LA GUERRA INUTILE DI WASHINGTON PER CONTO DI UNA FALSA NAZIONE

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QUINTA COLONNA

di David Stockman – AntiWar.com – 28 settembre 2022

I messaggi arrivano forti e chiari oggi: dal crollo della sterlina, al ripudio dei governi di establishment in Italia, Svezia e altri ancora, fino all’appello del Primo Ministro ungherese Orban a porre fine alla guerra delle sanzioni e a farlo subito.

Quindi, parliamoci chiaro: l’insensato intervento di Washington nella disputa intestina tra Russia e Ucraina e la guerra delle sanzioni globale che l’accompagna è sicuramente il progetto più stupido e distruttivo che sia nato sulle rive del Potomac nei tempi moderni. E gli architetti di questa perfida follia – Biden, Blinken, Sullivan, Nuland e altri – non possono essere condannati abbastanza duramente.

Dopo tutto, questa follia viene perseguita in nome di norme politiche astratte – lo Stato di diritto e la santità dei confini – che rendono Washington uno zimbello. Più di ogni altra nazione sul pianeta (e di gran lunga), negli ultimi decenni ha violato questi standard in modo grave e palese per decine di volte.

Tra le altre azioni, gli interventi di Washington in Serbia, Iraq, Afghanistan, Libia, Yemen, Siria, Somalia, ecc. non sono stati solo inutili, ma anche un’evidente violazione dello stesso Stato di diritto e della sacralità dei confini su cui Washington si batte sempre più strenuamente.

Inoltre, crogiolandosi in questa sguaiata ipocrisia, Washington ha abbandonato ogni parvenza di buon senso sul perché questo conflitto sia avvenuto e sul perché sia del tutto irrilevante per la sicurezza nazionale della nazione americana o, se vogliamo, anche dell’Europa.

Il fatto fondamentale è che, a parte il periodo storicamente breve del ferreo dominio comunista durante l’era sovietica, l’Ucraina non è mai stata uno Stato nazionale all’interno dei suoi confini post-1991. Infatti, per oltre 275 anni prima del 1918, gran parte dei suoi territori erano terre di confine, vassalli e vere e proprie province della Russia zarista.

Non abbiamo quindi a che fare con l’invasione di uno Stato di lunga data, etnicamente e linguisticamente coerente, da parte del suo aggressivo vicino, ma con il pot-pourri di lingue, territori, economie e storie separate che sono state tritate insieme da brutali governanti comunisti tra il 1918 e il 1991.

Di conseguenza, l’inverno buio e freddo del collasso stagflazionistico in Europa, che si avvicina rapidamente, non è fatto in eroica difesa dei grandi principi proposti da Washington e dalla NATO. Al contrario, si tratta di un’inutile e sporca attività di conservazione di un ignobile status quo ante che è stato creato nelle terre a nord del Mar Nero, non dal normale corso dell’evoluzione storica e dell’accrescimento degli Stati nazionali, ma dalle mani sanguinarie di Lenin, Stalin e Kruscev.

In ogni caso, i costi economici impressionanti per la gente comune d’Europa nel perseguire uno scopo così inconsistente ed illegittimo stanno iniziando ad essere avvertiti dalle vittime a lungo sofferenti dei governanti elitari di Bruxelles. Da qui il tuono delle elezioni italiane di questo fine settimana e l’appello parallelo di Viktor Orbán all’Unione Europea affinché elimini le sanzioni e quindi potenzialmente riduca i prezzi dell’energia della metà in un colpo solo.

Orbán non è nemmeno l’unico a chiedere la fine delle sanzioni: anche il primo ministro greco Kyriakos Mitsotaki ha chiesto l’abrogazione delle sanzioni russe. Altri leader politici, come Matteo Salvini, che guida il partito conservatore della Lega e sarà una forza importante nel nuovo governo italiano, affermano che l’Europa ha bisogno di un “ripensamento” sulle sanzioni alla Russia a causa delle pesantissime ricadute economiche.

Allo stesso modo, anche il partito conservatore Alternativa per la Germania (AfD) spinge per la fine delle sanzioni e per la riapertura dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 (ma che strano, i gasdotti sono saltati, N.d.T.) a causa dell’aumento dei costi energetici in Germania. Il membro dell’AfD al Bundestag, Mariana Harder-Kühnel, ad esempio, ha recentemente fatto eco all’appello di Orbán.

“La burocrazia dell’UE ha tirato fuori le sanzioni e ora siamo noi a pagare il conto”, ha dichiarato.

In questo contesto, il crollo della sterlina inglese, che si è verificato da venerdì sul mercato ForEx parla più di ogni altra cosa.

La sterlina britannica è rapidamente precipitata al livello più basso di sempre all’inizio di questa mattina, toccando 1,0349 dollari durante le ore di negoziazione asiatiche, superando il precedente minimo storico del 1985. Inoltre, il crollo odierno ha fatto seguito a quello del 3% di venerdì scorso, dopo che il nuovo governo Truss aveva annunciato ampi tagli alle tasse e un massiccio salvataggio energetico per imprese e privati.

Allo stesso modo, il prezzo del debito pubblico britannico è sceso di pari passo con la sterlina, con rendimenti in forte aumento anche oggi. Il titolo di Stato a 10 anni rendeva il 4,11%, con un aumento di 28 punti base rispetto a venerdì e uno sbalorditivo 342% rispetto al rendimento dello 0,93% di un anno fa.

uk_10_y_bondRendimento titolo di stato decennale britannico

A scanso di equivoci, ecco l’andamento della sterlina negli ultimi dodici mesi. Questo è un enorme “pollice verso” da parte dei mercati ForEx, se mai ce n’è stato uno.

uk_10_y_poundAndamento della sterlina inglese negli ultimi dodici mesi

Ma il punto rilevante non sono tutte le chiacchiere keynesiane “sull’errore” di abbassare l’aliquota fiscale massima del 45% e di eliminare altri disincentivi al lavoro e agli investimenti che portano le aliquote marginali britanniche al 60%. Queste riduzioni delle schiaccianti aliquote fiscali che i governi conservatori e laburisti hanno eretto in cima allo sfarzoso Welfare State del Regno Unito erano attese da tempo e, di fatto, stimoleranno un’attività economica compensativa.

Ciò che in realtà distruggerà i resti della sostenibilità fiscale del Regno Unito è il piano assolutamente folle della Truss di congelare tutti i prezzi dell’energia per tutti i cittadini e le imprese, con un costo di oltre 200 miliardi di dollari all’anno o del 5% del PIL.  Ma questa è una follia neocon galoppante.

Se Londra vuole alleviare ai propri consumatori i prezzi esorbitanti dell’energia e delle altre bollette, deve solo seguire il consiglio di Orban e porre fine alla sua guerra di sanzioni contro le esportazioni russe di energia, cibo e altre materie prime. E non costerebbe un centesimo all’erario.

In altre parole, il crollo della sterlina dovrebbe essere un campanello d’allarme generale per l’Europa e anche per Washington. Dichiarando guerra al commercio produttivo e pacifico con la Russia che prevaleva in precedenza, i leader europei – soprattutto il nuovo governo del Regno Unito – hanno sacrificato la propria prosperità e il tenore di vita dei loro cittadini a favore di un regime prodigiosamente corrotto e antidemocratico a Kiev, dedito a preservare intatto nulla di più nobile della mano morta del vecchio Presidium sovietico.

O come ha giustamente riassunto il nostro amico James Howard Kunstler:

“Accettiamo il fatto che il luogo chiamato Ucraina non è mai stato affare dell’America. Per secoli l’abbiamo ignorata, attraverso tutte le colorate cariche di cavalleria di turchi e tartari, il regno degli audaci cosacchi zaporoziani, i crudeli abusi di Stalin, poi di Hitler, e gli anni grigi e spenti da Krusciov a Eltsin. Ma poi, dopo aver distrutto l’Iraq, l’Afghanistan, la Libia, la Somalia e vari altri luoghi per un grande gioco egemonico, i guerrafondai professionisti della nostra terra e i loro catamiti a Washington hanno fatto dell’Ucraina il loro prossimo progetto speciale. Hanno architettato il colpo di Stato del 2014 a Kiev, che ha spodestato il presidente regolarmente eletto, Yanyukovich, per creare un gigantesco supermercato di truffe e di riciclaggio internazionale. L’altro obiettivo strategico era quello di preparare l’Ucraina all’adesione alla NATO, che l’avrebbe resa, di fatto, una base missilistica avanzata proprio contro il confine con la Russia. Perché, beh, Russia, Russia, Russia!”

Torniamo quindi alla questione in oggetto: ogni elezione presidenziale ucraina dal 1991 ha rivelato una nazione radicalmente divisa tra popolazioni filorusse a Est e a Sud e nazionalisti antirussi al centro e a Ovest. Quando il pugno di ferro del regime comunista è stato rimosso, infatti, l’Ucraina è diventata un territorio che anelava a essere suddiviso in giurisdizioni di governo più facilmente accessibili.

Per esempio, ecco i risultati delle elezioni del 2010 che hanno portato un politico filo-russo alla presidenza e che hanno dato origine al putsch di Washington durante la rivolta di Piazza Maidan che ha presto portato il Paese alla guerra civile.

2010_vote_ukraineRisultati delle elezioni del 2010 in Ucraina

La mappa sopra riportata rende a malapena giustizia alle cifre reali. In molte delle aree gialle, che sostenevano Julia Tymoshenko, il voto era stato dell’80% o più a favore della candidatura nazionalista di quest’ultima, mentre in gran parte dell’area blu la vittoria del filo-russo Viktor Yanukovych aveva le stesse percentuali.

Ma non si è trattato di un caso isolato di politica elettorale a breve termine: si tratta in realtà della recrudescenza del modo in cui la finta nazione ucraina è stata messa insieme negli ultimi tre secoli.

Prima della fine della prima guerra mondiale, non esisteva uno Stato ucraino. Come le politiche artificiali e insostenibili della Cecoslovacchia e della Jugoslavia, create a Versailles da politici che servivano i propri interessi (in particolare da Woodrow Wilson, in cerca di voti a casa propria), l’Ucraina era un prodotto dell’ingegneria geopolitica, in questo caso dei nuovi governanti dell’Unione Sovietica.

In effetti, la provenienza storica “dell’Ucraina” può essere descritta in poche parole. Quella che sarebbe diventata l’Ucraina si unì alla Russia nel 1654, quando Bohdan Khmelnitsky, un atamano dell’Armata Zaporozhiana (traduzione forzata dell’originale Zaporozhian Host, N.d.T.), presentò una petizione allo zar russo Alessio affinché accettasse l’Armata Zaporozhiana nella Russia. In altre parole, la Russia imperiale diede origine all’odierna aggregazione dell’Ucraina annettendo al suo servizio i temibili guerrieri cosacchi che abitavano la sua regione centrale.

L’esercito e il piccolo territorio allora sotto il controllo dell’atamano furono chiamati “u kraine”, che in russo significa “ai margini”, un termine che era nato nel XII secolo per descrivere le terre al confine con la Russia.

Nei 250 anni successivi, l’espansionismo degli zar aggiunse sempre più territori adiacenti, designando le regioni orientali e meridionali come “Novorussiya” (Nuova Russia), territori che includevano la Crimea che Caterina la Grande acquistò dagli Ottomani nel 1783.

In altre parole, all’epoca dell’indipendenza dell’America, il cuore dell’odierna Ucraina era governato dal lungo braccio dell’autocrazia zarista.

Dopo la rivoluzione bolscevica, naturalmente, la mappa cambiò radicalmente. Nel 1919 Lenin creò lo Stato socialista dell’Ucraina su parte del territorio dell’ex Impero russo. L’Ucraina divenne ufficialmente la Repubblica Popolare Ucraina con capitale Kharkov nel 1922 (spostata a Kiev nel 1934).

Di conseguenza, il nuovo Stato comunista fagocitò la Novorussiya per le porzioni orientali e meridionali dell’area verde nella mappa mostrata più sotto, comprese le regioni di Donetsk e Lugansk, nonché le regioni di Kherson e Zaporizhzhia che si affacciano sul Mar d’Azov e sul Mar Nero e che sono i luoghi degli odierni referendum di secessione sponsorizzati dalla Russia.

Successivamente, nel 1939, in seguito al famigerato Patto nazi-sovietico, Stalin poté annettere i territori orientali della Polonia, come indicato dalle aree gialle della mappa. In questo modo, il territorio storico della Galizia e la città polacca di Lvov furono incorporati nell’Ucraina con un decreto congiunto di Stalin e Hitler.

Nel giugno del 1940 la Romania ottenne da Stalin l’annessione della Bucovina settentrionale (area marrone). Infine, alla conferenza di Yalta del 1945, su insistenza di Stalin presso Churchill e Roosevelt, anche la Rutenia ungherese dei Carpazi fu incorporata nell’Unione Sovietica e aggiunta all’Ucraina.

L’insieme di queste confische staliniane è oggi noto come Ucraina occidentale, la cui popolazione comprensibilmente non va d’accordo con i russi. Allo stesso tempo, l’85% della popolazione di lingua russa che abita la zona viola (Crimea) fu regalata all’Ucraina da Kruscev nel 1954 proprio per prolungare la sua adesione alla dittatura comunista.

Ciò nonostante, dopo la disintegrazione dell’Unione Sovietica, l’Ucraina ha ereditato questi confini confezionati dal comunismo, all’interno dei quali si trovavano circa 40 milioni di russi, polacchi, ungheresi, rumeni, tartari e innumerevoli altre nazionalità minori, tutti intrappolati in un Paese appena dichiarato in cui non desideravano particolarmente risiedere.

ukraine_territoryEvoluzione territoriale dell’Ucraina

In effetti, il motivo per cui lo sfortunato Stato “dell’Ucraina” ha bisogno di un aiuto nella divisione, non di una guerra per preservare il lavoro di zar e commissari, è stato ben riassunto da Alexander G. Markovsky su American Thinker:

“L’odierna guerra civile ucraina è quindi notevolmente aggravata dal fatto che, a differenza di società pluralistiche come gli Stati Uniti, il Canada, la Svizzera e la Russia, che sono tolleranti nei confronti di culture, religioni e lingue diverse, l’Ucraina non lo è. Non sorprende che la devozione al pluralismo non sia il suo forte. Anche se il regime di Kiev non aveva radici storiche nel territorio in cui si trovava, dopo aver dichiarato l’indipendenza ha imposto le regole ucraine e la lingua ucraina ai non ucraini.

Di conseguenza, i sentimenti filorussi – che vanno dal riconoscimento dello status ufficiale della lingua russa alla vera e propria secessione – sono sempre stati prevalenti in Crimea e nell’Ucraina orientale. L’Ucraina occidentale ha sempre gravitato verso le sue radici polacche, rumene e ungheresi. Enfaticamente anti-russa, la Polonia potrebbe non perdere questa opportunità strategica per riacquistare il proprio territorio e vendicare l’umiliazione inflitta dalla Conferenza di Yalta.

L’insistenza dell’Occidente nel mantenere lo status quo dei confini ucraini stabiliti da Lenin, Stalin e Hitler mette in luce lo scollamento tra dottrina strategica e principi morali. 

I polacchi non fanno mistero delle loro ambizioni. Il presidente polacco Andrzej Duda ha recentemente dichiarato: “Per decenni, e forse, Dio non voglia, per secoli, non ci saranno più confini tra i nostri Paesi – Polonia e Ucraina. Non ci saranno confini!”.

Neppure la Romania resta molto indietro, soprattutto alla luce del fatto che molti abitanti dell’ex Bucovina settentrionale hanno già il passaporto rumeno.

Il territorio dell’Ucraina è un mosaico di terre altrui. Se vogliamo fermare questa guerra folle e garantire la pace in Europa, invece di definire una farsa il referendum sponsorizzato dalla Russia nell’Ucraina orientale, dovremmo condurre un referendum onesto in tutti i territori contesi sotto l’egida delle Nazioni Unite e lasciare che il popolo decida quale governo vuole.”

Inutile dire che la spartizione del falso Stato ucraino non è neanche lontanamente nei pensieri di Washington. Dopo tutto, eliminerebbe l’ultima ragione neocon per diffondere la benedizione della guerra perenne alle zone più belle del pianeta.

dave_stockman David Stockman è stato per due mandati deputato del Michigan. È stato anche direttore dell’Ufficio di gestione e bilancio sotto il presidente Ronald Reagan. Dopo aver lasciato la Casa Bianca, Stockman ha avuto una carriera ventennale a Wall Street.

 

Link: https://original.antiwar.com/David_Stockman/2022/09/27/washingtons-pointless-war-on-behalf-of-a-fake-nation/

Riti magici, streghe e sortilegi: spunta pure una guerra “esoterica” tra Russia e Ucraina

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IN UCRAINA E IN RUSSIA

Accanto allo scontro armato, tra Russia e Ucraina si combatte una guerra occulta fatta di riti e invocazioni per sostenere gli eserciti in campo. A Mosca il raduno delle streghe pro-Putin

di Marco Leardi

Riti propiziatori, formule magiche, incantesimi e sortilegi. Inni intonati all’unisono per invocare la vittoria. Talismani e amuleti agitati contro il nemico. Tra Russia e Ucraina si sta combattendo una guerra occulta, parallela a quella sostenuta con le armi e le operazioni militari. Un conflitto esoterico nel quale alle forze dispiegate sul campo si aggiungo quelle immateriali e misteriose evocate dall’aldilà. E non si tratta di dicerie o pittoresche leggende: nelle ultime settimane, a Mosca e Kiev, alcune streghe “accreditate” avrebbero iniziato a praticare rituali con il solo obiettivo di sostenere gli eserciti dei rispettivi paesi, nonché l’azione dei loro leader. Lo documentano, con tanto di immagini, alcuni media stranieri.

Così, dalla capitale della Russia arrivano notizie di raduni esoterici per supportare Vladimir Putin. Come riportato da Asianews, decine di donne vestite con un saio nero si sono radunate a Mosca per espimere solidarietà allo Zar e invocare per lui l’ausilio delle forze occulte. A guidare il rito popiziatorio Aljona Polin, considerata la principale fattucchiera russa, nonché fondatrice dell’associazione delle “Grandi streghe di Russia”. Già lo scorso 12 marzo, come testimoniato da alcuni video, la donna aveva convocato un consiglio generale delle streghe a sostegno di Putin. In quell’occasione erano stati pronunciati inni e formule magiche in favore del presidente, la cui immagine era stata posta al centro di un “cerchio del potere” formato dalle partecipanti al rituale.

Che si manifesti la grande forza della Russia!“, aveva ripetuto la chiromante, chiedendo agli spiriti di “dare forza e potere alla Russia e guidare correttamente il percorso del presidente Putin“. Durante il rito venivano anche intonate maledizioni contro i nemici dello Zar. Chi pretende di passare in mezzo a noi, chi ha deciso di andarsene da noi, chi mente in ogni cosa che dice, per i secoli dei secoli questi nemici saranno maledetti!“.

Intanto, anche sul fronte ucraino si praticano analoghi rituali con l’opposto scopo di fermare l’avanzata russa. Secondo quanto riferito dall’agenzia Unian, infatti, le streghe di Kiev starebbero mettendo a punto un “rituale” in tre fasi per estromettere Putin dal teatro di guerra. Il cerimoniale esoterico – a quanto si apprende – si dovrebbe svolgere in quello che è considerato un “luogo del potere” ammantato di mistero, ovvero il Monte Calvo, vicino alla capitale dell’Ucraina. Di questi rituali si dice al corrente anche padre Taras Zephlinsky, attivista della chiesa greco-ortodossa di Kiev, il quale all’AdnKronos non ha nascosto la propria preoccupazione per chi vuole “giocare con il maligno”.

Tra riti magici e spiriti invocati, la drammatica attualità si fonde a superstizioni e ancestrali credenze. Le dottrine esoteriche affiancano i piani di guerra.

VIDEO NEL LINK SOTTOSTANTE:

Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/cronache/riti-magici-streghe-e-sortilegi-guerra-esoterica-russia-e-2028544.html

“Attueremo tutti i piani”. Ecco il discorso integrale di Putin sull’Ucraina

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Lo Zar parla di Ucraina di fronte a migliaia di persone nello stadio di Mosca. L’occasione è la festa della “riunificazione” della Crimea.

Pubblichiamo la traduzione integrale del discorso tenuto da Vladimir Putin nello stadio di Mosca di fronte a migliaia di persone. Il concerto era dedicato all’ottavo anniversario della “riunificazione” della Crimea con la Federazione Russa.Tra i temi toccati dallo Zar, la guerra in Ucraina.


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Noi, popolo multinazionale della Federazione Russa, unito da un destino comune sulla nostra terra, siamo le prime linee della legge fondamentale del Paese, la Costituzione. E ogni parola è piena di significato profondo, ha un grande significato.

Sulla propria terra, uniti da un destino comune: questo è ciò che probabilmente le persone hanno pensato e da cui sono state guidate quando si sono recate al referendum in Crimea e Sebastopoli il 18 marzo 2014. Vivevano e vivono nella loro stessa terra e volevano vivere un destino comune con la loro patria storica – con la Russia. Avevano tutto il diritto di farlo e hanno raggiunto il loro obiettivo. Prima di tutto, congratuliamoci con loro. Congratulazioni!

Durante questo periodo, la Russia ha fatto molto per aiutare la Crimea e Sebastopoli. Era necessario fare cose che non sono immediatamente visibili ad occhio nudo. Sono di natura fondamentale: fornitura di gas, fornitura di energia, servizi comunali, ripristino della viabilità, costruzione di nuove strade, autostrade e nuovi ponti.

Bisognava tirare fuori la Crimea da quella posizione umiliante, da quello stato umiliante in cui erano immerse quando facevano parte di un altro Stato che finanziava questi territori secondo il cosiddetto principio residuale.

Ma non è solo questo. Il fatto è che sappiamo cosa dobbiamo fare dopo, come dobbiamo farlo dopo e contro chi: sicuramente attueremo tutti i piani che abbiamo delineato.

Ma non sono solo queste decisioni. Il fatto è che la Crimea e Sebastopoli hanno fatto la cosa giusta quando hanno messo una dura barriera sulla strada dei neonazisti e dei nazionalisti estremisti. Perché quello che è successo nel Donbass ( sta ancora accadendo) ne è la migliore conferma.

Anche le persone che vivevano e vivono nel Donbas non erano d’accordo con questo colpo di stato (quello del 2014, ndr). Contro di loro furono immediatamente organizzate operazioni militari punitive, e non solo una, furono soggette a bombardamenti sistematici con cannoni e attacchi aerei: tutto ciò che viene chiamato “genocidio”.

È salvare le persone da questa sofferenza, da questo genocidio: questo è il motivo principale, il motivo e l’obiettivo dell’operazione militare che abbiamo lanciato nel Donbass e in Ucraina, questo è esattamente l’obiettivo. E qui, si sa, mi vengono in mente parole della Sacra Scrittura: non c’è amore più grande, che dare vita per i propri amici. E vediamo come i nostri ragazzi agiscono e combattono eroicamente durante questa operazione.

Queste parole provengono dalle Sacre Scritture del cristianesimo, da ciò che è caro a coloro che professano questa religione. Ma la linea di fondo è che questo è un valore universale per tutti i popoli e i rappresentanti di tutte le fedi in Russia, e in particolare per il nostro popolo, principalmente per il nostro popolo. E la migliore conferma di ciò è come combattono, come si comportano i nostri ragazzi durante questa operazione militare: spalla a spalla, si aiutano, si sostengono a vicenda e, se necessario, coprono il proprio fratello con i loro corpi da un proiettile sul campo di battaglia. Non abbiamo avuto una tale unità per molto tempo.

Accadde così che l’inizio dell’operazione coincise – quasi per caso coincise – con il compleanno di uno dei nostri eccezionali capi militari, santi canonizzati – Fyodor Ushakov, che in tutta la sua brillante carriera militare non perse una sola battaglia. Una volta ha detto che questi temporali serviranno alla gloria della Russia. Così era allora, così è oggi e così sarà sempre!

Grazie!

Vladimir Putin, 18 marzo 2022

“Attueremo tutti i piani”. Ecco il discorso integrale di Putin sull’Ucraina