retta via sovranista e identitaria convergeranno, anche inconsapevolmente, nella restaurazione del Papato, come condizione trascendente per il riordino della società” (Matteo Castagna, Christus Rex-Traditio)

di Roberto Siconolfi

Populismo: tra ribellione e costruzione

Fonte: oltre la linea

Oggi tutto l’establishment si muove a gonfie vele in opposizione al nascente movimento populista. Populismo, questo termine dispregiativo invocato per ogni manovra, politica o teorica, che esula dalle direttive UE e dal pensiero unico. Un varco che si apre all’interno di un sistema sempre più compiuto e totalitario e che afferma con veemenza le rinnovate esigenze dei popoli europei.
Nella prefazione al saggio “Populismo – la fine della destra e della sinistra” di Alain de Benoist, il prof Zarelli afferma che esso è anche una mentalità e uno stato d’animo. E come non potrebbe, da un punto di vista cosciente e razionale possiamo affermare che esso è “la voce dell’anima dei popoli europei”. Un processo che ricalca il risveglio del femminino sacro delle concezioni metafisiche originarie. Un’anima che si rivolta contro i soprusi di una società di ottusi burocrati, di un sistema di debitori e creditori (vedi Eurozona), di tecnocrati che hanno svilito con la forza della psicologia di massa le migliori qualità identitarie e culturali dei popoli d’Europa.
Ma chi è che ha paura dei populisti e perché? Analizzando le categorie possiamo definire un gruppo di oligarchie ristrette formate da: economia finanziaria; mainstream (una categoria vasta che include sia il mondo dei media che della cultura di massa); centri eteronomi di potere (Bilderberg, Trilateral, Aspen Institute, NATO ecc.). E’ da qui che si tessono le fila oltre che del dominio politico, anche dell’attacco a tutto il movimento populista complessivo. Continua a leggere

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