Greta e i 5 falsi miti dell’ambientalismo

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Fonte: https://www.nicolaporro.it/greta-e-i-5-falsi-miti-dellambientalismo/

di Francesco Giubilei

L’avvicinarsi della Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici che si terrà a Glasgow a novembre, accende di nuovo i riflettori sul tema ambientale che, pur non essendo mai uscito dall’agenda mediatica e politica, aveva subito una battuta d’arresto con il covid. L’appuntamento del Youth4Climate a Milano alla presenza di Greta Thunberg e la riunione dei delegati ministeriali del pre-Cop, hanno riattualizzato la discussione sull’ambiente caratterizzata da alcuni falsi miti:

1. L’umiliazione della politica di fronte a Greta Thunberg. L’attivista svedese ha affermato che “Le politiche sul clima sono tutte bla bla bla” puntando il dito contro i politici. In realtà in Europa è stato fatto tanto sul clima, mentre in Cina negli ultimi 40 anni le emissioni di Co2 sono passate da 2 a 12 miliardi l’anno mentre i paesi occidentali hanno progressivamente diminuito le proprie emissioni. Sarebbe opportuno che Greta Thunberg e gli altri attivisti per l’ambiente iniziassero a rivolgere le stesse critiche che compiono verso l’Occidente nei confronti della Cina.

2. Assenza di proposte. A proposito di critiche: in un fuori onda, un ministro italiano, dopo aver ascoltato il discorso di Greta Thunberg, si è domandato: “ma le proposte?”. Non si può solo continuare a portare avanti un approccio critico e disfattista senza avanzare idee che tengano in considerazione le esigenze delle imprese e dei cittadini.

3. Aumento di tasse legate all’ambiente. A dire il vero una proposta c’è ed è sempre la stessa: tasse, tasse, tasse. L’aumento del costo dell’energia di questi giorni è determinato dal fatto che scarseggiano i combustibili fossili e chi li usa deve pagare tasse aggiuntive sotto forma di permessi di emissione di Co2. La presidente della Bce Christian Lagarde ha affermato che l’aumento dei prezzi è dovuto anche a una inusuale bassa produzione di energia da parte dell’eolico.

È l’esempio perfetto di come un approccio ideologico al tema ambientale abbia conseguenze negative sulla vita dei cittadini e delle imprese. Introdurre nuove balzelli per contrastare il cambiamento climatico non è la soluzione, occorre evitare l’aumento della pressione fiscale che colpisce i cittadini e le imprese. L’aumento del costo dell’energia provocherà gravi problemi alle aziende con il rischio che alcune Pmi chiudano con la conseguente perdita di numerosi posti di lavoro. Occorre perciò un approccio che non introduca nuove tasse ma al contrario premi i comportamenti virtuosi.

4. Educazione ambientale. Si parla con sempre maggiore insistenza di introdurre nelle scuole l’ora di educazione ambientale. Il rischio è che dietro la tematica ambientale si nasconda il tentativo di parlare nelle scuole di argomenti di ben altro genere indottrinando i giovani. Invece di riempire la testa degli studenti con nozioni sull’ambiente che dimenticheranno, dovremmo impegnarli in iniziative e azioni concrete come pulire i parchi, raccogliere la plastica e aiutare la propria comunità.

5. Approccio rivoluzionario. I militanti di Extinction Rebellion Italia hanno prima occupato le redazioni di alcuni dei principali media italiani e poi bloccato le strade per accedere alla conferenza pre-Cop. Un’occupazione nata per “ricordare che la crisi climatica dev’essere al primo posto dell’agenda mediatica”.  Non si occupano le redazioni dei giornali in democrazia, al contrario si difende la libertà di espressione e di dissenso verso questo approccio rivoluzionario e giacobino al tema ambientale che è l’opposto del conservatorismo verde che ci sta a cuore.

Francesco Giubilei, 30 settembre 2021

Flat Tax, aiuti alle famiglie: così l’Ungheria cresce 4 volte la zona Euro

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di Stelio Fergola

Flat Tax al centro di un lavoro impostato alla crescita: un dato a cui l’Ungheria di Viktor Orban, in senso buono, non è sfuggito negli ultimi anni. Che mostrano tendenze sempre confortanti: il Paese è cresciuto del 4% nel 2017 e prevedeva chiudere il 2019 al + 3,2%. Il tempo è al passato non a caso: al 2 ottobre, i numeri sono ancora più alti. E i salari seguono lo stesso andazzo. Il tutto mentre la zona Euro, come sempre, arranca.

Flat Tax e crescita

La Flat Tax ungherese, in vigore dal 2011, è pari al 15% per le persone fisiche. Dal 2017 c’è anche il 9% per le società. Le previsioni di crescita sopracitate si sono rivelate sbagliate. I magiari stanno chiudendo il 2019 a livelli ancora più alti, ben + 5,2, come riporta il quotidiano La Verità. Un dato di 4 volte superiore alla media Ue, che oscilla tra l’1,5 e l’1,6%.

Flat Tax, stipendi, Pil

Tasse abbattute, stipendi che svettano, Pil idem. Pare un processo naturale: il salario minimo ungherese nel 2019 è di circa 464 euro mensili, nel 1999 era inferiore a 100 euro. Quello medio nel 2015 era di 333 euro, nel 2018 supera i 600. Il Pil sale già del 4% considerevole sopracitato nel 2017, per un valore di 139 miliardi di euro, e le previsioni per il 2019 sono sempre state smentite da rialzi. Continua a leggere