21 giugno, San Luigi Gonzaga

21 giugno, San Luigi Gonzaga, Confessore (Castiglione delle Stiviere, 9 marzo 1568 – Roma, 21 giugno 1591). A Roma San Luigi Gonzaga, Chierico della Compagnia di Gesù e Confessore, chiarissimo pel disprezzo del principato e per l’innocenza della vita, il quale dal Sommo Pontefice Benedetto decimoterzo fu ascritto nel numero dei Santi e assegnato come Protettore speciale ai giovani studenti, e dal Papa Pio undecimo fu solenne­mente confermato e di nuovo dichiarato Patrono celeste di tutta la gioventù cristiana.

Il grande San Luigi Gonzaga viene chiamato da tutti: «angelo in carne e uomo senza carne». Il munificentissimo Dio volle mostrare in Luigi i tesori più preziosi della Sua bontà e della sapienza Sua. Un solo peccato commise nella sua vita quell’«angelo in carne». Ecco qui il peccato. Quando era bambino rubò al padre pochi granelli di polvere da cannone e li bruciò per mero infantile divertimento. Ironizza il Padre Belmonte: «Non vi pare che sia questo un peccato grosso quanto il monte Bianco? Un bambino che ruba al padre suo un poco di polvere!». Eppure San Luigi credeva d’aver commesso un delitto degno della penitenza d’un anacoreta. Ai piedi del suo confessore s’accusava sempre di quel furto e l’accusa era fatta con lacrime cocentissime.

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Corpus Domini: catechismo e preghiera

112. Nel giovedì dopo la festa della santissima Trinità qual festa si celebra?

Nel giovedì dopo la festa della santissima Trinità si celebra la solennità del Santissimo Sacramento, ossia del Corpus Domini.

113. L’ istituzione del Santissimo Sacramento non si celebra nel giovedì santo?

La Chiesa celebra nel giovedì santo l’istituzione del Santissimo Sacramento; ma perché allora é occupata principalmente in funzioni di lutto per la passione di Gesù Cristo, ha stimato bene di istituire un’altra festa particolare per onorare questo mistero con piena allegrezza.

114. In qual maniera potremo noi onorare il mistero che si celebra nella festa del Corpus Domini?

Per onorare il mistero che si celebra nella festa del Corpus Domini dobbiamo

  1. accostarci con particolar divozione e fervore alla santissima comunione e ringraziare con tutto l’affetto del cuore il Signore, che ha voluto donarsi a ciascheduno di noi in questo sacramento;
  2. assistere in questa solennità, e in tutta l’ottava, se si può, agli uffici divini, e particolarmente al santo sacrifizio della Messa, e far frequenti visite a Gesù velato sotto le specie sacramentali.

115. Perché nella festa del Corpus Domini si porta solennemente la santissima Eucaristia in processione?

Nella festa del Corpus Domini si porta solennemente la santissima Eucaristia in processione

  1. per onorare l’Umanità santissima di nostro Signore nascosta sotto le specie sacramentali;
  2. per ravvivare la fede e accrescere la divozione de’ fedeli verso questo mistero;
  3. per celebrare la vittoria che Egli ha dato alla sua Chiesa sopra i nemici del Sacramento;
  4. per riparare in qualche modo le ingiurie che gli vengono fatte dai nemici della nostra religione.

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San Tommaso: si dimostra per natura che ogni potere viene da Dio

A cura di Carlo Di Pietro

DE REGIMINE PRINCIPUM

• Come dice il libro dei Proverbi: «II cuore del re è nelle mani di Dio; a tutto ciò che vuole, Egli lo piega». E questo lo confessa anche il famoso grande monarca d’Oriente, Ciro, Re dei Persiani, con un editto pubblico. Infatti dopo aver sconfitto Babilonia, che aveva raso al suolo, come narra la storia, disse queste parole, come risulta all’inizio del Libro di Esdra: «Così dice Ciro Re dei Persiani: – Il Signore, l’Iddio dei cieli, mi ha dato tutti i regni della terra». Da ciò risulta evidente che ogni dominio proviene da Dio come dal primo signore: cosa che si può dimostrare, come accenna Aristotele, mediante tre vie, cioè considerandolo in quanto ente, in quanto motore, in quanto fine.

• Sotto l’aspetto di ente: perché tutti i singoli enti si devono ricondurre al primo ente, come a principio di ogni ente, come ogni calore si deve ricondurre al calore del fuoco, secondo le spiegazioni di Aristotele nel secondo libro della Metafisica. Dunque, per la stessa ragione per cui ogni ente dipende dal primo ente, dipenderà da lui anche il dominio; poiché esso si fonda sull’ente; e su un ente tanto più nobile, quanto, per dominare sugli uomini di natura uguali, un uomo viene anteposto ad essi. Ma da questo uno non deve trarre motivo di insuperbire, bensì di governare con umanità il suo popolo, come dice Seneca in una lettera a Lucilio. Ecco perché nell’Ecclesiastico sta scritto: «Ti hanno fatto capo? Non mettere superbia: sii tra loro come uno di essi».  Perciò, come ogni ente dipende dal primo ente, che è la causa prima, così anche ogni dominio della creatura dipende da Dio come da primo dominante e primo ente.

• Di più: ogni pluralità procede dall’uno, e si misura con l’unità, come insegna il decimo libro della Filosofia Prima di Aristotele; dunque allo stesso modo anche la pluralità dei dominanti trae origine da un unico dominante, che è Dio. Precisamente come nella corte regale alle varie mansioni troviamo i rispettivi soprintendenti, ma tutti dipendono da uno solo, cioè dal re. Perciò Aristotele nel libro dodicesimo della Filosofia Prima dice che «Dio, cioè la causa prima, sta all’intero universo come il comandante, dal quale dipende tutta la molteplicità degli accampamenti, sta all’esercito». Perciò anche Mosè nell’Esodo chiama Dio condottiero del popolo: «Nella tua misericordia – dice – ti sei fatto condottiero del popolo che tu hai liberato». Dunque ogni dominio trae origine da Dio. Continua a leggere