Siria. Oltre 220.000 rifugiati tornano alle loro case con il supporto dell’esercito russo

A partire da mercoledì scorso, due posti di blocco mobili stanno ora funzionando vicino al campo di Rukban in Siria, dove 40.000 persone sono bloccate dai miliziani appoggiati dagli USA.

Più di 220.000 rifugiati siriani sono tornati nei loro luoghi di residenza precedente con il sostegno dell’esercito russo, ha comunicato il capo del Centro russo per la riconciliazione dei partiti in guerra in Siria, Sergey Solomatin.

“Il ritorno dei rifugiati nei loro precedenti luoghi di residenza continua. Con l’aiuto del Centro russo per la riconciliazione delle parti in guerra in Siria, sono stati aperti dieci posti di controllo, tra cui un posto di blocco aereo e uno marittimo, al 20 febbraio 2019, 222.884 persone sono tornate a casa”, ha riferito Solomatin.

Ha aggiunto che da mercoledì scorso, due posti di blocco mobili stanno ora funzionando vicino al campo di Rukban in Siria, all’interno della zona di 55 chilometri attorno alla base militare statunitense di Al-Tanf.

Insieme ai militari russi, i membri della Mezzaluna rossa araba siriana sono di stanza ai checkpoint, pronti a fornire assistenza medica ai rifugiati che lasciano il campo di Rukban.
In precedenza, un portavoce del ministero della Difesa russo ha affermato che i profughi del campo di Rukban si trovano “in condizioni disumane” e hanno esortato a permettere l’uscita almeno alle donne e ai bambini dal campo. Continua a leggere

Libia-Siria: per chi tifano, per chi tifare

di Fulvio Grimaldi
Amici, anche stavolta siamo lunghi. Perdono. Comunque per 15 giorni sono fuori e, dunque, c’è tempo per piano piano farcela. Se credete.

Diciamocelo: che bravi governanti sono quelli di Al Qaida e Isis!
Per chi tifano in Siria quelli là (non fatemeli nominare sennò Facebook mi banna e cancella il post) non è difficile saperlo: basta leggere il “New York Times”, standard aureo del giornalismo perennemente degno  dei riconoscimenti, se non di Pulitzer, di Reporters Sans Frontières (il corrispettivo mediatico di Medicins Sans Frontières e altrettanto cari a quelli là). Se pensavamo che nella provincia nord-occidentale di Idlib si fossero concentrati, accolti, nutriti e armati dai vecchi padrini turchi, tutti i tagliagole Isis e Al Qaida generosamente fatti evacuare dai territori e dalle città da loro abbellite con croci appesantite da infedeli, o con pelli di corpi scuoiati di dissidenti, la lettura del “New York Times” ci libera dall’intossicazione di simili fake news.
L’autorevole giornale che, se non fosse stato per l’assist della CNN, dei media di obbedienza atlantista con, nel nostro piccolo, il “manifesto”, ci avrebbe con le sue sole penne liberato da Milosevic, Saddam, Gheddafi, Assad e dai Taliban, rettifica quella che finora e per troppo tempo, quasi otto anni, è stata un’informazione falsa, bugiarda, truffaldina. Assad, con quegli hackers e troll delle ingerenze urbi et orbi russe, con quegli spiritati di flagellanti sciti, iraniani e hezbollah, voleva farci credere, col supporto di chilometri di audiovisivi fabbricati, raffiguranti giustizieri cha spellavano vivi innocenti, li incendiavano, o li annegavano in gabbie o li crocifiggevano, o ne sposavano a ore le donne, che il suo paese era stato invaaso, non da oppositori democratici assistiti dalla “comunità internazionale”, bensì da un branco di ossessi islamisti attivati da una “comunità internazionale” in preda a psicopatia stragista. Come pretendeva fosse successo in Libia e, poi di nuovo, in Iraq.
No, no, il NYT e i Pulitzer nostrani ci gratificano del privilegio della verità: E’ da far rabbrividire il destino “di combattenti ribelli e dei loro sostenitori civili che, oltre sette anni fa, si sollevarono per chiedere un cambio regime”. Deplorato che il vice primo ministro siriano si sia permesso di definire “terroristi” questi bravi combattenti, il giornale, al quale dobbiamo molto della credibilità delle armi di distruzione di massa di Saddam e del viagra fornito da Gheddafi ai suoi soldati perché stuprassero le connazionali, passa alla descrizione di come gli ingiustamente diffamati ribelli abbiano ben governato la provincia dai turchi loro affidata: “Si sono comportati da legittima autorità di governo e pubblica amministrazione, facilitando, tra l’altro, il commercio transfrontaliero con la Turchia e organizzando forniture di aiuti alla popolazione”. Visto che bravi, si preoccupano di nutrire la popolazione. Altro che Assad, che per principio l’affama.

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