Gas, ora l’Europa ci chiede il “massimo sforzo”. Ma che vuol dire?

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di Leopoldo Gasbarro

Massimo sforzo“. Lo chiede l’Europa. Sarà infatti obbligatorio, e dettato dall’Unione Europea, il taglio dei consumi di gas, in caso di ulteriore riduzione delle forniture. Lo dice la bozza del nuovo piano europeo per la gestione della crisi legata al gas, piano che sarà presentato ufficialmente domani ma che è stato già visionato in anteprima dall’Ansa.
L’indiscrezione ci fa comprendere, se sarà confermata, quanto la crisi energetica dettata dalla gestione del gas naturale, in arrivo dalla Russia, stia assumendo dimensioni sempre più importanti. Nonostante tutti i problemi, che ormai sembrano scontati per l’ultimo trimestre dell’anno, la politica europea fatica a trovare le parole per dire chiaramente come stanno le cose. Eppure, i cittadini che sono anche elettori sono abbastanza maturi per comprendere la difficoltà di un momento che in qualche modo si tende a nascondere. L’Ansa evidenzia come siano spariti dal documento i riferimenti (contenuti in una prima versione del testo) all’obbligo, per gli edifici pubblici, di limitare il riscaldamento a 19 gradi e i condizionatori a 25. Introduce però un principio criptico e tutto da interpretare, perché “massimo sforzo” che vuol dire tutto e niente.

Il mistero del “massimo sforzo”

Speriamo che un giorno ce lo spieghino, ma la sensazione è che quelle due parole: massimo e sforzo, messe così insieme, rappresentano un problema di difficile soluzione. Insomma, è come dire senza aver detto. E’ come dire che con “massimo sforzo” se la situazione dovesse essere più seria di quanto si dica.  I limiti alle temperature di riscaldamento e condizionamento potrebbero essere modificati radicalmente, e potrebbero arrivare a zero. E non sarebbe questa l’unica scelta da fare. Forse è il caso di prepararsi davvero a decisioni dure.

“Massimo sforzo”. Ora ci chiedono il “massimo sforzo” non si parla più di limiti alla temperatura. Non si parla più di razionamento, ma di “massimo sforzo”, nel senso che vale qualunque cosa.

Russia, Orban sferza l’Ue: “Con le sanzioni si è sparata nei polmoni”

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Chi paga le sanzioni?

 

“Le sanzioni non aiutano l’Ucraina né contribuiscono ad avvicinarsi alla fine della guerra, semmai la prolungano”. Così afferma Orban, premier ungherese, che è sempre stato critico sulle misure restrittive che l’Unione europea ha inflitto al Cremlino dopo l’invasione in Ucraina. 
“Inizialmente pensavo che ci fossimo solo sparati a un piede – afferma il primo ministro all’emittente Kossut Radio – ma ora è chiaro che l’economia europea si è sparata nei polmoni e ora fatica a respirare”. Parole dure quelle di Orban che vanno a inserirsi in un clima di emergenza economica che riguarda, ormai, tutto l’Occidente: “Le sanzioni sono dannose per l’economia europea e se continuano così, la uccideranno – insiste – Il momento della verità deve arrivare a Bruxelles, quando i leader ammetteranno di aver fatto un errore di calcolo, che la politica delle sanzioni era basata su presupposti sbagliati e non ha soddisfatto le aspettative riposte in essa”.

Non è l’unico a paventare questa ipotesi, già Biden nei giorni scorsi aveva affermato, in modo meno brutale e diretto, che probabilmente le aspettative riposte sull’Ucraina erano state troppo alte e che la continuazione della guerra era la prova che l’Occidente aveva sottovalutato la situazione.

Gli unici a tenere la barra dritta e a non indietreggiare di un millimetro sono proprio i rappresentati della Commissione Europea, che fanno sapere oggi di un nuovo pacchetto di sanzioni destinate alla Russia: “Il pacchetto ribadisce la determinazione della Commissione a proteggere la sicurezza alimentare in tutto il mondo”, si legge in una nota dell’Esecutivo Ue.
 Al contrario di quanto pensa Orban, la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen afferma: “La brutale guerra della Russia contro l’Ucraina continua senza sosta. Pertanto, proponiamo oggi di rafforzare le nostre pesanti sanzioni dell’Ue contro il Cremlino, applicarle in modo più efficace ed estenderle fino a gennaio 2023. Mosca deve continuare a pagare un prezzo alto per la sua aggressione”.

Stando ai fatti, la domanda è questa: è davvero Mosca a pagare un caro prezzo o sono le economie europee a combattere una crisi economica senza precedenti? 
A rimarcare la decisione di sanzioni più dure nei confronti del Cremlino anche Joseph Borrel, Alto Rappresentante per gli affari esteri e la Politica di sicurezza dell’Ue, che dichiara: “Le sanzioni dell’Ue sono due e pesanti e continuiamo a prendere di ira le persone che sono vicine a Putin e al Cremlino. Il pacchetto di oggi riflette il nostro approccio coordinato con i partner internazionali, in particolare il G7. Oltre a queste misure – fa sapere Borrell – presenterò altre proposte al Consiglio Ue, per inserire nuovi nomi nella lista delle persone ed entità a cui verranno congelati i beni e ridotta la possibilità di viaggiare”.

Bianca Leonardi, 15 luglio 2022

Inflazione confermata all’8,1% a maggio nell’Eurozona

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di Mariangela Tessa

Resta confermata per il mese di maggio, linflazione dell’Eurozona. Secondo l’Ufficio statistico europeo, Eurostat, i prezzi al consumo segnano un +8,1% su base tendenziale, rispetto al +8,1% della stima flash e dal consensus. Il mese precedente si era registrato un incremento del 7,4%. Su base mensile i prezzi al consumo sono saliti dello 0,8%, in linea con il +0,8% della stima preliminare e dal consesus, e dopo il +0,6% del mese precedente.

L’inflazione core, depurata dalle componenti più volatili quali cibi freschi, energia, alcool e tabacco, evidenzia una crescita del 3,8% su base annua, rispetto al +3,8% della stima flash e del consensus. Il mese precedente si era registrato un +3,5%. Nell’intera Unione europea, l’inflazione sale dell’8,8% su base annua (dal +8,1% di aprile), mentre mese su mese si registra un +1%. Si tratta di dati nettamente al di sopra del target del 2% della BCE, che a luglio innalzerà i tassi per la prima volta in 10 anni.

L’inflazione in Italia mette in allarme le associazioni

Il dato arriva all’indomani di quello italiano. Ieri l‘Istat ha confermato che a maggio 2022 l’inflazione in Italia è salita al 6,8%, come non accadeva da novembre 1990. Significativa l’accelerazione per i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, passati dal +5,7 % di aprile a quasi il 7 per cento dello scorso mese. Coinvolti dagli aumenti anche i prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +5,8% a +6,7%). Tra i rincari che fanno salire la cifra finale dello scontrino c’è poi quello degli alimentari lavorati (+6,6% annuo).

Un dato che non ha mancato si sollevare preoccupazioni tra le associazioni. All’inflazione corrisponderà un aumento di circa 320 euro a famiglia, fa sapere Coldiretti secondo la cui stima, la categoria per la quale gli italiani spenderanno maggiormente sarà la verdura (nel 2022 costerà complessivamente circa 80 euro in più), seguita da pane, pasta e riso, che pagheremo circa 60 euro in più. Per carni e salumi si prevede un aumento di circa 55 euro all’anno. Seguiranno la frutta – continua Coldiretti – pesce, latte, formaggi e uova e olio, burro e grassi.

Preoccupazione anche da Assoutenti che definisce il dato “una sciagura per i consumatori” che parla di “un vero e proprio allarme, destinato purtroppo ad aggravarsi nei prossimi mesi” ha fatto sapere il suo presidente Furio Truzzi, secondo cui la spesa per una famiglia può arrivare a costare 550 euro in più: “Il Governo non può restare a guardare e, di fronte a quella che è una emergenza, deve adottare misure straordinarie a tutela delle famiglie e dell’economia, bloccando subito il prezzo dei carburanti e ricorrendo a tariffe amministrate per i beni primari come gli alimentari e l’energia”.

Sanzioni Russia: l’UE stila il pacchetto più punitivo di sempre. Accordo UE-GB, veto sulle polizze delle navi russe

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di Aleksandra Georgieva

L’Unione Europea ha finalmente stillato i dettagli del sesto e più duro pacchetto di sanzioni economiche contro la Russia. Dopo una partenza in salita i 27 Paesi Ue hanno trovato il compromesso “giusto” per mettere in difficoltà il motore dell’economia russa ovvero il comparto energetico.

Sanzioni Russia, i nuovi divieti

L’accordo firmato ieri dai 27 paesi europei include l’embargo al petrolio russo importato soltanto via mare ma non quello che scorre attraverso l’oleodotto “Druzhba”, venendo così incontro alle richieste di Ungheria e Repubblica Ceca.

In sostanza entro sei mesi, a partire da gennaio 2023, verranno bloccati circa due terzi dell’”oro nero” di Putin facendo crescere progressivamente la percentuale fino al 90%.

“Ora le sanzioni mordono forte l’economia russa”, ha commentato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen concludendo il Consiglio straordinario.

Nel sesto pacchetto di sanzioni inevitabilmente vengono accolte molte delle esigenze dell’ungherese Victor Orbán, a causa della forte dipendenza di Budapest dal greggio russo, pari a circa due terzi delle importazioni del paese.

Se l’embargo del greggio è stato il punto principale sul tavolo del sesto pacchetto di sanzioni UE contro la Russia, sono poi state inserite anche alcune novità per colpire la cerchia ristretta di Vladimir Putin e la sua propaganda di regime. Sberbank, il principale istituto bancario russo è stato escluso dal sistema Swift (che veicola le transizioni tra le banche).

L’ultimo pacchetto colpisce anche tre emittenti principali della Russia: Rossiya RTR/RTR Planeta, Rossiya 24 e TV Centre International.

È stato un Consiglio europeo un po’ lungo ma dei cui risultati possiamo essere soddisfatti”, ha detto il premier Mario Draghi in conferenza stampa. “L’accordo sulle sanzioni è stato un successo completo.”

Accordo UE-GB, stop alle polizze delle navi russe che trasportano greggio

Secondo quanto riporta il WSJ, l’UE e la Gran Bretagna hanno raggiunto anche un accordo per vietare le coperture assicurative delle navi russe che trasportano greggio. Il bando assicurativo rientra nell’ultimo pacchetto di sanzioni della UE contro Mosca nel tentativo di scombussolare ulteriormente l’economia russa. Il bando sulle polizze dovrebbe essere implementato nei prossimi sei mesi dando il tempo necessario agli stati specializzati nei noli come la Grecia e Cipro di adattarsi ai cambiamenti.

L’ultima mossa dei leader Europei di vietare le importazioni di petrolio via mare insieme al coinvolgimento del Regno Unito ed il bando sulle polizze rappresenta indubbiamente il colpo più duro nei confronti della Russia. Poche società sono disposte a noleggiare petroliere non assicurate. Ricordiamo che proprio questo tipo di blocco delle polizze ha frenato le esportazioni di greggio di Tehran, cercando di convincere il paese di rivedere i propri programmi nucleari.

L’ultima misura renderà difficile anche la rilocazione di Mosca anche verso il mercato Asiatico.

Secondo le previsioni degli organi di governo russo la produzione di petrolio diminuirà del 17% quest’anno a causa delle sanzioni dell’Occidente. Ciò rappresenta un problema di lungo termine per Mosca in quanto le infrastrutture del paese non sono adattate per rapidi e profondi tagli alla produzione.

PENSIERI ERETICAMENTE CORRETTI SULLA GUERRA IN UCRAINA

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

di Matteo Castagna per https://www.informazionecattolica.it/2022/05/02/pensieri-ereticamente-corretti-sulla-guerra-in-ucraina/

L’ASSOLUTA MANCANZA DI DIBATTITO IN MERITO ALLA GUERRA IN CORSO IN UCRAINA DIMOSTRA IL NOSTRO SCARSO LIVELLO DI DEMOCRAZIA…

Uno dei più preparati intellettuali italiani, Pietrangelo Buttafuoco, ha avuto modo di lamentare, dalle colonne del quotidiano La Verità del 25 aprile 2022, l’assoluta mancanza di dibattito in merito alla guerra in corso in Ucraina. «Tutto è destinato alla propaganda, alla malafede obbligata», ha affermato. E prosegue, sarcasticamente: «l’Italia, rispetto alla Nato, è come la Bielorussia per Putin».

Buttafuoco getta proprio ancora benzina sul fuoco: «Neppure la democrazia cristiana più cattocomunista dei Dossetti ha mai avuto un atteggiamento di tale sudditanza. Forse anche perché il pontificato dell’Italia di allora aveva un peso che l’attuale non ha. Oggi agli Stati Uniti non importa nulla del Vaticano, sono indifferenti e quasi sprezzanti. Non considerano questo Papa un interlocutore. Purtroppo siamo sempre costretti a ragionare in un ambito angusto: quando alziamo lo sguardo sulla scena internazionale non ci rendiamo conto di come all’estero considerino le vicende italiane».

Anche l’attuale centrosinistra, per alcuni veterocomunisti sorprendentemente ultra-atlantista, non sorprende l’opinionista siciliano, perché ne conosce l’ideologia: «quella di avere sempre uno Stato guida cui fare riferimento. È l’ortodossia togliattiana».

Oggi, per i sinistri d’ogni parrocchia, esso «è direttamente il “deep state” americano. D’altro canto, in una situazione come questa non possiamo pensare che sia Biden l’eminenza grigia, il cervello fondante. Semmai è la Cia e quelle strutture di sistema che costituiscono l’apparato di potere dell’Occidente».

Buttafuoco ha scritto, anche, che gli Stati Uniti vogliono trasformare la Russia nell’Unione Europea e, la sua riflessione, anche da questo punto di vista è molto interessante: «per l’Occidente la Russia è un nemico più ostile persino dell’Unione Sovietica, perché decenni di materialismo scientifico non sono riusciti a scalfirne l’identità e lo spirito. La Russia è la prima potenza cristiana sul continente europeo, ha solide tradizioni, a Dio i russi ci credono davvero. Tutto ciò appare preoccupante e odioso per chi guarda il mondo con gli occhi del laicismo e dello scientismo occidentale».

Il mondo politico ed economico del Paese – sostiene Buttafuoco – «anziché perdere tempo con la propaganda, dovrebbe riflettere su una guerra che mette in discussione la globalizzazione. Noi occidentali siamo convinti di avere la parola definitiva sugli eventi della storia, ma esiste un disegno globale dove potenze spiritualmente fortissime si sono incontrate: Cina, Russia, India, Pakistan».

Se, ad osservatori attenti alle questioni internazionali appare evidente che vincerà Vladimir Putin, vedremo i cortigiani della NATO, televisivi e della carta stampata, fare l’inchino al grande zar. Del resto, la storia si ripeterà semplicemente: noti uomini di cultura e giornalisti, “camerati” fino al 24 Aprile 1945, sono diventati gli scendiletto degli Alleati, il giorno dopo. Avverrà anche con la Russia. Già pregusto il Caffè di Gramellini corretto alla vodka, assieme a Buttafuoco e a numerosi amici che non hanno messo la testa sotto la sabbia e che non solo allineati alla propaganda mainstream.

Su “Ardire” del 2 Marzo 2022, il giornalista Javier André Ziosi scrive: «contrariamente a quanto si possa pensare, l’Ucraina è dominata da una potente loggia massonica di matrice ebraica, la B’nai B’rith, che fin dal 2014 ha soffiato sul fuoco della guerra, conducendo all’attuale conflitto. Poche ore dopo l’invasione russa dell’Ucraina (cominciata alle prime ore del 24 febbraio), la sezione inglese della loggia massonica ebraica B’nai B’rith – nota per influenzare la politica e i governi di tutto l’Occidente – ha emanato un significativo, seppur breve, comunicato di denuncia» dell’azione di guerra operata dalla Federazione Russa.

Anche il Primo Ministro d’Israele, Naftali Bennet (che, a ottobre 2021, aveva partecipato ad un incontro «caloroso e positivo» con Putin), si è espresso a favore del popolo ucraino e contro l’invasione russa: «come tutti gli altri, preghiamo per la pace e per la tranquillità in Ucraina».

Anche il giornalista Maurizio Blondet, ex del quotidiano Avvenire, va alla ricerca di un dibattito pubblico, seppur in termini differenti rispetto a quelli utilizzati da Buttafuoco. Il suo ragionamento mira a dimostrare che c’è una precisa regia dietro l’adesione acritica di massa alle politiche NATO: «che cosa unisce l’ebraismo militante e massonico, e con esso Israele, all’Ucraina e al suo presidente, l’ebreo Volodymyr Zelens’kyj? Esiste un legame occulto fra la B’nai B’rith e la nuova Ucraina europeista e filo-americana emersa dal “golpe” del 2014? Di chi sono le responsabilità del conflitto? Obiettivo della B’nai B’rith, in sintesi, fu quello di coinvolgere gli ebrei ucraini (e altre minoranze etniche, come i tatari) nelle proteste, convogliando tutte le forze anti-russe – compresa la destra radicale, composta dal partito Svoboda, dal Congresso Nazionalista e dal movimento Pravyj Sektor – in un unico, grande cartello europeista e filo-americano, in grado di condurre ad un radicale cambio di governo e svincolare così l’Ucraina dalle grinfie della Russia. Attraverso ONG e attivisti locali e stranieri, col consueto apporto dell’ebreo ungherese George Soros, la loggia B’nai B’rith soffiò sul fuoco del malcontento ucraino, portando ad una veloce escalation delle proteste e alla conseguente fuga di Yanukovych (febbraio 2014), che, come previsto, lasciò il Paese in mano alla cricca europeista e filo-sionista del nuovo presidente Petro Porošenko, il quale, un anno dopo, è già a Gerusalemme per stringere diversi accordi bilaterali, ammettendo: “L’Ucraina è con lo Stato di Israele».

La giornalista anti-russa Anne Applebaum, domandandosi il «perché l’Ucraina è diventata l’ossessione di Putin», ha risposto: «è una democrazia, e questo per [Putin] è un pericolo. Putin è spaventato all’idea che a Mosca possa ripetersi quello che è accaduto a Kiev nel 2014. Lo considera una minaccia personale. Ho sempre pensato che Putin fosse razionale, a modo suo. Non ha mai preso grossi rischi, in fondo. Era brutale, magari, ma non si è mai buttato in sfide che non potesse vincere. Oggi è diverso. L’invasione sembra un azzardo. […] Non so di cosa abbia paura, se della morte o di perdere il potere».

Pertanto, sorge spontanea una domanda: è corretto, nel caso dell’invasione dell’Ucraina, da parte delle truppe russe, parlare di «denazificazione», quando invece i cosiddetti “nazisti” ucraini non possiedono alcun seggio in parlamento e il Paese è governato da un ebreo? «Dobbiamo concentrarci sui fatti», ha dichiarato il reporter Avi Yemini, «i russi hanno invaso perché l’Ucraina è nazista? No. Esiste un problema di estremismo in Ucraina? Sì, ma non è questa la ragione che spiega quello che sta accadendo».

La Russia, capofila di tutti i Paesi emergenti d’Oriente, soprattutto della Cina, pretende, perché ne ha la forza, un mondo multipolare, ove non esistano potenziali minacce ai confini costituite da basi militari o laboratori bio-chimici. Appare, dunque, poco lungimirante evitare di sedersi ad un tavolo diplomatico per addivenire, almeno, agli accordi sostanziali per la “nuova società” del Terzo Millennio. E mostrare i muscoli da parte di questo Occidente secolarizzato e debole, sembra davvero assurdo, perché l’UE passa per Tafazzi, assieme a tutta la combriccola NATO.

 

L’Italia è la Bielorussia della Nato

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Come essere intellettualmente onesti e non essere d’accordo con questo pensiero di Pietrangelo Buttafuoco? (n.d.r.)

QUINTA COLONNA

Segnalazione di Arianna Editrice

Fonte: La Verità

di Pietrangelo Buttafuoco 

O con la Nato o con Putin. Se questo è il bivio, lei da che parte va?

«Quando sei di fronte a una guerra, non puoi che andare ai fondamentali nudi e crudi. La situazione è questa: la Russia muove sullo scacchiere e invade l’Ucraina. Ho ben chiaro chi attacca e chi difende, chi è l’aggressore e chi l’aggredito. Ma in Italia la cosa che più mi colpisce è l’assenza di un serio dibattito. Tutto è destinato alla propaganda, alla malafede obbligata».

In che senso obbligata?

«Nel senso che a questa propaganda sei costretto ad adeguarti. L’Italia, rispetto alla Nato, è come la Bielorussia per Putin. Solo l’infinita autorevolezza di Draghi, grazie a Dio, gli impedisce di vestire i panni del Lukashenko occidentale. Per il resto, non abbiamo margini di manovra. Ricordiamoci che tra le potenze sconfitte nella seconda guerra mondiale il nostro Paese è l’unico che non ha potuto imbastire una sua autonomia in assenza di sovranità. La Germania un primato egemonico in economia se l’è costruito, e oggi si avvia al riarmo; lo stesso Giappone ha superato il grande tabù sulle forze armate. L’Italia no».

Dunque non abbiamo la forza per perseguire i nostri interessi nazionali?

«Chi avrebbe mai immaginato che la Turchia sarebbe diventata il protagonista Nato nel continente euroasiatico? Conta molto più dell’Italia e della Francia, è diventato il punto di riferimento degli Stati Uniti. Non avendo problemi di sovranità, i turchi possono fare delle scelte sulla base del loro interesse nazionale, anche assumendo una posizione critica sulle sanzioni. Cosa che a noi è impedito».

Le sanzioni fanno più male a noi che a loro?

«Quando il Fondo Monetario Internazionale dice che l’Italia rischia la recessione senza il gas russo, si incarica, purtroppo, di smentire compassati editorialisti di cui beviamo ogni parola, e autorevoli statisti cui guardiamo sempre con trepidazione e indiscussa fedeltà. Forse seguendo l’esempio di altri con la testa a posto, come Germania e Turchia, cambieremo registro anche noi. A meno che l’ansia di essere la Bielorussia dell’Occidente non ci faccia scantonare».

Anche in passato eravamo definiti un Paese a sovranità limitata. Oggi è peggio di ieri?

«Neppure la democrazia cristiana più cattocomunista dei Dossetti ha mai avuto un atteggiamento di tale sudditanza. Forse anche perché il pontificato dell’Italia di allora aveva un peso che l’attuale non ha. Oggi agli Stati Uniti non importa nulla del Vaticano, sono indifferenti e quasi sprezzanti. Non considerano questo Papa un interlocutore. Purtroppo siamo sempre costretti a ragionare in un ambito angusto: quando alziamo lo sguardo sulla scena internazionale non ci rendiamo conto di come all’estero considerino le vicende italiane».

Parlava della mancanza di dibattito. Intende dire che dinanzi alla linea bellicista dell’appoggio armato agli Ucraini, non è ammesso dissenso?

«Una volta c’era un minimo di confronto. Ma oggi siamo nell’epoca del conformismo compiuto, non ti puoi consentire più margini di discussione eterodossa. Tutto si è trasformato in un immenso bar sport. Hanno passato intere stagioni a inseguire il populismo, quando invece il populismo se lo sono fabbricato nelle cattedrali della rispettabilità istituzionale dell’informazione e della cultura».

La sorprende questo centrosinistra ultra-atlantista?

«Non mi stupisce perché conosco la loro ideologia: quella di avere sempre uno Stato guida cui fare riferimento. È l’ortodossia togliattiana».

E oggi lo Stato guida è l’America di Biden?

«No, è direttamente il «deep state» americano. D’altro canto, in una situazione come questa non possiamo pensare che sia Biden l’eminenza grigia, il cervello fondante. Semmai è la Cia e quelle strutture di sistema che costituiscono l’apparato di potere dell’Occidente».

Il Pd terminale della Cia?

«Intendo dire che, in questa particolare fase della storia, il Pd è il partito unico a tutti gli effetti. Teniamo conto che gli italiani non sono mai stati fascisti, democristiani o comunisti: sono sempre stati italiani. E gli italiani applaudono il re come il presidente della repubblica, erano tutti iscritti al Pnf e poi tranquillamente alla Dc e al Pci. Tutto risponde a un istinto comune, quello del guelfismo nazionale che si identifica con il partito unico delle carriere. In un Paese di uomini o caporali, alla fine i caporali sono sempre loro».

E il Pd dunque rappresenta questo guelfismo?

«Il Pd l’ha perfezionato: oggi è il primo partito di governo, il primo editore, il primo educatore, domina anche mentalmente, è il punto di riferimento dell’alta burocrazia, è il veicolo di carriera dei giovani arrembanti, basta vedere le facce di chi lavora a Palazzo Chigi. Pensa invece al destino da fessacchiotti in cui si ritrovano a vivere quelli di centrodestra nell’attuale maggioranza, dove sui temi fondamentali non vincono mai».

Fino a ieri i punti di riferimento a sinistra erano Angela Merkel e il ticket Joe Biden-Kamala Harris. Oggi il pantheon sembra spopolarsi.

«Vuoi che si spaventino per questo? Questi si sono fatti la villa con i rubli e oggi sono i portabandiera della Nato. Avranno sempre e comunque ragione, essendo loro i padroni della parola e della vetrina. Solo per fare un esempio: è stato il governo Letta quello che ha costruito i rapporti più forti con la Federazione Russa. Ma tutto è dimenticato, perché nel cancellare le tracce sono i più bravi di tutti».

Che succederà se Putin uscirà vincitore in Ucraina, o comunque non sconfitto?

«Già mi vedo le prime pagine dei giornali: cercheranno di convincerci che non possiamo fare a meno dello Zar Putin. E già pregusto il Caffè di Gramellini corretto alla vodka».

Trova analogie tra la gestione della pandemia e la gestione della crisi ucraina, con l’aut aut tra pace e aria condizionata?

«Questo governo ha ereditato dal precedente la logica del Cts e dell’escatologia sanificatrice. Passeremo in un niente dalla mascherina obbligatoria al ventaglio obbligatorio. Con lo stesso giudizio morale, e la stessa ansia di scovare il nemico interno. Sono formidabili nel neutralizzare il dissenso: o ti ridicolizzano, o ti criminalizzano. E alla fine sfoceremo nel solito provincialismo: levata la mascherina, sventoliamo la bandierina (ucraina). Insomma, stanno approfittando di una catastrofe mondiale per regolamentare i conti nel proprio cortile. E sa qual è la cosa davvero
straordinaria?».

Quale?

«Che gli artisti, di solito detentori della sovversione, oggi sono i primi guardiani della fureria: passano le giornate a scrivere tweet con il ditino alzato».

Un’eredità del cortigianesimo?

«Peggio. Il cortigiano si riservava uno spiraglio di crudele ironia. Invece gli intellettuali di regime, i comici di regime, i drammaturghi di regime, non sono genuini creatori di rivoluzione, come poteva essere un Majakovskij. No, questi credono davvero a ciò che dicono».

Ha scritto che gli Stati Uniti vogliono trasformare la Russia nell’Unione Europea. Ce la spiega?

«Per l’Occidente la Russia è un nemico più ostile persino dell’Unione Sovietica, perché decenni di materialismo scientifico non sono riusciti a scalfirne l’identità e lo spirito. La Russia è la prima potenza cristiana sul continente europeo, ha solide tradizioni, a Dio i russi ci credono davvero. Tutto ciò appare preoccupante e odioso per chi guarda il mondo con gli occhi del laicismo e dello scientismo occidentale».

Insomma, dietro il conflitto armato si cela uno scontro di civiltà?

«Da un lato c’è «l’imperium», le potenze imperiali, Stati Uniti compresi: come dice Dario Fabbri, sono i popoli che non prendono l’aperitivo, che hanno spirito combattivo e identità plurali. Dall’altro c’è il «dominium» di noi europei, il tentativo di riunire il mondo ad unica identità, ad un unico progetto. Anziché perdere tempo con la propaganda, dovremmo riflettere su una guerra che mette in discussione la globalizzazione. Noi occidentali siamo convinti di avere la parola definitiva sugli eventi della storia, ma esiste un disegno globale dove potenze spiritualmente fortissime si sono incontrate: Cina, Russia, India, Pakistan».

Che effetto le fa vedere l’Europa in ordine sparso, dal Baltico alla Germania al Mediterraneo, senza una guida?

«Come abbiamo detto all’inizio, torniamo ai fondamentali. Chi sono i due soggetti attualmente egemoni nel mediterraneo, con un ruolo attivo? Quando mi affaccio dalla spiaggia iblea, in Sicilia, vedo passare incrociatori battenti bandiera russa e turca. Noi italiani, invece, possiamo fare tutto: tranne quello che non ci consentono di fare».

a cura di Federico Novella

L’Europa festeggia la bandiera…quella LGBT

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Altre notizie dal mondo gay (sempre meno gaio): sui documenti scrivi l’età che ti senti, finanziato il cambio-sesso con 15 milioni di euro, il Ddl Zan europeo e la Teoria della dittatura
di Manuela Antonacci

Pochi sanno che la bandiera europea ha qualcosa di “mariano”, infatti il significato della bandiera riprende un’immagine della devozione alla Madonna, propria del dodicesimo capitolo dell’Apocalisse: “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una Donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”. Anche Wikipedia, versione inglese, riporta questa origine. Eppure l’Unione Europea, come al solito, sembra voler cancellare ogni traccia delle sue radici cristiane, persino nel rimuovere il vero significato dei simboli della sua bandiera.
La pagina facebook del Consiglio dell’Unione Europea, infatti, nel celebrare il sessantaseiesimo anniversario della scelta della bandiera come simbolo dell’UE, viene linkato il significato di ciò che simboleggerebbe. Così cliccando sul link leggiamo che il cerchio con le dodici stelle rappresenterebbe la solidarietà e l’armonia tra gli europei e il numero dodici sarebbe collegato ad una non ben precisata idea di perfezione e “interezza”.
Insomma, una spiegazione non chiarissima e se vogliamo anche un po’ raffazzonata e forzata, così come è davvero forzato l’accostamento della bandiera dell’Unione Europea a quella arcobaleno, in una delle immagini riportate dal post celebrativo. Ci si chiede infatti, come mai i riferimenti alla religione cristiana (che è la religione della maggioranza degli stati europei) sono proibiti e censurati e l’esaltazione dell’ideologia LGBT che appartiene ad una minoranza, anche nei suoi simboli, debba essere ostentata.
Per cui, ormai, si crede poco alla favola dell’esclusione dei simboli religiosi (il riferimento più recente è ovviamente alle contestatissime – e poi ritirate – linee guida della Commissione europea, per la “comunicazione inclusiva” che disponevano di non citare il Natale nei documenti istituzionali) in nome di un non ben inteso concetto di “inclusività”, se poi lo stesso non vale per altri “dogmi”.
Non solo, tutto ciò suona ancora più ridicolo se si pensa che il cristianesimo permea le radici culturali dell’Europa stessa. Un’identità iscritta nel DNA europeo con cui volenti o nolenti ci si troverà sempre a fare i conti.

Nota di BastaBugie: ecco altre notizie sul “gaio” mondo gay… sempre meno gaio.

SUI DOCUMENTI SCRIVI L’ETÀ CHE TI SENTI
Se conta solo quello che uno “si sente” (maschio, femmina o altro), perché non deve contare se mi sento vecchio o giovane, al di là della mia età anagrafica?
E infatti, la Corte Suprema messicana ha affermato il diritto di cambiare il certificato di nascita per riflettere l'”identità” dell’età che uno si sente.
Rientra nel “diritto fondamentale all’identità personale”, poiché l’identità è composta da qualcosa di più della semplice “verità biologica”.
L’unico limite è che le modifiche non siano poste in essere “per creare, modificare o estinguere diritti o obbligazioni in danno di terzi”.  Nel 2018, un tribunale olandese aveva respinto la richiesta analoga avanzata da Emile Ratelband.
Chissà se la giurisprudenza messicana farà scuola….
(Provita & Famiglia, 10 dicembre 2021)

FINANZIATO IL CAMBIO-SESSO CON 15 MILIONI DI EURO
«Siamo sconcertati dall’emendamento con cui la Senatrice Papatheu di Forza Italia intende finanziare con 15 milioni di euro dei cittadini italiani gli interventi chirurgici per il cambio di sesso per i prossimi tre anni. Ci chiediamo perché tali operazioni debbano gravare sulle spalle di lavoratori, famiglie e pensionati, in un momento di gravissima crisi sanitaria in cui sono a stento garantiti i livelli minimi di assistenza per malati oncologici e per altre categorie a rischio di vita», è la denuncia di Jacopo Coghe, vicepresidente di Pro Vita & Famiglia.
«Nel mare magnum di migliaia di emendamenti – conclude Coghe – si vuole far passare surrettiziamente la cultura gender e incentivare una sessualità fluida e incerta. Allarma che l’emendamento sia stato presentato da Forza Italia, una forza politica che si è più volte opposta al progressismo ‘politicamente corretto’ promosso dalla Sinistra».
(Provita & Famiglia, 2 dicembre 2021)

IL DDL ZAN EUROPEO E LA TEORIA DELLA DITTATURA
La notizia ormai non fa più quasi notizia. La Commissione europea sta lavorando ad un documento che intende estendere i crimini d’odio ad alcune condotte che fino a ieri erano legittime. Giustamente vengono annoverati tra i crimini la violenza domestica, il razzismo, le discriminazioni religiose, però ecco che compare anche la cosiddetta omofobia. Da sanzionare anche gli hate speech, ossia i discorsi d’odio.
L’obiezione usuale a tali tipi di reati è intuibile: quali criteri oggettivi adottare per distinguere i discorsi d’odio dalla libera espressione del proprio pensiero? Se uno psicoterapeuta afferma che un bambino per crescere sano ha bisogno di un papà e di una mamma, questa affermazione può essere intesa come discriminatoria delle coppie omosessuali e quindi come affermazione che fomenta l’odio? In breve, tale norma difetterebbe di tassatività che è quel principio che impone al legislatore di determinare con precisione le condotte illecite distinguendole da quelle lecite. L’europarlamentare di Fratelli d’Italia, Nicola Procaccini, ha dichiarato: “La Commissione europea ha posto le fondamenta per la realizzazione di un mega Ddl Zan in salsa europea”.
Questo nuovo documento programmatico, che attualmente non ha ancora visto la luce, è – nella sua ratio – simile a moltissimi altri che riguardano temi sensibili come la vita, la famiglia, l’educazione, la libertà di educazione et similia. Il documento, al pari di altri, è infettato da alcuni virus tipici del clima da totalitarismo di velluto che stiamo vivendo negli ultimi anni, un totalitarismo che è tale perché ha preso possesso direttamente delle coscienze personali e quindi della coscienza collettiva di intere nazioni senza uso di carri armati, torture, sequestri e prigioni, ma soggiogando le menti con la persuasione, l’omologazione informativa e la paura. Tali virus sono ben descritti da Michel Onfray, filosofo di estrazione levantina e autore del recente Teoria della dittatura, nel quale il saggista, rileggendo 1984 di Orwell, individua sette fasi della dittatura. Le elenchiamo qui brevemente perché ben presenti nel documento targato UE appena citato.
LA PRIMA FASE: DISTRUGGERE LA LIBERTÀ
Scrive Onfray: “La libertà si rimpicciolisce come una pelle zigrinata. Siamo una società sottoposta a controlli di ogni tipo, una società in cui la parola, la presenza, l’espressione, il pensiero, le idee e gli spostamenti sono tutti tracciati e tracciabili”. La parola è quindi controllata e verificata non alla luce dell’oggettiva dignità umana, bensì alla luce dell’ideologia del mainstream attuale che, relativamente al documento UE, si sostanzia nella teoria del gender.
SECONDA FASE: IMPOVERIRE LA LINGUA
“Attacco alla lingua. La politicizzazione della lingua arriva persino a proibizioni sul maschile e femminile. Ci sono vademecum da rispettare per i giornali. Ma impoverire la lingua con stereotipi, conformismi e slogan è la tomba del pensiero”. È noto che chiamare un uomo che si sente donna con sostantivi, pronomi e aggettivi maschili può essere definito un atteggiamento discriminatorio. Onfray parla dell’impoverimento della lingua, ma vi sono altre dinamiche linguistiche che interessano il processo rivoluzionario. Ad esempio la cancellazione di alcuni termini (ad esempio padre e madre), i neologismi (omofobia, cisgender, etc.), lo svuotamento di significato e la sua sostituzione con un altro significato (ad esempio il termine natura non ha più una connotazione metafisica ma solo empirica: la natura è sinonimo solo di ambiente).
TERZA FASE: ABOLIRE LA VERITÀ
“Si stabilisce come nuova e insormontabile verità il fatto che non esistono più verità ma solo prospettive. E guai a chi rifiuta la nuova verità sull’inesistenza delle verità!… Questo nichilismo della verità consente di fare tabula rasa di qualsiasi certezza… Se non esiste più una verità ma soltanto delle prospettive, allora tutto diventa possibile… la menzogna ha a propria disposizione un viale intero”. Questa fase indicata da Onfray crediamo che sia ormai superata. Non viviamo più in un mondo relativista dove, ad esempio, il giudizio positivo e negativo sull’omosessualità possono coesistere perché hanno pari dignità. Ormai il nostro mondo ha sposato solo alcune verità, è ormai ostaggio di un pensiero che non è più pluralista scadendo nel relativismo, ma è un pensiero unico che scade nel dispotismo. L’unico pensiero accettato, e ci rifacciamo all’esempio di prima, è che l’omosessualità è una condizione moralmente buona perché variante naturale dell’attrazione sessuale. Affermare l’opposto è tanto errato da meritare una sanzione di carattere giuridico e non più solo una censura di natura culturale. Questo ci sta dicendo il documento UE di cui sopra.
QUARTA FASE: SOPPRIMERE LA STORIA
È il famigerato fenomeno denominato cancel culture. Un esempio per tutti: la non menzione delle radici cristiane nella Costituzione europea. Anche a causa di ciò poi un documento come quello che sta partorendo la Commissione europea potrà essere varato.
QUINTA FASE: NEGARE LA NATURA
“La cancellazione della natura, con la teoria dei generi, che postula che noi non nasciamo né di sesso maschile né di sesso femminile, ma neutri e che diventiamo ragazzi o ragazze solo per questioni di cultura, di civiltà, di società e d’indottrinamento, attraverso stereotipi che andrebbero decostruiti fin dalla scuola”.
SESTA FASE: PROPAGARE L’ODIO
“L’incoraggiamento dell’odio. Nell’ambito della cultura postmoderna, l’odio viene riservato a chi non si inginocchia davanti alle verità rivelate della religione che si autoproclama progressista. L’odio è contro tutto ciò che è sovranista, ed è un odio senza limiti”. La Commissione europea vuole combattere l’odio sociale, ma in realtà lo alimenta perché bolla i dissenzienti come soggetti pericolosi, privi di moralità, nemici della pace sociale che occorre individuare e neutralizzare grazie anche all’opera di delazione da parte dei cittadini.
SETTIMA FASE: ASPIRARE ALL’IMPERO
“L’Impero è in marcia. Ma quale Impero? La fine delle nazioni è stata voluta dagli attori dell’Europa di Maastricht. In un mondo in cui i progressisti hanno cancellato la verità, il progresso significa sostenere il catechismo dei dominatori e ingoiare tutti i princìpi della loro ideologia, significa non rimettere mai niente in questione e prendere per oro colato tutte le cose che si raccontano a scuola, sui giornali, in televisione o su Internet”. Sempre più spesso la sovranità nazionale viene esautorata dall’Unione europea che si propone e s’impone dunque non come un organismo internazionale, bensì come un sovrastato composto da più Stati a lui vassalli. Un impero, dunque, per dirla con Onfray.
(Tommaso Scandroglio, La Nuova Bussola Quotidiana, 17 dicembre 2021)

Titolo originale: L’Europa festeggia la bandiera… con quella Lgbt
Fonte: Provita & Famiglia, 10 dicembre 2021

L’Europa vuole “cancellare” il Natale, ma poi ci ripensa. Ma la figuraccia resta…

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IL POLITICAMENTE CORRETTO ALL’ENNESIMA POTENZA

Il documento intendeva insegnare ai funzionari Ue la neolingua inclusiva e non discriminatoria. Non senza scivoloni come “non offendere i marziani”.

Ci siamo, il politicamente corretto investe (e obbliga a una revisione sostanziale) anche il Natale. A stilare un dossier finalizzato all’inclusività, schivando le possibili offese alle minoranze, è la Commissione europea. Che poi fa marcia indietro. Ma la figuraccia resta (e con lei le polemiche).

“Guidelines for Inclusive Communication” è un documento che intende insegnare ai funzionari Ue la neolingua inclusiva e non discriminatoria. In queste pagine di suggerimenti si raccomanda, per esempio, di non offendere i non cristiani che non fanno il presepe, gli anziani che non si sentono vecchi, gli europei che vivono ai confini dell’Europa, e via discorrendo. Con un occhio di riguardo anche… per i marziani

No al “Buon Natale”, meglio “Buone feste”

Partendo dall’assunto che non tutti gli europei sono cristiani si chiede di avere rispetto per le minoranze che non riconoscono al Natale alcuna accezione di sacralità. La commissaria maltese per l’Uguaglianza, Helena Dalli, per esempio, sostiene che chi va a sciare, d’ora in poi può augurare “Buone feste” e non “Buon Natale”. Nel rispetto di chi non celebra questa festività.

Com’è uscita la circolare della Commissione di Ursula von der Leyen, che doveva rimanere riservata, Bruxelles ha precisato di volere solo invitare chi lavora nell’Ue a un linguaggio più consapevole. Bisogna evitare di considerare che chiunque sia cristiano, perché serve “essere sensibili al fatto che le persone abbiano differenti tradizioni religiose”.

“Dobbiamo sempre offrire una comunicazione inclusiva, garantendo così che tutti siano apprezzati e riconosciuti indipendentemente dal sesso, dalla religione o dall’origine etnica”.

Una deriva demenziale

Intento nobilissimo, peccato che abbia assunto, nella pratica, una deriva quasi demenziale.

Qualche esempio? No a “colonizzare Marte” avverte l’Ue, perché potrebbe essere un’offesa ai potenziali abitanti del pianeta rosso; no “malati di Aids” perché malato è un termine discriminatorio; ma anche non utilizzare nomi “troppo “cristiani –  tipo “Maria e Giuseppe” – per non indicare genericamente delle coppie: potrebbe far sentire escluso chi non li ha. Niente più “signore e signori”, basta un “cari colleghi”. E quando si parla di Europa non fare riferimento solo alle città più note… Si potrà quindi azzardare un “Cork val bene una messa”?

Come dimostrano gli esempi non si tratta di un “accanimento” esclusivamente verso le tradizioni religiose e natalizie – su cui alcune accese polemiche hanno posto l’accento – ma (e qui non si sa se sia più consolante o inquietante) la scure del politicamente corretto si è abbattuta su tutto, marziani compresi.

Il dietrofront

Una volta uscito il documento, è arrivato lesto lesto il dietrofront della stessa proponente:

“La mia iniziativa di elaborare linee guida come documento interno per la comunicazione da parte del personale della Commissione nelle loro funzioni, mirava a raggiungere un obiettivo importante per illustrare la diversità della cultura europea e mostrare la natura inclusiva della Commissione europea verso tutti i ceti sociali e le credenze dei cittadini europei. Tuttavia, la versione delle linee guida pubblicata non serve adeguatamente a questo scopo. Non è un documento maturo e non soddisfa tutti gli standard di qualità della Commissione. Le linee guida richiedono chiaramente un lavoro maggiore. Pertanto le ritiro e lavorerò ulteriormente su questo documento”.

Insomma, tutto cancellato. O quasi…

https://newsprima.it/attualita/leuropa-vuole-cancellare-il-natale-ma-poi-ci-ripensa-ma-la-figuraccia-resta/

Pandora Papers: ecco perché tolleriamo paradisi fiscali ed evasori

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di Alberto Negri

Fonte: Quotidiano del sud

Fa parte del gioco: dall’Unione europea alla Gran Bretagna si fa finta di non vedere quello che è sotto gli occhi di tutti. Il caso Blair
Cose nuove e cose risapute ma soprattutto una domanda: perché il dossier “Pandora Papers” sui conti nei paradisi fiscali è un’inchiesta giornalistica e non un’indagine della finanza e delle autorità competenti dei vari Paesi? La risposta è semplice: c’è una larga connivenza a livello internazionale che lascia prosperare i paradisi fiscali e i metodi illegali travestiti da legalità. L’ipocrisia fiscale è il vero male da combattere: i ricchi evadono, i poveri pagano.
Dopo di che possiamo anche divertirci con i nomi contenuti nell’inchiesta che è destinata a restare un gossip giornalistico, sia pure ben documentato, se non ci saranno conseguenze e indagini della magistratura e della polizia internazionale. E’ chiaro che per avere indagini serve una decisione politica ben chiara che è quella di farla finita con i paradisi fiscali mentre la gente comune paga regolarmente le tasse e i servizi che usano anche questi delinquenti in giacca e cravatta, in diversi casi non solo politici ma anche uomini dello spettacolo, dello sport, ovvero idoli delle folle e dei social. Non si tratta di fare una caccia alle streghe ma di avviare indagini delle autorità competenti serie su evasori fiscali e paradisi fiscali.
“Pandora Papers” è un’inchiesta coordinata dall’International Consortium of Investigative Journalists, che svela le operazioni off-shore di decine di figure di spicco di oltre 90 stati, arriva fino in Italia. E’ basata su circa 12 milioni di documenti relativi a oltre 25 anni di attività, l’indagine è frutto delle rivelazioni di una fonte interna allo studio legale Alemán, Cordero, Galindo & Lee e testimonia l’esistenza di oltre 29 mila beneficiari di società offshore, intenzionati a occultare in paradisi fiscali parte delle loro ingenti ricchezze per sfuggire aPandora Papers, tolleriamo, paradisi fiscali, evasoril fisco. L’inchiesta, come i “Panama Files”, mette in fila operazioni, in alcuni casi al limite della legalità, messe in atto da 14 società internazionali incaricate da clienti facoltosi nel gestire capitali miliardari. Nella maggior parte dei casi l’attività principale è stata creare strutture “offshore” e “trust” in paradisi fiscali come Panama, Dubai, Isole Cayman e in paesi deve la riservatezza mette al riparo da controlli fiscali, come Monaco e Svizzera.
E non c’è forse neppure bisogno di andare troppo sull’esotico per rincorrere i paradisi fiscali: alcuni come l’Olanda li abbiamo nel cuore dell’Europa magari non  riguardano singole persone ma ancora peggio intere multinazionali. Da tempo abbiamo scoperto che l’Olanda è un paradiso fiscale di cui hanno approfittato le multinazionali e anche tante aziende italiane famose come Luxottica, Ferrero Campari, Exor, holding della famiglia Agnelli, e Mediaset.
Sono cose davanti agli occhi di tutti ma che l’Unione europea tollera, come tollera che la “frugale” Olanda faccia la morale ai Paesi europei come l’Italia che non hanno i conti in ordine. Non è un caso che nell’elenco degli azionisti schermati dal velo delle società offshore ci sia anche il ministro olandese dell’Economia, oltre al premier della Repubblica Ceca, l’ex capo del governo britannico Tony Blair, il Re di Giordania e presidenti in carica di Paesi come Ucraina, Kenya, Cile, Ecuador. Nella lista spiccano i nomi di molte celebrità dello sport, della moda e dello spettacolo. Ma ci sono anche criminali. Ex terroristi. Bancarottieri. Trafficanti di droga. E boss mafiosi, anche italiani, con i loro tesorieri.
Insomma c’è un’ipocrisia ai massimi livelli istituzionali internazionali che poi è anche quella che consente di prosperare ai paradisi fiscali fuori dell’Europa. Va bene  indagare sui paradisi fiscali ma prima ancora l’Unione europea deve fare pulizia dentro casa.
Facciamo qualche esempio che forse non è contemplato nei Panama Papers. La Gran Bretagna  custodisce da anni, cioè da quando era ancora membro dell’Unione europea, il tesoro di Gheddafi, ovvero un patrimonio di beni e partecipazioni societarie stimato in 12 miliardi di dollari, dove dentro ci sono sicuramente società offshore nei paradisi fiscali. I governi di Londra, negli ultimi anni, avrebbero ricavato dal patrimonio dell’ex Raìs libico, tra tasse, dividendi e interessi, oltre 17 milioni di sterline, soltanto nel periodo dal 2015 al 2018. In parte questi soldi sono stati destinati ai famigliari delle vittime dell’Ira, il terrorismo nord-irlandese. Ora non si capisce perché la Gran Bretagna, che nel 2011 insieme a Francia e Usa ha bombardato Gheddafi gettando poi il Paese nel caos, debba gestire questi soldi che dovrebbero essere restituiti al popolo libico. A Londra Gheddafi i soldi ce li metteva, finanziando persino università come la London School of Ecomomics, perchè gli inglesi gli garantivano un regime fiscale favorevole.
Insomma Londra è un paradiso fiscale gestito come una bisca e all’occorrenza sostenuto dalle armi quando si vuole far fuori qualche dittatore scomodo.
Se noi accettiamo questo accettiamo tutto, anche i paradisi fiscali. Il nome di Tony Blair è emblematico. Questo signore è un mascalzone che con Bush junior sostenne che l’Iraq di Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa pur di bombardare l’Iraq aprendo il vero vaso di Pandora del disastro mediorientale con cui facciamo i conti ancora adesso. Il suo nome compare da anni nei peggiori affari internazionali _ vendeva armi anche a Gheddafi _ e ha persino ricoperto la carica di inviato per la pace in Medio Oriente, un ruolo che gli ha consentito di riscuotere cospicue consulenze da numerosi governi. Blair è uno dei diversi esempi di leader politici che non solo dovrebbero rispondere di evasione fiscale ma anche di crimini di guerra e contro l’umanità. Che il suo nome e quello di altri dittatori e cacicchi compaia anche nei Pandora Papers non stupisce. Stupisce che tutti questi siano ancora a piede libero e prosperino ai danni di tutti.

L’Unione Europea intende qualificare l’aborto come un “diritto umano”

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A cura di CitizenGo

Il 23 Giugno sarà votato il Metic Report alla plenaria del Parlamento europeo, un documento pericolosissimo che rappresenta uno degli attacchi più violenti alla vita dei nascituri che si sia mai visto negli organi UE.

Si tratta di un progetto di relazione “sulla situazione della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi nell’UE, nel quadro della salute delle donne”

L’aspetto più grave del rapporto è il suo obiettivo di qualificare l’aborto come “diritto umano” e di sostenerlo senza alcuna restrizione.

Il rapporto “chiede la rimozione delle barriere” per accedere all’aborto come “i periodi di attesa”, “la negazione delle cure mediche basate sulle convinzioni personali”, “la consulenza” o qualsiasi “autorizzazione di terzi”.

Ma l’aborto – così come l’assistenza sanitaria – è una questione di giurisdizione esclusiva degli stati membri e l’Unione Europea non ha giurisdizione in merito.

Inoltre, l’aborto non è l’unica questione controversa in questo discutibile documento. Ecco un riassunto dei punti salienti:

  • Il Matic Report chiede l’abolizione del diritto all’obiezione di coscienza del personale medico. L’obiettivo del rapporto Matic è di rendere impossibile per i medici di opporsi all’uccisione di un essere umano con l’aborto. Secondo il rapporto, il rifiuto dell’aborto da parte di un medico sarebbe “affrontato come rifiuto di cure mediche”. Quindi se un medico dicesse NO all’aborto, questo significherebbe la fine della sua carriera.
  • Aborto e contraccezione per le ragazze “indipendentemente dall’età” senza il consenso dei genitori.
  • Indottrinamento LGTB e Gender nella scuola primaria senza informare o richiedere il consenso dei genitori.
  • Interventi chirurgici irreversibili cosiddetti di “cambio di sesso”, anche per i minori, tutti pagati dai sistemi sanitari pubblici.
  • Interferenza con la giurisdizione esclusiva degli Stati membri sulla definizione e la gestione dei loro sistemi sanitari nazionali o delle loro scelte di politica sanitaria nazionale.

Il Matic Report è il peggior documento che abbiamo mai affrontato. Ti prego di aiutarci a fermalo!

Firma subito e manda un messaggio agli eurodeputati del PPE: votate NO al rapporto Matic nel rispetto del diritto alla vita e alla sovranità degli Stati membri!

PER FIRMARE APRI IL LINK https://citizengo.org/it/lf/202891-il-parlamento-europeo-vuole-dichiarare-laborto-un-diritto-umano

 

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