Cassonetto in fiamme a Verona, i compagni: “Attentato fascista”. Ma era stato un tunisino

Verona, 5 dic – Ve lo ricordate il famoso “attentato incendiario fascista” che il mese scorso colpì la libreria Pecora Elettrica nel quartiere romano di Centocelle? Le indagini non erano ancora iniziate che tutto il mondo cul-turale progressista si era scapicollato davanti alla struttura distrutta dalle fiamme manifestando solidarietà contro i fantomatici “roghi fascisti di libri contro il pensiero dominante” (sic) e i giornali si erano affrettati a stigmatizzare l’accaduto tenendo alta l’assicella dell’“allarme fascismo” dilagante. Sappiamo tutti come è finita: gli inquirenti hanno abbandonato da subito la pista politica concentrandosi sulla folta rete di spaccio della zona, indicando come causa del rogo una ritorsione nei confronti di chi tiene aperto fino a tarda sera, e come autore un tunisino di 45 anni senza fissa dimora. Non proprio il classico fascioterrorista. La sinistra, come dicono a Roma, “fece pippa”. 

Cassonetti veronesi

Un episodio per molti versi simile è accaduto nei giorni scorsi a Verona, dove i militanti del  “laboratorio antifascista” Info-Spazio 161 hanno denunciato un “attentato incendiario” ai danni di un cassonetto non lontano dalla loro sede appena inaugurata. Ai compagni non è parso vero di poter cannibalizzare l’accaduto declinandolo in salsa vittimista senza nemmeno aspettare l’esito delle indagini: “Info-spazio 161 ha aperto le porte ufficialmente sabato scorso, ed è già la seconda volta in cui ci ritroviamo a denunciare pubblicamente un attacco neofascista“, scrivono su Facebook accusando i “camerati” di avere incendiato il cassonetto della discordia. “Il neofascismo è diventato parte integrante della vita di tutti i giorni, è entrato nella testa delle persone come un parassita, con le sue idee, le sue parole d’ordine, la sua violenza soprattutto verbale ma anche fisica, come dimostrano gli ultimi avvenimenti in città”, si lagnano i compagni. “Non è difficile capire come uno spazio come il nostro sia una minaccia alla propaganda e alla narrazione quotidiana dei neofascisti”, e via discorrendo con i soliti vittimismi e le consuete mistificazioni in salsa antagonista. 

Camerata tunisino?

Ci ha pensato la Digos veronese a risvegliare i compagni dell’Info-Spazio 161 dai loro dolci sogni: secondo quanto riferito da L’Arena, il piromane non solo è del tutto estraneo ai movimenti politici, ma si tratta di un cittadino tunisino di 49 anni, ripreso con chiarezza dalle telecamere di sorveglianza cittadine mentre, con passo incerto, si dirige verso i cassonetti, vi fruga all’interno e si allontana poco prima che prendano fuoco. Un tunisino, un immigrato, pardon un “migrante”, da che mondo e mondo una delle “categorie protette” degli antifascisti. L’uomo è stato denunciato a piede libero per danneggiamento. Noi, invece, attendiamo fiduciosi la smentita sulla pagina Facebook dello Spazio 161 (risate).

Cristina Gauri

Da https://www.ilprimatonazionale.it/primo-piano/cassonetto-in-fiamme-a-verona-i-compagni-attentato-fascista-ma-alla-fine-era-un-tunisino-138926/

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